la “Fior di margherita” a battesimo ufficiale

alla storica pizzeria Lombardi, evento per la verità e l’eccellenza

passaggio su Radio Marte di lunedì 4 novembre

Martedì 5 novembre sarà un giorno importante per chi ama il piatto principe della cucina napoletana e, più in generale, la vera Storia di Napoli. Nei locali dell’antica pizzeria Lombardi avrò l’onore di raccontare la vera nascita della pizza Margherita alla presenza dei rappresentanti dell’Associazione Verace Pizza Napoletana che, con questa significativa partecipazione, intendono supportare la rivisitazione storica per riposizionare il parto della pizza tricolore. La serata vedrà protagonista anche la storica famiglia Mastroberardino, che conduce da anni una delle aziende vinicole campane più famose nel mondo.
Ai tavoli, tutti su prenotazione, sarà servita tra le altre pietanze la neonata pizza di Lombardi, la “Fior di margherita“, quella che, probabilmente, mostrava il primo volto della Margherita all’inizio dell’Ottocento, molto prima della preparazione di Raffaele Esposito del 1889 in omaggio alla Regina Margherita di Savoia. Come racconto nel mio libro Made in Naples, testi dell’epoca ma anche documenti contemporanei confermano che la pizza con pomodoro, mozzarella e basilico esisteva ai tempi della Napoli borbonica. Dopo l’anteprima di settembre alla pizzeria Carmnella, la “Fior di margherita”, dal 5 novembre, entrerà stabilmente nel menu di Lombardi. “Noi della Famiglia Lombardi – si legge nel comunicato crediamo di dovere qualcosa alla nostra terra. La fortuna di essere Napoletani, Campani e Meridionali, ci impone l’obbligo di diffondere il verbo e la cultura di questa meravigliosa terra. Difenderla contro la tendenza all’oblio e alla sopraffazione culturale”.
“Mastroberardino in Fior di margherita”… un altro evento cui tengo molto, per amore della nostra coscienza condivisa e per la passione che da anni spendo in questa missione.

Angelo Forgione

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Made in Naples a “Ultrazoom”

Made in Naples di Angelo Forgione alla trasmissione “Ultrazoom” di Nello Odierna sull’emittente CapriEvent.

Made in Naples strappa applausi al gala del Duomo

Gigi Savoia legge dei passi del libro e in platea nasce un applauso spontaneo

Un premio che Napoli ha dato a chi ama Napoli e per lei si è contraddistinto. E per questo, un riconoscimento con un significato particolare. Made in Naples ha saputo emozionare anche la folla festante che ha gremito il Sagrato del Duomo di Napoli per la serata di gala che ha chiuso i festeggiamenti per il Santo Patrono (guarda il video).

È nata la “Fior di margherita”

La pizza regina ha finalmente abbracciato la sua vera storia. Alla “pizzeria Carmnella”, Vincenzo Esposito ha preparato per i membri del Movimento V.A.N.T.O. la “Fior di margherita”. E non finisce qui: a Novembre, la pizza coi petali sarà presentata in una importante serata-evento anche da una nota pizzeria napoletana. Ne parleremo più avanti.

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Enzo Coccia, il pizzaiuolo consapevole

Angelo Forgione – Dopo la pubblicazione del contributo del compianto Vincenzo Pagnani, torno sull’argomento “pizza margherita” per evidenziare quanto detto dal maestro pizzaiuolo Enzo Coccia al Corriere del Mezzogiorno:
«L’11 giugno del 1889 non nasce la Margherita, ma solo il nome. Raffaele Esposito davvero si recò al bosco di Capodimonte e preparò tre tipi di pizze: bianca con lo strutto, l’altra con i pesciolini, verisimilmente alicette, e un’altra con pomodoro e mozzarella. Quest’ultima fu chiamata Margherita, ma già esisteva, come si legge nel libro di de Bourcard di quarant’anni prima».
Forse non nacque neanche il nome, visto che il filologo Emmanuele Rocco, nel secondo volume del libro Usi e costumi di Napoli e contorni descritti e dipinti citato da Coccia, parla di “sottili fette di muzzarella”. E le fette, distribuite con disposizione radiale, dal centro verso il bordo, disegnavano il fiore di campo da cui è possibile che la pizza abbia preso il nome già ad inizio Ottocento, per essere offerta all’omonima Regina nel 1889.
È ora che tutti i pizzaiuoli di Napoli, come Enzo Coccia, raccontino la verità, quella che le associazioni locali di tutela del prodotto hanno ben trascritto nel Regolamento UE.

