IKEA risponde… e conferma!

IKEA risponde… e conferma!
l’ufficio marketing risponde alle proteste per lo spot

L’ufficio Marketing di IKEA ITALIA ha dovuto prendere atto delle centinaia di email di protesta circa lo spot zeppo di luoghi comuni sui meridionali e ha quindi risposto con un comunicato col quale non ha fatto altro che confermare la nostra sensazione: lo spot è veramente razzista!
Leggiamo il comunicato e capiamo il perché:

Gentile Signor Forgione,
L’obiettivo del nostro spot televisivo non era ovviamente quello di offendere qualcuno, tantomeno una buona parte della nostra clientela come quella residente nelle regioni del sud d’Italia dove ormai IKEA ha ben 4 punti vendita.
Ci sembrava cha, a centocinquant’anni dall’unità d’Italia, si fosse giunti finalmente al momento in cui fosse possibile superare gli stereotipi nazionali non cancellandoli (cosa impossibile o vana) bensì neutralizzandoli sorridendoci sopra e ridimensionandoli a materiale su cui costruire una battuta, una gag, una barzelletta.
Gli stessi carabinieri ormai giocano a raccogliere e raccontare le migliori barzellette confezionate su di loro. Ma nessuna di queste ha mai scalfito la reputazione dell’Arma presso gli Italiani. Anzi forse ne ha solo accresciuto la carica di simpatia e umanità.
Tuttavia evidentemente è stato premuto troppo l’accelleratore e forse parte dell’opinione pubblica non è ancora pronta a uno scatto in avanti di questo tipo. Se quindi Lei si è sentito offeso, Le porgiamo le nostre scuse confermandole però che la nostra intenzione era proprio quella opposta, ossia di dare una mano a smantellare questi stereotipi facendoci sopra una grande risata.
Un cordiale saluto.

Fabrizio Concas, Marketing Manager IKEA ITALIA Retail srl

Il Dott. Concas ha dunque centrato il problema parlando di unità d’Italia. E, pur auspicando la “neutralizzazione” degli stereotipi nazionali (luoghi comuni), la sua azienda ne ha fatto strumento di campagna pubblicitaria in modo da diffonderli ancora di più attraverso i media. Quando qualcosa è riconosciuto come sbagliato e pericoloso lo si evita, e certamente non se ne fa “materiale su cui costruire una battuta, una gag, una barzelletta”.
Il paragone coi carabinieri, che guarda caso sono più antichi dell’Italia unita in quanto forze armate piemontesi, è di una inconsistenza enorme. Ridere sui carabinieri non significa sconfessarne l’importanza; e poi i Carabinieri sono oggi del nord come del sud. Qui non si tratta solo di “ridere” di un’etnia, quella meridionale, su cui le barzellette ci sono al pari dei Carabinieri e non suscitano indignazione ma altrettante risate; qui si tratta di lederne la dignità con quei luoghi comuni che sono il cibo preferito degli ignoranti e dei razzisti di cui l’Italia, purtroppo, è piena. Far finta di non rendersi conto della pericolosità di certi messaggi significa far finta di non sapere in che società viviamo. Come si può pensare che uno spot del genere aumenti “la carica di simpatia e umanità” dei meridionali se si parla di malavita, immondizia, omicidi e inciviltà che IKEA sarebbe in grado di correggere?
E infine Fabrizio Concas si smaschera e ci fa capire, senza rendersene conto, che lo spot è effettivamente offensivo. Ci dice che “è stato premuto troppo l’accelleratore (con due elle per rafforzare?) e forse parte dell’opinione pubblica non è ancora pronta a uno scatto in avanti di questo tipo”. Chiaro il concetto? “È stato premuto troppo l’acceleratore” (stavolta correggiamo l’errore ortografico), quindi si è consapevolmente andati un tantino oltre, “e parte dell’opinione pubblica non è ancora pronta a uno scatto in avanti”. Quella parte, secondo Concas ovviamente, sono i meridionali, ovvero quelli che hanno trovato lo spot offensivo. E lo scatto in avanti si traduce in una qualche “arretratezza” non colmata. Tradotto in soldoni, per il Dott. Concas, i meridionali sono ancora retrogradi (rispetto ai settentrionali).
Il comunicato finisce con la più classiche delle beffe: “la nostra intenzione era proprio quella opposta, ossia di dare una mano a smantellare questi stereotipi facendoci sopra una grande risata”. Caro Concas, ringraziamo IKEA ITALIA ma facciamo volentieri a meno del suo aiuto e dei sui mobili. Quello che non avete capito è che con questo spot avete perso molti clienti al sud, cosa per cui ridiamo noi. E, si sa, ride bene chi ride ultimo.
Un’ultima cosa: a noi meridionali nessuno può insegnarci l’arte della risata. E non è un luogo comune. 

