Rupert Everett: «Napoli è uno dei luoghi più interessanti al mondo»

L’attore britannico Rupert Everett si spende in elogi per Napoli e per i colleghi napoletani. A pochi giorni dall’uscita del film The Happy Prince su Oscar Wilde, girato anche nella città partenopea, dove lo scrittore visse un periodo nel 1897, l’attore inglese dichiara ancora una volta la sua passione, nata non appena messovi piede per il sopralluogo pre-riprese. «Mi sono avvicinato alla città per il legame con Oscar Wilde, poi me ne sono innamorato», disse ai giornalisti nel giugno del 2016 camminando per le strade del centro. E ora, ospitato da Massimo Gramellini a Le parole della settimana, esprime il suo apprezzamento per la bellezza della Napoli dell’Ottocento e di quella di oggi, che ancora conserva il suo fascino, la sua unicità e le sue capacità artistiche.

 

FuoriRoma racconta l’ossessione di De Luca per Napoli

Angelo Forgione – «Si Salierno tenesse ‘o puorto Napoli fosse muort’», dice qualcuno per un impulso competitivo sintomatico di un provincialismo litigioso e inacidito. Una rivalità unilaterale che Napoli ignora – non esistono detti napoletani contro Salerno – e che è implicita ammissione di un complesso d’inferiorità. Magari anche di Vincenzo De Luca, almeno così pare ascoltando Isaia Sales a FuoriRoma di Concita De Gregorio: «Una satrapia di provincia. Chiunque si è opposto è stato fatto fuori. È vendicativo. A Salerno c’è un sistema massonico senza massoni. De Luca, insediatosi alla Regione, ha continuato a comportarsi come se fosse il sindaco di Salerno, facendo leva su un leghismo in salsa meridionale, contro gli immigrati e i napoletani, e fa costruire una piazza di un metro più grande del Plebiscito».
Concita De Gregorio sintetizza la Salerno degli ultimi 25 anni: «È il principato di De Luca, diventato signore e padrone di un feudo che oggi governa dalla poltrona di presidente della Regione. Sa tutto, controlla tutto. E se occorre, punisce. Gestisce attraverso i figli e l’attuale sindaco un flusso incessante di denaro. […] Passerà Salerno, quando sarà il momento, che non sembra lontano, di congedare i principi, di risalire a ritroso all’origine dei soldi, di denunciare i compromessi e il malaffare, di ritrovare il vento e il colore del mare».
«Il Crescent è un mostro ecologico», aggiunge una nervosa Teresa De Sio. E poi altre voci a scatenare l’ira del presidente della Regione Campania, che si sfoga su facebook: “Dopo anni e anni di aggressioni, sempre dalla stessa rete pubblica, abbiamo assistito all’ennesimo atto di squadrismo mediatico, l’ennesimo stravolgimento della realtà. Interverremo in tutte le sedi”.
Concita De Gregorio ribatte che sia De Luca che il figlio Roberto, ex assessore comunale, erano stati più volte invitati a intervenire nel programma, ma rifiutando di essere intervistati.

Trump accoglie i Borbone e scatta l’ironia

Angelo Forgione Il Presidente degli Stati Uniti d’America, a Pasqua, ospita i principi di Napoli a Mar a Lago, in Florida, e parte l’ironia della stampa d’Oltreoceano come pure dei social per l’incontro con gli eredi di un regno che non esiste più dal 1860. Ma c’è poco da ridere perché, al di là dei rapporti amichevoli tra Donald Trump e la coppia principesca e a prescindere da ciò che gli USA hanno determinato negli equilibri geopolitici del mondo moderno, il legame degli Stati Uniti con Napoli, siglato da Gaetano Filangieri e Benjamin Franklin nel 1781, è sempre onorato dalla diplomazia statunitense, di fatto celebrato da David Thorne, ambasciatore americano in Italia dal 2009 al 2013, in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia festeggiati nel 2011.

