Cassa Armonica, speriamo che accada!

una delibera di giunta avrebbe approvato il restauro per 400mila euro

Angelo Forgione – Mentre la tappa napoletana delle World Series dell’America’s Cup prevista per Maggio 2013 sparisce dal sito ufficiale lasciando un generico “Italy” da assegnare ad una sola città e non più a due (gli americani hanno comunque già incassato un milione di euro, ndr), giunge uno spiffero sul restauro dell’ottocentesca Cassa Armonica di Errico Alvino smontata in occasione della prima. Pare che Giovedì sia stata approvata una delibera di giunta per l’esecuzione del lavoro con una spesa intorno ai 400mila euro. Attendiamo l’ufficializzazione che dovrebbe giungere nella giornata di Martedì per conoscere eventualmente i dettagli di un intervento doveroso per ripristinare un monumento la cui “amputazione” ha destato troppo sdegno sette mesi fa.
A proposito, ma che fine ha fatto il concerto di Francesco Renga saltato in quei giorni per maltempo e da pagare per contratto? Doveva essere recuperato ma non è accaduto. E i misteri continuano.

Pomigliano miglior stabilimento d’Europa. Questa è l’Italia che piace!

Premio “Automotive Lean Production” alla fabbrica napoletana

Angelo Forgione – Tempi duri per i teorizzatori della scarsa laboriosità dei napoletani che invece fanno onore al Paese mentre loro sprecano fiato prezioso.
Quando a Gennaio denunciai lo spot della nuova “Panda” ravvisandone significati espliciti contro i sindacati e insulti ideologici alla città di Napoli, conclusi il mio scritto affermando che gli operai di Pomigliano sono ottimi lavoratori che fanno del “Giambattista Vico” il migliore stabilimento FIAT al mondo. Basti ricordare il premio qualità vinto nel 1997 per la produzione dell’Alfa 156. Lo aveva riconosciuto anche lo stesso Marchionne, ma solo dopo che gli operai si erano piegati alle sue condizioni. Ricordate come finiva quello spot? una Panda usciva dallo stabilimento, percorreva il lungomare di Napoli e le strade costiere della Campania per poi approdare come d’incanto in Piazza dell’Anfiteatro a Lucca, da Sud a Nord, mentre la voce esclamava “questa è l’Italia che piace”.
A distanza di tempo, le sentenze dei tribunali e i licenziamenti per far posto ai lavoratori da riassumere per sentenza hanno dimostrato che quello spot era effettivamente un messaggio diretto agli operai napoletani della FIOM. Ora è arrivato anche un riconoscimento prestigioso per lo stabilimento: la miglior fabbrica d’Europa! Nonostante i progetti di casa FIAT non proprio ai vertici, è stato infatti premiato col “Automotive Lean Production 2012”, un premio importante ottenuto vincendo la concorrenza di più di 700 impianti di produzione in oltre 15 Paesi tra cui Germania, Francia, Spagna e altri che hanno partecipato alla selezione iniziata nel 2006.
L’impianto di Pomigliano d’Arco è divenuto così “un riferimento di eccellenza all’interno del Gruppo Fiat e, più in generale, nell’intero mondo automotive”. Insomma, operai napoletani che, mentre subiscono imposizioni e vessazioni, diventano un modello per tutt’Europa. Quale migliore risposta? E Fiat, su un suo sito istituzionale e sulle pagine dei quotidiani gli dedica il premio: “Pomigliano, escono auto italiane, entrano premi internazionali. Alle donne e agli uomini che lavorano a Pomigliano un riconoscimento importante”: il premio Automotive lean production 2012. E’ così che  funziona la miglior fabbrica d’Europa”. Anche gli annunci pubblicitari di questi giorni servono come servì lo spot di Gennaio e i Cobas hanno strappato simbolicamente queste pagine davanti all’Ikea di Afragola, dove hanno indetto una conferenza stampa per illustrare i due cortei anti Fiat che hanno organizzato ad Acerra e Pomigliano per protestare contro la cassaintegrazione di 2431 operai.
E mentre FIAT esaltava l’italianità, con una nota stampa dall’ufficio comunicazione annunciava l’intenzione di emettere bond in franchi svizzeri dopo aver delocalizzato la produzione in Serbia. Ma l’importante riconoscimento è comunque finito all’ombra del Vesuvio ed stato consegnato al siciliano Sebastiano Garofalo, Responsabile dell’impianto campano dal 1995, in occasione della cerimonia di premiazione che si è svolta presso il Centro Congressi di Lipsia durante il settimo Congresso Internazionale organizzato da ”Automobil Produktion” e Agamus Consul.
Il premio segue quello assegnato allo stabilimento Whirlpool di Via Argine, dichiarato a Febbraio il migliore al mondo per la produzione di lavatrici. Dallo spot “Panda” in poi, due premi importantissimi sono stati assegnati al “Made in Naples” in trionfo!
Siete ancora convinti che i Napoletani non vogliano e non sappiano lavorare? E che Vesuvio e spaghetti siano l’immagine dell’Italia che non piace? Come si spiegherebbe che, fin quando i napoletani hanno avuto fabbriche in cui lavorare, quelle fabbriche producevano ed esportavano in tutto il mondo?
Se questi sono i riconoscimenti internazionali per lo stato dell’arte della produzione italiana, allora diciamo pure che è Napoli l’Italia che piace! Il tempo è sempre galantuomo.