La “battaglia” va avanti. Attendiamo fiduciosi la verifica da parte dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria.

recensione dello spot
https://angeloxg1.wordpress.com/2011/04/06/spot_ikea/

comunicato stampa
https://angeloxg1.wordpress.com/2011/04/11/boicottaggio_ikea/

il precedente (stessa difesa: “non volevamo offendere”)
http://archiviostorico.corriere.it/2001/settembre/08/Non_piu_religione_Ikea_ritira_co_0_0109089977.shtml

Comunicato Stampa congiunto: Boicottaggio di IKEA per lo spot “anti-meridionale”

Comunicato Stampa congiunto
Movimento V.A.N.T.O. e Movimento NEOBORBONICO promuovono il boicottaggio di IKEA
per lo spot “anti-meridionale”

i meridionali civilizzati da ikea


Il Movimento V.A.N.T.O. (Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio) e il Movimento Neoborbonico hanno promosso il boicottaggio di Ikea dopo la trasmissione del nuovo spot, al fine di difendere la dignità dei meridionali ed in particolare dei napoletani e dei siciliani.

Nello spot in questione, infatti, sono riprodotti tutti i luoghi comuni più abusati ai danni dei “soliti meridionali” ritratti come mafiosi o camorristi, assassini, volgari e rozzi che, in questo caso, però, sarebbero in grado di correggere i loro comportamenti grazie all’acquisto di una cucina della famosa azienda svedese (leggi la recensione).

Al di là della ovvia lettura ironica, è evidente che i meridionali non possono più accettare offese gratuite e inutili dopo decenni di diffusione di un razzismo sempre più utilizzato e tollerato non solo nel campo cinematografico o televisivo.

I numerosissimi interventi pervenuti in poche ore sul sito dell’Ikea, sulla pagina facebook di Ikea Italy (link allegato) e sul canale youtube della stessa azienda (link allegato) dimostrano che la sensibilità verso certi temi negli ultimi anni è notevolmente aumentata e il Sud, sempre meno rappresentato e difeso a livello politico ed economico, non è disposto più a tollerare ulteriori offese a livello culturale.

Le campagne di boicottaggio sono uno strumento democratico sempre più efficace ed affermato non solo in Italia.

Di fronte alle prossime sfide federalistiche, è necessario ritrovare un orgoglio nuovo che può passare anche attraverso il boicottaggio di aziende che offendono l’immagine dei loro (tanti) clienti meridionali.

E’ stata, infine, inoltrata istanza di verifica al “Giurì” dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria.

Ufficio Stampa
Mov. V.A.N.T.O.: 347 4781986
Mov. Neoborbonico: 347 8492762

Pagina facebook Ikea Italia con commenti
http://www.facebook.com/home.php?sk=group_188244564537111#!/IKEAItalia/posts/199517690082081

Video Ikea su canale Youtube con commenti
http://youtu.be/QUn1BZWymOM

recensione sul blog del Movimento V.A.N.T.O.
https://angeloxg1.wordpress.com/2011/04/06/spot_ikea/

Nuovo spot IKEA, luoghi comuni sui meridionali

Nuovo spot IKEA, luoghi comuni sui meridionali
degradanti messaggi riferiti a Napoletani e siciliani

