‘Dov’è la Vittoria’ e ‘Made in Naples’ a Domenica Luna Live

«A noi fa piacere sapere la verità, la verità secondo Angelo Forgione». Così la conduttrice Paola Mercurio chiude la chiacchierata con l’autore di Dov’è la Vittoria e Made in Naples nel salottino domenicale dell’emittente campana Tv Luna.

Napoli-Juventus: il 24 settembre dibattito alla libreria Iocisto di Napoli

Giovedì 24 settembre, alle ore 20, presso la libreria Iocisto di Napoli, in via Cimarosa 20 (piazza Fuga, adiacente Funicolare centrale) si terrà una “Conversazione a tinte azzurre alla vigilia della partita Napoli-Juventus”.
I temi saranno tratti dal libro Dov’è la Vittoria di Angelo Forgione. Con l’autore, presenti Gianfranco Lucariello, Gennaro De Crescenzo e Massimo Sparnelli, che illustreranno, tra passato e presente, quanto è stato fatto dalla dinastia piemontese, protagonista dell’industrializzazione italiana, per costruire il potere bianconero.
Al centro della serata ci saranno argomenti legati al Calcio ma anche alla “Questione meridionale” (presente e grave nel Calcio come negli altri settori), le motivazioni storico-economiche-politiche delle (tante) vittorie del Nord e delle (pochissime) vittorie del Sud, le cause di una rivalità che va ben oltre i confini di un rettangolo verde, le origini di un amore che va ben oltre quegli 11 calciatori in maglia azzurra diventando il simbolo forte di una vera e antica “nazione”…
Siete tutti invitati per dire la vostra!

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1912, la (finta) riforma pro-Sud che rischia di far sparire la Juventus