approfondimenti su “Made in Naples” di Angelo Forgione (Magenes, 2013)

Lo “Speciale Tg1” che rafforza i pregiudizi

Pollice verso, o quasi, per lo “Speciale Tg1” dedicato al colera del 1973 a Napoli. C’era da essere preoccupati a ragione. Napoli è stata dipinta ancora come una Calcutta italiana, nelle stesse condizioni igieniche di quarant’anni fa. Nonostante la crisi dei rifiuti degli anni scorsi, è francamente troppo! Questa è stata la conclusione tratta da Gennaro Sangiuliano, vicedirettore del Tg1 e curatore dello speciale terminato con la notizia del sequestro di due coltivazioni di cozze in acque prossime a scarichi fognari nel Golfo di Napoli. Casi che dimostrano evidentemente il buon monitoraggio dalla Guardia di Finanza, impegnata in una rassicurante opera di prevenzione.
Il taglio del reportage si è rivelato ben diverso dallo speciale “Napoli al tempo del colera” di Sergio Lambiase e Aldo Zappalà realizzato per “La storia siamo noi” in collaborazione con il master in giornalismo dell’Università Suor Orsola Benincasa. Quello si che descrive i fatti in maniera più equilibrata e veritiera, scagionando le cozze napoletane seppur coltivate con disinvoltura allo sbocco di cloache e collettori. Nella cozza partenopea c’era magari di tutto, eccetto il vibrione del colera che arrivò da molto lontano nel Pacifico. E senza la partita di mitili tunisini, Napoli e le città mediterranee non sarebbero state contagiate. Lo “Speciale Tg1” ha gettato ancora una volta la croce addosso alla città del Vesuvio, facendo solo qualche piccolo riferimento al coinvolgimento di altre città del Mediterraneo nella pandemia, come se queste fossero state contagiate dal focolaio napoletano. I 6 morti di Bari equivalgono ai 23 di Napoli, se si rapporta la popolazione delle due città, e neanche si è accennato al lungo perdurare dell’emergenza altrove, mentre a Napoli tutto fu risolto in circa due mesi con la più grande profilassi d’Europa favorita dalla compostezza del popolo partenopeo.
Napoli non può continuare ad essere dipinta come una dannata città del Seicento. Questo esercizio non fa altro che alimentare i luoghi comuni, gli stessi che allontanarono i turisti nel 1973, tornati in città solo con la buona vetrina del G7 del 1994. Produrre un reportage con certi messaggi sdoganati dalla rete ammiraglia della RAI in un momento in cui il turismo in Italia è in calo causa danni all’immagine di una città che, dopo lo scandalo rifiuti, di viaggiatori internazionali ne sta intercettando molti e sta reggendo alla flessione del dato nazionale. Chi scopre Napoli resta spesso sorpreso in positivo da ciò che vede, scrollandosi l’immagine distorta della vigilia che prende una forma più fedele al contatto con la realtà osservata coi propri occhi (vedi servizio del TgR Campania del 25 agosto ’13 in basso). Marcello Mastroianni raccontò che negli anni Ottanta, in occasione delle riprese del film “Maccheroni”, Jack Lemmon portò una valigia piena di medicinali: “Chissà cosa gli avevano detto a Hollywood. Colera… vai a sapere cosa poteva prendere a Napoli. E invece rimase sbalordito e si rese conto che non era così… che era una città amorevole, piena di simpatia per lo straniero” (guarda il video).
Il vicedirettore Sangiuliano, serio e preparato professionista napoletano, avrebbe potuto sfruttare l’occasione per parlare di rifiuti tossici delle aziende del Centro-Nord seppelliti nelle campagne tra Napoli e Caserta con la complicità di camorra e colletti bianchi, quello sì un problema tragicamente attuale, invece di ricalcare un pernicioso canovaccio ai danni di Napoli e mettere in guardia da un vibrione che sembrerebbe in agguato.

40 anni dopo, il colera del 1973 a “Speciale Tg1”. Quali intenti?