video / Mameli e 17 Marzo nelle scuole. Che pastrocchio storico!

Il Senato fa confusione sui valori dell’identità nazionale.
L’inno che nasconde la “Lega Campana” fu davvero scritto da Mameli?

Angelo Forgione per napoli.com L’Inno di Mameli, conosciuto anche come “Fratelli d’Italia” dal suo verso introduttivo, dovrà esser studiato e cantato nelle scuole italiane. Il Senato ha approvato in via definitiva il DDL che impone nei programmi scolastici il canto risorgimentale scritto da Goffredo Mameli (forse, ndr) e musicato da Michele Novaro. Legge incompatibile con la “Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea” perchè il testo dell’inno è anti-straniero e il suo insegnamento contravviene agli articoli 10 e 11 della stessa Carta relativi alla libertà di coscienza, alla libertà di pensiero, alla libertà di opinione e a quella di “di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera”.
Istituito anche il festeggiamento della data del 17 Marzo, in continuità con il festeggiamento dei 150 anni che sarà il “Giorno dell’unità nazionale, della Costituzione, dell’inno e della bandiera”.
Che pastrocchio! Partiamo dal presupposto che l’inno di Mameli si chiama “Canto degli Italiani” e non “Fratelli d’Italia”. Ma questo è niente a confronto della totale confusione che i senatori della Repubblica stanno generando nelle teste degli italiani, preparandosi a deviare anche quelle dei bambini. L’inno nazionale non può essere accoppiato al 17 Marzo perchè quella è la data dell’auto-incoronazione di Vittorio Emanuele II di Savoia quale “Roi d’Italie” cioè re d’Italia in rigorosa lingua francese, non italiana, con la quale il sovrano piemontese estese la sua sovranità. “Victor Emmanuel II assume, pour lui et pour ses successeurs, le titre de Roi d’Italie”, così si legge nell’atto di incoronazione del parlamento di Torino. L’unità d’Italia, al 17 Marzo, non esisteva perchè mancavano il Veneto, la Venezia Giulia, il Friuli, il Trentino Alto Adige e Roma con i territori pontifici che, completando una certa unificazione, fu conquistata con la breccia di Porta Pia il 20 Settembre 1870. È quella semmai la data da celebrare per dare risalto all’unità territoriale se proprio non vogliamo tardare fino al 2 Giugno 1946, ricorrenza dell’istituzione della Repubblica. Mai il 17 Marzo 1861 che equivale alla celebrazione dell’auto-proclamazione della monarchia sabauda, antitetica rispetto alla Repubblica. Chissà se i senatori tutto questo lo sanno visto che l’ignoranza circa le vicende storiche della storia d’Italia è stata smascherata dalla trasmissione “Le Iene” nel giorno delle celebrazioni del “150esimo”, quando all’esterno di Montecitorio i politici, italiani, andarono nel panico per le domande di storia italiana (guarda il video). Bisognerebbe che imparassero loro la storia prima di decidere cosa mettere nella testa dei nostri figli a scuola.
