Cena culturale a Pompei

Martedì 22 gennaio, ore 20:30, presentazione del libro Napoli Capitale Morale con cena presso il locale Vincanto di Pompei (Via Nolana 89, 80045 Pompei – NA).

Dopo la chiacchierata sui temi del libro, cena con l’autore.
Menu incluso nel prezzo:
– crostini con presidi Slow Food e prodotti dell’Arca del Gusto;
– antica pagnottella pompeiana di farro e orzo farcita con pancetta e friarielli;
– calice di vino Pallagrello (il preferito da Re Ferdinando IV di Borbone).

Costo della serata: € 20 (nel prezzo è inclusa una copia del libro)

Per prenotazioni: 3929971314

vincanto

Ancelotti, l’Inter, la Juve e l’Unesco

Angelo Forgione – Tra chi confonde le idee e chi si ammanta di una moralità che proprio non ha, Ancelotti è tornato nel calcio italiano come una mosca bianca nella battaglia culturale contro razzismo e discriminazione territoriale. Ha squarciato i silenzi, e anche le parole degli impostori… come quelle di Andrea Agnelli e della sua Juventus, che presenta ricorso contro la chiusura di un settore del suo stadio, a differenza della ben più dignitosa Inter, cui va un plauso per non essersi ribellata al giudice sportivo. E ancora complimenti all’Unesco per la scelta del partner nella difficile lotta culturale del Football.

Con la demagogia non si combatte la camorra

Angelo Forgione – Chi tocca Gino Sorbillo tocca tutti i pizzaiuoli napoletani, un patrimonio immateriale dell’Umanità.
Chi tocca Gino Sorbillo tocca tutti i napoletani che parlano al mondo con la loro professionalità.
Chi tocca Gino Sorbillo tocca, in un attimo e senza fatica, l’immagine di Napoli, che oggi sarà di nuovo sporcata nelle tivù mentre noi impieghiamo mesi e sudore per lustrarla.
Chi tocca Gino Sorbillo tocca il cuore di Neapolis, “i Tribunali”, la più resistente identità urbana d’Occidente.
Chi tocca Gino Sorbillo tocca un lavoratore instancabile, come lo sono gli autentici napoletani, che sanno farsi da soli nelle difficoltà.
Chi tocca Gino Sorbillo tocca tutti gli esercenti che non hanno nome e visibilità ma che ogni giorno, a Napoli, vengono taglieggiati dal cancro sociale.
Chi tocca Gino Sorbillo tocca un uomo perbene e una persona umile e generosa.
Chi tocca Gino Sorbillo tocca un mio amico, ma amico di tanti. E un amico non resta mai solo, neanche sotto le bombe dei più vigliacchi tra i delinquenti.

E mentre esplodono bombe in pieno centro antico di Napoli e ad Afragola, ancora attendiamo quel centinaio di poliziotti annunciati a ottobre dal ministro Salvini, quando ha promesso di “sradicare, deportare, cancellare e isolare la camorra” andando “quartiere per quartiere, via per via, pianerottolo per pianerottolo”. Ma non è che li attendiamo con impazienza, intendiamoci. Di certo non cambierebbero la storia. E a cosa servirebbero? Salvini sa anche lui che il Sindacato Italiano Lavoratori di Polizia ha denunciato che a Napoli operano solo 4.500 poliziotti, un organico sottodimensionato di almeno 600 unità. E sa pure che a Napoli ci sono solo sette volanti garantite dalla Questura a disposizione nelle fasce notturne, alle quali si aggiunge qualcosina dei commissariati. E noi dovremmo credere che la lotta contro i circa cinquanta clan camorristici della città la possano vincere 100 uomini in più (magari senza auto e senza benzina)? E quello che a La Radiazza (Radio Marte) ho chiesto a Pina Castiello, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. E la risposta la potete valutare da voi.
Il “bla-bla-bla” della politica non dà risposte neanche alle domande secche. E a Napoli, nel 2019, ancora esplodono bombe.
La verità è che la criminalità si contrasta tagliando le radici delle attività illecite. Lo Stato non lo fa perché ha interesse a “usare” le mafie come ammortizzatore sociale per il Sud. Non hanno voluto agire incisivamente ben sei ministri dell’Interno di origini napoletane e campane, tra il 1988 e il 1999, e non sarà un ministro leghista a voler combattere una battaglia epocale.

