Le vergogne di Palazzo Reale su SkyTG24

Le vergogne di Palazzo Reale su SkyTG24

Finalmente un TG nazionale ficca il naso all’interno della reggia

Diverse email riceviamo oggi dopo la pubblicazione del reportage di Paolo Chiariello per SkyTg24 che mostra le condizioni indecenti di Palazzo Reale. Mura scrostate, finestre rotte, infiltrazioni d’acqua, intonaci cadenti, lampioni fatiscenti, rifiuti sparsi, cani randagi, rifugi di clochard e persino carcasse di moto abbandonate.
Il problema è a noi noto da anni ed è nascosto dietro la facciata del palazzo che pure non se la passa benissimo. Basta entrare nel cortile e dirigersi verso il corpo di fabbrica affacciato sul mare, oppure nei giardini reali per vedere di tutto e di più. Ma non è necessario addentrasi perchè i segni del degrado sono visibili anche su Piazza Trieste e Trento. V.A.N.T.O. ha segnalato più volte la cosa negli anni scorsi ma mai nulla è cambiato. E sapete il paradosso qual è? Che nel Real Palazzo ha sede la Sovrintendenza per i Beni Architettonici, Paesaggistici, Storici, Artistici ed Etnoantropologici di Napoli e Provincia.
La risposta che arriverà dalle istituzioni sarà sicuramente la seguente: sono già stati stanziati dal Ministero 18 milioni di euro per il restauro dell’intera struttura, il recupero funzionale e l’adeguamento degli impianti del complesso, oltre che per migliorare sicurezza, fruizione e accoglienza. Stanziamento che segue quello di 2,5 milioni della scorsa estate per la sola facciata. Certo, ma la vergogna non è cancellata perchè da anni manca la manutenzione ordinaria e il rispetto dei luoghi.

A margine, e per amore e rispetto che dobbiamo alla grande Storia di Napoli, segnaliamo che l’ottimo Paolo Chiariello dice nel servizio che il Palazzo nacque nel Seicento come residenza dai Borbone. In realtà fu edificato dal Vicerè Fernando Ruiz de Casto Conte di Lemos per ospitare Filippo III di Spagna, come testimonia la lapide all’ingresso. I Borbone di Napoli regnarono a partire dal 1734 e a loro si deve semmai la ristrutturazione e l’ampliamento fino all’attuale configurazione e aspetto, degrado escluso.

Guarda il video di SkyTG24

Il manifesto della rinascita napoletana di Muti

Il Manifesto della rinascita napoletana di Muti

«Non tutti i napoletani sanno che Napoli ha cultura superiore»

«Non sono grandesono Napoletano». Era la sera delle celebrazioni di Italia 150 e così proclamò Riccardo Muti che si sta spendendo in tutti i modi per promuovere la grande cultura di Napoli e fare in modo che siano i napoletani a valorizzarla e a difenderla. Qualche mese prima aveva ricevuto il prestigiosissimo premio “Principe de Asturias” ma in Italia nessuno lo aveva saputo per via di quel ringraziamento alla Spagna «perchè Napoletano». In occasioni ufficiali così come in altre meno ingessate, il grande maestro si è sempre detto orgoglioso di esserlo in nome di quella cultura in cui lui stesso è immerso dal punto di vista musicale essendone continuatore, avendola studiata, assorbita, riofferta e riscoperta dopo anni di delittuoso oblio.
Napoli ha bisogno dei napoletani, di quelli di cultura ma anche della gente comune che dal basso si riappropri della propria identità, della propria storia, della consapevolezza di cosa significa appartenervi e del rispetto che tale provenienza suscita negli ambienti culturali a differenza di quanto accade nella società “subculturale” contemporanea.
E le parole pronunciate nella celebrazione della recente “rinascita” del San Carlo suonano come un Manifesto per un nuovo rinascimento della città. Musica per nostre orecchie!

Plebiscito: statue equestri e spazio da valorizzare

Plebiscito: statue equestri e spazio da valorizzare

Dibattito col Comune su ZTL e lungomare: attenzione al precedente!

