Il Piano di Gestione UNESCO… finalmente!!!

Il Piano di Gestione UNESCO… finalmente!!!

FINALMENTE! Almeno per il momento mi limito a sospirare.
Da stamattina il Comune di Napoli pubblica sul sito ufficiale la bozza di sintesi del Piano di Gestione da presentare in forma definitiva all’UNESCO entro Febbraio 2011 onde evitare l’esclusione dalla “World heritage List, la lista dei siti patrimoni dell’Umanità.

vai al sito del Comune di Napoli

Da oggi prendono di fatto il via  le consultazioni pubbliche per la redazione conclusiva del Piano di Gestione del preziosissimo Centro Storico di Napoli. Il Comune di Napoli, che è unico soggetto indicato dall’UNESCO per la stesura dell’importante documento, intende coinvolgere la società civile invitandola a leggere la bozza provvisoria e a proporre suggerimenti.
Mi rallegro per questa notizia ufficiale e per la pubblicazione dei quattro incontri con la cittadinanza consultabili sul sito del Comune.
Ricordo infatti di aver seguito la questione e denunciato il lungo silenzio del Comune al cospetto dell’UNESCO che da anni richiede il fondamentale documento programmatico.
Il Movimento V.A.N.T.O., insieme al Comitato Civico di Portosalvo, è stato tra i più attive nel sollecitare l’ente comunale a provvedere a quanto dovuto, anche con un sit-in a Palazzo San Giacomo lo scorso 24 Settembre, a cui il sottoscritto fece seguire la redazione di una pagina wikipedia sull’argomento con tanto di foto della targa UNESCO scattata in Piazza del Gesù.

vai alla pagina wikipedia del centro storico di Napoli

In extremis, dunque, sembra che si possa scongiurare un ulteriore schiaffo alla città. Tuttavia mi riservo di leggere attentamente la bozza pubblicata del Piano di Gestione e di esprimerne giudizio e valutazione, nonchè eventuali suggerimenti qualora ne dovessero sorgere.

È bene precisare che il Piano di Gestione è necessario per “mettere a sistema” tutti i servizi utili a migliorare l”organizzazione dell’area Unesco del centro storico di Napoli nel quale è racchiuso l’intero patrimonio monumentale della città dichiarato “Patrimonio dell’Umanità” nel lontano 1995 con motivazioni lusinghiere che confermano l’importanza primaria della città nella costruzione storica e sociale d’Europa.
Pertanto non saranno risparmiate critiche se necessarie e ci confronteremo con le altre associazioni perchè, sia ben chiaro, non basta scrivere un documento ma è fondamentale farlo con dovizia di intenti e misure opportune da attuare per arrestare il degrado del bellissimo quanto “decadente” centro storico che tutto il mondo ci invidia
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Angelo Forgione
Movimento V.A.N.T.O.
(Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio)
Responsabile per la città di Napoli del Parlamento del Sud

vai all’articolo su napoli.com

Sabato 18, corteo di protesta per la situazione rifiuti

Sabato 18, corteo di protesta per la situazione rifiuti

Sabato 18, il Movimento V.A.N.T.O. prenderà parte al corteo di protesta per la situazione rifiuti che partirà da Piazza dei Martiri (e che si unirà all’altro corteo proveniente da Piazza del Gesù).

Sarà un Natale in tono minore per una città ferita a morte dalla crisi rifiuti; alberghi vuoti e prenotazioni cancellate in una Napoli senza luminarie che ha sempre avuto nel periodo natalizio la propria stagione turistica d’oro.
La dignità dei cittadini è stata calpestata, privata della minima decenza e della normalità che è un diritto di ogni comunità che si ritenga civile.
Non è più il tempo di stare a guardare. I cittadini napoletani e campani hanno il dovere di scendere in piazza e far sentire la propria voce.

Sono invitate tutte le associazioni e i movimenti civici.

Vi aspettiamo!

