Stemma Due Sicilie nello spot McDonald’s, l’incursione identitaria del dottor Antonio

spot_mcdonalds_2Angelo Forgione Lo stemma del Regno di Napoli (e delle Due Sicilie) finisce pure in uno spot di McDonald’s. Strana citazione, che potrebbe sembrare figlia di una strategia subliminale per corteggiare i napoletani, quelli che il cibo veloce, quello di strada, l’hanno inventato; quelli che, col loro amore per la pizza e le tante ghiottonerie locali, rendono la loro città tra le meno “fastfudizzate” d’Italia. E invece di subliminale c’è solo l’irrefrenabile voglia di una delle comparse di ostentare il proprio sentimento identitario, e scusate se è poco. L’incursione è di Antonio Mocerino, napoletano, laureato alla Bocconi di Milano, che si è presentato in scena, nel giorno delle riprese, con una maglia nera serigrafata di storia napoletana (Napoli Tà-Ttà) alla quale è fortemente legato e con l’intenzione di diffonderla, in qualche maniera, attraverso lo spot. Pochi secondi di apparizione e ancor meno speranze di essere colto a girato montato. Certo, ci vuole occhio per notare la sua maglia, intento a sbattersi alla chitarra insieme a tutta la rock-band, sullo sfondo di un cliente del fast-food che mangia un panino. Eppure…
Antonio legge un mio post sulla mia fanpage facebook, apprende che ho notato lo stemma e mi scrive, inviandomi un suo selfie sul set, fiero di essere stato colto: La produzione non sapeva nulla del significato del simbolo ed io ne ho approfittato indossando la maglietta con l’intenzione di diffondere la nostra storia attraverso lo spot. Però non immaginavo mai che qualcuno potesse accorgersene. E sono enormemente onorato che sia stato proprio tu. Ti stimo molto e ti seguo da tanto. Tant’è che indirettamente, coi tuoi libri, col tuo blog, i tuoi articoli e i video, mi hai aiutato molto a scrivere la mia tesi di laurea La scienza, i media e il mito dell’Unità d’Italia (pubblicata sul sito del comitato Nolombroso), discussa davanti ad una commissione di un’università milanese. Spero di incontrarti di persona un giorno!”.
Sarà un piacere stringere la mano di Antonio, dottore in comunicazione identitaria.

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‘Dov’è la Vittoria’ a Marcianise (Caserta)

L’associazione Myricae di Marcianise (CE) presenta Dov’è la Vittoria. Appuntamento con Angelo Forgione fissato per venerdì 13 maggio, ore 18.30, alla bibioteca comunale in via Vespucci, 7.

