“Apple è Annurca”, Napoli tra tradizione e innovazione

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Il Mavv, nell’ambito degli incontri culturali organizzati con il Patrocinio morale del Comune di Napoli, discuterà venerdì 12 ottobre presso la Casina Pompeiana alle ore 17.30 di tradizione e innovazione a Napoli, metropoli capace di coniugare cultura, arte, storia con la modernità.
L’incontro vuole porre l’accento sul valore delle tradizionali eccellenze napoletane che fanno di Napoli una Città, culturalmente e scientificamente, viva ed innovativa, risaltandone le sue infinite potenzialità e capaci di favorire il continuo e positivo cambiamento, ribaltando ed invertendo la distorta visione con la quale, spesso e superficialmente, viene raccontata la Città.
L’iniziativa ha lo scopo di favorire e sviluppare idee tra soggetti pubblici e privati come Istituzioni, Università, Associazioni, Imprese, insomma tutto quel mondo appartenente al vasto patrimonio, materiale ed immateriale, del nostro territorio cittadino, stimolando e mettendo al centro dell’attenzione politica e sociale una voglia di rinnovata azione, capace di alimentare positivamente e valorizzare tutto ciò che gravita intorno ai luoghi, alla cultura, alla sostenibilità, al cibo, al vino e all’innovazione.
Il dibattito, aperto dai saluti istituzionali di Nino Daniele, Assessore alla Cultura e al Turismo e di Maria D’Ambrosio, Assessore al Verde e alla Qualità della Vita, sarà introdotto dall’On.le Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione Univerde, e moderato dal Direttore di “Dodici Magazine”, Francesco Bellofatto.
Ospiti e relatori saranno: Angelo Forgione (Scrittore), Lello Savonardo, Giorgio Ventre, Mario Raffa, Francesco Castagna (Università degli Studi di Napoli Federico II), Eugenio Gervasio (Manager Assinrete), Luigi Iavarone (Imprenditore), Andrea D’Ambra (Coldiretti), Maurizio Russo (Imprenditore), Luigi Libra (Cantante), Patrizio Oliva (Sportivo, Campione Olimpico).
Le conclusioni saranno affidate a Matteo Lorito, Direttore del DIA Reggia di Portici dell’Università Federico II di Napoli.
Il convegno prevede la presentazione dei progetti innovativi “Adotta una Vigna”, curato dal Team di giovani innovatori “Digital Development” e “Terra Viva” contest per la rinascita del nostro territorio a cura di Luigi Libra, Cantante ed Ambasciatore della Canzone Napoletana nel mondo.
La partecipazione è aperta a tutti coloro che intendono dare un contributo positivo alla rinascita della nostra città tra tradizione e innovazione.

Juventini “napoletani” contro “torinesi”

