Corteo per il decoro e la dignità di Napoli

Corteo per il decoro e la dignità di Napoli.
Anche V.A.N.T.O. presente

Questa è la Napoli migliore, quella che vogliamo. La Napoli della brava gente che chiede normalità invece di lamentarsi nel chiuso dei propri salotti.
Un “grazie” a tutti noi che c’eravamo, senza plausi… perchè era nostro dovere.

da “IL MATTINO” del 19 Dicembre 2010

NAPOLI (19 dicembre) – Hanno sfilato in corteo da piazza dei Martiri a piazza del Plebiscito, da piazza del Gesù alla Prefettura. Due cortei diversi ma organizzati con un solo obiettivo: restituire decoro e dignità a una città devastata dalla spazzatura, dall’incuria e dall’inciviltà.

Una manifestazione di protesta, pacifica e composta, per dire basta all’emergenza rifiuti, per risvegliare le coscienze e sollecitare il rispetto delle regole, soprattutto quelle che imporrebbero la raccolta differenziata che ancora oggi appare un miraggio. Sono partiti in duecento, si sono ritrovati in duemila dinanzi alla Prefettura dove, tra gli applausi, è stata installata una grande fontana di plastica dalla quale, al posto dell’acqua, fuoriuscivano sacchetti della spazzatura carichi di veleni (…).

ECCO PERCHÈ I NOSTRI MONUMENTI CADONO A PEZZI

ECCO PERCHÈ I NOSTRI MONUMENTI CADONO A PEZZI

A metà Ottobre V.A.N.T.O. denuncia il danneggiamento della statua di Alfonso d’Aragona sulla facciata di Palazzo Reale.
Dopo un mese e mezzo di chissà quali giri del carteggio, la Soprintendenza regionale indica al Ministro Bondi che la segnalazione di V.A.N.T.O. è relativa al Palazzo Reale di Napoli e non alla Reggia di Caserta!
Congratulazioni Sig. Ministro Bondi e Ministero tutto.

 

L’appartenenza agli emblemi e alla nomenclatura della nostra storia

L’appartenenza agli emblemi e alla nomenclatura della nostra storia

La “Real delle Sicilie” è il primo team iscritto al campionato regionale di Calcio a 7 che scenderà in campo con il logo di V.A.N.T.O.
La “fusione” storico-calcistica portata avanti dal movimento sta trasferendo ai giovani di Napoli l’appartenenza agli emblemi e alla nomenclatura della nostra storia, ed è un gran risultato sotto il profilo di un riscatto futuro auspicato.
Un plauso a Stefano Conte, responsabile area marketing “FCS Project”, per la bella iniziativa spontanea e priva di lucro.

La “Real delle Sicilie” parteciperà ai campionati del circuito FCS. Quest’anno si prepara ad affrontare la VI Edizione FCS LEAGUE SOCCER che è il campionato regionale di Calcio a 7 ACSI (Associazione centri sportivi italiani) che si disputa nell’impianto sportivo FCS STADIUM a Pomigliano d’Arco (Na).

Il campionato, che prenderà il via il 20 Dicembre, si avvarrà del patrocinio della REGIONE CAMPANIA e di numerosi partner commerciali, tra cui la GIVOVA, che ne è fornitore Ufficiale dell’abbigliamento tecnico.

www.fcsclub.it

www.facebook.com/group.php?gid=106290760402

www.facebook.com/pages/FCS-LEAGUE-SOCCER/338247049283

www.facebook.com/group.php?gid=149880605025608

www.youtube.com/user/fcsproject?feature=mhum

www.megavideo.com/?v=RHR8OU04

Emergenza patrimonio. Philippe Daverio: “Lo Stato ha fallito, più bravi i Borbone”

Mentre le celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia sono sempre più silenziose, decisamente fragorose e sempre più frequenti sono le bombe lanciate da autorevoli personaggi della cultura che stanno pian piano abbattendo il muro della retorica risorgimentale, riattribuendo i giusti meriti al sud pre-unitario e alla dinastia borbonica che lo condusse ai vertici del prestigio internazionale.

Sotto il profilo economico-industriale bastano i saggi di Paolo Malanima, direttore dell’Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo del CNR e Vittorio Daniele dell’Università “Magna Græcia” di Catanzaro, e quello di Stefano Fenoaltea e Carlo Ciccarelli della Banca d’Italia per dimostrare che il sud non era affatto sottosviluppato rispetto al nord.
Ormai i grandi personaggi della cultura sono sempre più soliti nell’amplificare ciò che noi meridionalisti professiamo e facciamo oggetto della nostra battaglia culturale mai fumosa e poggiata, appunto, su cultura e studi in quanto consapevoli di essere “semplici” divulgatori di verità sotterrate.

