Messaggio di ringraziamento a Riccardo Muti

Messaggio di ringraziamento a Riccardo Muti

Illustrissimo Maestro Muti,

desidero esprimerLe il mio ringraziamento per tutto quello che ha fatto per la cultura Napoletana in questi cinque anni salisburghesi passati sotto silenzio italiano.
Mi piacerebbe che portasse i ringraziamenti dei Napoletani innamorati e consapevoli della loro storia, come Lei, agli organizzatori del “Festival di Pentecose” e agli austriaci che, oggi come 200 anni or sono, rispettano la cultura napoletana come non fa l’Italia.
Altresì, Le sono infinitamente grato per aver recuperato gli spartiti di musica sacra del convento dei Girolamini e quelli operistici del conservatorio di San Pietro a Majella, facendone trascrizione e trasferendo tutto ai giorni nostri, evitando così che tale patrimonio restasse nascosto.
C’è da augurarsi che nuovi impulsi giungano almeno dalla stessa Napoli in un futuro non troppo lontano.
A Piazza del Plebiscito, tra i due monumenti equestri borbonici, esiste uno schermo a scomparsa telescopica creato proprio per offrire alla cittadinanza gli spettacoli del San Carlo. Magari potessero essere proiettati simili capolavori invece di tenerlo in “stand-by perpetuo” sotto la pavimentazione (video).
Con infinita riconoscenza e stima.
s
Angelo Forgione
Movimento V.A.N.T.O.
(Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio)

Muti: «Riscoperti i Napoletani per omaggiare Mozart»

Muti: «Riscoperti i Napoletani per omaggiare Mozart»
«l’Europa rispetta Napoli, l’Italia se ne dimentica»

di Angelo Forgione

Pubblico in delirio e quindici minuti di standing ovation lo scorso fine settimana alla “Haus fur Mozart” di Salisburgo, città natale di Mozart, per Riccardo Muti a conclusione del suo progetto dedicato al “Settecento napoletano” nell’ambito del “Festival di Pentecoste” ruotato intorno a Napoli e alla cultura musicale espressa dalla città regina d’Europa per più di un secolo. In Austria, Muti ha trionfato negli ultimi cinque anni riportando alla luce i capolavori sconosciuti della grande scuola napoletana e della cultura partenopea “nascosti” presso il convento dei Girolamini e il conservatorio di San Pietro a Majella.

«Troppo spesso – ha detto Muti – Napoli fa parlare più per le sue disgrazie che per le sue qualità». A nome dei napoletani, il maestro ha ringraziato Salisburgo e il Festival di Pentecoste per l’occasione offertagli. «Per cinque meravigliosi anni, insieme alla Lange & Sohne, hanno prodotto opere e concerti facendo sì che si avverasse un sogno: far conoscere al mondo autori della scuola napoletana come Cimarosa, Paisiello, Traetta, Jommelli, Porpora, Mercadante, Hasse, senza i quali il genio di Mozart non sarebbe stato lo stesso. Avrebbe dovuto farlo l’Italia, ma non l’ha fatto. Tutto questo in una città come Napoli dovrebbe essere la normalità. Ovunque la città parla di questi capolavori, ci sono le chiese dove tanta musica sacra è nata, ci sono oggi le biblioteche musicali, al Conservatorio di San Pietro a Majella e ai Girolamini. E poi il San Carlo, il più bel teatro del mondo oltre che il più antico, così glorioso, il teatro dove è nato il fondamento dell’opera di Mozart. Luoghi che il mondo ci invidia e che noi, presi da problemi certo urgenti di vivibilità e sopravvivenza civile, spesso dimentichiamo».

Lo scorso anno, per sottolineare volutamente il debito che il giovane Mozart ha verso la scuola napoletana, accanto al napoletano Jommelli Muti pose proprio il salisburghese Mozart. «Sarebbe stato ugualmente il Genio che la Natura ha creato – dice il Maestro – ma diverso senza il contatto con la scuola napoletana. L’aver contrapposto la Betulia liberata di Mozart a quella di Jommelli indicò non solo le diversità ma soprattutto i punti di contatto. Il sovrintendente Flimm, dopo aver sentito “Il ritorno di Calandrino” di Cimarosa, mi disse: “Adesso capisco che Mozart non è piovuto dal cielo”».

Il patrimonio musicale del Settecento napoletano è stato dimenticato colpevolmente perché poi offuscato dal melodramma ottocentesco dell’opera risorgimentale di Giuseppe Verdi. 
«Il trionfo dell’opera popolare verdiana ha eliminato le radici napoletane dell’opera, fondamentali per la musica non solo italiana ma europea. La dimensione delle arie di Jommelli e l’uso del coro sono elementi illuminanti di un ingegno musicale che, pur non possedendo la genialità di Mozart, ebbe un influsso determinante nella musica del suo tempo».