juve_sudAngelo ForgioneL’inchiesta Alto Piemonte, di cui si occuperà la trasmissione Report il 22 ottobre, ha reso noti i rapporti tra alcuni dirigenti della società Juventus, tra cui Andrea Andrea Agnelli, ed esponenti della ‘ndrangheta piemontese, in particolare Rocco Dominello, anche capo-ultra del gruppo “I Drughi”, per la vendita di biglietti dei match allo Juventus Stadium attraverso il bagarinaggio. Il processo penale che ne è conseguito ha prodotto la condanna di Saverio e Rocco Dominello per aver fatto da intermediari all’attività di bagarinaggio, mentre il processo sportivo ha portato a una squalifica di Andrea Agnelli per un anno, poi convertita in multa.Un’informativa della Digos ha chiarito che i rapporti tra i vari gruppi della tifoseria organizzata della Juve sono davvero aspri e conflittuali da anni, tra aggressioni, regolamenti di conti e infiltrazioni della criminalità organizzata. È un risiko che si disputa conquistando pezzi di curva, in un tutti contro tutti che ha trovato una sorta di tregua quando Rocco Dominello, utilizzando una certa diplomazia, si è accreditato come affidabile interfaccia tra i gruppi ultrà e la società. Ma ora Dominello è fuori gioco e ogni gruppo, evidentemente, cerca di guadagnare campo.
Difficile capire se in questo scenario si inserisca una faida scoppiata tra un giovane gruppo di tifosi juventini, i “True Boys”, nati di recente in Germania e già con numerosi delegazioni in Italia e a Malta, e uno storico gruppo di juventini di Torino del gruppo “Tradizione”. Motivo o, chissà, forse il pretesto della guerra intestina, i cori razzisti contro la città di Napoli.
Prima del match Juve-Napoli i “napoletani” dei “True Boys” avevano chiesto ai “torinesi” di non cantare cori razzisti contro la loro terra, in nome del comune amore bianconero. Gli ultrà sabaudi se ne sono infischiati e hanno urlato ancora una volta «Napoli colera» e roba del genere, finendo per far chiudere la curva per decisione del giudice sportivo. E così quelli dei “True Boys” hanno protestato, prendendosi una sorta di espulsione dalla Curva Sud da parte dei torinesi di “Tradizione”, autori di un comunicato sui social con il quale il gruppo è stato dichiarato “inesistente” e Salvatore Licciardi, il referente di Casalnuovo di Napoli, il più impavido nel confronto-scontro, definito un “pulcinella”. Costui ha sfidato i “torinesi” e ci ha messo la faccia con una serie di lunghi video in diretta su Facebook. Rilevanti due conversazioni telefoniche a dir poco infuocate, la prima con Umberto Toja, uno dei capi storici di “Tradizione”, qualche tempo fa aggredito a colpi di spranga presso il suo bar torinese per la ritrosia a destinare parte dei proventi del bagarinaggio a una famiglia a capo della mafia calabrese radicata a Torino, e la seconda con un anonimo sgherro dall’accento calabrese o forse siciliano.

Per quel che può contare, la pagina Facebook dei giovani “True Boys” conta 145mila iscritti, mentre i più radicati di “Tradizione” non arrivano a 14mila. Conta certamente che nella curva juventina, in cui sempre più alte sono le tensioni tra le diverse fazioni, prenda posto gente di tutt’Italia, isole comprese, e ognuno, evidentemente, pretende rispetto e, soprattutto, spazio.
Nel frattempo, l’avvocato della Juventus, Luigi Chiappero, ha presentato ricorso contro la chiusura della Curva Sud dello Stadium per i cori razzisti contro Napoli definendo il comportamento dei tifosi bianconeri “indifendibile”, sì… e però lui lo difende indirettamente perché il giudice sportivo non ha applicato la condizionale prevista dal Codice di Giustizia Sportiva. Non l’ha fatto perché il fatto è reiterato ed aggravato dalla recidiva specifica.
Altro che interpretazione creativa… Lo stesso Codice, all’articolo 12 comma 6, infatti, dice chiaramente che “nei casi più gravi, da valutare in modo particolare con riguardo alla recidiva, sono inflitte (…) anche le sanzioni previste dalle lettera e dell’art. 18, comma 1 (obbligo di disputare una o più gare con uno o più settori privi di spettatori).
Tradotto in soldoni, anche il Giudice Sportivo ha valutato, precedenti alla mano, che ormai non c’è più da sospendere la pena per i cori razzisti contro Napoli allo Stadium perché, è dimostrato, scattano in automatico.
Ma Chiappero parla di disparità di trattamento e chiede l’annullamento della sanzione, invece di costituire il club parte civile contro chi lede la sua immagine. La strategia difensiva è la stessa adoperata durante lo scandalo doping e quello di Calciopoli. Così fan tutti, dissero in casa Juve. Più o meno tutti usavano farmaci, non accadeva mica solo nello spogliatoio bianconero. Più o meno tutti contattavano gli arbitri, mica solo i dirigenti juventini. Più o meno tutti cantano cori contro Napoli, mica solo i tifosi della Juve. Il che è in parte vero, come è vero che allo Stadium accade più spesso, troppo spesso, e non solo quando è di scena il Napoli.

