Simone Schettino: «è massacro mediatico da fermare»

Simone Schettino: «è massacro mediatico da fermare»

a “La Radiazza” l’artista chiarisce la “lettera del Vesuvio”

Ecco un sunto de “La Radiazza” di Gianni Simioli co-condotta eccezionalmente da Simone Schettino durante la quale l’artista stabiese ha fatto maggiore chiarezza sui presupposti da cui nasce la sua lettera a Tosel interpretata metaforicamente dal Vesuvio. Un’occasione per sgombrare il campo da equivoci e per parlare a più ampio raggio della situazione politico-sociale in Italia, uscendo dalla riduttiva campana calcistica, proprio mentre il fondatore del partito secessionista italiano è uscito di scena nel peggiore dei modi. Un interessante disamina alla quale ha dato un contributo anche Angelo Forgione puntando il dito sui napoletani chiamati a difendere senza difendere.

Napoli-Juventus, la finale perfetta per la Coppa Italia

Napoli-Juventus, la finale perfetta per la Coppa Italia

tutti a Roma con la bandiera delle Due Sicilie

Tim Cup o Coppa Italia che dir si voglia, la finale sarà Napoli-Juventus. Sarebbe stato l’epilogo più giusto per la scorsa edizione, quella in cui la Coppa era denominata “dell’unità d’Italia” e l’onore di rappresentare Nord e Sud spettò a Inter e Palermo. Ma anche quest’anno il confronto calcistico tra le ex capitali Napoli e Torino nella capitale Roma calza a pennello, non fosse altro che per gli spot dello sponsor: camicie rosse contro soldati borbonici… Garibaldi a duello contro due maldestri napolitani, per giunta con il cellulare in una mano.
Appuntamento al 20 Maggio per vincere un tricolore. Noialtri, come il 29 Novembre scorso, con la bandiera del nostro antico Regno!

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Il mistero Fabrizia Argentieri su Radio Marte

Il mistero Fabrizia Argentieri su Radio Marte

“La Radiazza” riparte simpaticamente in contropiede. È goal?

“Fabrizio Dell’Orefice, sei tu?”. “Si sono io, chi è?”. “Radio Marte, da Napoli”. “Guardi, non posso parlare ora”. “Dica la verità, è lei Fabrizia Argentieri? Ha avuto un momento di bisessualità? Non c’è nulla di male”. “No, guardi, non sono io”. “Ci sentiamo dopo per fare due chiacchiere?”. “No, non voglio parlare con nessuno…”.
Questa il simpatico botta e risposta tra Gianni Simioli e Fabrizio Dell’Orefice, giornalista de “Il Tempo”, durante la “Radiazza” in onda su “Radio Marte” dove, insieme ad Angelo Forgione, si è cercato con ironia di svelare l’identità di Fabrizia Argentieri, la firmataria dell’articolo su Napoli-Chelsea che tanti risentimenti ha generato.
Un dubbio nato dalle dichiarazioni del giornalista alla trasmissione “Radio Goal” su Radio Kiss Kiss in difesa della fantomatica collega (che l’Ordine dei Giornalisti ci comunica non risultare iscritta all’albo). Che ha preso corpo con l’atteggiamento di Dell’Orefice nei confronti di Simioli il quale ha negato di essere la Argentieri facendo perdere le sue tracce… come un fantasma. E ci risiamo.

videoclip / Sublime Partenope, il più bello dei regni

videoclip / Sublime Partenope, il più bello dei regni

il film della bella vittoria del Napoli sul Chelsea

Arrivano i mai teneri londinesi in riva al golfo e Napoli li accoglie nel catino di Fuorigrotta, nel posto in cui la Champions League ha trovato dopo 20 anni un marchio di fabbrica tutto “made in Naples“: il ruggito del “San Paolo” sale sempre più in alto e fa tremare il cielo. E spinge Lavezzi alla conclusione che porta al goal del pareggio con un “tiraaaaa” collettivo da brividi. La spalla di Cavani l’illusionista (ricordate il goal di finto tacco dello scorso anno?) e l’urlo del “Pocho” a suggellare il 3-1 fanno il resto.
Partenope sublime respinge così l’attacco della perfida Albione e Napoli affascina tutta l’Europa. Comunque vada, l’onore è salvo.

