videoclip: “10 MAGGIO ’87, La storia ha voluto una data”

10 Maggio 1987 – 10 Maggio 2012

25 anni oggi dal primo scudetto del Napoli

Venticinque anni oggi da quel giorno in cui Napoli si tinse d’azzurro ed esplose di gioia. 60 anni di speranza, un campionato di attesa, 1 settimana di passioneImmagini che vivono nei ricordi di chi c’era e nelle speranze dei più giovani che sognano di poter vivere quella emozione.
È questo l’obiettivo che il Napoli deve perseguire, a prescindere dagli uomini che lo rappresentano.
Rivediamo insieme un video che i più giovani amano perchè capace di trasferire, a loro che lo scudetto non l’hanno mai assaporato, le emozioni di quel Maggio del 1987. Questo è ciò che i tifosi vogliono! Tutto il resto è noia.
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Il manifesto della rinascita napoletana di Muti

Il Manifesto della rinascita napoletana di Muti

«Non tutti i napoletani sanno che Napoli ha cultura superiore»

«Non sono grandesono Napoletano». Era la sera delle celebrazioni di Italia 150 e così proclamò Riccardo Muti che si sta spendendo in tutti i modi per promuovere la grande cultura di Napoli e fare in modo che siano i napoletani a valorizzarla e a difenderla. Qualche mese prima aveva ricevuto il prestigiosissimo premio “Principe de Asturias” ma in Italia nessuno lo aveva saputo per via di quel ringraziamento alla Spagna «perchè Napoletano». In occasioni ufficiali così come in altre meno ingessate, il grande maestro si è sempre detto orgoglioso di esserlo in nome di quella cultura in cui lui stesso è immerso dal punto di vista musicale essendone continuatore, avendola studiata, assorbita, riofferta e riscoperta dopo anni di delittuoso oblio.
Napoli ha bisogno dei napoletani, di quelli di cultura ma anche della gente comune che dal basso si riappropri della propria identità, della propria storia, della consapevolezza di cosa significa appartenervi e del rispetto che tale provenienza suscita negli ambienti culturali a differenza di quanto accade nella società “subculturale” contemporanea.
E le parole pronunciate nella celebrazione della recente “rinascita” del San Carlo suonano come un Manifesto per un nuovo rinascimento della città. Musica per nostre orecchie!

TIM calca la mano con gli spot garibaldini

TIM calca la mano con gli spot garibaldini

soldati Napolitani accattoni, siamo alla subdola offesa

Gli spot “risorgimentali” del “La Storia d’Italia, secondo TIM” imperversano. Non bastava che due maldestri soldati napolitani dall’aria beota si facessero umiliare a duello da un Garibaldi distratto dal cellulare. Ora siamo ben oltre. Nel nuovo spot, i soldati borbonici si mimetizzano tra i cespugli e Garibaldi li stana corrompendoli con le offerte del gestore telefonico. Accattoni pagnottisti che si vendono per minuti, sms e traffico internet a soli 9 euro al mese.
Continua la parodia di un esercito che, pur tradito da pochi importanti generali vendutisi (quelli si) al soldo delle massonerie internazionali, prese bombe in testa fin dopo la tragica resa di Gaeta che concluse mesi di strenua resistenza. E chi si salvò fu costretto agli stenti e al gelo dei lager di Fenestrelle, in alta Val Chisone, pur di non tradire il proprio giuramento.

Lo spot, seppur divertente per chi non conosce la storia, è oltremodo offensivo per chi invece la conosce benissimo e non possiamo non evidenziarne il messaggio degradante per il popolo meridionale e la sua storia attraverso una simbolica caricatura che non trova fine.
Eravamo già al limite nello spot della camicia sporca che nascondeva l’ingiuria gratuita di Garibaldi il quale, con un gioco di parole sicuramente riuscito dal punto di vista creativo, definiva la propria camicia «perfetta un par de Sicilie», sostituendo il Mezzogiorno alla parola volgare.
E allora è il caso che chi fa parte della schiera di chi sà e ha un contratto TIM esprima il proprio dissenso. Magari evitando di accogliere la proposta, di effettuare ricariche finchè non cesserà lo spot, e, perchè no, cambiando gestore.