NAPOLI – SABATO 18.12.2010 ore 16
MANIFESTAZIONI REGIONALI PER LA CORRETTA GESTIONE DEI RIFIUTI
Due manifestazioni di protesta pubblica di tutti i cittadini per la tragica situazione dei rifiuti che confluiranno in piazza del Plebiscito.

per la manifestazione da PIAZZA DEI MARTIRI
Incontro alle 16.00 per marciare tutti UNITI lungo Via Chiaia fino ad arrivare in P.za Plebiscito

per la manifestazione da PIAZZA DEL GESU’
Incontro alle 16.00 per raggiungere Piazza del Plebiscito passando per Piazza Matteotti, Piazza municipio, San Carlo.

CARATTERISTICHE PRINCIPALI
Denuncia corale, pacifica, apartitica, educativa e fortemente propositiva.

PARTECIPAZIONE

  • I cittadini di Napoli senza distinzione alcuna, vittime dell’attuale gestione dei rifiuti.
  • Gli abitanti di tutta la provincia, di Terzigno, Chiaiano, Giugliano, Acerra, Ponticelli, Pianura e più in generale dell’intera Campania, così duramente sconvolti con i loro territori da una politica dissennata e assente
  • Le associazioni, i movimenti, le categorie, i gruppi, che si riconoscono nel programma della manifestazione e che intendano allearsi per il raggiungimento degli obiettivi.

ESCLUSIONE

  • Partiti politici.

MISSIONE e SCOPI PRINCIPALI DELLA PROTESTA

  • Indignazione per il danno alla salute arrecato ai cittadini e alle generazioni future e per il degradante stato della città e della provincia ridotte a discarica a cielo aperto.
  • Denuncia dell’ingiusto carico tributario della tassa sui rifiuti corrispondente nei fatti ad un servizio non reso.
  • Riscatto dei napoletani agli occhi dell’Italia e del mondo, vittime e non artefici del degrado ambientale, ben disposti alla differenziata ma impossibilitati al farla.
  • Sostenere la protesta esemplare di Terzino, Giugliano, Pianura, Acerra, Ponticelli… a difesa del proprio territorio perché non sia isolata ma che valga, invece, a titolo di esempio per tutti.

 

TEMI PROPOSITIVI DELLA MANIFESTAZIONE

  • Raccolta differenziata obbligatoria e sanzionabile subito, con separazione dell’umido dall’indifferenziato e dai materiali riciclabili quali vetro, plastica, alluminio, cartone, carta, etc.
  • Impianti specifici per il compostaggio, per il trattamento della parte umida per la sua trasformazione naturale in concime.
  • Impianti sul modello “Vedelago”, per il trattamento del residuo indifferenziato secco, nel quale subisce un trattamento non inquinante di riduzione, estrusione e granulazione che lo converte in polvere granulosa, una “materia prima seconda”, cioè materiale a basso costo impiegato nell’industria plastica di stampaggio e in edilizia.
  • Educazione diffusa e capillare per tutta la popolazione alla corretta procedura da seguire.
  • Massima trasparenza sulle somme di danaro pubblico disponibili e/o da stanziare. Partecipazione alle scelte principali perché non siano appannaggio di lobby affaristiche dannose per gli interessi di cittadini.
  • Istituzione di un osservatorio permanente di controllo delle fasi del ciclo dei rifiuti ma, anche, di ricerca e di confronto tra i futuri sistemi di smaltimento e recupero dei rifiuti per efficienza, per costo e per effetti sulla salute.
  • Il CONAI ed i consorzi nati per favorire il riciclo dei materie prime non devono in nessun caso e per legge, rifornire di materiale gli inceneritori ed i termovalorizzatori esistenti sul territorio nazionale.
  • Vere bonifiche ambientali delle aree inquinate con un programma serio e con controlli periodici della sua attuazione.

Il panettone? Meglio se Napoletano!

Il panettone? Meglio se Napoletano!

