Antonello Venditti: «Amo i napoletani». Quel giorno in cui la Roma vinse lo scudetto e il Napoli retrocesse…

Angelo Forgione – «Sali con me sul palco per ricordare tuo figlio». È l’invito di un romanista doc come Antonello Venditti rivolto ad Antonella Leardi, madre di Ciro Esposito, vittima dei colpi di pistola esplosi all’esterno dello stadio Olimpico di Roma prima della finale di Coppa Italia del 2014. L’incontro radiofonico è avvenuto a La Radiazza di Gianni Simioli (Radio Marte), e a qualcuno è parso un atto di piaggeria in vista della prossima data napoletana del tour del popolare contautore romano e romanista. E invece Venditti, che ha vissuto gli anni del bellissimi gemellaggio Napoli-Roma, ha sempre dimostrato spontanea simpatia per Napoli e per i napoletani; lo dimostra quel che disse a Radio Rai il 27 giugno 2001, giorno dello scudetto della Roma e della retrocessione del Napoli, decretata a Firenze ma “decisa” una settima prima dai giallorossi con un pareggio al San Paolo e dalle manovre illecite di Tanzi e Pastorello in Parma-Verona. Non ho mai dimenticato che in una rassegna radiofonica di tifosi vip della Roma euforici, Antonello Venditti ebbe un pensiero spontaneo per i tifosi napoletani in disgrazia. Quel moto di affetto di un simbolo romanista per una tifoseria rivale che soffriva mi colpì per sensibilità e sportività, elementi che andrebbero riscoperti non solo nel Calcio. Ho raccontato quell’episodio di più di quattordici anni fa in radio per sottrarre la sincerità di Antonello Venditti dai pur leciti dubbi. Il resto è valutazione soggettiva di ciò che ruota attorno a quella che è di fatto una stupida “guerra” in cui sono finite due città del Calcio meridionale. Una guerra che ha prodotto un morto, un ragazzo per cui si attende giustizia. E che sia presto.

Verso Verona-Napoli a “San Paolo Show”

san-paolo-show-300x300Il campionato si è fermato ma “San Paolo Show”, il varietà calcistico di Tv Luna, no. Interessante e ricca di contenuti la puntata di martedì 17 novembre, alla vigilia del delicato match Verona-Napoli, che vedrà gli azzurri impegnati nell’infuocata arena scaligera, da sempre poco ospitale nei confronti del popolo partenopeo.
A parlare delle avversità ambientali veronesi, delle insidie prossime che attendono il Napoli da qui alla pausa natalizia e delle prospettive del mercato invernale sono stati Angelo Forgione, Toni Iavarone, Enrico Fedele, e Diego Armando Maradona Jr, diretti nel dibattito dai padroni di casa Paola Mercurio e Gigio Rosa.

 

Giletti & Salvini, il sequestro delle bandiere delle Due Sicilie e il Napoli

Riflessioni su Giletti & Salvini, sul sequestro delle bandiere delle Due Sicilie, sul Napoli e su Napoli a Fuorigara (Radio Punto Zero).

Striscione contro De Laurentiis. Ma il vero fondatore del Napoli non è Ascarelli.

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Angelo Forgione La Curva B dello stadio San Paolo risponde al presidente Aurelio De Laurentiis sulla fondazione del Napoli. Nella partita di Europa League contro il Midtylland, esposto un vistoso striscione: «1 agosto 1926 Onore al vero fondatore Giorgio Ascarelli».
Il primo presidente, però, è Emilio Reale, che cedette la carica ad Giorgio Ascarelli nel 1925. Il fatto è che, come ho più volte evidenziato e pure scritto in Dov’è la Vittoria, il Napoli non è nato nell’estate del 1926 ma in quella del 1922, quando si realizzò la fusione tra Naples Foot-Ball Club e l’U.S. Internazionale Napoli e si costituì l’Internaples Foot-Ball Club, che scelse il colore azzurro. Nel 1925, Emilio Reale cedette la presidenza al facoltoso commerciante Giorgio Ascarelli, capace di garantire sicurezza al club. Quella squadra, in cui già giocava l’idolo Attila Sallustro, militava nella Lega Sud della Prima Divisione Nazionale, divisa appunto in due competizioni distinte del Nord e del Sud.
Nell’estate del 1926, il regime fascista, impegnato nel processo di “nazionalizzazione”, sancì l’unificazione delle leghe Nord e Sud in un’unica ‘Divisione Nazionale’, non potendo consentire che il Calcio italiano restasse spaccato e mostrasse disgregazione sociale. Fu quindi deciso che città come Napoli e Roma dovessero confrontarsi con Milano, Torino e Genova. Ma Mussolini non gradiva gli inglesismi, e il termine “Internazionale” ricordava l’Internazionale comunista, avversaria politica del Fascismo. Il presidente Ascarelli, di origine ebraica, suggerì la più opportuna adozione del nome italiano della città:

