––– scrittore e giornalista, opinionista, storicista, meridionalista, culturalmente unitarista ––– "Baciata da Dio, stuprata dall'uomo. È Napoli, sulla cui vita indago per parlare del mondo."
Un altro giovane del sud dall’orgoglio restituito ennesima lettera significativa di un 22enne che trova consapevolezze (e abbandona il tifo per la Juventus)
Ciao Angelo, ho 22 anni e non sono di Napoli ma della provincia di Caserta. Sono un tuo fan e ti seguo spesso… innanzi tutto complimenti per il tuo blog e per il tuo lavoro assiduo sul riscatto dell’orgoglio napoletano, sono diventato un tuo fan poichè i primi tuoi video che ho visto sono stati quelli di denuncia sullo stato dell’arredo urbano della città di Napoli, e a vedere questa bella Capitale in queste condizioni mi si spezza il cuore. Oltre a essere un tuo fan, seguo molto anche Roberto Saviano, Rosaria Capacchione (giornalista del Mattino che seguo spesso su internet per le sue inchieste) e tutti coloro che denunciano nel limite delle loro possibilità i mali che affligono la nostra società, e per questo li ammiro tantissimo. Infatti io credo che per esempio tu e Saviano abbiate molte cose in comune: entrambi infatti avete la forza e il coraggio di denunciare, di smuovere la coscienza nelle persone, e anche se quello che scrivete sembrano cose brutte che potrebbero danneggiare ulteriormente l’immagine di Napoli, in realtà tutto ciò è necessario. Senza Saviano e senza Gomorra non arei mai immaginato cosa era in grado di fare la camorra, sdoganando il concetto che la camorra sia solo di Napoli, e senza te non avrei mai immaginato quale fosse la vera storia dell’unità d’Italia: questo tema mi ha aperto gli occhi e nel mio piccolo, grazie a te, sto cercando di portare la verità alla luce anche ai miei familiari, amici e conoscenti. Posso solo dire che tu e Saviano siete l’orgoglio della Campania, state riscattando, e NON danneggiando, l’immagine di Napoli, della Campania, del Sud Italia, siete la dimostrazione che ci sono persone che credono nel bene e nella verità!!! Non ci tenevo a dirti solo questo: in realtà volevo farti i complimenti per i tuoi video illustrativi sulla storia risogimentale vista dal Sud: infatti mi ricordo, quando studiai al liceo a Cassino, che la mia professoressa di Storia, siciliana di Agrigento, parlando della spedizione dei Mille, ci raccontò dell’episodio del massacro di Bronte, con un aria insolitamente indignata, ma allora non ci feci caso, preferivo studiare quello che trovavo scritto sul libro di Storia per ottenere un buon voto nell’interrogazione successiva. Appunto. Invece solo ora capisco perchè era rimasta indignata la mia professoressa, e anziche basare la mia conoscenza su quello che viene scritto nei libri di Storia, grazie a internet, al tuo blog, all’ultimo libro che ho letto, “Terroni”, ho avuto proprio una “doccia fredda”: ad un tratto le mie certezze si sono trasformate in dubbi, e quella carica di romanticismo dell’impresa dei Mille si rivelò a me come un ignobile depredazione della ricchezze del Sud, cosa che ancora oggi continua dopo 150 anni di Malaunità. Ti ringrazio per aver realizzato numerosi video illustrativi a tal scopo, hai smosso la mia coscienza e ne sono molto contento. Inoltre complimenti anche per i video della squadra del Napoli: adesso capisco come mai c’è tanta passione nei confronti del Napoli da parte dei napoletani, e diciamo che sempre grazie a te, ma non solo, piano piano mi sto “disintossicando” dal tifo juventino, ed è incredibile dopo che continuavo a tifare la juve anche se in serie B. Ora che sono venuto a conoscenza di tutto, non credo che ci siano più le condizioni morali per poter tifare una squadra del Nord. Scusa se ti ho disturbato ma ci tenevo tanto a scriverti i miei apprezzamenti per il tuo lavoro. Ciao.
Proposte per Napoli il Parlamento delle Due Sicilie per un rilancio della città
Il “Parlamento delle Due Sicilie” (Commissione Sedili di Napoli) ha aderito all’agenda di Lettera Napoletana (Aprile 2011) con alcune proposte relative allo sviluppo culturale ed economico della città di Napoli.
Non presente con nessun candidato alle “amministrative”, il “Parlamento delle Due Sicilie” ritiene necessario continuare a lavorare alla formazione delle future classi dirigenti così come sta facendo dal 1993 con un successo inaspettato e incalzante (obiettivo “politico” vero e prioritario), continuando le proprie attività culturali e quelle civico-politiche fondamentali del proprio “Parlamento”, senza escludere la possibilità di organizzare un proprio partito nei prossimi anni o di collaborare alla realizzazione di progetti e iniziative comuni e con un unico e chiaro scopo: il riscatto dell’ex Regno delle Due Sicilie.
Di seguto, le proposte per Napoli.
