videoclip / La nobile Cenerentola (Champions League)

videoclip / La nobile Cenerentola

il Napoli smentisce tutti e approda tra le 16 big d’Europa

Angelo Forgione – Ad Agosto l’avevano dato per spacciato; il Napoli era praticamente già fuori dalla Champions League ancor prima di giocare nemmeno una partita. Le cassandre della vigilia lo definirono “la Cenerentola” del girone più duro che l’urna dell’UEFA abbia mai formulato nella storia della competizione. Il meglio del ranking europeo: Spagna, Inghilterra, Germania e Italia, con due favorite quantomeno per le semifinali. Tutti a dire che gli azzurri sarebbero usciti con zero punti, senza neanche la consolazione dell’Europa League. E invece a zero c’è rimasto il Villarreal e il Napoli di punti ne è ha fatti ben 11, più del ricco Manchester City ma anche più dell’Inter (10) e del Milan (9) negli loro gironi meno impegnativi. E senza dimenticare anche la difficoltà del calendario, col Bayern Monaco incrociato alla terza e quarta giornata, nel cuore del percorso, quando anche i bavaresi dovevano ancora sudarsi il passaggio del turno e mentre il City se la vedeva col quasi rassegnato Villarreal.
A Villarreal è sceso in campo Gianluca Grava, omaggiato idealmente per essere la memoria storica dell’inferno della Serie C, e non era poi tantissimo tempo fa. Incredibile Napoli!
Chiamatela pure “Cenerentola” ma chi ha occhi e cuore per guardare e attendere sa, e sapeva all’epoca, che la squadra di Napoli rispecchia l’anima di una nobile città scippata della sua corona, ma sempre consapevole del suo sangue blu che è la forza di un popolo capace di rialzarsi ogni volta.

Disordini dell’31 Agosto 2008, la colpa fu di Trenitalia

Disordini dell’31 Agosto 2008, la colpa fu di Trenitalia

Angelo Forgione (anche per napoli.com) – La verità la raccontarono in musica la band “L’Altroparlante” qualche anno fa con due canzoni, e mi resi felicemente disponibile di farne dei videoclip divulgativi (che ripropongo) a corredo della videodenuncia dell’epoca. Il famoso treno dei tifosi napoletani diretti a Roma il 31 Agosto del 2008 non fu devastato ma solo danneggiato, e questo lo aveva già sancito la Procura di Napoli che ridimensionò la stima dei danni pompata da Trenitalia. Ora la sentenza n.85606/10 della VI Sez. Civile del Giudice di Pace di Napoli resa dal Dott. Ciaramella sancisce che quei danni (non devastazione) furono causati dall’esasperazione nata dall’incapacità di Trenitalia di gestire e organizzare un evento ampiamente prevedibile.
Insomma, è come dire che Trenitalia doveva e poteva prevedere una situazione straordinaria, e non ci voleva la zingara, e la gestì come una situazione ordinaria, costringendo centinaia di tifosi del Napoli, di cui circa 800 con precedenti penali, a viaggiare come bestie e esasperando gli animi, causando i danni da cui si disse colpita.
È bene ricordare che dopo diverse partite a porte chiuse e trasferte vietate, alla prima giornata della stagione 2008-09 l’Osservatorio per le manifestazioni sportive definì “un’apertura di credito ai tifosi del Napoli” l’inaspettata concessione alla trasferta in occasione di una partita ad alto rischio per la quale non fu approntata alcuna misura di sicurezza straordinaria. Sembrò strano già alla vigilia e i timori si palesarono all’indomani quando i tifosi del Napoli, indistintamente, furono poi etichettati dal ministro Riccardo Maroni come “delinquenti”, colpendo così al cuore tutta la gente appassionata alla squadra partenopea. Furono prima chiuse le curve del “San Paolo” per diverse partite dal giudice sportivo Tosel e poi bandite le trasferte dei Napoletani, ghettizzati e incriminati agli occhi dell’Italia intera anche dai mass-media nazionali. Insomma, una trappola in cui Napoli finì a piè pari.
Da li, l’istituzione della tessera del tifoso, nonché di alcune norme che vieterebbero il razzismo negli stadi… tranne che per i napoletani come ampiamente dimostrato in tante occasioni.
Ma stia attenta a pretendere il rispetto la gente di Napoli perchè sarebbe tacciata di vittimismo.