Salvini come Agnelli, e De Laurentiis non ride più

salvini_napoliAngelo Forgione – Gravissime le parole del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, circa l’atteggiamento da tenere in caso di razzismo e discriminazione negli stadi. La sua risposta al problema tutto è stata dichiararsi contrario alla sospensione delle partite, scontrandosi col protocollo in tre fasi della FIFA, che richiede all’arbitro di mettere momentaneamente in pausa una partita al primo accenno di cori discriminatori, poi sospenderla e mandare momentaneamente le squadre negli spogliatoi nel caso il canto persista, e infine, se i cori non finiscono, interrompere definitivamente il match.
Ma cos’altro poteva dire un ministro degli Interni leghista che da giovane militante leghista cantava cori di discriminazione territoriale? E mica solo a Pontida. Lo faceva anche allo stadio Meazza, dall’età di 15 anni. E allora si può buon ben capire che Matteo Salvini, in sede di Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, ci è andato da tifoso del Milan e da militante della Lega Nord, non da saggio statista.
Qualche giorno fa, in un’altra occasione, Salvini aveva pure detto che non si  deve confondere il razzismo con la rivalità di quartiere, che è anche una cosa bella del calcio. Sembra di leggere l’ormai famigerata relazione della Juventus, in partnership con l’UNESCO, sulla lotta “contro la discriminazione e il razzismo nel calcio”. A pagina 60, nell’analisi del problema interno italiano – leggasi accanimento standardizzato e mascherato contro Napoli – si propone il paradosso di un’analisi assolutoria:

[…] Questo concetto particolarmente controverso viene utilizzato soprattutto in Italia per gli insulti di natura xenofoba fra il Nord e il Sud del Paese […].
[…] L’idea che il campanilismo, il quale racchiude una forma secolare di orgoglio e rivalità locale fra città e regioni, sia semplicemente parte dell’eredità culturale italiana e pertanto non dissociabile dal calcio è condivisa in modo praticamente unanime, anche da coloro che lo avversano.
[…] Le rivalità calcistiche basate sulla storia locale e regionale abbondano ovunque e si possono considerare realmente “il sale” del gioco.

Andrea Agnelli, infastidito dalle continue chiusure delle gradinate di casa, prima di far preparare la relazione da presentare all’UNESCO, disse che “le sanzioni puniscono a mo’ di razzismo il campanilismo, che invece fa parte della nostra cultura. È una nostra peculiarità”.
Matteo Salvini, dopo quattro anni di immobilismo istituzionale e morale, dice esattamente lo stesso. Ed è normale che sia così per certi uomini di cultura nordica per cui offendere i napoletani si tratta di “sale del gioco”. Il loro.
Il Napoli, appoggiando la linea etica tracciata da Ancelotti, ha giustamente storto il naso per le parole del tifoso Salvini, pardon, ministro dell’Interno, e ha fatto sapere che è pronto più che mai a fermarsi sul campo motu proprio per cori discriminatori, siano essi indirizzati a Napoli o al francese, senegalese, napoletano e uomo Koulibaly. Un braccio di ferro che è battaglia culturale da pochi compresa in un paese privo di cultura sportiva e vissuto nei conflitti di campanile nonché nella percezione indotta di un problema unico che si chiama Napoli. Una battaglia culturale che va attribuita ad Ancelotti, purgatosi all’estero e ora sensibile ai guasti italici, al quale si è finalmente allineato anche De Laurentiis, il quale qualche tempo fa aveva dichiarato di farsi una risata su certe espressioni verbali. Ora, finalmente, non ride più. Grazie ad Ancelotti, ha compreso che il divertimento è degli altri.

A Pordenone l’exploit del buontempone

Angelo Forgione “Lasciare pulito, non siamo a Napoli!!!”. È questo il messaggio apparso su tre cassonetti della spazzattura di una via residenziale alla periferia di Pordenone.
Con Gianni Simioli, a La Radiazza (Radio Marte) ne abbiamo parlato con Fabio Pacetta, il napoletano che ha filmato la spiacevole sorpresa, per poi chiamare il sindaco della città friulana, che ha giustamente preso le distanze da quanto scritto sui bidoni. “Se la città fosse tappezzata di cartelli contro Napoli – ha detto il primo cittadino – potrei anche capire questa protesta della rete. Si è trattato dell’iniziativa di un cretino e Pordenone non ha nulla a che fare con questa persona”. E lo sappiamo, ma non è questo il punto. Il punto è che piccoli episodi del genere, causati da tanti singoli deficienti, si ripetono qua e là, ed educano al disprezzo di Napoli, per la gioia di alcuni personaggi più o meno influenti dal punto di vista mediatico che non perdono occasione per alimentare una spirale antica e inarrestabile.
Il Comune di Napoli ha risposto con un video di Raffaele Del Giudice, assessore all’ambiente, e con una lettera al sindaco friulano. Magari con un impegno maggiore di operatori ecologici ne avrebbe avute tutte le ragioni.
Il deficiente che ha scomodato Napoli per umiliare i suoi vicini incivili, ammesso che lui sia civile, si faccia un viaggio culturale a Napoli. Scoprirà di non essere a Pordenone, senza nulla toglierle.

