Un’Altra Napoli… la vera!

Un’Altra Napoli… la vera!
i tesori della “Pompei subacquea” di Baia

Napoli e dintorni, territorio ricchissimo di tesori e bellezze che non a caso fece innamorare greci e romani per primi. Uno dei più suggestivi e tra i meno reclamizzati è sicuramente il “Parco archeologico sommerso di Baia”, una vera a propria città romana in fondo al mare, area marina protetta.
In superficie questa meravigliosa terra è sommersa da rifiuti e scarichi ma, laddove non arriva la mano dell’uomo, la natura che ha baciato Napoli mostra tutta la sua unicità che non ha pari nel mondo.
Grazie alla onlus Oceanus, associazione internazionale con una sede anche a Napoli diretta da Fabio Siniscalchi, ci è data la gioia in questo momento di tristezza di poter ammirare le meraviglie dei fondali flegrei e del parco sommerso dove sono suggestivamente “conservati”  i resti delle Terme di Baia ricchi di mosaici, colonnati, limiti perimetrali di edifici e sculture dell’epoca.
Godiamoci lo spettacolo e lasciamoci in superficie gli effetti della mano dell’uomo.
Il minidocumentario “Another Naples/Un’Altra Napoli” è sponsorizzato dalla fondazione benefica americana “Project aware”.
Grazie Oceanus… grazie Napoli per essere così bella!

vai al sito del “Parco sommerso di Baia”  

Statua di Alfonso d’Aragona vandalizzata, il restauro non risulta.

Statua di Alfonso d’Aragona vandalizzata:
il restauro non risulta, nessun danno-bis (?)

anarchia totale al “Plebiscito” 

La scorsa settimana i giornali hanno riportato la notizia di una nuova amputazione alla statua di Alfonso d’Aragona sulla facciata del Palazzo Reale di Napoli. Da quanto appreso, sarebbe di nuovo saltato il dito medio e il danno si sarebbe verificato immediatamente dopo il restauro alla stessa mano che, sempre da quanto si è letto, aveva restituito alla statua anche il dito indice della mano destra.

Di quella statua, e non solo di quella, mi sono occupato nello scorso Ottobre con segnalazione e denuncia recapitata alla Soprintendenza B.A.P.S.A.E. di Napoli, alla Regione Campania e al Comune di Napoli, evidenziando che i danni permanevano da diversi anni senza alcun intervento di restauro (foto in basso). Altresì avevo denunciato l’assenza di misure di sicurezza e sorveglianza in una piazza che è simbolo della Napoli Capitale nonchè scrigno d’arte e cultura.

A distanza di un mese e mezzo, ricevetti il protocollo n.0015353 del 22/11/2010 della Soprintendenza Regionale indirizzato alla Soprintendenza di Napoli, alla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio storico e, per conoscenza, all’allora Ministro Bondi e al sottoscritto. Quel documento aveva per oggetto “Reggia di Caserta – segnalazione”  e chiedeva che, in riferimento alla allegata nota n. prot. 19268 del 25.10.2010 del Gabinetto del Ministro, nel precisare che la segnalazione si riferiva al Palazzo Reale di Napoli e non alla Reggia vanvitelliana, si chiedesse alle soprintendenze destinatarie di relazionare in merito.

Insomma, dopo un evidente giro di carteggio relativo alla segnalazione del sottoscritto, di questa se ne faceva evidentemente carico prima il Ministero per i Beni e le Attività Culturali che la girava alle soprintendenze locali indicando erroneamente come sito, chissà per quale strana dinamica, la Reggia di Caserta e non il Palazzo Reale di Napoli (leggi da V.A.N.T.O.)

Da allora nessuna notizia, men che meno informazione ufficiale di imminente restauro della statua che non risulta sia mai stata restaurata.

Appresa la notizia sui giornali, interdetto e rabbioso, mi sono recato a Palazzo Reale per verificare di persona, scattando delle foto alla mano vandalizzata al fine di comparare il danno attuale con quello segnalato ad Ottobre.
Ebbene, mi pare di poter dire che non ci sia stato alcun restauro recente, sia per la mancanza di comunicazione degli enti contattati sia per la perfetta coincidenza del profilo della frattura, oggi identico a quello riscontrato ad Ottobre quando, tra l’altro, il dito indice era presente e visibilmente riattaccato con le stesse evidenti “sbavature” visibili attualmente (clicca sulle immagini a confronto di fianco per ingrandire).

Tuttavia, seppure mi pare di poter dire fino a prova contraria che non ci sia stato restauro e quindi reiterato danno, cosa che aveva fatto montare in me grossa rabbia, ho comunque rilevato per l’ennesima volta la presenza nella piazza di giovani calciatori intenti a sferrare pallonate sulla facciata del Palazzo, colpendo ripetutamente statue e vetrate (clicca sulla foto in basso per ingrandire).