Ma non è tutto. L’inno di Mameli è un canto risorgimentale che celebra i valori repubblicani, non quelli monarchici. E infatti non era l’inno nazionale del Regno d’Italia nato il 17 Marzo a Torino che invece, estendendo i possedimenti sabaudi, applicò la “Marcia Reale del Regno di Sardegna” al nuovo Regno d’Italia”. Tant’è che nel periodo bellico di transizione tra la monarchia e la repubblica fu istituita come inno nazionale “La canzone del Piave” scritta dal napoletano E. A. Mario. Il “Canto degli italiani” di Mameli e Novaro è divenuto inno nazionale italiano nel 1946, ben 85 anni dopo il 17 Marzo da celebrare.
Continua dunque la confusione forzata da parte delle istituzioni, sulla falsa riga delle celebrazioni dei 150 anni dell’unità, non ancora compiuti di fatto (succederà solo nel 2020, ndr) condotte in maniera antirepubblicana dal Presidente della Repubblica che ha festeggiato il giorno della monarchia e non quello della Repubblica (2 Giugno) rendendo persino omaggio alla tomba del re Vittorio Emanuele II.
La retorica mischiata alla disinformazione finirà ora sui banchi di scuola affinchè anche i bambini sappiano a memoria un inno che nutre sentimenti bellici antistranieri, in contraddizione con la fratellanza della civiltà europea e senza valorizzare quella italiana, dal Sud di Federico II alla “Serenissima” di Venezia. Un inno per giunta settentrionalista che promuove a simbolo di unità nazionale la battaglia di Legnano. “Dall’alpi a Sicilia ovunque è Legnano” esalta infatti le gesta della “Lega Lombarda” che mise insieme il conflittuale Nord contro Federico Barbarossa, scacciando i germanici nel 1176. Ma La “Lega Lombarda” non è il primo esempio di identità nazionale perché è al Sud che ciò si verificò intorno all’850 quando Cesario Console, ammiraglio del ducato di Napoli, coalizzò le armate di mare di Napoli, Sorrento, Amalfi e Gaeta formando la “Lega Campana” per respingere, vittoriosamente, i Saraceni che volevano invadere Roma per poi impossessarsi dei territori del Sud.
Ultimo particolare da non tralasciare: da come si legge da un articolo del Corriere della Sera del 24 Dicembre 2002 firmato da Ottavio Rossani, pare che le parole dell’inno italiano non siano state scritte da Goffredo Mameli bensì da Atanasio Canata, un padre scolopio di cui proprio Mameli fu allievo. Padre Canata lo avrebbe inviato nel Novembre del 1847 a Michele Novaro per farlo musicare e quando l’allievo divenne un eroe risorgimentale avrebbe taciuto sulla paternità del testo per non offuscarne l’immagine. Ma prima di morire rivendicò indirettamente, ma con precisa volontà, la paternità di quel testo che gli sarebbe stato «sottratto». Nella poesia “Il vate” scrisse: “A destar quell’alme imbelli meditò robusto un canto; ma venali menestrelli si rapina dell’arpe un vanto: sulla sorte dei fratelli non profuse allor che pianto, e, aspettando, nel suo core si rinchiuse il pio Cantore”. E anche sulla pubblicazione “Gazzetta letterata” lanciò un’altra freccia: “E scrittore sei tu? Ciò non ti quadra… Una gazza sei tu garrula e ladra”.
Mameli “menestrello” ladro? In perfetto “Italian style”. Detto da un italiano.