Per chi desiderasse protestare, può farlo ai seguenti indirizzi di posta elettronica (senza però trascendere nel linguaggio):

luca.rossetto@telecomitalia.it
carlo.fornaro@telecomitalia.it
giuliano.gimona@telecomitalia.it
investor_relations@telecomitalia.it
investitori.individuali@telecomitalia.it
patrizia.alfiero@telecomitalia.it

pagina TIM su Facebook:
http://www.facebook.com/TimOfficialPage

Vergogna Bologna, vince in campo e perde fuori

Vergogna Bologna, vince in campo e perde fuori

Napoli saluta Bulgarelli e Dalla, Bologna invoca il Vesuvio

Angelo Forgione – Partiamo da un punto fermo: gli stadi non possono essere considerati una zona franca della società e lo dimostrerò più avanti. Detto questo, mi viene in mente il ricordo che Napoli dedicò a Giacomo Bulgarelli in una fredda serata di Febbraio del 2009. Due numeri 8 giganti rossoblù formati da una quarantina di ragazzi stesi a terra nelle due metà campo, applausi di tutto il “San Paolo” con il minuto di raccoglimento che fu onorato in quello stadio e non negli altri il giorno seguente. E poi striscioni sugli spalti. Da Bologna qualche corretto tifoso ringraziò Napoli, e qualcuno scrisse anche “noi sportivi rossoblù non dimenticheremo mai la grande umanità del popolo partenopeo”. Dopo tre anni, i tifosi azzurri erano a Parma a ricordare il bolognese-napoletano Lucio Dalla da poco scomparso con due vistosi striscioni e tanta commozione. “Te voglio bene assaje” e “Ciao Lucio” mentre “Caruso” risuonava in tutto lo stadio “Tardini”. E risuonò anche in piazza del Plebiscito la sera dell’inaugurazione delle World Series dell’America’s Cup quando Napoli volle salutare l’artista bolognese. Così come in tutti i palcoscenici napoletani dove gli artisti partenopei gli dedicarono un sentitissimo omaggio canoro.
Oggi, allo stadio “Dall’Ara” di quella Bologna dei due simboli Bulgarelli e Dalla, i tifosi bolognesi hanno pensato bene di indirizzare i soliti cori razzisti e blasfemi (povero San Gennaro!) contro i napoletani presenti e, peggio ancora, di esultare ai goal dell’Udinese segnalati sul maxischermo, di cantare a mo’ di beffa “‘O surdato nnammurato” così come avevano fatto già juventini e laziali.
10 e lode al Bologna per i valori di correttezza sportiva dimostrata in campo, 4 al Napoli per la prestazione, zero spaccato ai bolognesi sugli spalti che hanno offerto una brutta immagine della loro città mettendoci un livore immotivato e oltre le righe. Se oggi in tribuna ci fosse stato Dalla avrebbe certamente bacchettato i suoi concittadini che pure hanno festeggiato a fine partita sulle note di una sua canzone. Che non era la più celebre “Caruso”. Forse i bolognesi, oggi, cantando in lingua napoletana, volevano proprio omaggiare il cantautore di casa che divenne internazionale solo quando prese a comporre e a cantare Napoli, ad amare Napoli. Lui che voleva rinascere napoletano, da lassù si sarà sentito offeso. Qualcuno da Bologna ci spieghi il perchè di tanto accanimento, se c’è un motivo scatenante, e noi cercheremo di comprendere.
Ora non veniteci a raccontare come sempre che certe cose le fanno anche i napoletani. Si, lo sappiamo che a Napoli non ci sono i preti e le monache sugli spalti, ma il razzismo e l’ingratitudine disgustano, e se pure i napoletani ne siano mai stati responsabili, o lo saranno, sarebbero perdenti e stigmatizzabili come i tifosi del Bologna oggi. È il malcostume del calcio italiano che lascia l’amaro in bocca. E pensare che i bolognesi negli anni Ottanta erano al fianco dei napoletani e festeggiavano dai balconi lo scudetto virtualmente vinto nel ’90 dal Napoli proprio nella loro città. Segno che le cose, negli stadi così come fuori, sono sempre in notevolmente peggioramento.
Pensate che si parla solo di calcio? In questo caso riflettete su come siete assuefatti alla sottocultura italiana apprendendo che all’aeroporto “Marco Polo” di Venezia quattro passeggeri campani, correttamente in fila, si sono visti rifiutare l’imbarco con conseguenti offese e insulti. «Imparate a parlare italiano, se Napoli non ci fosse tutto andrebbe meglio», queste le parole al desk. Denuncia alla Polaria supportata dalle testimonianze di alcuni francesi, stupiti.
I viaggiatori hanno denunciato. Paolo Cannavaro, invece, ha perso un’altra opportunità per segnalare all’arbitro i cori “vesuviani”. Non fa più notizia, come i cori stessi. Ma solo quelli contro i napoletani, perchè la Fiorentina si è presa 15.000 euro di ammenda per i cori di discriminazione etnica indirizzati al serbo Ljajic.

