La grande Cultura di Napoli raccontata da Nicola Spinosa

La Cultura di Napoli raccontata da Nicola Spinosa
l’ex Sovrintendente in una bellissima intervista del 2008

Nicola Spinosa, ex Sovrintendente Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico di Napoli, uomo di profonda conoscenza dell’arte Napoletana e non solo, racconta Napoli e la sua immensa cultura unica al mondo a John Elkann.
Una consigliatissima intervista a tutto campo, una lezione di storia dell’arte mista a sociologia che arricchisce e che rende l’idea dell’importanza ineguagliabile del patrimonio artistico e culturale di Napoli, città unica al mondo, che neanche gran parte degli stessi Napoletani comprende.
Del resto, lo stesso Spinosa è stato premiato nel 2008 col “FIAC Excellency Award 2008” come uomo che ha più contribuito alla diffusione della cultura italiana negli Stati Uniti. Il premio, conferito per la diffusione della cultura italiana con le mostre oltreoceano sulle età artistiche Napoletane, rende l’idea della rilevanza del patrimonio partenopeo nel contesto nazionale.
A Nicola Spinosa i Napoletani devono molto per la sua opera di promozione della cultura Napoletana, per le tante e importanti mostre che hanno spinto l’immagine culturale di Napoli nel mondo richiamando visitatori e turisti. Un uomo di grande cultura, e soprattutto di grande amore e rispetto per la storia identitaria di Napoli che si evincono da quei piccoli particolari da cogliere con attenzione nell’intervista; Spinosa chiama infatti piazza del Plebiscito “Largo di Palazzo”.
Oltre ad avere il merito di aver riorganizzato e ampliato il Museo di Capodimonte, ha curato, tra gli altri, l’ultimo restauro dell’Arco di Alfonso d’Aragona a Castel Nuovo e ha inoltre offerto una preziosissima consulenza per il recente restauro e il rimodernamento del Real Teatro di San Carlo.

 

Statua di Alfonso d’Aragona, 8 mesi per un sollecito

Statua di Alfonso d’Aragona, 8 mesi per un sollecito
seconda nota della Direzione Regionale ai B. C. 

Ottobre 2010: V.A.N.T.O. denuncia il danneggiamento della statua di Alfonso d’Aragona sulla facciata di Palazzo Reale. Dopo 50 giorni, la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Campania indica all’allora Ministro Bondi che la segnalazione di V.A.N.T.O. è relativa al Palazzo Reale di Napoli e non alla Reggia di Caserta (leggi la nota).
Luglio 2011: la stessa Direzione Regionale, con una nuova nota (clicca sull’immagine per ingrandire), sollecita riscontro alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e alla Soprintendenza Speciale, restando in attesa.
Otto mesi per una rettifica e un sollecito… e nessuna risposta. Restiamo in attesa anche noi, che prima o poi…

video: PHILIPPE DAVERIO E L’ITALIA FALLITA

video: PHILIPPE DAVERIO E L’ITALIA FALLITA
la retorica risorgimentale che ha rovinato la cultura

Angelo Forgione – Torno sulla rivisitazione risorgimentale, che è senza dubbio la chiave per capire dove nascano i guai sociali (e non solo sociali) della nostra nazione italiana. Questa volta ho messo insieme un collage di alcune “pillole” del critico d’arte Philippe Daverio, tratte da varie puntate della sua trasmissione “PASSEPARTOUT” (RAI) e non solo, così come pure interviste rilasciate ai quotidiani IL MATTINO di Napoli e LA STAMPA di Torino. Un lavoro divulgativo che sembra essere estratto da una puntata monotematica mentre in realtà è un puzzle dal senso compiuto che all’inizio pone presupposti e alla fine offre delle risposte, toccando un altro tema che mi sta a cuore: la distruzione del patrimonio monumentale che è figlio della cancellazione della cultura.
Solo l’istruzione e la conoscenza approfondita delle dinamiche storiche possono spiegare il fallimento italiano, senza dubbio iniziato con l’invasione del sud da parte dei Savoia che, creando un Piemonte allargato e non un’Italia unita, non salvaguardarono le specificità culturali dei vari territori, men che meno la cultura delle Due Sicilie che avevano dettato cultura e creato i fondamenti della moderna Europa pur contando meno politicamente.
Le divisioni sociali tra nord e sud diventano motivo di attriti quando a discuterne sono gli ignoranti che trasformano tutto in scontro frontale. Quando invece è la cultura a parlare, quella che convince su ragionamenti e spiegazioni disarmanti, la mente di chi è disposto a conoscere e a capire può aprirsi. I veri revisionisti fanno così, figurarsi quando la rivisitazione della storia è rafforzata da chi non può essere accusato di essere parziale.
Jean Noel Schifano e Philippe Daverio, non è un caso che due intellettuali di estrazione culturale francese lancino messaggi in tal senso. I cosiddetti intellettuali italiani, invece, continuano a raccontare la storia dei vincitori per esserlo anche loro quando ritirano i premi di “sistema” in giro per l’Italia.

