Napoli calcio, storia di uno stemma equivoco e di una mascotte perdente

Angelo ForgioneNapoli, città antichissima, ricca di storia e di storie, molte dimenticate, tante mistificate. Le tracce di quella che fu una capitale, nonostante alcune cancellazioni, sono in ogni dove, spesso alterate e manipolate. Capita poi che anche gli stessi napoletani, sovente poco consapevoli del prestigioso passato, contribuiscano involontariamente alla cancellazione del proprio blasone.
Un caso emblematico, quanto mai interessante, investe lo sport, e più precisamente quell’enorme catalizzatore di attenzione e passione che è il Calcio Napoli, nato nel 1922 come Internaples Foot-Ball Club e poi italianizzato in Associazione Calcio Napoli nel 1926 con l’intento di onorare nello stemma l’identità cittadina e quella capitolina privata circa sessant’anni prima. Ci volle invece poco perché quel nobile intendimento finisse per essere umiliato, ma è opportuno fare chiarezza di narrazione e riannodare i fili del passato che legano il Napoli alla storia di Napoli.
In Italia, le maggiori squadre di calcio sono talvolta identificate con una simbologia alternativa a quella degli stemmi ufficiali che portano sulle maglie. La Juventus è la zebra, il Milan è il diavolo, l’Inter è il biscione, la Roma è la lupa e il Napoli è il ciuccio… anzi, ‘o ciucciariello, come si dice dalle parti del Vesuvio. Una simbologia meno marcata rispetto al passato, avendo perso sempre più appeal nell’utilizzo giornalistico con il passare degli anni e con il ritorno ad alti livelli nell’era di De Laurentiis, ma che resta comunque ben viva nella mente dei tifosi di vecchia data.
Se la Juventus è zebra per via delle strisce bianconere, se il Milan è il diavolo per l’associazione cromatica, se l’Inter è il biscione perché simbolo dei Visconti di Milano, se la Roma è la lupa per la leggenda di Romolo e Remo, che legame c’è tra il ciuccio e Napoli? Nessuno! In realtà il Napoli è il cavallo, e qui inizia una storia da narrare.

Tutto ha origine nell’Agosto del 1926, quando l’Internazionale Naples Foot-Ball Club di Giorgio Ascarelli, anche detto Internaples, nato da una fusione di due società (Unione Sportiva Internazionale Napoli e Naples Foot-Ball Club) operata nel 1922 e catapultato nella Divisione Nazionale dalla riforma del CONI fascista (che non accetta la separazione tra campionati del Nord e del Sud voluta dalla FIGC milanese-torinese; ndr), cambia denominazione sociale e abbandona l’inglesismo sgradito al regime. Ora il club si chiama Associazione Calcio Napoli, ma la squadra continua un’attività sportiva già avviata quattro anni prima e veste maglie di colore azzurro, cromia legata al mare ma anche ai Borbone di Napoli, della cui Real Casa proprio l’azzurro faceva da sfondo ai simbolici tre gigli capetingi della casata.

Nello stemma della stagione 1926/27, quella della riforma fascista del football italiano, compare un cavallo sfrenato, identificato nel “Corsiero del Sole” da Carlo Celano a fine Seicento. Si tratta del plurisecolare simbolo di Napoli ma anche dell’intero territorio peninsulare del Regno delle Due Sicilie (quello insulare siciliano era simboleggiato dal Triscele o Trinacria). Del resto, i calciatori dell’Internaples erano già soprannominati “i poulains”, i puledri in lingua francese. Il cavallo sfrenato del Napoli è quello scelto in epoca di dominazione sveva come simbolo della città perché allegoria dell’impetuosità del popolo partenopeo. In tempi antichi, non cuore di Napoli, in prossimità del luogo in cui oggi si erge il Duomo, era presente un’imponente statua bronzea raffigurante un cavallo sfrenato. Nel Duecento, Corrado IV di Hohenstaufen fallì più volte la conquista della città a causa della resistenza dei Napoletani trincerati dentro le mura. Aprì un varco sotterraneo superando le linee difensive e costrinse i riluttanti alla resa. Vinse, e volle dimostrare di aver domato un popolo che aveva difeso la propria libertà lasciando un segno indelebile sulla colossale statua del cavallo imbizzarrito. Ordinò che gli fosse messo un morso in bocca in segno di sottomissione. Quel cavallo era diventato allegoria del popolo napoletano recalcitrante, ma alla fine domato.