1 – Priorità assoluta nell’uso delle risorse per la valorizzazionedelle istituzioni culturali che racchiudono la grande storia di Napoli. Riapertura del Museo Civico Filangieri, chiuso dal 1994, valorizzazione delle risorse documentali dell’ Archivio di Stato, terzo al mondo per importanza, della Biblioteca del Conservatorio di San Pietro a Majella, che custodisce migliaia di inediti della grande tradizione musicale del ‘700 e dell’ 800 napoletano, apertura di tutte le sale del Museo di San Martino.
2 – Impegno del Comune per una presenza di rilievo della cultura napoletana al Forum mondiale delle culture 2013, che si terrà nella nostra città.
3 – Impegno per la rinascita di un’Orchestra Stabile, in sinergia con sponsor privati e con altri altri enti locali, aperta alle audizioni per gli studenti del Conservatorio, uno dei più grandi d’ Italia. Valorizzazione della Biblioteca del Conservatorio di San Pietro a Majella, che accoglie migliaia di manoscritti musicali inediti del ‘600 e del ‘700 napoletano.Impegno per la creazione di un grandeAuditorium per la musica.
4 – Creazione di un Museo multimediale della Canzone Napoletana, della Storia di Napoli e dell’Emigrazione.
5 – Promozione dello studio della lingua napoletana con l’obbiettivo di creare, in sinergia con la Regione, un’Accademia della Lingua Napoletana. Istituzione di un Premio di letteratura e poesia in lingua napoletana promosso dal Comune di Napoli da intitolare a Giambattista Basile. Istituzione di una sezione per la letteratura in lingua napoletana all’ interno del Premio Napoli.
6 – Valorizzazione delle produzioni artigianali e artistiche della città. Creazione di una scuola di arte presepiale. Creazione di uno spazio web dedicato sul sito del Comune di Napoli . Promozione all’ estero dell’ arte presepiale. Incubatori di’ impresa per lo sviluppo delle botteghe artigiane. Organizzazione di una grande mostra dell’ arte presepiale napoletana nel mese di dicembre nelle piazze del centro della città. Battaglia per il riconoscimento in sede Ue dello storico marchio Ceramiche di Capodimonte con la creazione di un gruppo di lavoro permanente del Comune di Napoli.
7 – Riconoscimento per le botteghe storiche della città. Lotta all’ ambulantato abusivo ed ai venditori di merce contraffatta che occupano le strade panoramiche e del centro; applicazione di misure di controllo su merce contraffatta e ambulanti; creazione di mercatini multietnici per i prodotti legalmente importati; incremento dei turni di spazzamento, svuotamento dei cestini e passaggio automezzi spazzastrade nelle arterie di maggiore interesse turistico e commerciale
8 – Piano di conservazione e pulizia dei monumenti della città, con sistema di videosorveglianza. Ripulitura dai graffiti dei monumenti. Ordinanza del Comune sul divieto di vendita ai minori di bombolette-spray. Creazione di squadre anti-graffitari della Polizia municipale. Costituzione in giudizio del Comune di Napoli nei confronti dei responsabili di imbrattamenti e danneggiamento di monumenti cittadini sull’ esempio di quanto avviene in altre metropoli. Rilancio dell’iniziativa “adotta un monunumento’’ e ‘’adotta un aiuola’’ con concessioni pubblicitari e sgravi fiscali per chi vi aderisce.
9 – Piano di recupero e riapertura delle chiese della città, in accordo con la Curia Arcivescovile. L’ obbiettivo del piano è la riapertura al culto del maggior numero possibile delle Chiese di Napoli, circa 300. Per gli edifici sconsacrati e già con diversa destinazione d’ uso di proprietà del Comune, previo intesa con la Curia Arcivescovile, si assicuri la valorizzazione culturale e artisitica dell’ edificio
10 – Inserimento nella toponomastica cittadina dei nomi e dei luoghi della memoria storica napoletana. Intitolazione di piazze e strade ai Re delle Due Sicilie , e memoria degli avvenimenti della storia di Napoli capitale.
11 – Rilancio delle grandi feste religiose e popolari della città, a partire dalla Piedigrotta e delle altre ricorrenze legate alla devozione religiosa di Napoli (Festa di San Gennaro e giorni del miracoli e degli altri avvenimenti della vita del Santo Patrono, Festa di Sant’ Antonio, Festa di Santa Patrizia).
12 – Pubblicità gratuita negli spazi comunali di prodotti (in ordine) napoletani, campani e meridionali.
13 – Defiscalizzazione delle imprese (in ordine) napoletane, campane e meridionali.
14 – Precedenza sulle assunzioni ai residenti.
15 – Realizzazione di una zona franca defiscalizzata e smonopolizzata.
Parlamento delle Due Sicilie 13a Commissione – Sedili di Napoli il responsabile Angelo Forgione
Napoli al voto.