«Pur grati a coloro che sono stati la nostra matrice, l’importanza del momento e la maggiore dignità cui il nostro sodalizio è chiamato mi suggeriscono un nome nuovo, nuovo e antico come la terra che ci tiene, un nome che racchiude in sé tutto il cuore della città alla quale siamo riconoscenti per averci dato natali, lavoro e ricchezza. Io propongo che l’Internaples Foot-Ball Club da oggi in poi, e per sempre, si chiami Associazione Calcio Napoli».

In agosto, l’assemblea dei soci formalizzò semplicemente un cambio di nome di una società che esisteva dal 1922: da Internaples Foot-Ball Club ad Associazione Calcio Napoli. Il 2 agosto, la Commissione di Riforma dell’ordinamento della Federazione emanò ufficialmente la ‘Carta di Viareggio’, con cui nacque il campionato unito, e il 3 agosto l’A.C. Napoli ottenne l’affiliazione alla Lega Nazionale, presentandosi con un nuovo simbolo: il Corsiero del Sole, un cavallo rampante e sfrenato, emblema della città capitale dal XIII secolo. Esisteva già il sodalizio, esisteva già la maglia azzurra, esisteva già la rosa con Attila Sallustro, esisteva già un nome inglese, che fu semplicemente cambiato e italianizzato, accostato al simbolo del Corsiero del Sole. Non nacque nulla di nuovo. L’Internaples era nato nell’agosto del 1922. Il Napoli italianizzato nel nome aveva già 4 anni.
I risultati fallimentari della stagione (solo 1 punto in classifica) avrebbero trasformato il cavallo rampante in ciuccio malandato. Nel 1964, l’Associazione Calcio Napoli cambiò ancora denominazione, divenendo la Società Sportiva Calcio Napoli.

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articoli digitalizzati dell’agosto 1926

Nella vignetta, Emilio Reale a sinistra e Giorgio Ascarelli a destra, stanti le difficoltà finanziarie, discutono di una tabella rimossa dai balconi della sede del club presso Palazzo Mastelloni in piazza Carità.

De Laurentiis: «il Napoli è nato nel 2004». Maradona, scudetti e storia cancellati?

Angelo Forgione – «Il Napoli è nato con me nel 2004, altro che 1926! Ho comprato un pezzo di carta per 33 milioni di euro. Il Napoli non esisteva più, potevo anche chiamarlo Partenope». Sono parole del presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis, per cui la storia del Napoli a lui preesistente non esisterebbe più. È chiaro che non sia così, e lo sa bene anche il patron azzurro, che magari non sa che la vera nascita del Napoli è datata 1922 ma era ben conscio, nel 2004, che avrebbe speso 33 milioni di euro per acquistare una storia importante, con un certo peso commerciale. Certo, avrebbe potuto cambiare la denominazione e partire dai dilettanti invece che dalla Serie C1, magari in un’altra città, senza spendere milioni per un pezzo di carta, senza palmarès, senza storia e senza ritirare la n.10. E invece l’ha fatto, e l’ha fatto a Napoli, dove non aveva concorrenza sportiva, perché non è persona sprovveduta ma lungimirante e attenta agli investimenti.
Tifosi irritati, e non solo i tifosi.
Ma Aurelio De Laurentiis non va preso alla lettera. Aurelio De Laurentiis va interpretato per i messaggi che manda a tutto l’ambiente. Ne ho parlato con il direttore di Tuttonapoli.net e coi tifosi alla trasmissione Club Napoli All News di Tele Club Italia, spaziando anche su temi extra-calcistici.