 

Spezzata una colonnina di piperno di Palazzo Reale

Spezzata una colonnina di piperno di Palazzo Reale
catena di recinzione usata come panchina?

Angelo Forgione – Ancora danni a Piazza del Plebiscito. Ieri è collassata una delle catene che fanno da recinto alle arcate vuote del portico di Palazzo Reale, precisamente quella tra la statua (danneggiata) di Alfonso d’Aragona e l’arco di ingresso. Questo perchè la colonnina di piperno di sostegno destro ha ceduto per qualche pressione e si è spaccata. Lo si capisce dalla sezione della spaccatura, trasversale e non orizzontale a partire dal perno della catena, cosa che fa intuire una forza esercitata verso il basso. Che la pressione in quel punto sia stata forte o comunque prolungata nel tempo lo si può evincere dall’altra colonnina di sostegno a sinistra che presenta una crepa proprio all’altezza del perno.
Dunque, le ipotesi sono due: da escludere un mezzo pesante in errore di manovra che non avrebbe sezionato in quel modo la colonnina a meno che la catena non si fosse impigliata per poi essere tirata in avanti. Più plausibile un atto vandalico dei soliti ragazzi che usano la facciata del palazzo come porta da calcio oppure, come ipotesi più verosimile, un cedimento strutturale dovuto all’uso improprio e prolungato nel tempo della catena come panchina. Difatti, capita spesso di vedere persone sedutevi, e tale ipotesi è eloquentemente supportata dall’immagine di google maps della piazza il cui particolare inerente al luogo del danno mostra due persone sedute proprio sulla catena (clicca sulla foto per ingrandire).
Stavolta, invece di parlare di vandalismo è forse più il caso di aprire un altro dibattito: le panchine in piazza no? 

Forgione e Eddy Napoli a colloquio con De Magistris

Forgione e Eddy Napoli a colloquio con De Magistris

proposte e progetti consegnati al sindaco

Angelo Forgione, in compagnia del cantautore Eddy Napoli, a Palazzo San Giacomo oggi per incontrare il sindaco De Magistris. Inizialmente prevista anche la presenza dell’attore Simone Schettino, poi annullata per problemi personali.
Idee chiare, proposte, segnalazioni e progetti consegnati al sindaco. Tre plichi ben corredati di notizie e idee:

un primo fascicolo inerente a 10 proposte per il rilancio della città di Napoli attraverso la valorizzazione dell’autentica cultura Napoletana (leggi il fascicolo consegnato al sindaco), oggi sotterrata dai problemi in cui i detrattori della città speculano.
Un altro fascicolo, ricco di documentazioni fotografiche dei più eclatanti attentati al patrimonio monumentale già trattati in denunce recenti e passate sulle quali ci si è soffermati in una breve discussione culminata con una foto degli orologi rossi “da fast-food” nel centro storico UNESCO di Napoli, il più grande d’Europa, di cui è stata fatta richiesta di rimozione per un taglio simbolico ma deciso con la vecchia amministrazione. Significativo il ghigno di De Magistris alla vista della foto.
Nell’ultimo fascicolo, un interessante progetto che per ora bolliamo come “TOP SECRET”, una dimostrazione d’amore spontanea per la città sul cui contenuto non si è voluto accennare neanche ai giornalisti che all’esterno della sala hanno indagato sui contenuti dell’incontro. 
Al sindaco è stato donato il libro-dossier “Malaunità, 1861-2011 150 anni portati male“, uno dei pilastri editoriali del meridionalismo contenente un capitolo di Forgione e un CD con due canzoni a tema di Eddy Napoli.
A fine incontro, De Magistris ha fatto trasparire interesse per le proposte, come poi confermato ai microfoni del suo staff di comunicazione sul web commentando gli incontri tenuti. In attesa di riscontri.