New 7 Wonder Cities: spot online per sostenere Napoli

New 7 Wonder Cities: spot online per sostenere Napoli

perchè noi prima d’essere tifosi del Napoli siamo tifosi di Napoli

Con il Vesuvio siamo andati vicini al risultato, unico sito italiano in gara fino alla finalissima senza il sostegno delle istituzioni che contano. Solo la Provincia aveva fatto qualcosa mentre però consentiva la realizzazione di una mega-discarica in quella zona che è Parco Nazionale. La storia si ripeterà anche con Napoli e allora meglio moltiplicare le forze e sostenere più di prima la candidatura della nostra città nel concorso online che designerà le 7 città-meraviglie del mondo. Oltre alla consueta diffusione sui social-network e la pubblicità nei vari media a disposizione, ecco dunque uno spot online confezionato per raggiungere gli utenti di youtube, da diffondere in massa.
Il soggetto è quello a noi tra i più cari: perchè essere compatti e travolgenti solo allo stadio per sostenere il nostro grande Napoli e poi essere individualisti e “distratti” quando c’è da difendere la nostra magnifica Napoli che è il nostro bene supremo?

Plebiscito: statue equestri e spazio da valorizzare

Plebiscito: statue equestri e spazio da valorizzare

Dibattito col Comune su ZTL e lungomare: attenzione al precedente!

