Jaqueline De Laurentiis dalla Svizzera con amore

Jacqueline De Laurentiis dalla Svizzera con amore

Donna di gran classe, sorpresa dall’esperienza calcistica a Napoli ma ben prima dalla Napoletanità. È Jacqueline Baudit in De Laurentiis in un’asciutta dichiarazione d’amore per Napoli e l’intero Sud scevra da sviolinate soverchie al microfono di Carlo Alvino per “Speciale Dimaro”.

13 giugno 1799 – 13 giugno 2012…

13 giugno 1799 – 13 giugno 2012…

di Gennaro De Crescenzo – Nel gennaio del 1799 l’esercito francese aveva invaso Napoli massacrando oltre ottomila Napoletani. Nacque così la famosa “repubblica napoletana” con la complicità di pochi giacobini locali (“una minoranza impercettibile”). Sessantamila le vittime complessive di parte napoletana-cristiana-borbonica nei cinque mesi di governo franco-giacobino, incalcolabili i saccheggi (dalle Calabrie alle Puglie). La notte del 12 giugno l’esercito del Cardinale Fabrizio Ruffo chiamato a guidare i volontari che volevano liberare il Regno,  aveva la sua testa a Portici e la sua coda a Nola e i giacobini chiusi nel Castel Sant’Elmo capirono che era finita la storia di una repubblica lontana dal Popolo e contro il Popolo.
Il 13 giugno, festa di S. Antonio,
 fu salutato dai  Napoletani come il giorno della fine della guerra più tragica della loro storia. Fu spontanea la gioia di quanti, accorsi dalle province vicine, si unirono ai calabresi per liberare la capitale da francesi e giacobini, considerati colpevoli di aver portato quella guerra in un Regno fino ad allora pacifico. “Quella notte nessuno pensò a dormire. Ad ore due alcuni calabresi a cavallo, dalle spiagge e da porta Capuana, entrarono di corsa in città gridando: Chi  viva? Da ogni parte il popolo cominciava a gridare: Viva ‘o rre. Ognuno toglie il lume dalle stanze aprendo pian piano la finestra… e tutte le finestre si illuminarono una dopo l’altra… Viva il Re: questa voce più del vento s’ode echeggiare per ogni dove nella città: chi esce dalla sua casa piangendo, chi bacia la terra, chi si abbraccia col vicino, chi alza le mani al cielo benedicendo Iddio… finita l’oppressione, la menzogna, l’inganno… tutta la notte si passa in veglia, notte degna oltremodo di memorabile gioia”. Per la volontà popolare esasperata da lutti e violenze (quasi ogni famiglia ne aveva subiti) e con il sostegno degli alleati inglesi e di leggi che sarebbero state applicate in qualsiasi altra parte del mondo, il re processò e condannò a morte 102 giacobini ritenuti maggiormente responsabili. Dopo oltre due secoli sarebbe corretto e giusto raccontare la storia del ’99 in modo più sereno ed obiettivo sottolineando magari un aspetto che, come si è detto, potrebbe essere ancora attuale ed utile: da oltre due secoli la cultura napoletana e meridionale vive nel mito di una rivoluzione-invasione straniera. Da oltre due secoli ci hanno invece cancellato la memoria storica di una vera e propria epopea popolare: la vittoria del popolo napoletano, calabrese e meridionale contro una cultura lontana, elitaria e contro il popolo ancora oggi dominante e più che mai dannosa. Il riscatto della nostra terra passa inevitabilmente anche attraverso la ricostruzione della verità storica, di tutta la nostra memoria storica e di una cultura radicata e profondamente legata alle nostre tradizioni ieri come oggi.
(nell’immagine l’ingresso trionfale di Ruffo a Napoli assistito da Sant’Antonio)

Intervista per dubito.it

Intervista per dubito.it

tratto da dubito.it – L’ultima puntata di “Ultimo Minuto”, trasmissione sportiva in onda su TeleCapriSport e Capri Event, è stata un successo. Illustri ospiti, puntata veloce e ficcante innumerevoli argomenti trattati, il tutto è stato possibile grazie alla competenza ed alla professionalità della padrona di casa, Virginia Casillo, che ha saputo miscelare con maestria le componenti variegate che pullulavano nello studio di Ercolano. Ospite in trasmissione anche Angelo Forgione, creatore ed ideatore del movimento V.A.N.T.O., il quale alla fine della puntata ci ha regalato un’intervista “On The Road” in esclusiva per la nostra testata. Il meridionalista ha ripercorso i temi di stretta attualità: dai fischi all’inno, alla vittoria di Coppa Italia del Napoli, dal mercato azzurro, alla napoletanità.
L’intervista è stata realizzata dal nostro caporedattore Giuseppe Libertino.