La “Fior di margherita” con le mie mani

fiordimargheritaAngelo Forgione Mettersi al banco di lavoro di una pizzeria napoletana e dar vita a una pizza che sappia di storia di Napoli. È quel che mi capita a Le Parùle di Ercolano (NA), che già nel nome comunica quella storia. Le Parùle, in napoletano, significa “gli orti”… e Giuseppe Pignalosa prova proprio a raccontare nel suo locale la ricchezza di biodiversità dei prodotti della fertile terra vesuviana, che fino al secondo Settecento rappresentò il principale orto polmone di approvvigionamento di verdure per la città e per i napoletani, detti “mangiafoglia”. Poi arrivò la pasta di grano duro e divennero “mangiamaccheroni”. Anche “mangiapizza”, aggiungo io.
Marina Alaimo, giornalista enogastronomica, invita me e altri quattro personaggi (Serena Bernardo, Rosaria Castaldo, Carlo Olivari e Mimmo Gagliardi), tutti legati per diversi aspetti alla divulgazione della cultura napoletana a tavola, per #sonocometumivuoi, uno stimolante contest
creativo di assaggi. Tutti chiamati a fare i pizzaiuoli per un giorno e a realizzare le proprie idee di condimento. Tutti provvisti, tranne me, dei loro ingredienti per ideare pizze davvero mai viste e abbinamenti d’alta scuola che solo a vederli nelle vaschette mi prende l’ansia. Io armato dei più classici: pomodoro, fiordilatte e basilico. Punto sulla tradizione, ma incanalata nella tanto cara ricerca storica. Posso reggere il confronto solo dando un sapore e un aspetto diverso alla tradizione. Ed eccomi pronto a dar vita alla mia “Fior di margherita 1790”, in onore della pizza borbonica che precede la romantica leggenda della pizza inventata nel 1889 per la regina Margherita di Savoia.
Indosso il grembiule d’ordinanza e parto nel mio divertissement. Stimolante (ri)scrivere la storia con le mani in pasta, stendere il formidabile e soffice impasto di Peppe Pignalosa (che mi osserva divertito), accarezzarlo di San Marzano col cucchiaio, guarnirlo con il Fiordilatte tagliato a fette, disposte in modo radiale per disegnare i petali, con il pomodorino giallo Giagiù al centro a far da capolino, e con il basilico a tocco di foglie. Stupore e sorrisi alla vista dell’affresco, uno spettacolo emozionante solo a guardarlo crudo, prima di andare in cottura ed essere governato in pala dal sapiente addetto al forno a legna. Et voilà, pronta la margherita che parla di Napoli capitale e della rivoluzione alimentare dei Borbone di fine Settecento, quando la pizza è divenuta definitivamente rossa.
Di pizze ne assaporiamo tante, in uno stimolante panel di assaggi con gran riuscita di sapori per tutti i gusti, abbinati a diversi vini locali (la mia, con un Coda di Volpe). Bravi tutti, davvero! E per chiudere, la pizza fritta doc, stavolta approntata a regola d’arte da Pignalosa, che se non fosse eccezionale non ne avremmo per mandarla giù.
Perfetta l’atmosfera e bella la location, sulla via Benedetto Cozzolino, sospesa tra il golfo e il cono del Vesuvio, che ci offre Capri all’orizzonte. Nelle mie mani ancora l’esperienza sensoriale dell’impasto lavorato. Solo se la fai di persona puoi capire davvero una pizza. Bella “storia” davvero.

Perfido Caprarica: «Barboni vs Windsor è sceneggiata napoletana contro dramma shakespiriano»

Angelo Forgione Antonio Caprarica, leccese di nascita ma inglese di auto-adozione, in un intervento alla trasmissione Tagadà (La7) riduce il revisionismo storico meridionalista a sceneggiata napoletana, e la sottopone al dramma shakespiriano della “sua” Inghilterra. «Barboni», sì, proprio barboni ha definito gli ultimi Re di Napoli, poveri accattoni al cospetto dei nobili Windsor. E definisce bufala il travaso dell’oro del Banco di Napoli al Banca Nazionale, come se la Legge del corso forzoso del 1866 fosse un’invenzione. Ne prende le distanze in quanto meridionale, ovvero di diritto uno di quelli che potrebbe “sfruttare gli interessi della bufala”. E poi ci racconta che la monarchia vive se non è contro il popolo, intendendo sottilmente che i Borbone sono decaduti perché contro i napoletani, che però li hanno rimessi sul trono nel 1799 e hanno salutato favorevolmente la restaurazione del 1815, che chiudeva i tumulti napoleonici. Semplicistico parlare di rivoluzioni risorgimentali, fomentate dalle aspirazioni di una minoranza del ceto medio, mentre Ferdinando II attuava una politica interna vicina al popolo. Che la monarchia britannica sia rimasta sul trono lo si deve all’imperialismo e alle massonerie d’oltremanica, di cui Napoli ha fatto le spese. La Regina Elisabetta sarà pur longevissima, ma Caprarica sappia che deve ancora battere il record di Ferdinando I, sul trono tra il 1759 e il 1825: 66 anni tra mille insidie, a cavallo della Rivoluzione francese e degli sconvolgimenti napoleonici. Elisabetta, nei suoi 64 anni di regno post-bellico, dopo le bombe sganciate dagli Alleati anglo-americani per inginocchiare Napoli, ha potuto godersi persino le Olimpiadi.
Qui da noi, nel Sud-Italia, se c’è un dramma, quello è la “questione meridionale”, e non è shakespiriano. Le sceneggiate le lasciamo ai libri sull’amata “perfida Albione” di Caprarica, in cui è ben descritta la pompa cerimoniale che ruota intorno alla monarchia britannica. La classe politica d’Oltremanica sa che una monarchia debole è la migliore garanzia di governo, molto meglio di un presidente della repubblica ficcanaso, alla Napolitano. Il vero re in Gran Bretagna è il Primo Ministro. Né Tony Blair né quelli che attendono il momento di succedergli hanno interesse a mettere in discussione un sistema che garantisce, meglio di una democrazia repubblicana, il loro potere. Continui pure a scrivere i suoi libri, il buon Antonio. Noi che scriviamo quelli sulla Magna Grecia ben sappiamo che il dramma meridionale, anche leccese, non nasce a Torino ma a Londra.