Tutto questo nell’assoluta serenità della mancanza di vigilanza che fa si che nel sito di importanza mondiale i turisti rabbrividiscano. Non solo la facciata della reggia ma anche il colonnato quanto il pronao della Basilica di San Francesco di Paola e le stesse statue equestri sono un insieme casuale di scritte che si accavallano l’una sull’altra. Come pure marmi asportati e scempi di ogni tipo, emblematici di una devastazione dell’immenso patrimonio della città consegnato completamente ai nuovi barbari.

Eppure le leggi ci sono, a partire dal vecchio articolo 639 del Codice Penale per cui il deturpare i monumenti è reato punibile con 11.032 euro e la reclusione fino ad un anno se il vandalo sporca o aggredisce un monumento. Nel Maggio 2009 poi, l’allora sindaco Iervolino emanò l’Ordinanza sindacale n.483 con cui si fece divieto di imbrattare o deturpare edifici pubblici, monumenti, attrezzi, strumenti ovvero oggetti e cose di arredo urbano, e in caso di violazione la sanzione fu fissata a 200 euro e a 500 euro per il “graffitaro” recidivo.

Nessuno ha mai fatto rispettare queste leggi-farsa, la Polizia Municipale non controlla e dunque ci tocca subire ogni giorno l’aggressione ai monumenti.

Lo scorso anno, a Barcellona tre “graffitari” sono stati sanzionati con una multa di 7mila euro per  aver imbrattato un monumento e due veronesi sono stati rincorsi e acciuffati fin dentro casa. A Napoli invece vige la libertà assoluta!

Angelo Forgione
Movimento V.A.N.T.O. 

Muti: «Riscoperti i Napoletani per omaggiare Mozart»

Muti: «Riscoperti i Napoletani per omaggiare Mozart»
«l’Europa rispetta Napoli, l’Italia se ne dimentica»

di Angelo Forgione

Pubblico in delirio e quindici minuti di standing ovation lo scorso fine settimana alla “Haus fur Mozart” di Salisburgo, città natale di Mozart, per Riccardo Muti a conclusione del suo progetto dedicato al “Settecento napoletano” nell’ambito del “Festival di Pentecoste” ruotato intorno a Napoli e alla cultura musicale espressa dalla città regina d’Europa per più di un secolo. In Austria, Muti ha trionfato negli ultimi cinque anni riportando alla luce i capolavori sconosciuti della grande scuola napoletana e della cultura partenopea “nascosti” presso il convento dei Girolamini e il conservatorio di San Pietro a Majella.

«Troppo spesso – ha detto Muti – Napoli fa parlare più per le sue disgrazie che per le sue qualità». A nome dei napoletani, il maestro ha ringraziato Salisburgo e il Festival di Pentecoste per l’occasione offertagli. «Per cinque meravigliosi anni, insieme alla Lange & Sohne, hanno prodotto opere e concerti facendo sì che si avverasse un sogno: far conoscere al mondo autori della scuola napoletana come Cimarosa, Paisiello, Traetta, Jommelli, Porpora, Mercadante, Hasse, senza i quali il genio di Mozart non sarebbe stato lo stesso. Avrebbe dovuto farlo l’Italia, ma non l’ha fatto. Tutto questo in una città come Napoli dovrebbe essere la normalità. Ovunque la città parla di questi capolavori, ci sono le chiese dove tanta musica sacra è nata, ci sono oggi le biblioteche musicali, al Conservatorio di San Pietro a Majella e ai Girolamini. E poi il San Carlo, il più bel teatro del mondo oltre che il più antico, così glorioso, il teatro dove è nato il fondamento dell’opera di Mozart. Luoghi che il mondo ci invidia e che noi, presi da problemi certo urgenti di vivibilità e sopravvivenza civile, spesso dimentichiamo».

Lo scorso anno, per sottolineare volutamente il debito che il giovane Mozart ha verso la scuola napoletana, accanto al napoletano Jommelli Muti pose proprio il salisburghese Mozart. «Sarebbe stato ugualmente il Genio che la Natura ha creato – dice il Maestro – ma diverso senza il contatto con la scuola napoletana. L’aver contrapposto la Betulia liberata di Mozart a quella di Jommelli indicò non solo le diversità ma soprattutto i punti di contatto. Il sovrintendente Flimm, dopo aver sentito “Il ritorno di Calandrino” di Cimarosa, mi disse: “Adesso capisco che Mozart non è piovuto dal cielo”».