Due parole Muti le spende per il conservatorio di San Pietro a Majella: «Il Conservatorio di Napoli –  spiega il Maestro – è uno degli istituti di formazione musicale più antichi del mondo. Il primo direttore fu Giovanni Paisiello (anche autore dell’inno nazionale delle Due Sicilie) che riunì in un unico istituto, a Napoli, quattro collegi di grande importanza per l’intera Europa. In questi collegi operavano insegnanti, studenti e cantanti di altissimo livello, basti pensare a Farinelli, nonché importanti compositori tra qui Porpora, Jommelli, Leo, Piccinni, Traetta, Scarlatti e Pergolesi. La Scuola Napoletana fu una vera sorgente musicale per tutta l’Europa».

Da Napoletano fiero della sua storia, Muti ha inquadrato il progetto nel contesto storico spesso dimenticato. «La cultura musicale Napoletana si inserisce nel quadro del rapporto tra Napoli e Vienna, tra Regno delle Due Sicilie e impero austriaco che era connotato da rapporti culturali di primaria importanza non solo attraverso la musica. L’Austria si è proposta, e questo parla da se, dimostrandosi più rispettosa del suo e del nostro passato, della sua e della nostra cultura, di quanto non faccia l’Italia che è sempre troppo lenta a rispondere alle proprie esigenze culturali. Oggi come allora, gli austriaci si sono dimostrati molto aperti e rispettosi della cultura Napoletana».

Muti, che auspica un interessamento del nuovo sindaco di Napoli per far rivivere quello scrigno di tesori che è la città partenopea, a conclusione della sua avventura austriaca ha ricevuto un messaggio da Luigi De Magistris che si è dichiarato al suo fianco per far rinascere la cultura napoletana.

Salisburgo, in visibilio, ha ricambiato la riconoscenza del Maestro urlando “Grazie Muti”. Che presto lo faccia anche Napoli e l’Italia intera.

Risposta ad Aldo Cazzullo su De Laurentiis e il Sud

Risposta ad Aldo Cazzullo su De Laurentiis e il Sud
“il Presidente che fa paura non è un Bossi”

L’avevamo detto, le frasi revisioniste di De Laurentiis avrebbero innescato una reazione a catena. Anche Aldo Cazzullo, noto giornalista piemontese, ha ritenuto di dover dire la sua in merito alle affermazioni su Garibaldi di Aurelio De Laurentiis. Lo ha fatto sul Corriere della Sera (in basso) su cui oggi ha scritto: “Se alla loro schiera si aggiunge pure Aurelio De Laurentiis, allora è davvero riduttivo parlare di neoborbonici. È una vera e propria Lega del Sud quella che sta per nascere”.

Rispondo a Cazzullo…

Ma quale Bossi del Sud? Ma quale invettiva antinordista? Caro Cazzullo, ma perchè Lei e chi la pensa come come Lei volete per forza dare ai revisionisti i connotati dei leghisti? Ma non vi sfiora proprio il pensiero che ai meridionali brucia sulla pelle il fatto che il Presidente della Repubblica vada a festeggiare Vittorio Emanuele II al Pantheon il 17 Marzo, di fatto un aguzzino, mistificando il concetto di unità e cancellando dalla storia la memoria di centinaia di migliaia di seviziati, fucilati, dati alle fiamme, deportati e lasciati morire al freddo del nord mentre nel loro caldo e “infiammato” sud vigeva quell’occupazione militare che vi ostinate a definire “risorgimento”? Se proprio non vogliamo capirci su un Sud che non era di certo inferiore al nord all’epoca e “diversamente” strutturato, almeno conveniamo su quest’aspetto drammatico. Voi, quei dieci anni di persecuzione li definite “sacrificio necessario”, noi invece eccidio. L’italia ricorda le foibe perchè barbarie slava, le fosse ardeatine perchè barbarie nazista e poi “cancella” l’eccidio del sud perchè barbarie italiana (video in basso). È questa l’unità di cui ci parlate?
Lasci perdere De Laurentiis, dia retta a me, anche lui non ha nessuna velleità secessionista. Se si sente infastidito dalle sua punzecchiate al Nord non riconduca tutto ad una rivincita del meridionalismo applicato al calcio; in fondo anche mister Mazzarri ha più volte detto che i fucili dei nemici sono puntati sul Napoli. Anche Mazzarri allora è un secessionista? Suvvia!
Ora è il “nostro” presidente a punzecchiare il nord? Eppure sono i giornali della sua zona di pertinenza a sentenziare su latitanti a bordocampo e imminenti retrocessioni del Napoli piuttosto che emittenti televisive nazionali a sdoganare le opinioni razziste di bergamaschi per strada che dichiarano ai microfoni “noi non siamo napoletani”. Il nord impari a rispettare la cultura ma anche la sofferenza di Napoli e poi dopo potrà chiedere che i suoi uomini non alzino la voce.
Il presidente, da buon curioso della storia della città, sta solo approfondendo, capendo, studiando, consolidando ciò che nessun libro di storia ha mai raccontato. Ma veramente pensate che i napoletani siano così pazzi da interiorizzare un passato che non sia mai esistito? Certo, le esagerazioni e le distorsioni ci sono, ma non sono sesquipedali come quelle raccontate per 150 anni agli alunni delle scuole. E non è più accettabile la retorica che ha travolto il sud, ma anche il resto d’Italia, in tutto questo tempo.