Domenica 25 agosto andrà in onda una puntata di “Speciale Tg1” che rivisiterà i drammatici eventi del colera a Napoli del 1973, a quarant’anni dall’epidemia che colpì non solo la città partenopea ma anche altre città del bacino del Mediterraneo.
«Dopo quarant’anni Napoli si ritrova nelle medesime condizioni di allora, se non peggio». Il giudizio tranchant sarà espresso del regista napoletano Francesco Rosi nel documentario curato dal vicedirettore della testata, il napoletano Gennaro Sangiuliano. E in effetti le condizioni igieniche di Napoli sono ancora oggi al di sotto degli standard europei e indegne di una città di grandissima storia e cultura. Nessuno lo neghi e lo nasconda, ma c’è da chiedersi quali siano gli intenti nel “celebrare” quegli eventi a otto lustri di distanza, riproponendo presumibilmente le inchieste realizzate all’epoca dei fatti che non furono certamente obiettive ed equilibrate. Quell’epidemia, infatti, non fu causata dalle pur precarie condizioni igieniche della Napoli degli anni Settanta, non dalle cozze coltivate nel mare napoletano cui furono attribuite le colpe, ma da una partita di mitili provenienti dalla Tunisia, da cui transitò la pandemia proveniente dalla Turchia via Senegal, cozze che furono sdoganate anche a Palermo, Bari, Cagliari e Barcellona, colpite anch’esse dal vibrione del colera. A questo proposito, si legge dalle pagine online dell’Espresso che lo speciale del Tg1 racconterà “una pagina cupa della storia di Napoli, troppo presto dimenticata, decine di morti e migliaia di contagiati, con casi che si estesero a Bari e ad altre località del Mezzogiorno”. Scritto così, sembra che le altre città furono contagiate dal focolaio di Napoli. E del resto, in quei giorni, fu proprio L’Espresso a titolare in copertina “Bandiera gialla”, schiaffeggiando la città insieme a tutta la stampa, nazionale e internazionale, che perse il senso della misura, speculando sulla città partenopea con racconti di fantasia sui napoletani e diffondendo notizie non verificate. Una biologa inglese, ricoverata al Cotugno per altri motivi, scrisse un reportage per il Times ricco di ricami sulle condizioni igieniche dell’ospedale, in cui parlò di un’esperienza da incubo. Poi ritrattò.
Il presidente dell’Ente Porto e l’Ufficiale Sanitario vennero indiziati di epidemia colposa dalla magistratura, per poi essere scagionati proprio dalla cozza tunisina. L’epidemia, a Napoli, fu debellata velocemente, e l’emergenza fu ufficialmente dichiarata chiusa in meno di due mesi dall’OMS, a tempo di record grazie alla più imponente profilassi della storia europea e ad un’ammirevole compostezza della popolazione nelle operazioni di vaccino, mentre le altre città, Barcellona compresa, ci misero due anni per liberarsene completamente. Tutto questo è raccontato con grande precisione ed equilibrio da uno speciale de “La storia siamo noi” del 2011 (guarda il video), a cura di “Village Doc&Films” di Sergio Lambiase e Aldo Zappalà, in cui anche Paolo Mieli dichiara che “la criminalizzazione di Napoli fu davvero sproporzionata”.
I media dell’epoca alterarono la realtà, consegnandola al pregiudizio, rompendo le ossa all’immagine della città. Solo quando dopo trenta giorni a Napoli tutto finì fu reso noto che il vibrione era nelle cozze tunisine. Nessuno però descrisse più l’epidemia che perdurava altrove, mentre Napoli si ritrovò orfana di turisti, ormai convinti che fosse una Calcutta italiana. Negli stadi d’Italia, luogo di crescente calciocentrismo nazionale, il Napoli di Vinicio fu da allora accolto al grido di “colera”, e fu proprio in quel momento storico che nacque quel coro/slogan razzista ancora ben radicato e mai contrastato dagli ipocriti organi preposti al contrasto dei fenomeni razziali negli impianti sportivi. Baresi, palermitani, cagliaritani e catalani non sono apostrofati come “colerosi”, e neanche i tifosi delle squadre di Milano, Genova, Torino, Verona, Treviso, Venezia, Trieste, Parma, Modena, Como, Bergamo, Brescia e altre città del Nord non bagnato dal mare ma colpite nell’Ottocento da diverse pandemie di colera per le scarse condizioni igieniche e non per delle cozze importate.
Bisogna augurarsi che “Speciale Tg1” sia equilibrato e corretto quanto “La storia siamo noi”, evitando di calcare la mano sulla cassa di risonanza che da sempre Napoli offre ai romanzieri dell’informazione ma, al contrario, cogliendo l’occasione per ricostruire la realtà dei fatti del settembre 1973 e riattribuire a Napoli quanto in quel periodo fu tolto sotto il profilo dell’immagine. In caso contrario, il documentario produrrebbe il solo risultato di alimentare stereotipi e pregiudizi, danneggiando nuovamente l’immagine di una città che faticosamente sta di nuovo intercettando il turismo internazionale, dando tra l’altro ulteriore fiato al volgare razzismo anti-Napoli negli stadi. Che poi la Napoli di oggi abbia più o meno gli stessi gravi e irrisolti problemi, come sostiene Rosi, non c’è alcun dubbio; ma questa è un’altra storia, che anche all’epoca dei fatti del colera fu strumentalizzata per vendere giornali, quotidiani e inchieste televisive.
La carente igiene di Napoli e del Sud-Italia esposto al mare di certo non aiutò a respingere il colera, che partì nel 1961 dall’isola indonesiana di Sulawesi e travolse un po’ tutto il Globo (vedi immagine in basso tratta da “Principi di Microbiologia Medica” – La Placa XII edizione). Si auspica che il vicedirettore Sangiuliano, napoletano, vorrà descriverlo.