Il patrimonio musicale del Settecento napoletano è stato dimenticato colpevolmente perché poi offuscato dal melodramma ottocentesco dell’opera risorgimentale di Giuseppe Verdi. 
«Il trionfo dell’opera popolare verdiana ha eliminato le radici napoletane dell’opera, fondamentali per la musica non solo italiana ma europea. La dimensione delle arie di Jommelli e l’uso del coro sono elementi illuminanti di un ingegno musicale che, pur non possedendo la genialità di Mozart, ebbe un influsso determinante nella musica del suo tempo».

Due parole Muti le spende per il conservatorio di San Pietro a Majella: «Il Conservatorio di Napoli –  spiega il Maestro – è uno degli istituti di formazione musicale più antichi del mondo. Il primo direttore fu Giovanni Paisiello (anche autore dell’inno nazionale delle Due Sicilie) che riunì in un unico istituto, a Napoli, quattro collegi di grande importanza per l’intera Europa. In questi collegi operavano insegnanti, studenti e cantanti di altissimo livello, basti pensare a Farinelli, nonché importanti compositori tra qui Porpora, Jommelli, Leo, Piccinni, Traetta, Scarlatti e Pergolesi. La Scuola Napoletana fu una vera sorgente musicale per tutta l’Europa».

Da Napoletano fiero della sua storia, Muti ha inquadrato il progetto nel contesto storico spesso dimenticato. «La cultura musicale Napoletana si inserisce nel quadro del rapporto tra Napoli e Vienna, tra Regno delle Due Sicilie e impero austriaco che era connotato da rapporti culturali di primaria importanza non solo attraverso la musica. L’Austria si è proposta, e questo parla da se, dimostrandosi più rispettosa del suo e del nostro passato, della sua e della nostra cultura, di quanto non faccia l’Italia che è sempre troppo lenta a rispondere alle proprie esigenze culturali. Oggi come allora, gli austriaci si sono dimostrati molto aperti e rispettosi della cultura Napoletana».

Muti, che auspica un interessamento del nuovo sindaco di Napoli per far rivivere quello scrigno di tesori che è la città partenopea, a conclusione della sua avventura austriaca ha ricevuto un messaggio da Luigi De Magistris che si è dichiarato al suo fianco per far rinascere la cultura napoletana.

Salisburgo, in visibilio, ha ricambiato la riconoscenza del Maestro urlando “Grazie Muti”. Che presto lo faccia anche Napoli e l’Italia intera.

È giunta la Giunta (De Magistris)

È giunta la Giunta (De Magistris)
inaugurato l’assessorato alla democrazia partecipativa

