LE TRE GIORNATE DI NAPOLI – Controcelebrazioni 150 anni d’unità d’Italia

LE TRE GIORNATE DI NAPOLI
Il video e la cronaca delle controcelebrazioni del 150°

Dal nostro punto di vista, con un pizzico di presunzione, abbiamo onorato Napoli. Abbiamo visto tanta gente e pochi giovani assembrarsi a Piazza del Plebiscito il 17 Marzo per le celebrazioni dell’unità d’Italia, molti dei quali probabilmente hanno dimenticato che questa città è passata in 150 anni dall’essere Capitale europea a capitale della “munnezza”, del crollo monumentale, della disoccupazione e della criminalità. No, non c’era proprio nulla da festeggiare e chi l’ha fatto magari ha preferito non pensarci. Noi non l’abbiamo dimenticato e anzi questo pensiero ci ha assillato e continuerà a farlo costantemente per chissà quanto tempo ancora.
I giovani erano invece tutti a Piazza dei Martiri, dimostrando voglia di riscatto e quell’ideale di speranza che in questa terra sembrava essere ormai svanito. Così non è! Vederli tutti insieme (bambini compresi) con le bandiere bianche della nostra storia, non certo per invocare monarchie o il passato ma per ostentare identità e chiedere un futuro di pari dignità, opportunità e di orgoglio, è stata una gioia immensa. I ragazzi hanno bisogno di questo, di una luce, di una speranza per la terra che amano che questo stato ha sottratto e negato. Hanno bisogno di classi dirigenti meridionali fiere, laboriose ed efficaci che il Sud non ha mai prodotto. Ecco perchè noi eravamo in piazza, per far sentire la nostra voce e per far capire alla politica locale e nazionale che i Napoletani sono stanchi di assistere alla deriva e starsene con le mani in mano, per far capire che gli staranno col fiato sul collo, a cominciare dalle prossime elezioni amministrative.
Circa 300 persone con più di 200 bandiere distribuite hanno urlato forte “Malaunità”V.A.N.T.O., Neoborbonici, Insieme per la Rinascita e R.D.S. insieme, con la presenza del cantautore Eddy Napoli e di Enrico Durazzo patron di Napolimania. Tutti ad ostentare orgoglio e ad urlare verità!
Il resto è il rifiuto di una retorica che ha caratterizzato queste celebrazioni che con l’unità non avevano nulla a che fare. La stragrande maggioranza degli italiani non conosce la storia e non si è accorta che si è festeggiata la dinastia dei Savoia, la loro conquista del Sud e non l’unione del paese avvenuta nel 1870, non certo nel 1861. Il 17 Marzo di quell’anno si verificò al Parlamento di Torino l’autoproclamazione di Vittorio Emanuele II Re d’Italia, invasore senza dichiarazione di guerra dei territori meridionali ai quali regalò morti e devastazioni in ogni campo del tessuto sociale. Il Capo dello Stato Giorgio Napolitano gli ha purtroppo reso omaggio al Pantheon mentre uno striscione che ne denunciava i genocidi veniva fatto rimuovere senza che il protagonista avesse vilipeso la bandiera italiana e si fosse avvalso di qualcosa di diverso dall’articolo 21 della Costituzione che riguarda la libertà di espressione.
Per le vittime del sud di quella casata piemontese nessuna memoria se non la nostra, la sera prima della “festa” e proprio in quel luogo dove questa si sarebbe svolta. Nella chiesa di San Ferdinando la nostra celebrazione (non del sacerdote che ha assistito felice) è stata veramente toccante: 200 nomi tra le centinaia di migliaia dei meridionali che perirono in quel momento storico per decisione di Vittorio Emanuele II di Savoia hanno riecheggiato nella chiesa borbonica. Alla fine un lunghissimo applauso ha accompagnato la viva commozione dei presenti. Poi una deposizione di fiori con lumini accesi e bandiere listate a lutto al Plebiscito. Dopo 150 anni qualcuno ha finalmente ricordato quegli sfortunati uomini che parlavano la nostra lingua, il napoletano, ma anche il dialetto calabrese, lucano, pugliese, abruzzese e siciliano.
E ancora prima avevamo presentato il libro-verità “Malaunità” in una Sala della Loggia del Maschio Angioino piena di gente appassionata e curiosa che da oggi ha una nuovo potente strumento per scavare nel proprio passato identitario.
Tre eventi riuscitissimi che chiaramente non potevano godere del risalto informativo ma che hanno fortemente espresso protesta, memoria e cultura, riassunti in un videoclip in cui l’orgoglio e la voglia di verità e vera unità sono visibili sui volti dei giovani e dei meno giovani che alla retorica hanno dato un calcio ben assestato.
Il resto sono solo polemiche di chi può vedere in tutto questo della sterile nostalgia o un tentativo di creare divisioni e polemiche. No, noi non siamo secessionisti ma abbiamo “solo” onorato il nostro amore per Napoli che ci da la forza di combattere ogni giorno in strada per il suo riscatto, guardando al futuro senza perdere di vista il nostro passato. Chi ci accusa lo fa da dietro una scrivania, contribuendo allo “demolizione” della dignità collettiva di un popolo che si vuol tenere in stato di dormiveglia. E dunque, se contribuire proattivamente al risveglio dei giovani della nostra città significa essere nostalgici, allora noi siamo fieramente nostalgici. E anche fieri di come abbiamo “diversamente” celebrato l’unità d’Italia.
Noi non possiamo restituire ai Napoletani il lavoro che manca o la sicurezza del futuro. Ma almeno un merito ce l’abbiamo, ed è quello di lavorare per la restituzione dell’orgoglio, da cui poi nasce la corretta convivenza, il senso civico e l’amore per il bene condiviso. Le “tre giornate di Napoli” ci hanno detto che siamo sulla strada giusta. Andiamo avanti!