Luca Abete e Napoli a ‘Striscia’. Tutto autentico o alla milanese?

Angelo Forgione Striscia la Notizia e i servizi di Luca Abete da Napoli sono spesso oggetto di spaccatura tra napoletani che ne condividono i presupposti e altri che invece vi trovano forzature. Personalmente ne ho sempre fatto una questione milanese, nel senso che i servizi di tutti gli inviati passano al vaglio della redazione di Mediaset, e non è difficile pensare che dall’inviato campano ci si possa attendere una certa caratterizzazione dei contributi napoletani per renderli appetibili al pubblico nazionale e per soddisfare naturali esigenze di audience in prima serata. La penso in tal senso da qualche anno, cioè da quando (nel 2009) chiesi a Luca di realizzare un servizio sul maxischermo sotterraneo (abbandonato) e sull’illuminazione artistica (sabotata) in piazza del Plebiscito. Convocai Valerio Maioli, titolare dell’azienda ravennate che realizzò quel magnifico impianto, il quale venne direttamente da Ravenna per parlarne ai microfoni di Luca (foto). Ci recammo poi a palazzo San Giacomo per chiedere conto all’assessore competente dell’epoca. Risultato: il servizio fu montato il pomeriggio stesso a Napoli e poi inviato a Milano, dove fu bocciato perché ritenuto “poco interessante”. Per me, perché poco “napoletano”. Per Luca, perché lui non era stato all’altezza di renderlo interessante. Ne abbiamo parlato in un breve confronto radiofonico a La Radiazza di Gianni Simioli (Radio Marte) che non ha sgretolato le mie sensazioni. Ne riparleremo de visu.

Gargano più insolente dei tifosi insolenti. Problema di ignoranza.

Angelo Forgione Sì, ha ragione Walter Gargano. Certi napoletani sono davvero invadenti coi calciatori (e non solo), maleducati, nel senso che sono educati al culto del calciatore, cioè molto male. Quell’uomo che si arricchisce con la passione della gente, a Napoli è interprete della passione di un popolo che deborda talvolta in fanatismo cieco, e diventa una divinità. E poco importa se quell’uomo vale o non vale niente.
Gargano, ora in forza ai messicani del Monterrey, è colui che annunciò di aver rassicurato il connazionale Cavani a raggiungerlo a Napoli da Palermo, perché i napoletani erano caldi e unici: «Gli ho detto che un calore così non si trova in nessun posto del Mondo. Gli ho spiegato che io vivo benissimo qui». Gargano era anche quello che alla playstation sceglieva l’Inter, e che vestendo il nerazzurro pensava di aver fatto il salto di qualità. Non aveva capito che era un declassamento. A Milano non era nessuno. A Napoli tornò da perdente, un gambero che faceva però il passo avanti senza rendersene conto.
Non è una verità a far male ma il modo con cui la dici, e il momento. Le volgari risate alla radio messicana, tutte quelle confessioni a mo’ di presa per i fondelli per un club e un ambiente ai quali non imputava nulla finché gli davano “da mangiare” e gli facevano toccare l’apice in carriera, fanno di quest’uomo l’esempio vero dell’insolenza che disprezza l’insolenza.
Se si comprendesse che il calciatore dev’essere sostenuto in campo e ignorato fuori, sarebbe un gran bel passo avanti per tutti. È, appunto, un problema di ignoranza, da qualsiasi punto lo si analizzi.