Rapinatori napoletani e italiani, ma non è lo stesso?

tre banditi arrestati a Milano per rapine a farmacie

Tre rapinatori di farmacie sono stati arrestati dai Carabinieri della stazione di Milano Porta Garibaldi e della Tenenza di Pero.
Antonio A., pregiudicato napoletano di 37 anni, è stato arrestato dai carabinieri della stazione Porta Garibaldi dopo aver costretto il farmacista di via Murat a consegnare circa 500 euro sotto la minaccia di un taglierino. I militari in borghese lo attendevano appostati sia dentro che fuori dal locale.
Giuseppe P. e il complice Maurizio A., entrambi pregiudicati di 32 e 41 anni armati di pistola carica, sono stati pizzicati nel tentativo di fuggire con 800 euro dalla farmacia comunale di Cerchiate, già presa di mira nel corso dello scorso anno.
E dov’è la notizia? Nascosta nella notizia, riportata qui come tratta dalle pagine della cronaca di Milano de “La Repubblica” (ma con l’aggiunta del particolare della pistola carica) e divulgata nella stessa maniera anche dal Tg2. Il primo rapinatore è “napoletano” mentre gli altri due non sono nulla per la Repubblica e “italiani” per il Tg2. Insomma, non si riesce a capire di dove siano i due pregiudicati in coppia armati di pistola carica, ma si sa benissimo che quello solitario col temperino è napoletano. Probabilmente, se anche la coppia fosse stata napoletana avremmo sicuramente saputo la loro provenienza.

Napoli colera? Anche Milano e tutto il Nord l’hanno avuto. Lo sanno?

Angelo Forgione Milan-Napoli: un piccolo striscione viene inquadrato dalle telecamere di Mediaset Premium nel prepartita e diventa “grandissimo”; vi si legge “NAPOLI COLERA”. Il giudice sportivo lo sanziona con 10.000 euro di multa a carico del Milan per espressione di discriminazione razziale.
Ma quanta ignoranza! Sono passati quasi 40 anni dall’epidemia di colera a Napoli e ancora negli stadi si leggono certe idiozie, che non sono tali perché applicate al calcio ma perché dipingono una verità manipolata ancora oggi in molti scritti contemporanei che non raccontano la verità. Il colera del 1973 non fu dovuto alle condizioni igieniche di quella Napoli ma a delle cozze importate dalla Tunisia, ove era giunta la “Settima pandemia”, proveniente dalla Turchia via Senegal e partita nel 1961 dall’isola indonesiana di Sulawesi. Cozze che distribuirono il vibrione anche a Palermo, Bari, Cagliari e Barcellona. La città che uscì più velocemente dall’emergenza, in poco più di un mese, fu Napoli grazie ad una imponente profilassi e ad una grande compostezza dei napoletani. Le altre città convissero con la malattia per mesi, e addirittura Barcellona se ne liberò dopo quasi due anni. Non ci risulta che negli stadi si legga e si senta “Cagliari colera”, “Bari colera” o “Palermo colera”, e neanche “Barcelona colera” in Spagna. Furono i media dell’epoca a deformare la realtà consegnandola al pregiudizio italiano, realizzando servizi dai contenuti denigratori e titoloni a sensazione che ruppero le ossa all’immagine della città. Solo quando tutto finì e non c’era più niente da raccontare di Napoli fu reso noto che il vibrione era nelle cozze tunisine. Troppo tardi, e da allora, negli stadi d’Italia, il Napoli di Vinicio veniva accolto al grido di “colera”, e la vergogna continua oggi.