Il Napoli dopo Juventus e Liverpool

La splendida vittoria del Napoli contro il Liverpool. La sconfitta contro la Juventus. I meridionali juventini. Le prospettive degli azzurri.
Questi i contenuti nella sintesi della puntata di Lineacalcio (Canale 8) del 4/10/18.

Il colera è Libero

Libero, il solito Libero (di fare informazione razzista), spara il titolo che fa razzismo a tutto tondo. Qualcuno informa che il colera è tornato in Italia dopo il i fatidico 1973, e non è così, poiché solo l’ultimo caso si è verificato nel 2008, a Milano, identico a quello di oggi a Napoli, e pure più drammatico: un egiziano di ritorno dal suo paese, morto in un ospedale lombardo. Aveva contratto la malattia a casa sua e venne escluso il rischio di epidemia nel territorio milanese. E quanti casi analoghi accadono in Gran Bretagna? una dozzina nel 2015, dicono gli ultimi dati dell’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), perché Il colera è endemico in molti paesi tropicali, in Asia e Africa, ed è facile importarlo.
Ma anche il vibrione del 1973 fu importato da fuori, benché ancora oggi, e per quella indegna descrizione dei fatti, l’immagine di Napoli sia facilmente associata dall’ignorante di turno alla parola “colera”.

Torna a segnare l’ora uno dei due orologi storici EAV dispersi

Angelo Forgione – Una piccola soddisfazione: uno dei due orologi storici dell’EAV andati dispersi viene fuori dal deposito in cui, pur restaurato, era rimasto imballato, e torna a vivere nel centro di Napoli, in via Depretis, non lontano da una delle collocazioni dei 40 esemplari originali. Ne dà comunicazione Felice Balsamo, membro dello staff del sindaco De Magistris, e la notizia guadagna spazio sui quotidiani cittadini.
Una vicenda da me seguita negli anni, e finalmente ecco un parziale epilogo positivo. Impossibile capire se si tratti dell’esemplare rimosso da piazza VII Settembre o quello una volta presente all’incrocio tra le vie Diaz e Toledo. Certo è che uno dei 12 esemplari sopravvissuti ai bombardamenti della guerra e smontati per restauro nel 2008 manca all’appello. Ora i pezzi sono 11.

Alberto Angela a Pompei batte la Pausini al Circo Massimo

Alberto Angela, con il suo Stanotte a Pompei, asfalta Laura Pausini in concerto al Circo Massimo nella prima serata di sabato 22 settembre. Su Rai1, il divulgatore ha conquistato 4.233.000 spettatori, pari al 24.3% di share, mentre su Canale 5 la cantante si è fermata a 1.553.000 spettatori, pari all’8.8%. Clamoroso trionfo della serata dedicata alla storia del sito archeologico vesuviano sul concerto musicale nell’antica Roma in prima visione.
La storia e l’archeologia vincono la sfida contro la musica, anche se Alberto Angela ha sempre garantito buoni risultati di audience alla Rai. Il perché del successo del personaggio? Empatia, semplicità e un certo fascino sulle donne.