Nell’antico palazzo dei ministeri borbonici “di San Giacomo”, il Sindaco Luigi De Magistris ha presentato la nuova Giunta Comunale che dovrà governare la città da qui in avanti. Nessuna sorpresa rispetto alle indiscrezioni degli ultimi giorni.
Salta subito all’occhio, per noi che da anni cerchiamo di dialogare con Palazzo San Giacomo in maniera costruttiva, un nuovo assessorato alla democrazia partecipativa che avrà il compito di gestire i rapporti con i movimenti affidato ad Alberto Lucarelli che diventa così un importante referente della cittadinanza attiva.
Lo stesso De Magistris, annunciando la Giunta e definendola “un grande progetto”, ha speso due parole in più per questo nuovo assessorato che registriamo dandogli un valore fondamentale: «Questo è un esecutivo che inaugura un nuovo modo di fare politica a Napoli, nel Mezzogiorno e nel paese. A Napoli nasce un laboratorio politico per puntare sulla grande voglia di partecipazione e di cittadinanza attiva. Al nuovo assessorato alla democrazia partecipativa do molta importanza perchè noi creeremo da subito dei momenti di confronto con la cittadinanza attiva che ci è stata vicina in campagna elettorale ma anche a quella che si vorrà mobilitare per partecipare direttamente al governo di questa città. C’è una parte della cittadinanza che ha dato prova di essere viva, che vuole dire la sua e darci una mano, magari anche criticvando quando è giusto farlo».
Quattro le donne nell’esecutivo ma spicca la figura di Tommaso Sodano come vicesindaco e assessore all’ambiente chiamato a risolvere il problema dei rifiuti, proprio colui che portò alla luce lo scandalo rifiuti in Campania e che mosse le denunce che portarono al rinvio a giudizio di Bassolino, Romiti, Impregilo e dei vertici del commissariato ai rifiuti.
Giuseppe Narducci, noto PM della Procura di Napoli, va “spontaneamente” ai diritti, trasparenza e sicurezza; a lui toccherà il compito di porre le condizioni per migliorare le condizioni di sicurezza della città lavorando sulla videosorveglianza e su quei prosupposti che possano segnare un’inversione di tendenza in una città che, come ha ricordato il Sindaco, ha fatto poco per questo negli ultimi anni.  Da sottolineare il ritorno a Palazzo San Giacomo di Riccardo Realfonzo al Bilancio, dopo aver provato a lavorare con la Iervolino alla quale ha poi sbattuto la porta dimettendosi dalla stessa carica e aver accusato la Giunta, Sindaco compreso, di non averlo supportato nelle strategie di cambiamento per uscire dal dissesto e per abbattere quello che definì un sistema clientelare che bloccava la macchina comunale. Avevamo segnalato alla vigilia del ballottaggio l’autogoal che Lettieri aveva commesso nell’accusare De Magistris di pensare a Realfonzo per la sua eventuale Giunta (leggi), cosa che invece rappresentava una positività. Realfonzo, come Sodano, appare l’uomo giusto al posto giusto.
Al Lavoro, Sviluppo, Attività produttive, Commercio e “made in Naples” va Marco Esposito, uomo che si è contraddistinto per le sue battaglie “meridionaliste” contro il federalismo fiscale di stampo leghista. Lo scorso 3 Giugno avevamo analizzato i dati dello SVIMEZ (leggi) riportando un suo intervento (guarda) del 27 Febbraio 2010 in cui attaccò Caldoro alla vigilia dell’elezione alla presidenza della Regione, ma anche Giulio Tremonti, dando l’esatta dimensione di come il sud sia raggirato e continuamente colonizzato dai politici del potere settentrionale che guidano il paese in funzione degli interessi delle proprie aree di provenienza. Esposito appare una buona garanzia di un Comune di Napoli che possa “andare” a sud in un paese sbilanciato a nord (forte cardine tra le battaglie di V.A.N.T.O).
Interessanti gli altri incarichi, tra i quali quello ad Antonella Di Nocera che rileva il delicato e importante assessorato alla Cultura e Turismo.
Buone le premesse rispetto agli auspici “captati” in campagna elettorale che hanno trovato conferma. Ma ora al lavoro, il tempo della “tregua” è finito. La Giunta appare sicuramente valida e da domani Napoli attenderà risposte dal nuovo sindaco e dai suoi collaboratori. Anche V.A.N.T.O. che sa già da dove ripartire dopo anni di silenzio iervoliniano.

 


I fucili di Torino (e non solo) puntati su Napoli

Riecco i fucili di Torino (e non solo) puntati su Napoli
questione di risentimento juventino che non svanisce 

di Angelo Forgione

E ci risiamo! La solita gogna mediatica su Napoli e sul Napoli e poi finisce che sono i Napoletani ad essere i soliti vittimisti. Tuttosport, La Stampa, Tuttojuve.net, ma non solo; le testate giornalistiche cartacee e online di Torino e dintorni hanno rinvigorito il fuoco di fila puntando le baionette in direzione Napoli, e non è certo una novità. Vengono in mente le parole di mister Mazzarri alla vigilia di Inter-Napoli della scorsa Epifania: «Questo Napoli comincia ad essere temuto e i nemici stanno uscendo allo scoperto. Facciamo paura, I fucili sono puntati da tutte le parti e io sono soddisfatto, sperando che la squadra capisca questo spirito». Eppure Walter il mago è di San Vincenzo, Livorno, mica di San Giorgio a Cremano?! Delle due l’una: o Mazzarri è davvero malato di vittimismo come i suoi detrattori affermano oppure si è talmente calato nella realtà napoletana da aver capito come vanno le cose.
C’è da sperare che, oltre la squadra, anche la città capisca la dinamica perchè si colpisce il Napoli per colpire Napoli, e viceversa.
Ecco il mostro in prima pagina, si chiama Napoli se non si era capito. Pregiudicati a bordo campo, mancate esultanze ai goal della squadra di casa, e tanto basta per scrivere che il Napoli c’è dentro fino al collo e che la retrocessione degli azzurri è all’orizzonte, che è Napoli l’epicentro del problema. Ecco d’emblée svanire il debito pubblico e il paese che arretra, la disoccupazione giovanile che non è più solo giovanile, i rifiuti tossici sotterrati e sommersi dal Garigliano in giù, la forbice tra nord e sud che si allarga, gli scandali del primo ministro e gli stipendi d’oro in parlamento… tutto finisce sotto il tappeto magico della camorra, del marciume della società napoletana che se non ci fosse bisognerebbe inventarla. Occasione da non perdere, calcio e camorra nello stesso momento, quale miglior mix per produrre un’arma di “distrazione” di massa?