Diciamo basta a un vecchio modo di fare politica! Dimostriamo una nuova coscienza,
sperando che arrivi una nuova politica.–
Napoli si appresta a votare il nuovo sindaco nel momento in cui tocca il punto più basso della propria storia. Da più di dieci anni la città è senza una guida, e Palazzo San Giacomo è un bunker inaccessibile che non risponde alle richieste della gente. Dopo l’addio di Bassolino che per più di 15 anni ha tenuto le redini prima della città e poi anche dell’intera regione, ora è il turno del commiato del sindaco Iervolino, il peggior primo cittadino della storia di Napoli senza dubbio, incapace e inadeguata per dieci anni e due mandati, già da tempo defilata completamente. La città è stata negli ultimi mesi completamente “scoperta” e l’ultimo saluto è stato dato in perfetta sintonia con le uscite a cui siamo stati abituati negli ultimi due lustri, cioè definendo “incivile” il Cardinale Sepe che aveva a sua volta definito lo scandalo rifiuti “una vergogna”.
Ora è tempo di mettersi alle spalle questo periodo nero, buio e sperare di poter ripartire con speranza, quella che non deve mai mancare. Diciamolo subito: la politica nazionale dimostra da sempre di essere lontana dalla nostra città e di considerarla anzi un serbatoio da cui attingere anche in termini di voti e consensi da attrarre con le solite campagne elettorali intrise dei problemi di Napoli da risolvere e che nessuno hai mai mostrato di voler risolvere.
È dunque possibile una nuova politica? È possibile un nuovo voto? I Napoletani hanno una grossa responsabilità, qualora ci siano le condizioni e le opportunità per individuare un sindaco che davvero abbia a cuore le sorti della città.
Noi, in quanto attenti osservatori delle vicende della nostra città e soprattutto in quanto meridionalisti, non riponiamo alcuna fiducia nella politica nazionale che, pur essendo consapevole che Napoli è una grande risorsa del paese, la considera colonia insieme a tutto il meridione. Il segnale più forte sarebbe quello dell’astensionismo, ma non sarebbe corretto. E allora bisogna fare una scelta responsabile e di coscienza tenendo bene in mente alcune indicazioni: è necessario uscire dal partitismo sfrenato, ovvero dal bipolarismo di quella destra e quella sinistra che non sono altro che il rovescio della stessa medaglia. Nessuno dei due fronti ha fatto e farà il bene di Napoli, ne siamo più che certi. Pertanto, i candidati del PD e del PDL non avranno il nostro voto, pur nel rispetto di ogni espressione di voto che attiene alla coscienza individuale.
Dunque, è opportuno percorrere nuove strade, quantomeno per dare coerenza con gli atti alle nostre idee. Abbiamo trovato tracce di meridionalismo nella campagna elettorale e, pur consapevoli che di parole se ne fanno tante e di fatti nessuno per la nostra Napoli, non abbiamo la memoria corta e ci ricorderemo di chi ha parlato e come l’ha fatto.
Chiunque abbia preferenze per liste minori e ha perciò timore di disperdere la propria preferenza, sappia che esiste l’opportunità del voto disgiunto (esempio in basso). Basterà apporre una X sul simbolo della lista preferita e un’altra sul nome del candidato sindaco che si suppone possa avere più probabilità di arrivare al ballottaggio.
Diciamo basta a un vecchio modo di fare politica che ha fatto diventare una delle più belle città del mondo la più degradata d’Europa.
La faccia pulita della società civile Napoletana partorisca una nuova coscienza. Sperando che sia una nuova politica.
esempio di voto disgiunto contro il bipolarismo che ha affossato Napoli
Brutta immagine che lede la nostra Napoletanità. Dovremmo festeggiare, e invece…
La vicenda Mazzarri non sta facendo fare una bella figura alla piazza di Napoli. Non è il caso di prendere posizioni prima del confronto tra i protagonisti, ma intanto tutta questa querelle sta dando all’esterno la sensazione di una società il cui processo di crescita è facile a incepparsi per qualche “interferenza” di una delle tre cosiddette “big”. Tutto questo lede la stessa Napoletanità.
La Juventus sta collezionando ripetuti passaggi a vuoto e una confusione societaria con continui cambi sia ai vertici che nelle poltrone di comando. E i risultati si vedono. Fatto salvo il blasone juventino, ad oggi non c’è da sentirsi inferiori. Il Napoli centra i suoi obiettivi e li anticipa persino; la Juventus li fallisce tutti.
Il quotidiano sportivo di Torino, da un mese a questa parte, pubblica un giorno si e l’altro pure illazioni sul futuro di Mazzarri che forse neanche è l’obiettivo principale della società bianconera. E guarda caso, proprio da quando è scoppiato il caso, il Napoli ha perso la concentrazione, finendo per perdere tre partite su quattro. Anche così si concretizzano manovre di disturbo, e l’auspicio di De Laurentiis che ha chiesto un punto contro l’Inter e tre contro la Juventus nasconde a fatica il fastidio che il presidente del Napoli avverte nei confronti dell’ambiente torinese per quanto sta accadendo.