Angelo Forgione

Il video de “le tre giornate di Napoli”

vai alla fotogallery di Repubblica.it

da NapoliUrbanBlog, un video significativo:
Al Plebiscito, una signora nel suo analfabetismo si dimostra più sveglia dei napoletani presenti che hanno festeggiato il loro funerale


MALAUNITA’, presentato il libro-verità a Napoli

MALAUNITA’, presentato il libro-verità a Napoli
Sala della Loggia affollata al Maschio Angioino

In piena controtendenza rispetto alle manifestazioni dei 150 anni dall’Unità d’Italia è stato presentato nella Sala della Loggia del Maschio Angioino il libro “Malaunità – 1861-2011, 150 anni portati male”. Il volume, firmato da giornalisti del calibro di Lorenzo del Boca, Gigi Di Fiore, Lino Patruno, Ruggero Guarini, Pino Aprile, con Eddy Napoli, Gennaro De Crescenzo, Salvatore Lanza, Angelo Forgione ed altri, offre una lucida ricostruzione dei fatti risorgimentali alla luce di quanto essi hanno penalizzato il Meridione d’Italia. Il ‘libro-verità’ ha il duplice scopo di ricordare agli Italiani le menzogne storiche sull’Unità nazionale, e fare in modo che le nuove generazioni sappiano cosa ha significato per il sud Italia, depredato e martirizzato, l’unità sancita nel 1861.

intervista a Lorenzo del Boca su Radio Marte

il “cartoon” della vera storia

il “cartoon” della vera storia
in 2 minuti, come andarono davvero le cose nel 1861

Un simpatico cartone animato di Davide Ippolito e Claudio Boschi che spiega in soli due minuti gli scempi compiuti dai Savoia per unire l’Italia, anzi allargare il Piemonte. I veri volti di Giuseppe Garibaldi, Nino Bixio, Camillo Benso di Cavour e Vittorio Emanuele II che defraudarono il sud Italia con brigantaggio ed eccidi riducendo il glorioso regno delle due sicilie in quello che oggi è il sud e costringendo i meridionali ad emigrare.


Le tre giornate di Napoli

Le tre giornate di Napoli
Presentazione “Malaunità”, Veglia della memoria
e Flash-Mob
per raccontare la verità e dire no alla retorica

Intervista a “Rapporto Napoli” su TeleCapriNews in merito alla presentazione del libro-verità sul Risorgimento “MALAUNITA’, 1861-2011, CENTOCINQUANT’ANNI PORTATI MALE” come apertura delle controcelebrazioni napoletane per la verità storica sulle vicende del Risorgimento che portarono all’unità d’Italia.