Lasci approfondire De Laurentiis senza timore. Lui ha iniziato a interessarsi di calcio sette anni fa quando non ne capiva nulla e ora è nell’elite europea. Da qualche anno ha cominciato ad interessarsi alla storia di Napoli, e chiunque lo fa a fondo si scontra con le incongruenze di una storia imposta. Forse è questo che spaventa, ossia la capacità di un uomo di capire il mondo che esplora, e non è un uomo qualsiasi ma una persona scevra da complessi di inferiorità che si è messo a capo della passione più catalitica del meridione, un uomo che quando parla comunica a milioni di persone. Cercare di arginarlo è fin troppo chiaro come intento, lo tsunami non deve arrivare a riva perchè altrimenti sarebbe un disastro se tutti metabolizzassero che il sud è da allora che è divenuto colonia del nord.
In questa realtà ci sono calati i Napoletani, pertanto lasciategliela vivere e decodificare, e una buona volta arrestate la voglia di imporre verità che stanno strette. Al sud nessuno vuole dividere l’Italia, la lega lasciamola al nord. I neoborbonici non sono e non saranno mai leghisti, non cercheranno mai uno scontro ma verità. E questo vale per ogni revisionista e meridionalista. Questa è una battaglia morale che non intacca l’unità ma semmai la può solo consacrare durante la quale De Laurentiis continuerà serenamente a fare calcio e cinema. Altro che Regno illusorio, c’è ancora troppa gente che non sa e che crede sulla fiducia al vostro racconto ufficiale.

Sul personaggio Garibaldi è inutile entrare nel merito come ha preferito fare Lei perchè, è vero, il presidentissimo ha peccato venialmente descrivendolo come razziatore di Napoli e del Sud (ne era “solo” il dittarore) ma in realtà avrebbe dovuto fare quelli di Vittorio Emanuele II e di Cavour. Eppure Garibaldi raggirò il Banco di Napoli con quella garanzia per il figlio mai onorata (leggi). Se ci fermassimo solo a questo potremmo già parlare di 800mila euro in valuta corrente mai restituiti, insieme a quelli evidentemente percepiti dagli “sponsor” inglesi omaggiati con la concessione della chiesa anglicana nella bella zona di Chiaia ad perpetuam memoriam. Poca roba rispetto a tutto ciò che il meridione e la sua Capitale hanno dovuto cedere al nord. È vero che l’oro dei Borbone era appunto dei Borbone, ma era o non era un regno? E di chi doveva essere quel patrimonio? Dei Savoia, evidentemente, visto che se lo portarono a casa per ripianare i loro debiti, ingolositi da cotanta roba? Mi fermo qui, alle risposte alle sue argomentazioni nell’articolo, inutile aprire un dibattito che non chiuderemmo più; lei è “risorgimentalista” e io “revisionista”, è palese che abbiamo visioni diverse.
A Sud nessuna lega, stia sereno, e mi domando come si faccia a parlare in questi termini. Questa è la macchina del fango che la vostra schiera aziona per denigrare l’opera di divulgazione dei revisionisti che, Lei sa benissimo, non sono solo meridionali. Qui non si vuole dividere l’Italia ma farla veramente, dando a Cesare quel che è di Cesare. Lei ha in parte ragione quando dice che il problema sta nel dare sempre la colpa agli altri, ma in questo caso non ci prende perchè qui si pretende rispetto per una città che prende schiaffi in faccia da 150 anni quando prima era rispettata dall’Europa intera che ne riceveva cultura e arricchimento. Noi quella cultura continuiamo a respirarla tra una zaffata di immondizia contemporanea e l’altra, nelle nostre strade, tra i nostri monumenti, in quel San Carlo dove è nato il “700 Napoletano”  che oggi Muti porta in giro nel mondo come fondamento dell’opera di Mozart senza che l’Italia se ne accorga. Quello stesso San Carlo che, quando qualche anno fa fu restaurato, irradiò in diretta un concerto in tutto il mondo, tranne che in Italia che se ne “dimenticò”. È solo un esempio utile a capire se De Laurentiis abbia ragione o torto a dire che l’Italia si è dimenticata di Napoli.
Facciamo un patto, così almeno sgombriamo il campo dagli equivoci: i meridionali promettono che non faranno alcuna lega ne oggi e ne mai per dividere l’Italia, non costerà nulla. In cambio, voi cominciate a raccontare la verità e degnate il sud del ricordo dei suoi morti con una giornata della memoria. Ci state? Ho qualche dubbio.
È incredibile che non abbiate ancora capito che solo con la verità si rafforza l’unità. Più continuerete a raccontare falsità e a dipingere i revisionisti come vittimisti, folkloristi, nostalgici e leghisti e più ne accrescerete la rabbia e la voglia di verità. Siete voi che, alimentando il fuoco sacro del Sud, non aiutate il paese, altro che dare sempre le colpe agli altri.
Infine, mi risulta che Lei sia juventino. Non la prenda male, ma mi viene fin troppo facile pensare che per un piemontese tifoso della Juventus e ferreo sostenitore dei padri della patria ascoltare il Presidente del Napoli che parla male di Garibaldi & C. sia una atroce sofferenza. La cosa è pericolosa, è chiaro, ma non per la verità. In fondo, tra padri e ladri la differenza sta in una sola consonante.