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“Made in Naples” a Gricignano

“A sud di nessuno”, evento culturale nella cittadina aversana

Le Associazioni Arcadia e CamUrrà hanno organizzato una serata evento a carattere identitario con ospiti d’eccezione del panorama meridionalista. “A sud di nessuno”, questo il nome dato dai giovani dei due sodalizi gricignanesi all’evento, che si svolgera Sabato 13 luglio, nella caratteristica location del cortile Santagata-Di Luise di via Aversa (Gricignano). L’evento sarà strutturato in due momenti: alle ore 19 sarà presentato il libro Made in Naples – Come Napoli ha civilizzato l’Europa (e come continua a farlo) di Angelo Forgione. Assieme all’autore, presenzierà anche il professor Gennaro De Crescenzo, scrittore e storico archivista. La presentazione del libro darà spazio a un dibattito a cui il pubblico è invitato a partecipare con domande e riflessioni sulla cosiddetta “questione meridionale”. A moderare il dibattito Vincenzo Viglione, giornalista del quotidiano on line CampaniaNotizie.com.
La seconda fase dell’evento sarà scandita dalle note dei NapoliNcanto, dell’eclettico e impegnato musicista, nonché attore, Gianni Aversano, che delizierà con brani di musica dal repertorio classico e popolare partenopeo di un gruppo che ha portato la musica classica napoletana sui gradini più alti dei palcoscenici Europei e Mondiali.
Nel corso della serata sarà possibile degustare piatti tipici della cucina tradizionale. L’ingresso è gratuito e aperto al pubblico.

Made in Naples a “Inpastallautore”

La rubrica letteraria Inpastallautore in onda su Area Blu TV, condotta da Maurizio Ponticello e Simonetta Santamaria, si è occupata di Made in Naples con un’intervista a 360° ad Angelo Forgione che è andata anche oltre i temi strettamente inerenti al fortunato libro.

20€ per sostenere una mostra sui siti borbonici

L’associazione “ORANGE reEVOLution” ha messo in piedi un progetto didattico-culturale per la valorizzazione dei 22 siti reali borbonici della Campania, finalizzato all’allestimento di una mostra-evento denominata “22 Double Two Siti Reali Borbonici in Campania – la storia dimenticata”, prevista per i mesi di Aprile e Maggio 2013 nelle sale del Palazzo Reale di Napoli. Il progetto chiama in causa tutti i cittadini, turisti ed amanti della Campania felix, che possono partecipare con una quota di 20,00 euro, fino al raggiungimento di minimo 300 quote. V.A.N.T.O. ha già aderito all’iniziativa e chiede a tutti i simpatizzanti di unirsi.
Il sostegno può essere prenotato on-line. (clicca qui per accedere ed aderire al progetto)