Angelo Forgione – La pizzeria Sorbillo ha festeggiato 125 anni della pizza “margherita”, una ricorrenza lanciata da Coldiretti, la quale ha voluto richiamare l’attenzione sulla sofisticazione dell’alimento più famoso al mondo, la pizza, simbolo del made in Italy a tavola, servita in due terzi delle pizzerie italiane con prodotti stranieri.
A la Radiazza, la popolare trasmissione radiofonica di Gianni Simioli sulle frequenze di Radio Marte, ho contestato a Francesco Borrelli, collega giornalista, la compartecipazione al falso storico sull’età della “margherita”, su fonti storiche documentali e normative continuamente ignorate. La lettera del capo dei servizi di tavola della Real Casa Camillo Galli, che nel 1889 convocò il cuoco Raffaele Esposito al Real Palazzo di Capodimonte perché preparasse per Sua Maestà la Regina Margherita le sue famose pizze, sancisce l’italianizzazione della pizza “margherita”, che si faceva già da tempo a Napoli, e fu offerta alla sovrana sabauda per i suoi colori. L’operazione “margherita” di Raffaele Esposito servì a sdoganare l’alimento pizza in Italia prima e nel mondo poi, ma il parto della pizza con mozzarella, pomodoro e basilico è lontano già due secoli.
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Il 
Magnifica Italia è un programma televisivo in onda sulle reti Mediaset dal 2007. Si tratta di un ciclo di documentari tematici dedicati a regioni, province e principali città della Penisola viste dal cielo e non solo. Particolarmente interessante la produzione dedicata a Napoli e i suoi dintorni. La linea guida narrativa si dipana da alcune bellissime riprese effettuate dall’elicottero, staccando su tradizionali inquadrature da terra. La voce fuori campo di Mario Scarabelli racconta la storia e il costume locale, con l’ausilio delle testimonianze di alcuni protagonisti del luogo. Il racconto condensa in sintesi la grande tradizione culturale di Napoli, omettendo inevitabilmente molto ma descrivendo una Napoli più aderente alla sua vera identità. Unici veri nei, l’assenza del primario Museo Archeologico Nazionale e della Cappella Sansevero.
Angelo Forgione – È stata presentata allo store la Feltrinelli di Chiaia a Napoli la pubblicazione Farina Acqua Lievito Sale Passione, celebrativa dei 30 anni dell’Associazione Verace Pizza Napoletana, l’organizzazione senza scopo di lucro nata nel giugno 1984 per salvaguardare la plurisecolare originalità dalle falsificazioni che allora iniziavano a dilagare in Italia e poi in tutto il mondo con tanto di rivendicazione di paternità. In quel momento, alcuni ristoratori della città partenopea si resero conto che la pizza napoletana stava correndo il rischio di essere scippata al suo luogo di origine e avviarono un percorso che, dalla costituzione del marchio collettivo “Vera pizza napoletana” da consegnare dopo verifica ai locali affiliati, è giunto fino al conseguimento del Disciplinare internazionale, depositato presso l’Unione Europea, per la preparazione secondo il marchio STG, che ne protegge ingredienti e metodi di preparazione nel globo. Oggi, la pizza napoletana è il prodotto culinario più contraffatto al mondo per fini commerciali e, secondo la Coldiretti, solo in Italia la metà delle novecento milioni di pizze servite nelle venticinquemila pizzerie sono preparate, all’insaputa del consumatore, con farine canadesi e ucraine, pomodori cinesi, olio d’oliva tunisino o spagnolo e cagliate dell’Est-Europa in luogo della mozzarella.