Angelo Forgione

 

 

De Laurentiis fa tremare la storiografia ufficiale

De Laurentiis fa tremare la storiografia ufficiale
cassa di risonanza troppo potente,
gli storiografi “tricolorati” preoccupati

Le nuove esternazioni revisioniste di De Laurentiis (clicca per leggere) hanno colpito in pieno gli storiografi dei vincitori risorgimentali. Oh no… ora ci si mette pure il “mediatico” presidente del Napoli a scoperchiare le verità sepolte? Tsunami da arginare prima che raggiunga le coste!
Giuseppe Galasso, in compagnia di Ernesto Galli della Loggia, Piero Craveri, Luigi Compagna e Diana De Feo alla presentazione di un libro su Cavour, ha avanzato la proposta di regalarne una copia al patron del Napoli.

Il senatore Compagna invece appare più preoccupato: «De Laurentiis ha tutto il diritto di intervenire sulla storiografia, però forse i napoletani gli chiedono un interessamento ai problemi del Napoli e non alla storiografia».
Noi invece, senza alcuna intenzione di strumentalizzare le frasi di De Laurentiis che sappiamo essere convinte e non casuali, non solo ci felicitiamo del suo interessamento per le verità storiche sotterrate ma chiediamo al senatore Compagna perchè mai “speri” che i napoletani chiedano al presidente del Napoli di pensare al Napoli piuttosto che alla storia d’Italia? C’è forse qualcosa da temere? Rispondiamo noi: «si».
Anche il patron della casa editrice Laterza di Bari ha ribattuto alle frasi di De Laurentiis invitando Napoli a smetterla di sognare di diventare Capitale di un regno che non c’è più, con una serie di affermazioni storiche aberranti e lontane dalle reali ideologie di un popolo che comincia a conoscere la verità e a pretendere che sia affermata a scapito delle falsità. Dalle reazioni a catena di queste ore appare evidente che la coscienza dei Napoletani fa paura, allora come oggi. Tirare fuori la solita accusa di nostalgia è una tecnica ormai stantia che non regge più, un argine troppo fragile.
Per la pletora dei difensori dei “ladri della patria”, De Laurentiis rappresenta una cassa di risonanza troppo potente e pericolosa, capace di raccogliere quello stesso messaggio da noi da tempo sdoganato ai più giovani anche attraverso la passione calcistica e diffonderlo a milioni di persone.
Il presidente si occupa invece fin troppo bene dei problemi della sua squadra e non sembra affatto distratto da altre vicende inutili. Appare invece meritevolmente attento alle questioni che riguardano la città e la sua storia, alla napoletanità a più ampio raggio, e ciò sembra più che giusto affinchè capisca in che contesto si inserisce la squadra di calcio che è motivo di orgoglio e passione per una città intera dal 1926 a oggi, quando nacque con dei simboli e colori che onoravano proprio quella storia.
La verità è che De Laurentiis è un anticonformista per eccellenza, scevro da quei complessi di inferiorità che ebbe invece Ferlaino quando negli anni ’70 rispolverò i gigli borbonici sulle maglie azzurre e lo stemma delle Due Sicilie sugli abbonamenti per poi abbandonare la strada “impervia” non essendo ancora il momento di percorrerla, assecondando poi la passione della moglie Patrizia Boldoni per Napoleone al quale dedicò la N del simbolo d’epoca Maradoniana a oggi.
La revisione storica sta avanzando inesorabilmente, asfaltando i dogmi degli irriducibili che, restando rigidi e immobili su posizioni sempre più deboli, rischiano di essere schiacciati.
Galasso regali pure il libro di un uomo come Cavour che non mise mai piede a Napoli e al sud, denigrandolo senza conoscerlo; noi ci pregeremo di omaggiare il presidente del nostro saggio “Malaunità” che pure di Cavour e del suo progetto di piemontesizzazione si occupa. E non solo di Cavour