Angelo Forgione – Ikea ha lanciato la nuova campagna di comunicazione che ha come focus le cucine e il rispetto ambientale. Alla base il concetto che è facile e conveniente essere ecosostenibili con una cucina Ikea perché fin dalla sua progettazione è pensata per aiutarti a comportarti correttamente e, grazie agli elettrodomestici ecologici, ti fa anche risparmiare.
Nobili presupposti, ma espressi sulla pelle dei meridionali con dei doppi sensi e dei luoghi comuni poco lusinghieri e francamente stantii. Lo spot è ambientato in una location che rappresenta un cottage vagamente americano immerso nel verde e a misura d’uomo in cui una combriccola di “apparenti” malviventi di provenienza meridionale svolge faccende di casa dopo un lauto pranzo. Fa da sottofondo musicale “Guaglione” cantata in lingua americana da Dean Martin, sulla quale si assiste ad un uomo corpulento con accento napoletano, ma con modi volgari, che trascina fuori di casa un enorme sacco nero da riporre in un bagagliaio di un’auto; sembra trattarsi di un cadavere occultato ma in realtà è solo “monnezza”. E la porta fuori il Napoletano, guarda un po’?!
Un membro siciliano del clan invita al silenzio perchè altrimenti il vicino li “ammazza”, mentre in casa la fa da padrone un tipico picciotto siciliano in abito bianco che, con fare intimidatorio, ordina a uno scagnozzo… di risparmiare acqua.

Una voce femminile fuori campo chiosa così: “Comportarsi bene in una cucina Ikea è più naturale, l’ambiente ci guadagna e tu risparmi”.
Insomma, il messaggio è che “IKEA CIVILIZZA I MERIDIONALI”, quelli che non sanno “comportarsi bene” e che non rispettano l’ambiente, ma in una cucina Ikea diventa facile anche per loro. Il tutto condito dalla strisciante e subliminale sensazione dell’atteggiamento malavitoso.
All’ideazione dello spot televisivo hanno lavorato i direttori creativi Francesco Poletti e Serena di Bruno. Al radiocomunicato la copywriter Chiara Monticelli. Per Ikea hanno diretto i lavori Chiara Nalin, deputy marketing manager Ikea Italia e Alessandra Giombini, off line advertising manager Ikea Italia. La pianificazione media è di Initiative.
Un plauso a tutto il team creativo!

Enrico Brignano ha capito la “lezione”!

Enrico Brignano ha capito la “lezione”!
Le proteste piovute sul bravo attore romano dopo “Ammazziamo Pulcinella #9” fruttano la modifica del suo brillante sketch sui dialetti

Lo avevamo visto a Zelig nel suo piacevolissimo e riuscitissimo sketch sui dialetti italiani. Davvero divertente quando, scorrendo da nord a sud della penisola, cambiava la cadenza territoriale. Ma, arrivato a Napoli, qualche luogo comune di troppo aveva irritato oltremisura, anche perchè per gli altri non se n’erano sentiti.
La performance fu spunto per denunciare un modo pernicioso di fare spettacolo nel nostro paese, in funzione della formazione culturale dell’intera nazione che da 150 denigra Napoli e il meridione tutto. Modo spesso e volentieri adottato dagli stessi comici e cabarettisti Napoletani che, una volta saliti sui palcoscenici nazionali, dimenticano che la facile risata su mali e difetti di Napoli è si un’esigenza (spesso dettata) per il proprio successo ma anche un tradimento per la propria napoletanità, qualora ne siano davvero ambasciatori.
Copiose furono le email di protesta inviate da tanti Napoletani lo scorso Luglio alla casella di posta elettronica di Brignano tramite il sito ufficiale, alcune delle quali trovarono risposta per voce del manager dell’artista. Le rimostranze hanno evidentemente fruttato una modifica dello sketch, ora scevro da stantii luoghi comuni su Napoli e i napoletani, e quindi veramente godibile. Niente più munnezza, mozzarella alla diossina e camorra, a dimostrazione che la marcatura “a uomo” è necessaria nell’opera di arginamento degli attacchi alla nostra comunità, sempre facile bersaglio.
La versione “auto-censurata” del monologo dialettale è andata in scena durante lo spettacolo di D’Alessio “Tu vuò fa l’americano” su Rai Uno del 4 Marzo, di cui Brignano è stato ospite. Lo show, realizzato a New York, ha avuto tra il pubblico tanti italiani emigranti, specialmente Napoletani, che sicuramente non avrebbero gradito la versione originale.
Bravo Brignano, ma non ricascarci più!