Un caffè con Aurelio De Laurentiis al MAGNA

Domenica mattina all’insegna della cultura gastronomica napoletana per il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis. Mentre la squadra di calcio si preparava per la sfida con il Genova, il patron azzurro e la moglie Jacqueline Baudit hanno visitato “Magna – Mostra Agroalimentare Napoletana”, ideata e curata da Marco Capasso ed organizzata dall’associazione “Guviden – i semi dell’amore” in collaborazione con il Comune di Napoli, che narra la storia e le caratteristiche scientifiche e sociali di una delle cucine più famose al mondo. A far gli onori di casa il presidente di Guviden Vincenzo de Notaris. Presente anche lo scultore Lello Esposito.
De Laurentiis è arrivato durante il focus sulla storia del caffè a Napoli con lo scrittore Angelo Forgione, che gli ha donato i suoi libri. Il presidente azzurro ha assaggiato e gradito il caffè preparato da Paola Campana della torrefazione Campana Caffè e ha poi visitato la mostra interattiva nelle sale del Complesso di San Domenico Maggiore.
«Quello della storia della cucina napoletana è un argomento che mi ha sempre affascinato. Ritornerò certamente per visitare Magna e passarci qualche ora in più», ha detto De Laurentiis mentre osservava divertito i led interattivi. «Siamo molto orgogliosi di questa visita – ha detto Vincenzo de Notaris – soprattutto perché il presidente è andato via molto incuriosito. Ed è proprio questo il nostro obiettivo. Riportare attenzione sulle tradizioni culturali, sociali e culinarie della storia della cucina napoletana. Magna è una mostra per tutti».

Il Sud al potere in Serie A? Mai accaduto nella storia.

Angelo ForgioneLunedì senza Calcio, giornata di chiacchiere per l’Italia del pallone. Da Nord a Sud, tutti a indicare Roma e Napoli per la lotta scudetto, ma nove giornate sono davvero poche per preconizzare come si metteranno le cose in primavera. Neanche un quarto di percorso è stato compiuto dalle 19 squadre della Massima Serie, appena uscite dai blocchi di partenza, ma il fiume di parole dei talk-show sportivi si ciba da sempre dell’attualità contingente e non tira mai fuori il chiacchiericcio di qualche settimana prima, quando magari la situazione si presentava con connotati diversi. Solo il 22 settembre scorso erano 9 i punti che dividevano il Napoli dall’Inter, margine annullato in un mese e quattro partite. Oggi non sono tanti quelli che vedono la Juventus in grado di rientrare nella lotta per il titolo, nonostante i punti di ritardo dalla vetta siano “solo” 8; ma si tratta di percezione falsata dalla presenza di undici squadre davanti ai bianconeri, esattamente la stessa quantità di club che erano davanti al Napoli il 22 settembre.
Roma e Napoli sono ora, indubbiamente, sotto i riflettori per risultati, classifica e gioco espresso, e i quotidiani di giornata, così come le trasmissioni televisive, si riempiono di titoloni d’elogio per giallorossi e azzurri. Ma è davvero difficile ipotizzare un campionato conteso tra due squadre del “sud” del nostro Calcio. Storicamente non è mai accaduto. Quelle poche volte (8 su 111) in cui le squadre “meridionali” sono riuscite a sovvertire la geopolitica sportiva della Serie A hanno comunque fatto a pugni contro i club del Nord: la Roma sul Torino nel ’42; il Cagliari sull’Inter e sulla Juve nel ’70; la Lazio sulla Juve nel ’74; la Roma sulla Juve e sull’Inter nel ’83; il Napoli sull’Inter e sulla Juve nel ’87; il Napoli sul Milan nel ’90; la Lazio sulla Juve nel 2000; la Roma sulla Juve nel ’01.
Le statistiche e la storia parlano chiaro: un duello Roma-Napoli farebbe la storia della Serie A, non tanto perché attribuirebbe il nono scudetto al Sud ma perché per la prima volta vedrebbe il Nord “spettatore”. Certo, esiste l’ineludibile legge dei grandi numeri, che scatta sempre nel gioco, prima o poi, ma è davvero difficile pensare che l’asse Torino-Milano resti a guardare il “gioco”. Ne riparliamo al prossimo equinozio.

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Il Napoli col vento in poppa, sulla rotta dalla rivoluzione