“Un sogno azzurro” aspettando la finale di Roma

“Un sogno azzurro” aspettando la finale di Roma

la passione azzurra in musica di quattro Napoletani

Quattro meridionalisti che si incontrano e finiscono per scrivere una canzone dedicata alla loro passione azzurra: Eddy Napoli, Angelo Forgione, Salvatore Lanza e Paolo Serretiello. Non un inno, di quelli che si lanciano quando l’euforia è tanta, ma una spinta per il Napoli in una delicata settimana che porta alla finale di Coppa Italia dello sponsor in camicia rossa contro la Juventus a Roma. Una partita dall’alto significato simbolico oltre che sportivo. “Un sogno azzurro” accompagnerà le trasmissioni sportive dell’emittente radiofonica ufficiale del Calcio Napoli Radio Marte, per tutta la settimana che condurrà alla finalissima dello stadio Olimpico.
L’idea nasce negli studi di Radio Marte: una canzone propiziatoria per la finale di Coppa Italia di Domenica prossima. Il brano è già disponibile su YouTube ed è programmato in alta rotazione su Radio Marte. «Si tratta di un brano che esalta il nostro senso di appartenenza – spiega Paolo Serretielloche nei confronti della squadra del Napoli, diventa sfida, passione e motivo di orgoglio, oltre che di riscatto per chi crede ancora nel Sud e nelle nostre risorse».
«Non è un altro inno tra i tanti ma una semplice canzone spontanea per mettere in musica la nostra passione e le nostra identità, le nostre “bandiere” su cui ci confrontiamo continuamente, nell’approssimarsi di una finale nella capitale tra due capitali storiche», dice Angelo Forgione che ha anche realizzato un video ad-hoc, mentre la musica è stata composta da Eddy Napoli, che dichiara: «Ci auguriamo di sentirla sempre di più, e che faccia presto breccia nei cuori dei napoletani, e non solo: ci auguriamo che diventi una bandiera in più, quella bandiera che manca da troppo tempo nei nostri venti».

Musica e Voce: Eddy Napoli

Testo: Angelo Forgione – Salvatore Lanza – Eddy Napoli – Paolo Serretiello

Tanti  cuori  che  battono  insieme
uno  solo  diventa  perché,
uno  stadio  si  tinge  d’azzurro
e  la  nostra  passione  s’accende  per  te.

Tu  ci  dai  sempre  mille  emozioni
e  per  questo  cantiamo  con  te:
“vita  mia,  si  stata  ‘o  primmo  ammore
e  ‘o  primmo  e  ll’urdemo  sarraie  pe’  mme”.

Con  una  canzone  tu  ci  fai  sognare,
con  un  calcio  ad  un  pallone  tu  ci  fai  volare
come  un  aquilone  alto  su  nel  cielo,
sei  l’ amore  unico  il  più  grande  il  più  sincero.

Napoli,  Napoli,  Napoli,  l’unica  fede  che  c’è !
Napoli,  Napoli,  Napoli,  io  sono  pazzo  di  te !
Napoli,  Napoli,  Napoli,  un  sogno  azzurro  per  noi !
Napoli,  Napoli,  Napoli,  Napoli  vinci  per  Napoli !

Una maglia una sciarpa e un amico
quante corse affannate per te.
Sono qui da quand’ero bambino
e la voce mi trema tutt’oggi perché:

per  il  mondo  noi  siamo  milioni
sei  l’orgoglio  di  ognuno  di  noi.
Nell’azzurro  tra  il  cielo  e  gli  Dei
con  l’orgoglio  di  essere  partenopei.

Sventola  bandiera  fino  ad  impazzire
se  non  sei  napoletano  non  lo  puoi  capire,
sventola  bandiera  basta  una  vittoria
che  una  città  intera  vive  i  suoi  sogni  di  gloria.

Napoli,  Napoli,  Napoli,  l’unica  fede  che  c’è !
Napoli,  Napoli,  Napoli,  io  sono  pazzo  di  te !
Napoli,  Napoli,  Napoli,  un  sogno  azzurro  per  noi !
Napoli,  Napoli,  Napoli,  Napoli  vinci  per  Napoli !