Angelo Forgione – Si è svolto alla storica libreria “Treves” di Piazza del Plebiscito l’incontro-dibattito “Un anno di De Magistris” promosso dagli amici di “Insieme per la rinascita” e moderato da Flavia Sorrentino. Presente tra gli altri l’assessore allo Sviluppo del Comune di Napoli Marco Esposito che, vista l’assenza del previsto ospite De Magistris e dei suoi “avversari” Lettieri e Demarco, si è prestato al fuoco di fila delle tante domande sui temi più caldi del momento, dalle discusse ZTL e lungomare pedonalizzato all’assicurazione “RCA Napoli Virtuosa” per gli automobilisti napoletani le cui modalità sono state descritte dallo stesso Esposito (nel video di Tony Quattrone) che, oltre a fornire indicazioni sulle strategie di attrazione degli investimenti internazionali su Napoli, ha anche ribadito con forza il concetto già espresso recentemente a Mantova e a Portici secondo cui, se le politiche marcatamente anti-meridionali proseguiranno, sarà meglio fare da soli.
In merito a ZTL e lungomare liberato dalle auto, sul quale l’amministrazione comunale andrà avanti senza ripensamenti, sono intervenuto ricordando all’assessore che la città ha già un esempio del genere da non ripetere che è la piazza in cui ci trovavamo a discutere. Liberata giustamente dalle auto nel 1993 ma da circa 20 anni senza alcun intervento di sviluppo che ne abbia valorizzato lo spazio e la relativa fruizione. Una piazza vetrina in cui turisti e cittadini sono di transito, consegnata al degrado assoluto soprattutto nelle ore serali. Ho suggerito all’assessore di non ripetere lo stesso errore a Via Caracciolo e di riparare anche a quello del Plebiscito ormai cristallizzato e dimenticato. La distrazione del lungomare, che certamente ha più criticità dovute alla presenza di numerose attività commerciali che invece al Plebiscito non ci sono, non deve far dimenticare alla cittadinanza le altre problematiche che rivestono anche altri aspetti. Se Via Caracciolo è il lungomare più bello del mondo e va sfruttato, il Plebiscito è il luogo simbolo della cultura Sette-Ottocentesca, del neoclassicismo europeo (e non solo) fiorito a Napoli dopo gli scavi borbonici di Pompei ed Ercolano.
La richiesta all’assessore Esposito è stata, ed è pertanto, di lavorare per attrarre investimenti che rivitalizzino anche la piazza di Napoli Capitale passando per un restauro e recupero del colonnato a medio-lungo termine, intervento che potrebbe essere preceduto da interventi simbolici più facili da realizzare ma altrettanto doverosi come per esempio il restauro e la pulizia dei monumenti equestri dedicati a Carlo e Ferdinando di Borbone. A tal proposito ho ricordato a Marco Esposito che la città ha beneficiato “passivamente” dei soldi che Roma ha stanziato per il recupero di statue risorgimentali in occasione di “Italia 150”, da Vittorio Emanuele II a Garibaldi, da Pisacane e Nicola Amore, e che quelle veramente preziose, scolpite da Antonio Canova (con l’aiuto del suo allievo Antonio Calì), massimo scultore neoclassico, sono in condizioni indecenti e offendono la nostra Storia. Turisti e cittadini ne osservano il degrado tra scritte sui basamenti e guano di uccelli, chiedendosi chi siano quei “cavalieri romani” (non per caso) perchè non c’è una targa che ne descriva identità e fattura. Pertanto, ho chiesto espressamente di recuperare fondi non spesi o ripetere l’operazione già compiuta a
Piazza Dante e Piazza Mazzini dove i rispettivi monumenti sono stati restaurati dalla II Municipalità coinvolgendo uno sponsor (A&C Network srl) cui è stata consegnata la fruizione degli spazi pubblicitari esterni ai cantieri, col risultato di un restauro in pochi mesi e la provvidenziale installazione di una recinzione non invasiva che sta evitando il ripresentarsi delle problematiche dovute all’inciviltà e all’incultura di alcuni (giovani?) napoletani. Per le statue borboniche urge almeno una pulizia dei basamenti, un restauro della recinzione originale, l’installazione di un’ulteriore recinzione esterna non invasiva e una descrizione delle opere.
Un’operazione che potrebbe essere adottata anche dalla I Municipalità Chiaia-San Ferdinando-Posillipo, perciò proposta nei giorni scorsi anche al suo presidente Fabio Chiosi. Non è importante chi lo faccia, ma che lo si faccia. La storia di Napoli e il suo decoro monumentale non hanno colore politico.