La video-denuncia di “Ammazziamo Pulcinella #9” a Luglio 2010

Lo sketch modificato durante lo show di Rai Uno a Marzo 2011

Saviano e la “malaunità” che uccide Napoli e il sud

Saviano e la “malaunità” che uccide Napoli e il sud

Rifiuti e crollo dei monumenti stanno decretando la fine di Napoli, a due mesi dall’ultimatum dell’Unesco che, in assenza di un piano di gestione del centro storico, potrebbe cancellare la città dalla lista dei siti patrimonio dell’umanità.

Roberto Saviano è stato l’indiscusso protagonista del programma RAI “Vieni via con me” dal quale a diffuso messaggi alla nazione su un’Italia sbagliata, nata male e cresciuta peggio. Un’unità mai reale perchè realizzata con presupposti e metodi sbagliati che hanno previsto la sottomissione del meridione e la cancellazione della potenza economica e culturale di quella che era l’unica vera Capitale non solo d’Italia ma, insieme a Parigi e Londra, anche d’Europa.

Nei suoi monologhi, Saviano ha espresso cose esplicite ed altre da interpretare tra le righe. Nel nuovo videoclip della serie “Ammazziamo Pulcinella”, è decodificato per intero il suo messaggio filo-meridionalista rivolto da una parte all’Italia intera che spesso spara a zero su Napoli e il sud, e dall’altra agli stessi Napoletani ormai assuefatti, devitalizzati e privati della propria identità.

Fabio Fazio e le “contraddizioni” di Maroni

Fabio Fazio e le “contraddizioni” di Maroni

Polemiche leghiste sulle parole di Saviano circa gli affari delle mafie al nord (e sai la novita?). Maroni definisce lo “show” dello scrittore diffamatorio della comunità lombarda.

Ha ragione MARONI o SAVIANO? Esercizio sterile e inutile.

Meglio sfruttare lo spunto per analizzare la figura di FABIO FAZIO che nelle sue trasmissioni (di confronto) non sa rispondere ai suoi interlocutori e, come nel caso vergognoso “BOCCA CONTRO NAPOLI”, lascia che dicano ogni idiozia senza contraddittorio alcuno.

Nel video allegato (in basso) che si riferisce alla puntata di “Che tempo che fa” del 17 Gennaio 2010, il Ministro MARONI, a 00:58:10, dice: “Per me il violento è violento a prescindere. Se ci fosse un leghista preso a fare un atto di violenza ovviamente per me vale esattamente come un qualsiasi altro criminale”.

Maroni era già stato condannato per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale per aver morso il polpaccio di un agente di Polizia.
In sostanza, MARONI SI DEFINISCE CRIMINALE DA SOLO, ma Fazio non sa ravvisarglielo.

E sempre MARONI, a 00:59:10, commenta la sua dichiarazione: “Laddove in uno stadio si ascolti un coro razzista o di quel tipo, si chiude la partita”. E dice: ” si, è difficile distinguere il razzismo dallo sfottò, ma bisogna dare segnali forti in ogni caso. Appena si sente un accenno di coro dubbio, bisogna intervenire”.
Tolleranza zero per Maroni, eppure si continua a sentire in ogni stadio il coro “Vesuvio lavali col fuoco”. E nessuno dice nulla (neanche il Napoletano e Capitano del Napoli Paolo Cannavaro).

Bocca, Maroni, Marchionne… etc.

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-10287402-70c3-47fc-a9a9-84d728377ec0.html?p=2

Bertolaso e il Vesuvio

video / Come gli uomini di Stato proteggono Napoli

Bertolaso e il Vesuvio

Ecco l’audio delle disgustose dichiarazioni “sarcastiche” del Capo della Protezione Civile, nonché Commissario Straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania, Guido Bertolaso circa l’eruzione del Vesuvio.

Il tono, le parole e le risate che si ascoltano dicono tutto.

La registrazione è stata effettuata dalla Funzione Pubblica della CGIL.

Campania: il “far-west” che non c’è.