Angelo Forgione – Il campionato italiano nasce nel 1898, ma non può definirsi tale. È in realtà un torneo “industriale”, riservato a squadre di Piemonte e Liguria, e poi di Lombardia, ben presto allargato anche ad Emilia Romagna e Veneto, giusto per sottolineare anche con la nuova moda sportiva di fine Ottocento che l’Italia che conta non va più giù. Solo squadre del Nord progressista, dunque, nonostante l’interessamento al Calcio di nuovi sodalizi meridionali, costretti a cimentarsi nei tornei organizzati dai magnati inglesi che sfruttano i porti tirrenici della Penisola nella rotta del thé verso il Canale di Suez.
Ma i club del Sud vogliono crescere, e per farlo necessitano di misurarsi col Calcio più ricco. Quelli del Nord non ci pensano proprio a salire su un treno per andare a giocare nell’altra Italia. La Nazione, però, è formalmente unita da un cinquantennio, e una parvenza di coesione sportiva bisogna pur darla. Le proteste meridionali crescono, sono più che legittime e si fanno vibranti. Il rappresentante dell’Unione Sportiva Internazionale Napoli, Mario Hector Bayon, si presenta in una accesissima assemblea federale per chiedere aiuto alla FIGC e pronuncia una calorosa difesa dei Calcio meridionale con cui strappa prolungati applausi. Ci pensano i consiglieri federali Emilio Valvassori e Luigi Faroppa a mettere tutti d’accordo con una riforma con cui si istituiscono due raggruppamenti territoriali: uno del Nord, con Liguria, Piemonte, Lombardia, Emilia e Veneto, e uno del Centro-Sud, con Toscana, Lazio e Campania; tutto il resto, escluso. Le vincitrici dei due raggruppamenti si affronteranno in una finalissima che designerà la squadra campione d’Italia. In realtà la FIGC è ben conscia dell’abissale divario esistente tra le formazioni del Centro-Sud e quelle del Nord, sa che il divario non può colmarsi senza una vera fusione e sa benissimo che le finalissime assumeranno un valore pro forma senza alcun significato tecnico-agonistico. La vera attesa finale del campionato italiano sarà la partita che designerà la vincitrice del torneo settentrionale. E infatti, quando nel 1915 il campionato sarà sospeso per lo scoppio della guerra, lo scudetto sarà assegnato all’Inter perché in testa al Girone Nord.
Tutto risolto? Niente affatto, perché con la riforma ‘Valvassori-Faroppa’ viene introdotto anche il titolo sportivo, ovvero il meccanismo di promozioni e retrocessioni. Non solo per vincere, ora bisogna lottare anche per salvarsi. Ci va di mezzo la Juventus, che non è ancora la Juventus che conosciamo, ben lontana della proprietà della famiglia Agnelli e in cattive condizioni economiche. È un club piombato nella mediocrità dal 1906, anno in cui alcuni soci fondatori sono fuoriusciti per fondare il Torino. La squadra bianconera finisce ultima nel girone piemontese, vinto dai fortissimi campioni della Pro Vercelli, ed è la prima condannata alla retrocessione in seconda categoria (insieme al Modena e alla Libertas Milano). Il giocattolo dei giovani studenti del Liceo classico D’Azeglio di Torino sta per rompersi. Una prima assemblea societaria si chiude con l’intervento dei Regi Carabinieri, chiamati a sedare una rissa fra dissidenti che, in caso di retrocessione, minacciano di non finanziare la squadra e destinarla al fallimento. I soci fondatori convocano una seconda assemblea per ratificare lo scioglimento della società, alla quale si presenta in extremis anche il trafelato ingegner Umberto Malvano per annunciare un insperato ripescaggio. Ha lavorato di “diplomazia” con l’amico Giovanni Mauro, presidente del comitato regionale lombardo e, soprattutto, col fratello Francesco che della FIGC è reggente (in futuro sarà anche presidente). Insieme hanno trovato l’italianissima soluzione: sfruttando i posti liberati da alcune fusioni di squadre lombarde, la Juventus di Torino, Piemonte, viene trasformata provvisoriamente in squadra lombarda e inserita nel girone della Lombardia per essere ripescata e salvata dalla prematura fine della sua storia.
La vera unione calcistica delle due Italie perdura per altri anni ancora, passando per lo scisma del 1921-22 dettato dalla volontà dei grandi club del Nord di estromettere dalla competizione tutti gli altri, cioè il resto d’Italia.
Solo con la Carta di Viareggio del 1926, con l’irruzione nel Calcio del regime fascista, si abolisce la riforma di facciata e parte un vero campionato italiano. È l’anno di nascita ufficiale del Napoli, che in realtà esiste dal 1922, (fusione tra il Naples Football Club e l’U.S. Internazionale Napoli) e cambia semplicemente denominazione sociale per compiacere il nazionalismo di quel Regime che lo butta nella mischia insieme al Calcio romano: da Foot Ball Club Internaples ad Associazione Calcio Napoli. Il Nord, dopo 26 scudetti acquisiti, cessa di avere l’esclusiva e, pur protestando animatamente, deve obbedire alle volontà superiori che procurano non pochi fastidi a chi fin lì ha monopolizzato il Giuoco. La Juventus è ora scudettata, risanata e rafforzata da Edoardo Agnelli, che ha portato in dote i capitali della Fiat ed è pronto a conseguire il suo ciclo vincente: 6 scudetti, di cui 5 di fila, con cui la cultura industriale pone fine al grande Calcio amatoriale delle polisportive piemontesi. Parte da qui la costruzione del palmarès, il più prestigioso d’Italia, di un club che nel 1913 è stato a un passo dalla sparizione.

approfondimenti in Dov’è la Vittoria (Magenes, 2015)

juventus

‘Dov’è la Vittoria’ a RUNradio (UNISOB di Napoli)

Breve incontro radiofonico con gli studenti dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli per parlare di Dov’è la Vittoria dai microfoni della webradio universitaria.

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La Serie A gioca in casa da Roma in su, ma Tavecchio non lo sa

Angelo ForgioneCarlo Tavecchio, presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio dallo scorso Agosto, eletto tra mille polemiche per le sue incaute dichiarazioni a sfondo razzista, continua a ribadire la sua inadeguatezza al ruolo. In un’intervista rilasciata per È Azzurro, mensile dedicato ai tifosi del Napoli in edicola il 17 giugno, ha motivato la ridottissima presenza di squadre meridionali (3) nel campionato di Serie A riconducendola esclusivamente alla crisi economica in atto. Risposta che palesa la mancanza di conoscenza del movimento che lo stesso Tavecchio è chiamato a guidare. Come scrivo nel mio libro Dov’è la Vittoria, infatti, il Calcio italiano riflette il divario unitario Nord-Sud e rappresenta un’anomalia europea. La presenza del Sud nella storia della Serie A non supera il 20%, e il problema non è affatto legato a un fenomeno economico transitorio ma è una costante dalla stagione 1926-27, la prima con squadre del Nord e del Sud in competizione mista, dopo 26 campionati “nazionali” a carattere settentrionale. Tra l’altro, pur con l’acuirsi della crisi degli ultimi anni, nei campionati tra il 2010/11 a quello 2015/16 la percentuale risulta la più alta di sempre, seppure al ribasso nelle ultime 3 stagioni.