Il cavallo, sin dal Medioevo e fino all’avvento novecentesco del motore a scoppio, è stato anche un’eccellenza della città di Napoli. La pregiata razza del Cavallo Napolitano, persino migliorata da Carlo di Borbone nella Real Tenuta di Persano con sangue di stalloni arabi e fattrici orientali (Cavallo Persano), è stata una delle più apprezzate razze al mondo per eleganza, bellezza e morfologia; tale è rimasta fino al 1874, quando la pregiata razza equina borbonica è stata soppressa per decreto governativo del Regno d’Italia dei Savoia, poco attenti alle eccellenze di un mondo che non gli apparteneva, e per questo andava cancellato. La razza è stata poi ripresa nel primissimo Novecento per esigenze di cavalleria militare. Anche il simbolo del cavallo sfrenato è stato recuperato per la realizzazione dello stemma della Provincia di Napoli, con decreto fascista degli anni Trenta.

Anche in ambito calcistico l’effigie equina ha una sua particolare vicenda. Nel 1926, l’A.C. Napoli si tuffa nell’avventura del suo primo campionato nazionale contro gli squadroni del Nord, anzi il primissimo davvero nazionale della storia, che si dipana tra 17 sconfitte e un misero pareggio, culminando con l’ultima posizione nel proprio girone e un ripescaggio che scongiura la retrocessione.
I tifosi entrano subito nella storia del club finendo per segnarla profondamente quando in un bar di ritrovo, il Brasiliano poi Pippone, in Via Santa Brigida, uno sconfortato sostenitore azzurro dell’epoca, Raffaele Riano, urla: «Ma quale cavallo rampante?! Stà squadra nostra me pare ‘o ciuccio ‘e Fechella: trentatre chiaje e ‘a coda fraceta». “Fechella” era il soprannome di Domenico “Mimì” Ascione, un personaggio che, negli anni Venti, vendeva fichi e altri frutti nella zona del Rione Luzzatti, là dove giocava il Napoli, trasportando la merce con un vecchio asino dalla coda in pessime condizioni, tanto carico di acciacchi da essere pieno di piaghe.
A quell’espressione rabbiosa e ironica, tipicamente partenopea, fanno seguito le fragorose risate dei presenti, che la suggeriscono alla redazione di un giornale umoristico. Nei giorni seguenti, le edicole di Napoli diffondono l’illustrazione di un asinello incerottato da Emilio Reale, primo presidente azzurro, e con una miserabile coda. Da quel momento, per tutti, il cavallo rampante si trasforma per espressione di popolo in “ciucciariello”.

ciuccio_fichella

Non va dimenticato però, oggi più che mai, che quel ciuccio in realtà era in principio un cavallo fiero, elegante e battagliero, proprio come la tifoseria azzurra vorrebbe sempre la propria squadra del cuore. E invece, per una perverso atto di minorità autodeterminata, un simbolo nobile è scomparso per riaffermarsi nella sua trasformazione più folcloristica, a tal punto da apparire persino sulle maglie del Napoli dell’immenso Rudy Krol nella stagione 1982/83, quando la N divenne il corpo del ciuccio sormontato da una testa orecchiuta.

