
Angelo Forgione – Ursula Stumpe Lockheimer è una donna di Leimen, sud della Germania. Un tempo, la sua famiglia gestiva una birreria e qualcosa da smaltire di quegli arredi ancora le è rimasta in magazzino. Un pezzo ha voluto portarlo a Napoli, città che ama e sul cui sviluppo urbanistico ha incentrato, anni fa, la sua tesi di laurea. Ha caricato sulla sua auto una statua di Gambrinus, il mitologico Giovanni di Borgogna, il “senza paura”, Re della Fiandre e patrono della birra, ha acceso il motore ed è partita in direzione del Vesuvio. La sua meta era il Gran Caffè Gambrinus, in pieno centro. Quando è arrivata, dopo 1200 chilometri e 15 ore di viaggio, ha consegnato la scultura ai gestori dello storico caffè napoletano (foto F. Borrelli). La sua testimonianza appassionata è stata raccolta dal consigliere regionale Francesco Borrelli (clicca qui per il video).
Ma perché il Re della birra ha dato il nome al locale simbolo del caffè di Napoli? La storia inizia nel 1860, quando, al piano terra del lato di piazza San Ferdinando del palazzo della Foresteria, l’elegante edificio costruito nel 1816 che oggi ospita la Prefettura, l’impreditore Vincenzo Apuzzo apre il Gran Caffè. Diviene in breve tempo il salotto del bel mondo cittadino, tanto da ottenere il raro e prestigioso riconoscimento di “Fornitore della Real Casa” per la bontà dei suoi prodotti. Nel 1890, in piena Belle Èpoque, il Gran Caffè viene ristrutturato in stile liberty dall’architetto Antonio Curri, da poco reduce dalle decorazioni della nuovissima Galleria Umberto I, con il prezioso lavoro di quaranta tra artigiani e artisti, e ribattezzato Gran Caffè Gambrinus in nome del leggendario Re delle Fiandre e della birra, colui che, secondo il poeta tedesco del Cinquecento Burkart Waldis, apprese l’arte della birra da Iside. Chiaro il riferimento esoterico, visto che la birra è da sempre figlia di un processo alchemico capace di esaltare l’umore, di ridurre i freni inibitori e di rendere impavidi, cioè “senza paura”; da sempre, simbolo del sacro fuoco anche nel nome (dal greco pyros: fuoco). Ma perché, mentre in tutta Europa il Re senza paura dà il nome a diverse birrerie, a Napoli veniva associato a un Caffé? In piena Unità d’Italia, l’intenzione è quella di mettere insieme, nell’immaginario, la classica bevanda fredda e chiara del nord con quella bollente e scura ormai tipicamente napoletana. Un respiro internazionale per il nuovo Gambrinus, che si consacra come tempio dell’élite intellettuale napoletana, europea ed oltre, dove ritrovarsi per fare politica, letteratura e arte, rendendosi uno dei più riusciti esempi in Italia di caffè letterario di ispirazione europea. Nell’agosto 1938, in pieno Fascismo, il Gran Caffè Gambrinus viene chiuso perché accusato di essere luogo di ritrovo antifascista, mentre è in realtà un affollato e chiassoso ritrovo proprio sotto l’abitazione del Prefetto e Signora. I locali vengono assegnati a un’agenzia del Banco di Napoli fino al 1952, quando l’ala su Via Chiaia viene restituita alla precedente funzione e gestita dall’imprenditore Michele Sergio, i cui figli, dopo una battaglia con il Banco, riescono a riappropriarsi anche del resto degli sfarzosi saloni. Oggi, in nome della birra, una tedesca è scesa a Napoli per stringere la mano ai figli di Sergio, signori del caffè.
Quando si parla di Dieta Mediterranea, la più salutare al mondo, l’associazione spontanea è con il Cilento. È infatti nella località di Pioppi che il fisiologo statunitense Ancel Keys acquistò una casa per indagare sulle diete di vari paesi con culture e stili di vita differenti, giungendo dopo circa un ventennio alla definizione della miglior dieta contro l’infarto, ispirata alle usanze di Italia, Grecia, Spagna e Marocco. In realtà la scintilla nacque a Napoli, dove lo statunitense si recò nel 1952 una volta appreso dal collega napoletano Gino Bergami della ridottissima incidenza delle patologie cardiovascolari in Campania. E iniziò a studiare l’alimentazione dei napoletani, conducendo le ricerche nei laboratori del Vecchio Policlinico, sulla scorta degli esperimenti condotti sui Vigili del Fuoco e sugli impiegati comunali. Il basso consumo di carne e le sane abitudini alla pasta ricca di carboidrati, alle verdure, all’olio d’oliva, al pane, ai legumi e al pesce, lo convinsero che la riduzione dei grassi animali era alla base della buona salute dei napoletani.
Oggi, in concomitanza dell’Expo dell’alimentazione, un napoletano restituisce a Milano il ruolo di “capitale morale del Paese”, 134 anni dopo un altro napoletano che, in occasione di un’altra esposizione milanese, quella industriale del 1881, quella lusinghiera definizione la coniò scrivendola per la prima volta sulle pagine del giornale che dirigeva. Da 
Domenica 1 novembre, nell’ambito della rassegna MAGNA – mostra agroalimentare napoletana, che affronta il tema dell’agricoltura e della gastronomia napoletana dal punto di vista storico, scientifico e sociale, svelandone tutti i segreti dall’origine al piatto finito, si terrà un interessante incontro pubblico a tema su origini, storia e caratteristiche di preparazione del caffè di Napoli. Dove nasce il caffé? Come e quando arriva a Napoli? Perché diventa un’eccellenza della gastronomia partenopea? Quali sono le caratteristiche delle diverse miscele? E perché è particolare la torrefazione napoletana? Spiegheranno tutto Angelo Forgione, scrittore storico e giornalista, autore del libro Made in Naples ‐ come Napoli ha civilizzato l’Europa (e come continua a farlo) e Paola Campana della torrefazione Campana Caffè.


Erri De Luca assolto dall’accusa di istigazione a delinquere perché il fatto non sussiste. Bisognava stabilire se la parola “sabotare” fosse sinonimo di ostacolare o danneggiare la TAV piemontese. Ha prevalso la prima opzione, ovviamente, ma soprattutto per aver compreso che trasformare uno scrittore in pregiudicato del Pensiero sarebbe stato un boomerang per la Magistratura. La vicenda è emblematica di un tipo di censura che scatta in Italia per chi ha il coraggio di far valere proprie idee, quando queste si scontrano con particolari interessi. Il vero sabotaggio, spesso, è dell’espressione che mina quegli interessi superiori.
Franco Di Mare, conduttore di Uno Mattina (Rai Uno), da napoletano equilibrato, si è tolto qualche sassolino dalla scarpa commentando gli interessanti dati forniti dalla ricerca del sociologo aretino Marzio Bargagli, che da anni smanetta tra le statistiche Sdi/Ssd sui reati e sulla sicurezza, e che ci racconta come si è evoluta la malavita in Italia negli ultimi trent’anni. E, indirettamente, ci dimostra che l’immagine di Napoli paga sempre un prezzo troppo alto rispetto alle reali dimensioni del problema sicurezza, se rapportate alle altre città medie e grandi della Penisola.