L’industria del nord trae profitto dal mercato meridionale. E questo sarebbe il sud palla al piede?
Nell’articolo scritto per napoli.com è illustrata la dinamica perversa che impone prodotti industriali di minore qualità (anche se di minor prezzo) a tutto vantaggio del settentrione “opulento”.
Ma Napoli resiste con le sue peculiarità secolari capaci di ottimizzare anche ciò che non è propriamente partenopeo, e non è un caso che i prodotti per l’esportazione vengano marchiati “Napoli” (con tanto di N napoleonica che tanto ricorda il logo del calcio Napoli), città tanto bistrattata quanto buona per remunerative “operazioni commerciali”.

Quest’anno, a Natale, comprate cassate o struffoli, ma anche Panettoni artigianali napoletani che sono decisamente i migliori. Comprate Sud!

di Angelo Forgione per napoli.com (vai al sito)

L’arte della panificazione è patrimonio campano da sempre. È per questo che, se il panettone milanese esce dalla catena industriale e diventa artigianale, il migliore è proprio quello che si produce dalle nostre parti e non al nord.
Il panettone artigianale, nelle migliori pasticcerie di Napoli e della regione, va a ruba, e sono soldi spesi davvero bene visti i tanti riconoscimenti ottenuti negli scorsi anni dalle varie giurie specializzate, Gambero Rosso compreso.
Il panettone nasce a Milano intorno alla fine del quattrocento e si diffonde al nord a partire dal Piemonte che ne crea una variante più bassa e larga. Non viene mai abbracciato dalla tradizione natalizia meridionale fin quando, con la crescita industriale settentrionale del periodo post-bellico, il nascente mercato ne “impone” il consumo anche al sud che però ha le sue pecurialità talmente precise da trasformare in meglio qualsiasi cosa possa deliziare il palato. L’artigiano pasticciere campano ha migliorato anche il panettone applicando l’esperienza della lievitazione tipica del territorio napoletano.
Non poteva essere altrimenti in una città come Napoli che ha saputo fare cultura gastronomica a volte con invenzioni, altre con intuizioni e ancora con interpretazioni, riecheggiando poi nel mondo intero con le sue leccornie. Come in ogni campo culturale, anche quello culinario ha beneficiato degli intrecci delle corti europee del settecento e ottocento che coinvolgevano anche quella napoletana. Tutte le novità passavano per l’antica capitale delle Due Sicilie che seppe filtrare il meglio e rioffrirlo al mondo con il proprio tocco magico.
Basti l’esempio del caffè che viaggiò dalla Turchia fino a Vienna e arrivò infine a Napoli attraverso la regina Maria Carolina d’Asburgo Lorena che non volle rinunciarvi nelle sua vita partenopea, e Napoli l’ha poi offerto al mondo a modo suo, nella reinterpretazione di tostatura più apprezzata.
Anche il babà non è un dolce napoletano bensì polacco, inventato alla corte di Stanislao Leszczynsky. I polacchi l’hanno dimenticato, mentre i Borbone lo trovarono buonissimo e i pasticcieri di casa nostra lo reinterpretarono facendone un pilasto della pasticceria napoletana.
E come non citare il piatto principe della nostra terra? Non c’è nessuna certezza che la prima pizza sia Napoletana, ma con i Borbone si attuò nel 700, attorno a Caserta, un’incredibile rivoluzione agricola madre della dieta mediterranea che ha poi codificato la vera pizza con il condimento del pomodoro e della mozzarella, offrendo al mondo il vero cibo globale.
È questa l’incredibile capacità di Napoli di assorbire quel che viene da fuori, rielaborarlo e farlo apparire proprio perché più buono.
E il panettone a Napoli, manco a dirlo, è diventato più buono grazie al lievito madre al posto del lievito di birra. L’impasto a base di acqua e farina viene preparato 10 giorni prima della cottura e fatto lievitare quindi per lungo tempo. Per ottenere un panettone di qualità occorrono tre lievitazioni che si aggiungono a quella iniziale, per 14 ore totali ad ogni fornata. Chi lo prepara così fa dimenticare il prodotto industriale che ingrossa le tasche degli industriali del nord.
È da questo che trae forza il settore gastronomico locale che, per vastità, qualità e bontà, ha eguali solo in Sicilia, non a caso terra gemella fino al 1860. Il brand “Napoli” funziona di più all’estero anche su prodotti come lo stesso panettone che un’importante  azienda come la Perugina esporta negli altri paesi targandolo “Napoli” (foto in basso) e non “Milano”.
Nello scenario decadente della città degli ultimi decenni, il settore gastronomico è forse la forza propulsiva a cui si aggrappa una certa economia locale “minore” poggiata su chi sa fare bene il proprio lavoro contrapposto a chi invece cerca solo reddito e profitto senza esigenza di eccellere. Un problema mai affrontato dalle politiche nazionali che invece potrebbero aprire scenari importanti per il meridione se solo ci fosse maggiore equilibrio tra la distribuzione industriale e quella artigianale. Pensiamo per esempio alla mozzarella che nei banconi dei supermercati del sud esiste di ogni marca e colore (nel vero senso della parola) mentre in quelli del nord è raro poter avere il privilegio di trovare quella di bufala campana. Tutto ciò sottolinea una certa imposizione del mercato a favore del nord che spesso lamenta il parassitismo del sud quando invece trae profitto dall’esportazione industriale nel meridione. Uno studio di economisti per conto di Unicredit banca spiega come Campania, Puglia, Calabria e Basilicata abbiano una forte propensione all’importazione di beni da altre aree del Paese.
Un trend che potrebbe essere parzialmente arginato col consumo, natalizio e non, di dolci artigianali della nostra tradizione, evitando prodotti industriali di usanze imposte. Ma se proprio al panettone non si vuol rinunciare, che lo si comperi in qualche buona pasticceria delle nostre dove è anche decisamente più buono. Garantito!