Campania: il “far-west” che non c’è

I mass-media falsano la percezione del pericolo
ma il territorio campano è tra i meno pericolosi d’Italia

leggi su napoli.com

di Angelo Forgione

Agguati di camorra, microcriminalità e violenza urbana. I telegiornali si riempiono di Napoli in chiave negativa e i quotidiani sparano titoli sensazionali che umiliano la comunità partenopea. La Campania è, secondo il Rapporto sulla criminalità del Ministero degli Interni, la regione con il maggior numero di omicidi. La parte del leone la fa, manco a dirlo, la criminalità organizzata, e non potrebbe essere altrimenti con la frammentata galassia di clan e famiglie malavitose che gestiscono il malaffare. Un dato certamente sconfortante che fa molto rumore ed impatta violentemente, più di ogni altra piaga. La Campania e il suo capoluogo sono proiettati come territorio pericoloso, il più pericoloso. Ma è una proiezione quanto mai fuorviante perché non è così che si evince un giudizio approfondito sulla reale pericolosità di Napoli rispetto alle altre città italiane ed europee.

La Campania è certamente terra di malaffare che blocca lo sviluppo e la crescita sociale, non c’è dubbio, ma la pericolosità di un territorio va analizzata nell’ampiezza di un quadro completo che comprenda non solo il fattore criminoso costituito dai morti per omicidio volontario ma anche da quello sociale di cui fanno parte i morti per incidenti stradali e i suicidi. Questo perché un ambiente può essere più o meno pericoloso anche in base alla rischiosità delle proprie strade e del proprio stile di vita.

Tanto per cominciare un’analisi realistica, il numero di omicidi, che in Campania è il più alto, non indica necessariamente la triste leadership perché il dato va spalmato sulla popolazione per ottenerne un coefficiente di media. E la Campania non si salva, ma viene però superata dalla Calabria e, udite udite, dalla Val d’Aosta.
Per avere una reale indicazione sulla pericolosità del territorio campano è sufficiente  affiancare il Rapporto Eu.R.E.S. Ansa sugli omicidi volontari, il Rapporto ACI Istat sulla mortalità automobilistica e i dati Istat sulla Giustizia che indicano i suicidi sul territorio nazionale; basta quindi sommare i dati sulle morti, rapportare i totali alla popolazione di ogni singola regione e il gioco è fatto.

È così si scopre che in Campania, nonostante la camorra pesi sensibilmente sul totale degli omicidi volontari, si registrano una scarsissima mortalità stradale e una bassa propensione al suicidio. I coefficienti che si evincono dimostrano che la Campania è di fatto una delle regioni più sicure insieme alle tranquille Molise e Basilicata.
È vero che in Trentino c’è un rischio di morte per omicidio dieci volte inferiore che in Campania, ma è altrettanto vero che i trentini sono soggetti ad una vera e propria strage sulle strade e ad un’autentica “suicidiomania” da brividi. Impressionanti tassi di mortalità in auto si registrano in tutte le regioni del Nord, Lombardia, Piemonte e Veneto su tutte, e città come Mantova, Cuneo e Treviso forniscono dati di più di 10 volte peggiori di Napoli che, tra l’altro, è anche soggetta ad un salasso da parte delle compagnie assicurative che tacciono sul dato dei sinistri al nord quando parlano di truffe assicurative al sud.

La città di Pulcinella sarà pure caotica e rumorosa ma probabilmente in tutto questo si nasconde una propensione alla socializzazione che è poi motivo di tanti più sorrisi, in antitesi con molti luoghi desolati del nord in cui gli stati d’ansia sono automatici al solo camminare per strada di sera. E sebbene nel suicidio vi sia una componente volontaria, è pur vero che il territorio in cui si vive incide fortemente sui disturbi psichici che portano all’atto estremo. E allora non è un caso che la Campania sia allegramente ultima nella classifica dei suicidi, con una proporzione di 1 a 3 rispetto a tutte le regioni del centro e del nord.

Forse l’ansia da passeggio centro-settentrionale non è poi così immotivata se pensiamo che i serial killer non sono un prodotto tipico campano, e neanche un fenomeno prettamente meridionale, anzi: Alessandro Mariacci, Olindo Romano e Rosa Bazzi, Mario Alessi, il mostro di Firenze, il killer di Padova, Michele Profeta, Erika e Omar, Annamaria Franzoni, le bestie di Satana, Guglielmo Gatti, Acquabomber, Unabomber, i delitti di Garlasco e di Perugia sono solo una parte del lungo elenco di una follia che pervade i territori del nord e del centro Italia. Non è una teoria ma un dato effettivo fornito dal Ministero della salute che indica le regioni del nord e del centro in testa per numero di ricoveri dovuti a disturbi mentali organici indotti, nevrosi depressive e dipendenze da alcol e droghe, mentre la Campania è invece felicemente tra le ultime.
A rinforzare questi dati quelli di Federfarma riguardanti l’assunzione di antidepressivi di cui in Campania si fa un uso davvero minimo, così come di Viagra che in altre regioni del nord è abusato. Tutto ciò a conferma di una comunità campana tutt’altro che sull’orlo di una crisi di nervi.