Radio Popolare Milano “indaga” su V.A.N.T.O.

“Millevalvole” è un programma di Radio Popolare Milano diffuso in Lombardia ed Emilia Romagna che cerca di star dietro al mondo dei media che cambiano la nostra vita, a una grande lavatrice che continua a mutare forma e colore. “Una trasmissione che ha la presunzione di voler scoprire le trasformazioni e le tendenze dell’umana e disumana esistenza”, come recita la presentazione degli autori.
Tra queste tendenze c’è anche la nuova riscoperta dell’identità napoletana, indagata dal programma della radio milanese nella puntata di Giovedì 8 Novembre attraverso la conoscenza con V.A.N.T.O.. Qualche prurito sulla questione “panettone napoletano”, un po’ di diffidenza mista a curiosità e tanta cordialità discutendo della realtà partenopea.

Sabato 10, pomeriggio di sport e cultura a Orta di Atella

incontro con V.A.N.T.O., a seguire il derby Atellana vs Capua

Sabato 10 novembre alle ore 16, in occasione del derby Atellana-Capua valevole per il campionato di Pallamano maschile serie A2 (ingresso gratuito), saranno presentati gli sponsor che accompagneranno la stagione agonistica della squadra di Orta di Atella.
Tra questi lo sponsor Culturale V.A.N.T.O. che, all’incontro di sabato, sarà presente con una rappresentanza guidata dal suo fondatore Angelo Forgione.
«L’orgoglio di appartenenza e la cultura di Angelo Forgione sono arricchimenti per chiunque abbia la fortuna di incontrarlo – sottolinea Maria Grazia Capasso, presidentessa della U.S.C. Atellana – e avvicinare il Movimento da lui ideato alla nostra squadra aggiunge valore e significato alla nostra attività agonistica. Forgione, infatti, promuove la cultura di Napoli e del Mezzogiorno, una ricchezza fatta di storia millenaria, di tradizione, di arte, di letteratura, di musica e di poesia, humus vitale in cui affondiamo le nostre radici per proiettarci verso un futuro purtroppo non ancora sgombro dalla ferocia del razzismo, anche nei luoghi dello sport. E noi della U.S.C. Atellana porteremo il marchio V.A.N.T.O in campo, stampato sulle divise come bandiera distintiva di un agonismo che rispetta l’avversario, della vittoria che premia i sacrifici personali ed il lavoro di squadra, dello sport che rappresenta la nostra terra ai vertici delle classifiche nazionali ed internazionali, e senza i riflettori dello show business puntati addosso».
«Dopo la presentazione degli sponsor, alle ore 18 prenderà il via una delle partite più sentite della stagione – annuncia Franco Mozzillo, capitano della U.S.C. Atellana – quella che vedrà in campo l’Atellana e l’Obros Capua, entrambe capolista della classifica nazionale Pallamano maschile serie A2. Un derby che  si preannuncia ricco di emozioni per il livello agonistico e tecnico schierato in campo.  Entrambe le squadre punteranno alla vittoria per ottenere il comando solitario della classifica, questo è ovvio, ma qualunque sarà il risultato, resterà l’orgoglio di una Terra che svetta in classifica e vince smarcandosi da avversari di tutta Italia».
Appuntamento dunque a Orta di Atella. Per lo sport e per la cultura insieme.

Consigliera leghista invoca la sparizione del Sud e il suo presidente la difende!