 

Napoli ultima per qualità della vita? Ma facìteme ‘o piacere!

Napoli ultima per qualità della vita? Ma facìteme ‘o piacere!
di Angelo Forgione

Il Sole 24 Ore, come ogni anno, ha pubblicato le statistiche del 2010 sulla qualità della vita in Italia secondo le quali Napoli è inchiodata all’ultimissimo posto, chiaramente penalizzata dalla situazione igienica che ha peggiorato la già poco felice posizione degli scorsi anni.
Ho sempre avuto un mio personale pensiero su questo cimento della testata che tiene in considerazione dati reali ma ne tralascia molti altri non riducibili a freddi numeri. È verissimo, a Napoli si vive male per moltissimi aspetti, ma per altri si vive bene, decisamente meglio che altrove. E sono questi ultimi aspetti non quantizzabili dietro una statistica a rendere il Napoletano che emigra il più nostalgico dei nostalgici. E a rendere chi come me, che ho scelto di restare, comunque felice e orgoglioso… nonostante l’immondizia che pure addolora, nonostante l’Unesco che minaccia di depennarci dalla lista dei siti patrimoni dell’umanità, cosa che angoscia fin troppo, e nonostante la malavita che condiziona ogni nostro intento.
Per fortuna, in mio soccorso è arrivato lo scrittore Erri De Luca, napoletano come me, ma emigrato. E con le sue parole ha espresso esattamente il mio pensiero.
L’idea di essere il solo a pensarla così mi rendeva “muto”, ma ora so che siamo in due e quindi “parlo” tramite il pensiero di De Luca. E magari poi saremo in tre, quattro, cinque…
Io ho deciso di restare, perchè sono fiero della mia storia, del mio sangue, e di ciò che Napoli ha dato al mondo contribuendo alla fondazione della cultura Europea in ogni campo. E perchè so che Napoli è una donna stuprata da una storia minore.
Ho deciso di restare, ma non con le mani in mano.