La “padania” tra balle e palloni sgonfi

La “padania” tra balle e palloni sgonfi

la “nazionale” tramonta, Bossi & C. insistono 

Angelo Forgione – La “nazionale” padana nasce a fine anni ’90, disputa due partite e poi scompare. Poi la squadra rinasce nel 2007, fortemente voluta da Renzo Bossi, che ne diventa team manager e s’affanna perchè sia vincente. Ad ogni costo!
E così la Lega paga tutto, persino le trasferte ai tifosi in occasione della VIVA World Cup, i Mondiali delle Nazioni non riconosciute. Umberto, Renzo e Riccardo Bossi si godono le lussuose suite, i tifosi i camper a noleggio per andare e tornare dalla Lapponia con simbolo della Lega in bella vista. Oppure i viaggi in aereo quando si vola a Gozo. E poi il vitto: qualsiasi cosa comprino ne conservano lo scontrino che garantisce il rimborso. Sono in tanti li, senza spendere una lira. Famiglie intere che sugli spalti raccontano le stesse favolette dei loro rappresentanti in tv, rivendicano le loro undici ore di lavoro al giorno per pagare i meridionali mentre sono in vacanza spesata, lontano dal loro lavoro.
Soldi che escono a fiumi anche per pagare i calciatori, ex preofessionisti come Dal Canto, Scaglia, Gentilini, i fratelli Cossato e persino Maurizio Ganz, “el segna semper lü” di Atalanta, Inter e Milan. Naturale che quella selezione vinca due mondiali, superando in semifinale a Gozo le Due Sicilie.
Da dove escono quei soldi? Dai finanziamenti pubblici, cioè soldi dei cittadini italiani. E dopo gli scandali che travolgono il partito verde e il figlio del “senatur”, la selezione padana giocattolo del “Trota” va in soffitta e ritira l’iscrizione alla VIVA World Cup 2012 per “mancanza di presupposti organizzativi”.
Finisce la favola della maglia biancoverde griffata Legea di Pompei prima della Gilbert. Proprio così, la Padania si faceva produrre le divise da gioco in terronia. Ma del resto il suo presidente Renzo Bossi ha pure conseguito una laurea in Albania, proprio in una delle patrie della tanto contestata immigrazione padana. Un diploma universitario rinvenuto nella cassaforte dell’ex tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito; e il sospetto è che anche questa sia stata sovvenzionata dai finanziamenti pubblici. Il presidente del partito socialista albanese Edi Rama, sindaco di Tirana dal 2000 al 2011, ha così detto durante un incontro con gli studenti albanesi a Firenze: “Renzo Bossi si è laureato non in un’università dove si studia ma in una dove si paga”. Tant’è, almeno lui ce l’ha fatta, seppur a spese nostre. Il padre invece era laureato in medicina solo per la prima moglie che lo vedeva uscire la mattina per andare in ospedale, poi scoprì l’inganno e mandò il Dottor Bossi a comprare il sale. Ma Umberto non ingannò solo lei; ci riuscì per tempo anche con la madre. In occasione della presunta discussione della sua tesi, Umbertino si inventò qualche scusa e riuscì a non farla entrare in aula. Poi organizzò ben tre feste di laurea per altrettante lauree inesistenti. Quando tutti capirono, tentò la strada della musica al festival delle “voci nuove” di Castrocaro pur sapendo di non saper cantare. Inutile dire come andò. Gli restò l’ultima balla da giocarsi: la tutela degli interessi dei corretti settentrionali, baggianata utile a curare i suoi interessi raggirando il popolo del Nord e rispolverando il razzismo per scopi politici di risorgimentale memoria. E fu la Lega Nord, la Padania… baggianate, appunto. Povera Italia!