Dall’arrivo di Maradona in Azzurro, datato 1984, viene adottata una “enne” minimalista racchiusa in un cerchio, poi modificata fino a diventare assai fedele a quella napoleonica, a richiamare chissà quanto volontariamente il periodo francese della città e a comunicare all’Europa calcistica un legame lontano dalle radici della città. Viene da ipotizzare che il presidente degli anni Ottanta, Corrado Ferliano, abbia assecondato un suggerimento della moglie Patrizia Boldoni, grande appassionata della figura dell’Imperatore, a tal punto da mettere insieme una preziosa collezione napoleonica fatta di preziosi oggetti portati in mostra nel 2010 a Napoli.
Che sia voluto o casuale, trattasi in ogni caso di un’evidente dicotomia storica che stride con le scelte fatte nel 1926 de Giorgio Ascarelli: Napoleone, attraverso il fratello Giuseppe e il cognato Murat, usurpò il trono del Sud proprio a danno dei Borbone di Napoli nel periodo imperiale francese, prima che il suo crollo e il conseguente Congresso di Vienna riaffermassero il legittimismo in tutt’Europa, sancendo nel meridione d’Italia la restaurazione borbonica.
Lo sfrenato cavallo di Napoli, nobile e fiero, è divenuto ben presto uno spelacchiato somarello nell’immaginario popolare. E se è vero che simboli, mascotte e colori delle squadre di calcio comunicano radici e identità del popolo che rappresentano, quelli del Napoli sono arrivati a noi distorti e confusi, come un po’ tutta la memoria storica partenopea da recuperare.

moneta_stemma_nap
una moneta napoleonica e lo stemma della Società Sportiva Calcio Napoli

Due indizi per dire che Mazzarri potrebbe lasciare

Due indizi per dire che Mazzarri potrebbe lasciare
le dichiarazioni del post-Genoa inducono a una deduzione precisa

Angelo Forgione – Potrò sbagliarmi, e francamente lo spero, ma Mazzarri mi sembra al momento fortemente orientato a lasciare Napoli.
L’ha fatto capire tra le righe portando ad esempio i casi di Delneri alla Sampdoria dello scorso anno e di se stesso al Livorno nell’annata 2003-04 culminata con la promozione dei labronici. Si tratta in entrambi i casi di abbandoni dopo un grande risultato.
Mazzarri ha detto ai microfoni di “Premium Calcio” che si meraviglia di tutto questo rumore perchè, nelle circostanze prese ad esempio, tutti sapevano che quelle guide tecniche erano già proiettate su altre panchine. E nel caso personale di Livorno ha detto: «quello che ho passato io in quell’anno li… uno capisce, valuta e poi fa delle considerazioni che poi spiega agli altri». Da ciò si evince che l’allenatore del Napoli ha maturato delle convinzioni di cui è il solo custode e che non ha ancora rivelato a nessuno. È quindi possibile che potrà anche stupirci a risultato acquisito.
Un altro passaggio su cui soffermarsi è quello in cui il mister dice: «Vedete… quando le cose vanno male per gli allenatori, in tre secondi si cambiano. Quando un allenatore fa bene è giusto che valuti tante cose». E questo significa che, mentre spesso i presidenti mettono gli allenatori sotto la lente di ingrandimento e li giudicano, in questo caso è lui che sta giudicando il Presidente.
La mia sensazione è che Mazzarri stia mettendo De Laurentiis di fronte a delle scelte. Per restare pretenderebbe un rafforzamento della squadra con giocatori di caratura per affrontare degnamente la Champions e per tentare l’assalto allo scudetto. È un vincente e vuole vincere, fiuta l’opportunità e vuole che Dela gliela dia; e se non può farlo qui lo vorrà fare altrove. E poi, giustamente, mira ad un riconoscimento economico per il suo ottimo lavoro. Ora tocca al Presidente lasciare o raddoppiare.

Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza. Manca il terzo indizio, ossia la prova. Oppure la controprova in cui francamente tutto l’ambiente deve sperare senza però ritenere un uomo insostituibile. Del resto il caso Quagliarella-Cavani deve pur insegnare qualcosa.

intervista a Mazzarri da Premium Calcio
Passaggio sull’esempio Del Neri alla Samp a 1:35′
Passaggio sull’esempio Livorno 2004 a 2:32′
Passaggio sul rapporto allenatori-presidenti a 2:57′


videoclip: “RISPETTO (quando segna un goal Cavani)”

videoclip: “RISPETTO (quando segna un goal Cavani)”
da un lavoro musicale di Danilo Belsino su V.A.N.T.O.