Statua di Alfonso d’Aragona vandalizzata, il restauro non risulta.

Statua di Alfonso d’Aragona vandalizzata:
il restauro non risulta, nessun danno-bis (?)

anarchia totale al “Plebiscito” 

La scorsa settimana i giornali hanno riportato la notizia di una nuova amputazione alla statua di Alfonso d’Aragona sulla facciata del Palazzo Reale di Napoli. Da quanto appreso, sarebbe di nuovo saltato il dito medio e il danno si sarebbe verificato immediatamente dopo il restauro alla stessa mano che, sempre da quanto si è letto, aveva restituito alla statua anche il dito indice della mano destra.

Di quella statua, e non solo di quella, mi sono occupato nello scorso Ottobre con segnalazione e denuncia recapitata alla Soprintendenza B.A.P.S.A.E. di Napoli, alla Regione Campania e al Comune di Napoli, evidenziando che i danni permanevano da diversi anni senza alcun intervento di restauro (foto in basso). Altresì avevo denunciato l’assenza di misure di sicurezza e sorveglianza in una piazza che è simbolo della Napoli Capitale nonchè scrigno d’arte e cultura.

A distanza di un mese e mezzo, ricevetti il protocollo n.0015353 del 22/11/2010 della Soprintendenza Regionale indirizzato alla Soprintendenza di Napoli, alla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio storico e, per conoscenza, all’allora Ministro Bondi e al sottoscritto. Quel documento aveva per oggetto “Reggia di Caserta – segnalazione”  e chiedeva che, in riferimento alla allegata nota n. prot. 19268 del 25.10.2010 del Gabinetto del Ministro, nel precisare che la segnalazione si riferiva al Palazzo Reale di Napoli e non alla Reggia vanvitelliana, si chiedesse alle soprintendenze destinatarie di relazionare in merito.

Insomma, dopo un evidente giro di carteggio relativo alla segnalazione del sottoscritto, di questa se ne faceva evidentemente carico prima il Ministero per i Beni e le Attività Culturali che la girava alle soprintendenze locali indicando erroneamente come sito, chissà per quale strana dinamica, la Reggia di Caserta e non il Palazzo Reale di Napoli (leggi da V.A.N.T.O.)

Da allora nessuna notizia, men che meno informazione ufficiale di imminente restauro della statua che non risulta sia mai stata restaurata.

Appresa la notizia sui giornali, interdetto e rabbioso, mi sono recato a Palazzo Reale per verificare di persona, scattando delle foto alla mano vandalizzata al fine di comparare il danno attuale con quello segnalato ad Ottobre.
Ebbene, mi pare di poter dire che non ci sia stato alcun restauro recente, sia per la mancanza di comunicazione degli enti contattati sia per la perfetta coincidenza del profilo della frattura, oggi identico a quello riscontrato ad Ottobre quando, tra l’altro, il dito indice era presente e visibilmente riattaccato con le stesse evidenti “sbavature” visibili attualmente (clicca sulle immagini a confronto di fianco per ingrandire).

Tuttavia, seppure mi pare di poter dire fino a prova contraria che non ci sia stato restauro e quindi reiterato danno, cosa che aveva fatto montare in me grossa rabbia, ho comunque rilevato per l’ennesima volta la presenza nella piazza di giovani calciatori intenti a sferrare pallonate sulla facciata del Palazzo, colpendo ripetutamente statue e vetrate (clicca sulla foto in basso per ingrandire).