La  tua  storia  non  finirà  mai
e  vivranno  per  sempre  gli  eroi,
quelli  che  non  tradiscono  mai
perché  son  figli  tuoi,  forza  Napoli.
Napoli !!!

Il manifesto della rinascita napoletana di Muti

Il Manifesto della rinascita napoletana di Muti

«Non tutti i napoletani sanno che Napoli ha cultura superiore»

«Non sono grandesono Napoletano». Era la sera delle celebrazioni di Italia 150 e così proclamò Riccardo Muti che si sta spendendo in tutti i modi per promuovere la grande cultura di Napoli e fare in modo che siano i napoletani a valorizzarla e a difenderla. Qualche mese prima aveva ricevuto il prestigiosissimo premio “Principe de Asturias” ma in Italia nessuno lo aveva saputo per via di quel ringraziamento alla Spagna «perchè Napoletano». In occasioni ufficiali così come in altre meno ingessate, il grande maestro si è sempre detto orgoglioso di esserlo in nome di quella cultura in cui lui stesso è immerso dal punto di vista musicale essendone continuatore, avendola studiata, assorbita, riofferta e riscoperta dopo anni di delittuoso oblio.
Napoli ha bisogno dei napoletani, di quelli di cultura ma anche della gente comune che dal basso si riappropri della propria identità, della propria storia, della consapevolezza di cosa significa appartenervi e del rispetto che tale provenienza suscita negli ambienti culturali a differenza di quanto accade nella società “subculturale” contemporanea.
E le parole pronunciate nella celebrazione della recente “rinascita” del San Carlo suonano come un Manifesto per un nuovo rinascimento della città. Musica per nostre orecchie!

Le politiche agricole scorrette del Nord

Le politiche agricole scorrette del Nord

“Buonitalia” roccaforte leghista, cancellata l’agricoltura del Sud

Angelo Forgione – Era il 15 Febbraio del 2010 quando scrissi per napoli.com un articolo-denuncia sulle operazioni “oscure” del leghista Luca Zaia, allora Ministro delle Politiche Agricole e oggi Governatore del Veneto, che si era inventato il “Mc Italy“, o meglio “Mc Padania”, per favorire gli agricoltori del Nord dopo aver inventato un commissariamento del Consorzio di Tutela della Mozzarella di bufala campana in concomitanza della nascita della bufala padana. E conclusi l’articolo con queste parole profetiche: “L’insidia è dietro l’angolo, latente e inquietante, e il pericolo che vi siano delle strane dinamiche a vantaggio di una parte del paese e a scapito di un’altra è un monito per gli imprenditori, gli agricoltori e i consorzi di tutela dei prodotti del sud, nonché per i consumatori”.
È di oggi, a distanza di due anni, la notizia che il razzismo gastronomico (e non solo) non era una fantasia di chi scrive ma una strategia scorretta reale e messa in atto proprio da Zaia tramite “Buonitalia“, la società di promozione del prodotto enogastronomico italiano (si fa per dire), che non ha mai promosso alcun prodotto del Sud ed è in liquidazione con 21 milioni di passivo dopo aver sperperato 50 milioni di euro di finanziamenti tra il 2008 e il 2010, ovviamente elargiti dal Ministero di Zaia, con stipendi d’oro e voragini in bilancio. Se ne è accorto proprio il liquidatore, il docente siciliano Alberto Stagno d’Alcontres, che ha controllato le liste dei debiti e dei creditori. Debiti con Unioncamere lombarda, Verona Fiera, Biennale di Venezia, Università di Verona, Promoveneto, Veneto Banca. Crediti ottenuti con Grana Padano, Parmigiano Reggiano, Enoteca di Siena e Consorzio del Chianti.
Col senno di poi, il “McPadania” era tanta roba per il Sud; è vero che l’affare milionario interessava i produttori di Pancetta affumicata della Val Venosta, di bresaola della Valtellina, di Asiago DOP, di Parmigiano Reggiano e di carne prodotta da una nota azienda che ha stabilimenti strategicamente ubicati nel cuore della val padana, ma almeno Zaia aveva mischiato le carte col contentino dell’olio siciliano dei monti Iblei con il quale erano fatti i panini (tze!), i carciofini e le cipolle meridionali.
E i politici del Sud stanno a guardare, perchè così deve essere secondo dettami di sistema. Si insinuino pure dappertutto i leghisti e i filo-settentrionali, perchè a loro non bastano i 63 miliardi di spesa annua dei meridionali per prodotti industriali che finiscono dritti dritti al Nord; devono avocare a sé anche tutta la fetta di mercato del prodotto agricolo e artigianale.
Le gesta di Zaia da Ministro delle politiche agricole (italiane) annoverano anche l’assenza al festeggiamento del riconoscimento UE del marchio “STG” da parte della pizza napoletana per recarsi da Mc Donald’s a promuovere il suo panino. Terminato il dicastero, il leghista è andato a vincere le elezioni a governatore del Veneto e da quella poltrona si è subito segnalato per aver definito “calcinacci… quattro sassi” le mura crollanti di Pompei e “una porcheria” lo stanziamento di 250 milioni di euro per i primi interventi che, a suo dire, dovevano andare al Veneto per gli alluvionati. Ne ebbe 300.

