Angelo Forgione – Le manovre estive di Carlo Tavecchio per il declassamento della ‘discriminazione territoriale’, di esecuzione più che di concetto, hanno sortito il risultato sperato. Che idea ci si sarebbe fatta all’estero dell’Italia alla vista delle curve della Serie A sbarrate e vuote per razzismo, dopo le polemiche per le frasi sul fantomatico Opti Pobà? Dunque, niente sanzioni dure, niente dibattiti televisivi, niente indignazione. L’attenzione è calata e le polemiche, sopite, non sono più in grado di sensibilizzare. Tutto come qualche anno fa. E Andrea Agnelli a lamentarsi di Tavecchio così come pure delle multe, sostenendo un presunto campanilismo italiano di buon costume:
«Mi dà fastidio che molte delle sanzioni applicate siano legate alla discriminazione territoriale che punisce a mo’ di razzismo il campanilismo, che invece fa parte della nostra cultura e non è razzismo. Vanno colpiti i “buuu”, gli altri cori sono nostre peculiarità.»
Il presidente bianconero non ci sta neanche a pagare il conto. Per lui il campanilismo è un valore peculiare, e tale ritiene ciò che invece è a tutti gli effetti razzismo interno. Questo ha fatto intendere nel corso di un incontro alla Triennale di Milano, in cui ha pure commentato le famose frasi razziste di Tavecchio:
«L’Italia ha un senso etico molto basso e gli scivoloni non creano particolare sorpresa.»
Detto da chi nasconde il malcostume e valorizza il campanilismo, e da chi ha anche concesso il perdono a Luciano Moggi. Non una novità, nonostante il clamore sollevato solo ora, perché Andrea Agnelli aveva già “assolto” l’ex dirigente ben quattro anni fa, con buona pace di John Elkann. Accadde il 27 ottobre 2010, appena insediatosi alla guida della Juventus, durante un’assemblea degli azionisti al centro congressi del Lingotto (guarda il video), quando rispose a un socio che gli chiese come la società avrebbe valutato un’eventuale richiesta di collaborazione da parte di Moggi:
«Io ho già ribadito la mia stima per Luciano Moggi, l’ho fatto di persona e lui lo sa perfettamente [applausi dei azionisti], e anche in maniera pubblica, per il lavoro svolto da noi ma anche in tutte le società in cui ha lavorato prima. Questa stima non verrà mai meno…»
Mentre Napoli e Cagliari giocavano a chi sbagliava e segnava di più, il presidente De Laurentiis e il sindaco De Magistris assistevano allo spettacolo lontani l’uno dall’altro. La tregua tra il Comune di Napoli e la SSC Napoli, dopo la ventilata fuga in direzione Palermo, si è nuovamente interrotta in un’accesa discussione a Palazzo San Giacomo di venerdì scorso, e tra le parti è di nuovo gelo per la volontà del sindaco di aprire i cancelli dello stadio ai concerti di Vasco Rossi e Jovanotti del prossimo luglio. Il patron azzurro non ci sta, perché ha speso soldi per rifare il prato, e non ci stanno neanche i residenti attorno all’impianto sportivo, rappresentati dal comitato civico ‘Fuorigrotta vivibile’, che ha chiesto una convocazione urgente al Comune e ha inviato una diffida al Prefetto per segnalare l’esistenza di un fascicolo in Procura per inquinamento acustico. Furono proprio Mariano Attanasio e Teofilo Migliaccio, presidente e legale del comitato, a sollevare anni fa il problema delle strutture in acciaio montate per i Mondiali del 1990, che scaricavano al suolo le forti vibrazioni attraverso i sostegni della copertura e raggiungevano i palazzi circostanti. Risultato: veri e propri micro-terremoti che aprirono anche piccole lesioni nei fabbricati attorno. L’allarme fu lanciato proprio durante un concerto di Vasco Rossi nel luglio del 2004: in coincidenza dell’orario d’inizio il segnale monocromatico dell’Osservatorio Vesuviano cominciò a registrare un “fenomeno di rilievo”, che si protrasse per l’intera durata dell’esibizione musicale. Ballarono i fans del ‘Blasco’ ma anche i residenti di Fuorigrotta, che abbandonarono le abitazioni per timore di un sisma. Nel 2005 intervenne la Commissione Provinciale di Vigilanza, inibendo l’accesso al terzo anello in ferro durante le partite di Calcio. E finì anche l’epoca dei concerti nell’impianto flegreo.

«Nel nome di Garibaldi, Mazzini, La Marmora». Così come ci aveva raccontato l’ex presidente della Commissione parlamentare Antimafia Francesco Forgione nel libro ‘ndrangheta (La Zisa, 2008), si giura per diventare “saggio fratello” della ‘Santa’. Con i tre patrioti inizia il rito di affiliazione della ‘ndrangheta, come documenta un video registrato da una telecamera nascosta e diffuso dai Ros, che hanno arrestato una quarantina di persone e sgominato tre sodalizi radicati nel Comasco e nel Lecchese. Così il celebrante, mentre gli affiliandi sono col capo chino, dice nel video:



