Il nord vacilla di fronte alla divulgazione delle verità sotterrate

Il nord vacilla di fronte alla divulgazione delle verità

Come il Presidente della Repubblica a Capodanno, quelli che Saviano fa a “Vieni via con me” sono veri e propri discorsi alla nazione senza contraddittorio o interruzioni e con i necessari tempi per poter argomentare. Con la differenza che li propone ogni settimana. Questo è il potere di un personaggio che pure qualche aspetto da decifrare ce l’ha, effettivamente consapevole di poter ormai indirizzare i discorsi nella direzione voluta.
Quello che si è ascoltato sulla questione rifiuti nella puntata del 22 Novembre è un Saviano meridionalista, pur non essendolo affatto. Mai prima l’autore di “Gomorra” aveva preso una posizione così decisa in difesa della sua stessa comunità, comunicando alla platea ciò che noi meridionalisti e filoborbonici diciamo da anni, spesso però snobbati da quella denigrazione filorisorgimentale che non ammette la teoria di un nord invasore e di un sud invaso. L’ha detto Saviano e la stampa lo segue in scia, e va bene così. Tutto ciò finisce per rinforzarci e legittimarci.

Saviano ha avuto il coraggio e l’autorità di dire ciò che nessuno sin qui si è azzardato a dire, e cioè che non sono i Napoletani ad essere sporchi e sudici per tradizione ma semmai sono stati sporcati, finendo per diventarlo auto-convincendosene, col risultato che loro stessi si definiscono sporchi e spesso si comportano da tali. Senza peli sulla lingua, è arrivato agli italiani che sono i rifiuti del nord e di parte dell’Europa a colmare le discariche della Campania e che non c’è possibilità immediata, ne tantomeno intenzione, di risolvere un problema che non è un problema, se non per i Napoletani, ma una precisa volontà superiore.

Alla faccia della denigrazione settentrionale, in barba alla propaganda sabauda e alla voce “borbonico” dei vocabolari italiani, in prima serata sulla Rai è finito a 151 anni dalla sua morte Ferdinando II di Borbone. Saviano lo ha tirato in causa perché si è accorto anch’egli di una delle tante cose che i neoborbonici dicono da anni: i Borbone di Napoli erano dinastia di primati.
«Sembrerà strano ma la prima città in Italia ad aver inventato la raccolta differenziata è Napoli. 1832, Ferdinando II di Borbone fa una legge sulla differenziata».
Mi piace pensare, e un po’ ne sono convinto, che Saviano abbia letto un mio apprezzato articolo scritto un mese fa sull’argomento e che contiene quella legge presente nella “Collezione delle Leggi e dei Decreti del Regno delle Due Sicilie”, legge ora diffusa dalla Rai alla nazione ( http://www.napoli.com/viewarticolo.php?articolo=35975 ). Lo deduco da come ha introdotto l’argomento e da come l’ha commentato, proprio come in quel passo del mio articolo che snocciola la legge borbonica. Cose che anche io ho appreso attraverso l’opera di grandi archivisti come il mio grande amico Prof. Gennaro De Crescenzo: è questa la catena della diffusione delle verità sepolte da riportare alla luce.

A sentire il discorso di Saviano mi sono sentito gratificato dal mio lavoro intensissimo e sudato, fatto di letture di testi, scrittura di articoli, montaggio di videoclip su youtube e interviste. Tutto finalizzato alla comunicazione ai Napoletani della nostra vera cultura che non è quella negata con la quale facciamo i conti da ormai troppo tempo.
Un discorso che non ha fatto una piega in chiave di riscatto del nostro orgoglio; l’autore di “Gomorra” ha parlato proprio come avrei parlato io, dicendo ciò che avrei detto io. Persino tirando in ballo il grande Eduardo e mostrando l’ormai noto “é cosa ‘e niente”.
Tutto perfetto, perchè con la mia opera sto cercando di far capire alla nostra gente (e quelli che mi seguono l’hanno capito), che noi siamo diventati quello che “loro” volevano che fossimo, a furia di non ribellarci alla denigrazione e alle falsità perpetrate dai tempi dei britannici Lord Palmerston e William Gladstone, veri iniziatori delle calunnie anti-napoletane di ottocentesca memoria.