videoclip / il messaggio “storico” prima di Napoli-Juve

videoclip / il messaggio “storico” prima di Napoli-Juve

Al “San Paolo” cultura, storia e identità, non razzismo

Angelo Forgione – Ecco il videoclip del messaggio portato alla ribalta nazionale dello stadio “San Paolo” in occasione del simbolico incontro di calcio tra Napoli e Juventus.
Qualche tifoso juventino di Napoli, e non è la prima volta, mi ha confessato di condividere le istanze meridionaliste per l’affermazione della verità storica in funzione di un’affermazione ancora lontana di un’Italia fatta di un Nord e un Sud veramente uniti. Ma di non condividere, pur essendo amante della grande cultura Napoletana, il pensiero che un vero Napoletano debba per forza amare il Napoli piuttosto che la Juventus. Questione di punti di vista… al libero pensiero individuale la risposta. Purtroppo però, spesso questi napoletani che vivono un conflitto interiore cercano di sfuggire alla realtà, imputando al sottoscritto di seminare odio con simili iniziative.
L’altra sera, allo stadio “San Paolo”, abbiamo portato un grande messaggio culturale, altro che violenza! Lo stadio, attraverso la condivisione dei gruppi di Curva B e Distinti, ha offerto un forte segnale identitario e di consapevolezza. Ho avuto modo di comprendere la condivisione di Mariano del gruppo “Anni ’90” nel voler a tutti i costi esibire il bandierone insieme a tutto il suo gruppo, corretto e onesto nel non sporcare il messaggio culturale con altre questioni più pertinenti alla vita del tifoso tirate fuori in altro momento della partita, e lo stesso vale per i ragazzi della curva. Nessuna offesa, nessuna volgarità; solo un forte grido di verità nascosta ai più che si sta facendo largo inesorabilmente. E in questa occasione la tifoseria azzurra ha dimostrato grande maturità. Altro che odio!
L’odio è quello che si vede nelle curve degli stadi d’Italia dove da decenni si canta “Vesuvio, lavali col fuoco”, “Napoli colera” e nefandezze del genere. L’odio è quello che le istituzioni del calcio fomentano senza porvi rimedio, nascondendo un certo razzismo con bigottismo evidente e dando seguito alle bugie delle altre istituzioni, quelle più in alto, che festeggiano una falsa unità d’Italia senza ricordare minimamente le centinaia di migliaia di morti meridionali e mantenendo il meridione in condizioni di semischiavitù.
Altro che odio, l’altra sera si è fatta cultura… e il calcio non può ritenersi settore fuori dalla società. L’altra sera si è fatta la storia!

Storia, cultura e orgoglio al “San Paolo”

Storia, cultura e orgoglio al “San Paolo”

V.A.N.T.O., Neoborbonici e tifosi fanno centro!

Due simboli carichi di storia, cultura, orgoglio e identità nella serata di Napoli-Juventus esposti al San Paolo, dopo Napoli-Catania dello scorso campionato.
Nel settore Distinti un gran bandierone delle Due Sicilie affidato al gruppo “Anni ’90”, nella Curva B degli Ultrà decine di bandiere delle Due Sicilie e lo striscione “1861-2011: noi capitale dell’orgoglio, voi capitale dell’imbroglio” a ricordare il nostro passato e la fine della Napoli capitale dei primati positivi meridionali ad opera dei sabaudo-piemontesi (con saccheggi e massacri annessi) con il presente delle cronache più recenti e imbarazzanti per la Juventus dei tribunali napoletani e non. Il tutto al grido “sapete solo rubare”.
Con un Sud sempre più umiliato ed offeso oltre il dovuto e sempre meno rappresentato a livello politico, culturale ed economico, una dimostrazione di esigenza di verità storica e di radici, sulla scia di una squadra e ad un società sportiva che si stanno affermando in Italia ed in Europa. 
Sempre nei Distinti, firmata dai “The Boys”, è apparsa la scritta “tu… mezzo francese… eri sommerso da debiti e spese… sei diventato gran sovrano rubando al popolo napoletano” ispirata al testo della canzone “Malaunità” di Eddy Napoli, a dimostrazione di una consapevolezza sempre più crescente delle vicende storiche, spesso mistificate, utile ad una proiezione nel futuro scevra da sterili visioni retoriche.
Nessuna intenzione monarchica o secessionistica, evidentemente, ma solo l’esigenza crescente di gridare un senso di appartenenza sempre più necessario da ritrovare per le prossime importanti sfide (non solo calcistiche) che attendono Napoli e il Sud verso un riscatto che gli antichi Popoli meridionali aspettano da troppo tempo.
Con l’auspicio che i napoletani possano dimostrare concretamente l’amore per Napoli in ogni momento della vita sociale e non solo all’interno dello stadio “San Paolo, si ringraziano i ragazzi dei Distinti e della Curva B per la maturità dimostrata e la disponibilità concessa e tutte le persone che hanno contribuito col cuore e con la tasca all’iniziativa.
(Uno speciale ringraziamento a Raffaele Auriemma che su Premium Calcio, commentando le coreografie sull’inquadratura del bandierone, ha citato V.A.N.T.O. «capace di valorizzare tutto ciò che di buono c’è a Napoli» e un plauso a Carlo Alvino che ha condito la sua telecronaca su SKY con ingredienti storici).