Napoli azienda sana e vincente del Sud

Napoli azienda sana e vincente del Sud

vietato sbagliare, è  la resa dei conti che tornano

Angelo Forgione – Ci siamo, tre partite per il sorriso o la delusione. Sullo sfondo un sipario bianco-nero, tra friulani e piemontesi ai quali contendere e strappare a tutti i costi i due obiettivi all’orizzonte: la qualificazione al preliminare di Champions League e la Coppa Italia.
Ma la partita più importante delle tre restanti, di cui due in campionato, è quella di Bologna, il vero crocevia della stagione. Il match da non sbagliare come i tanti nel corso dell’annata. Gli alibi sono finiti, l’unico è la stanchezza ma quello vale per tutte le squadre e ora, più di tutto, contano le motivazioni. Non potrebbe esserci delitto maggiore che quello di un passo falso nel capoluogo felsineo, laddove il Napoli può ipotecare seriamente il terzo posto da vidimare contro il Siena nella “passerella” finale al “San Paolo”.
De Laurentiis tace ma gongola. Non è un benefattore ma un ottimo imprenditore, quel che ci vuole in una città difficile di un Sud difficile anche per il calcio, e il suo progetto sta procedendo come lui comanda. Napoli dal bilancio sano da sbattere in faccia a Platini alla fine del 2012 quando dovrebbe andare in vigore il “Fair Play Finanziario” che potrebbe sconvolgere le competizioni europee dal 2013/14. Sul sito ufficiale dell’UEFA si legge che “il pareggio di bilancio diverrà pienamente operativo per le dichiarazioni finanziare legate al periodo che finirà nel 2012 e che verranno valutate durante la stagione di competizioni per club UEFA 2013/14. Da quella stagione in avanti, i club che non soddisferanno i requisiti necessari, sulla base dei bilanci delle due annate precedenti, potranno essere sanzionati. Il pareggio di bilancio prevede che un club non possa spendere più denaro di quanto ne guadagna”. In poche parole, chi ricapitalizzerà con risorse esterne come sono soliti fare Berlusconi, Moratti e Agnelli, andrà incontro a sanzioni. De Laurentiis, che non è un magnate, ha previsto dei tetti da alzare gradualmente, a costo di andare allo scontro con calciatori e procuratori. Tutto questo per trovarsi pronti quando le risorse private dei magnati del calcio dovranno essere limitate.
Il bilancio 2010/11 della “S.S.C. Napoli S.p.A.” presentava lo scorso Giugno un patrimonio netto pari a circa 29 milioni di euro (29.305.052), in aumento di € 4.197.829 (+16,7%) rispetto al 30 Giugno 2010, ed era già conforme al Regolamento UEFA perchè chiuso con cinque esercizi utili consecutivi di cui solo gli ultimi tre pari a 15,5 milioni di euro.
C’è da attendersi nel prossimo bilancio un utile ben lievitato dopo l’ottima Champions League disputata che ha fruttato circa 30 milioni di euro. Ma De Laurentiis mira alla continuità nell’elite del calcio internazionale più che a degli exploit in campo nazionale che per una società del depresso Mezzogiorno potranno venire fisiologicamente come conseguenza alla stabilità in campo europeo. Il presidente sa benissimo che quel passante è fondamentale perchè assicura fortissime entrate per diritti televisivi e premi di gran lunga superiori all’Europa League, e per una società che non è titolare di proprietà immobiliari, prima fra tutte lo stadio, la massima competizione europea è fondamentale per mantenersi ad alti livelli.
Mors tua vita mea, il solo accesso ai gironi di Champions League, senza contare il resto, vale oltre 7 milioni di euro e se se li accaparrasse il Napoli li perderebbero l’Inter con un patrimonio tecnico un po’ troppo ingombrante, la Roma degli americani che devono garantire il debito a Unicredit e la Lazio che vedrebbe brutte nubi all’orizzonte. Quest’ultima, quotata in borsa, con un bilancio quasi in pari ma con due spade di Damocle sul collo: l’ammortamento dei tanti giocatori acquistati con la formula del pagamento dilazionato difficilmente riposizionabili e, soprattutto, l’a dir poco “discutibile” debito col fisco di 140 milioni spalmati in 23 anni siglato nel 2005. Lotito voleva questa Champions League e quella fallita lo scorso anno fortemente proprio perchè erano (e sarebbe) vitale per trovare nuove risorse e questo spiega le dimissioni folli di Reja in piena bagarre, poi rientrate, e la crisi di nervi della folle notte di Udine che già era stata fatale un anno fa.