Saviano ha parlato al resto d’Italia ma ha anche parlato ai Napoletani, invitandoli a non sedersi e a reagire riscoprendo la propria cultura e ribellandosi a chi l’ha cancellata approfittando del nostro lasciar fare a base di “è cosa ‘e niente” che ci ha portato ad accettare e cronicizzare camorra, malamministrazione e degrado che gli altri ci imposero e che noi accettammo supinamente; non avremmo dovuto! Qualcuno non ha capito il senso del discorso, qualcuno si.
Si è aperto così un fronte nuovo per il resto del paese sempre pronto a cavalcare i luoghi comuni contro i Napoletani e i più feroci accusatori di Napoli hanno maldigerito il messaggio. Lo deduco dalle tante email che ho cominciato a ricevere da quel momento in posta e i tanti messaggi inviati alla casella di messaggi del mio canale youtube, laddove notoriamente si possono trovare tutti i miei spunti audiovisivi riguardanti la nostra storia e il nostro riscatto.
Non solo messaggi di felicitazioni da parte di chi ha rivisto me nel messaggio di Saviano, di chi mi ringraziava, di chi dimostrava gioia per quel che aveva sentito, ma anche tante stupidaggini piovute da anonimi settentrionali o comunque anti-napoletani. Un aumento esponenziale da quella sera, e questo significa che “loro” temono le nostre verità.

Ne riporto qui solo un esempio, non a caso una delle poche email a cui ho risposto, che è eloquente per come i “fratelli” d’Italia comincino a vacillare e a sconcertarsi nel conoscere le verità storiche nascoste che corrispondono a quelle contemporanee che ne sono dirette discendenti.
Un “buontempone” ha visto i miei video sul primo bidet d’Italia alla Reggia di Caserta, quello che i Savoia, non sapendo cosa fosse, definirono “oggetto sconosciuto a forma di chitarra”, e ha pensato bene di creare un nuovo account stesso oggi, 25 Novembre 2010, per mascherare la sua vera identità su youtube. E come ha pensato di chiamare il suo nuovo canale vuoto per attaccarmi? Guarda caso… “FBourbonsBorboni”. Ora capirete perchè.

messaggio di FBourbonsBorboni:

Ma poveretti (i napolitani) eccoli crearsi un mito (quello del bidet) da sotto le loro tonnelate di rifiuti!
I Borboni non erano napoletani ma Francesi (Bourbons) e comandavano. Sono loro ad avere introdotto il bidet francese in Italia. A l’epoca in tutta Italia ed ancora fino a poche decenni di anni fa tutti in italia (salvo gli aristocratici) si lavavano nelle tinozzze nei cortili delle cascine dove lavoravano come braccianti (non avevano neanche le proprie cascine cone in Francia o altro in Europa perché qui c’erano solo i ricchi latifundisti. Quindi fa proprio ridere questo mito del bidet che gli Italiani si sono creati per sentirsi (immaginarsi di sentirsi) forse piu’ puliti nel sedere degli altri -visto che i loro comportamenti cafoncelli sono derisi in tutto il mondo. Il bidet in Francia dopo essere stato li crato è stato usato per decenni ma ora li negli appartamenti sono più piccoli e c’e’ spesso solo la doccia.
Ridicoli siete e patetici!! Il principe Emanuele Filiberto è stato di grande ironia e l’intervistatrice si è dimostrato una piccola provincialotta meschina (che si è dimenticata delle tinozze dei suoi nonni!!).

risposta di Angelo Forgione:

Penso che Lei debba studiare la storia ancora molto, tanto più quella di Napoli semmai voglia conoscere l’origine 700-800esca della moderna civiltà europea.

1) I Borbone di Napoli erano, appunto, di Napoli, non di Francia come i loro antenati di estrazione capetingia. Ci sono anche rami diversi, come quelli di Spagna o di Parma. Il primo Borbone di Napoli fu Carlo VII, mezzo italiano (Farnese di Parma) e mezzo spagnolo, ma volle imparare lingua, usi e costumi dei Napoletani che si portò anche in Spagna insieme al sangue di San Gennaro (!) quando divenne Carlo III.
Ferdinando, Francesco, Ferdinando II e Francesco II erano napoletanissimi, e insieme al capostipite non primeggiarono certo solo per il bidet.

