Il previsto flop dell’albero di Piazza Vanvitelli

Il flop dell’albero di Piazza Vanvitelli. Tutto previsto.

Quando un anno fa, fine 2009, morì la palma di Piazza Vanvitelli, il Comune di Napoli ci disse che non poteva essere sostituita da una nuova palma. Era chiaro, perchè nessuna tecnica di contrasto al “Punteruolo rosso”, l’insetto ammazza-palme, è mai stata sperimentata a Napoli.

Colsi l’occasione per promuovere un discorso culturale, proponendo l’installazione di una statua del grande architetto Napoletano Luigi Vanvitelli, caposcuola del Neoclassicismo, nel solco della promozione di una rivalutazione della grande cultura Napoletana del ‘700 e primo ‘800. Vanvitelli non ha una statua a Napoli, a differenza della vicina e più grata Caserta. Ed è proprio il busto di Caserta che fu proposto come esemplare per un veloce e più economico calco rispetto ad una scultura da realizzare ex-novo.
La proposta fu snobbata nel classico silenzio del Comune che cominciò a promuovere una nuova politica ecologica accostata al nuovo albero da piantare nella piazza vomerese. Diffidai tutti dal cadere in questo tranello perchè una vera politica del verde avrebbe dovuto prevedere la sistemazione di molti più alberi lungo le strade cittadine e non nascondersi dietro un singolo albero, strumentalizzando l’importanza del luogo in cui piantarlo.

Nonostante lo sterminio delle palme a Napoli, altre associazioni insistevano per una nuova palma e si crearono tre fronti: il Comune che impose un albero, V.A.N.T.O. che propose la statua di Vanvitelli e le altre associazioni che chiesero una nuova palma. La “furbata” del Comune fu un sondaggio proposto sul sito ufficiale col quale si chiese di scegliere tra 7 diverse specie di arbusti. Si parlò di coinvolgimento e confronto con la cittadinanza, ma fu un bluff, fu solo propaganda perchè il vero sondaggio avrebbe dovuto tener conto delle richieste delle associazioni e dei cittadini, o quantomeno avvisarli di non voler tener conto delle proposte.

Vinse il sondaggio-bluff un “lauro-canfora”, il più “paffuto” degli alberi proposti. Almeno il colpo d’occhio sembrava garantito. Ma quando fu piantato si levarono i primi mugugni. Altro che arbusto rigoglioso, piazza Vanvitelli partorì un “bonsai” deforme. Un albero nano e asimmetrico che se pure crescerà ci metterà decenni.

Dopo sette mesi, la delusione è stata assimilata dai vomeresi, perchè è così che funziona a Napoli. Ma non per il sottoscritto che un pò ha masochisticamente goduto per il modesto risultato della politica “sorda” e “sparagnina” del Comune all’epoca fiutata.

Oggi la stampa locale ricorda quegli avvisi lanciati dal sottoscritto e sancisce l’ennesimo flop. Povero Vanvitelli, Povera Napoli. Poveri noi!

Angelo Forgione

articolo del ROMA del 23/11/10 che da ragione a V.A.N.T.O.

articolo del CORRIERE DEL MEZZOGIORNO del 18/01/10

articolo del ROMA del 10/01/10

articolo di CRONACHE DI NAPOLI del 14/01/10


Simulazione della Piazza con la statua del grande Maestro Vanvitelli

Piazza Vanvitelli prima dell'arrivo "punteruolo rosso"

S.A.R. Carlo di Borbone scrive ai Napoletani

S.A.R. Carlo di Borbone scrive ai Napoletani: “Napoli, alzati!”

Sua Altezza Reale Carlo di Borbone delle Due Sicilie ha rivolto oggi con amore un messaggio ai Napoletani nel segno del riscatto e del rispetto da ritrovare.

Di fronte all’ennesima “emergenza-rifiuti” che sta compromettendo l’immagine della nostra antica capitale nel mondo, è venuto il momento di ritrovare la strada di un futuro che non può non passare per l’orgoglio e la dignità di un popolo ferito e umiliato ma che seppe essere primo nel mondo anche grazie alla dinastia che il Principe rappresenta oggi.