Il Sud ignorato dai media e mal raccontato

Angelo Forgione – Il giornalista Maurizio Ferraris, piemontese, se la ride quando il professor Stefano Cristante, docente settentrionale di Sociologia dei processi culturali e comunicativi in Puglia, gli ricorda che i primati tecnologici dell’Ottocento italiano arrivavano dal Sud: «La prima ferrovia nel Regno delle Due Sicilie… noi piemontesi ce ne siamo avvalsi per meglio condurre l’invasione».
È una cruda verità storica in un dialogo televisivo per spiegare il Mezzogiorno, che nei media nazionali è spesso rappresentato come terra della criminalità e del degrado. Questa rappresentazione non si limita a cogliere dati di fatto ma aggiunge ai fatti un’interpretazione che fa di alcuni problemi la chiave di lettura di un’intera area geografica. Alla cultura del Sud non si rende giustizia e l’immagine che se ne dà è oggetto di processi di semplificazione e di caricatura.
Cristante snocciola un monitoraggio condotto insieme alla collega Valentina Cremonesi sugli argomenti trattati dal Tg1: da circa 35 anni solo il 9% delle notizie apparse sul telegiornale più seguito dagli italiani sono state dedicate al Sud Italia, e di questo 9% si è trattato per il 75% di cronaca e criminalità, seguito dal meteo e dal welfare, tradotto in malasanità. Lo stesso vale per il Corriere della Sera e per la Repubblica, che dal 2000 al 2010 hanno dedicato al Mezzogiorno uno spazio sempre più marginale: 500 articoli contro i 2.000 del ventennio 1980-2000, legati quasi esclusivamente a due sole categorie criminalità/cronaca nera e meteo/natura. Ciò per cui eccelle il Sud, sostanzialmente, non è stato e non viene raccontato, e non è solo un problema riferito a giornali o trasmissioni di chiara impronta discriminatoria. 
In sostanza, un terzo del territorio e degli abitanti d’Italia sono sistematicamente ignorati dai media o hanno un ruolo marginale.
La politica, incapace di mettere mano alla Questione meridionale ma solo di tradurre il lamento in vittimismo al pari di buona parte dell’opinione pubblica, non è stata in grado di intercettare il malcontento, che si è aggiunto al disagio esistenziale. Vittimismo che non va oltre l’incapacità dei meridionali di trasfomare la loro grande potenza creativa in forza politica, come evidenzia l’editore Alessandro Laterza. Ed ecco spiegato perché la gente del Sud, orfana di classi dirigenti all’altezza di proporre un riscatto, si affida in massa a persone senza esperienze di governo e dalla faccia pulita.

‘Napoli Capitale Morale’ alla libreria Vitanova di Napoli

NCM_vitanova_2Angelo Forgione saluta l’inverno e, con la primavera, riapre la stagione delle presentazioni e dei racconti profondi di Napoli Capitale Morale. Appuntamento alla libreria Vitanova, al viale Gramsci di Napoli, ore 18.
Introdotto da Pietro Antonio Toma, l’autore discuterà appassionatamente con Agnese Palumbo di verità storiche poco note, accompagnati dai piacevoli interventi musicali ispirati al libro di Lino Blandizzi.

pagina facebook evento ► clicca qui

NCM_vitanova

Napoli deve riavere la sua spiaggia e il suo mare!

Angelo Forgione La mia battaglia di sensibilizzazione per la restituzione del mare ai napoletani continua. Ne ho parlato anche in un frangente del mio intervento all’evento pubblico “Resto al Sud, l’agorà” e poi ieri in tivù, alla trasmissione Club Napoli All News.

Per approfondire ► https://wp.me/pFjag-96U

Ai David di Donatello 2018 vince Napoli

Angelo Forgione Incetta di premi per film, registi, attori e maestranze napoletane e, se non napoletane, declinate alla napoletana nel galà del cinema italiano, concluso da Carlo Conti e i Manetti bros con un meritato «viva Napoli» a proclamare la vincitrice morale dei David di Donatello 2018.
Nelle ultime pagine di Napoli Capitale Morale, al capitolo “Verso il futuro”, scritto un anno fa, scrissi:

Tra tutto ciò che manca per far deflagrare un pur interessante incremento turistico affiora però un risveglio culturale, in una Napoli che offre al Paese una nuova importante generazione di scrittori, musicisti, registi, attori e produttori di animazioni, mentre la produzione culturale milanese, in ogni suo ambito, risulta in stallo. Tutto combacia con una nuova rilettura della storia partenopea, una sentita riscoperta identitaria […].

Provate a cassarla questa città, se proprio non volete valorizzarla, e avrete meno cinema, meno animazione, meno musica, meno teatro, meno letteratura e meno sapori. Avrete meno cultura italiana.