Mazzarri non dimentichi che giusto un girone fa, alla vigilia del match dell’Epifania contro l’Inter, aveva ufficialmente sposato la causa napoletana, lui che è livornese, esponendosi in conferenza stampa contro il potere del nord e dicendo testualmente: «questo Napoli comincia ad essere temuto e i nemici stanno uscendo allo scoperto. Facciamo paura, I fucili sono puntati da tutte le parti e io sono soddisfatto, sperando che la squadra capisca questo spirito». Da un mese i nemici sono scomparsi? Napoli non dimentica, e ora vedere quella stessa persona capace di caricarsi il sentimento identitario accostata al potere del nord da molto fastidio ai Napoletani.
Così, tra i due litiganti nessuno gode e ci vanno anzi di mezzo i tifosi, la cui soddisfazione per una prestigiosa qualificazione in Champions League è “strozzata” dalle polemiche, e i calciatori che si sono ritrovati all’improvviso sbandati e privi della loro guida per poi essere bacchettati dal Presidente dopo una stagione in cui hanno dato veramente tutto.
Ci vorrebbero maggiori tributi per questa stagione eccezionale che ha fatto sognare i traguardi di un ventennio fa. C’è da augurarsi di poter tornare a primeggiare in questo fatidico “secondo quinquennio” di De Laurentiis, ed è questo l’obiettivo da perseguire. Intanto, da quando nel 1992 la Coppa dei Campioni è divenuta Lega dei Campioni, una squadra a sud di Roma vi accede per la prima volta e il fatto è fortemente significativo. Tutte queste polemiche che hanno offuscato una luminosa stagione hanno francamente stancato.
Non è questo il caso, ma la Sampdoria faccia da monito; presidente e allenatore riflettano e facciano solo il bene del Napoli, non si può e non si deve rovinare un bel giocattolo… una delle poche positività in questo momento della nostra bellissima e stuprata città.
Angelo Forgione
La registrazione audio tratta dalla trasmissione “Napoli nel cuore” su Radio Incontro Roma contiene al minuto 1:35 la mia opinione sul caso Mazzarri.
Borghezio e l’autogoal del demagogo comizio razziale in radio, ma non è tutta spazzatura
Ancora il nord contro Napoli, di nuovo Borghezio che lancia strali contro i Napoletani. In casi come questi in cui il secessionismo usato come arma politica è conclamato, è sempre difficile uscire dal conflitto storico-sociologico tra nord e sud del paese, ma è quanto mai opportuno evitare di cadere nella trappola del risentimento aprioristico. Riascoltando attentamente le parole di Borghezio si evince niente di più che la solita propaganda filo-leghista senza affondi razzisti più gravi di quanto non se ne siano registrati già in passato, con alternati concetti anche condivisibili e altri inaccettabili. Ecco la trascrizione testuale delle parole che hanno creato il caso:
«I napoletani non fanno parte dell’Europa civile, buttiamo Napoli. Bisogna scappare da questo schifo. Noi vogliano essere liberi da questa Napoli che puzza di rifiuti e camorra. Napoli puzza di vecchia politica intrisa di camorra, bisognerebbe fare una pulizia radicale… MA I NAPOLETANI DOVREBBERO FARE LA LORO PARTE. Sono loro ad aver votato questi cattivi amministratori, vaste zone del nostro territorio puzzano di mafia e di camorra… Ogni sei mesi questi interventi: ne abbiamo le scatole piene di pagare le tasse per questi interventi. Purtroppo l’esperienza ci dice che per i Napoletani non è possibile cambiare. Spero di avere torto».
Filtrando il concetto e spogliandolo dalla dura dialettica tipica del buon leghista, viene fuori una sostanzialmente accusa alla politica napoletana “connivente con la camorra” secondo Borghezio che bacchetta i Napoletani in quanto responsabili di aver votato certi amministratori, sostenendo infine che il Nord sia stanco di assistere ancora una volta all’invio dell’esercito per tamponare i problemi di Napoli e affermando, da classico leghista razzista e ignorante (non sulla storia del risorgimento che conosce benissimo), che i Napoletani «non si fanno assoggettare» alla differenziata e che «non fanno parte dell”Europa civile». E a quest’ultima considerazione che preferiamo opporci: dire che i napoletani “non si fanno assoggettare” significa che si oppongono a decisioni superiori, e trattasi di frase irriguardosa e tendenziosa poichè a Napoli la raccolta differenziata non è mai partita nonostante il dramma che la città vive da anni. I cittadini Napoletani sono vittime della camorra, di qualcosa troppo più grande di loro e attribuirgli con simile banalità anche delle colpe è esercizio demagogico-razzistico che non rispetta dolore e umiliazione per una condizione interiore di sofferenza cui a nessuno evidentemente importa. L’unica colpa dei napoletani è quella di essersi involontariamente fatti plagiare dalle strategie di minorità indotta che hanno trasformato una città che la differenziata l’ha inventata 179 anni fa (vedi immagine in basso) in un luogo di sporcizia che, va detto, anche i cittadini stessi contribuiscono ad alimentare in alcuni casi perchè ormai assuefatti all’esistenza in un ambiente sporco che nessuno si fa carico di mantenere pulito. Dunque, non solo non esiste opposizione, ma l’unico assoggettamento è alla volontà centocinquantennale di tenere Napoli sotto scacco; altro che “cca nisciuno è fesso”, in questo si che i napoletani sono colpevoli!