È chiaro che una città come Milano e, in generale, tutte quelle di un Nord non bagnato dal mare siano risultate decisamente meno esposte ad un pericolo del genere, ma l’ignoranza è ancora più profonda se consideriamo che nell’Ottocento diverse pandemie di colera colpirono violentemente Genova, Torino, Verona, Treviso, Venezia, Trieste, Parma, Modena, Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Pavia, Lodi, e proprio Milano, che contò migliaia di decessi. Il contagio in Lombardia partì da Bergamo, dove tornò più volte nel corso del secolo, segnato da svariate carestie ed epidemie con alto tasso di mortalità nella zona. E mentre a Napoli il colera del 1973 fu originato da una causa esterna, nelle città del Nord del secolo precedente fu cagionato dalle cattive condizioni igieniche dei centri e delle campagne insalubri, dove si affacciarono  il tifo petecchiale, il vaiolo, il morbillo, la varicella, la scarlattina, la difterite e pure il gozzo, un particolare ingrossamento della ghiandola tiroidea tipico dell’alta montagna, a cui spesso si associava l’idiozia e il cretinismo.

Fosse solo il colera condiviso con la gente partenopea! Come dimenticare le classi popolari lombarde e venete che hanno sofferto la pellagra? Mangiavano sola polenta di mais e sorgo, priva di vitamine e aminoacidi. Alimentazione carente.
Un vera e propria piaga che fu oggetto di studi a livello internazionale. Il primo censimento dei pellagrosi del Regno Lombardo-Veneto del 1830 contò nel solo territorio lombardo 20.282 pellagrosi, così ripartiti per province: Brescia 6939, Bergamo 6071, Milano 3075, Como 1572, Mantova 1228, Pavia 573, Cremona 445, Lodi 377, Sondrio 2. Anche la prima indagine sanitaria dell’Italia unita, nel 1878, evidenziò che da pellagra erano affette 97.855 persone, di cui 40.838 in Lombardia, 29.936 in Veneto (salito a 55mila nel 1881) e 18.728 in Emilia. Nessuna nelle regioni del Mezzogiorno.

I settentrionali, affetti dall’anche detto “mal de la rosa”, erano tra quelli che, con tono sdegnoso, chiamavano “mangiamaccheroni” i napoletani, i quali evitavano tutta una serie di malattie legate alla monoalimentazione con la loro ricchezza alimentare fatta di pasta, verdure in abbondanza, frutti, compreso quello ricco di vita che loro mangiavano già in grfan quantità e che al Nord non era conosciuto: il pomodoro! Lassù lo consideravano uno dei simboli di meridionalità rozza. Il modello alimentare napoletano, studiato sul posto dal fisiologo americano Ancel Keys, alla base della “dieta mediterranea”, li conquistò e li migliorò, e la pellagra sparì.

“Colerosi” e fesserie varie ai napoletani? E se quelli iniziassero ad abbassarsi all’infimo livello? Cadrebbero nel tranello dell’ignoranza. Meglio lasciar fare agli altri.

pellagra

I due difetti dei napoletani

I due difetti dei napoletani

Blandizzi e le battaglie per i diritti

di Tania Sabatino per “IL DENARO” di Sabato 4 Febbraio 2012

La forza della musica serve anche a parlare dei problemi dell’attuale società e delle possibilità di sviluppo e di rilancio del capoluogo partenopeo.
È stata un’occasione anche per fare questo il miniconcerto live acustico del cantautore partenopeo Lino Blandizzi, svoltosi martedì 31 gennaio alla Mondadori Centro Napoli della storica piazza Trieste e Trento, angolo via Nardones.
A ripercorrere, assieme al cantautore, le varie tappe della sua carriera ultraventennale Piero Antonio Toma, giornalista, scrittore, saggista e anche autore insieme a Blandizzi di brani come “Acqua” (diventata la colonna sonora della battaglia, condotta da padre Alex Zanotelli, contro la privatizzazione di un bene così prezioso) e “Vieni donna del Sud”, una denuncia dei diritti negati alle donne in tante parti del mondo.
“L’appello che lanciamo con questo brano – sottolinea Tomaper la salvaguardia e l’affermazione dei diritti non è rivolto direttamente alle donne, che pure sono le protagoniste del pezzo, ma alle istituzioni che si occupano dell’accoglienza”.
I brani che hanno animato la serata sono riuniti nell’album “Il mondo sul filo”, frutto della collaborazione con l’etichetta Clapo/Edel. A contraddistinguerli un comun denominatore: la denuncia “dell’incomprensibile indifferenza”, come la definisce lo stesso Blandizzi, che attanaglia quest’epoca, dove si è “impassibili di fronte ad un mondo che va in malora” spogliato di ogni valore. Per “scuotere le coscienze”, quindi, arrivano questi undici brani, caratterizzati da toni duri, che non utilizzano metafore e giri di parole.
Emblematica, poi, la canzone “Il mondo scoppia”, che appare rappresentativa di tutto l’album quando dice “Scoppia il mondo scoppia… lo stiamo lasciando cadere a pezzi… il rispetto per se stessi non c’è più…”.
Unica canzone in dialetto “Vierno Vattenne”, una poesia di Luigi Compagnone, musicata dal cantautore. Un modo per promuovere la cultura e valorizzare l’autentica napoletanità.