Tutto questo nell’assoluta serenità della mancanza di vigilanza che fa si che nel sito di importanza mondiale i turisti rabbrividiscano. Non solo la facciata della reggia ma anche il colonnato quanto il pronao della Basilica di San Francesco di Paola e le stesse statue equestri sono un insieme casuale di scritte che si accavallano l’una sull’altra. Come pure marmi asportati e scempi di ogni tipo, emblematici di una devastazione dell’immenso patrimonio della città consegnato completamente ai nuovi barbari.

Eppure le leggi ci sono, a partire dal vecchio articolo 639 del Codice Penale per cui il deturpare i monumenti è reato punibile con 11.032 euro e la reclusione fino ad un anno se il vandalo sporca o aggredisce un monumento. Nel Maggio 2009 poi, l’allora sindaco Iervolino emanò l’Ordinanza sindacale n.483 con cui si fece divieto di imbrattare o deturpare edifici pubblici, monumenti, attrezzi, strumenti ovvero oggetti e cose di arredo urbano, e in caso di violazione la sanzione fu fissata a 200 euro e a 500 euro per il “graffitaro” recidivo.

Nessuno ha mai fatto rispettare queste leggi-farsa, la Polizia Municipale non controlla e dunque ci tocca subire ogni giorno l’aggressione ai monumenti.

Lo scorso anno, a Barcellona tre “graffitari” sono stati sanzionati con una multa di 7mila euro per  aver imbrattato un monumento e due veronesi sono stati rincorsi e acciuffati fin dentro casa. A Napoli invece vige la libertà assoluta!

Angelo Forgione
Movimento V.A.N.T.O. 

È giunta la Giunta (De Magistris)

È giunta la Giunta (De Magistris)
inaugurato l’assessorato alla democrazia partecipativa

Nell’antico palazzo dei ministeri borbonici “di San Giacomo”, il Sindaco Luigi De Magistris ha presentato la nuova Giunta Comunale che dovrà governare la città da qui in avanti. Nessuna sorpresa rispetto alle indiscrezioni degli ultimi giorni.
Salta subito all’occhio, per noi che da anni cerchiamo di dialogare con Palazzo San Giacomo in maniera costruttiva, un nuovo assessorato alla democrazia partecipativa che avrà il compito di gestire i rapporti con i movimenti affidato ad Alberto Lucarelli che diventa così un importante referente della cittadinanza attiva.
Lo stesso De Magistris, annunciando la Giunta e definendola “un grande progetto”, ha speso due parole in più per questo nuovo assessorato che registriamo dandogli un valore fondamentale: «Questo è un esecutivo che inaugura un nuovo modo di fare politica a Napoli, nel Mezzogiorno e nel paese. A Napoli nasce un laboratorio politico per puntare sulla grande voglia di partecipazione e di cittadinanza attiva. Al nuovo assessorato alla democrazia partecipativa do molta importanza perchè noi creeremo da subito dei momenti di confronto con la cittadinanza attiva che ci è stata vicina in campagna elettorale ma anche a quella che si vorrà mobilitare per partecipare direttamente al governo di questa città. C’è una parte della cittadinanza che ha dato prova di essere viva, che vuole dire la sua e darci una mano, magari anche criticvando quando è giusto farlo».