Dopo l’amplificazione della legge borbonica sull’introduzione pionieristica della raccolta differenziata portata alla ribalta nazionale da Roberto Saviano, sulle pagine de “IL MATTINO” di Napoli del 1 Dicembre 2010 è il turno di Philippe Daverio, apprezzato e stimato critico d’arte e docente universitario, che decreta il fallimento della tutela del patrimonio artistico in Italia e la superiorità e l’efficienza delle Due Sicilie rispetto alla moderna nazione italica: «La tutela del patrimonio in Italia è un fallimento. Lo Stato ha fallito e l’Italia si è dimostrata meno capace di quanto fecero i Borbone nelle Due Sicilie che era un grande Stato».

Philippe Daverio sta per lanciare “Save Italy”, un progetto per portare all’attenzione dell’intera comunità internazionale il caso Italia e chiedere l’intervento di tutti per far qualcosa di utile alla salvaguardia del nostro impareggiabile patrimonio.
Del resto era stato proprio lui ad avallare la mia video-denuncia “Il ponte sullo Stretto che ammazza la cultura” ammonendo così: «In Italia viene ritenuto prioritario il ponte sullo Stretto di Messina. Vuol dire anche che per realizzare il ponte non si salva la Reggia di Caserta».

E significativo è, in chiave risorgimentale, un passaggio di una sua dichiarazione su “LA STAMPA” di Torino del 12 Dicembre 2009 in cui, pur valorizzando il patrimonio culturale torinese, Daverio trovò comunque il modo per dire ai piemontesi tra le righe che sono invasori: «il Piemonte non è Italia. Torino è la capitale di uno stato che ha conquistato l’Italia senza farne parte». Così confermando che il Risorgimento non fu un moto di unione ma una guerra senza dichiarazione, un’annessione del sud, unica parte del paese davvero indipendente e italiana, da parte di un nord sabaudo filo-francese (e inglese), quindi straniero.

Crolli a Pompei, cosa c’è dietro? (intervista a Radio SBS Australian Network)

Crolli a Pompei, cosa c’è dietro?

intervista a Radio SBS Australian Network

6 Novembre 2010: crolla la “Schola Armatorarum” detta anche Domus dei Gladiatori. Un pezzo di patrimonio unico al mondo che l’Italia perde per sempre. Disponibile online l’intervista ad Angelo Forgione sul crollo di Pompei concessa al prestigioso network australiano “SBS Radio” in cui si tenta di fare chiarezza sulla situazione.


Bertolaso e il Vesuvio

video / Come gli uomini di Stato proteggono Napoli

Bertolaso e il Vesuvio

Ecco l’audio delle disgustose dichiarazioni “sarcastiche” del Capo della Protezione Civile, nonché Commissario Straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania, Guido Bertolaso circa l’eruzione del Vesuvio.

Il tono, le parole e le risate che si ascoltano dicono tutto.

La registrazione è stata effettuata dalla Funzione Pubblica della CGIL.

Rifiuti in Campania: petizione al Parlamento Europeo del P.d.D.S.

Rifiuti in Campania: petizione al Parlamento Europeo del P.d.D.S.

Il “Parlamento delle Due Sicilie”, ai sensi dell’articolo 194 del Trattato CE e dell’articolo 44 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE, ha inviato al Parlamento Europeo e alla Commissione Europea – Ambiente, una petizione in merito alla questione dei rifiuti in Campania.

PREMESSA

1)     La questione-rifiuti in Campania è una questione irrisolta da oltre 20 anni;

2)     I governi centrali e locali hanno dimostrato da oltre 20 anni l’incapacità di risolvere la questione-rifiuti;

3)     Gli stessi governi sono al centro di numerose inchieste giudiziarie per presunte complicità di carattere civile e penale (come risulta dai documenti allegati);

4)     I provvedimenti adottati (inceneritori inadeguati, discariche sovraccariche o in territori non adatti all’allestimento di discariche) sono stati condizionati dalle frequenti, prevedibili e immotivate “emergenze”, non sono mai stati realmente risolutivi e in molti casi hanno procurato più danni che vantaggi;

5)     La Regione Campania non si è ancora dotata di un piano di smaltimento dei rifiuti;