Angelo Forgione – La settimana scorsa una consigliera della Provincia di Monza e della Brianza aveva creato un ennesimo polverone razzista-leghista su Facebook. “Forza Etna, forza vesuvio, forza Marsili!!!”. Un’immagine dell’Italia dal satellite, ritoccata cancellando la parte di Penisola a sud della Toscana. Non una novità per certi esponenti politici perchè solo poche settimane fa il segretario della Lega di Bovisio Patrizio Ferrabue aveva scatenato l’inferno con un commento dopo il rogo al magazzino cinese tra Monza e Brugherio, costringendo il suo omologo provinciale Dionigi Canobbio a scusarsi.
Le proteste e le segnalazioni giunte alla posta di V.A.N.T.O. erano state tantissime, e lo sono ancora, ma da tempo ho deciso di non entrare in discussione diretta con esponenti leghisti che dimostrano continuamente un basso livello culturale e umano. I fronti culturali e sociali in cui coinvolgersi sono decisamente altri. E ho preferito segnalare la cosa al presidente della Provincia Dario Allevi e a quello del consiglio provinciale Angelo Di Biasio chiedendo provvedimenti.
Il primo ha esternato sdegno con un messaggio sulla pagina Facebook della Provincia MB mentre il secondo, anch’egli leghista, non solo non ha risposto ma ha persino difeso la Galli versando benzina sul fuoco: «Sono battute da bar che girano da trent’anni a cui stiamo dedicando anche troppo tempo. Ricordo quando a Napoli comparvero manifesti contro un ministro della Repubblica (Umberto Bossi, ndr) gravemente ammalato; in quei giorni negli stadi si sentivano persino cori contro di lui, ma non c’è stata alcuna sollevazione».
Difesa peggiore dell’attacco. Ed ecco che i leghisti continuano a dimostrare di non saper usare ciò che hanno tra le orecchie. Paragonare le “opinioni” popolari di reazione a ignominiose dichiarazioni identiche a quelle della Galli alle esternazioni di un esponente politico significa non usare il cervello.
Più che Donatella Galli, ora è giusto sottolineare l’atteggiamento ideologico del presidente del consiglio Angelo Di Biasio perchè difendere l’idiozia con peggiore idiozia è cosa veramente grave. Sono politici con delle responsabilità importanti e si comportano come tifosi delle peggiori curve!

contatto presidente della Provincia MB
contatto presidente del consiglio provinciale MB