Quando invece Borghezio attacca la politica napoletana non ha torto. L’onestà intellettuale porta a scrollarci di dosso i contrasti ideologici e a considerare che la classe politica nostrana non solo sia stata fin qui incapace di dare risposte alla comunità locale ma abbia colpevolmente contribuito a mantenere lo “status quo” di uno squilibrio nazionale che pende a favore del nord, e la vicenda rifiuti ne è ampia dimostrazione. Anche a noi la classe politica che Napoli ha sin qui espresso non piace affatto!
Rispediamo dunque le accuse al mittente perché siamo vittime e non carnefici, vediamo la nostra amata e bellissima città imbrattata e offesa, e indifesa. Noi che la raccolta differenziata l’abbiamo inventata e che con la nostra cultura sette-ottocentesca abbiamo formato la civiltà occidentale, saremmo ben capaci di differenziare i rifiuti in bidoncini di colore diverso se ce ne dessero la possibilità. Siamo indifesi, e proprio noi possiamo affermarlo a gran voce se è vero che ogni volta che Napoli ha bisogno di essere protetta sovente ci ritroviamo a combattere da soli, spesso con successo, alzando e interpretando il sentimento dei cittadini, senza che mai un politico di spicco o un sedicente intellettuale accosti la sua voce per tutelare l’onorabilità di Napoli dagli attacchi esterni. Una voce alzata anche contro gli amministratori locali che certamente hanno inginocchiato Napoli più responsabilmente di coloro che l’hanno denigrata per ignoranza, asserviti come sono alle logiche di una politica nazionale che della “questione meridionale” ne ha fatto lo strumento di cicliche e sempre uguali campagne elettorali. Se i Napoletani sono diventati incivili non si può non tener conto che hanno smesso di ricevere un’educazione da parte degli amministratori locali. Perchè se in una classe manca un insegnante, gli allievi danno sfogo a tutta la propria indisciplina.
A Borghezio, ma anche ai politici e agli intellettuali di casa nostra ormai barricati nei loro ammuffiti salotti, diciamo che…
…i Napoletani sono “assoggettati” alla tassa sui rifiuti più alta d’Europa senza riceverne un servizio, e nel contempo subiscono l’umiliazione dei cumuli per strada fotografati dai pochi turisti che si avventurano in una delle città più belle e più sporche del mondo, le offese sui media e l’imposizione di un’amministrazione locale assente e incapace di assicurare persino lo spazzamento delle strade;
…l’inceneritore di Acerra, il più grande mostro anti-ecologico d’Europa, è stato costruito ed è gestito da aziende dal patrimonio incalcolabile di Torino, Milano e Brescia;
…le discariche della Campania, come abbondantemente dimostrato dalla magistratura, sono sature perché riempite con tonnellate di rifiuti tossici grazie all’accordo tra la camorra e aziende del nord che continuano indisturbate ad operare nel settore dello “smaltimento rifiuti”;
…i militari a Napoli li ha inviati per scopi elettorali il Premier Berlusconi il cui governo si regge sul sostegno fondamentale della Lega di cui Borghezio è esponente di spicco.
…non crederemo mai al populismo e alla demagogia della Lega Nord che per polarizzare consensi sbandiera la falsa intenzione di separarsi da un sud “palla al piede” che è mercato senza dazi doganali per le merci prodotte nelle aziende del nord, ancor più redditizio con la recente approvazione del federalismo municipale che arricchisce anche i comuni di provenienza di quelle aziende.
…abbiamo avuto fin troppe dimostrazioni del fatto che Borghezio e soci conoscono perfettamente le vicende che portarono alla conquista garibaldina/savoiarda di Napoli, e che, di conseguenza, sappiano bene quanto Napoli e il meridione hanno perso dall’unità d’Italia e come ne sono usciti perdenti, quindi colonia del nord.
Dunque, ok l’analisi della questione politica napoletana ma perchè figlia di quella nazionale, e giù le mani da Napoli; se Borghezio avesse evitato i soliti insulti, il suo discorso non avrebbe scatenato le polemiche. E invece ha fatto il più classico dei comizi come i tanti che tiene a Pontida, solo che li può urlare alla sua folla. La differenza che passa tra un politico e un ignorante prestato alla politica è che il primo propone soluzioni, il secondo invita l’Europa a buttare Napoli che l’Europa l’ha fatta.
Insomma, prima l’hanno voluta annettere al Piemonte e ora che l’hanno spogliata di tutto la vogliono staccare dal continente. Siamo seri!
Ecco perchè i Napoletani sono vittime di camorra e politica
Statua di P.E. Imbriani restaurata, ma addio pizzetto. Quanto durerà? Ne siamo certi: poco!