Presentazione “MALAUNITA’, 150 anni portati male”

Presentazione “MALAUNITA’, 150 anni portati male”
il libro-verità sul Risorgimento
e sulla “questione meridionale”

Angelo Forgione – Martedì 15, grandissimo appuntamento nella “Sala della Loggia” del Maschio Angioino alle ore 17:00 per la presentazione del libro-verità sui 150 anni d’unità d’Italia.
Un lavoro a più mani frutto del “gioco di squadra” dei più quotati giornalisti e ricercatori del meridionalismo contemporaneo, e per questo sono onoratissimo e fiero di essere stato selezionato in questa “nazionale” che si oppone in questa ricorrenza a quella dei tanti intellettuali che in un secolo e mezzo di Italia unita non hanno mai avuto il coraggio di affrontare l’argomento “unificazione” in maniera obiettiva e realistica.
Nel mio capitolo “Un quadro da restaurare”, con la collaborazione di Pompeo De Chiara, ho ricostruito meticolosamente lo scenario reale degli avvenimenti del Risorgimento riunendo le frasi originali dei protagonisti dell’epoca e integrandovi quelle dei tanti pensatori più o meno contemporanei che hanno dato un contributo in questi 150 anni al restauro di un quadro deturpato dalla retorica e dalle verità nascoste.

Al Maschio Angioino ci saremo tutti: da Pino Aprile, reduce dal successo di “Terroni” a Lorenzo Del Boca, da Gigi Di Fiore a Ruggero Guarini, da Lino Patruno a Eddy Napoli che ha curato e cantato i due brani musicali del cd allegato al libro; e ancora Felice Abbondante, Antonio Boccia, Pompeo De Chiara, Gennaro De Crescenzo, Vincenzo Gulì, Salvatore Lanza, Antonio Picciano, Alessandro Romano, Lorenzo Terzi e, chiaramente, Angelo Forgione. Tutti riuniti dall’abbraccio d’oltralpe di un grande uomo di cultura amante di Napoli che ha curato la prefazione: Jean-Noël Schifano.
Sarà l’appuntamento d’apertura delle “tre giornate di Napoli” (dal 15 al 17) con le quali intenderemo celebrare la verità contrapponendoci alla retorica che sta colpevolmente caratterizzando questo terzo giubileo d’unità nazionale.

Pino Aprile e Angelo Forgione al Convegno Nazionale di Gaeta del 12 Febbraio

PATRIX, la storia patria che non conosci

PATRIX, la storia patria che non conosci
parodia di “Matrix” in chiave meridionalista

La festa nazionale dell’Unità si avvicina e il fronte d’opinione è sempre più spaccato: chi festeggerà e chi no. Questi festeggiamenti potevano essere un’occasione per avvicinare gli italiani raccontando la verità e invece la retorica continua a rivestire l’informazione falsata sui fatti del 1860-61, e oltre. E gli italiani si allontanano sempre più tra loro.
Restiamo sempre convinti che ogni meridionale, soprattutto se napoletano, ha il dovere di conoscere e sapere cosa è accaduto in questa terra 150 anni fa. Questo momento arriva per tutti, un giorno o l’altro.
Anche per Nino, il napoletano protagonista di “PATRIX” che vuole uscire dalla finzione della retorica risorgimentale per liberarsi del conflitto interiore tra la sua Napoletanità e la presenza ingombrante nella sua mente dei padri della patria. È il momento della sua scelta… quella che tutti i meridionali, prima o poi, devono affrontare.

Benigni “Pinocchio” e le bugie sul Risorgimento

Benigni “Pinocchio” e le bugie sul Risorgimento
videoclip verità contro la retorica del 150°

Ho riflettuto a lungo sulla maniera giusta per rispondere al controverso show di Roberto Benigni a Sanremo farcito di una retorica stantia sui padri della patria. E non potevo non farlo a mio modo, facendo parlare i fatti, evitando di esprimere opinioni personali.
La retorica risorgimentale che ruota attorno alla “esegesi dell’inno di Mameli” è sconfessata con l’ausilio di ricostruzioni cinematografiche di fatti realmente accaduti e frasi realmente pronunciate. Tutto questo attribuisce al video la veste di fondatezza, prima regola di un buon meridionalista di approfondimento, ed è per questo anche estremamente istruttivo.
Le qualità artistiche di Benigni sono indiscutibili, al pari delle “bischerate” viste e sentite dal palco di Sanremo.

Angelo Forgione

Prima parte


Seconda parte

La bandiera delle Due Sicilie al “San Paolo” a Radio Incontro Roma

La bandiera delle Due Sicilie allo stadio “San Paolo”
Angelo Forgione a Radio Incontro Roma

Dopo l’esibizione delle bandiere del Sud allo stadio “San Paolo” durante Napoli-Catania del 20 Febbraio 2011, a “Napoli nel Cuore” su Radio Incontro Roma, Angelo Forgione spiega la manifestazione per sensibilizzare alla conoscenza della verità storica sul Risorgimento da sempre nascosta dalla retorica unitaria, riproposta con maggior vigore dalle celebrazioni del 150° anniversario dell’unità d’Italia che coinvolgono anche importanti palcoscenici nazionali e artisti di rilievo abili e “arruolabili” con la loro maestria per diffondere falsità storiche.

leggi la cronaca dell’evento

A Gaeta per non dimenticare.