Gemellaggio campano: “Luci d’Artista” a Napoli, Tradizione napoletana a Salerno

Vantaggi per entrambe le città ma De Luca si prende il proscenio

“Luci d’Artista” salernitane a San Gregorio Armeno. Il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, dopo aver inaugurato le installazioni di Salerno, accenderà anche il Natale dei decumani con un taglio del nastro previsto per Sabato 10 Novembre alle 17 in piazza San Gaetano che segnerà l’apertura ufficiale del “Natale lungo a Napoli” e della 140esima Fiera di Natale ai Decumani.
Una tranche delle bellissime luci viste negli anni scorsi a Salerno, una ventina di opere, sono state installate nei decumani nell’ambito di uno scambio culturale con l’associazione “Corpo di Napoli” e gli artigiani di San Gregorio Armeno coaudiuvati da “Napoli Sotterranea” e dalla IV Municipalità che prevede l’installazione nella Basilica di Santa Restituta del Duomo di Napoli di una copia della scena centrale del presepe dipinto realizzato dal maestro salernitano Mario Carotenuto. Tantissime le iniziative che avranno come colonna sonora la musica popolare del gruppo “Ars Nova” e degli “Zampognari dell’Alto Casertano” che sfileranno per i Decumani. Altre luminarie nelle strade più importanti della città saranno inoltre assicurate, come negli anni scorsi, della Camera di Commercio di Napoli.
Salerno aiuta Napoli e Napoli aiuta Salerno che potrà offrire nientepopodimeno che l’eredità della rinomata Tradizione presepiale del Settecento Napoletano. Dal 1 Dicembre, infatti, negli spazi del Tempio di Pomona a Salerno, sarà allestita la mostra di arte presepiale dedicata ai celebri presepisti di San Gregorio Armeno: D’Auria, Sciuscià, Petrucciani, Maddaloni, Onofrio, Fusco, Cesarini, Di Virgilio, Il Mondo dei Pastori, Fratelli Gambardella, Gambardella Pastori, Originalità di Pulcinella, Pepe, Alpa, Buonincontro, Gambardella Presepi e Cosmos. E poi una Natività realizzata dalla Bottega Giuseppe e Marco Ferrigno, oltre alle maschere di Riccardo Ruggiano, ai fiori finti di Lucio Ferrigno ed agli strumenti musicali tradizionali popolari dell’Officina della Tammorra. A costo zero per le istituzioni napoletane perchè sarà “Corpo di Napoli” ad accollarsi le spese di trasporto e di allestimento dei presepi a Salerno.
Insomma, De Luca accetta di riciclare a San Gregorio Armeno parte delle luci che hanno portato turismo a Salerno negli anni scorsi, e avrebbe potuto anche rifiutare la richiesta partita da Napoli. Ma, leggendo qua e la, sembra che stia salvando il capoluogo di regione tanto da meritarsi di finire sul presepe con una statuina realizzata da Ferrigno e il proscenio dell’inaugurazione nella famosissima strada dei presepi. Non è esattamente così perchè il sindaco di Salerno sa di portare a casa un po’ di quella grande Tradizione che porta turisti a Napoli da secoli. San Gregorio Armeno si illumina a festa e Salerno guadagna una succursale della stessa San Gregorio.
Riconoscenza e dignità! Sbagliato far passare l’operazione come un atto di carità di De Luca. Vietato cascare nella trappola della ribalta che il sindaco di Salerno si prenderà Sabato a San Gregorio mentre De Magistris è alle prese con le casse vuote di un Comune che peraltro non paga bollette dell’illuminazione pubblica e rischia di lasciare la città al buio proprio mentre San Gregorio finalmente si illumina. Napoli e Salerno sono città importanti che fanno benissimo a scambiarsi rispettive competenze e disponibilità per ingrossare il turismo natalizio della Campania, senza entrare in competizione e senza prestare il fianco ai personalismi. Perchè è indubbio che “Luci d’Artista” sono De Luca mentre il presepe è Napoli.
Fin qui è tutto “luminoso” o quasi. Ma dietro le luci non tutto risplende. Se a Napoli l’attrattiva presepiale non ha costi che ricadono sulla comunità ed è una vera e propria economia legata alla cultura che semmai risente da anni della scarsa valorizzazione da parte del Comune di Napoli, l’attrattiva luminaria salernitana creata da De Luca ha dei costi enormi che non accontentano tutti i salernitani. Bisogna partire dal presupposto che “Luci d’Artista” è un evento nato a Torino nel 1998 e mutuato da Salerno nel 2006 dopo averne apprezzato i risultati. Ne è nato un gemellaggio con uno scambio di installazioni realizzate da ditte torinesi che sono le vere “vincitrici” dell’operazione.
La ricaduta sul commercio e sulle presenze turistiche a Salerno e dintorni sono enormi e i costi vanno sempre rapportati ai ricavi. Ma va detto che, a quanto pare, le luminarie artistiche costano il triplo rispetto a Torino: 2,5 milioni a fronte di 830mila euro. Nel capoluogo piemontese l’intervento del Comune si limita alla cifra di 130.000 euro mentre altri 700.000 sono coperti dagli sponsor (senza contare il fatturato delle ditte realizzatrici). A Salerno il Comune copre invece ben 2,2 milioni di euro e i restanti 300mila li mette la Camera di Commercio con qualche sponsor. Sempre meglio dei 3 milioni spesi negli anni scorsi. E sempre meglio dello stallo napoletano.

Lodi, napoletano che segna e si deodora

La scia “odorosa” dei napoletani continua a invadere i campi di calcio. Francesco Lodi, napoletano di Frattamaggiore, dopo aver realizzando il secondo goal su calcio di rigore nella partita vinta dal suo Catania contro la Lazio ha esultando mimando l’atto di spruzzarsi del profumo sotto le ascelle e poi suoi polsi portati al collo. Il calciatore, sul suo profilo twitter, ha spiegato che l’esultanza è un tributo promesso ad un amico per ringraziarlo di avergli consigliato un ottimo profumo. Dichiarazione di facciata? Intanto un altro napoletano si è profumato.