Angelo Forgione – Quando qualche settimana fa Danilo Belsino, un giovane sperimentatore musicale di Ercolano, mi contattò per comunicarmi di aver composto un brano ispirato dalle tematiche sociali della Napoletanità da me trattate e spesso accostate agli aspetti sportivi, ne ebbi gran piacere perchè era un’ulteriore testimonianza di come il messaggio di V.A.N.T.O. attecchisse e potesse interessare su vari livelli la nostra comunità.
Ascoltando il pezzo mi accorsi che era anche decisamente valido non solo nelle sonorità ma anche ben corrispondente a quella parte del “v.a.n.t.o.-pensiero” che intende la passione sportiva napoletana come potentissimo veicolo di orgoglio e riscatto pro-attivo e mai passivo dei Napoletani, tifosi di Napoli prima ancora che del Napoli.
Una città stupenda, ricca di storia, che ha posto le basi della moderna civiltà europea, non deve essere difesa solo allo stadio ma anche fuori di esso, con il comportamento civile e responsabile di ognuno di noi. Il rispetto si guadagna riappropriandoci della nostra migliore identità, appannata da decenni di educazione alla minorità che hanno causato un atteggiamento lassista e fin troppo tollerante verso chi ha devastato la nostra terra, napoletani compresi.
La spia del nostro orgoglio si accende allo stadio, ma potrebbe e dovrebbe farlo anche nella vita di tutti i giorni; perchè ciò accada basterebbe riscoprire e recuperare la nostra identità e la nostra storia seconda a nessuno. Ma intanto, quando il nostro Napoli vince offre a tutti noi la rivalsa verso chi ci denigra e chi, magari, è più abituato al sapore della vittoria e ne fa un ulteriore motivo di presunta superiorità di etnia che però non trova riscontro nella storia… anzi!
Il brano “RISPETTO, Quando segna un goal Cavani” di Danilo Belsino racchiude il messaggio e tira in ballo, come detto, alcune tematiche di V.A.N.T.O.: il valore sociale del Napoli per i napoletani, il razzismo  verso di essi negli stadi (e fuori) mai combattuto dagli organi preposti, i luoghi comuni contro Napoli frutto dell’ignoranza più becera, gli attacchi alla città da parte di presunti intellettuali (Bocca su tutti) e personaggi televisivi più volte denunciati in “Ammazziamo Pulcinella”, le parole di Goethe in “Viaggio in Italia” che descrivono la meraviglia di Napoli nel 1786 (nel video “Napoli sei tu!”).
Il buon lavoro di Belsino necessitava di un videoclip su misura, capace di accompagnare con le giuste immagini un brano in cui Cavani diventa quello che oggi è per i tifosi: il paladino dell’orgoglio, a patto che questo lo si dimostri davvero rispettando la nostra città. RISPETTO, quello che tutti gli italiani devono a Napoli, Napoletani compresi. Se ne saremo capaci, vinceremo la partita per il nostro riscatto.

RISPETTO
(quando segna un goal Cavani)
musica e testo: D. Belsino

Non e’ questione di maglia o di inno,
non e’ questione di bandiere che di “volta” ce ne stanno troppi,
è il mio orgoglio che e’ in ballo,
è per questo che io godo quando segnano.
È la rivincita, perche’ lo sai e’ sempre lo stesso da tempo,
mi odia un poco tutta l’italia
ma una questione calcistica conduce alla pessima etica
dell’italiano che nasconde la faccia sotto la maglia
è l’asino che raglia,
sputa fuori tutta l’imbecillità
cori e offese razziste come se…
come se lo stadio fosse un arena di battaglia.

IO DIFENDO I MIEI COLORI
LI STRAPPO DALLE MANI DEI DETRATTORI E PRETENDO RISPETTO
MENTRE TUTTI QUANTI ME LO TOLGONO
È PER QUESTO CHE IO GODO QUANDO SEGNANO.
È LA DIFESA DELL’ORGOGLIO, UNA PICCOLA RIVINCITA
MENTRE L’ITALIA MORTIFICA
NASCONDENDOSI DIETRO LUOGHI COMUNI…
È PER QUESTO CHE GODO QUANDO SEGNA UN GOL CAVANI.