L’antropologia lombrosiana del napoletano e quella del milanese

Angelo Forgione – Hanno destato scalpore le parole dell’imprenditore brianzolo Gian Luca Brambilla pronunciate alla trasmissione Agorà (Rai 3) circa l’abitudine dei napoletani a non pagare il biglietto per viaggiare sui mezzi pubblici: “Antropologicamente, il napoletano vuole usare i mezzi pubblici gratis e deve avere servizi fatiscenti”.
Concetti lombrosiani basati su realtà specifiche. Napoli è effettivamente afflitta da un cospicuo problema di evasione tariffaria sui mezzi pubblici, sia pure in maniera molto inferiore che a Roma, Bari e Reggio Calabria e non troppo superiore a Firenze (a Milano, Atm fornisce solo il dato della metropolitana e non è possibile accertare il dato complessivo), ma si tratta in ogni caso di una realtà parziale sulla quale non è corretto esprimere un giudizio di carattere antropologico su un popolo. Se delinquere è peggio che viaggiare gratis sui mezzi pubblici, ad essere lombrosianamente arroganti come il Brambilla e stando alle statistiche sui reati in Italia, si potrebbe asserire, a buona ragione, che i milanesi sono “antropologicamente” delinquenti. Già alla fine dell’Ottocento, il politico Napoleone Colajanni, analizzando la delinquenza della città di Napoli in confronto a quella di Milano, dimostrò che, complessivamente, nel triennio 1896-1898, i reati nella città lombarda (senza meridionali ed extracomunitari) erano in numero maggiore che in quella campana, nonostante l’eccessiva pressione daziaria del Regno d’Italia dei Savoia cui erano stati sottoposti i napoletani, superiore a quella esercitata sui milanesi, avesse comportato, tra il 1872 e il 1899, sofferenti condizioni di povertà e parassitismo. I dati furono commentati da Francesco Saverio Nitti nella sua pubblicazione Napoli e la questione meridionale del 1903.

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Ancora oggi, Milano risulta la città italiana dove si registrano più reati. Secondo il rapporto Censis sulla filiera della sicurezza in Italia nel 2016, realizzato insieme a Federsicurezza e pubblicato a giugno 2018, nel capoluogo lombardo si consumano il 9,5% del totale di quelli commessi in Italia, e si registrano 7,4 reati denunciati ogni cento abitanti, dato che fa guadagnare alla città del Duomo il primato anche per il numero di crimini in rapporto alla popolazione. Le statistiche milanesi sono ben al di sopra della media italiana, pari a 4,1 reati ogni 100 abitanti.
Qualcuno provi dunque a sfidare i luoghi comuni e a dire in tivù che Milano è la città della delinquenza, più delinquente di Napoli, e poi veda cosa accade.

La dissanguata città dei sangui

Angelo Forgione – E prodigio fu compiuto! Penso che la ricorrenza di san Gennaro trascenda la religione e si insinui nell’identità del popolo napoletano perché da sempre questo popolo avverte lo scollamento da chi governa, e urla a “Faccia gialla” la propria speranza di soluzioni.
L’omelia del Cardinale di turno (Sepe da 12 anni) è inevitabilmente stuccevole, più o meno sempre la stessa, ricalcabile anno su anno. Un duplice appello, sangue sciolto alla mano, ad arrestare il sangue che scorre nelle strade e a creare lavoro per fermare l’emorragia di giovani. E questo rende di Napoli città di un’eterna attesa, sospesa tra speranza e fatalismo, ingredienti che spengono la progettualità e sui quali la politica nazionale impernia il mantenimento dello status quo. Non sono serviti ben sei ministri dell’Interno di origini napoletane e campane, tra il 1988 e il 1999, a ridurre il fenomeno criminale.
La grande metastasi, la camorra, non regredisce, e non regredisce perché è ammortizzatore sociale senza il quale una provincia così popolosa, alla quale non è dato sviluppo, diverrebbe una pericolosa polveriera sociale. E poi l’illegalità diffusa e il fievole senso civico, altri tumori che non possono essere attribuiti solo a chi muove i fili del palazzo. Il riscatto incarnato da san Gennaro dipende anche da una mentalità collettiva di popolo che non c’è, da un’idea di città che non esiste e dall’amore per un magnifico luogo troppo spesso maltrattato anche da chi si appella al Santo.
Mentre il sangue di Gennaro si scioglie, e non solo il suo, la città resta sempre raggrumata, ferma nel suo percorso verso la modernità, unicamente a specchiarsi nella sua bellezza sfregiata. Napoli, solida e immobile, ha bisogno di iniziare a sciogliersi! È ormai necessario.