Il dramma-rifiuti è la conseguenza diretta e più evidente di un problema antico: l’assenza di classi dirigenti adeguate per Napoli e per il Sud, di classi dirigenti che sappiano rappresentare in maniera dignitosa, fiera e consapevole i Napoletani e i meridionali in tutti i settori.

Una delle strade più urgenti e necessarie, nell’anno delle celebrazioni dei 150 anni dell’Italia unita, può essere proprio quella della memoria storica da ricostruire e da ritrovare passando anche per verità spesso dimenticate come il primato della raccolta differenziata voluta da Ferdinando II di Borbone già nel 1832.

Ecco il messaggio che giro a tutti i Napoletani, a cui S.A.R. si rivolge.

NAPOLI, ALZATI!

 

24.11.2010

 

Napoli, alzati. Basta con le polemiche, con le guerre tra bande tra gli scaricabarile! Napoli: alzati! Questo è il momento del nostro orgoglio. Mostriamo agli Ispettori dell’Unione Europea il vero volto della nostra Città, la nostra Capitale.

Roberto Saviano ha fatto molto bene a ricordare quanto civilmente moderni fossimo sin dai tempi di Re Ferdinando II. Stiamo perdendo di vista i cittadini, i loro problemi e le loro ansie, ma stiamo negando loro anche il futuro. E lo stiamo negando anche alla nostra Napoli.

Verrà il tempo dei bilanci e verrà il tempo delle responsabilità. Ma ora è il momento di alzarsi: di stringerci attorno al Signor Presidente della Repubblica che ci ha invitato al riscatto. E ricordiamoci il monito del nostro Arcivescovo: uno scandalo è il ripetersi delle emergenze che sta minando la dignità dei Napolitani.

Tutta la mia Famiglia ed io personalmente ci mettiamo a disposizione delle forze sane della città, delle migliaia di cittadini per bene, imprenditori, professionisti, operai e artigiani che dai Quartieri Spagnoli fino a Fuorigrotta, dal Vomero al Miglio d’Oro stanno dritti dinnanzi alle avversità e non si piegano e vogliono che Napoli e tutto il Mezzogiorno siano rispettati in Europa e nel mondo!

Carlo di Borbone delle Due Sicilie

S.A.R. Carlo di Borbone e Angelo Forgione

Angelo Forgione e Raffaele Auriemma parlano del “Si Gonfia la Rete XG1 Remix 2011”

Angelo Forgione e Raffaele Auriemma anallizzano il fenomeno “Si Gonfia la Rete XG1 Remix 2011”.