Angelo Forgione – Era lunedì 14 settembre quando il Messia del Calcio, il Re di Napoli, bocciava Sarri Maurizio, il nostromo della panchina che cercava di sfruttare la grande opportunità, dopo tanta gavetta, alla guida del primo grande club, il quarto d’Italia, quello famoso nel mondo per essere marchiato a fuoco proprio dall’effigie riccioluta del fuoriclasse dei fuoriclasse. Napoli reduce dal deludente pareggio di Empoli, dopo la sconfitta di Reggio Emilia col Sassuolo e il mezzo inciampo domestico sulla Sampdoria. «No, il signor Sarri non è da Napoli… gli hanno fatto un regalo di compleanno enorme», disse don Diego, sonnacchioso dalla sua casa di Dubai, e per lui non c’era da attenderne frutti, come aveva fatto il Milan con Sacchi ai tempi d’oro del Napoli, che erano proprio quelli del vero rivolucionario del football, privato di qualche scudetto in più dal tecnico di Fusignano e, soprattutto, dal suo preparatore atletico. E in effetti per Maurizio Sarri si era messa male perchè all’orizzonte incombevano i nuvoloni neri di Lazio, Juventus, Milan e Fiorentina, oltre Carpi e le tre avversarie di Europa League, mare sconosciuto per il marinaio che veniva dalla provincia. Tutti a chiederne la testa, ma il presidente De Laurentiis non preparava alcun patibolo. Aveva trovato una nuova guida, si era avveduto che la squadra lo seguiva, memore del fallimento di Benitez, troppo ingombrante per la reale dimensione del club, e della propria convinzione, sbagliata, che vi si adattasse. Benitez aveva mollato, guardando agli orizzonti più assolati. La squadra aveva mollato, avvertendo l’assenza del capitano sulla nave. Ora un capitano c’era, la sua autorità era riconosciuta dall’intero equipaggio e non era il caso di metterlo in discussione con tanta impazienza alla prima tempesta in mare aperto. Già poteva dimostrarsi devastante il fulmine degli Dei, anzi del Dio indiscusso del Calcio, parato dal nostromo con un’arguta licenza di giudizio consegnata di persona: “Maradona può dire ciò che vuole, è il mio idolo fin da piccolo e può dire qualsiasi cosa”. E intanto, tutti a remare a testa bassa, come colpiti nell’orgoglio anch’essi dalla divina bocciatura. Era, il Napoli, già allora un equipaggio compatto, evidentemente capace di affrontare le insidie della navigazione.
A chiedere a Diego se approvasse la scelta estiva di De Laurentiis fu Xavier Jacobelli, colui che trentotto giorni dopo avrebbe detto e scritto che “lo stato di grazia del Napoli rende oggi come oggi la squadra di Sarri imbattibile”. Cosa è successo tra il 14 settembre e il 22 ottobre? È successo che il Napoli di Sarri ha preso il vento in poppa. È successo che ha battuto Bruges (5-0), Lazio (5-0), Juventus (2-1), Legia Varsavia (0-2), Milan (0-4), Fiorentina (2-1) e Midtjylland (1-4). È successo che si è issato dal quindicesimo al quarto posto in classifica. È successo che ha segnato 24 reti senza alcun rigore (media: 3,00/partita) e ne ha subite solo 3 (media: 0,37/partita). È successo che, dei 24 goal, ne ha siglati 22 su azione manovrata e soli 2 su calcio da fermo, fatto specifico per una squadra guidata da un tecnico che prepara meticolosamente i calci piazzati (verranno, visto che il suo Empoli realizzò il 50% circa dei goal da palla inattiva; ndr). È successo che sono andati a marcare 7 calciatori diversi (6 Higuain – 5 Insigne – 3 Mertens, Callejon e Gabbiadini – 2 Allan – 1 Hamsik). È successo che il Napoli si è divertito in campo, mostrando sorrisi e voglia di lottare insieme. È successo che Higuain ha strizzato l’occhio e abbracciato Sarri, l’antidivo per eccellenza che ha messo il suo idolo, l’altro argentino, in condizione di cospargersi il capo di cenere: “Il Napoli è più forte di qualsiasi giocatore o dirigente”, scrisse el Diez sulla sua fanpage di Facebook dopo la speciale vittoria contro la Juventus: un modo criptico per ammettere che il Napoli di Sarri aveva prontamente smentito anche il più rappresentativo alfiere della sua prestigiosa storia. È successo che anche i più feroci contestatori di squadra e, soprattutto, società sono scomparsi, mimetizzandosi tra i Righeira delle gradinate. È successo che la “banda Sarri” ha ribaltato la natura del Napoli stesso, squadra mai capace di dare certezze, abituata a soffrire e a far soffrire i suoi tifosi. È successo che, per incantesimo, i goal sono fioccati e le partite hanno donato il piacere dello spettacolo, sollevando il popolo azzurro dall’eterna tensione di sempre. Accadeva solo ai tempi di Maradona, appunto, ed erano tempi d’oro. È successo che il fromboliere Cavani, altro gran rappresentante di storia azzurra, ha lanciato messaggi di amore e nostalgia, perché Parigi non è Napoli, figurarsi se poteva esserlo Monaco di Baviera.
È successo tutto questo in 38 giorni, e sarebbe una rivoluzione vera se continuasse a succedere. Prepararsi a gestire le onde alte che verrano è il miglior atteggiamento che si possa programmare ora che tutto ciò che viene fuori dalle giocate degli azzurri si trasforma in oro di Napoli. È questa la prova del fuoco che attende il nostromo tosco-napoletano di Bagnoli. La rotta è tracciata, la rivoluzione è a un passo, ma Napoli sa anche ammazzare i suoi condottieri. Alla prova non è solo Sarri ma tutta la piazza.