squdre_sud_serieA-decenniNumeri e dati – scrivo sempre in Dov’è la Vittoria – sembrano dire che il campionato italiano si giochi a Nord e che i competitors del Sud siano degli invitati a una competizione sovranazionale che va da Roma in su. La Serie A assomiglia alla Major League Soccer americana, torneo che vede una manciata di squadre canadesi iscritte al campionato statunitense. Con la differenza che Nord e Sud italiani sventolano la stessa bandiera.
Riccardo Giammarino, direttore responsabile della rivista del gruppo editoriale Giammarino, intervistandomi per il Brigantiggì (in onda sull’emittente Julie Italia), ha colto l’occasione per chiedermi un parere sulla dichiarazione del presidente della FIGC… una sconcertante dichiarazione.

(video) Pastore: «’Dov’è la Vittoria’ sarà materia di studio»

dlv_feltrinelliÈ stato presentato mercoledì 10 giugno a la Feltrinelli di Napoli Chiaia il saggio Dov’è la Vittoria di Angelo Forgione. Con l’autore sono intervenuti Rosario Pastore, storica firma della Gazzetta dello Sport, e Luigi Necco, altrettanto storico volto della Rai.
Proprio Rosario Pastore, concluso l’appuntamento ricco di belle parole, ha affidato alla sua pagina facebook un convinto invito alla lettura del libro (di seguito riportato).

Da un po’ di tempo, fra me e Angelo Forgione è in atto un simpatico duetto: io lo chiamo Maestro e lui, del tutto indebitamente, chiama maestro me. In realtà, da parte mia è un po’ più che un giochetto: perché quando chiamo maestro Angelo, lo faccio del tutto seriamente. Ho sempre seguito questa linea: chi merita di essere chiamato Maestro è uno che, almeno nel suo campo, ne sa molto più del suo prossimo. E Forgione ha ampiamente dimostrato che ben pochi, o forse nessuno, è in grado di competere con lui negli argomenti che lo appassionano. Un’altra cosa ho imparato nella mia, ahimè, lunga vita. Ed è che è abbastanza facile scrivere la prima opera, molto più difficile scrivere la seconda. Una legge che vale un po’ in tutti i campi. Si può dipingere un bel quadro, si può scattare una attraente fotografia, si può recitare con successo in una “piece” teatrale, si può scrivere un buon libro, alla prima botta. Perché quando ti accingi ad una cosa del tutto nuova, dai fondo a quanto sai, gratti il barile della tua esperienza, ti affidi alla tua incosciente faccia tosta e magari riesci ad avere successo. Quando devi fare il bis, però, cominciano le difficoltà. Perché non è più il tuo istinto ad aiutarti ma quello che hai veramente dentro, il tuo talento naturale. Ebbene, quando ho letto la prima opera di Forgione, Made in Naples, mi tuffai con molto godimento nelle pagine di uno che dimostrava di conoscere a fondo la materia che presentava. E infatti, ci troviamo di fronte non ad un improvvisatore ma ad un vero, approfondito studioso di uno Stato, di una città che purtroppo non esistono più e che sono state offese, calpestate, mortificate nelle loro stessa essenza. Chi vi parla non è un borbonico e quindi non accetta di prendere per oro colato tutto quello che gli viene propinato. E infatti Forgione col suo libro non voleva convincere ma raccontare, illustrare, dimostrare. Made in Naples ha avuto il successo che meritava e continuerà ad averlo. Ma ora eccoci davanti alla seconda opera, questo Dov’è la Vittoria. Non un trattato, non un raccontino, non un “excursus”, ma una vera e propria denuncia, proprio come una vera e propria denuncia era stato Made in Naples. Angelo Forgione, nell’accingersi a scrivere la sua seconda opera, quella della verità, non ha inanellato una serie di fattarielli, ha studiato la materia, si è tuffato in questo mondo prendendolo di petto, ne ha studiato gli aspetti più sconcertanti. Ne è venuto fuori un prodotto che sarà materia di studio e un libro praticamente obbligatorio sia per gli addetti ai lavori sia per quanti si pongono domande alla quali, fino ad oggi, non sono state date risposte esaurienti. Alcune di queste domande le troviamo nella controcopertina del libro. Ma sono solo alcune. A tante altre, a tutte, Forgione dà le sue risposte e lo fa in maniera del tutto esauriente. Non è un caso che quanto sta accadendo nel Napoli in questi giorni rispecchia quanto Angelo anticipa nella sua opera. Dopo anni di illusioni di grandezza, gli obiettivi della squadra sono ridimensionati. Non più sogni europeisti, con un allenatore con fama, a torto o a ragione, internazionale come Rafa Benitez ma un bravo tecnico, per di più napoletano, i cui meriti sono di aver dato un gioco decente ad un Empoli appena arrivato in serie A, guidandolo ad una tranquilla salvezza. E dando alla squadra un gioco piacevole ed a tratti spettacolare. In ogni caso, un allenatore i cui meriti sono da verificare in un ambiente difficile come il nostro. Perché questo ridimensionamento? E perché, mentre il Napoli, agli inizi del XXI secolo, veniva mandato in serie C senza pietà, altre squadre, come la Roma e specialmente la Lazio di un certo Lotito, venivano risparmiate ed i loro debiti venivano spalmati in comodi pagamenti, anche con scadenza venticinquennale e senza interessi? E come mai la Juve, coinvolta pesantemente in Calciopoli, veniva punita solo alla serie B e gli venivano tolti solo due scudetti mentre, stando alle indagini, sarebbero molti di più quelli conquistati più o meno legittimamente? Il calcio meridionale raccoglie solo le briciole di quanto gli lascia, con tanta magnanimità, il calcio del Nord. Squadre che rappresentano realtà importanti, come il Palermo, non hanno mai vinto uno scudetto. Il Napoli ne ha conquistati due, ma solo grazie al fatto di poter contare sul giocatore più forte del mondo, un lusso che, negli anni seguenti, fu pagato amaramente. Di tutto questo e di moltissimo altro parla e discute Forgione in Dov’è la Vittoria, una pubblicazione, che ripeto, deve trovare posto nelle vostre librerie. Dopo averla letta, naturalmente.
R. P.

