Grazie Napoli… con la gioia negli occhi
Niente rimpianti, la piazza ha vinto!
Angelo Forgione – Finisce l’avventura europea. Bella e avvincente finchè è durata, ma il viaggio del Napoli continua pur senza uscire dai confini nazionali per poi ripresentarsi alla dogana l’anno venturo. Grande compostezza accompagna il saluto alla massima competizione continentale, ed è vittoria già questa pur senza alzare trofei. Il popolo napoletano conosce storicamente il sapore amaro della sconfitta e sa smaltirlo meglio di chiunque; un popolo fortunato, senza rendersene conto appieno, di “avere” Napoli ma che paga dazio per contrappasso e pertanto al di qua del fronte dei vincitori ma sovente capace di guadagnarsi la sua vittoria: la dignità. Il napoletano sa vivere e ogni battaglia persa l’ha visto abdicare con onore, uscire tra due ali di folla plaudente, ricevere il saluto e l’onore delle armi. È stato così anche a Londra, dove una comunità intera si era riversata anche col pensiero per sostenere la squadra della città, la sua Nazionale. La squadra ci ha messo del suo nel bene e nel male, lottando con le armi a disposizione ma pagando d’inesperienza che invece non è mancata all’avversario. E alla fine a fare la differenza è stata proprio l’esperienza, checché ne dica Aurelio, senza però dimenticare il provvidenziale salvataggio di Ashley Cole sulla linea di porta nella gara d’andata, quando l’incolpevole (per carità!) Cristian Maggio ebbe la sfortuna di tirare in direzione dell’unica zolla occupata nei sette metri e trentadue che separavano i due pali. Il Chelsea rimase in vita, intubato e portato d’urgenza in sala rianimazione da Roman Abramovic per essere ossigenato da Roberto Di Matteo. E i “blues” sono tornati a nuova vita proprio quando ad un passo dal baratro. Sinistri i segnali, a cominciare dai tre palloni spediti in rete dalla fronte di Larrivey alla vigilia per finire con lo stesso Di Matteo che al primo goal stava per ruzzolare col sedere per terra, come il suo Chelsea, ritrovando però miracolosamente l’equilibrio necessario per restare in piedi, come il suo Chelsea.
Finisce l’avventura europea e restano nei nostri occhi le splendide serate europee al “San Paolo” e in giro per il continente, dove gli azzurri hanno portato il nome di Napoli alla ribalta. E alla ribalta c’è andato anche il Sud perchè la Champions League moderna non aveva mai ospitato una squadra del Mezzogiorno d’Italia, l’area più depressa e meno competitiva d’Europa. Eppure una squadra di calcio del territorio senza ricchezza prodotta sta dimostrando che anche nel deserto industriale si può fare impresa e marketing senza spese folli e tenendo d’occhio i bilanci. Restano le posizioni scalate nei vari ranking, primi fra tutti quello UEFA e quello dei club più ricchi. Restano i fiumi di parole scritte e dette da mezzo mondo per elogiare una squadra che ha dato spettacolo dando il suo contributo per rendere più affascinante la competizione. Resta soprattutto l’immagine di Napoli che esce rafforzata dal primo urlo collettivo sulle note dell’inno della Champions League dall’ideazione della competizione, un “made in Naples“ esportato anche a Londra come nella tradizione storica della Napoli globalizzatrice e non globalizzata. Rafforzata anche dagli scorci gioiosi del “San Paolo”, dalle coreografie delle curve, dai bambini che abbracciano e baciano Gargano e Lavezzi, essi stessi sorridenti e stupiti dall’incredibile “ruggito”, dalle passeggiate dei calciatori avversarsari in riva al golfo più bello del mondo… altro che Europa!
Finisce l’avventura europea ma non il percorso. La stagione è ancora nel pieno nonostante le cassandre di un mese fa ormai afone. Un terzo posto con domanda di rinnovo passaporto per la grande Europa è nel mirino, per tornare a stupire l’Europa ben lieta di riaccogliere lo spettacolo Napoli. Una finale di Coppa Italia è li ad un passo, magari da vincere per ribaltare il concetto dei dignitosi ma sconfitti. Un progetto sportivo è vivo e in piena salute, respirando senza affanni anche negli intoppi e nei momenti di pessimismo di una piazza mai equilibrata.
Un grosso grazie al Napoli, e che il viaggio continui sospinto da tutti. Nella consapevolezza che l’Europa ha riscoperto il Napoli ormai graditissimo ospite, non più unicamente la squadra di Maradona ma la squadra di un intero popolo. Applausi!

Centinaia di persone hanno affollato l’hotel Serapo di Gaeta nello scorso week-end in occasione del XXI Convegno Nazionale della “Fedelissima città di Gaeta” che ha schiuso ottime prospettive al mondo meridionalista. Alla conferenza di Sabato arricchita dagli interventi di Lorenzo Del Boca e Pino Aprile, con la musica identitaria di Mimmo Cavallo, ha fatto seguito la commemorazione di Domenica mattina alla Montagna Spaccata dei soldati caduti per la difesa del Regno: alzabandiera e lancio di una corona a mare da parte degli allievi della scuola militare de “La Nunziatella” alla presenza delle cariche cittadine.
Eros Ramazzotti, in un’intervista rilasciata a “La Repubblica”, ha commenta così la tragedia di Reggio Calabria in cui ha perso la vita Matteo Armellini di 31 anni durante l’allestimento del palco per il concerto di Laura Pausini: «Innanzitutto il dolore, il dispiacere personale, perché io Matteo Armellini lo conoscevo, ha lavorato per me per tutti i tour, abbiamo giocato anche a pallone decine di volte nel backstage. Era un professionista. Dire che non c’è professionismo in questo campo è falso. In Italia purtroppo – ha detto Ramazzotti – le cose non funzionano come dovrebbero. Gli spazi per la musica, sono inadatti. Poi, più vai a sud più la situazione peggiora: menefreghismo, mancanza di professionalità, costruzioni di 40 anni mai ammodernate. Ci sono spazi in cui è impossibile montare una struttura per un concerto, ed è per questo che da molto tempo non faccio più date al sud, nonostante io ami quel pubblico e il suo calore. Ma la realtà è questa: vai all’estero e trovi spazi per concerti costruiti in modo perfetto, per accogliere sport e musica, poi torni in Italia e sembra un viaggio all’indietro nel tempo»






Angelo Forgione per
Si è svolto Lunedì 27 Febbraio a Roma, presso la Sala della Protomoteca del Campidoglio, il IV premio “Andrea Fortunato” – Lo sport è vita, organizzato dall’Associazione Sportiva Fioravante Polito Onlus di S.Maria di Castellabate (Sa), promotrice della Biblioteca e del Museo del calcio Andrea Fortunato.