Angelo Forgione – Quello che sta verificandosi ha dell’assurdo tutto italiano: è ormai chiaro che certi media nazionali stanno operando un’opera di convincimento affinché i cori razzisti nei confronti di Napoli, perché di questo si tratta, siano considerati semplici “sfottò”. È lo stessa volontà della Lega di Serie A, ormai alle corde di fronte al cartello messo sù dagli ultras di tutt’Italia che hanno già promesso di cantare su tutti i campi cori vietati in occasione della prossima giornata. Il primo risultato è che il giudice sportivo ha sospeso il giudizio sul ricorso del Milan avverso alla chiusura dell’intero stadio, in attesa della prossima riunione del Consiglio di Lega che chiederà alla FIGC di rivedere le norme sulla discriminazione territoriale. Cosa c’è dietro? La volontà di rivedere la norma, e pertanto, in virtù di ciò, si è evitato di danneggiare il Milan prima che la modifica (o cancellazione) lo renda vittima. La giustizia sportiva se ne è lavata le mani; si deciderà dopo che la Federcalcio avrà cambiato le sanzioni e, nel peggiore dei casi, verrà chiuso solo un settore del “Meazza”.
È sacrosanto che le società non debbano pagare certe colpe dei tifosi. È evidente che la chiusura totale degli stadi e le penalizzazioni delle squadre sono spropositate e costituiscono solo un arma in mano al nemico-ultras data proprio da chi lo sta combattendo, ma si tratta comunque di un’ennesima vergognosa mancanza di rispetto nei confronti della città partenopea da parte di chi continua a giocare a nascondino. Stiamo assistendo alla derubricazione dei “violenti” cori razzisti, di fatto in fase di inserimento nella categoria dell’ironico “sfottò”. Una battaglia sollecitata per anni, appena iniziata e già persa di fronte agli interessi economici. Molti di quelli che oggi minimizzano sono gli stessi che in passato hanno invocato maggior decisionismo. Un atteggiamento generale favorito da chi a Napoli ha porto l’altra guancia, scavalcando l’indignazione di buona parte del popolo partenopeo e rendendo possibile quest’ennesimo schiaffo alla città.
Nel corso della trasmissione radiofonica “Tuttazzurro” di giovedì sera, su Elleradio Roma del direttore Ezio Luzzi, mi sono confrontato personalmente con Alessandro, un curvista dello stadio “San Paolo” che per lavoro risiede al Nord. Una discussione a più voci condotta da Gino Di Resta che è servita quantomeno ad acclarare che a qualcuno non interessa nulla dell’identità territoriale e che il principale valore da preservare è quello della libertà di scontro, verbale o fisico, con le tifoserie rivali. È tutta qui la solidarietà espressa nella protesta inscenata a Napoli. Del resto, se le cose non stessero così, invece dell’inaspettata autodiscriminazione, al “San Paolo” si sarebbe gioito per la chiusura di una curva rivale, invece di autoinsultarsi. Questo non è sport, questa non è una sana società civile. Questa è l’Italia… e una Napoli che non mi piace.



Angelo Forgione – L’origine dell’inciviltà, spesso, è attribuibile a chi dovrebbe combatterla. L’esempio (al contrario), riferito al mondo del calcio, lo da il Milan, che ha deciso di non inoltrare ricorso per la squalifica di Mario Balotelli, reo di aver ingiuriato e, forse, minacciato l’arbitro “in nome dell’etica e del rispetto delle istituzioni”. Un po’ bizzarra come etica quella della società rossonera che invece ha deciso di ricorrere contro la chiusura della curva dei suoi sostenitori, rei di aver cantato cori razzisti contro i napoletani.
Angelo Forgione – Mentre si scava nei punti indicati dai pentiti di camorra e si riesumano fusti pieni di sostanze nocive, il calcio Napoli fa parlare l’Europa per la sua forza e per il calore dei suoi tifosi. Gioie e dolori di un popolo da secoli su una linea di confine, che stavolta è vittima di un dramma silenzioso di cui non tutti hanno ancora compreso la reale portata. E allora, proprio in un momento di contrasto come questo, è bene rispolverare quelle parole pronunciate da Aurelio De Laurentiis il 21 maggio, alla vigilia dell’ingaggio di Benitez, nel giorno del convegno medico “Napoli, insieme per la salute”, organizzato dalla SSC Napoli a Città della Scienza. Il suo discorso spaziò dagli aspetti prettamente sportivi al recupero di Bagnoli, fino ai veleni intombati nelle campagne tra Napoli e Caserta dalla camorra su commissione degli industriali del Nord e della massoneria deviata, nel silenzio colpevole della politica nazionale. Ebbene, di quel discorso tutti riportarono solo le indiscrezioni sul futuro tecnico azzurro e sui programmi per la ricostruzione di “Città della Scienza”. Praticamente nessuno rese noti i suoi strali nei confronti del Presidente della Repubblica Napolitano, reo di aver ignorato la sua (?) Napoli nel corso del suo primo mandato, e men che meno la sollecitazione a tutto il popolo napoletano a prendere coscienza dello scempio ambientale perpetrato a danno delle vite dei cittadini della Campania, vittime di una peste del Duemila (guarda il video in alto).
Rafa Benitez è persona intelligente, intuitiva e non opportunista, ma non lo scopriamo solo oggi che è a Napoli. Lui ci ha messo poco a dimostrarlo ai suoi nuovi tifosi e già durante il ritiro di Dimaro
Domenica 25 agosto andrà in onda una puntata di “Speciale Tg1” che rivisiterà i drammatici eventi del colera a Napoli del 1973, a quarant’anni dall’epidemia che colpì non solo la città partenopea ma anche altre città del bacino del Mediterraneo.
I media dell’epoca alterarono la realtà, consegnandola al pregiudizio, rompendo le ossa all’immagine della città. Solo quando dopo trenta giorni a Napoli tutto finì fu reso noto che il vibrione era nelle cozze tunisine. Nessuno però descrisse più l’epidemia che perdurava altrove, mentre Napoli si ritrovò orfana di turisti, ormai convinti che fosse una Calcutta italiana. Negli stadi d’Italia, luogo di crescente calciocentrismo nazionale, il Napoli di Vinicio fu da allora accolto al grido di “colera”, e fu proprio in quel momento storico che nacque quel coro/slogan razzista ancora ben radicato e mai contrastato dagli ipocriti organi preposti al contrasto dei fenomeni razziali negli impianti sportivi. Baresi, palermitani, cagliaritani e catalani non sono apostrofati come “colerosi”, e neanche i tifosi delle squadre di Milano, Genova, Torino, Verona, Treviso, Venezia, Trieste, Parma, Modena, Como, Bergamo, Brescia e altre città del Nord non bagnato dal mare ma colpite nell’Ottocento da diverse pandemie di colera per le scarse condizioni igieniche e non per delle cozze importate.



Angelo Forgione – Partita della nazionale italiana contro quella di San Marino all’insegna della lotta contro il razzismo. I tifosi bolognesi, ormai