video: GAD LERNER CHIEDE SCUSA AI NAPOLETANI

LERNER SI SCUSA “FORZATAMENTE” COI NAPOLETANI
Dopo il nostro sdegno, scuse in diretta. Ma…

Dopo aver sdoganato per 5 giorni nelle case degli italiani una pericolosa opinione dai toni razzisti di un tifoso dell’Atalanta montata in un promo della trasmissione “L’Infedele” e da noi denunciata (leggi e guarda il video), Gad Lerner ha chiesto scusa in diretta ai Napoletani a seguito alle proteste ricevute dalla redazione del programma. Ma “forzatamente”, come da lui stesso affermato.
Nonostante le proteste che hanno portato a questo atto, la frase è stata purtroppo riproposta in trasmissione senza essere censurata dagli autori come buonsenso e correttezza avrebbero indicato, ripetendo così l’errore e amplificando il danno invece di arginarlo parzialmente.
Restano le scuse “forzate” e non sentite unitamente al rispetto ottenuto nuovamente da V.A.N.T.O. a livello nazionale per una delle tante offese gratuite alla comunità partenopea in toto, supportati da coloro che seguono il nostro movimento. Scuse “forzate” che però non cancellano il danno causato da 5 giorni di diffusione e penetrazione di un messaggio pernicioso… non tagliato dalla trasmissione.

sulla sua pagina Facebook, Gad Lerner ha comunicato:
«Avete ragione, non era giusto mandare quella frase sui napoletani, anche se squalifica solo chi l’ha detta. Le mie scuse successive avevano piuttosto il sapore di una foglia di fico che di una condanna efficace. Lo ammetto, e non si ripeterà.» 

È giunta la Giunta (De Magistris)

È giunta la Giunta (De Magistris)
inaugurato l’assessorato alla democrazia partecipativa

Nell’antico palazzo dei ministeri borbonici “di San Giacomo”, il Sindaco Luigi De Magistris ha presentato la nuova Giunta Comunale che dovrà governare la città da qui in avanti. Nessuna sorpresa rispetto alle indiscrezioni degli ultimi giorni.
Salta subito all’occhio, per noi che da anni cerchiamo di dialogare con Palazzo San Giacomo in maniera costruttiva, un nuovo assessorato alla democrazia partecipativa che avrà il compito di gestire i rapporti con i movimenti affidato ad Alberto Lucarelli che diventa così un importante referente della cittadinanza attiva.
Lo stesso De Magistris, annunciando la Giunta e definendola “un grande progetto”, ha speso due parole in più per questo nuovo assessorato che registriamo dandogli un valore fondamentale: «Questo è un esecutivo che inaugura un nuovo modo di fare politica a Napoli, nel Mezzogiorno e nel paese. A Napoli nasce un laboratorio politico per puntare sulla grande voglia di partecipazione e di cittadinanza attiva. Al nuovo assessorato alla democrazia partecipativa do molta importanza perchè noi creeremo da subito dei momenti di confronto con la cittadinanza attiva che ci è stata vicina in campagna elettorale ma anche a quella che si vorrà mobilitare per partecipare direttamente al governo di questa città. C’è una parte della cittadinanza che ha dato prova di essere viva, che vuole dire la sua e darci una mano, magari anche criticvando quando è giusto farlo».
Quattro le donne nell’esecutivo ma spicca la figura di Tommaso Sodano come vicesindaco e assessore all’ambiente chiamato a risolvere il problema dei rifiuti, proprio colui che portò alla luce lo scandalo rifiuti in Campania e che mosse le denunce che portarono al rinvio a giudizio di Bassolino, Romiti, Impregilo e dei vertici del commissariato ai rifiuti.
Giuseppe Narducci, noto PM della Procura di Napoli, va “spontaneamente” ai diritti, trasparenza e sicurezza; a lui toccherà il compito di porre le condizioni per migliorare le condizioni di sicurezza della città lavorando sulla videosorveglianza e su quei prosupposti che possano segnare un’inversione di tendenza in una città che, come ha ricordato il Sindaco, ha fatto poco per questo negli ultimi anni.  Da sottolineare il ritorno a Palazzo San Giacomo di Riccardo Realfonzo al Bilancio, dopo aver provato a lavorare con la Iervolino alla quale ha poi sbattuto la porta dimettendosi dalla stessa carica e aver accusato la Giunta, Sindaco compreso, di non averlo supportato nelle strategie di cambiamento per uscire dal dissesto e per abbattere quello che definì un sistema clientelare che bloccava la macchina comunale. Avevamo segnalato alla vigilia del ballottaggio l’autogoal che Lettieri aveva commesso nell’accusare De Magistris di pensare a Realfonzo per la sua eventuale Giunta (leggi), cosa che invece rappresentava una positività. Realfonzo, come Sodano, appare l’uomo giusto al posto giusto.
Al Lavoro, Sviluppo, Attività produttive, Commercio e “made in Naples” va Marco Esposito, uomo che si è contraddistinto per le sue battaglie “meridionaliste” contro il federalismo fiscale di stampo leghista. Lo scorso 3 Giugno avevamo analizzato i dati dello SVIMEZ (leggi) riportando un suo intervento (guarda) del 27 Febbraio 2010 in cui attaccò Caldoro alla vigilia dell’elezione alla presidenza della Regione, ma anche Giulio Tremonti, dando l’esatta dimensione di come il sud sia raggirato e continuamente colonizzato dai politici del potere settentrionale che guidano il paese in funzione degli interessi delle proprie aree di provenienza. Esposito appare una buona garanzia di un Comune di Napoli che possa “andare” a sud in un paese sbilanciato a nord (forte cardine tra le battaglie di V.A.N.T.O).
Interessanti gli altri incarichi, tra i quali quello ad Antonella Di Nocera che rileva il delicato e importante assessorato alla Cultura e Turismo.
Buone le premesse rispetto agli auspici “captati” in campagna elettorale che hanno trovato conferma. Ma ora al lavoro, il tempo della “tregua” è finito. La Giunta appare sicuramente valida e da domani Napoli attenderà risposte dal nuovo sindaco e dai suoi collaboratori. Anche V.A.N.T.O. che sa già da dove ripartire dopo anni di silenzio iervoliniano.