Il piu’ bello dei sogni non e’ immenso quanto te.
Tu che ci illudi e ci stanchi, tu che ci incanti, dai non mollare…
e come quando sei sotto di due goal e la partita s’é messa male,
tocca lottare, difendere l’area, poi ripartire,
pressare, alzare il baricentro, ringhiare su ogni pallone.
L’energia dei settantamila
e la sfida, come nella vita, ha bisogno di pazzia… fantasia…
il mio popolo e’ magia pura… e lo stadio si colora e canta….

IO DIFENDO I MIEI COLORI
LI STRAPPO DALLE MANI DEI DETRATTORI E PRETENDO RISPETTO
MENTRE TUTTI QUANTI ME LO TOLGONO
È PER QUESTO CHE IO GODO QUANDO SEGNANO.
È LA DIFESA DELL’ORGOGLIO, UNA PICCOLA RIVINCITA
MENTRE L’ITALIA MORTIFICA
NASCONDENDOSI DIETRO LUOGHI COMUNI…
È PER QUESTO CHE GODO QUANDO SEGNA UN GOL CAVANI.

Come un tunnel senza uscita, pare che non ci sia speranza per la mia citta’… ‘ha detto pure Bocca!
“Queste rive, golfi, insenature, il vesuvio, la citta’ coi suoi dintorni, i castelli, le ville…
siano perdonati tutti coloro che a Napoli escono di senno.
Se nessun napoletano vuole andarsene dalla sua città,
se i poeti celebrano in grandiose iperboli l’incanto di questi siti,
non si può fargliene carico… qui non si riesce davvero a rimpiangere Roma.
Confrontata con questa grande apertura di cielo, la capitale del mondo nella bassura del tevere
appare come un vecchio convento in posizione sfavorevole”… Goethe

IO DIFENDO I MIEI COLORI
LI STRAPPO DALLE MANI DEI DETRATTORI E PRETENDO RISPETTO
MENTRE TUTTI QUANTI ME LO TOLGONO
È PER QUESTO CHE IO GODO QUANDO SEGNANO.
È LA DIFESA DELL’ORGOGLIO, UNA PICCOLA RIVINCITA
MENTRE L’ITALIA MORTIFICA
NASCONDENDOSI DIETRO LUOGHI COMUNI…
È PER QUESTO CHE GODO QUANDO SEGNA UN GOL CAVANI.

Impara a rispettare il mio popolo, fratello… che hai tanto da imparare.
E poi… e poi non.. non cacciate nessun inno… (‘sto Gigi D’Alessio)
che noi già ce l’abbiamo.
Lasciate perdere, va… bis!

Forgione: «No agli attacchi laziali e saluti a Reja»

Forgione: «No agli attacchi laziali e saluti a Reja»
intervista a Radio Incontro Roma

Dopo la magnifica vittoria del Napoli sulla Lazio per 4-3 seguita da polemiche arbitrali e rimproveri della stampa laziale a Edy Reja per il suo legame con Napoli, Angelo Forgione commenta gli attacchi dell’ambiente laziale a “Napoli nel cuore” su Radio Incontro Roma.

Il Presidente Lotito, un pluri-intercettato la cui squadra è stata salvata dal fallimento “a rate” per motivi di ordine pubblico, ha invocato una task-force per vigilare sulla regolarità del campionato. E come non ricordare Lazio-Inter del 2010 del famoso “scansamoce”?

Lettera a Edy Reja

Lettera a Edy Reja: «Grazie, galantuomo!»
Le accuse indecenti su IL TEMPO di Roma

Ciao Edy,

la tua lettera ai napoletani consegnata a “IL MATTINO” mi ha scaldato il cuore e quello di tantissimi. Hai ancora una volta dimostrato di essere un galantuomo, un uomo d’altri tempi per questo calcio sempre più arido di vincoli e legami che vadano oltre i contratti in essere e le appartenenze professionali. Napoli ti è riconoscente e lo sarà sempre per averci accompagnato con la tua saggezza al calcio che conta. Hai saputo mettere da parte i veleni della partita, peraltro accesa e spettacolare ma mai scorretta, e rendere ancor più bello il tuo ritorno tra noi.