L’allucinante Domenica di Barbara D’Urso. Fermatela!

Barbara D’Urso è tornata a imperversare nella domenica di Canale 5 sostituendo Alessio Vinci per salvare i bassi ascolti. Un giornalista sulla notizia sostituito da una conduttrice del trash-show, questa è l’esigenza del pubblico italiano. E infatti lei ha subito messo in chiaro che la sua “Domenica Live” sarebbe stata diversa da quella del predecessore (e vuoi vedere?!) e che si sarebbe tornati ai tempi di Domenica Cinque. Pronti al peggio!
Presto fatto, il programma ha raggiunto subito elevati picchi di tv-spazzatura nel  primo momento talk durante il quale Vittorio Sgarbi ha gridato a favore dell’orgasmo. È stato solo l’antipasto, e per non far mancare nulla al suo programma ecco il finale incentrato sulla discussione demenziale e strumentale, a due settimane dal fatto, “Nord contro Sud” partendo dall’infelice battuta di Amandola del TGR Piemonte sui napoletani riconoscibili dalla puzza. Questi gli ingredienti: i soliti noti razzisti leghisti (Salvini e Bonanno) rinforzati da un paio di altri più moderati alfieri del Settentrione contro Alessandra Mussolini, Patrizia Pellegrino e Guido Lembo, ovvero, senza mancare di rispetto a nessuno, l’esercito disarmato a rappresentare Napoli (per rendere l’idea, il migliore è stato Lembo). Metteteci il folto pubblico e le relative opinioni nazional-popolari e l’insalata è fatta, senza neanche troppo sale. Indigestione di razzismo, folklore, Maradona, Juventus, ‘o sole mio, oh mia bela Madunina e solite stantie teorie leghiste fronteggiate con odori di limoni e accuse a base di nebbia in Val Padana. Il festival del vacuo!
Conati di vomito sono venuti agli italiani al momento in cui il pubblico, spinto dal fronte meridionale, ha incoraggiato Salvini a cantare una canzone napoletana. Vomito vero e proprio è salito ai Napoletani, già traumatizzati dal suicidio di Totò Aronica, quando la D’Urso ha lanciato, e cantato, con insistente ripetitività una canzone neomelodica, ridicolizzando oltremisura un genere che già ha poco a che vedere con la vera Cultura napoletana da rappresentare.
Che la televisione italiana sia quella che sia è lapalissiano. Che un delicato dibattito del genere prenda vita con toni da bar dello sport è già grave perchè rinfocola un vero problema e non lo sviscera certamente. Ma che una sedicente napoletana d’orgoglio usi la sua posizione negli studi televisivi del Nord per rappresentare una Napoli in cui i Napoletani non si riconoscono è fatto da censurare e da cui prendere immediatamente le distanze. Così ha salvato gli ascolti di Canale 5 la D’Urso. Barbara, vergognati!

per protestare: http://www.mediaset.it/canale5/form/form_1.shtml

da “La Radiazza” di Lunedì 5 Novembre

Di Natale zittisce la curva udinese per i cori anti-Napoli. Poi chiede scusa.