 


Torna il Presidente meridionalista

Torna il Presidente meridionalista
nuove dichiarazioni revisioniste di Aurelio De Laurentiis

Aurelio De Laurentiis ha presenziato alla riunione dell’Unione Industriali all’Accademia Aeronatica di Pozzuoli e ha parlato ai microfoni di Napoli e del Napoli, tornando a dimostrare di essere pienamente a conoscenza della verità storica che riguarda la città partenopea.

«Il marchio importante è la città di Napoli. L’Italia – ha detto De Laurentiis – non lo ha mai capito. L’unico che capì la ricchezza di Napoli fu Garibaldi, che ci ha infatti derubato di tutto, portando le ricchezze al Nord. Da allora sono cominciati i nostri problemi. Non dimentichiamoci che prima eravamo una potenza, adesso invece l’Italia ci ha dimenticato. Ma questa è una terra fertile, a dispetto dei luoghi comuni. Il Napoli lo dimostra. Basta un piccolo seme e cresce un grande progetto. Questa città, con un po’ di progettualità diventerebbe meravigliosa. Napoli per i prossimi dieci anni deve essere un cantiere aperto. Il Sindaco lo sa, ha ottime idee. 
È partendo dal calcio – ha aggiunto De Laurentiis – che dobbiamo dimostrare che Napoli è un posto vergine, pulito, dove si può investire e dove si può partire per un viaggio che ci porta lontano».

Idee chiare, revisioniste, meridionaliste, che non sono una novità (vedi video dello scorso anno in basso). Anche se va detto che a “capire” la ricchezza di Napoli non fu Garibaldi ma Vittorio Emanuele II e Cavour. Il generale fu loro strumento.

video: CALCIOSCOMMESSE E LA “PUNTATA” SU NAPOLI

video: CALCIOSCOMMESSE E LA “PUNTATA” SU NAPOLI
come dichiararsi puliti sporcando Napoli

Giugno 2011, lo scandalo “calcioscommesse” torna a galla nel calcio italiano e coinvolge in prima battuta la Serie B con le squadre appena promosse nella massima serie. Mentre le indagini delle Procure di Cremona e Napoli vanno avanti su due filoni diversi, i primi imputati si difendono legittimamente dalle accuse ma nel solito modo tutto italiano di scaricare ogni responsabilità sui Napoletani.
Piena condanna ad ogni mafia, ma anche ad ogni trucco nel calcio e ad ogni razzismo sommario. E il mondo del calcio, che finge di educare ad una migliore cultura, è spesso il principale strumento di diffusione di cattivi segnali poi amplificati dai media.