Inutile domandarsi chi tenga in vita le mafie in Italia quanto entrare nel merito delle inchieste che se dovessero accertare responsabilità o implicazioni di qualche tesserato del Napoli sarebbero i Napoletani per primi a chiederne pena esemplare. Ma al momento non c’è nulla se non una fotografia di un affiliato ad un clan camorristico a bordo campo durante Napoli-Parma dello scorso anno, e non fa niente che al momento dello scatto non era destinatario di provvedimento giudiziario e non latitante come lo è oggi. Un uomo entrato sul terreno di gioco come addetto alla manutenzione del prato reso famoso dai giornali per la sua manipolata indifferenza al goal di Hamsik, e non fa niente che è poi diventata esultanza. E niente fa neanche che i flussi delle giocate sulle tre partite del Napoli sotto la lente d’ingrandimento siano risultati regolari ai primi controlli. Serve forse sottolineare che la procura della Figc le abbia archiviate perchè non sono emerse condotte di rilievo disciplinare? 
Per qualcuno il Napoli non è che sia già colpevole ma sarebbe auspicabile che lo fosse. Il solito noto di tuttojuve.net evidenzia come sia bella la città dei Pulcinella, al plurale, non al singolare (leggi l’attacco di Vincenzo Ricchiuti). E i pulcinella in questione non hanno maschera ma connotati ben precisi corrispondenti a quelli del neosindaco De Magistris, del Procuratore Lepore, del PM Narducci e del Tenente Colonnello Auricchio. E subito vengono in mente le elezioni amministrative e quelle minacce della vigilia e del giorno dopo a una città che non poteva permettersi un sindaco di legge, quella legge che proprio a Napoli sta mettendo mano al processo più squallido della storia del calcio italiano.
La mano è sempre la stessa, quella di uno juventino di fede e napoletano di residenza che alla vigilia dell’umiliante sconfitta di Napoli-Juventus aveva lanciato strali contro i napoletani con una sconclusionata e permalosa reazione alla campagna “Ma perché sei tifoso della Juve se sei di Napoli?”. Quello strillo infantile che niente seppe esprimere oltre agli insulti fu strozzato in gola dal “triplete” di Cavani, ma evidentemente il risentimento pompava ancor più. E allora rieccolo esplodere il nostro a offendere Napoli, il suo sindaco e i suoi uomini di giustizia.
Ma i Napoletani, anche in questa situazione, non si scompongano perché è chiaro da dove arrivi tutto questo livore. Sappiano che gli juventini sono logorati dal processo a “calciopoli” che si celebra a Napoli, maledetta Napoli! E ora chi indaga sul calcioscommesse? La Procura di Napoli, ancora quella. Per Napoli e per la verità è la maggiore garanzia, ma per loro proprio no.
I Napoletani capiscano, quelli vorrebbero vederli sparire i vesuviani… e pure quando intenderebbero vendicarsi sul campo per cotanta sofferenza finiscono al 90’ con maggiore frustrazione alla vista di Hamsik in delirio in casa propria, di Cavani che si porta sottobraccio il pallone-ricordo tra le mura domestiche, ma anche del palleggiato Quagliarella che prima bacia la maglia azzurra bucando Manninger e poi quella bianconera se la deve levare insieme alle scarpette proprio alla vigilia del grande ritorno.
Li comprendano i Napoletani per questi due anni di atroce supplizio post-cadetteria, uno peggio dell’altro, culminati in un bye-bye all’Europa, mentre gli azzurri timbravano il passaporto per l’olimpo continentale. Erano abituati a vincere, a fregiarsi di ogni alloro nella rincorsa alla terza stella e all’improvviso non gli riesce più mentre il potere si è spostato di 140 km a nord-est.
Siano indulgenti i Pulcinella, perché è chiaro che le azioni di disturbo su Mazzarri e Inler sono, appunto, ronzii su un allenatore che di fatto è ancora all’ombra del Vesuvio e su un giocatore che forse mangerà pizza e non bagnacauda se è una buona forchetta.
I tifosi azzurri si appassionino al potenziamento della squadra finchè non c’è reale motivo di preoccuparsi. Gli altri guardino in casa propria che di guai ce ne sono abbastanza, ed evitino di mostrare il loro risentimento in maniera così sfacciata.
Perepereppeppereppeppè… i “bersaglieri” dell’informazione stanno accorrendo, dando fiato alle trombe con le loro piume di gallo cedrone al vento; vogliono fare la loro Italia del pallone cacciando il “tiranno” del sud. Ma stavolta non ci riusciranno!