L’albero-bonsai di Piazza Vanvitelli

L’albero-bonsai di Piazza Vanvitelli

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di Angelo Forgione

Doveva essere il cavallo di battaglia della nuova politica ambientale del Comune di Napoli l’albero di Piazza Vanvitelli che ha sostituito la storica e centenaria palma, morta sotto i colpi del famigerato “Rhynchophorus Ferrugineus”, più comunemente detto “Punteruolo rosso”.
La scelta dell’arbusto fu fatta attraverso il sito del Comune di Napoli che a Gennaio scorso aveva proposto in collaborazione con Legambiente un sondaggio on-line per invitare i cittadini a scegliere, tra sette specie d’albero, quella da piantare nella piazza vomerese.
Un sondaggio mascherato di confronto e coinvolgimento della cittadinanza ma dietro si nascondevano le richieste di Assoutenti che chiedeva una nuova palma e quella del Movimento V.A.N.T.O. che proponeva una statua del grande architetto napoletano Luigi Vanvitelli di cui in città non c’è traccia, a differenza della vicina Caserta evidentemente più grata alla memoria del caposcuola del neoclassicismo. La proposta del busto fu accompagnata dall’avviso del pericolo di cadere in una “trappola”, un’iniziativa che di ambientalista aveva ben poco mentre una vera politica del verde avrebbe dovuto interessare un numero maggiore di piantumazioni in tutta la città e non un singolo esemplare che sarebbe servito a coprire le incapacità dell’amministrazione cittadina di mettere in campo delle misure di contrasto all’aggressione delle palme da parte dell’insetto assassino.
Il sondaggio premiò un “lauro canfora” che venne piantumato il 16 Aprile in pompa magna ma tra i subitanei mugugni di tutti i cittadini presenti delusi dalle dimensioni dell’alberello che si presentava molto diverso da come era stato proposto fotograficamente e testualmente sul sito del Comune dove una simulazione prefigurava almeno un bel colpo d’occhio. La descrizione informava testualmente che si trattava di “albero sempreverde di grandi dimensioni…”.
Una sorta di pubblicità ingannevole, altro che grosso albero! Al centro dell’importante piazza fu piantato un alberello-bonsai che ancora oggi è uno schiaffo all’intelligenza dei partecipanti al voto e allo stesso slargo centrale del quartiere collinare che merita ben altro decoro. Qualora l’alberello possa crescere e divenire come presentato, ci vorranno comunque molti anni. Altro che palma richiesta dai nostalgici, altro che statua di Vanvitelli richiesta da chi voleva valorizzare un po’ della grande cultura settecentesca della città!
Da Palazzo San Giacomo, l’Assessore all’Ambiente Rino Nasti ha lanciato recentemente la campagna “Napoli si albera” con cui si comunica la piantumazione di 1700 nuovi alberi per una città più verde. In attesa che ciò accada, c’è per il momento solo da chiedersi quale politica ecologista sia quella accostata al bonsai di Piazza Vanvitelli. Le tante tecniche di contrasto al “Punteruolo rosso” a Napoli non sono neanche state sperimentate e le palme sono sostanzialmente scomparse dalla città. Basta spostarsi alla vicina Piazza degli Artisti per vedere tronchi di palme segati e neanche sostituiti da nuovi alberi, come in tutto il resto della città.
A poca distanza c’è Piazza dell’Immacolata laddove da alcune settimane giacciono nell’abbandono assoluto degli alberi sradicati e collassati. Nessuno si fa carico di rimuoverli, figuriamoci poi se si tratterà di sostituirli.
E se questo è il Vomero, al centro non va meglio. Del resto le fioriere di Via Toledo installate anni fa nel tratto pedonalizzato “riqualificato” non hanno mai visto piante e fiori, finendo per essere giustamente rimosse di recente perché scambiate dei cittadini per grossi vasi portarifiuti.


Razzismo condannato e razzismo consentito

Razzismo condannato e razzismo consentito

Nel corso del match amichevole Italia-Romania del 17 Novembre 2010, altra manifestazione di sottocultura italiana con i “buuu” rivolti a Balotelli.

Ciò che sdegna di più è però la condanna corale dai media (giustissima) che tacciono però per altre forme di razzismo non meno evidenti e schifose.
C’è tanto da fare e lavorare in questo paese.

Proprio nella stessa giornata, Angelo ForgioneIlario Imparato ne parlano a “Si Gonfia la Rete” su Radio CRC targato Italia.

Addio alle fioriere di Via Toledo

Addio alle fioriere di Via Toledo

di Angelo Forgione

Diciamo finalmente addio alle fioriere di Via Toledo. Fioriere? Mai definizione fu più impropria perché quegli enormi vasi di ghisa di fiori ne hanno accolti davvero pochi. Al loro posto solo terreno, mozziconi di sigarette e rifiuti di ogni genere gettati a mo’ di cestini portarifiuti da cittadini incivili educati al malcostume dalle stesse istituzioni.

Un’altra sconfitta dell’amministrazione cittadina che dotò qualche anno fa la storica strada di quegli elementi di arredo urbano che avrebbero potuto abbellirla se solo il servizio parchi e giardini ne avesse garantita la cura.  E invece, come in tutta la città, è stato vero e proprio abbandono.
Invece di migliorarne il decoro, quelle fioriere peggioravano l’aspetto di una via già umiliata da sporcizia, carcasse di motocicli e lenzuola bianche di venditori ambulanti in ogni dove.

Ripetute le richieste di rimozione all’Assessore al Decoro Urbano Diego Guida da parte del Movimento VANTO, e finalmente, complici le ultime vandalizzazioni più volte evidenziate nelle denunce, il Comune ha provveduto alla rimozione su tutto il tratto pedonale di Toledo. Non ci mancheranno.

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Fabio Fazio e le “contraddizioni” di Maroni

Fabio Fazio e le “contraddizioni” di Maroni

Polemiche leghiste sulle parole di Saviano circa gli affari delle mafie al nord (e sai la novita?). Maroni definisce lo “show” dello scrittore diffamatorio della comunità lombarda.