Bene è andata alla Juventus, anch’essa quotata a Piazza Affari, che ha puntato tutto su questa stagione dopo uno spaventoso bilancio in rosso ricapitalizzato da mamma Fiat. Doveva guadagnarsi la Champions a tutti i costi dopo due anni di assenza, altro che fame del pur bravo Antonio Conte. Ha rischiato capitali esterni e ha ottenuto il risultato.
Conseguenze di questa gestione? Il Napoli cresce nel ranking UEFA, nella classifica delle squadre di calcio nel mondo e nel numero di tifosi. Ma quel che conta davvero è che il Napoli è squadra sempre più ricca, tra le prime 20 d’Europa, in un territorio povero; e questo vuol pur dire qualcosa. Fondamentale cartina di tornasole della salute del club azzurro, perchè è coi soldi che avanzano i progetti, e i soldi portano soldi per realizzarli. Al Napoli non manca nulla, stadio di proprietà a parte, per stabilizzarsi tra le big d’Italia e le prime d’Europa. È questo che vuole il presidente, la continuità senza cedimenti. Certo, il Napoli non ha lottato per lo scudetto e avrebbe potuto, ma la Champions League ha indubbiamente pesato sulla concentrazione più che sulle gambe. La seconda “Champions” consecutiva lancerebbe proprio un segnale di continuità al mondo calcisitico che ha il Napoli come modello. Se a questo si aggiungesse anche la Coppa Italia, ovvero il primo segno tangibile di un ciclo vincente che manca da ventidue anni, allora si che la stagione sarebbe molto più che positiva.
Ecco perchè a Bologna non bisogna fallire e squadra, allenatore e dirigenti lo sanno. Non l’hanno mai dimenticato, neanche a Febbraio allorché la classifica diceva -10 dall’Udinese, -8 dalla Lazio, -5 dall’Inter e -3 dalla Roma con una partita in meno, e la semifinale d’andata di Coppa Italia andava al Siena. In quel momento davvero in pochissimi si sottraevano al gioco a distruggere dei più che attaccavano De Laurentiis, Mazzarri, dirigenti e giocatori, e sembrava già tempo di bilanci negativi.  Non era così perchè la stagione era ancora lunga e ci voleva poco per leggere le insicurezze di Guidolin, le carenze della Lazio che, già ricca di lacune, si indeboliva sul mercato anziché rafforzarsi, e le tribolazioni di Inter e Roma. Abbastanza per crederci. Mentre quelle viaggiavano come potevano dopo essere andate oltre le proprie possibilità, il Napoli andava a due cilindri perchè Aurelio aveva imposto la modalità a quattro per fare strada in Champions League. Dopo ne sono bastati tre per risalire in campionato pur con un vuoto di pressione dopo l’eliminazione di Londra che solo tre settimane fa mandava di nuovo tutti nello sconforto e faceva dire ad Hamsik «l’anno prossimo non saremo in Champions». Mentre le maglie dell’Atalanta sverniciavano quelle azzurre, le telecamere indugiavano su un De Laurentiis impietrito. E lui intervenne personalmente come uno psicologo aziendale. Facile intuire cosa abbia detto alla squadra e quel proclama di resa di Hamsik è divenuto ora «lotteremo fino alla fine per andare in Champions». Perchè è il presidente a dettare gli obiettivi e indirizzare le forze nelle varie fasi della stagione.
Tre finali di fatto, di cui una di nome. Bologna è il crocevia del futuro prossimo del Napoli. Vincere per poi chiudere in bellezza e andare a Roma a levarsi uno sfizio, un grande sfizio. Poi comincerà un’altra estate calda nelle aule giudiziarie e tutto sarà tristemente rimescolato. Tra calciatori che vendono partite e allenatori che li picchiano, parlare di bilanci a posto in un calcio che rischia il crack non solo finanziario non è poi così sacrilego. Anzi, è motivo di vanto per tutto il Sud.