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Pillole di ‘Dov’è la Vittoria’ a Marte Sport Live (Radio Marte)

Tratto dalla puntata serale del 9 giugno di Marte Sport Live (Radio Marte) condotta da Massimo D’Alessandro, il mio intervento in studio alla vigilia della presentazione di Dov’è la Vittoria a La Feltrinelli di Napoli Chiaia.

Presentazione DOV’È LA VITTORIA a La Feltrinelli di Napoli

Mercoledì 10 giugno, alle ore 18:00, la Feltrinelli di Napoli Chiaia propone “Le due Italie nel pallone”, evento di presentazione del libro Dov’è la Vittoria di Angelo Forgione.
Con l’autore interviengono Luigi Necco e Rosario Pastore.

Feltrinelliclicca qui per guardare il booktrailer

Evento sul sito lafeltrinelli.it

Dov’è la vittoria, a “San Paolo Show” anteprima con dibattito

Dov’è la vittoria, in uscita il 13 maggio in libreria, presentato in anteprima a San Paolo Show, la trasmissione di Tv Luna condotta da Paola Mercurio. Coinvolti nel dibattito che ne è nato anche Beppe Bruscolotti, Patrizio Oliva, Rino Cesarano, Massimo D’Alessandro e Angelo Pompameo.

DOV’È LA VITTORIA – le due Italie nel pallone

Dov’è la Vittoria – Le due Italie nel pallone (Aspetti sportivi della malaunità politico-economica) è un saggio di indagine sulle cause delle differenti performance sportive dei movimenti calcistici del Nord e del Sud d’Italia, inquadrate nell’ottica del divario interno italiano su cui convergono da sempre la politica e la finanza nazionale, e approfondisce le dinamiche oscure che – da sempre – regolano il “dietro le quinte” del Calcio italiano.

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copertina Edizione 2015

Il Calcio italiano fa i conti con la sua credibilità. È influenzato, in modo fin troppo evidente, dalle pulsioni che attraversano la nostra società: le crisi economiche, i giochi della finanza, la corruzione politica, la sfiducia nelle istituzioni, le polemiche sui giudici (arbitri), le strutture inadeguate, l’insicurezza, i localismi, l’intolleranza. E poi, il divario Nord-Sud. L’Italia continua a non perseguire una vera unità e il suo divario interno, che è un unicum nel panorama dei paesi economicamente avanzati, continua a squilibrare anche il movimento calcistico nazionale. Insomma, il Calcio italiano, di fatto, riflette perfettamente la condizione del Paese, il suo regresso, che è anche, e soprattutto, causato dalla sua divisione interna che lo indebolisce.