juorno.it: “Napoli Capitale Morale libro di vera conoscenza”

recensione di Napoli Capitale Morale a cura della redazione di juorno.itjuornopuntoit

“Napoli Capitale Morale” Così s’intitola l’ultimo libro di Angelo Forgione dopo  i grandi successi di Made in Naples e Dov’è la vittoriatutti editi da Magenes. Il sottotitolo è ancora più intrigante del titolo: Dal Vesuvio a Milano – storia di un ribaltamento nazionale tra Politica, Massoneria e Chiesa. Ancora un ottimo strumento fornito da Forgione per capire l’Italia, per comprendere le ragioni delle differenti velocità di Nord e Sud di oggi e per individuare le origini delle questioni meridionali irrisolte, ma anche per indirizzarsi verso le necessarie soluzioni, come nella tradizione per niente nostalgica dell’autore, che nei suoi lavori parte sempre dal passato ma per arrivare al presente, motivandolo, e poi provare a dare uno sguardo anche al futuro.
Nel titolo è chiaro il riferimento a Milano, la co-protagonista, ma è Napoli la prima attrice, perché oggi è la controversa metropoli del Sud ad aver bisogno di essere decifrata e capita. Forgione lo fa raccontandone il percorso storico, dal Quattrocento a oggi, ma tenendo d’occhio quello del capoluogo lombardo, che sembra non aver bisogno di approfondimenti. E invece ne ha, perché gli elementi dominanti della narrazione di entrambe si sono ridotti ai ritardi partenopei e ai progressi meneghini, alla criminalità organizzata napoletana e alla finanza milanese.
Il paradosso di Napoli è l’occultamento dei suoi valori positivi dietro l’immagine imposta del male; quello di Milano è l’eccessivo ingombro della sua immagine di città impegnata nel progresso.
Documentazione e passione vera affiorano dalla lettura di questo interessante saggio, ricco di fonti e spunti per capire come si sia passati da una capitale vera, la Napoli preunitaria dagli Angioini ai Borbone, a una capitale “morale” della nazione unita qual è Milano, che alla vigilia dell’unificazione era città subordinata a Vienna e a quell’Impero austriaco con cui Napoli aveva dialogato intensamente nel Settecento, allorché la corte asburgica aveva portato la cultura partenopea e le novità del Regno borbonico nel sottoposto Ducato lombardo. Dal 1861 in poi il rapporto è cambiato, le due città hanno smesso di rapportarsi ed è stata invece Milano ad anticipare tutti, tant’è che la sua galleria “Vittorio Emanuele” in ferro e vetro ha fatto da modello per la “Umberto I” di Napoli. Da periferica contea asburgica, il centro lombardo è cresciuto enormemente di rilevanza, fino ad affermare la sua identità di metropoli moderna ed europea e a diventare quel che era Napoli un secolo prima, ovvero meta di professionisti e talenti.
Forgione compie un interessantissimo percorso parallelo e intrecciato della storia di due città che fanno parte della stessa nazione, anche se non sembra, e lo fa con ricchezza di racconti e chiarimenti. Pur non essendo il presupposto dello scrittore, ne viene fuori anche un paragone pregno di riflessioni interessanti. Più che mai attuali quelle relative al ruolo della Massoneria e della Chiesa nei territori italiani, partendo dal Settecento, come pure quelle sulle manipolazioni mediatiche più recenti, di cui troppo spesso Napoli è vittima. Ma la lettura svela, tra tanti racconti, quel che si credeva di sapere e che invece non si sa ampiamente sui simboli culturali delle due città: il San Carlo e la Scala. Il padre del glorioso teatro milanese, Giuseppe Piermarini, non avrebbe mai potuto costruire quella sala e tutta la Milano neoclassica di fine Settecento se prima non fosse stato a imparare a Napoli alla cerchia di Luigi Vanvitelli. E fu un napoletano trapiantato a Milano a fondare Il Corriere della Sera, il quotidiano oggi più diffuso in Italia, e ancora un napoletano fu a definire Milano la “capitale morale”, ma con un significato ben diverso da quello che gli si è dato erroneamente dal dopoguerra in poi, con riferimento a Torino, non a Roma. Sempre un napoletano, nel primo Novecento, salvò dal fallimento la giovane fabbrica di automobili di Milano, creando il mito motoristico della “casa del biscione”, l’Alfa Romeo.
Un libro di vera conoscenza, insomma, davvero denso e completo, dal quale viene fuori tutta una realtà più concreta su Napoli, Milano e l’Italia impossibile da capire senza inoltrarsi nell’operazione ottimamente e opportunamente condotta da Angelo Forgione.