Quattro le donne nell’esecutivo ma spicca la figura di Tommaso Sodano come vicesindaco e assessore all’ambiente chiamato a risolvere il problema dei rifiuti, proprio colui che portò alla luce lo scandalo rifiuti in Campania e che mosse le denunce che portarono al rinvio a giudizio di Bassolino, Romiti, Impregilo e dei vertici del commissariato ai rifiuti.
Giuseppe Narducci, noto PM della Procura di Napoli, va “spontaneamente” ai diritti, trasparenza e sicurezza; a lui toccherà il compito di porre le condizioni per migliorare le condizioni di sicurezza della città lavorando sulla videosorveglianza e su quei prosupposti che possano segnare un’inversione di tendenza in una città che, come ha ricordato il Sindaco, ha fatto poco per questo negli ultimi anni.  Da sottolineare il ritorno a Palazzo San Giacomo di Riccardo Realfonzo al Bilancio, dopo aver provato a lavorare con la Iervolino alla quale ha poi sbattuto la porta dimettendosi dalla stessa carica e aver accusato la Giunta, Sindaco compreso, di non averlo supportato nelle strategie di cambiamento per uscire dal dissesto e per abbattere quello che definì un sistema clientelare che bloccava la macchina comunale. Avevamo segnalato alla vigilia del ballottaggio l’autogoal che Lettieri aveva commesso nell’accusare De Magistris di pensare a Realfonzo per la sua eventuale Giunta (leggi), cosa che invece rappresentava una positività. Realfonzo, come Sodano, appare l’uomo giusto al posto giusto.
Al Lavoro, Sviluppo, Attività produttive, Commercio e “made in Naples” va Marco Esposito, uomo che si è contraddistinto per le sue battaglie “meridionaliste” contro il federalismo fiscale di stampo leghista. Lo scorso 3 Giugno avevamo analizzato i dati dello SVIMEZ (leggi) riportando un suo intervento (guarda) del 27 Febbraio 2010 in cui attaccò Caldoro alla vigilia dell’elezione alla presidenza della Regione, ma anche Giulio Tremonti, dando l’esatta dimensione di come il sud sia raggirato e continuamente colonizzato dai politici del potere settentrionale che guidano il paese in funzione degli interessi delle proprie aree di provenienza. Esposito appare una buona garanzia di un Comune di Napoli che possa “andare” a sud in un paese sbilanciato a nord (forte cardine tra le battaglie di V.A.N.T.O).
Interessanti gli altri incarichi, tra i quali quello ad Antonella Di Nocera che rileva il delicato e importante assessorato alla Cultura e Turismo.
Buone le premesse rispetto agli auspici “captati” in campagna elettorale che hanno trovato conferma. Ma ora al lavoro, il tempo della “tregua” è finito. La Giunta appare sicuramente valida e da domani Napoli attenderà risposte dal nuovo sindaco e dai suoi collaboratori. Anche V.A.N.T.O. che sa già da dove ripartire dopo anni di silenzio iervoliniano.