Una falsa classifica
di Erri De Luca

Il Sole 24 ore pubblica una statistica sulla qualità della vita secondo la quale Napoli è all’ultimo posto. Ignoro i criteri di valutazione ma dubito che siano adeguati allo scopo. C’è qualità di vita in una città che vive anche di notte, con bar, negozi, locali aperti e frequentati, a differenza di molte città che alle nove di sera sono deserte senza coprifuoco. Considero qualità della vita poter mangiare ovunque cose squisite e semplici a prezzi bassi, che altrove sarebbero irreali. Considero qualità della vita il mare che si aggira nella stanza del golfo tra Capri, Sorrento e Posillipo. Considero qualità della vita il vento che spazza il golfo dai quattro punti cardinali e fa l’aria leggera. Considero qualità della vita l’eccellenza del caffè napoletano e della pizza. Considero qualità di vita la cortesia e il sorriso entrando in un negozio, la musica per strada.  Considero qualità della vita la storia che affiora dappertutto. Considero qualità della vita la geografia che consola a prima vista, e considero qualità della vita l’ironia diffusa che permette di accogliere queste graduatorie con un “Ma faciteme ‘o piacere”.
Per consiglio, nelle prossime statistiche eliminate Napoli, è troppo fuori scala, esagerata, per poterla misurare.


COMUNICATO STAMPA / provocazioni e offese dalla Romania

COMUNICATO STAMPA
Provocazioni e offese dalla Romania in vista di Napoli-Steaua.
Napoli non ci caschi! 

 

Le dichiarazioni del Presidente della Steaua Bucarest Becali (“se fossi un tifoso della Steaua non andrei a Napoli. Gli italiani hanno tanto odio verso i rumeni e potranno esserci sangue e scontri”) e del calciatore Gardoş (a Napoli non sono ospitali e spero che i nostri tifosi non ci seguano in questa trasferta per la loro sicurezza”) non sono altro che un vergognoso attacco verbale che nasconde la volontà di innervosire il Napoli in campo e provocare i Napoletani fuori.
Una trappola in cui nessuno deve cadere, dimostrando la superiorità del popolo Napoletano di fronte a certe provocazioni e al cospetto di quell’Europa di cui Napoli è fondatrice nella sua cultura.

Ricordiamo a Becali e Gardoş che nella gara d’andata, dopo il clima di festa della vigilia, furono alcuni violenti rumeni ad aggredire una decina di tifosi del Napoli che si stavano dirigendo verso gli ingressi del settore ospiti dello stadio Ghencea di Bucarest. La polizia rumena bloccò in stato di fermo 14 supporters dello Steaua, colpevoli anche di creare un clima di tensione che si riverberò all’interno dello stadio.

Pertanto si rispediscono ai mittenti le provocazioni e le offese gratuite verso una comunità Napoletana che merita comunque rispetto, quel rispetto già inesistente all’interno dei confini nazionali e ora mancante sempre più anche all’estero (vedi Liverpool).

Napoli, da par suo, dimostri superiorità e riversi orgoglio ed energie nella risoluzione degli umilianti problemi sociali che stanno fornendo alla comunità internazionale motivo per luoghi comuni disgustosiAl resto ci pensi il Napoli in campo.

Tu sì “NA” cosa grande

TU SI’ “NA” COSA GRANDE / Napoli-Palermo 1-0

Da buon “cantore” delle gesta del Napoli, non potevo non dedicare un piccolo “componimento” all’esplosione del San Paolo giunta al culmine del derby delle Due Sicilie contro il Palermo.

Il cronometro di Mazzarri colpisce ancora. Napoli infinito che all’ultimo assalto innesca con Maggio il boato del San Paolo nel derby delle Due Sicilie contro il Palermo. E tutto trema.