Angelo Forgione – Si è svolto alla storica libreria “Treves” di Piazza del Plebiscito l’incontro-dibattito “Un anno di De Magistris” promosso dagli amici di “Insieme per la rinascita” e moderato da Flavia Sorrentino. Presente tra gli altri l’assessore allo Sviluppo del Comune di Napoli Marco Esposito che, vista l’assenza del previsto ospite De Magistris e dei suoi “avversari” Lettieri e Demarco, si è prestato al fuoco di fila delle tante domande sui temi più caldi del momento, dalle discusse ZTL e lungomare pedonalizzato all’assicurazione “RCA Napoli Virtuosa” per gli automobilisti napoletani le cui modalità sono state descritte dallo stesso Esposito (nel video di Tony Quattrone) che, oltre a fornire indicazioni sulle strategie di attrazione degli investimenti internazionali su Napoli, ha anche ribadito con forza il concetto già espresso recentemente a Mantova e a Portici secondo cui, se le politiche marcatamente anti-meridionali proseguiranno, sarà meglio fare da soli.
In merito a ZTL e lungomare liberato dalle auto, sul quale l’amministrazione comunale andrà avanti senza ripensamenti, sono intervenuto ricordando all’assessore che la città ha già un esempio del genere da non ripetere che è la piazza in cui ci trovavamo a discutere. Liberata giustamente dalle auto nel 1993 ma da circa 20 anni senza alcun intervento di sviluppo che ne abbia valorizzato lo spazio e la relativa fruizione. Una piazza vetrina in cui turisti e cittadini sono di transito, consegnata al degrado assoluto soprattutto nelle ore serali. Ho suggerito all’assessore di non ripetere lo stesso errore a Via Caracciolo e di riparare anche a quello del Plebiscito ormai cristallizzato e dimenticato. La distrazione del lungomare, che certamente ha più criticità dovute alla presenza di numerose attività commerciali che invece al Plebiscito non ci sono, non deve far dimenticare alla cittadinanza le altre problematiche che rivestono anche altri aspetti. Se Via Caracciolo è il lungomare più bello del mondo e va sfruttato, il Plebiscito è il luogo simbolo della cultura Sette-Ottocentesca, del neoclassicismo europeo (e non solo) fiorito a Napoli dopo gli scavi borbonici di Pompei ed Ercolano.
La richiesta all’assessore Esposito è stata, ed è pertanto, di lavorare per attrarre investimenti che rivitalizzino anche la piazza di Napoli Capitale passando per un restauro e recupero del colonnato a medio-lungo termine, intervento che potrebbe essere preceduto da interventi simbolici più facili da realizzare ma altrettanto doverosi come per esempio il restauro e la pulizia dei monumenti equestri dedicati a Carlo e Ferdinando di Borbone. A tal proposito ho ricordato a Marco Esposito che la città ha beneficiato “passivamente” dei soldi che Roma ha stanziato per il recupero di statue risorgimentali in occasione di “Italia 150”, da Vittorio Emanuele II a Garibaldi, da Pisacane e Nicola Amore, e che quelle veramente preziose, scolpite da Antonio Canova (con l’aiuto del suo allievo Antonio Calì), massimo scultore neoclassico, sono in condizioni indecenti e offendono la nostra Storia. Turisti e cittadini ne osservano il degrado tra scritte sui basamenti e guano di uccelli, chiedendosi chi siano quei “cavalieri romani” (non per caso) perchè non c’è una targa che ne descriva identità e fattura. Pertanto, ho chiesto espressamente di recuperare fondi non spesi o ripetere l’operazione già compiuta a
Piazza Dante e Piazza Mazzini dove i rispettivi monumenti sono stati restaurati dalla II Municipalità coinvolgendo uno sponsor (A&C Network srl) cui è stata consegnata la fruizione degli spazi pubblicitari esterni ai cantieri, col risultato di un restauro in pochi mesi e la provvidenziale installazione di una recinzione non invasiva che sta evitando il ripresentarsi delle problematiche dovute all’inciviltà e all’incultura di alcuni (giovani?) napoletani. Per le statue borboniche urge almeno una pulizia dei basamenti, un restauro della recinzione originale, l’installazione di un’ulteriore recinzione esterna non invasiva e una descrizione delle opere.
Un’operazione che potrebbe essere adottata anche dalla I Municipalità Chiaia-San Ferdinando-Posillipo, perciò proposta nei giorni scorsi anche al suo presidente Fabio Chiosi. Non è importante chi lo faccia, ma che lo si faccia. La storia di Napoli e il suo decoro monumentale non hanno colore politico.

“Art News” su Pompei

“Art News” su Pompei

La rubrica “Art News” della Rai ha dedicato il 28 Aprile uno speciale su Pompei, la sua storia e le sue prospettive future. Si parte dalla sintesi della storia degli scavi supportata dal preciso racconto storico di Nicola Spinosa (con qualche piccola inesattezza dello speaker che attribuisce gli scavi al re di Spagna Carlo III mentre i lavori furono avviati da quel re quando era Carlo VII re di Napoli) passando per l’illustrazione degli scavi di Luciana Jacobelli, per concludere con il progetto di salvaguardia della città antica illustrato dal governo Monti con l’investimento di 105 milioni di fondi europei che se serviranno a tamponare la forte criticità attuale non la scongiureranno del tutto poichè la cifra è pari ad un terzo di quella stimata per la soluzione del problema.
Finale a sorpresa, tutto da vedere. 