Completato il restauro della statua di Paolo Emilio Imbriani in Piazza Mazzini. Lunedì 9 Maggio, alle ore 10:00, l’inaugurazione dopo il lavoro operato dai tecnici delle Soprintendenze per i Beni Architettonici Paesaggistici e Storici, per il Patrimonio Storico Artistico Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Napoli, grazie all’impegno della Seconda Municipalità. Per anni abbiamo sensibilizzato sulle condizioni indecenti del busto marmoreo dell’ex-sindaco di Napoli rimasto nella storia per aver creato la confusione tutta napoletana tra Via Toledo e Via Roma (leggi la storia), e ci rallegriamo per questo risultato raggiunto. Costi dell’intervento tutti a carico della soceità A&C Network srl, formula in procinto di essere applicata anche alla statua di Dante nell’omonima piazza e ad altri monumenti della città. Ma non è ancora il caso di cantare vittoria perchè la scultura di Piazza Mazzini è da sempre nel mirino di giovani balordi che si divertono a deturparla in ogni maniera e non trova pace da decenni. Siamo certi che la pulizia non durerà molto, ancora convinti che la provocazione inoltrata negli scorsi anni chiedendo lo spostamento della statua in una pizza più “sicura” non sia solo una provocazione ma che la piazza non sia effettivamente adatta, oggi come oggi, ad ospitare un monumento. Lo testimonia il fatto che anche durante il restauro gli “attacchi” si siano ripetuti e nelle ore notturne le “babygang” della zona si siano spesso arrampicate sui ponteggi del cantiere per lanciare oggetti contro i passanti. Lo scorso Marzo i restauratori hanno scoperto che, dopo l’ennesima forzatura dell’ingresso del cantiere, qualcuno aveva danneggiato gravemente il pizzetto di Imbriani mentre colpi senza conseguenze di rilievo erano stati sferrati anche contro il naso e la spalla. E su questi giovinastri sbandati, feroci contro cose e persone, che c’è da fare un grosso e lungo lavoro di “restauro”. Nell’immediato, intanto, è evidente che dopo simili fatti il recupero del monumento avrebbe vita breve senza misure preventive. Dunque, pur non essendo contemplata nel bando la videosorveglianza, pare si sia provveduto a puntare una telecamera sulla statua. E presto, ma forse potrebbe essere già tardi, sorgerà anche una recinzione, anch’essa in origine non prevista, il cui onere è stato preso in carico dalla Seconda Municipalità. Basterà?
da IL MATTINO, i danni alla statua durante il restauro
Angelo Forgione, L’Altroparlante e Enzo Fischetti
con FCS e ARLI per la lotta alle leucemie infantili Sabato 7, evento di beneficenza a Pomigliano D’Arco
In occasione della finale del campionato Regionale di Calcio a 7 “FCS LEAGUE SOCCER” patrocinato dalla Regione Campania, Sabato 7 Maggio dalle ore 18:00 e per tutta la serata, presso la il complesso sportivo “FCS Stadium” di Via Nazionale delle Puglie 159, si svolgerà un importante evento all’insegna della beneficenza e del divertimento organizzato da FCS Project ed A.R.L.I. (Associazione Regionale Leucemie Infantili). Angelo Forgione, il cui Movimento V.A.N.T.O. è sponsor del Real delle Sicilie partecipante al torneo, è onorato di dare il suo contributo accettando l’invito degli organizzatori per lo spazio dedicato alla cultura, e presenterà il libro “Malaunità” parlando di napoletanità. Inoltre, presenti Enzo Fischetti per lo spettacolo e la band “L’Altroparlante” di Gino Magurno per la musica che canteranno “Quelli come te (ma perchè sei tifoso della Juve se sei di Napoli)” e “La storia capovolta“. L’evento sarà seguito dalle telecamere di Telecapri e dai microfoni di Radio Club91, che per l’occasione effettuerà una diretta di tre ore con gli speaker Frank Tellina e Dr. Tranky che intratterranno i presenti e gli ascoltatori con il programma radiofonico “Fatti da Legare”. In programma anche una sfilata di belle ragazze firmata Givova, l’elezione di “Miss FCS Project” e altre esibizioni dal vivo. Ma i veri protagonisti saranno coloro che accorreranno a dare il loro contributo. Per loro l’opportunità di partecipare all’estrazione finale di una crociera MSC per 2 persone e di tanti altri premi messi in palio dai partners commerciali della manifestazione.