Purtroppo, caro Edy, ho letto le parole al fiele di Luigi Salomone date alle stampe su “IL TEMPO” di Roma e mi hanno disgustato. Leggere da un addetto ai lavori, non da parte di un tifoso qualsiasi della curva nord dell’Olimpico, che hai sbagliato a scriverci perchè noi siamo i più acerrimi nemici dei laziali dopo i romanisti e che non dovresti sbandierare ai quattro venti il tuo affetto per Napoli, è qualcosa che rattrista fortemente e rende l’esatta dimensione della degenerazione della passione calcistica in Italia. Non è questo il calcio che può piacerci!

“Non c’è un solo tifoso laziale che si auguri di vedere lo scudetto sulle maglie di Lavezzi e Cavani. Meglio Milan o Inter”. Un frase di avvertimento a te rivolta, scritta su un quotidiano importante da un uomo che finisce per fomentare gli animi e incitare chiaramente alla violenza, annullando gli insegnamenti che il tuo gesto ha offerto, si commenta da se.
Le persone di una certa cultura sportiva, come quella che dimostri tu da anni nel mondo del calcio, non diffonderebbero mai concetti così tristi, carichi di livore e di invidia, e per di più pericolosi.

L’attacco nei tuoi confronti è frontale da parte del tuo stesso ambiente. Non ti perdonano i derby persi e ora ci aggiungono la sconfitta con gli odiati napoletani da te amati, facendo riferimento a torti arbitrali ma dimenticando il goal di Zarate dell’andata viziato fortemente da fallo di mano. Ma qui l’errore arbitrale non conta nulla, chi ti attornia è ormai chiaro che ti stia attaccando personalmente e non certo per mancanza di risultati sportivi, peraltro sotto gli occhi di tutti.

Tu saprai benissimo cosa fare a fine stagione perchè hai ben chiare le condizioni di lavoro in cui ti stanno mettendo, ma questo disagio che da lontano percepiamo ci dispiace fortemente.

Comunque vada il campionato, il nostro risultato sarà anche merito tuo. Hai fatto bene a rivendicare ciò, ma stai tranquillo, noi non dimentichiamo. E se tu riuscirai a portare la Lazio in Champions League saremo contenti per te, a prescindere dal fatto che la squadra che avrai guidato si chiama Lazio, quella di chi ci augura di perdere lo scudetto.

Un abbraccio a te, galantuomo!

Angelo Forgione
Movimento V.A.N.T.O.

l’appunto “anti-Napoli” di Luigi Salomone a Reja su IL TEMPO di Roma
http://www.iltempo.it/2011/04/10/1249606-caro_stavolta_sbagliato.shtml?refresh_ce

videoclip: MEZZOGIORNO DI FUOCO

videoclip: MEZZOGIORNO DI FUOCO
il film di Napoli-Lazio

Il film della partita NAPOLI-LAZIO del 3 Aprile 2011, entrata nella storia del calcio a Napoli per quanto bella, intensa ed emozionante. Una giornata di sport indimenticabile segnata da un bellissimo sole primaverile, dal saluto del “San Paolo” a Edy Reja, dal sano agonismo dei giocatori e dall’encomiabile sostegno dei tifosi. Alle 12:30, le squadre scendono in campo in una cornice di pubblico unica al mondo, dando vita ad un vero e proprio “mezzogiorno di fuoco” culminato nella doppia rimonta della squadra di casa, il cui allenatore, solo rientrando negli spogliatoi a missione compiuta, può rimettere la giacca e raffreddare i bollenti spiriti.
È quest’ultima l’immagine simbolo di questo Napoli immortale.

guarda il videoclip

Quello “step più avanti” del gambero bianconero

Quello “step più avanti” del gambero bianconero!
Il ranking FIFA è solo il terzo schiaffo per chi ha offeso la maglia azzurra