6)     La Corte dei Conti ha fatto pesanti rilievi sulla condotta degli amministratori locali («Alla base delle gravi emergenze determinate dalla gestione rifiuti, vi è una serie di omissioni ed inadempienze. Di questi, le principali responsabilità sono da attribuire alle molteplici incertezze normative; a una carente programmazione, spesso aggravata da insufficiente coordinamento; all’incapacità di taluni amministratori di Comuni e consorzi di bacino»

7)     Sono numerose ed evidenti le infrazioni alla normativa europea anche in merito ai finanziamenti erogati e da erogare;

8)     I cittadini campani sono cittadini europei e, ai sensi dei trattati europei, con gli stessi diritti degli altri cittadini europei;

9)     I cittadini campani hanno subito, subiscono e, presumibilmente, subiranno danni di carattere materiale (danni alla salute, come risulta da numerose inchieste medico-scientifiche allegate; danni irreversibili al territorio con l’inquinamento di intere aree e delle falde acquifere) e danni di carattere morale (come risulta dalla rassegna stampa internazionale allegata con conseguenze anche gravi sotto il profilo culturale, educativo o turistico)

SI RICHIEDE AL PARLAMENTO EUROPEO
e alla COMMISSIONE EUROPEA – AMBIENTE
UN INTERVENTO URGENTE con una propria delegazione per accertare la situazione in loco e valutare le misure necessarie da adottare con le seguenti finalità:

  • ricostruire un necessario rapporto con istituzioni sovranazionali e super partes essendo venuto meno qualsiasi tipo di rapporto istituzionale e fiduciario tra i rappresentanti delle istituzioni locali e nazionali e gli stessi cittadini campani, per
  • prevenire altre possibili crisi, per una soluzione adeguata e definitiva ella questione-rifiuti in Campania.

Napoli, 25 ottobre 2010

“Parlamento delle Due Sicilie – Parlamento del Sud”


Campania: il “far-west” che non c’è.

Campania: il “far-west” che non c’è

I mass-media falsano la percezione del pericolo
ma il territorio campano è tra i meno pericolosi d’Italia

leggi su napoli.com

di Angelo Forgione

Agguati di camorra, microcriminalità e violenza urbana. I telegiornali si riempiono di Napoli in chiave negativa e i quotidiani sparano titoli sensazionali che umiliano la comunità partenopea. La Campania è, secondo il Rapporto sulla criminalità del Ministero degli Interni, la regione con il maggior numero di omicidi. La parte del leone la fa, manco a dirlo, la criminalità organizzata, e non potrebbe essere altrimenti con la frammentata galassia di clan e famiglie malavitose che gestiscono il malaffare. Un dato certamente sconfortante che fa molto rumore ed impatta violentemente, più di ogni altra piaga. La Campania e il suo capoluogo sono proiettati come territorio pericoloso, il più pericoloso. Ma è una proiezione quanto mai fuorviante perché non è così che si evince un giudizio approfondito sulla reale pericolosità di Napoli rispetto alle altre città italiane ed europee.

La Campania è certamente terra di malaffare che blocca lo sviluppo e la crescita sociale, non c’è dubbio, ma la pericolosità di un territorio va analizzata nell’ampiezza di un quadro completo che comprenda non solo il fattore criminoso costituito dai morti per omicidio volontario ma anche da quello sociale di cui fanno parte i morti per incidenti stradali e i suicidi. Questo perché un ambiente può essere più o meno pericoloso anche in base alla rischiosità delle proprie strade e del proprio stile di vita.

Tanto per cominciare un’analisi realistica, il numero di omicidi, che in Campania è il più alto, non indica necessariamente la triste leadership perché il dato va spalmato sulla popolazione per ottenerne un coefficiente di media. E la Campania non si salva, ma viene però superata dalla Calabria e, udite udite, dalla Val d’Aosta.
Per avere una reale indicazione sulla pericolosità del territorio campano è sufficiente  affiancare il Rapporto Eu.R.E.S. Ansa sugli omicidi volontari, il Rapporto ACI Istat sulla mortalità automobilistica e i dati Istat sulla Giustizia che indicano i suicidi sul territorio nazionale; basta quindi sommare i dati sulle morti, rapportare i totali alla popolazione di ogni singola regione e il gioco è fatto.