Ha ragione MARONI o SAVIANO? Esercizio sterile e inutile.

Meglio sfruttare lo spunto per analizzare la figura di FABIO FAZIO che nelle sue trasmissioni (di confronto) non sa rispondere ai suoi interlocutori e, come nel caso vergognoso “BOCCA CONTRO NAPOLI”, lascia che dicano ogni idiozia senza contraddittorio alcuno.

Nel video allegato (in basso) che si riferisce alla puntata di “Che tempo che fa” del 17 Gennaio 2010, il Ministro MARONI, a 00:58:10, dice: “Per me il violento è violento a prescindere. Se ci fosse un leghista preso a fare un atto di violenza ovviamente per me vale esattamente come un qualsiasi altro criminale”.

Maroni era già stato condannato per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale per aver morso il polpaccio di un agente di Polizia.
In sostanza, MARONI SI DEFINISCE CRIMINALE DA SOLO, ma Fazio non sa ravvisarglielo.

E sempre MARONI, a 00:59:10, commenta la sua dichiarazione: “Laddove in uno stadio si ascolti un coro razzista o di quel tipo, si chiude la partita”. E dice: ” si, è difficile distinguere il razzismo dallo sfottò, ma bisogna dare segnali forti in ogni caso. Appena si sente un accenno di coro dubbio, bisogna intervenire”.
Tolleranza zero per Maroni, eppure si continua a sentire in ogni stadio il coro “Vesuvio lavali col fuoco”. E nessuno dice nulla (neanche il Napoletano e Capitano del Napoli Paolo Cannavaro).

Bocca, Maroni, Marchionne… etc.

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-10287402-70c3-47fc-a9a9-84d728377ec0.html?p=2

LAZIO-NAPOLI, ANCORA CORI RAZZISTI ALL’OLIMPICO DI ROMA

COMUNICATO STAMPA
ANCORA CORI RAZZISTI ALL’OLIMPICO DI ROMA
 

Anche in occasione del match Lazio-Napoli del 14 Novembre 2010 si è potuto chiaramente ascoltare più volte il coro razzista “VESUVIO, LAVALI COL FUOCO” proveniente dai settori occupati dai tifosi laziali all’indirizzo dei Napoletani presenti alla stadio, oltre che ai giocatori della squadra partenopea.

Nonostante ciò, il direttore di gara Sig. Bergonzi non ha ravvisato gli estremi per la sospensione temporanea della gara. E ancora una volta, il Capitano del Napoli, nella fattispecie Paolo Cannavaro, a cui spetta il compito di richiedere all’arbitro la sospensione della gara in simili situazioni, ha perso un’altra opportunità per sottolineare questa vergognosa manifestazione di sottocultura di campanile tutta italiana e cominciare ad arginarla.

È dunque il caso di ricordare cosa riporta la nuova norma della F.I.G.C. che regola le “Responsabilità per comportamenti Discriminatori”, introdotta su pressione del Ministro degli interni Maroni:

Le società sono responsabili per l’introduzione o l’esibizione negli impianti sportivi da parte dei propri sostenitori di disegni, scritte, simboli, emblemi o simili, recanti espressioni di discriminazione. Esse sono altresì responsabili per cori, grida e ogni altra manifestazione espressiva di discriminazione che comporti offesa, denigrazione, incitamento all’odio o insulto per motivi di razza, colore, religione, lingua, sesso, nazionalità, origine territoriale o etnica, ovvero configuri propaganda ideologica vietata dalla legge o comunque inneggiante a comportamenti discriminatori.
In caso di manifestazioni e cori razzisti, l’arbitro ha la facoltà di sospendere temporaneamente la partita in corso e, nel caso di atteggiamento razzista prolungato, anche la discrezione di fischiare la conclusione anticipata della gara.

È inconfutabilmente denigrazione l’invocazione al Vesuvio, e quindi ad una catastrofe naturale, come risolutore dei problemi di pulizia (etnica e non igienica) della comunità Napoletana.
Analogo  discorso per il datato ma sempre di moda “senti che puzza… voi col sapone non vi siete mai lavati…”

Dunque, la domanda è: siamo di fronte a delle regole serie o ad una pantomima per difendere i giocatori di colore dell’Inter (Balotelli prima ed Eto’o poi)? Ricordiamo che furono proprio Moratti e l’allora allenatore dell’Inter Mancini a definire semplici sfottò i cori e gli striscioni razzisti riservati ai Napoletani durante il match Inter-Napoli del 7 Ottobre 2007.