videoclip / ‘A voce ‘e Napule

videoclip / ‘A voce ‘e Nàpule

il film “muto” di Napoli-Manchester City

Richiesto, atteso, immancabile. Eccolo qui il videoclip della magica atmosfera di Martedì sera nel catino di Fuorigrotta. Un match per il quale le parole sono superflue e il cui racconto è giusto affidare alla sola voce di Napoli, quell’insieme di settantamila grida capaci di farsi sentire in tutt’Europa dove all’atmosfera del “San Paolo” si dedicano parole di ammirazione.
Ventun anni di assenza dalla massima competizione continentale hanno privato la “coppa dalle grandi orecchie” del prestigioso palcoscenico napoletano e ora il grido “the champiooons”, il terzo su tre inni riecheggiati a Fuorigrotta, è già il migliore spot che l’UEFA possa adottare per una competizione che nel ventennio della nuova formula non ha mai visto nulla di simile in nessun campo. Poi, altre tre esplosioni.
Quando le abbiamo desiderate, le serate di Champions le immaginavamo bellissime. Ma la realtà sta superando la fantasia.
E allora, voce alla Napoli sportiva, voce al Napoli in Europa… ‘a voce ‘e Nàpule!

Napoli, il bello deve ancora venire

Napoli, il bello deve ancora venire

il “pensiero ingombrante” che ha affrettato i giudizi

di Angelo Forgione
Doveva essere la Cenerentola del girone A di Champions League il Napoli che ad Agosto, alla compilazione dei gironi di Montecarlo, le cassandre della vigilia davano già spacciato all’ultimo posto. Qualcuno pure se lo augurava, e invece gli azzurri non solo sono già matematicamente in Europa League ma ad un passo dalla qualificazione nella fase finale della competizione regina. Che ha del miracoloso se non si trattasse, appunto, del Napoli.

Spagna, Inghilterra, Germania e Italia, il gruppo racchiude il top del ranking UEFA per nazioni, e già questo indica il livello della contesa. Mettiamoci poi che il Bayern è una delle favorite alla vittoria finale e la squadra di Mazzarri se l’è trovato di fronte alla terza e alla quarta giornata, nel cuore del calendario, quando la qualificazione era tutta da ottenere. Il Manchester City poi è il frutto delle follie del petrodollari, una rosa tra le prime cinque d’Europa, e anch’esso giunto a Napoli nel momento migliore di forma di questo avvio di stagione e forte del primato in Premier League. Eppure non ha mai battuto il Napoli, evitando la sconfitta in casa solo grazie ad un calcio piazzato quando i suoi tifosi erano ormai rassegnati. Manca solo un ultimo sforzo e poi il primo step stagionale fissato da De Laurentiis sarà brillantemente raggiunto.
Un grande assillo, un pensiero ingombrante inconciliabile con il ritmo forsennato delle partite che si susseguono. Mazzarri ha dovuto razionare i minuti e forzare un turn-over con gli uomini contati visti i numerosi infortuni che hanno accorciato la panchina e messo a nudo anche qualche errore in fase di mercato a cui si dovrà inevitabilmente rimediare a Gennaio. E gli avversari europei non erano Trabzonspor, Bate Borisov e Victoria Plzen.
Ma il “pensiero ingombrante” sta per esaurirsi, nel migliore dei modi salvo suicidi sportivi, e con esso anche gli impegni europei che tornerebbero più avanti senza alcun dovere. E dunque c’è tutta la possibilità di puntellare la classifica in campionato mettendo dentro uomini, concentrazione ed energie fisiche. In troppi danno il Napoli già fuori dai giochi in Serie A, anche tra i suoi stessi tifosi, ma De Laurentiis non si accontenta certamente di passare il turno di Champions per mettere soldi in cassa e poi recitare la parte del comprimario di fronte alla platea nazionale. Bisogna solo avere fiducia e non affrettare i giudizi già a Novembre. Il progetto stagionale prevedeva la qualificazione nel girone di Champions e il consolidamento di una posizione in campionato per restare nell’elite europea. E difficilmente questo Napoli miracoloso ha fallito i programmi. Anzi, pur con qualche passaggio a vuoto (cambio Reja-Donadoni, n.d.r.) è avanti rispetto ai tempi del progetto.