Soffia forte sul ‘San Paolo’ il vento dell’identità

tshirt_sscn_2Angelo Forgione Il cambio di sponsor tecnico porta alla S.S.C. Napoli una “nuova” ventata di storia. Kappa, per ironia della sorte marchio torinese del gruppo Basicnet S.p.A., azienda dell’altrettanto torinese Marco Boglione, ha lanciato da qualche giorno delle nuove t-shirt dedicate al club azzurro con riferimenti storico-identitari. Fa certamente piacere vedere l’incontro tra l’effigie del Regno delle Due Sicilie e lo stemma del Napoli, ma anche la riproposizione del Corsiero del Sole, il cavallo sfrenato che rappresenta la città capitale e l’indomito popolo napoletano da secoli, adottato dalla nascente squadra partenopea nel 1926. Segnali di una storia evidentemente restituita ai suoi significati negli ultimi anni, grazie alla diffusione di chi si è speso per rivisitare le vicende unitarie che hanno visto Napoli comunque protagonista. A vestire di storia ci aveva già pensato da qualche tempo il giovane staff tutto napoletano di Napoli Tà-Ttà, con una serie di proposte di abbigliamento giovanile fortemente identitario. Ora arriva anche la grande azienda di Torino a veicolare col seguitissimo simbolo sportivo della città l’identità storica dei suoi tifosi, molti dei quali già orgogliosi di sbandierare il vessillo dall’antico Stato al seguito degli azzurri. È bastato vedere quante bandiere storiche sono apparse – sempre più numerose – sugli spalti del ‘San Paolo’ in epoca recente per trovare il tema creativo.
focus_napoliIl ritorno alle origini è operazione di divulgazione che ha interessato anche la rivista Focus Storia, il mensile interamente dedicato alle vicende, ai personaggi e alle curiosità che hanno caratterizzato i secoli passati. Nel numero 108 in edicola in questo mese, non a caso incentrato sulle differenze delle tre (e più) Italie, Roberto Graziosi, pescarese, ha realizzato un dossier sulle maglie storiche delle squadre italiane di Calcio, riconducendo l’azzurro vestito da Maradona alle eredità borboniche. Nella ricostruzione si legge però che il Napoli è frutto della fusione operata nel 1926 tra l’Internazionale e il Naples (nato nel 1904 e non nel 1903). In realtà tale fusione si compì già nel 1922, vero anno di nascita del club contemporaneo, che quattro anni dopo cambiò semplicemente la denominazione inglese per darsene una italiana e “accontentare” il regime fascista (grazie al quale le squadre del Nord furono costrette a confrontarsi con quelle del Sud), il quale non gradiva affatto gli inglesismi e ancora meno il termine “internazionale”.

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Napoli-Juventus: il 24 settembre dibattito alla libreria Iocisto di Napoli

Giovedì 24 settembre, alle ore 20, presso la libreria Iocisto di Napoli, in via Cimarosa 20 (piazza Fuga, adiacente Funicolare centrale) si terrà una “Conversazione a tinte azzurre alla vigilia della partita Napoli-Juventus”.
I temi saranno tratti dal libro Dov’è la Vittoria di Angelo Forgione. Con l’autore, presenti Gianfranco Lucariello, Gennaro De Crescenzo e Massimo Sparnelli, che illustreranno, tra passato e presente, quanto è stato fatto dalla dinastia piemontese, protagonista dell’industrializzazione italiana, per costruire il potere bianconero.
Al centro della serata ci saranno argomenti legati al Calcio ma anche alla “Questione meridionale” (presente e grave nel Calcio come negli altri settori), le motivazioni storico-economiche-politiche delle (tante) vittorie del Nord e delle (pochissime) vittorie del Sud, le cause di una rivalità che va ben oltre i confini di un rettangolo verde, le origini di un amore che va ben oltre quegli 11 calciatori in maglia azzurra diventando il simbolo forte di una vera e antica “nazione”…
Siete tutti invitati per dire la vostra!

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