 

La Reggia di Carditello sul tavolo di Napolitano

La Reggia di Carditello sul tavolo di Napolitano
sito da salvare, solo il Presidente può farlo

di Angelo Forgione per napoli.com

Finalmente la storia della Real tenuta di Carditello approda sul tavolo del Presidente della Repubblica. L’appello sottoscritto dalle associazioni riunite nell’Agenda 21 per la bonifica dei «Regi Lagni» ed impegnate nella campagna “Salviamo Carditello”, ha avuto un primo riscontro che lascia speranze circa la cancellazione dell’asta giudiziaria che consegnerebbe la delizia borbonica ai privati. I rappresentati del comitato, sono stati ricevuti dal Consigliere Culturale della Presidenza della Repubblica, Prof. Louis Godart, lo scorso 24 Maggio.
Si è dunque messo il Quirinale al corrente della situazione, informando sul pericolo dell’asta giudiziaria fissata per ottobre con base di vendita di 20 milioni di euro e del pericolo di consegnare un bene culturale monumentale in mani di organizzazioni criminali che nell’area di Carditello e della provincia di Caserta proliferano».

Al tavolo i rappresentanti di Italia Nostra, del Consorzio di Bonifica, della Sun, del Collegio dei Periti Agrari, delle associazioni GAS La Tavola Rotonda, Legambiente Ager, LiberamenteOnda, Meduc, Pianeta Cultura, Siti Reali e dal sindaco del Comune di San Tammaro. Al Consigliere Godart è stata illustrata la proposta della risoluzione debitoria del Consorzio di Bonifica del Volturno nei confronti della SGA/San Paolo IMI attraverso il recupero crediti di 16 milioni di euro che l’ente di bonifica vanta nei confronti della Regione Campania e di alcuni Comuni. La speranza è quella di indurre la SGA a valutare la proposta di transazione avanzata dal Consorzio di Bonifica entro i termini economici concordati tra la stessa SGA e la Camera di Commercio per un importo di 9,3 milioni di euro. Questa, secondo il comitato pro-Carditello, sottrarrebbe il sito alle speculazioni e offrirebbe la possibilità di avviare un primo recupero urgente.
Pronta anche una soluzione alternativa: la pubblica amministrazione potrebbe esercitare il diritto di prelazione alla vendita ai sensi del Codice dei Beni Culturali, magari accedendo ai fondi europei, disponibili fino al 2013.

Il comitato spera di sensibilizzare la Regione Campania e il Ministero dei Beni Culturali per un eventuale restauro da realizzarsi attraverso la definizione di un progetto di valorizzazione della residenza borbonica, sull’esempio di quanto realizzato alla Reggia di Venaria Reale a Torino dove il finanziamento con i proventi del gioco del Lotto, a cui si sono aggiunti successivamente in gran parte i finanziamenti della Comunità Europea, ha consentito un miracolo del restauro.

A tal proposito, la presidente della sezione casertana di Italia Nostra Maria Carmela Caiola ha dichiarato che il recupero di Carditello assumerebbe un alto valore simbolico in occasione dell’anniversario dell’unità d’Italia, dimostrando che non esistono due Italie, una che recupera la reggia di Venaria al Nord e una che abbandona la reggia di Carditello a Sud.
È questa la leva su cui agire per coinvolgere Giorgio Napolitano, principale sponsor dell’unità del paese.
Il Presidente della Repubblica è stato invitato a visitare la reggia in occasione dell’ apertura del 21 e 22 settembre prossimi, sperando che per quella data l’imminente asta sarà stata scongiurata.

Il Comitato “Salviamo Carditello” invita tutti i cittadini sensibili a inviare una mail al Presidente della Regione Caldoro per sostenere una petizione online. Il testo è scaricabile all’indirizzo internet carditello.wordpress.com

La Reggia di Carditello è una delle Reali Delizie, fatta costruire da Carlo di Borbone in un luogo ricco di boschi e pascoli e scelta dal sovrano per le sue battute di caccia e per l’allevamento di cavalli. In seguito fu trasformata da Ferdinando IV di Borbone in una fattoria modello per coltivare grano, allevare razze pregiate di cavalli e bovini e per stimolare la produzione della mozzarella di bufala, grande invenzione del tempo.

video: IL SUD CHIEDE IL GIORNO DELLA MEMORIA

videoclip: IL SUD CHIEDE IL GIORNO DELLA MEMORIA
festeggiamenti 150° dell’unità d’Italia,
Napolitano spreca occasione per vera unità!

Angelo Forgione – Il mio nuovo video di istruzione storica e denuncia scaturisce dall’attento monitoraggio da un anno a questa parte (ovvero da quando si sono aperte le celebrazioni dell’unità d’Italia) dell’atteggiamento del Presidente della Repubblica nei confronti di un sud, il suo sud, che non ha chiesto nient’altro che verità e memoria per i suoi morti, unica via per fare davvero un’Italia unita diversamente da quella che in realtà è. Tutto ciò che è gravitato attorno in questo periodo  fa giungere alla conclusione che l’occasione dei festeggiamenti è stata ampiamente sprecata e, a furia di affermare in ogni occasione il concetto di unità senza dargli anima e emotività, gli italiani escano ancor meno coscienti e più disorientati su cosa significhi davvero la nazione unita, come si sia realizzata, e quale sia la differenza tra la prima Italia monarchica e la seconda repubblicana.