Sono Napoletano, pago le tasse e chiedo permesso

Sono Napoletano, pago le tasse e chiedo permesso

maestranze napoletane per il gioiello della Guardia Costiera

Salve Angelo Forgione,
mi chiamo Raffaele Staiano, sono un ingegnere navale. Come tanti a Napoli, o come tanti ingegneri navali che da Napoli sono in giro per l’italia e per il mondo. La facoltà di ingegneria navale Federico II è stata da sempre LA STORIA DELL’INGEGNERIA NAVALE, ma non mi dilungo. Abbiamo insegnato a costruire le navi, in tutto il mondo.
Mi piacerebbe mostraLe cosa è stata la napoletanità in questo mondo meraviglioso che è la progettazione, la costruzione e la conduzione delle navi. Senza scomodare la storia, vorrei che sapesse che un Napoletano morto 4 anni fa, AMEDEO MORVILLO, è stato chiamato in Giappone agli inizi degli anni ’70 (quando il Giappone costruiva le navi più grosse al mondo, le SUPERPETROLIERE) per mostre il suo modo di disegnare un’elica navale. Un altro Napoletano GIULIO RUSSO KRAUSS (scomparso prematuramente 2 anni fa) ha contribuito alla stesura dei regolamenti internazionali per la salvaguardia della vita umana in mare. È stato l’unico italiano a far parte del comitato SOLAS. Io non sono così in alto, ma faccio un mestiere meraviglioso che ogni ingegnere sognerebbe di fare: il progettista. Un ingegnere navale, quando esce dalla facoltà, ha questo sogno nel cassetto “PROGETTARE UNA SUA NAVE”. Sono un fortunato.
Il mio lavoro è fatto di responsabilità, di sfide enormi, di impegni profondi e complessi, ma mi rende felice. Quando una mia costruzione, o meglio, una nostra costruzione (perchè il nostro è comunque un team), ebbene quando una nostra “creatura” prende il mare l’emozione è idescrivibile.
Oggi, Napoli sta costruendo la più grande nave della Guardia Costiera Italiana (la sua ammiraglia) è lo sta facendo nei cantieri Megaride. Un piccolo sperduto cantiere d’Italia e del Mondo, ma fatta di gente vera, di uomini veri, di Napoletani veri. Non è una nave molto grande, ma è la più ecologia che un reparto militare abbia mai costruito al mondo. Un team quasi esclusivamente di Napoletani (con sede a Roma) la sta progettando. I cantieri del Nord ci guardano con invidia, hanno perso una gara che sembrava fatta per loro, ma non ci hanno messo l’essenza (lo spirito di sopravvivenza che solo chi viene dal sud conosce, la passione, l’onore dell’onestà in una terra difficile). Le pubblicazioni al riguardo avvengono in ogni nazioni. Se vuole, alcune sono riportate anche sul mio sito alla pagina:
http://www.raffaelestaiano.com/supply_vessel_gc_-_la_stampa.html
Sono Napoletano e lavoro fino alle 3 di notte, di Sabato e di Domenica, pago le tasse e quando entro in una stanza busso e chiedo permesso; dentro, in riunione, quasi sempre, i più arroganti sono sempre quelli più ignoranti, e quasi sempre vengono dal settentrione del mondo…. e a me viene da sorridere, perchè la simpatia e la franchezza dell’intelligenza li mette da parte e li taglia fuori, ma loro non capiranno mai che si sono autoesclusi.
Complimenti per quello che fa. Un saluto Cordiale.
Ing. Raffaele Staiano 

Eddy Napoli: «aprirsi al mondo per tornare a noi»