È così si scopre che in Campania, nonostante la camorra pesi sensibilmente sul totale degli omicidi volontari, si registrano una scarsissima mortalità stradale e una bassa propensione al suicidio. I coefficienti che si evincono dimostrano che la Campania è di fatto una delle regioni più sicure insieme alle tranquille Molise e Basilicata.
È vero che in Trentino c’è un rischio di morte per omicidio dieci volte inferiore che in Campania, ma è altrettanto vero che i trentini sono soggetti ad una vera e propria strage sulle strade e ad un’autentica “suicidiomania” da brividi. Impressionanti tassi di mortalità in auto si registrano in tutte le regioni del Nord, Lombardia, Piemonte e Veneto su tutte, e città come Mantova, Cuneo e Treviso forniscono dati di più di 10 volte peggiori di Napoli che, tra l’altro, è anche soggetta ad un salasso da parte delle compagnie assicurative che tacciono sul dato dei sinistri al nord quando parlano di truffe assicurative al sud.

La città di Pulcinella sarà pure caotica e rumorosa ma probabilmente in tutto questo si nasconde una propensione alla socializzazione che è poi motivo di tanti più sorrisi, in antitesi con molti luoghi desolati del nord in cui gli stati d’ansia sono automatici al solo camminare per strada di sera. E sebbene nel suicidio vi sia una componente volontaria, è pur vero che il territorio in cui si vive incide fortemente sui disturbi psichici che portano all’atto estremo. E allora non è un caso che la Campania sia allegramente ultima nella classifica dei suicidi, con una proporzione di 1 a 3 rispetto a tutte le regioni del centro e del nord.

Forse l’ansia da passeggio centro-settentrionale non è poi così immotivata se pensiamo che i serial killer non sono un prodotto tipico campano, e neanche un fenomeno prettamente meridionale, anzi: Alessandro Mariacci, Olindo Romano e Rosa Bazzi, Mario Alessi, il mostro di Firenze, il killer di Padova, Michele Profeta, Erika e Omar, Annamaria Franzoni, le bestie di Satana, Guglielmo Gatti, Acquabomber, Unabomber, i delitti di Garlasco e di Perugia sono solo una parte del lungo elenco di una follia che pervade i territori del nord e del centro Italia. Non è una teoria ma un dato effettivo fornito dal Ministero della salute che indica le regioni del nord e del centro in testa per numero di ricoveri dovuti a disturbi mentali organici indotti, nevrosi depressive e dipendenze da alcol e droghe, mentre la Campania è invece felicemente tra le ultime.
A rinforzare questi dati quelli di Federfarma riguardanti l’assunzione di antidepressivi di cui in Campania si fa un uso davvero minimo, così come di Viagra che in altre regioni del nord è abusato. Tutto ciò a conferma di una comunità campana tutt’altro che sull’orlo di una crisi di nervi.

L’O.M.S., l’organizzazione mondiale della sanità, ha previsto che nel 2020 una persona su cinque sarà affetta da disturbi mentali e, visto che i dati in Campania sono stabili mentre al centro-nord si registra un costante aumento, risuona profetico il monito di Beppe Grillo in un suo spettacolo: “Napoli è l’unica speranza per l’umanità”.
Campania Felix? Per molti versi non più ma per altri decisamente più che altrove. La verità è che le mafie hanno un nome e dietro il nome “camorra” si può catalogare ogni fenomeno macabro che non è meno cronico al nord laddove però non è etichettabile ed è per questo più silenzioso. Il raptus di follia fa meno notizia del regolamento di conti e i mass-media si affannano a sviscerarlo cercando di capirne il movente e le dinamiche rivestendolo di un alone di umanità che non può essere conferito all’omicidio malavitoso, il cui movente è notoriamente deprecabile e lascia spazio solo alla condanna per l’intera comunità che lo subisce dall’interno.

Alla vigilia del match Napoli-Milan del 25 Ottobre 2010, sul Corriere della Sera appare un’intervista al bomber della squadra azzurra Edinson Cavani. Una domanda recita così: «Ha letto “Gomorra”?» – Il calciatore risponde argutamente: «No. A Palermo, dove sono stato benissimo, so che c’è la mafia. Mi sono informato, poi ho deciso che della città volevo solo prendere le cose belle».
Chi si sognerebbe di intervistare Ronaldinho e chiedergli cosa ne pensa dei numerosi delitti tra le mura domestiche di Milano? Eppure, sempre secondo il Rapporto Eu.R.E.S. Ansa, i delitti in famiglia uccidono più delle mafie e il dramma è più frequente tra le mura domestiche che per strada. Un omicidio su tre è familiare, frutto di disturbi psichici o comunque di rapporti umani poco concreti che sono, come dimostrato, prerogative del nord laddove, statisticamente, ogni dieci giorni un componente di famiglia pianifica il proprio “suicidio allargato”, trascinando con sé il coniuge, i figli o altri familiari.