Barbaja, il principe degli impresari

barbajada

Angelo Forgione La Barbajada è una bevanda-dessert di gran successo nella Milano dell’Ottocento, a base di caffè, cioccolata e panna. La inventò un giovane Domenico Barbaja, prima di diventare biscazziere della Scala e poi impresario al Real Teatro di San Carlo, chiamato a Napoli da Gioacchino Murat. La sua creazione divenne l’appuntamento delle ore 17 nella città lombarda e fu esportata anche a Napoli. Scomparsa dopo la guerra, nel gennaio del 2007 ha ottenuto il Riconoscimento De.Co. (Denominazione Comunale) da parte dell’amministrazione comunale di Milano, insieme a pochi altri prodotti gastronomici tradizionali milanesi. Oggi la si può gustare solo in qualche bar storico di Milano e di Napoli (quella in foto è servita al Gran Caffé Gambrinus, di fronte al Massimo napoletano).
Partendo da questa bevanda, Domenico Barbaja divenne uno degli uomini più potenti d’Europa, ma anche il più napoletano dei milanesi.barbaja_1.jpg F
u artefice delle prolungate fortune del Real Teatro borbonico dopo il tramonto della Scuola Napoletana del Settecento determinato dal giacobinismo rivoluzionario. Con lui, Napoli divenne la città di Gioachino Rossini, Gaetano Donizetti e diversi altri artisti di spicco dell’epoca.
Acquistò un intero palazzo su via Toledo, all’angolo con Santa Brigida, e mise persino in piedi una ditta edile da cui si fece costruire un villino a Mergellina per ospitare cantanti e musicisti e un’esclusiva villa a Casamicciola d’Ischia per ospitare diplomatici e uomini di gran rispetto. Gli fu affidato il compito di costruire la nuova facciata esterna del San Carlo, poi la nuova sala interna, dopo l’incendio che la devastò, e addirittura la nuova costruzione-simbolo del neoclassicismo napoletano, la basilica di San Francesco di Paola innanzi Palazzo Reale.
barbaja_2Ignorante di studi quale fu, Barbaja finì col parlare uno stentato italiano misto a termini e inflessioni meneghine e partenopee. Ma parlava con re, principi e diplomatici europei, e riuscì nell’ineguagliata impresa di ricoprire contemporaneamente le cariche di direttore del San Carlo di Napoli, della Scala di Milano e del Kärntnertortheater di Vienna, avendo come base la capitale borbonica.
Con i suoi affollati funerali a Santa Brigida si chiuse l’epoca d’oro del San Carlo e iniziò quella della Scala, legata alle vicende risorgimentali e all’opera di Verdi.

approfondimenti su Napoli Capitale Morale

barbaja

 

 

La Pizzofalcone mancata

Diapositiva 1

Angelo Forgione Monte Echia è il luogo dove nacque Palepoli, l’antica Napoli. Lì sotto, sull’isolotto di Megaride, approdarono i Rodiesi che nel 900 a.C. fondarono il primissimo insediamento. Là sopra i coloni greci di Cuma edificarono un secolo dopo un epineion militare, attorno al quale sarebbe nata la Palaeopolis.
Questo luogo più che storico e altamente panoramico attende da dodici anni una riqualificazione con due ascensori che dovrebbero collegare la parte bassa con l’affaccio che sovrasta il borgo di Santa Lucia. Lavori fermati per l’esaurimento dei fondi e cantiere recentemente sequestrato dalla magistratura per infiltrazione camorristica. E così il luogo è piombato nell’abbandono, tra sporcizia e abusivismo dei parcheggiatori.
Il monte Echia, in verità, è una zona incompiuta sin dal secondo Ottocento, quando fu fatto oggetto di una serie di programmi per mettere in sicurezza il costone tufaceo e per migliorarne l’estetica. Il primo obiettivo è stato assicurato ma il secondo resta un fallimento ancora dopo più di un secolo. Il più spettacolare dei progetti fu quello del 1928, firmato da da Giovanni Cimmino, Manfredi Franco, Gennaro Russo e Alfredo Sasso: una sistemazione ascenzionale con un’elegantissima scalea evocante l’architettura napoletana del Settecento, tra tardo barocco e neoclassicismo, di collegamento tra la sommità e lo snodo stradale Chitamone-Santa Lucia.

parco monte echia 2

Il disegno faceva parte del “Piano regolatore e di risanamento di Santa Lucia a Monte Echia” d’epoca fascista, inserito poi nel più ampio Piano regolatore della Città di Napoli, nel quale fu pensata anche la sistemazione edilizia e stradale dal Monte Echia fino alla zona retrostante la chiesa di S. Francesco di Paola. Inutile dire che, per il sopraggiungere della guerra, nulla fu mai fatto, purtroppo.

plebiscito_progetto_fascista

Juventus-Napoli, chi è obbligato a vincere?

Allegri e Sarri. Chi è davvero ossessionato dallo scudetto? Chi scarica le pressioni su chi? Ne ho parlato nel salotto della trasmissione sportiva In Casa #Napoli (Piuenne) per chiarire il perché, nel duello scudetto, la pressione è, in realtà, tutta sulle spalle della Juventus. Bianconeri per il dovere, azzurri per il colpo di stato. E l’allenatore del Napoli, con la sua risposta serena al suo collega, ha fatto intendere proprio che l’ossessione è di chi deve vincere per forza anche il settimo tricolore, non di chi sogna di strapparglielo.