La stessa UEFA ha avviato una lotta decisa al razzismo negli stadi sponsorizzando più volte la FARE, “Football Against Racism in Europe”, il cui slogan è: Ignorare il razzismo significa accettare il razzismo – prendete posizione.

Si ribadisce ancora una volta l’invito al Capitano del Napoli affinché prenda posizione e non ignori il razzismo verso la sua stessa comunità.

Dall’inizio della stagione abbiamo già dovuto subire vero e proprio razzismo a Cesena, Brescia, Liverpool, Cagliari e Roma. Ora basta!

Angelo Forgione
Movimento V.A.N.T.O.

 

Crolli a Pompei, cosa c’è dietro? (intervista a Radio SBS Australian Network)

Crolli a Pompei, cosa c’è dietro?

intervista a Radio SBS Australian Network

6 Novembre 2010: crolla la “Schola Armatorarum” detta anche Domus dei Gladiatori. Un pezzo di patrimonio unico al mondo che l’Italia perde per sempre. Disponibile online l’intervista ad Angelo Forgione sul crollo di Pompei concessa al prestigioso network australiano “SBS Radio” in cui si tenta di fare chiarezza sulla situazione.


Da Liverpool a Cagliari, ecco perché tanto livore per Napoli

Da Liverpool a Cagliari, perché tanto livore per Napoli

di Angelo Forgione

Il periodo è quello che è: Napoli ricoperta di rifiuti e sbattuta nelle prime pagine di giornali e telegiornali di tutto il mondo. Quale migliore occasione per alimentare i luoghi comuni e l’avversione ai Napoletani ormai dilagante? Un fenomeno che ha assunto dimensioni inaccetabili che legittimano l’analisi di un vero e proprio razzismo non più solo leghista. Non è vittimismo se a Liverpool sono stati esposti striscioni offensivi in lingua italiana, dettati dagli ultras dell’Inter: “usate acqua e sapone”, “Napoli merda”, “Ciao Napoli” con annessa l’immagine di un bidone della spazzatura. Lo stesso Liverpool Football Club ha confermato che gli striscioni lesivi della dignità del popolo napoletano esposti ad “Anfield Road” sono frutto di una becera collaborazione tra ultras del Liverpool e dell’Inter. Un “gemellaggio” coltivato due settimane prima, ancor prima degli scontri di Napoli, in occasione della partita Inter-Tottenham di Champions League.

Ci dicevano che gli stadi inglesi erano civili e sicuri, e che il modello “british” andrebbe importato anche in Italia. Ma siamo sicuri che sia tutto oro ciò che luccica? Gli inglesi l’avevano promessa ai Napoletani dopo gli spiacevoli e vergognosi incidenti dell’andata ed è normale che violenza generi violenza nel mondo perverso del tifo. Ma avevamo tutti in testa la favola della sicurezza degli stadi inglesi, delle dure leggi applicate, della tolleranza zero, tutto ciò che in Italia non esiste. Eravamo pronti ad una lezione di civiltà e invece ci siamo risvegliati sotto le macerie del crollo del modello inglese.

Ciò a cui si è assistito è stata una vera e propria caccia all’uomo nei confronti dei Napoletani di cui ne hanno fatto le spese anche personaggi che col tifo niente hanno a che vedere, come ad esempio l’ex giocatore del Napoli Bruno Giordano, il giornalista di Sky Manuel Parlato e l’ex presidente del Napoli calcio a 5 Marcello Gentile. Alla fine sono stati 6 i tifosi inglesi arrestati ma, il giorno dopo, di tutto questo, ne hanno parlato solo gli organi di informazione napoletani mentre quelli nazionali si erano affrettati ad evidenziare gli scontri dell’andata con titoli pesanti del tipo “vergogna Napoli” che di certo hanno fomentato la reazione inglese al ritorno.