Il video nasce da una pericolosissima frase pronunciata da un tifoso bergamasco contro i Napoletani e incautamente sbattuta in faccia all’Italia intera dall’emittente nazionale La7 per promuovere la trasmissione “L’Infedele” dedicata al tema in onda il 13 Giugno.
A seguito delle numerose proteste scaturite da questa clip, durante la trasmissione, Gad Lerner si scusa per la frase infelice del tifoso atalantino per la quale la redazione ha ricevuto proteste, ma intanto in trasmissione la frase viene fatta ripassare ripetendo l’errore.

Computer e portafogli restituiti ai proprietari

Computer e portafogli restituiti ai proprietari
la bella faccia di Napoli, quella che non fa notizia

Angelo Forgione – Napoli regala sorrisi a due turisti. Nei pressi dell’aeroporto, un turista francese dimentica sul sedile del taxi il suo pc portatile pieno di dati importantissimi. Al porto una fiorentina smarrisce il portafogli con 500 euro, carte di credito, libretti d’assegni e biglietti d’imbarco per Capri. In entrambi i casi, ai turisti è stato riconsegnato tutto!
Il primo episodio all’esterno di Capodichino: un italiano di nascita ma residente all’estero, ha contattato gli agenti dell’unità operativa aereoportuale informando di aver dimenticato il computer in taxi. In poco tempo si è rintracciato il tassista e recuperato il pc che è stato restituito al proprietario travolto dal sollievo e dalla gioia. Nel computer c’erano dati molto importanti privi di backup e indispensabili per il suo soggiorno di lavoro a Napoli.
Il secondo episodio nella zona del porto, dove gli agenti dell’unità operativa Avvocata, durante un pattugliamento, hanno rinvenuto un portafogli contenente 500 euro, carte di credito, libretti d’assegni e biglietti d’imbarco per l’isola dei Faraglioni. La turista 53 enne di Firenze, che si trovava a Napoli per una vacanza con una comitiva, è stata individuata e ha riavuto ciò che aveva perso. Gioia e incredulità nel constatare che non mancava proprio nulla.
Non è certo un miracolo, Napoli è piena di avvenimenti simili che a volte vedono protagonista anche la spontanea correttezza dei cittadini. Come nel caso del tassista Antonio Grieco che alla vigilia di Pasqua riconsegnò una borsa con 2.000 euro in contanti ad una coppia di turisti svizzeri (clicca qui per leggere). Vale però la pena sottolineare i fatti di ieri dopo la luttuosa vicenda di Antonio Oscar Mendoza che ha colpito l’opinione pubblica. Due turisti portano a casa una buona immagine della città. Insomma, Napoli non è soltanto criminalità.

I fucili di Torino (e non solo) puntati su Napoli

Riecco i fucili di Torino (e non solo) puntati su Napoli
questione di risentimento juventino che non svanisce 

di Angelo Forgione

E ci risiamo! La solita gogna mediatica su Napoli e sul Napoli e poi finisce che sono i Napoletani ad essere i soliti vittimisti. Tuttosport, La Stampa, Tuttojuve.net, ma non solo; le testate giornalistiche cartacee e online di Torino e dintorni hanno rinvigorito il fuoco di fila puntando le baionette in direzione Napoli, e non è certo una novità. Vengono in mente le parole di mister Mazzarri alla vigilia di Inter-Napoli della scorsa Epifania: «Questo Napoli comincia ad essere temuto e i nemici stanno uscendo allo scoperto. Facciamo paura, I fucili sono puntati da tutte le parti e io sono soddisfatto, sperando che la squadra capisca questo spirito». Eppure Walter il mago è di San Vincenzo, Livorno, mica di San Giorgio a Cremano?! Delle due l’una: o Mazzarri è davvero malato di vittimismo come i suoi detrattori affermano oppure si è talmente calato nella realtà napoletana da aver capito come vanno le cose.
C’è da sperare che, oltre la squadra, anche la città capisca la dinamica perchè si colpisce il Napoli per colpire Napoli, e viceversa.
Ecco il mostro in prima pagina, si chiama Napoli se non si era capito. Pregiudicati a bordo campo, mancate esultanze ai goal della squadra di casa, e tanto basta per scrivere che il Napoli c’è dentro fino al collo e che la retrocessione degli azzurri è all’orizzonte, che è Napoli l’epicentro del problema. Ecco d’emblée svanire il debito pubblico e il paese che arretra, la disoccupazione giovanile che non è più solo giovanile, i rifiuti tossici sotterrati e sommersi dal Garigliano in giù, la forbice tra nord e sud che si allarga, gli scandali del primo ministro e gli stipendi d’oro in parlamento… tutto finisce sotto il tappeto magico della camorra, del marciume della società napoletana che se non ci fosse bisognerebbe inventarla. Occasione da non perdere, calcio e camorra nello stesso momento, quale miglior mix per produrre un’arma di “distrazione” di massa?