Napoli e Campania alla facile gogna, ma quanto mai sicure al confronto con molte regioni. Le statistiche complessive dicono che le regioni davvero pericolose sono il Friuli, il Trentino, la Val D’Aosta, la Liguria, il Veneto, l’Emilia Romagna. E tutto questo smonta l’associazione pericolosa dei luoghi comuni e la deviazione mass-mediologica tutta italiana, ma non il loro pernicioso effetto a danno dei Napoletani, dei Campani e dei Meridionali in generale.
Gli stessi Napoletani ne risultano condizionati, convivendo con la sensazione di trovarsi in un  territorio in cui il pericolo sia dietro l’angolo. Eppure nessun cittadino partenopeo o campano risulta essersi mai barricato in casa per evitare i pericoli di un far-west che di fatto non esiste ma è, allo stato dei fatti, indotto dai mass-media.

dal libro “And so what…?” di Pasquale Russiello

immagine: L’Ottimista di Marco Adinolfi

DISCARICHE SUL VESUVIO – IL VULCANO INTOSSICATO (dopo Chiaiano, il Vesuvio. E poi?)

150 anni di soffocamento per Napoli e il Sud

Dopo Chiaiano, il Vesuvio diventa vittima sacrificale della crisi dei rifiuti in Campania. Un territorio devastato dalla politica e dall’incontrastato controllo delle mafie a cui il Sud è consegnato, quello stesso territorio che prima dell’unità d’Italia era protetto da leggi speciali e che in 150 anni di unità d’Italia è diventato il più “sfregiato” d’Europa.

si ringraziano per le immagini l’Associazione Cittadini Giornalisti, Valigia Blu (Nell’inferno di Terzigno), Ricky Farina, Pietro Menditto e Diego Fabricio (Vietato respirare) e Mauro Caiano (Napoli Capitale)

ISTAT: Campania ultima per Pil pro-capite

ISTAT: Campania ultima per Pil pro-capite

nel 1861 nessuna differenza tra Nord e Sud

vai all’articolo su napoli.com

di Angelo Forgione

Scontata sentenza, il paese è spaccato in due anche nell’ultima fotografia dell’ISTAT che ha depositato negli scorsi giorni una serie di dati in Parlamento nell’ambito degli approfondimenti in corso sul federalismo fiscale. Due velocità, il nord del Paese produce una ricchezza doppia rispetto al Sud laddove si registra un terzo in meno di reddito per consumi e investimenti.

A differenza di quanto avviene nel resto d’Europa, in Italia non si registra alcun allineamento dei valori del Pil pro capite delle varie Regioni. Nel periodo 2000-2008 non si evince alcuna riduzione della distanza tra le regioni in ritardo di sviluppo e quelle più ricche.
Un dato che deve far riflettere anche i più scettici sul fatto che la cosiddetta “questione meridionale” sia un problema al quale non si trovino contromisure di nessun tipo. Dal 1861, anno dell’unificazione del paese in cui i Pil del Nord e del Sud erano livellati, si è assistito ad uno sbilanciamento a favore del Centro-Nord, soprattutto nel periodo tra il 1880 e il 1951. Da allora nessun governo ha mai provveduto a ridurre il divario creatosi.

Il prodotto interno lordo, nel Sud Italia, equivale praticamente alla metà di quello del Nord: a fronte dei 17.900 euro pro-capite di ricchezza prodotta nel Mezzogiorno, al Nord l’economia è di oltre 31.000 euro a persona.
Alcune regioni settentrionali piazzano bene i loro prodotti fuori dai confini territoriali mentre altre del meridione con valori di dipendenza dall’esterno oltre il 30%.

Tra le Province, quella di Bolzano con i suoi 34.400 euro, é prima in Italia nella classifica del Pil pro capite. Tra le Regioni, fanalino di coda è la Campania dove il Pil pro-capite è pari a 16.900 euro, preceduta dalla Calabria con 17.000 euro a persona. In testa, invece, la Lombardia con 33.600 euro a testa. I dati si riferiscono al 2008, prima dunque della grande crisi che ha visto lasciare sul terreno qualche punto di ricchezza a livello nazionale.
Se si considera il reddito disponibile delle famiglie consumatrici, al Mezzogiorno si registra un valore pari al 64,1% rispetto a quello del Centro-Nord, il che significa che un abitante del Sud può spendere e investire quasi il 36% in meno di quanto può spendere un abitante del Nord.
In Campania la disponibilità di reddito lordo pro-capite è di 12.100 euro in un anno, in Sicilia di 12.200 euro, contro i 20.600 euro della Lombardia.