Angelo Forgione – Napoli, città antichissima, ricca di storia e di storie, molte dimenticate, tante mistificate. Le tracce di quella che fu una capitale, nonostante alcune cancellazioni, sono in ogni dove, spesso alterate e manipolate.Capita poi che anche gli stessi napoletani, sovente poco consapevoli del prestigioso passato, contribuiscano involontariamente alla cancellazione del proprio blasone. Un caso emblematico, quanto mai interessante, investe lo sport, e più precisamente quell’enorme catalizzatore di attenzione e passione che è il Calcio Napoli, nato nel 1922 come Internaples Foot-Ball Club e poi italianizzato in Associazione Calcio Napoli nel 1926 con l’intento di onorare nello stemma l’identità cittadina e quella capitolina privata circa sessant’anni prima. Ci volle invece poco perché quel nobile intendimento finisse per essere umiliato, ma è opportuno fare chiarezza di narrazione e riannodare i fili del passato che legano il Napoli alla storia di Napoli. In Italia, le maggiori squadre di calcio sono talvolta identificate con una simbologia alternativa a quella degli stemmi ufficiali che portano sulle maglie. La Juventus è la zebra, il Milan è il diavolo, l’Inter è il biscione, la Roma è la lupa e il Napoli è il ciuccio… anzi, ‘o ciucciariello, come si dice dalle parti del Vesuvio. Una simbologia meno marcata rispetto al passato, avendo perso sempre più appeal nell’utilizzo giornalistico con il passare degli anni e con il ritorno ad alti livelli nell’era di De Laurentiis, ma che resta comunque ben viva nella mente dei tifosi di vecchia data. Se la Juventus è zebra per via delle strisce bianconere, se il Milan è il diavolo per l’associazione cromatica, se l’Inter è il biscione perché simbolo dei Visconti di Milano, se la Roma è la lupa per la leggenda di Romolo e Remo, che legame c’è tra il ciuccio e Napoli? Nessuno! In realtà il Napoli è il cavallo, e qui inizia una storia da narrare.
Tutto ha origine nell’Agosto del 1926, quando l’Internazionale Naples Foot-Ball Club di Giorgio Ascarelli, anche detto Internaples, nato da una fusione di due società (Unione Sportiva Internazionale Napoli e Naples Foot-Ball Club) operata nel 1922 e catapultato nella Divisione Nazionale dalla riforma del CONI fascista (che non accetta la separazione tra campionati del Nord e del Sud voluta dalla FIGC milanese-torinese; ndr), cambia denominazione sociale e abbandona l’inglesismo sgradito al regime. Ora il club si chiama Associazione Calcio Napoli, ma la squadra continua un’attività sportiva già avviata quattro anni prima e veste maglie di colore azzurro, cromia legata al mare ma anche ai Borbone di Napoli, della cui Real Casa proprio l’azzurro faceva da sfondo ai simbolici tre gigli capetingi della casata.
Nello stemma della stagione 1926/27, quella della riforma fascista del football italiano, compare un cavallo sfrenato, identificato nel “Corsiero del Sole” da Carlo Celano a fine Seicento. Si tratta del plurisecolare simbolo di Napoli ma anche dell’intero territorio peninsulare del Regno delle Due Sicilie (quello insulare siciliano era simboleggiato dal Triscele o Trinacria). Del resto, i calciatori dell’Internaples erano già soprannominati “i poulains”, i puledri in lingua francese. Il cavallo sfrenato del Napoli è quello scelto in epoca di dominazione sveva come simbolo della città perché allegoria dell’impetuosità del popolo partenopeo. In tempi antichi, non cuore di Napoli, in prossimità del luogo in cui oggi si erge il Duomo, era presente un’imponente statua bronzea raffigurante un cavallo sfrenato. Nel Duecento, Corrado IV di Hohenstaufen fallì più volte la conquista della città a causa della resistenza dei Napoletani trincerati dentro le mura. Aprì un varco sotterraneo superando le linee difensive e costrinse i riluttanti alla resa. Vinse, e volle dimostrare di aver domato un popolo che aveva difeso la propria libertà lasciando un segno indelebile sulla colossale statua del cavallo imbizzarrito. Ordinò che gli fosse messo un morso in bocca in segno di sottomissione. Quel cavallo era diventato allegoria del popolo napoletano recalcitrante, ma alla fine domato.
Il cavallo, sin dal Medioevo e fino all’avvento novecentesco del motore a scoppio, è stato anche un’eccellenza della città di Napoli. La pregiata razza del Cavallo Napolitano, persino migliorata da Carlo di Borbonenella Real Tenuta di Persanocon sangue di stalloni arabi e fattrici orientali (Cavallo Persano), è stata una delle più apprezzaterazze al mondo per eleganza, bellezza e morfologia;tale è rimasta fino al 1874, quando la pregiata razza equina borbonica è stata soppressa per decreto governativo del Regno d’Italia dei Savoia, poco attenti alle eccellenze di un mondo che non gli apparteneva, e per questo andava cancellato. La razza è stata poi ripresa nel primissimo Novecento per esigenze di cavalleria militare. Anche il simbolo del cavallo sfrenato è stato recuperato per la realizzazione dello stemma della Provincia di Napoli, con decreto fascista degli anni Trenta.
