A proposito della morte di Giorgio Bocca…
Angelo Forgione – Giorgio Bocca si è spento. Ne ho documentato il lato intollerante, e avrei voluto “assistere” alla notizia in silenzio ma le reazioni sono state forti e non ho potuto non commentare la morte dello scrittore piemontese. La vecchiaia ne aveva evidentemente oscurato l’anima, resa tenebrosa e triste; non viveva più in pace con se stesso oltre che con il paese che ha cercato di raccontare, ma da un punto di vista tutto settentrionale. Bocca soffriva perchè più si inoltrava nella vecchiaia e più sapeva di non poter vedere l’Italia come la sperava. Lanciava strali al Sud e ne era a tutti gli effetti un nemico, e ciò che ha lasciato alla nazione è anche un attacco ai meridionali che non può essere sottaciuto nonostante il doveroso rispetto per la sua dipartita.
Non sono in linea con chi gioisce e festeggia per la sua scomparsa. Tantomeno sono in linea con chi elogia ed esalta un uomo bravo a scrivere almeno quanto a seminare astio nel meridione in nome di una presunta superiorità “piemontesettentrionale”, professando un razzismo sdoganato come cultura da un paese nordecentrico che si basa su un simile sentimento da sempre.
L’ipocrisia non ci appartiene e Bocca non era amico del Sud e ne parlava malissimo. Lo denigrava in pieno stile Cavour, senza conoscerlo. Qualcuno potrebbe dire che lo faceva per indicarne gli errori, ma la sua tutto era fuorché una critica costruttiva. Non edificava una nuova Italia ma ne distruggeva il meridione. Il suo era un odio dichiarato e non ne faceva un mistero, come non faceva mistero della sua ipocrisia dichiaratamente utile per tenere buoni i suoi lettori meridionali, abitanti di un “paese di Re merda”. Ma era stato ostile anche agli ebrei, prima fascista e poi partigiano… alla faccia della coerenza decantata dal Presidente Napolitano nel ricordarlo.
L’Italia oggi saluta e celebra “l’eroico partigiano” dimenticando che capeggiava la schiera degli “intellettuali antimeridionali”. Bocca è statto comunque significativo per la storia contemporanea del paese perchè ne ha in qualche modo esaltato la conflittualità. Molta gente del Sud ha dato sfogo a reazioni “scomposte” sui social network e nei blog alla notizia della sua scomparsa. La morte di un uomo va rispettata senza trascendere; finchè si resta legati all’esistenza umana sarebbe il caso di porsi quei limiti che Giorgio Bocca aveva abbondantemente oltrepassato. Non è stato il primo a dividere e non sarà l’ultimo. A noi piace chi unisce, quindi niente offese ma neanche monumenti in suo onore che sarebbero al razzismo.
Angelo Forgione – L’estremo difensore, il portiere, quello che para dalle insidie portate dagli avversari. De Sanctis lo è in campo e anche fuori. Per carisma e esperienza è il vero capitano del Napoli, e l’ha dimostrato per l’ennesima volta. Ci manca solo che vada a chiedere agli arbitri la sospensione dei match in caso di cori razzisti contro i napoletani.

Aurelio De Laurentiis ha presenziato alla riunione dell’Unione Industriali all’Accademia Aeronatica di Pozzuoli e ha parlato ai microfoni di Napoli e del Napoli, tornando a dimostrare di essere pienamente a conoscenza della verità storica che riguarda la città partenopea.
Il tradizionale discorso di fine anno del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ad aprire l’anno delle celebrazioni dei 150 anni d’unità d’Italia, non può non incentrarsi sui valori dello stato unitario. Ma il discorso è fortemente contraddittorio poichè da una parte pone l’accento sulla reale spaccatura sociale ed economica tra nord e sud di un paese comunque in grosse difficoltà, e dall’altra spinge per delle celebrazioni definite “non retoriche” ma che invece continuano a non restituire la verità sulle vicende che portarono all’unificazione ed appaiono prive di significato, alla luce di una compattezza reale che non solo non c’è mai stata ma che è tutt’altro che vicina.