Una napoletanità che, per riscoprire la sua anima più vera ed autentica e per declinare il suo futuro secondo la voce sviluppo, deve liberarsi da due mali: “l’individualismo ed il pagnottismo”, come ribadisce, durante la serata, il giornalista Angelo Forgione che “quotidianamente prova a combattere tutte le ingiustizie che Napoli subisce”, come sottolinea Blandizzi.
Intenso l’omaggio all’amico Sergio Bruni con “Ma dov’è”, romanza interpretata in duetto con lo stesso Bruni ed ultimo lavoro discografico del maestro.

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Edinson sulle orme di Diego: «calcio rivalsa sul Nord»

Edinson sulle orme di Diego: «calcio rivalsa sul Nord»

curioso equivoco sulla “milanesa napolitana”

Significative parole quelle di Cavani in diretta web-cam con un trasmissione televisiva uruguaiana. Siamo certamente lontani dai messaggi sociali e identitari che Maradona, certamente più esuberante rispetto a Cavani, seppe lanciare all’Italia, ma si tratta di una testimonianza che fa capire quanto il bomber si senta consapevole del ruolo che ricopre difendendo i colori azzurri.
«Napoli è una città straordinaria che vive di calcio. È dall’epoca di Maradona che non si vivevano momenti simili. C’erano stati gli scudetti e la coppa Uefa. C’è tanto entusiasmo, c’è una grande attesa. I tifosi vivono i risultati della squadra come una forma di rivalsa nei confronti delle discriminazioni del nord e di riscatto dai problemi, e questo noi lo avvertiamo. Il calcio gli da allegria e forza, ecco perché alla gente vogliamo regalare grandi soddisfazioni contro le potenti squadre del nord. Questo è il motivo per cui i calciatori qui sono idoli».
Curioso poi il botta e risposta con uno dei conduttori che ha chiesto a Edinson se la “milanesa napolitana” è milanese o napoletana. Si tratta di un piatto famoso (e costoso) in Uruguay e Argentina, una specie di cotoletta alla milanese cotta al forno e ricoperta di salsa di pomodoro e mozzarella, inventato a Buenos Aires in una pizzeria napoletana. Cavani ha così spiegato al suo interlocutore :«Non è un piatto napoletano, non si mangia qui, ed è già difficile che in un ristorante napoletano si mangi una cotoletta alla milanese».