Angelo Forgione

guarda il videoclip

ECCO PERCHÈ I NOSTRI MONUMENTI CADONO A PEZZI

ECCO PERCHÈ I NOSTRI MONUMENTI CADONO A PEZZI

A metà Ottobre V.A.N.T.O. denuncia il danneggiamento della statua di Alfonso d’Aragona sulla facciata di Palazzo Reale.
Dopo un mese e mezzo di chissà quali giri del carteggio, la Soprintendenza regionale indica al Ministro Bondi che la segnalazione di V.A.N.T.O. è relativa al Palazzo Reale di Napoli e non alla Reggia di Caserta!
Congratulazioni Sig. Ministro Bondi e Ministero tutto.

 

L’appartenenza agli emblemi e alla nomenclatura della nostra storia

L’appartenenza agli emblemi e alla nomenclatura della nostra storia

La “Real delle Sicilie” è il primo team iscritto al campionato regionale di Calcio a 7 che scenderà in campo con il logo di V.A.N.T.O.
La “fusione” storico-calcistica portata avanti dal movimento sta trasferendo ai giovani di Napoli l’appartenenza agli emblemi e alla nomenclatura della nostra storia, ed è un gran risultato sotto il profilo di un riscatto futuro auspicato.
Un plauso a Stefano Conte, responsabile area marketing “FCS Project”, per la bella iniziativa spontanea e priva di lucro.

La “Real delle Sicilie” parteciperà ai campionati del circuito FCS. Quest’anno si prepara ad affrontare la VI Edizione FCS LEAGUE SOCCER che è il campionato regionale di Calcio a 7 ACSI (Associazione centri sportivi italiani) che si disputa nell’impianto sportivo FCS STADIUM a Pomigliano d’Arco (Na).

Il campionato, che prenderà il via il 20 Dicembre, si avvarrà del patrocinio della REGIONE CAMPANIA e di numerosi partner commerciali, tra cui la GIVOVA, che ne è fornitore Ufficiale dell’abbigliamento tecnico.

www.fcsclub.it

www.facebook.com/group.php?gid=106290760402

www.facebook.com/pages/FCS-LEAGUE-SOCCER/338247049283

www.facebook.com/group.php?gid=149880605025608

www.youtube.com/user/fcsproject?feature=mhum

www.megavideo.com/?v=RHR8OU04

San Giovanni a Carbonara: piove sull’arte sacra mentre l’Unesco…

COMUNICATO STAMPA
IL “NUOVO MEDIOEVO” DI NAPOLI, piove sull’arte sacra mentre l’Unesco…

Il Movimento V.A.N.T.O. esprime il più totale sdegno per le condizioni dell’intero patrimonio monumentale di una città senza una guida, motivo per cui, crisi rifiuti e tagli del governo alla cultura a parte, l’unica vera risorsa della città, ovvero il turismo, è defunta. I pacchetti turistici natalizi non si piazzano e quelli già venduti sono in disdetta.
C’è ora da trattenere il fiato per le decisioni dell’Unesco di Febbraio visto che del “Piano di Gestione” non c’è al momento alcuna traccia, e nessuna risposta o rassicurazione convincente è mai arrivata dal Comune di Napoli dopo la nostra protesta all’ingresso di Palazzo San Giacomo del 24 Settembre scorso, ovvero due mesi or sono.
Napoli e provincia sono in ginocchio e non è esagerato ormai parlare di “nuovo medioevo” per la maniera con la quale si sta distruggendo una città che solo 150 anni fa era la capitale culturale del continente.

Fra tre mesi l’UNESCO potrebbe cancellare Napoli dalla World Heritage List dei siti patrimoni dell’umanità. In questo scenario, i monumenti di Napoli sono sempre più nel degrado perchè senza tutela.
Un nuovo allarme riguarda la splendida chiesa di San Giovanni a Carbonara, una delle più belle, antiche e ricche di storia della città, che ha evidenziato in questi giorni di incessanti piogge delle problematiche piuttosto serie e preoccupanti. La chiesa è soggetta ad infiltrazioni d’acqua in vari punti che mettono a repentaglio le decine d’opere d’arte presenti.