L’O.M.S., l’organizzazione mondiale della sanità, ha previsto che nel 2020 una persona su cinque sarà affetta da disturbi mentali e, visto che i dati in Campania sono stabili mentre al centro-nord si registra un costante aumento, risuona profetico il monito di Beppe Grillo in un suo spettacolo: “Napoli è l’unica speranza per l’umanità”.
Campania Felix? Per molti versi non più ma per altri decisamente più che altrove. La verità è che le mafie hanno un nome e dietro il nome “camorra” si può catalogare ogni fenomeno macabro che non è meno cronico al nord laddove però non è etichettabile ed è per questo più silenzioso. Il raptus di follia fa meno notizia del regolamento di conti e i mass-media si affannano a sviscerarlo cercando di capirne il movente e le dinamiche rivestendolo di un alone di umanità che non può essere conferito all’omicidio malavitoso, il cui movente è notoriamente deprecabile e lascia spazio solo alla condanna per l’intera comunità che lo subisce dall’interno.

Alla vigilia del match Napoli-Milan del 25 Ottobre 2010, sul Corriere della Sera appare un’intervista al bomber della squadra azzurra Edinson Cavani. Una domanda recita così: «Ha letto “Gomorra”?» – Il calciatore risponde argutamente: «No. A Palermo, dove sono stato benissimo, so che c’è la mafia. Mi sono informato, poi ho deciso che della città volevo solo prendere le cose belle».
Chi si sognerebbe di intervistare Ronaldinho e chiedergli cosa ne pensa dei numerosi delitti tra le mura domestiche di Milano? Eppure, sempre secondo il Rapporto Eu.R.E.S. Ansa, i delitti in famiglia uccidono più delle mafie e il dramma è più frequente tra le mura domestiche che per strada. Un omicidio su tre è familiare, frutto di disturbi psichici o comunque di rapporti umani poco concreti che sono, come dimostrato, prerogative del nord laddove, statisticamente, ogni dieci giorni un componente di famiglia pianifica il proprio “suicidio allargato”, trascinando con sé il coniuge, i figli o altri familiari.

Napoli e Campania alla facile gogna, ma quanto mai sicure al confronto con molte regioni. Le statistiche complessive dicono che le regioni davvero pericolose sono il Friuli, il Trentino, la Val D’Aosta, la Liguria, il Veneto, l’Emilia Romagna. E tutto questo smonta l’associazione pericolosa dei luoghi comuni e la deviazione mass-mediologica tutta italiana, ma non il loro pernicioso effetto a danno dei Napoletani, dei Campani e dei Meridionali in generale.
Gli stessi Napoletani ne risultano condizionati, convivendo con la sensazione di trovarsi in un  territorio in cui il pericolo sia dietro l’angolo. Eppure nessun cittadino partenopeo o campano risulta essersi mai barricato in casa per evitare i pericoli di un far-west che di fatto non esiste ma è, allo stato dei fatti, indotto dai mass-media.

dal libro “And so what…?” di Pasquale Russiello

immagine: L’Ottimista di Marco Adinolfi

BRIGNANO E LA DENIGRAZIONE DI NAPOLI “IN MASCHERA”

BRIGNANO E LA DENIGRAZIONE DI NAPOLI “IN MASCHERA”

Nel video è analizzato un certo modo pericoloso di fare spettacolo nel nostro paese in funzione della formazione culturale dell’intera nazione che infanga gratuitamente Napoli e il meridione tutto anche quando non ce n’è bisogno. Enrico Brignano da dimostrazione di grande bravura, ma quando tocca l’argomento “Napoli” scade nel più stantio uso di luoghi comuni. Eppure il suo maestro gli ha insegnato ben altro.