Eddy Napoli: «aprirsi al mondo per tornare a noi»

«Napoletano stravolto per far ridere quattro imbecilli»

È il personaggio copertina del numero 15 di Marzo de “il Brigante“, la rivista che monitora il mondo meridionalista e che è nelle edicole della Campania e nei distributori della Puglia. Eddy Napoli, reduce dal grande successo dei due concerti al teatro “Trianon” di Napoli, ha rilasciato una lunga intervista politica e propositiva al magazine del direttore Gino Giammarino, quasi dimenticandosi di parlare del suo nuovo lavoro discografico in lavorazione.
Un’altra intervista molto interessante dell’artista napoletano, ambasciatore della musica napoletana nel mondo, è stata concessa ad “Emergenza Musicale” alla vigilia dei concerti del mese scorso proprio sul palco del teatro di Forcella da dove è stato riproposto l’inno delle Due Sicilie con testo di Riccardo Pazzaglia. Interessanti le riflessioni da ascoltare con attenzione sul momento della canzone classica napoletana, sul mondo musicale italiano in generale, sulla consapevolezza dei giovani di Napoli e sul ruolo dei napoletani più in vista nel panorama dello spettacolo italiano; ma anche sulla globalizzazione e sull’identità storica di Napoli e dei suoi figli.

La vittoria della Juventus, la sconfitta degli juventini

La vittoria della Juventus, la sconfitta degli juventini

inciviltà esasperata de’ ‘o surdato assatanato

Angelo Forgione – Ci avete annientati in campo e complimenti al vostro allenatore che, dopo i ripetuti fallimenti degli anni scorsi, vi ha ridato un’anima. Ci avete dato una lezione calcistica in campo e lo riconosciamo, agevolati da un Napoli che non ha incarnato alcuno spirito utile a scongiurare l’offesa di un intero popolo. Vi siete tolti lo sfizio di batterci dopo anni di sonore batoste, di vedere persino Quagliarella infilarci. Complimenti meritati! Ma fuori, come al solito, avete mostrato il peggio di voi, che è molto peggio del peggio di noi. Soliti sacchetti di immondizia, soliti cori non oltre il buongusto di cui anche i nostri sono soliti ma oltre il consentito, ovvero oltre la soglia della tolleranza che è ben diverso. “La vergogna dell’Italia siete voi… Vesuvio lavali col fuoco… benvenuti in Italia”, insomma, il solito razzismo non torinese ma italiano perchè il pubblico juventino è in buona parte meridionale. Ma ne siamo abituati tutti, non perchè siamo arrendevoli ma perchè chi dovrebbe agire non agisce; questa è l’Italia. E forse avete ragione ad accoglierci nella vostra splendida e colta terra, a noi che facciamo parte di una città-nazione a parte da voi conquistata.
Per fortuna ci avete pensato voi stessi a consacrare il vostro lignaggio, non solo coi vostri cori e con le vostre “coreografie” ma soprattutto con quella che intendevate come la più grande presa per i fondelli nei nostri confronti: tutto lo “Juventus Stadium” che si permette il lusso di cantare ‘O surdato nnammurato. Si, è stata una zappa sui piedi, anche se in un primo momento ci avete lasciati tutti interdetti. Ma è durato poco perchè, dopo il primo momento di smarrimento mentale, la ragione ha preso il sopravvento. Alla vostra schiacciante vittoria calcistica avete accostato la nostra schiacciante vittoria culturale. Può mai accadere che il San Paolo canti una canzone piemontese?
Si tratta di supremazia culturale di Napoli, lo ha detto anche il presidente De Laurentiis con grande sarcasmo. Quello sabaudo, ‘o surdato assatanato, è un popolo di cultura militare dedita alla conquista che per fare regge e cultura ha dovuto chiamare i meridionali a corte. E allora grazie al popolo juventino che si è costituito certificando di essere culturalmente inferiore ai Napoletani. Avevate fatto le prove generali al San Paolo dopo aver strappato il pareggio, quando la delegazione juventina delle province di Napoli e Salerno avevano anche mostrato lo striscione “Pulcinella è bianconero”. E anche la vostra stampa sportiva aveva titolato “‘O sole mio” dopo il discusso rinvio della gara d’andata non causa tempo ma causa morte e ordine pubblico. Insomma, vi abbiamo insegnato a scrivere e cantare in napoletano… o forse neanche tanto perchè la maggior parte di voi è meridionale. E meno male che prima di fare “cantanapoli” urlavate “noi non siamo napoletani”.
Il vostro Tuttojuve.com, colpito e affondato dalle parole di chi scrive, dice che non l’abbiamo presa bene e ora ci sentiamo culturalmente superiori. Sbagliato due volte perchè sappiamo perdere, siamo abituati storicamente, e non siamo di certo noi quelli che pretendono indietro quanto rubato. E non ci sentiamo culturalmente superiori ma ce lo dimostrate voi continuamente; noi non ci saremmo mai azzardati a pretenderlo. Non l’abbiamo presa bene? Era sottolineato nell’incipit della dichiarazione del sottoscritto che la Juve era stata superiore. Ma voi tirate fuori come sempre il conto degli scudetti, pompandolo con i due che non vi appartengono ostentando le vostre ignominie invece di nasconderle, perchè la Procura di Napoli ve li ha fatti togliere dalla bacheca macchiando per sempre la vostra storia che neanche “l’oggetto sconosciuto a forma di chitarra” può lavare. Il vostro palmares lo conosciamo benissimo ma, noi che abbiamo cultura e conoscenza storica, sappiamo benissimo cosa significa la questione meridionale che voi fate finta di ignorare, che hanno creato i vostri antenati e che esiste anche nel calcio italiano creato “ad hoc” a Torino per disputare per circa 30 anni un campionato italiano ad uso e consumo piemontese-ligure e lombardo-veneto. Volete che, conoscendo da dove veniamo, noi e voi, possiamo mai soffrire di complesso di inferiorità di fronte al palmares bianconero? Suvvia!
Vi rendiamo di nuovo gli onori della vittoria schiacciante in campo, ma basta così, altrimenti il nostro dibattito identitario rischia di essere confuso con un inutile botta e risposta da ultrà tra uomini con i tasca il tesserino dell’ordine dei giornalisti. Quest’anno lo scudetto ve lo giocherete con Milano, tanto per cambiare, e sarà il 100° scudetto del Nord a fronte dei soli 8 del Sud. La cosa non ci stupisce. Avete  accantonato la faida con gli interisti e ne avete aperta una nuova con i milanisti. Beghe vostre, a noi restano le briciole che toccherà strapparvi dalla bocca avida, quel tricolore tondo a Roma sponsorizzato da Garibaldi, quando magari a fine partita potremo darvi ripasso di dizione napoletana. Sempre con la certezza di essere identitari, consapevoli e fieri, senza contaminazione, ignoranza e presunzione. Siamo pur sempre la Capitale dell’orgoglio, non dell’imbroglio, e tanto ci basta… anzi, è davvero tanta roba.