1 Maggio, commemorazione eccidio di Pietrarsa

1 Maggio, commemorazione eccidio di Pietrarsa

Napoli tra i primi e gli ultimi martiri del lavoro

1 Maggio 2012 particolarmente significativo per i napoletani. La città vantava le primissime vittime del mondo operaio d’Italia, a Portici nel 1863, e anche l’ultima, il portinaio del Corso Garibaldi che si è tolto la vita dopo che gli avevano tolto impiego e casa. Non c’era città-simbolo migliore per sensibilizzare sulla drammatica situazione del mondo del lavoro in Italia, e invece i sindacati hanno preferito Rieti laddove è in corso una competizione elettorale. Poi, in serata, il “concertone” di Roma, in tono minore, con lo strascico di polemiche per i circa 250mila euro richiesti da Alemanno. Forse sarebbe stato più giusto restare in silenzio, evitare simbolicamente la festa a Piazza San Giovanni e dare seguito alle parole di Angeletti«C’é poco da festeggiare. Siamo di fronte ad un preoccupante aumento dei disoccupati. Ma questo sarà il 1 Maggio di tutti coloro che non si rassegnano».
A Pietrarsa, laddove fino al momento dell’unificazione italiana era il più grande stabilimento meccanico d’Italia poi schiacciato dalle politiche filo-sabaude che privilegiarono la nascente Ansaldo, in quel posto in cui il 6 Agosto 1863 Bersaglieri e Guarda Nazionale spararono sugli operai che protestavano per la forte riduzione del personale e per l’aumento dell’orario di lavoro, i vertici delle organizzazioni sindacali non sono mai andati a portare un fiore al monumento che ricorda quella vergognosa strage ancora oggi coperta dal silenzio “risorgimentalista”.
A ricordare le morti di ieri e di oggi c’eravamo noi, proprio li, alle grandiose officine di Pietrarsa oggi declassate a museo ferroviario (aperto solo nei giorni feriali). Una toccante ricordo  coordinato dal Partito del Sud al quale hanno aderito anche il Comune di Napoli con la presenza dell’assessore a Lavoro e Sviluppo Marco Esposito, il Comune di Portici e diverse associazioni meridionaliste. Nel piazzale delle Officine è stata deposta una corona di fiori ai piedi dell’opera commemorativa dello scultore Bruno Galbiati, apposta dal Comune di Portici il 25 settembre 1996. Diversi gli interventi accorati conclusi con quello interessantissimo dell’assessore Esposito che ha ribadito un concetto già qui dimostrato: la palla al piede d’Italia è il Nord. Discorso preceduto da quello di chi scrive incentrato sulle vicende attuali della discarica di Terzigno, in pieno parco nazionale del Vesuvio, che non chiuderà (nel video della commemorazione di Tony Quattrone a 2:34). A chiudere la manifestazione, un emozionante minuto si silenzio.
Appuntamento al 6 Agosto quando un nuova commemorazione ricorderà il 149° anniversario dall’avvenimento. Nella speranza che un giorno non lontano i segretari nazionali delle organizzazioni sindacali si possano degnare di onorare con la loro presenza la memoria dei martiri di Pietrarsa, luogo simbolo della lotta operaia in Italia… e di ciò che l’unificazione ha significato per il Sud.

si ringrazia Tony Quattrone per il contributo video della commemorazione

“Terrone Day” nel Mantovano

“Terrone Day” nel Mantovano

nel feudo leghista i meridionali affermano la propria dignità

A Castelbelforte, nella provincia di Mantova roccaforte della Lega Nord, si è svolto Sabato 28 il “Terrone Day” contro ogni discriminazione organizzato da Francesco Massimino, coordinatore locale del Partito del Sud, per gridare l’orgoglio di essere meridionali. Un’idea nata dopo essere stato definito “terrone” da un cittadino locale in sede di  seduta consiliare senza che siano poi giunte le scuse richieste.
Dopo un volantinaggio davanti al municipio, la manifestazione si è svolta nell’auditorium del vicino comune di San Giorgio e ha visto la partecipazione di Pino AprileMimmo Cavallo, Roberto D’Alessandro, Marco Esposito, Marco Rossano e Beniamino Morselli a fare gli onori di casa.
Massimino ha così incitato la sala: «Vogliamo essere la cerniera per unire il Nord con il Sud. Nel Settentrione ci sono 14 milioni di immigrati del Meridione, perché i nostri politici non hanno saputo sfruttare le risorse che abbiamo al Sud».

Il video-sintesi della conferenza montato proprio da Marco Rossano, autore del documentario “Cento passi per la libertà” sulla scalata di De Magistris a Palazzo San Giacomo (, ci porta testimonianza della giornata. Significative le parole di Marco Esposito, assessore allo sviluppo del Comune di Napoli, sulle attuali condizioni politico-culturali in Italia.
V.A.N.T.O., pur invitato, non ha potuto presenziare (così come Lino Patruno) ma le parole di Pino Aprile e Marco Rossano (nel video) hanno fatto fischiare le orecchie a qualcuno.

leggi la cronaca dell’evento sul blog di Marco Rossano