1861-1871, l’eccidio del Sud: migliaia di morti al sud che rifiutarono l’invasione del Regno di Sardegna di Vittorio Emanuele II di Savoia per “piemontesizzare” l’Italia.
La nazione unita ha cancellato dalla storia quei morti e continua a cancellarne la memoria negandogli un minimo ricordo. Al contrario, le istituzioni festeggiano l’unità d’Italia celebrando i 150 anni dall’incoronazione di Vittorio Emanuele II re d’Italia, quindi celebrando di fatto la monarchia sabauda e non la vera unità che venne più tardi, e rendendo onore all’aguzzino dei popoli del meridione alla cui tomba rende onore il Presidente della Repubblica Napolitano dopo aver puntato il dito contro quel sud che non dimentica. Un Presidente che sovrappone consapevolmente la celebrazione della monarchia con la festa della Repubblica.
Ecco perchè l’occasione delle celebrazioni dell’unità è stata sprecata, con una verità sotterrata che invece, se affermata, avrebbe rafforzato lo spirito unitario. E invece il tenerla nascosta significa continuare a imbavagliare e strozzare il grido del meridione cosciente; e questo ne alimenta la rabbia e il risentimento. Possibile che non lo si capisca?

Vienna incontrò Napoli: nacque il wafer “Neapolitaner”

Angelo Forgione – Non tutti sanno che la Campania è da secoli leader nella produzione delle nocciole e che, nonostante la varietà italiana maggiormente reclamizzata sia quella piemontese, dal territorio campano provengono altri tipi di nocciole certamente non meno qualitative.
Le prime testimonianze di coltivazione da nocciolo risalgono persino al terzo secolo avanti Cristo e sono riscontrabili al Museo Archeologico Nazionale di Napoli dove sono esposti alcuni resti carbonizzati di nocciole. Ma fu durante il florido periodo borbonico che la bontà del prodotto campano ottenne divulgazione e riconoscimento, grazie ai rapporti commerciali del Regno delle Due Sicilie con gli altri stati preunitari d’Italia e con l’estero. Le nocciole cosiddette “napoletane” arricchivano le tavole dell’Ottocento in ogni parte d’Europa e in America, rifornendo inoltre le prime produzioni industriali di fine secolo, che arrivano distrattamente ai giorni nostri con nomi eloquenti trattenenti la memoria di un territorio produttivo e dinamico come era quello napolitano.
In quegli anni Napoli e Vienna erano, insieme a Parigi e Londra, tra le città più dinamiche d’Europa e in più di un’occasione le rispettive culture si incrociarono sulla scia dell’unione in matrimonio dei reali napoletani con quelli asburgici.

Risale al 1898 l’invenzione del “Manner Original Neapolitan Wafer n. 239” da parte di Josef Manner (leggi dal sito della Manner), un imprenditore viennese del cioccolato che mise insieme zucchero, olio di cocco, cacao in polvere e nocciole provenienti dalle zone del napoletano per creare quattro strati di ripieno tra cinque strati di cialda. Quella ricetta non è mai cambiata e resta ancora oggi il fondamento produttivo dei wafer alla nocciola, universalmente catalogati come “Neapolitaner”.
Sempre in Austria, nel 1948 e subito dopo la seconda guerra mondiale, Franz Andres fondò con dei soci un’azienda specializzata nella produzione di wafer e biscotti, denominandola “Napoli Ragendorfer & Co Company”. Dal 1970, il marchio “Napoli” (vai al sito) è di proprietà della “Manner”, che rappresenta per fatturato il maggior produttore austriaco di wafer e biscotti.

Un’altra grande azienda altoatesina, la Loacker, ancora oggi indica nella “qualità di nocciole coltivate nei territori vicino a Napoli il segreto originale della golosità dei suoi “Neapolitaner” (leggi dal sito della Loacker).
In alcune zone d’Europa il nome “neapolitaner” viene tradotto nelle lingue locali, come nel caso dell’Ungheria, dove i wafer alla nocciola diventano in magiaro “Nàpolyi”.
Tutto questo a testimonianza delle eccellenze locali poco reclamizzate ma che spesso rappresentano un plus qualitativo tante volte più noto all’estero che nel nostro paese.

L’Italia produce circa 110.000 tonnellate di nocciole ed è al secondo posto nel mercato mondiale, dopo la Turchia. Le regioni di provenienza sono, in ordine di importanza, la Campania, il Lazio, il Piemonte e Sicilia, che coprono il 98% dell’intero volume.