Prima la sconfitta per 0-3 al San Paolo vista davanti alla tv e non in campo, quando Cavani realizzo l’indigesto “triplete”. Poi, da quella sera, il naufragio della Juventus e l’uscita dalla “corsa Champion’s” mentre il Napoli scappava via. Ora arriva il ceffone della FIFA che ha aggiornato il ranking mondiale dei club, certificando il sorpasso della squadra partenopea ai danni della Juventus. Gli azzurri sono di fatto la 25ma squadra del pianeta (la seconda d’Italia), mentre i torinesi scivolano al 37mo posto (quinta italiana). La precedente classifica vedeva la squadra bianconera al 22mo posto, avanti di otto posizioni al Napoli.
Un altro boccone amaro da ingoiare per chi ad Agosto disse che la Juventus era un’altra cosa, un passo avanti, una squadra che avrebbe lottato per lo scudetto mentre a Napoli si sarebbe puntato a migliorare il settimo posto della scorsa stagione.
In attesa del 22 Maggio, giorno dell’orgoglio napoletano a prescindere, e chissà con quali prospettive a quella data.
La vita è bella perchè il tempo è spesso galantuomo.


“DECIBEL AZZURRI”, il nuovo videoclip

“DECIBEL AZZURRI”
il videoclip che catapulta nel “San Paolo” virtuale

3 minuti intensi di stadio virtuale: i suoni, le bandiere, le sciarpe, i cori, le esultanze, il canto di Napoli. L’esperienza del catino di Fuorigrotta con pochi paragoni da rivivere velocemente in maniera multimediale. I decibel del popolo azzurro ai picchi più alti sulla scia dello speaker Daniele “Decibel” Bellini.

Squalifica ridotta a Ibra. Assurdo!!!

Squalifica ridotta a Ibra. Assurdo!!!
Lavezzi e il Napoli cornuti e mazziati

di Angelo Forgione

Bene, bravi, bis! La Commissione d’Appello Federale ha ridotto la squalifica di Ibrahimovic ma non è che stupisca più di tanto. Anzi, c’era da aspettarselo! Soddisfatte sia il Milan che ottiene uno sconto, che l’Inter contro cui lo svedese non giocherà. Un gesto violento e gratuito è quindi meno grave di uno sputo di risposta ad una provocazione. Ovviamente il riferimento al caso Lavezzi (e Rosi) è necessario. Ma la beffa peggiore è che per ridurre la squalifica di Ibra si sono ridotte a cascata anche quelle di Radu e di Galloppa. A conti fatti c’è più indulgenza per un pugno, o una testata, o un’entrata a gamba tesa che non per un gesto orrendo ma comunque non pericoloso; la volgarità è peggio della brutalità.
La difesa dell’AC Milan si è basata sull’interpretazione del gesto da ritenersi scorretto e non violento del proprio tesserato. Che dalla bocca di Lavezzi non sia uscita saliva ma un proiettile? Mah!
Ricordo che se a Lavezzi fosse stata condonata almeno una giornata avrebbe potuto giocare contro il Brescia, gara casalinga in cui il Napoli ha pareggiato per 0-0. Non avremo mai la controprova su una eventuale vittoria del Napoli in una partita tra l’altro viziata da un arbitraggio fortemente contestato, ma abbiamo la sicurezza che il campionato sia quantomeno falsato da decisioni che vengono prima a bocce ferme, per poi lasciare dubbi anche a palla in movimento.

Bene, ora che Lavezzi lo sa, alla prossima provocazione non sia semplicemente volgare ma usi direttamente le maniere forti. O forse no… se lo facesse sicuramente cambierebbe il metro di giudizio. Ma vuoi vedere allora che non è il gesto che fa la differenza bensì la maglia?

La bandiera dei nostri Popoli al San Paolo, la cronaca.