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Angelo Forgione – Si, dopo la questione Amandola/TRG Piemonte, il muro del silenzio che “copriva” il razzismo negli stadi (e non solo) indirizzato ai napoletani sta cadendo pezzo dopo pezzo. E così anche Di Natale, il calciatore dell’Udinese nativo della provincia di Napoli, ha detto basta ai cori dei suoi tifosi contro la sua terra e i suoi conterranei intonati anche durante la partita contro il Catania. Lo ha fatto alzando il dito al naso per dire “state zitti” alla curva dello stadio “Friuli” dopo il primo dei due goal segnati agli etnei, per poi alzare le braccia dicendo “calmatevi”, indicando poi lo stemma cucito sulla maglia per comunicare che l’uomo simbolo che difende i loro colori è un napoletano. Infine, guadagnando il centro del campo, ha più volte mandato verbalmente, ed eloquentemente, a quel paese i suoi sostenitori esultanti con bandiere della regione Friuli. Da capitano dell’Udinese e idolo dei tifosi bianconeri ha dimostrato di non accettare certe cose. Complimenti a lui!
C’è sempre da distinguere i cori razzisti da quelli volgari, ma in ogni caso Di Natale, da napoletano militante in una squadra che ha beneficiato della qualità di tanti giocatori partenopei, ha fatto bene a invitare alla coerenza e ad evidenziare la stupidità del tifo italiano, a dire la sua alla sua maniera, cioè facendo goal come fa da quando veste la maglia dell’Udinese, entrando per questo nella storia del club e rifiutando tra l’altro i trasferimenti al Napoli, alla Juventus e al Milan. E il suo messaggio è chiarissimo: “Vi fa gioire un napoletano? E allora state zitti e smettetela di insultare il mio popolo”.
Peccato però che poi il calciatore si sia scusato, o dovuto scusare, tramite una nota della società diffusa sul sito ufficiale udinese.it“Il gesto di mercoledì sera – si legge – è stato qualcosa di istintivo, fatto a caldo al termine di una gara dura, sportivamente parlando, molto nervosa e che secondo me ha avuto una risonanza maggiore rispetto a quella che meritava. Io amo Udine, la città, questa maglia e i suoi tifosi che da sempre mi hanno fatto sentire uno di loro. Devo tutto a questa Società che ha creduto in me e a questi tifosi che mi hanno sempre amato come un figlio. Mi dispiace se, mercoledì sera, qualcuno si è sentito offeso dal mio gesto e di questo chiedo scusa a tutti i tifosi friulani e alla nostra splendida curva, ma credo che la mia storia personale e professionale dimostri meglio di ogni parola quanto io tenga a questa terra e a questi colori. Per me questo è un capitolo archiviato e adesso penso soltanto ad aiutare l’Udinese ad arrivare il più in alto possibile in Italia ed in Europa e a regalare ai nostri meravigliosi tifosi le soddisfazioni che si meritano. Mandi fruts dal vostro Capitano e simpri fuarce Udin!”.
Resta il gesto di reazione spontaneo. Il resto, evidentemente, molto meno. Ed è il saluto finale in dialetto friulano che fa pensare a qualcosa di suggerito, forse imposto. Del resto, come non notare il prurito provocato ai soliti detrattori non delle curve ma di una stampa di parte che invece di sottolineare l’atteggiamento del loro uomo di punta gli hanno puntato il dito contro? Massimo Meroi del “Messaggero Veneto”, ad esempio, che nel suo articolo sulla questione ha chiuso così: “Di Natale ha sposato a vita l’Udinese, ma anche Udine e il Friuli: qui ha tanti interessi, ci continuerà a vivere anche quando la smetterà di fare gol. E se poi quando gioca a Napoli gli danno del traditore e del figlio di… sono problemi loro”.
E come non ricordare quanto accadde in estate quando alla festa in piazza per la qualificazione dell’Udinese ai preliminari di Champions si levarono cori contro i napoletani supportati dal giornalista irpino di Sportitalia Michele Criscitiello che presentava la serata in qualità di direttore della comunicazione bianconera
Ma che una nuova coscienza sia stata ormai sollecitata con un minimo successo lo si capisce anche dalla multa di 10mila euro inflitta all’Atalanta per avere i suoi tifosi intonato in due momenti del match contro il Napoli cori di discriminazione territoriale nei confronti di un calciatore avversario. Il coro inserito a referto dagli ispettori federali è “Cannavaro terùn”. C’è da aspettarsi però, da questo momento in poi, coerenza e repressione vera di cori ben peggiori, soprattutto in campi più infuocati. E che Cannavaro li senta come li ha sentiti Di Natale.