Lucio Dalla il napoletano

videoclip – Lucio Dalla il napoletano

nato a Bologna, morto a Montreux, rinato a Napoli

Angelo Forgione – Era un napoletano nato a Bologna Lucio Dalla. «La cicogna era cieca in quel momento, ma la prossima volta voglio nascere qua, essere napoletano a tutti gli effetti», così disse al Gran Caffè Gambrinus sette mesi prima di andarsene. Fu il suo testamento artistico, la sua dichiarazione d’amore per la terra che artisticamente ed esteticamente sentiva più sua. «Il grande onore per me è quello di aver partecipato», disse in quell’occasione, significando tutta la fierezza per aver capito Napoli e aver dato un contributo spontaneo e sentito alla valorizzazione della cultura napoletana. Dalla amava sinceramente Napoli, più volte da lui definita la città più bella del mondo.
«Quella napoletana – disse – è la musica più importante del Novecento, altro che Beatles… dobbiamo tornare a noi, e non essere provinciali, scopiazzando all’estero»
. Non erano frasi di circostanza; Dalla fu rapito dalla lingua dialettale napoletana alle Tremiti, isole geograficamente pugliesi ma foneticamente napoletane-ischitane, e poi dalla vista del Golfo, ammirato dalla stanza di Caruso a Sorrento. E perciò cambiò il suo modo di comporre musica, tendendo alla lirica. Fu una trasformazione intima ancor prima che artistica, e perciò era davvero invaghito di Napoli e dei Napoletani, ripetendolo anche ossessivamente in ogni occasione e da ogni pulpito. La gelosia della parte putrefatta del paese non lo ha accettato e ne ha insultata la morte per togliersi il sassolino dalle scarpe.
Mi piace pensare che sia rinato da qualche parte qui intorno, come tu volevi. Arrivederci, Lucio.