Garibaldi e la truffa al Banco di Napoli

Garibaldi e la truffa al Banco di Napoli
800mila euro (valuta corrente) garantiti e mai restituiti

di Angelo Forgione
(vai all’articolo su napoli.com)

“Frammenti e memorie” è il nome di un percorso multimediale dell’Archivio del Banco di Napoli che ha dato l’opportunità di godere di visite guidate presso la sede dell’antichissimo Banco napoletano a cura della Fondazione Banco di Napoli e con il patrocinio di Comune di Napoli e Regione Campania.

Centinaia di documenti di quello che è considerato il più grande e importante Archivio Storico-Economico del mondo sono stati esposti in mostra dal 15 Dicembre al 15 Gennaio con l’ausilio di musiche, giochi di luce e voci.

Nota stonata è stata però la “censura”, denunciata dal Movimento Neoborbonico, di uno dei documenti più interessanti dal punto di vista storico e didattico, proprio nel vivo delle celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia. Non è stato infatti mostrato il carteggio che vedeva coinvolti Garibaldi e il figlio Menotti, beneficiario di un prestito ingente mai restituito, e il direttore del Banco.

Garibaldi è considerato uno dei “padri della patria” che si stanno ricordando nelle celebrazioni dell’unita nazionale. Dell’eroe dei due mondi si tramanda dagli archivi il suo rapporto morboso col denaro e non gli mancò l’occasione per dimostrarsi a tutti gli effetti un personaggio incline al lucro. Quattordici anni dopo la spedizione dei Mille, garantì per il figlio primogenito Menotti un prestito di duecentomila lire dell’epoca dal Banco di Napoli, una somma che corrisponde a circa ottocentomila euro di oggi, per l’acquisto di suoli nell’Agro-pontino. Con una lettera autografata e datata 2 Settembre 1874, il generale così si impegnò: “Colla presente dichiaro garantire il rimborso della somma di lire 200/mila che il Banco accorda a mio figlio Menotti secondo le norme dell’Istituto. E questa mia garanzia, servirà sino a totale estinzione del debito suddetto”.

Una somma che Menotti non restituì mai. Passati infatti tre anni di solleciti mai ascoltati, il padre famoso fu richiamato dal Senatore del Regno d’Italia Salemi al quale il settantenne Garibaldi scrisse impegno poco convincente per l’estinzione del debito: “Illustre Senatore, la pregiata vostra del 14, l’invio a mio figlio Menotti, che spero farà onore alla mia firma. In ogni modo io sono sempre responsabile verso il Banco di Napoli della somma prestata a mio figlio”.
Di fatto, della soluzione del contenzioso, Garibaldi non se ne preoccupò più di tanto.

Dopo quasi dieci anni dal prestito, mentre il Banco decideva di procedere ad una scandalosa esecuzione forzata contro le proprietà di famiglia, Menotti scrisse al direttore della banca il 7 luglio 1883, su carta intestata della Camera dei Deputati, informando che il Governo aveva deciso di “condonare” la somma dovuta.

La questione fu messa pian piano nel dimenticatoio e la banca dovette rinunciare  definitivamente al recupero del credito.
Va detto che nel 1875 fu accordato al vecchio Garibaldi un corposo vitalizio di centomila lire annue (circa quattrocentomila euro) per riconoscenza della nazione italiana ma il Banco di Napoli non vide mai tornare indietro nemmeno una parte del tesoro “regalato” alla famiglia Garibaldi.

A pochi anni dall’unità d’Italia, fu quello il primo segnale di un lento decadimento del Banco più florido d’Italia e che poi sarebbe stato assorbito un secolo dopo da un istituto bancario, manco a dirlo, di Torino.

Il movimento neoborbonico, tramite li capo ufficio stampa Salvatore Lanza, fa sapere che nella mostra “Frammenti e memorie” il carteggio sarebbe stato dimenticato per intervento di un discendente di Garibaldi, mentre il curatore della mostra Eduardo Nappi smentisce la censura avvertendo che nell’esposizione si è preferito esporre casi completi compresi di transazione conclusiva.

Quei napoletani che non tifano napoli (intervista su CRC)

Quei napoletani che non tifano napoli
(intervista su CRC)

Dopo il duro sfogo scritto a sfondo razzista di Vincenzo Ricchiuti contro il video “Ma perchè sei tifoso della Juve se sei di Napoli?”, Angelo Forgione a “Zona Mista” su Radio CRC dibatte sui napoletani che non tifano Napoli e che, talvolta, arrivano persino ad offendere i loro concittadini e la loro stessa città.

Emergenza patrimonio. Philippe Daverio: “Lo Stato ha fallito, più bravi i Borbone”

Mentre le celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia sono sempre più silenziose, decisamente fragorose e sempre più frequenti sono le bombe lanciate da autorevoli personaggi della cultura che stanno pian piano abbattendo il muro della retorica risorgimentale, riattribuendo i giusti meriti al sud pre-unitario e alla dinastia borbonica che lo condusse ai vertici del prestigio internazionale.