video / Napoli non è la capitale del crimine

video / Napoli non è la capitale del crimine

Roma e le città del nord in trend negativo, per Napoli positivo

Angelo Forgione – Statistiche e dati del Ministero degli Interni parlano chiaro: Napoli non è la capitale del crimine. Non può e non deve costituire motivo per supporre che Napoli sia una città serena, ma è sicuramente la conferma che i nodi stanno venendo al pettine. La povertà e l’indigenza stanno risalendo il paese e non sono più esclusiva prerogativa del meridione, e va da sé che micro e macro criminalità si stiano spalmando ormai lungo tutto lo stivale.
Per anni Napoli è stata messa sotto i riflettori più di altre realtà che condividevano con essa eventi di cronaca nera, pagando in termini di immagine rispetto alle certezze dogmatiche dell’opinione pubblica sempre pronta a dipingere Napoli come inferno in terra. Ma da qualche anno si registra un’inversione di tendenza che sta restituendo alla percezione collettiva la reale dimensione del fenomeno criminale napoletano e di quello più complessivamente nazionale. Mentre le altre due metropoli Roma e Milano registrano un’impennata dei fenomeni nell’ordine dell’8% circa, e più o meno lo stesso accade per Genova, Bologna e Firenze, Napoli fa segnare un sensibile miglioramento intorno al 7%, chiudendo l’anno al 23° posto per reati complessivi e al 91° per i cosiddetti “reati predatori”, cioè quegli scippi e rapine per cui Napoli è stata sdoganata e infangata nel mondo dai media e dall’opinione pubblica nazionali. Ma intanto il sindaco di Roma Alemanno dice che la sua città non è Napoli o Palermo.
Una fotografia scattata in controtendenza rispetto alla congiuntura economica che sfavorisce ulteriormente Napoli e il Sud. Se a livello nazionale il Pil nel 2011 è cresciuto dello 0,6 per cento, in Campania si registra un -0,2 per cento che fa chiudere le aziende e fa aumentare la disoccupazione, con il 23% delle famiglie campane che vivono con poco più di 940 euro al mese, ovvero al di sotto della soglia di povertà.
E anche in questo frangente, gli errori degli organi di informazione nazionale si ripetono perchè, mentre tutti si affannano inevitabilmente ad evidenziare la recrudescenza del fenomeno romano dimenticando quello di altre città meno importanti ma con gli stessi problemi (come evidenziato dal sindaco di Genova Marta Vincenzi), nessuno dà risalto al miglioramento napoletano, trattato solo nei confini regionali. Quel che puntualmente è stato tolto, puntualmente non viene restituito.

Reati in calo rispetto al 2010
• Provincia – 6.74 %
• Napoli – 6.79 %
• Totale reati in Italia: 23° posto
• Scippi rapine e borseggi: 91° posto
I numeri sfatano i luoghi comuni: Napoli registra meno reati di città come Milano o Genova

Nel 2012 in funzione la videosorveglianza
• 117 telecamere
• 287 lettori ottici
Nei luoghi più esposti, come le aree turistiche, verrà intensificata la videosorveglianza

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Su Radio Marte la brutta battuta di Elisa Isoardi

Su Radio Marte la brutta battuta di Elisa Isoardi

contattato in diretta Franco Di Mare

Angelo Forgione – Elisa Isoardi, puntata 2. Dopo la denuncia della battuta innocente, ma pericolosa sotto il profilo mediatico, fatta a “Unomattina” dello scorso 30 Dicembre, sono personalmente intervenuto a “la Radiazza” di Gianni Simioli su Radio Marte (intervento non registrato) il 5 Gennaio, spiegando il perchè, pur non dovendosi accanire con la bella presentatrice, va comunque denunciato l’atteggiamento leggero con cui una battuta che può essere accettata in privato non può e non deve essere assolutamente fatta in diretta su un’emittente nazionale ammiraglia, chiudendo il mio intervento con le parole di Eduardo con cui si introduce il contributo audiovisivo.
Gianni Simioli, in compagnia dell’astrologo Riccardo Sorrentino, ha contattato Franco Di Mare che non era al corrente della protesta ma, pur stupendosene, ne ha capito subito i connotati quando il presentatore gli ha riferito che il pubblico della trasmissione è “meridionalista convinto”. A quel punto una risata di comprensione seguita da un «lo so (…) mi rendo conto che si tocca un nervo scoperto».
Di Mare ha spiegato che la battuta nasce nell’ambiente familiare della Isoardi che sarebbe fidanzata con un campano, sottolineando ancora di più l’inconsistenza di stereotipi che spesso nascono da uno stato di cose precostituito che a sua volta genera pregiudizio diffuso con lo sdoganamento mediatico come nella fattispecie.
«Tocchiamo nervi scoperti ed Elisa non ha capito che non era il momento per scherzare – ha detto il giornalista napoletano – ma la si perdona». Come dire che la Isoardi, che non ha ancora compreso che una buona parte dei meridionali si stanno svegliando e non dicono più «è cosa ‘e niente», certe battute le faccia a telecamere spente se proprio non riesce a trattenersele.
Attendiamo puntata 3 con la Isoardi in persona, ma anche no. Basta che abbia capito il piccolo-grande errore.