È il mondo degli ultras che tutto esaspera e ogni contrasto esacerba. Non varrebbe neanche la pena parlarne se non fosse per il diverso trattamento mediatico che la stessa stampa italiana ha riservato agli scontri dell’andata e del ritorno. Razzismo d’esportazione che nessuno ha evidenziato, ma non c’è da stupirsi perché evidenziare che un fenomeno del genere si sia allungato oltre i confini significherebbe ammettere che l’ostracismo contro i Napoletani nei nostri stadi, e non solo, esiste. E invece si condannano giustamente i “buuu” contro i neri ma non le esortazioni al Vesuvio che una domenica si e una no, in concomitanza con le trasferte del Napoli, si ascoltano un po’ dappertutto. Il razzismo verso i neri è catalogato come tale, quello contro i Napoletani è invece “legalizzato”.

Un fenomeno pluridecennale che però potrebbe finire in un amen, grazie alle nuove regole che attribuiscono agli arbitri il potere di sospendere le partite per cori razzisti. Così come avvenuto a Cagliari, quando qualche settimana fa fu sospesa Cagliari-Inter per razzismo nei confronti di Eto’o. In caso di pesanti manifestazioni contro la comunità Napoletana può essere richiesta la sospensione delle partite. Una responsabilità che tocca al Capitano del Napoli, nella fattispecie Paolo Cannavaro, peraltro Napoletano, che ha un “arma” da sfruttare per difendere l’onorabilità della sua gente e far cessare una volta per tutte questa vergognosa “insultanapolimania”.

Si è alla vigilia di Cagliari-Napoli, banco di prova significativo in questo senso. Il Sant’Elia è ormai da troppo tempo uno dei campi più infuocati per il Napoli e per i Napoletani. Ormai Cagliari-Napoli è diventata partita “ad alto rischio” per il Comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive. Cagliari si infiamma quando arriva il Napoli; lo sa bene il suo presidente Cellino che già in passato è stato colto dalle telecamere mentre inveiva contro i Napoletani. Lo sa bene anche l’allenatore sardo Bisoli che ha chiesto i tre punti da regalare ai tifosi che riempiranno il Sant’Elia come ogni volta in cui è di scena la squadra partenopea. Il sito del Cagliari calcio comunica che i biglietti sono in esaurimento e si prevede il “sold out”. Dunque Cagliari-Napoli si preannuncia come una partita ancora una volta diversa dalle altre, con un Sant’Elia infuocato a sostegno dei rossoblù. La stampa cagliaritana parla di un match che ormai vale quasi come un derby tra le uniche due squadre meridionali ad aver vinto lo scudetto, ma i motivi di tanta attesa sono ben altri.
Il match dello scorso anno fu infernale, tra cori contro i Napoletani e atteggiamenti anti-sportivi che portarono ad una reazione scomposta di Lavezzi nei confronti dell’allora mister cagliaritano Allegri. Ma come nasce tutto questo livore sardo nei confronti dei partenopei che ne subiscono le tensioni?

Il pomo della discordia fu Daniel Fonseca, passato dal Cagliari al Napoli nel 1992. Tornò in Sardegna da ex e fu ricoperto di fischi. Il nervosismo lo tradì, si fece espellere e il rapporto coi suoi ex tifosi si ruppe irrimediabilmente. Nel campionato successivo realizzò una doppietta che consentì al Napoli di espugnare il Sant’Elia e i rapporti peggiorarono ancora di più perchè Fonseca, che non aveva dimenticato, si consentì la rivincita indirizzando il “gestaccio dell’ombrello” alla curva cagliaritana. I supporters azzurri presero le difese del loro beniamino e a fine partita gli ultras sardi li attesero per aggredirli mentre si dirigevano al porto. Da quella volta, ogni ritorno del Napoli a Cagliari era una chiamata alle ostilità fatta di cori razzisti e offese. Fino al Giugno del 1997 quando proprio Napoli fu designata come sede neutra per lo spareggio salvezza tra Cagliari e Piacenza. I tifosi azzurri presero la palla al balzo parteggiando per il Piacenza. Ne seguirono scontri, tafferugli e retrocessione sul campo del Cagliari in serie B, i cui sostenitori giurarono odio eterno ai Napoletani, presidente Cellino compreso.

Storie di ordinaria stupidità. Sarebbe anche ora di finirla.

Appello a Paolo Cannavaro

il gestaccio di Fonseca nel 1993

lo spareggio Piacenza-Cagliari a Napoli nel 1997

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