Sotto il profilo economico-industriale bastano i saggi di Paolo Malanima, direttore dell’Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo del CNR e Vittorio Daniele dell’Università “Magna Græcia” di Catanzaro, e quello di Stefano Fenoaltea e Carlo Ciccarelli della Banca d’Italia per dimostrare che il sud non era affatto sottosviluppato rispetto al nord.
Ormai i grandi personaggi della cultura sono sempre più soliti nell’amplificare ciò che noi meridionalisti professiamo e facciamo oggetto della nostra battaglia culturale mai fumosa e poggiata, appunto, su cultura e studi in quanto consapevoli di essere “semplici” divulgatori di verità sotterrate.

Dopo l’amplificazione della legge borbonica sull’introduzione pionieristica della raccolta differenziata portata alla ribalta nazionale da Roberto Saviano, sulle pagine de “IL MATTINO” di Napoli del 1 Dicembre 2010 è il turno di Philippe Daverio, apprezzato e stimato critico d’arte e docente universitario, che decreta il fallimento della tutela del patrimonio artistico in Italia e la superiorità e l’efficienza delle Due Sicilie rispetto alla moderna nazione italica: «La tutela del patrimonio in Italia è un fallimento. Lo Stato ha fallito e l’Italia si è dimostrata meno capace di quanto fecero i Borbone nelle Due Sicilie che era un grande Stato».

Philippe Daverio sta per lanciare “Save Italy”, un progetto per portare all’attenzione dell’intera comunità internazionale il caso Italia e chiedere l’intervento di tutti per far qualcosa di utile alla salvaguardia del nostro impareggiabile patrimonio.
Del resto era stato proprio lui ad avallare la mia video-denuncia “Il ponte sullo Stretto che ammazza la cultura” ammonendo così: «In Italia viene ritenuto prioritario il ponte sullo Stretto di Messina. Vuol dire anche che per realizzare il ponte non si salva la Reggia di Caserta».

E significativo è, in chiave risorgimentale, un passaggio di una sua dichiarazione su “LA STAMPA” di Torino del 12 Dicembre 2009 in cui, pur valorizzando il patrimonio culturale torinese, Daverio trovò comunque il modo per dire ai piemontesi tra le righe che sono invasori: «il Piemonte non è Italia. Torino è la capitale di uno stato che ha conquistato l’Italia senza farne parte». Così confermando che il Risorgimento non fu un moto di unione ma una guerra senza dichiarazione, un’annessione del sud, unica parte del paese davvero indipendente e italiana, da parte di un nord sabaudo filo-francese (e inglese), quindi straniero.

Bertolaso e il Vesuvio

video / Come gli uomini di Stato proteggono Napoli

Bertolaso e il Vesuvio

Ecco l’audio delle disgustose dichiarazioni “sarcastiche” del Capo della Protezione Civile, nonché Commissario Straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania, Guido Bertolaso circa l’eruzione del Vesuvio.

Il tono, le parole e le risate che si ascoltano dicono tutto.

La registrazione è stata effettuata dalla Funzione Pubblica della CGIL.

Fabio Quagliarella “core ‘ngrato”

Fabio Quagliarella “core ‘ngrato”

Dopo aver voluto la squadra del cuore, Quagliarella passa alla Juventus nella maniera peggiore. Colpevole di non aver dedicato un saluto alla gente che lo ha amato e sostenuto. Le scelte sono scelte e vanno sempre rispettate, ma in ogni storia d’amore chi lascia deve farlo con stile e mai girando le spalle senza un addio.

Una separazione avvenuta con le modalità della fuga che il popolo napoletano ha codificato come tradimento. Quagliarella è andato a Torino passando per la scandinavia, senza salutare la sua gente.

Una sera lo si è visto con la maglia azzurra nella formazione anti-Elfsborg e la mattina seguente con la maglia bianconera, quella più detestata. È questo che ha ferito i Napoletani, gente di cuore che sa accettare le scelte quando c’è rispetto.

Una separazione avvenuta con le modalità della fuga che il popolo napoletano ha codificato come tradimento. Quagliarella è andato a Torino passando per la scandinavia, senza salutare la gente che lo ha amato.
Una sera lo si è visto con la maglia azzurra nella formazione anti-Elfsborg e la mattina seguente con la maglia bianconera, quella più detestata. È questo che ha ferito i Napoletani, gente di cuore che sa accettare le scelte quando c’è rispetto.

Leggi l’articolo sul caso Quagliarella

“Malaunità” di Eddy Napoli – in arrivo il videoclip ufficiale

“Malaunità” di Eddy Napoli – il videoclip ufficiale in anteprima

RISCRIVIAMO LA STORIA IN MUSICA
Martedì 29 giugno, in anteprima sul web, il videoclip ufficiale di Eddy Napoli in “Malaunità”.
Frutto della collaborazione tra il grande artista partenopeo e Angelo Forgione, in esclusiva sul canale youtube del Movimento VANTO “angeloxg1”.
DA NON PERDERE !!!

Eddy Napoli - Malaunità

Eddy Napoli - Malaunità