La bandiera dei nostri Popoli al San Paolo

La cronaca e il video della serata

di Angelo Forgione

È andata bene, considerando che era la prima volta per una manifestazione storico-identitaria al “San Paolo”. Le annunciate presenze confermate su Facebook, come al solito, non sono andate oltre il 20%, ma i nuclei organizzativi hanno comunque assicurato un colpo d’occhio ben visibile da tutto lo stadio. All’appuntamento fuori i distinti, le bandiere delle Due Sicilie erano infilate nelle aste ma ai varchi abbiamo dovuto sfilarle, superando così i controlli ai quali ci è stata fatta qualche opposizione per il prevedibile giudizio sulla “connotazione politica” dello stemma. Un po’ di “chiacchiere” per spiegare che eravamo li per fare cultura e identità, senza alcun intento sovversivo e secessionistico, e poi dentro. Lo stesso non è accaduto ad altre persone, soprattutto in Curva B e negli stessi Distinti, dove alcune bandiere sono state sequestrate in maniera coatta. Una volta entrati, ci siamo assiepati nel settore più sgombro, quello a ridosso della Curva A. E là abbiamo cominciato a stendere i drappi tra le nostre mani.
Le telecamere di SKY non ci hanno ignorato quando si è parlato della “panolada” e il cronista Alessandro Alciato ha riferito che di bianco non vedeva alcun fazzoletto ma solo tantissime bandiere delle Due Sicilie (guarda video).
Molte persone, all’esterno, ci hanno chiesto di acquistare bandiere che però erano esaurite, complimentandosi per l’iniziativa. Dentro invece siamo stati notati con curiosità, anche e soprattutto da chi non conosceva la bandiera del Sud. In tanti l’hanno scambiata per la bandiera del Real Madrid, qualcuno per un simbolo catanese, e a più d’uno io stesso ho fatto con piacere delle mini-lezioni di storia. Quando ho parlato di Due Sicilie, la domanda automatica è stata: “ma tifate anche per il Catania”? Potrebbe sembrare avvilente, ma non lo è. In fondo, eravamo li con lo scopo di fare un minimo di cultura identitaria.
Tra di noi ho visto facce felici e fiere, e quell’entusiasmo resterà a lungo nei miei ricordi. In tanti a ringraziarmi e a mostrarmi apprezzamento. Ringraziamenti che condivido con i ragazzi di “Insieme per la Rinascita” e con gli altri gruppi senza i quali questo piccolo momento “storico” non avrebbe avuto luogo.
Le bandiere erano presenti anche in altri settori, non tantissime, ma ben visibili. Alcune appese alla balaustra della Curva B.
Anche i gruppi organizzati dei Distinti hanno mostrato interesse per il nostro vessillo e hanno chiesto con successo ad uno dei ragazzi del gruppo Facebook “Briganti” di poterla esporre sulla transenna. Con la promessa di portarla anche a Milano, perchè alla fine “la bandierà delle Due Sicilie ha portato fortuna”.
Il nostro Napoli ha anche vinto, e ha persino marcato goal per la prima volta Zuniga! Unica nota spiacevole, la presenza in Curva A di uno stemma sabaudo. Chi lo sventolava non sapeva certamente cosa stava facendo.
A fine partita, i rappresentanti di “Insieme per la Rinascita”, a nome di tutti i partecipanti, si sono recati nel settore dei tifosi catanesi ai quali sono state regalate delle maglie offerte da Enrico Durazzo di “Napolimania”, ricambiate con sciarpe e t-shirt del Catania Calcio (presto foto ad integrazione del post).
Ieri abbiamo indicato la via dell’orgoglio per ciò che siamo stati un tempo, cosa di cui molti non sono consapevoli. Incuranti delle divisioni e dei fronti di opinione, di chi ci butta fango addosso dicendo che noi meridionalisti sosteniamo la monarchia e la divisione: STUPIDAGGINI CHE SQUALIFICANO CHI LE DICE!!! A noi interessava e interessa solo la nostra storia e la nostra consapevolezza. I leghisti che ragionano per potere lasciamo che vegetino altrove, noi ragioniamo col cuore e per amore della nostra città e del nostro Sud. Una via lunga, stancante ma doverosa!
Personalmente sono certo che da oggi, di queste bandiere, se ne vedranno sempre di più nel tempio del calcio Napoletano.

contributo da SKY

.

.

videoclip realizzato da “Insieme Per La Rinascita”