Ora l’Atalanta, in quella Bergamo di chi a Luglio gridava alle emittenti nazionali “noi non siamo napoletani” per difendere Cristiano Doni mentre il calciatore napoletano Fabio Pisacane denunciava la corruzione. E poi “benvenuta” Juventus insieme a tutti i contestatori del prefetto di Napoli e della cultura Napoletana in epoca di disastri e lutti. Il bello deve ancora venire.

tuttojuve.net: “pioviggina, salta la gara col City?”

tuttojuve.net: “pioviggina, salta la gara col City?”

continua la scia di cattivo gusto juventino

di Angelo Forgione – Insistete pure, voi di tuttojuve.net. Siete anche un po’ prevedibili perchè stamane, alla vista grigia dello splendido golfo di cui noi possiamo godere nelle giornate di cielo AZZURRO, ho pensato subito a qualche grigio BIANCONERO (le due tinte insieme producono grigiore) pronto a fare sarcasmo sulla partita di Champions sotto la pioggia… ma a Napoli, non a Torino. Francamente, dopo la bacchettata a Rampulla e Gullo, avrei sperato che da quel versante avessero tutti capito la lezione e imparato a rispettare soprattutto la morte di 7 persone ma anche la decisione superiore di un Prefetto.
E invece no: “una goccia d’acqua potrebbe influenzare gli slalom di Lavezzi, che correrebbe persino il rischio di scivolare; un’altra potrebbe causare il nervosismo di Mario Balotelli, sponda City … ma sono soprattutto le ultime due gocce d’acqua a creare i dubbi più angoscianti e le paure più profonde: il ciuffo di Roberto Mancini potrebbe rovinarsi e la cresta ribelle di Hamsik potrebbe, ahinoi, perdere volume e brillantezza”. Così scrive Domenico Aprea (cognome napoletano), capace di colpire anche degli ex-interisti nel suo articolo nella categoria “i nemici”.
Non ci viene da ridere, e purtroppo piangiamo. Se proprio gli adepti del direttore Massimo Pavan, i cui siparietti a Sportitalia sono decisamente meno brillanti della simpatia del conterraneo Michele Crisicitello, vogliono stimolar risata, imparassero dalla cultura napoletana che regala da secoli sorrisi senza offendere nessuno. Oppure traessero ispirazione da chi prima prende le distanze da Moggi e Giraudo e poi chiede scudetti indietro e 444 milioni di risarcimento danni.
Che stile che stanno sciorinando!

Il video della dichiarazione shock di Rampulla

Il video della dichiarazione shock di Rampulla
ma Francesco Gullo fa anche peggio

La “rumorosa” riflessione in diretta nazionale di Michelangelo Rampulla a 7Gold, denunciata da questa fonte, ha scatenato le accuse. L’ex portiere, a cui va comunque dato atto di aver comunque ritenuta giusta la decisione di rinviare la partita Napoli-Juventus, è stato incalzato dalle radio napoletane alle quali ha dichiarato che le sue parole erano state trascritte male e di essere stato frainteso.
Non è dunque per accanimento ma per amore della verità che vanno proposte le parole di Rampulla tratte dalla registrazione della trasmissione, dalle quali si può evincere che hanno spiazzato i presenti e generato risate ambigue, al punto che egli stesso è piombato in un imbarazzo evidente accompagnato dalla costernazione di Tiziano Crudeli.
Rampulla si è dimostrato prevenuto ma, ribadendo che era nella schiera dei difensori della scelta del rinvio dell’incontro di calcio, non lascia meno interdetti della malafede di tale Francesco Gullo, ex partecipante del reality “Campioni”, che durante la trasmissione non ha fatto altro che dare sfoggio della sua anti-napoletanità tenuta a freno senza risultati dalla conduttrice Giovanna Martini. Solo quando resosi conto di aver esagerato (il parterre gli consigliava con ironia di non recarsi più a Napoli), ha provato a dichiarare il suo amore per Napoli… con falsità fin troppo evidenziata con sorrisini e sottolineata dai commenti fuori campo.
Cercare notizie di Francesco Gullo si può sul web. E si approda alle pagine del reality a cui partecipò dalle quali
si legge nel suo profilo che “è stato protagonista di uno scandalo all’interno del gruppo a causa delle false dichiarazioni sulla sua presenza in Champions. E’ il pagliaccio del gruppo: racconta bugie!”.