Koulibaly, napoletano prima che senegalese

Angelo Forgione Il tutto è falso, cantava Giorgio Gaber da Milano. È falsa la competizione a cui stiamo assistendo, viziata da spinte ripetute e continue al club che ha investito su uno dei calciatori più decisivi del pianeta e vola in classifica ben oltre i suoi effettivi meriti.
È falsa anche l’analisi del clima di San Siro, purtroppo luttuoso, e fortemente discriminatorio, di cui ne ha fatto le spese Koulibaly, non tanto perché nero ma soprattutto perché napoletano. Già, perché il calciatore senegalese è bersagliato da qualche tempo per il colore della maglia che indossa più che per quello della pelle. Roma, Torino, Bergamo, Milano… non vi è altro calciatore della più recente Serie A che abbia dovuto subire una simile sequela di ostilità ripetuta, e non stiamo parlando di un uomo chiacchierato e criticato come lo fu Balotelli ma di un professionista esemplare, oltre che di un elemento di assoluto valore che spicca nella mediocrità del calcio italiano.
Bando alle sciocche e comode accuse di vittimismo, e diciamolo che l’accanimento nei confronti di Koulibaly è sempre stato accompagnato da un accanimento concettuale nei confronti di Napoli. Non si è mai udito un verso di scimmia senza che non vi fosse prima un’invocazione al Vesuvio. Così a Milano, il primo stadio, nella storia del nostro pallone, colpito nel 2007 da chiusura di un settore per discriminazione territoriale, e Koulibaly non c’era, buon per lui. Il Napoli è poi cresciuto anche con lui, e lui col Napoli, fino a farsi uno dei calciatori simbolo della squadra, alfiere di un club fattosi seconda forza d’Italia, scalzando le blasonate e beneamate meneghine, e avvicinandosi al gran potere torinese.
L’accanimento nei confronti del forte omone nero del Napoli è espressione di timore rabbioso per una squadra del Sud che da anni precede in classifica il calcio milanese e guerreggia onorevolmente con quello torinese e romano. È il sud “africano” che infastidisce il consolidato asse Torino-Milano; è Napoli chiacchierata fuori dagli stadi, nella società italiana, che dà fastidio sui campi di calcio.
Kalidou, in fondo, l’ha anche capito che i versacci al suo indirizzo sono sempre accompagnati da offese a Napoli, e non a caso scrive di sentirsi fieramente francese, senegalese e napoletano.
E però, a bocce ferme, il malcostume indirizzato ai napoletani, che è il vero motivo del malcostume medesimo, sembra dissolversi nel nulla. La narrazione giornalistica e degli addetti ai lavori vari si concentra sul razzismo, sull’esclusiva discriminazione di razza, tralasciando completamente quello di territorio. Fiumi di inutili parole nei telegiornali a nascondere il vero problema del calcio italiano: Napoli! Esattamente questo, perché a Roma, Milano e Torino, dal 2007, è tutto un susseguirsi di provvedimenti disciplinari, di chiusure di settori per discriminazione territoriale prima ancora che per razzismo, mentre a Napoli, la comune bersagliata – alla faccia del vittimismo – volgarità come dappertutto ma vergogne del genere mai.
È un problema, Napoli, per chi non sa come risolvere i problemi. Norme inasprite e poi blandite, e allora via alle solite chiacchiere, ed è meglio parlare di razzismo contro i neri per nascondere la discriminazione contro i napoletani, che non è roba limitata ai pessimi stadi italiani, e viene dal principio della malaunità, allorché gli “affricani”. con due effe rafforzative del disprezzo, erano i nazionali napolitani, ovvero i meridionali. Alla vigilia del taroccato plebiscito di annessione, il piemontese Massimo d’Azeglio, governatore di Milano, scrisse:
“Ma in tutti i modi la fusione coi napoletani mi fa paura; è come mettersi a letto con un vaiuoloso!”.
Il retaggio di certo razzismo, che lo vogliate o no, è ancora alimentato dal leghismo dei d’Azeglio del Duemila, ed espresso, in parte individualmente e in più rumorosa parte collettivamente, nel rozzo comportamento delle folle d’Italia.