A Gaeta per non dimenticare.
Convegno Nazionale, 12-13 Febbraio 2011

Appuntamento al Convegno Nazionale della “Fedelissima” che si terrà nel secondo fine settimana di Febbraio a Gaeta, un luogo a tutti noi caro, importante, significativo per la nostra identità, campo di battaglia dove un Esercito mortificato e infangato dai tradimenti riscattò, con coraggio e determinazione, il proprio onore scrivendo le più belle e gloriose pagine di quello che fu l’ultimo assedio dell’era cavalleresca.
Gaeta è la città “fedelissima a Napoli e al suo Regno” dove un Re Napoletano, dal cuore Napoletano, assediato da terra e da mare dalla congiura atea-massonica internazionale che bombardò ad oltranza senza pietà di persone e cose, sacrificando il suo trono e mortificando la sua persona, lasciò al popolo “Napolitano” un forte messaggio di speranza, di pace e di giustizia che abbiamo il dovere e l’onore di raccogliere e diffondere a tutti coloro che si riconoscono nella propria antica ed immortale storia.
Per ognuno di noi che lottiamo per affermare le verità taciute, nel vivo delle retoriche celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia, è un “richiamo” che ci porta a raggiungere Gaeta in questa significativa ricorrenza, un atto d’amore per ricordare e rinvigorire quegli stessi alti ideali che unirono i nostri eroi sugli spalti della gloriosa Fortezza fino all’estremo sacrificio della vita.
Tra sfilate borboniche e percorsi rievocativi, toccanti cerimonie e messe solenni, alzabandiera e spari di cannone, commemorazioni, mostre, convegni e dibattiti, menù storici nel borgo medioevale, musica e canti, ci ritroveremo
a Gaeta per sentirci parte integrante dell’amata Patria Napolitana che, dopo 150 anni di sventure e di menzogne, continua a vivere nelle menti e nei cuori dei suoi figli fedeli.
L’evento, nato con lo spirito “istituzionale” di riportare alla luce il patrimonio di verità storica che appartiene a tutti i Meridionali, si svolgerà, come ogni anno, con il patrocinio e la collaborazione della Regione Lazio, del Comune di Gaeta, della Camera di Commercio di Latina, del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, dell’Associazione Naz. Ex Allievi della Nunziatella, della Confcommercio di Latina, dell’Ascom Gaeta, della Pro Loco Gaeta, e di numerosi altri Enti ed Associazioni aderenti all’iniziativa.

Leggi il programma ufficiale del Convegno Nazionale

A margine del programma ufficiale, si svolgeranno attività del Parlamento delle Due Sicilie

Riunione del Parlamento del Sud e del Movimento Neoborbonico
Sabato 12, ore 13:00 – Hotel Serapo

(in preparazione anche la presentazione di un’importantissima novità editoriale scritta a più mani meridionaliste).


Anche la pubblicità comunica la schiavitù di Napoli

Quando l’invasione piemontese e la colonizzazione di Napoli è anche marketing

In questo vecchio spot è intellegibile il concept di fondo: il Piemonte invade Napoli e la riduce in schiavitù. Anche dalla pubblicità affiora la vera storia, quella che i libri di scuola non insegnano. E questo a prescindere dalla data di nascita della pizza più famosa del mondo, anch’essa un falso storico e sovrapposizione di Casata reale.
Napoli, 1889 – ma la Margherita nasce a inizio Ottocento – : un gendarme piemontese, con accento e baffetti sabaudi, irrompe nel forno di Raffaele Esposito, colui che offrì – non inventò – la già esistente pizza tricolore alla regina Margherita di Savoia. Il pizzaiuolo, evidentemente stufo dei continui ordini, si nasconde, ma invano. Il militare sabaudo ordina un’altra pizza per la sua regina, con un perentorio “subito!”
Esposito e il suo collaboratore inscenano una farsa per evitare punizioni, e quando l’autoritario militare fa per uscire dal forno pizza alla mano, una smorfia del pizziaiuolo-pulcinella è camuffata con un eloquente “servo vostro”. Subliminale, ma neanche tanto.