Per vedere online lo speciale di “Art News” su Pompei clicca qui

Donizetti e Capurro “vicini” di casa

Donizetti e Capurro “vicini” di casa

storia di residenti illustri del Vomero

Angelo Forgione per napoli.com Era chiamata salita de “l’Infrascata” l’attuale Via Salvator Rosa che andava dal Museo fino a San Gennaro ad Antignano. Il sapore bucolico di una volta non c’è più, è solo un ricordo delle pitture dell’Ottocento la scalata attraverso gli alberi, i giardini e le aiuole fiorite che i più fortunati facevano in carrozza e i meno coi ciucci. Fino agli inizi del ‘900 era in vigore il noleggio di somarelli e cavallucci in partenza da alcuni locali-stalle all’inizio della via nei pressi del museo. Giunti a destinazione, i viaggiatori abbandonavano i quadrupedi che tornavano da soli alla partenza, dando vita alla bellissima visione di schiere di asini in libertà. La chiesa della Cesarea, sostanzialmente l’attuale Piazza Mazzini, indicava il limite fra la città e la campagna, e da lì la strada diveniva più impervia. Da li si potevano ammirare le ville di villeggiatura dei nobili e aristocratici napoletani e non. In tutta la collina sono presenti numerose tracce di costruzioni neoclassiche dell’epoca, immerse tra nuove costruzioni e palazzi di costruzione post-unitaria per affare della Banca Tiberina di Torino che edificò il nuovo quartiere.
Nel triangolo compreso tra le attuali Via Salvator Rosa, Piazza Leonardo e Via Girolamo Santacroce
, immersa in un fazzoletto di verde sopravvissuto al cemento (foto), è la Villa de Majo, già Villa Genzano dal nome del Marchese Andrea de Marinis di Genzano che quel podere fece edificare tra Sette o Ottocento avvalendosi dell’opera di Antonio Niccolini, autore della facciata del Real Teatro di San Carlo e della Villa Floridiana. Ben visibili le colonne piatte con capitelli di ispirazione vanvitelliana e, seppur nell’abbandono, i tempietti (foto) e i riposi da cui si godeva, e si gode ancora, l’incantevole panorama di Napoli verso Sorrento. Vi dimorò anche Gaetano Donizetti nel suo soggiorno napoletano durante il quale musicò la “Lucia di Lammermoor” la cui prima assoluta andò in scena nel Settembre 1835 al San Carlo; poi, tra le altre, una collezione di 4 ariette e 2 duetti con accompagnamento da pianoforte chiamata Soirées d’Automne à l’Infrascata. Ma pure celebri canzoni napoletane come Me voglio fà na casa e, forse, la barcarola Te voglio bene assaje che una certa vulgata storica non accertabile attribuisce in maniera controversa al compositore bergamasco che dalle mura napoletane, tra il 1828 e il 1838, contribuì a dare una nuova connotazione alla canzone napoletana e di conseguenza italiana. Nel 1871, Giuseppe Verdi lo definì “il più napoletano tra i musicisti”.
Poco più giù venne edificato qualche decennio dopo il palazzo (foto) dove visse Giovanni Capurro, il poeta che scrisse le parole di ‘O sole mio. Lo ricorda una lapide all’interno della costruzione, replicata anche all’esterno (foto) in occasione della riqualificazione relativa alla costruzione dell’uscita della metropolitana. L’intero palazzo è infatti rivestito da una scenografica pioggia di raggi dorati (di sole), opera dell’artista napoletano Mimmo Paladino.

Non solo Donizetti e Capurro; al Vomero, nella stessa Villa Ricciardi in Via San Domenico, dimorarono anche Giacomo Leopardi e Dumas padre, quest’ultimo
prima di avere in dono da Garibaldi la regia Casina del Chiatamone. E ancora Eduardo Scarpetta alla Villa Santarella sulla cui facciata fece scrivere “qui rido io”. Tanti i residenti illustri nelle Ville Salve, Leonetti, Carafa di Belvedere, etc. Ma il più celebre di tutti fu quel Ferdinando di Borbone che visse gli ultimi anni della sua vita nella Villa Floridiana insieme alla moglie morganatica Lucia Migliaccio.

