Angelo Forgione – La Curva B dello stadio San Paolo risponde al presidente Aurelio De Laurentiis sulla fondazione del Napoli. Nella partita di Europa League contro il Midtylland, esposto un vistoso striscione: «1 agosto 1926 Onore al vero fondatore Giorgio Ascarelli».
Il primo presidente, però, è Emilio Reale, che cedette la carica ad Giorgio Ascarelli nel 1925. Il fatto è che, come ho più volte evidenziato e pure scritto in Dov’è la Vittoria, il Napoli non è nato nell’estate del 1926 ma in quella del 1922, quando si realizzò la fusione tra Naples Foot-Ball Club e l’U.S. Internazionale Napoli e si costituì l’Internaples Foot-Ball Club, che scelse il colore azzurro. Nel 1925, Emilio Reale cedette la presidenza al facoltoso commerciante Giorgio Ascarelli, capace di garantire sicurezza al club. Quella squadra, in cui già giocava l’idolo Attila Sallustro, militava nella Lega Sud della Prima Divisione Nazionale, divisa appunto in due competizioni distinte del Nord e del Sud.
Nell’estate del 1926, il regime fascista, impegnato nel processo di “nazionalizzazione”, sancì l’unificazione delle leghe Nord e Sud in un’unica ‘Divisione Nazionale’, non potendo consentire che il Calcio italiano restasse spaccato e mostrasse disgregazione sociale. Fu quindi deciso che città come Napoli e Roma dovessero confrontarsi con Milano, Torino e Genova. Ma Mussolini non gradiva gli inglesismi, e il termine “Internazionale” ricordava l’Internazionale comunista, avversaria politica del Fascismo. Il presidente Ascarelli, di origine ebraica, suggerì la più opportuna adozione del nome italiano della città:
«Pur grati a coloro che sono stati la nostra matrice, l’importanza del momento e la maggiore dignità cui il nostro sodalizio è chiamato mi suggeriscono un nome nuovo, nuovo e antico come la terra che ci tiene, un nome che racchiude in sé tutto il cuore della città alla quale siamo riconoscenti per averci dato natali, lavoro e ricchezza. Io propongo che l’Internaples Foot-Ball Club da oggi in poi, e per sempre, si chiami Associazione Calcio Napoli».
In agosto, l’assemblea dei soci formalizzò semplicemente un cambio di nome di una società che esisteva dal 1922: da Internaples Foot-Ball Club ad Associazione Calcio Napoli. Il 2 agosto, la Commissione di Riforma dell’ordinamento della Federazione emanò ufficialmente la ‘Carta di Viareggio’, con cui nacque il campionato unito, e il 3 agosto l’A.C. Napoli ottenne l’affiliazione alla Lega Nazionale, presentandosi con un nuovo simbolo: il Corsiero del Sole, un cavallo rampante e sfrenato, emblema della città capitale dal XIII secolo. Esisteva già il sodalizio, esisteva già la maglia azzurra, esisteva già la rosa con Attila Sallustro, esisteva già un nome inglese, che fu semplicemente cambiato e italianizzato, accostato al simbolo del Corsiero del Sole. Non nacque nulla di nuovo. L’Internaples era nato nell’agosto del 1922. Il Napoli italianizzato nel nome aveva già 4 anni.
I risultati fallimentari della stagione (solo 1 punto in classifica) avrebbero trasformato il cavallo rampante in ciuccio malandato. Nel 1964, l’Associazione Calcio Napoli cambiò ancora denominazione, divenendo la Società Sportiva Calcio Napoli.



Angelo Forgione
Due date: martedì 13 e mercoledì 14 ottobre. La prima coincide con l’arresto del vicepresidente della Regione Lombardia Mario Mantovani, ex assessore alla Salute ma anche ex senatore e sottosegretario alle Infrastrutture del governo Berlusconi. L’ordinanza a suo carico si riferiva a una gara d’appalto da 11 milioni di euro sul trasporto dei malati dializzati che sarebbe stata truccata su richiesta del braccio destro del governatore Roberto Maroni, Massimo Garavaglia, responsabile del Bilancio. Il giorno dopo, a Napoli, durante una seduta del Consiglio Comunale, il consigliere Carlo Iannello di Ricostruzione democratica – Red, propose l’eliminazione dei biglietti omaggio per lo stadio a beneficio delle autorità comunali, pratica diffusa in tutta Italia che a Napoli qualcuno cercava invano di abbattere. La proposta fu bocciata con 22 voti contrari contro 5 favorevoli, ma soprattutto con una discussione dai toni a tratti grotteschi.

Quando si parla di Dieta Mediterranea, la più salutare al mondo, l’associazione spontanea è con il Cilento. È infatti nella località di Pioppi che il fisiologo statunitense Ancel Keys acquistò una casa per indagare sulle diete di vari paesi con culture e stili di vita differenti, giungendo dopo circa un ventennio alla definizione della miglior dieta contro l’infarto, ispirata alle usanze di Italia, Grecia, Spagna e Marocco. In realtà la scintilla nacque a Napoli, dove lo statunitense si recò nel 1952 una volta appreso dal collega napoletano Gino Bergami della ridottissima incidenza delle patologie cardiovascolari in Campania. E iniziò a studiare l’alimentazione dei napoletani, conducendo le ricerche nei laboratori del Vecchio Policlinico, sulla scorta degli esperimenti condotti sui Vigili del Fuoco e sugli impiegati comunali. Il basso consumo di carne e le sane abitudini alla pasta ricca di carboidrati, alle verdure, all’olio d’oliva, al pane, ai legumi e al pesce, lo convinsero che la riduzione dei grassi animali era alla base della buona salute dei napoletani.
Oggi, in concomitanza dell’Expo dell’alimentazione, un napoletano restituisce a Milano il ruolo di “capitale morale del Paese”, 134 anni dopo un altro napoletano che, in occasione di un’altra esposizione milanese, quella industriale del 1881, quella lusinghiera definizione la coniò scrivendola per la prima volta sulle pagine del giornale che dirigeva. Da 
Domenica 1 novembre, nell’ambito della rassegna MAGNA – mostra agroalimentare napoletana, che affronta il tema dell’agricoltura e della gastronomia napoletana dal punto di vista storico, scientifico e sociale, svelandone tutti i segreti dall’origine al piatto finito, si terrà un interessante incontro pubblico a tema su origini, storia e caratteristiche di preparazione del caffè di Napoli. Dove nasce il caffé? Come e quando arriva a Napoli? Perché diventa un’eccellenza della gastronomia partenopea? Quali sono le caratteristiche delle diverse miscele? E perché è particolare la torrefazione napoletana? Spiegheranno tutto Angelo Forgione, scrittore storico e giornalista, autore del libro Made in Naples ‐ come Napoli ha civilizzato l’Europa (e come continua a farlo) e Paola Campana della torrefazione Campana Caffè.