Solita storia, lo Scudetto resta al Nord. È il n. 104!

Angelo Forgione Scudetto numero 32 per la Juventus. E la ripartizione dei diritti televisivi del Calcio (tabella a lato), primaria fonte dei bilanci dei club italiani, continua a rappresentare un grande limite alla competitività della Serie A. Finché sarà assegnata in base ai bacini d’utenza, cioè al numero dei tifosi, il club bianconero, più di Milan e Inter, otterrà la fetta più grossa e beneficerà del grande seguito dell’Italia bianconera, Sud compreso. Qualcuno, per cambiare la storia, studia la modifica del sistema, proponendo il parametro della densità popolativa delle città al posto dei bacini d’utenza (frutto di sondaggi e non di censimenti), e l’aumento della percentuale da dividere in parti uguali (oggi il 40% della torta).
Tratto dal ‘Brigantiggì’, il mio commento all’epilogo del campionato italiano di Calcio, vinto ancora una volta dalla Juventus, tra limiti strutturali e caratteriali di Napoli e Roma ed errori arbitrali.

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Jean-Noël Schifano: «Anche sotto la Torre Eiffel vedo il Vesuvio»

presentazione_schifanoJean-Noël Schifano ha presentato il suo nuovo lavoro, Chroniques napolitaines III – Encore un tour autour de la vie (Gallimard), all’Istituto francese di Napoli ‘Grenoble’ di via Crispi, una delle sue case sotto il Vesuvio. La serata è stata introdotta dal Console generale di Francia, Jean-Paul Seytre, e dall’Assessore alla cultura del Comune di Napoli, Nino Daniele.  Momento intenso il “siparietto” con uno dei relatori, lo psichiatra Salvio Esposito, una cui riflessione ha dato la stura allo scrittore francese per un’ennesima dichiarazione d’amore per Napoli.
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«Io sto a Napoli anche quando non sto a Napoli. Io sono sempre a Napoli, anche sotto la Torre Eiffel, nostalgicamente. Anzi, non vedo la Torre Eiffel; vedo il Vesuvio. Mi ci sono voluti sette anni per entrare nel movimento perpetuo di quello che chiamo “barocco esistenziale” di Napoli. Non posso capire il mondo senza Napoli. Non posso capire l’umanità senza un esempio napoletano. Napoli fa parte di ogni mio battito di cuore, è l’alfa e l’omega della mia vita. Se non potessi vedere più Napoli morirei subito.»
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Una recensione del libro, a cura di Donatella Gallone, relatrice al ‘Grenoble’ insieme a Stella Cervasio de la Repubblica, è disponibile sul sito ilmondodisuk.it. Degli scenari storici, Schifano ha parlato con Gino Giammarino per la striscia settimanale di informazione meridionalista Brigantiggì.

Briganti dell’informazione sul palco di Giugliano

Tratte dalla diretta televisiva di TeleClubItalia, le interviste ad Angelo Forgione, l’editore Gino Giammarino e Gennaro De Crescenzo (Mov. Neoborbonico), realizzate dopo il dibattito culturale moderato da Sara Giglio (Radio CRC), tenuto nella centrale piazza Matteotti di Giugliano (NA) nell’ambito della manifestazione ‘La Tammorra dei Briganti’.

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Convegno a Giugliano (NA) per “La Tammorra dei Briganti”

Sabato 30 aprile appuntamento a Giugliano (NA), ore 18, in piazza Matteotti. Convegno meridionalista con la partecipazione di Angelo Forgione, Gennaro De Crescenzo e Gino Giammarino nell’ambito della rassegna ‘La Tammorra dei Briganti’, evento storico culturale ed enogastronomico nel segno della storia del “brigantaggio” e del Sud e della valorizzazione di cultura e tradizioni del nostro territorio, organizzato dall’associazione Liberal, guidata da Domenico Ciccarelli, con il patrocinio morale del Comune di Giugliano. Tre giorni (29, 3 aprile e 1 maggio) di incontri, concerti, dibattiti, esposizioni artigianali, sfilate di carrozze e cavalli, degustazioni senza pause nel centro storico di Giugliano tra corso Campano e via Roma.