Anche in ambito calcistico l’effigie equina ha una sua particolare vicenda. Nel 1926, l’A.C. Napoli si tuffa nell’avventura del suo primo campionato nazionale contro gli squadroni del Nord, anzi il primissimo davvero nazionale della storia, che si dipana tra 17 sconfitte e un misero pareggio, culminando con l’ultima posizione nel proprio girone e un ripescaggio che scongiura la retrocessione. I tifosi entrano subito nella storia del club finendo per segnarla profondamente quando in un bar di ritrovo, il Brasiliano poi Pippone, in Via Santa Brigida, uno sconfortato sostenitore azzurro dell’epoca, Raffaele Riano, urla: «Ma quale cavallo rampante?! Stà squadra nostra me pare ‘o ciuccio ‘e Fechella: trentatre chiaje e ‘a coda fraceta». “Fechella” era il soprannome di Domenico “Mimì” Ascione, un personaggio che, negli anni Venti, vendeva fichi e altri frutti nella zona del Rione Luzzatti, là dove giocava il Napoli, trasportando la merce con un vecchio asino dalla coda in pessime condizioni, tanto carico di acciacchi da essere pieno di piaghe. A quell’espressione rabbiosa e ironica, tipicamente partenopea, fanno seguito le fragorose risate dei presenti, che la suggeriscono alla redazione di un giornale umoristico. Nei giorni seguenti, le edicole di Napoli diffondono l’illustrazione di un asinello incerottato da Emilio Reale, primo presidente azzurro, e con una miserabile coda. Da quel momento, per tutti, il cavallo rampante si trasforma per espressione di popolo in “ciucciariello”.
Non va dimenticato però, oggi più che mai, che quel ciuccio in realtà era in principio un cavallo fiero, elegante e battagliero, proprio come la tifoseria azzurra vorrebbe sempre la propria squadra del cuore. E invece, peruna perverso atto di minorità autodeterminata, un simbolo nobile è scomparso per riaffermarsi nella sua trasformazione più folcloristica, a tal punto da apparire persino sulle maglie del Napoli dell’immenso Rudy Krol nella stagione 1982/83, quando la N divenne il corpo del ciuccio sormontato da una testa orecchiuta.
Dall’arrivo di Maradona in Azzurro, datato 1984, viene adottata una “enne” minimalista racchiusa in un cerchio, poi modificata fino a diventare assai fedele a quella napoleonica, a richiamare chissà quanto volontariamente il periodo francese della città e a comunicare all’Europa calcistica un legame lontano dalle radici della città. Viene da ipotizzare che il presidente degli anni Ottanta, Corrado Ferliano, abbia assecondato un suggerimento della moglie Patrizia Boldoni, grande appassionata della figura dell’Imperatore, a tal punto da mettere insieme una preziosa collezione napoleonica fatta di preziosi oggetti portati in mostra nel 2010 a Napoli. Che sia voluto o casuale, trattasi in ogni caso di un’evidente dicotomia storica che stride con le scelte fatte nel 1926 de Giorgio Ascarelli: Napoleone, attraverso il fratello Giuseppe e il cognato Murat, usurpò il trono del Sud proprio a danno dei Borbone di Napoli nel periodo imperiale francese, prima che il suo crollo e il conseguente Congresso di Vienna riaffermassero il legittimismo in tutt’Europa, sancendo nel meridione d’Italia la restaurazione borbonica. Lo sfrenato cavallo di Napoli, nobile e fiero, è divenuto ben presto uno spelacchiato somarello nell’immaginario popolare. E se è vero che simboli, mascotte e colori delle squadre di calcio comunicano radici e identità del popolo che rappresentano, quelli del Napoli sono arrivati a noi distorti e confusi, come un po’ tutta la memoria storica partenopea da recuperare.
una moneta napoleonica e lo stemma della Società Sportiva Calcio Napoli
Anche i Sindacati dei lavoratori strumento
di propaganda risorgimentale
Cari Bonanni, Angeletti e Camusso, Voi che eravate a Marsala a fare propaganda risorgimentale (ci mancavate solo Voi), perchè non avete ricordato le prime vittime operaie fatte dai piemontesi a Portici nel 1863? Non possiamo credere che, visto il ruolo che ricoprite, non conosciate quel luttuoso avvenimento che fu il primo della storia d’Italia e vi allineiate ai politici italiani che fuori Montecitorio vengono incastrati da “Le Iene” con la loro completa ignoranza sul contesto storico del 17 Marzo 1861.
Del resto, ricordiamo Bonanni a “Ballarò” qualche anno fa esprimere una certa conoscenza della verità storica dei fatti risorgimentali. Avete “scelto” proprio il luogo simbolo dell’invasione senza dichiarazione di guerra di chi arrivò a togliere il lavoro al sud, e non solo quello, per “denunciarne” la mancanza e parlare di unità nazionale. A testimonianza del lavaggio del cervello di questo umiliato meridione, il fatto che nessuno vi abbia fischiato. E intanto a Torino bruciavano le bandiere dei Vostri sindacati. Mai 1° Maggio fu più triste e più utile per riflettere. Ma bisogna avere una coscienza per capirlo. Cordiali saluti.
Angelo Forgione
a 2:11, Raffele Bonanni a Ballarò snocciola nozioni di vera storia d’Italia