La Campania, con 12.000 aziende, 23.000 ettari di territorio coltivato a nocciolo e circa 50.000 tonnellate annue, rappresenta circa il 40% della torta e le principali zone interessate sono Avellino (49%), Napoli (27%), Caserta (12%) e Salerno (9%).

Le principali tipologie di coltivazione sono la nocciola Mortarella (38%) e S.Giovanni (37%) che vengono destinate alla produzione industriale mentre per il consumo fresco e di prima qualità spicca la Tonda di Giffoni (12%) e, a seguire, la Tonda Bianca, la Tonda Rossa, la Camponica e la Riccia di Talanico.
Tra i prodotti a Indicazione Geografica Protetta (IGP) della Campania figura oggi la “Nocciola di Giffoni” che per pregio non ha nulla da invidiare alle più pubblicizzate nocciole del Piemonte.

A Castellammare per sostenere i lavoratori di Fincantieri

A Castellammare per i lavoratori di Fincantieri

28 Maggio ’11 – Questa mattina, insieme ad altri delegati del Parlamento delle Due Sicilie, ci siamo recati a Castellammare di Stabia in occasione della conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa “Castellammare è Fincantieri”, per esprimere il nostro sostegno agli operai di Fincantieri in questa e in altre prossime manifestazioni di protesta per la chiusura dei prestigiosi cantieri navali stabiesi, vanto italiano e, ancora prima, del Regno di Napoli (leggi la storia).
Nei prossimi giorni valuteremo la possibilità accordataci di allestire una mostra sulle industrie dell’antico Regno delle Due Sicilie in una struttura di Castellammare.

“Castellammare è Fincantieri” è la scritta blu e rossa stampata su un telo bianco che da domani sventolerà dai balconi di Castellammare di tutti coloro che vorranno esporla (la nostra sventolerà a Napoli in segno di solidarietà). Come dire: se chiudono i cantieri, muore Castellammare. Una bandiera per tenere accesa l’attenzione sul cantiere che è l’anima e il cuore pulsante di Castellammare di Stabia.
“Abbiamo stampato – spiegano i referenti del Comitato Promotore di questa bella iniziativa – una bandiera per ricordare a tutti che Castellammare è la Fincantieri ed invitiamo tutti i cittadini ad esporre ai propri balconi quella bandiera che deve unire il popolo stabiese per non perdere la speranza, per tornare ad ascoltare il suono di quella sirena che ha sempre accompagnato Castellammare, ricordandoci ogni giorno con orgoglio la bellezza e la dignità al lavoro”.

Continua la “Malaunità”: cantieri di Castellammare verso la chiusura.

Continua la “Malaunità”: cantieri di Castellammare verso la chiusura
operai in rivolta, distrutti i busti di Garibaldi e Vittorio Emanuele III

Forte tensione all’indomani della decisione di Fincantieri di chiudere lo stabilimento stabiese (assieme a quello ligure di Sestri), tagliando così 639 posti di lavoro in Campania. Continua la distruzione del tessuto industriale del sud avviata con l’unità d’Italia e con quest’ulteriore colpo si mandano in sostanza a chiusura i cantieri dove si realizzò la grande marina borbonica, orgoglio del Regno delle Due Sicilie nel mondo, e dove, dopo l’unità d’Italia si realizzò nonostante il ridimensionamento la nave-scuola veliero “Amerigo Vespucci”, ancora oggi vanto della Marina Militare Italiana, realizzata sui progetti dell’antesignano veliero borbonico “Monarca” (leggi l’articolo),  la più grande nave da guerra di tutti gli stati preunitari d’Italia.

Disagi alla circolazione a Castellammare ma anche solidarietà. Su alcune serrande abbassate sono apparse locandine a favore degli operai in lotta. Un gruppo di lavoratori ha occupato il Comune e devastato alcune sale del Municipio. Il sindaco, il vice sindaco, i capigruppo ed alcuni consiglieri comunali di Castellammare di Stabia sono rimasti bloccati all’interno della sede comunale. Il presidio è durato tutta la notte. Quattro agenti di polizia sono rimasti feriti.

Chiaro il messaggio lanciato con la distruzione di due statue di valore di Garibaldi e Vittorio Emanuele III. Quella del Savoia è stata fatta rotolare giù dal piedistallo in vico Sant’Anna. Al busto ottocentesco di Garibaldi dello scultore Giovanni Spertini, acquistata dopo l’Unità d’Italia, è stata mozzata la testa, che poi è stata piazzata all’interno di una tazza da toilette.

la protesta degli operai di Castellammare di Stabia (video)


(foto e video: Repubblica.it)