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copertina Edizione 2017

La centocinquantennale “Questione meridionale” è un aspetto latente e mai analizzato a fondo – eppure assai decisivo – del Pallone italiano, dominato storicamente da tre squadre del Nord, espresse dal “triangolo industriale”, che sfruttano i vantaggi di localizzazione e attingono dal serbatoio di passione del Centro-Sud, un’altra forma di emigrazione meridionale, diversa da quella fisica di studenti e lavoratori. Sull’altro fronte, solo il Napoli e le squadre di Roma riescono a competere, a cicli alterni e diradati nel tempo.
Perché il Nord ha vinto più di 100 scudetti mentre il Sud non è arrivato neanche in doppia cifra? Perché le squadre del Sud faticano ad affacciarsi alla Serie A? Come hanno fatto le squadre settentrionali a prendere il pallino del gioco? E come l’hanno mantenuto? Cosa ha consentito a Cagliari, Napoli, Roma e Lazio di raccogliere le briciole lasciate dalle squadre del Nord? Perché Juventus, Milan e Inter sono squadre “nazionali”? E perché sono le più amate ma anche la più odiate? Perché il Napoli gode di una passione smisurata ed è considerata la vera nazionale dal suo popolo? Quando e come nasce la discriminazione territoriale? Chi ha manipolato la passione degli italiani? Tutti quesiti cui dare adeguate risposte, individuabili con una macrovisione dello show-business, fondamentale per comprendere il significato del fenomeno calcistico nella vita della Nazione unita e nel contesto storico, politico ed economico d’Italia.
La squadra più vincente d’Italia è legata a una famiglia piemontese che ha fatto la storia dell’industrializzazione italiana del Novecento. È una delle squadre di Torino, prima capitale del Regno e città dei Savoia, la dinastia che forzò un più corretto percorso di Unità nazionale e “piemontesizzò” la Penisola nel secondo Ottocento. Mentre si realizzava l’Unità geografica, in Inghilterra nasceva il Foot-ball, lo sport che, come tutti i costumi britannici, sarebbe divenuto uno strumento di affermazione egomonica della “Perfida Albione” nel mondo. Il Regno Unito, che esercitò la sua forte influenza nel piano sabaudo di unificazione monarchica della Penisola, avrebbe caricato i palloni da calcio a bordo delle proprie navi piene di merci e li avrebbe portati nei porti di mezzo mondo, compresi quelli italiani, importanti nella rotta verso il nuovo Canale di Suez, realizzato per accorciare le distanze con l’Oriente. Non a caso il Foot-ball di casa nostra vide la luce a Torino e in quella Genova che ne era il principale sbocco sul mare, per poi abbracciare Milano. Il “loro” campionato fu precluso alle squadre del Sud per circa trent’anni e l’Albo d’Oro contempla scudetti esclusivamente settentrionali, siglati prima che il Ventennio fascista aprisse la contesa anche al resto del Paese, procurando fastidio al movimento di quel Settentrione che nel frattempo riceveva massici favori nell’industrializzazione. Il dopoguerra consacrò il Calcio industriale. E oggi cosa accade?
Dov’è la Vittoria è un’indagine a carattere storico-sociologico-antropologico supportata da studi di economisti, docenti universitari e istituti di ricerca, per individuare le cause delle differenti performance sportive dei movimenti calcistici del Nord e del Sud d’Italia, inquadrate nello scenario del divario interno italiano. Anche attraverso la ricostruzione dei maneggi oscuri nel “dietro le quinte” della grande passione degli italiani – su cui convergono la politica e la finanza nazionale – ne viene fuori una fotografia del Calcio tricolore che illustra con completezza un aspetto poco dibattuto dell’annosa “Questione meridionale”. I veri protagonisti sono l’Italia e gli italiani, che in realtà non esistono, e trovano anche nel Football un linguaggio comune per dimostrarselo.

Capitoli

  1. Un affare da “screanzati” – prefazione di Oliviero Beha
  2. Divide et impera – introduzione dell’autore
  3. Una Questione nazionale – il divario Nord-Sud
  4. Prima il Nord – la Federazione con la palla al piede
  5. Fatta l’Italia, facciamo i tifosi – il tifo nel Paese dei campanile
  6. Sudditi di Sua Maestà – impronte anglosassoni sul pallone
  7. Stringiamci a Coorte – il triangolo Genova-Torino-Milano
  8. Il Regno d’Italia – il matrimonio Juventus-Fiat
  9. Fratelli d’Italia – la discriminazione territoriale
  10. Libera frode in libero Calcio – un secolo di scandali italiani del pallone
  11. L’Italia chiamò – il maxiflop nazionale dei Mondiali ‘90
  12. Siam pronti alla morte – conclusioni dell’autore

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