 

Natale al Sud, festa del ritorno

Angelo Forgione Penso a tutte le mamme del mio Sud, ora che è di nuovo Natale. Non festeggiano nessuna ricorrenza come quella in cui fanno ritorno a casa i loro figli emigrati altrove. Non c’è famiglia meridionale che non abbia qualcuno lontano da casa e dagli affetti. Ed eccole, le mamme dei “ragazzi” di ritorno, in questi giorni, riempire il frigorifero di tutti i loro cibi preferiti, dare aria alle camerette, tirare fuori lenzuola fresche di bucato, prepararsi a godersi l’abbraccio.
La mamma meridionale è una dea Cerere, è terra madre, pronta a ri-accogliere, a saldare radici spezzate.
Sarebbe il caso, almeno al Sud, di sostituire il Natale del consumismo, svuotato del suo mistico significato, con la festa del vero valore delle famiglie meridionali: il ritorno. Il 25 dicembre, al Sud più che altrove, dovrebbe essere la “festa del ritorno”.
Chi ritorna non vuole aprire regali. Chi ritorna vuole aprire la scatola dei ricordi per gustare i sapori locali, per rivedere paesaggi e panorami persi, per riconciliarsi con le origini. È il ritorno alle radici a dare quel qualcosa in più al Natale dei meridionali, e l’euforia la si taglia a fette, per le strade, affollatissime, perché il ritorno significa ripopolamento temporaneo del dissanguato Sud.
Sono le mamme a celebralo questo sacro ritorno, ad officiarlo, a renderlo solenne. E beato chi ce l’ha una mamma.
Mi sfuggiva, negli anni della mia immaturità, cosa il Natale restituisse ai meridionali. Mi sfuggiva, in quelli della maturità, chi rendeva perfetto il ritorno.

benvenuto_napoletani

Complimenti a chi ha preparato questo striscione di benvenuto esposto alla Stazione Centrale di Napoli.

Invincibile Neapolis

Angelo Forgione Come ogni anno, faccio gli auguri a Neapolis, di cui si dice che il 21 dicembre sia il compleanno, questo il 2.489mo, perché la tradizione vuole che si trattasse del 472 aC. Probabilmente leggenda, riportata dal filosofo Dicearco di Messina ma attribuita a un ignoto Dicearco di Cuma. Leggenda, ma non una di quelle create casualmente. Perché il 21 dicembre è giorno di solstizio d’inverno, quello in cui il Sole raggiunge il punto di massima distanza dal piano equatoriale, e il buio della notte raggiunge la massima estensione, per poi invertire il proprio moto, fino al solstizio d’estate, in giugno, quando la luce prende il sopravvento sul buio.
Napoli era greca, e osservava il mithraismo, la religione antica di tradizione ellenistica che celebrava i misteri del Sole invincibile, sempre capace di rinascere. I napoletani veneravano Mithra in processione verso la Crypta Neapolitana, quella oggi alle spalle del santuario di Piedigrotta. Lì, proprio al centro della grotta attraversata completamente solo due volte l’anno da un raggio di sole (in occasione degli equinozi di primavera e di autunno), fu rinvenuto in tempi recenti proprio un bassorilievo di Mithra, oggi in mostra al Museo Archeologico Nazionale.

mithra

Non è per caso, evidentemente, che si volle far nascere la Neapolis, una rinata Palaepolis, insieme al Sole, nel giorno meno luminoso dell’anno, quello della celebrazione dei misteri mithraici, poi sostituiti dal Natale cristiano coi Romani. E allo stesso modo con cui il Natale di Gesù Cristo fu sovrapposto a quello di Mithra, la Festa cattolica della Madonna di Piedigrotta fu sovrapposta alle processioni nella Crypta.