Buffon: «Siamo ancora l’esercito di Franceschiello?»

Angelo Forgione – L’anno scorso la provocazione era partita da questo versante col brano de L’Altroparlante “Ma perchè sei tifoso della Juve se sei di Napoli“. Quest’anno, prima di Napoli-Juventus, ci ha pensato Buffon a tirare fuori la Storia inaugurando il “risorgimento juventino”. Parlando della vittoria al “Meazza” ai danni dell’Inter, ha lanciato la sfida al campionato con una battuta al microfono di Gianni Balzarini per “Guida al Campionato”: «Se manteniamo la rabbia agonistica possiamo fare strada, altrimenti siamo punto e a capo e torneremo ad essere l’esercito di Franceschiello come lo siamo stati negli ultimi due anni». Risata sul nomignolo dell’ultimo Re di Napoli e imbarazzo in studio, dove l’interdetto conduttore Mino Taveri ha chiesto, ridendo, a Ciccio Graziani: «Tu lo sai che è st’esercito Franceschiello?». E l’ex bomber di Torino e Roma è caduto dalle nuvole, mentre la napoletanissima Susanna Petrone ha anche lei nascosto l’imbarazzo dietro un magnifico sorriso.
Le Iene ci hanno dimostrato che gli stessi politici di Montecitorio non conoscono le vicende del Risorgimento che hanno generato la nazione unita, e quindi l’uscita di Buffon non è il peggio che ci capiti di vedere. Ma dobbiamo ringraziare il portiere per aver sollevato un interrogativo almeno ai più curiosi, che avranno smanettato su internet per scoprire a chi si riferisce il bianconero. Franceschiello era il soprannome del giovane Francesco II di Borbone, ultimo Re delle Due Sicilie, spodestato perché il suo esercito fu corrotto, guarda un po’, dai piemontesi.
E allora prendiamo al volo l’assist e facciamo un po’ di informazione storica. E se è vero che tra corruttori e corrotti non si salva nessuno è anche vero che il campo è minato per Buffon perché se i piemontesi risorgimentali l’hanno fatta franca, quelli del calcio hanno posato due scudetti e si sono accomodati in serie B. E col Torino il conto sale a tre. Tutti lì i tricolori revocati.

videoclip: La fierezza di essere tifosi Napoletani

videoclip: La fierezza di essere tifosi Napoletani
omaggio identitario nel giorno del compleanno di Maradona

Angelo Forgione – Nel giorno del 51° compleanno di Maradona, ho pensato per una volta di non creare ma di rispolverare e decodificare uno spot del 2007 della collana “Campionato io ti amo” (La Gazzetta dello Sport). 30 secondi ideati dall’agenzia pubblicitaria McCann Erikson che descrivono perfettamente la fierezza dei tifosi Napoletani, sostenitori di una squadra del Sud che ha vinto poco rispetto ai ricchi club del Nord ma che ha vestito con la sua maglia azzurra il più grande giocatore di tutti i tempi, capace tra l’altro di caricarsi di significati sociali oltre il calcio.
Lo spot ha diffuso qualche anno fa questo sentimento d’orgoglio che non può e non deve abbandonare alcun tifoso azzurro di oggi e di domani, obbligo morale rappresentato dalla metafora del tatuaggio utilizzata nella comunicazione pubblicitaria. Un sentimento che è l’essenza stessa del prestigio internazionale riconosciuto al Napoli in tutto il mondo, al di la degli scudetti e delle coppe vinte da una società sportiva del meridione d’Italia capace di riscrivere la geografia del calcio. Un blasone e una Storia che chi può vantare una bacheca più ricca non riesce o non vuole riconoscere.
Il mito assoluto di Maradona legato al Napoli è utile per una personale metafora extra-calcistica rispetto a un popolo che deve ritrovare la propria identità perduta, un popolo che di storia ne ha da vendere ma che ha piegato la testa di fronte ad una storia imposta quando la propria non teme confronti.