Lo segnalazione arriva dal giornalista Alvaro Mirabelli della rivista Chiaiamagazine, supportato dal Comitato Civico di Portosalvo e dal Movimento V.A.N.T.O.

Un po’ dappertutto sono evidenti delle ampie macchie di umidità e rivoli d’acqua. Grosso rischio lo corre “la Crocifissione”, preziosa opera del maestro del cinquecento Giorgio Vasari, allievo di Michelangelo, accanto alla quale scorre pericolosamente acqua. Infiltrazioni anche dal soffitto dell’altare della purificazione ma basta approssimarsi alla “Cappella Caracciolo del Sole” per notare che manca da ben tre anni una lastra di vetro dai finestron. Da li penetra nella struttura non solo acqua ma anche umidità e vento che minacciano gli affreschi di Perinetto da Benevento e Leonardo da Besozzo.

Ecco le tristi testimonianze fotografiche.


Emergenza patrimonio. Philippe Daverio: “Lo Stato ha fallito, più bravi i Borbone”

Mentre le celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia sono sempre più silenziose, decisamente fragorose e sempre più frequenti sono le bombe lanciate da autorevoli personaggi della cultura che stanno pian piano abbattendo il muro della retorica risorgimentale, riattribuendo i giusti meriti al sud pre-unitario e alla dinastia borbonica che lo condusse ai vertici del prestigio internazionale.

Sotto il profilo economico-industriale bastano i saggi di Paolo Malanima, direttore dell’Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo del CNR e Vittorio Daniele dell’Università “Magna Græcia” di Catanzaro, e quello di Stefano Fenoaltea e Carlo Ciccarelli della Banca d’Italia per dimostrare che il sud non era affatto sottosviluppato rispetto al nord.
Ormai i grandi personaggi della cultura sono sempre più soliti nell’amplificare ciò che noi meridionalisti professiamo e facciamo oggetto della nostra battaglia culturale mai fumosa e poggiata, appunto, su cultura e studi in quanto consapevoli di essere “semplici” divulgatori di verità sotterrate.

Dopo l’amplificazione della legge borbonica sull’introduzione pionieristica della raccolta differenziata portata alla ribalta nazionale da Roberto Saviano, sulle pagine de “IL MATTINO” di Napoli del 1 Dicembre 2010 è il turno di Philippe Daverio, apprezzato e stimato critico d’arte e docente universitario, che decreta il fallimento della tutela del patrimonio artistico in Italia e la superiorità e l’efficienza delle Due Sicilie rispetto alla moderna nazione italica: «La tutela del patrimonio in Italia è un fallimento. Lo Stato ha fallito e l’Italia si è dimostrata meno capace di quanto fecero i Borbone nelle Due Sicilie che era un grande Stato».

Philippe Daverio sta per lanciare “Save Italy”, un progetto per portare all’attenzione dell’intera comunità internazionale il caso Italia e chiedere l’intervento di tutti per far qualcosa di utile alla salvaguardia del nostro impareggiabile patrimonio.
Del resto era stato proprio lui ad avallare la mia video-denuncia “Il ponte sullo Stretto che ammazza la cultura” ammonendo così: «In Italia viene ritenuto prioritario il ponte sullo Stretto di Messina. Vuol dire anche che per realizzare il ponte non si salva la Reggia di Caserta».

E significativo è, in chiave risorgimentale, un passaggio di una sua dichiarazione su “LA STAMPA” di Torino del 12 Dicembre 2009 in cui, pur valorizzando il patrimonio culturale torinese, Daverio trovò comunque il modo per dire ai piemontesi tra le righe che sono invasori: «il Piemonte non è Italia. Torino è la capitale di uno stato che ha conquistato l’Italia senza farne parte». Così confermando che il Risorgimento non fu un moto di unione ma una guerra senza dichiarazione, un’annessione del sud, unica parte del paese davvero indipendente e italiana, da parte di un nord sabaudo filo-francese (e inglese), quindi straniero.