Mi piace, dunque, interpretare Napoli come forse si voleva che fosse interpretata, metafora del Sole invincibile. Mi piace pensare a una città invincibile, che sempre si risolleva. E invincibile è, perché sfida la presenza incombente di due vulcani distruttivi, ed è sopravvissuta, e si ostina a sopravvivere, a terremoti, eruzioni, colate di fango, epidemie, invasioni, bombardamenti e aggressioni verbali: un vero e proprio miracolo dell’umanità che si fonde col mistero.

Disegnata secondo il cammino del Sole su di un terrazzamento demarcato dal mare, dall’antico fiume Sebeto e dai terreni nelle attuali Foria e Forcella, Neapolis fu opposta dai Cumani al più vecchio insediamento, la Palaios Polis, rivolta invece agli abissi marini e fondata dai Rodiesi tra i secoli IX e VIII aC (ventinove secoli fa) là dove è il Castel dell’Ovo-Monte Echia.
Neapolis, col suo “schema ippodameo”, è ancora fedele alle sue origini come nessuna metropoli occidentale. Questa non è una leggenda, ed è anche per questo patrimonio dell’Umanità UNESCO.
“Il Comitato ha deciso di iscrivere il bene considerando che il luogo è di eccezionale valore. Si tratta di una delle più antiche città d’Europa, il cui tessuto urbano contemporaneo conserva gli elementi della sua storia ricca di avvenimenti. I tracciati delle sue strade, la ricchezza dei suoi edifici storici caratterizzanti epoche diverse e la sua posizione strategica nella Baia di Napoli conferiscono al sito un valore universale senza uguali, che ha esercitato una profonda influenza su gran parte dell’Europa e al di là dei confini di questa.”
(motivazione di iscrizione nella lista dei patrimoni – luglio 1995)

Non mi sembra un caso che…
All’ingresso della Neapolis è la VIA DEL SOLE.
Il simbolo di Napoli, il cavallo sfrenato, è il CORSIERO DEL SOLE.
La Crypta Neapolitana del Parco Vergiliano, alle spalle del santuario della Madonna di Piedigrotta, veniva interamente attraversata da un raggio di SOLE solo due volte l’anno: in occasione degli equinozi di primavera e di autunno. Lì confluivano le primissime processioni di Piedigrotta e si venerava il DIO DEL SOLE MITHRA, il SOL INVICTUS (sole invincibile), nato in una grotta il 25 dicembre.
E, per arrivare ai più profani giorni nostri…
La canzone di Napoli nel mondo è ‘O SOLE MIO, ed esiste anche ‘O PAESE D’ ‘O SOLE.
Lo stadio di Fuorigrotta si chiamava inizialmente “DEL SOLE”, poi dedicato a un apostolo.
La fiction televisiva di Napoli, duratura e fortunata, si chiama “UN POSTO AL SOLE”.

neapolis

la suggestiva illustrazione propone il Vesuvio per come lo conosciamo oggi; in realtà era all’epoca a cono unico e molto più alto.

 

Alessandro Gassman: «Napoli faro di cultura per il Paese. Mi dà energia.»

Angelo Forgione È cosa normale che, in occasione di cerimonie di conferimento di cittadinanze onorarie, si spendano belle parole per il luogo che ti tributa un simile onore. Quando però ascolti Alessandro Gassman, nuovo cittadino onorario di Napoli, dire che i napoletani gli danno energia e che quando rientra nella sua Roma, i suoi concittadini gli sembrano «tristi, lenti, spenti», capisci che sta andando oltre le parole di circostanza, perché un conto è omaggiare chi ti omaggia e un altro è farlo a detrimento di chi ti ha dato i natali.

Giovedì 20 appuntamento ad Amorosi (BN)

Aspetto tutti gli amici della Valle telesina e dei limitrofi Beneventano e Casertano giovedì sera, 20 dicembre, al Napoli Club Valle Telesina di Amorosi.
Sarà una serata prenatalizia all’insegna dell’identità e della verità, andando oltre il pallone che rotola per scoprire manovre ed interessi che muovono le sorti del Campionato italiano.
A condurre il dibattito saranno Marcello Framondi ed Emanuela Castelli, rispettivamente Direttore e Caporedattrice di Napoli.zon.
Per chi non potrà esserci, diretta facebook sulle pagine di napoli.zon e del Napoli Club Valle Telesina, con possibilità di interazione e domande.

Napoli Club Valle Telesina
via Telese 17, Amorosi (BN)
ore 20:30

diretta facebook:
www.facebook.com/NapoliClubValleTelesina
www.facebook.com/napoli.zon