 


Una campagna elettorale giocata su un campo di calcio

Una campagna elettorale giocata su un campo di calcio
Berlusconi scende a Napoli e la tratta da colonia

Angelo Forgione (Movimento V.A.N.T.O.)

Sia chiaro, ognuno poteva scegliere dove stare la sera della chiusura della campagna elettorale. Io sono stato in entrambe le piazze per tastare il polso del clima pre-elettorale perchè, pur avendo la mia idea, quello che più mi interessa è la città e il suo popolo. Niente dono dell’ubiquità, la chiusura degli interventi politici alla Rotonda Diaz ha coinciso con l’arrivo di Berlusconi a Piazza Plebiscito, momento in cui la vergogna è venuta fuori con il premier che ha trattato i Napoletani come fanno tutti da 150 anni: colonizzati!
Ma perchè Berlusconi è sceso a Napoli direttamente dal G8 francese? Presto detto. Tutto nasce dal Presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis che al teatrino di corte di Palazzo Reale, alla vigilia delle prime votazioni, dichiara la sua simpatia per Lettieri. Ma ad inizio settimana, la Gazzetta dello Sport, quotidiano milanese, diffonde l’interesse di Berlusconi per Hamsik. De Laurentiis non gradisce lo sgarbo e incontra De Magistris per parlare dello stadio San Paolo, uno degli stadi più grandi e più fatiscenti d’Europa che la sinistra iervoliniana ha dato in concessione gratuita alla SSC Napoli. Berlusconi capisce l’autogol elettorale e intuisce che l’unica cosa da fare per riparare al danno è andare a Napoli non per parlare di programmi e soluzioni ai problemi ma per dichiarare che non compra Hamsik.
Nota a margine, nella notte seguente appaiono al centro storico e in alcune periferie manifesti contro De Magistris raffiguranti lo stadio San Paolo sbarrato.
Sono li, incredulo di quanto sto ascoltando. Mi dico “Ma come? Qui si decide il futuro di una città in cui l’immondizia invade le strade e i turisti muoiono appena scesi dalle navi, e l’uomo politico con più potere d’Italia, uno degli otto più importanti della terra sulla carta (se ne è vantato davanti la platea), viene nella piazza della grande storia borbonica a parlarci di Hamsik e a cantare ‘o surdato nnammurato?”
È quel punto chiaro che a sostenere Lettieri è il Presidente del Milan, non quello del Consiglio dei Ministri. 
Quando sento quel proclama lancio un “epiteto” sperando di non essere il solo. Probabilmente non lo sono, ma purtroppo, sotto al palco, molti napoletani esplodono giubilanti all’elemosina del Presidente rossonero. A quella carità per una colonia chiamata Napoli, un popolo dritto avrebbe fischiato sonoramente. E invece urla di gioia e bandiere al vento! Dimenticando che quell’uomo sul palco è lo stesso che la mattina di Milan-Napoli, all’Unione del Commercio di Milano (e sottolineo all’Unione del Commercio di Milano), arrembò contro il meridione tutto (non solo Napoli) dicendo “andiamo a battere il Sud”. E anche lo stesso uomo che ha festeggiato con la Lega Nord in parlamento, tra bandiere leghiste e con fazzoletto verde nel taschino, per il federalismo municipale che drena i soldi dei meridionali verso i comuni del nord (leggi).
Qui la politica non c’entra niente. Qui c’entra il populismo politico e la vergogna di un popolo che non riesce e ritrovare se stesso, la propria dignità e la propria consapevolezza. Le mani nei capelli ce le dovremmo mettere noi, non Hamsik. E per disperazione.

p.s.: Hamsik si vende se decide di andarsene e se De Laurentiis decide di venderlo, non se Berlusconi decide di comprarlo.

Continua la “Malaunità”: cantieri di Castellammare verso la chiusura.

Continua la “Malaunità”: cantieri di Castellammare verso la chiusura
operai in rivolta, distrutti i busti di Garibaldi e Vittorio Emanuele III

Forte tensione all’indomani della decisione di Fincantieri di chiudere lo stabilimento stabiese (assieme a quello ligure di Sestri), tagliando così 639 posti di lavoro in Campania. Continua la distruzione del tessuto industriale del sud avviata con l’unità d’Italia e con quest’ulteriore colpo si mandano in sostanza a chiusura i cantieri dove si realizzò la grande marina borbonica, orgoglio del Regno delle Due Sicilie nel mondo, e dove, dopo l’unità d’Italia si realizzò nonostante il ridimensionamento la nave-scuola veliero “Amerigo Vespucci”, ancora oggi vanto della Marina Militare Italiana, realizzata sui progetti dell’antesignano veliero borbonico “Monarca” (leggi l’articolo),  la più grande nave da guerra di tutti gli stati preunitari d’Italia.

Disagi alla circolazione a Castellammare ma anche solidarietà. Su alcune serrande abbassate sono apparse locandine a favore degli operai in lotta. Un gruppo di lavoratori ha occupato il Comune e devastato alcune sale del Municipio. Il sindaco, il vice sindaco, i capigruppo ed alcuni consiglieri comunali di Castellammare di Stabia sono rimasti bloccati all’interno della sede comunale. Il presidio è durato tutta la notte. Quattro agenti di polizia sono rimasti feriti.

Chiaro il messaggio lanciato con la distruzione di due statue di valore di Garibaldi e Vittorio Emanuele III. Quella del Savoia è stata fatta rotolare giù dal piedistallo in vico Sant’Anna. Al busto ottocentesco di Garibaldi dello scultore Giovanni Spertini, acquistata dopo l’Unità d’Italia, è stata mozzata la testa, che poi è stata piazzata all’interno di una tazza da toilette.

la protesta degli operai di Castellammare di Stabia (video)


(foto e video: Repubblica.it)

“City”, è già degrado completo!

“City”, è già degrado completo!
Il decoro attorno Palazzo San Giacomo fu solo illusione