Inutile domandarsi chi tenga in vita le mafie in Italia quanto entrare nel merito delle inchieste che se dovessero accertare responsabilità o implicazioni di qualche tesserato del Napoli sarebbero i Napoletani per primi a chiederne pena esemplare. Ma al momento non c’è nulla se non una fotografia di un affiliato ad un clan camorristico a bordo campo durante Napoli-Parma dello scorso anno, e non fa niente che al momento dello scatto non era destinatario di provvedimento giudiziario e non latitante come lo è oggi. Un uomo entrato sul terreno di gioco come addetto alla manutenzione del prato reso famoso dai giornali per la sua manipolata indifferenza al goal di Hamsik, e non fa niente che è poi diventata esultanza. E niente fa neanche che i flussi delle giocate sulle tre partite del Napoli sotto la lente d’ingrandimento siano risultati regolari ai primi controlli. Serve forse sottolineare che la procura della Figc le abbia archiviate perchè non sono emerse condotte di rilievo disciplinare? 
Per qualcuno il Napoli non è che sia già colpevole ma sarebbe auspicabile che lo fosse. Il solito noto di tuttojuve.net evidenzia come sia bella la città dei Pulcinella, al plurale, non al singolare (leggi l’attacco di Vincenzo Ricchiuti). E i pulcinella in questione non hanno maschera ma connotati ben precisi corrispondenti a quelli del neosindaco De Magistris, del Procuratore Lepore, del PM Narducci e del Tenente Colonnello Auricchio. E subito vengono in mente le elezioni amministrative e quelle minacce della vigilia e del giorno dopo a una città che non poteva permettersi un sindaco di legge, quella legge che proprio a Napoli sta mettendo mano al processo più squallido della storia del calcio italiano.
La mano è sempre la stessa, quella di uno juventino di fede e napoletano di residenza che alla vigilia dell’umiliante sconfitta di Napoli-Juventus aveva lanciato strali contro i napoletani con una sconclusionata e permalosa reazione alla campagna “Ma perché sei tifoso della Juve se sei di Napoli?”. Quello strillo infantile che niente seppe esprimere oltre agli insulti fu strozzato in gola dal “triplete” di Cavani, ma evidentemente il risentimento pompava ancor più. E allora rieccolo esplodere il nostro a offendere Napoli, il suo sindaco e i suoi uomini di giustizia.
Ma i Napoletani, anche in questa situazione, non si scompongano perché è chiaro da dove arrivi tutto questo livore. Sappiano che gli juventini sono logorati dal processo a “calciopoli” che si celebra a Napoli, maledetta Napoli! E ora chi indaga sul calcioscommesse? La Procura di Napoli, ancora quella. Per Napoli e per la verità è la maggiore garanzia, ma per loro proprio no.
I Napoletani capiscano, quelli vorrebbero vederli sparire i vesuviani… e pure quando intenderebbero vendicarsi sul campo per cotanta sofferenza finiscono al 90’ con maggiore frustrazione alla vista di Hamsik in delirio in casa propria, di Cavani che si porta sottobraccio il pallone-ricordo tra le mura domestiche, ma anche del palleggiato Quagliarella che prima bacia la maglia azzurra bucando Manninger e poi quella bianconera se la deve levare insieme alle scarpette proprio alla vigilia del grande ritorno.
Li comprendano i Napoletani per questi due anni di atroce supplizio post-cadetteria, uno peggio dell’altro, culminati in un bye-bye all’Europa, mentre gli azzurri timbravano il passaporto per l’olimpo continentale. Erano abituati a vincere, a fregiarsi di ogni alloro nella rincorsa alla terza stella e all’improvviso non gli riesce più mentre il potere si è spostato di 140 km a nord-est.
Siano indulgenti i Pulcinella, perché è chiaro che le azioni di disturbo su Mazzarri e Inler sono, appunto, ronzii su un allenatore che di fatto è ancora all’ombra del Vesuvio e su un giocatore che forse mangerà pizza e non bagnacauda se è una buona forchetta.
I tifosi azzurri si appassionino al potenziamento della squadra finchè non c’è reale motivo di preoccuparsi. Gli altri guardino in casa propria che di guai ce ne sono abbastanza, ed evitino di mostrare il loro risentimento in maniera così sfacciata.
Perepereppeppereppeppè… i “bersaglieri” dell’informazione stanno accorrendo, dando fiato alle trombe con le loro piume di gallo cedrone al vento; vogliono fare la loro Italia del pallone cacciando il “tiranno” del sud. Ma stavolta non ci riusciranno!