Ancelotti e la forza delle idee

Angelo Forgione – Io proprio non capisco che senso ha rimpiangere ancora il sarrismo nel Napoli di oggi. In troppi ancora non si sono affrancati dal dolcissimo ricordo della somma estetica e dei 91 punti. È come aver iniziato una nuova storia d’amore e pensare continuamente all’ex, che poi ci ha lasciato dopo una lunga pausa di riflessione.
Se l’intenzione era quella di allungare il filone, meglio ingaggiare Giampaolo, che è discepolo del “comandante” e non è Ancelotti, il quale ha la sua precisa idea di calcio e il suo nobile pedigree, e ce la sta mettendo tutta per far funzionare le cose alla sua maniera. L’intenzione, ovviamente, era ben altra!
Insigne al centro(destra) era una bestemmia per Sarri, che di Lorenzo apprezzava le assistenze ma non troppo la scarsa percentuale realizzativa. Hamsik in regia davanti la difesa, neutralizzandone gli inserimenti per sguinzagliare Zielinski sulla trequarti, era altra bestemmia. Roba impensabile per il credo passato, come pure il cambio di modulo in corsa e le rotazioni della rosa. E poi le aperture lunghe e, soprattutto, le verticalizzazioni da applicare al fraseggio. Una vera rivoluzione in atto. Meno spettacolo in cambio di più soluzioni, perché se una partita non la riesci a sbloccare in un modo – cosa avvenuta in passato – puoi provare a riuscirvi in un altro. E infatti il gol alla Fiorentina, prezioso e benefico, è venuto dall’unica verticalizzazione concessa dai viola, sull’asse di tre uomini nei panni mai vestiti dagli stessi con Sarri: Hamsik regista, Milik rifinitore e Insigne terminale offensivo. Tutto in verticale… quando si dice “la forza delle idee”.
È un altro Napoli, pur non abiurando il vecchio schema, che da dogma è diventato opzione, e i suoi assimilati movimenti. Il gioco continua a non rinunciare al controllo della palla e al recupero alto del possesso. Q
uel che invece la squadra di Ancelotti sta abiurando sono la rigidità e l’integralismo, imparando a fare cose diverse, a diversificare uomini, ruoli e disposizioni. È una fase di trasformazione profonda, lunga, ma in fieri. Le prime due partite sono state vinte sfruttando con intelligenza gli automatismi lubrificati nei tre anni del tiki-taka sarrista, in attesa di iniziare ad applicare le introduzioni, costasse anche qualche passo falso.
Sui cancelli di Castelvolturno è scritto il più classico dei “work in progress”, e in queste situazioni il risultato in termini di classifica non è per niente garantito, anzi. Eppure i 9 punti su 12, pur con un calendario ostico al via e mentre le dirette concorrenti non decollano, fanno pensare che la strada è quella giusta, e prima sarà sradicato da questo Napoli l’idea dell’antico amore e meglio sarà per tutti. State certi che i calciatori azzurri l’hanno già fatto, e da tempo. Loro sono i primi a voler dimostrare di poter fare ottime cose anche con un altro allenatore e un altro metodo. Chi vivrà vedrà.