Al quiz “l’Eredità”, il cavallo rampante di Napoli e ‘o ciuccio ‘e Fichella

Carlo Conti, il cavallo rampante e ‘o ciuccio ‘e Fichella

Quella domanda finale a “L’Eredità” che parte da qui

Nella puntata del 20 Aprile del noto quiz “L’Eredità” su RaiUno, curioso “omaggio” di Carlo Conti: la domanda decisiva per la designazione della nuova campionessa inerente alla storia del Napoli e di Napoli, per la compilazione della quale la redazione del programma ha attinto quale fonte a questo blog (o napoli.com). Il cavallo rampante, simbolo di Napoli, è tornato così a far parlare di se; peccato solo che il bravo presentatore fiorentino non abbia detto cosa rappresentasse.

Campania da vendere? Costa troppo e non conviene

Campania da vendere? Costa troppo e non conviene

Klaus Davi insegue le idiozie di Borghezio e Radio Marte lo bacchetta

L’onnipresenza dei leghisti in tv, in radio e sui giornali nonché il “supporto” dei media troppo costante e accondiscendente è ormai stato ben denunciato e reso evidente. Tutto funzionale all’obiettivo di distrarre l’opinione pubblica dai reali problemi del paese e dalle ruberie della Lega stessa. L’ultima boutade (per chi l’ascolta, non per chi l’ha detta) è concertata dalla coppia Mario Borghezio – Klaus Davi, quest’ultimo a porgere l’assist per il leghista che vorrebbe vendere la Campania e la Sicilia, ma guarda caso non la Calabria, a qualche oligarca straniero. È accaduto a “KlausCondicio“, il salotto virtuale su Youtube di Klaus Davi e basta ascoltare l’introduzione dell’intervista per capire che il giornalista ha fornito un’imbeccata studiata a tavolino: «secondo alcuni l’unico modo possibile per combattere la mafia è vendere la Sicilia ad un oligarca russo, lei cosa ne pensa?». Dei fantomatici “alcuni” non c’è traccia e la fonte non è reperibile.
A “La Radiazza” su Radio Marte il tema è stato affrontato scherzosamente, ma non troppo, con Gianni Simioli che, supportato da Francesco Borrelli, ha contattato proprio Klaus Davi per esprimergli il disappunto per tanta complicità e disponibilità a dar voce a chi per missione infanga Napoli e l’intero Sud. A chiudere la trasmissione, Angelo Forgione che ha condensato il valore della Campania facendone una sarcastica stima relativa.

Eddy Napoli: «aprirsi al mondo per tornare a noi»

Eddy Napoli: «aprirsi al mondo per tornare a noi»

«Napoletano stravolto per far ridere quattro imbecilli»

È il personaggio copertina del numero 15 di Marzo de “il Brigante“, la rivista che monitora il mondo meridionalista e che è nelle edicole della Campania e nei distributori della Puglia. Eddy Napoli, reduce dal grande successo dei due concerti al teatro “Trianon” di Napoli, ha rilasciato una lunga intervista politica e propositiva al magazine del direttore Gino Giammarino, quasi dimenticandosi di parlare del suo nuovo lavoro discografico in lavorazione.
Un’altra intervista molto interessante dell’artista napoletano, ambasciatore della musica napoletana nel mondo, è stata concessa ad “Emergenza Musicale” alla vigilia dei concerti del mese scorso proprio sul palco del teatro di Forcella da dove è stato riproposto l’inno delle Due Sicilie con testo di Riccardo Pazzaglia. Interessanti le riflessioni da ascoltare con attenzione sul momento della canzone classica napoletana, sul mondo musicale italiano in generale, sulla consapevolezza dei giovani di Napoli e sul ruolo dei napoletani più in vista nel panorama dello spettacolo italiano; ma anche sulla globalizzazione e sull’identità storica di Napoli e dei suoi figli.

Bresciaoggi: “È Brescia ma sembra Napoli”

Bresciaoggi: “È Brescia ma sembra Napoli”

ma Napoli non sembra affatto Brescia

“Lavatrici, sci, mobili in strada. È Brescia ma sembra Napoli”. Così ha titolato il quotidiano della città lombarda in un articolo firmato da Elisabetta Bentivoglio e Angela Dessì. Luogo comune assolutamente gratuito e superficiale proprio dalla città da cui proviene la A2A, la società che gestisce con enormi profitti l’inceneritore di Acerra. Agli amici bresciani, pur nella consapevolezza che c’è tanto da fare qui da noi, mostriamo una foto delle World Series dell’America’s Cup. Con un solo commento: è Napoli!
Caro Simioli, ti restituisco la linea.

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