2) Il bidet è si francese, noi Napoletani lo sappiamo benissimo, ma in pochissimi anni i 100 presenti a Versailles furono TUTTI rimossi: un fallimento! Qui non si discute su chi l’ha inventato ma su chi l’ha usato (per prima). E Napoli non l’ha “adottato” dalla Francia, ma dall’Austria grazie a Maria Carolina d’Asburgo Lorena, regina delle Due Sicilie, sorella di Maria Antonietta (d’Asburgo Lorena). Era la corte austriaca ad avere delle usanze superiori che la corte di Napoli seppe adottare e elevare maggiormente a crismi di civilizzazione per tutto il continente, non quella francese. Quello è l’aggancio. Così come per il caffè che viaggiò dalla Turchia a Vienna e arrivò a Napoli sempre attraverso la sovrana austriaca, e Napoli l’ha offerto al mondo a modo suo, cioè alla grande. Lo sa che il babà non è un dolce napoletano ma polacco, inventato alla corte di Stanislao Leszczynsky? Eppure i polacchi l’hanno dimenticato, mentre i Borbone lo trovarono buono e così Napoli l’ha offerto al mondo. Non c’è nessuna certezza che la prima pizza sia Napoletana, ma con i Borbone si attuò nel 700 attorno a Caserta una incredibile rivoluzione agricola che ha codificato la vera pizza con il condimento del pomodoro e della mozzarella, e Napoli l’ha offerta al mondo. Le ho fatto il palato buono, ma potrei parlare di mille altre cose che in parte può apprendere dai miei scritti e dai miei video come quello che le inoltro in calce.
La cultura, amico mio, non è necessariamente frutto di invenzioni ma anche di intuizioni pionieristiche. E le potrei citare tanti esempi in ogni campo con cui Napoli, tramite invenzioni e intuizioni, ha plasmato l’attuale civiltà europea, riecheggiando nel mondo intero. Perchè, se non l’ha ancora capito o studiato, la cultura passava per Napoli all’epoca, e Napoli sapeva filtrare il meglio e rioffrirlo al mondo.

Ho la sensazione netta che il discorso di Saviano dell’altra sera vi sta facendo tremare nelle vostre convinzioni ignoranti. Ritornate a scuola, riscrivete il Risorgimento italiano per come è andato veramente, e poi venite a riprendervi il letame culturale unitamente a quello industriale che avete riversato nelle nostre discariche approfittando della malavita di garibaldino sdoganamento, che da un bel po’ vi ritrovate in casa vostra a far soldi coi vostri imprenditori truffatori e “bondeggiatori”, molto più ladri dei disperati borseggiatori che ci sono al sud. Vero Sig. Calisto Tanzi?
Del resto, perchè secondo Lei Vittorio Emanuele II e Cavour (lui si mezzo francese, mica italiano) vennero da queste parti se non per unire alle loro misere casse le nostre grandi riserve auree?

E ora, dopo tutto questo, gridate Padania libera? Ma libera da che? Ma chi vi ha cercati?

Glielo dico con franchezza e senza pregiudizio: gli alluvionati veneti, poveri loro, in televisione non perdono occasione per dire che noi (inventori dell’arte di arrangiarsi) ci piangiamo addosso e loro si rimboccano le maniche mentre in realtà si capisce bene che stanno piangendo davanti alle telecamere.
Sa il problema dov’è? Qui a Napoli abbiamo organizzato raccolte di fondi anche tra private associazioni per gli stessi alluvionati del Veneto oltre ai tantissimi sms solidali del valore di 2 euro inviati dalla Campania per lo stesso scopo. Noi siamo un popolo solidale per tradizione. E il nord come risponde? Proprio il Veneto e il Piemonte negano l’aiuto per la nostra tragedia causata anche da loro. Con le dovute eccezioni, questo siete voi: gente vuota, ignorante e priva di ogni solidarietà di popolo.

Buono studio, “fratello” d’Italia
(Le allego video culturale)
http://www.youtube.com/watch?v=xui3llF32l0

S.A.R. Carlo di Borbone scrive ai Napoletani

S.A.R. Carlo di Borbone scrive ai Napoletani: “Napoli, alzati!”

Sua Altezza Reale Carlo di Borbone delle Due Sicilie ha rivolto oggi con amore un messaggio ai Napoletani nel segno del riscatto e del rispetto da ritrovare.

Di fronte all’ennesima “emergenza-rifiuti” che sta compromettendo l’immagine della nostra antica capitale nel mondo, è venuto il momento di ritrovare la strada di un futuro che non può non passare per l’orgoglio e la dignità di un popolo ferito e umiliato ma che seppe essere primo nel mondo anche grazie alla dinastia che il Principe rappresenta oggi.

Il dramma-rifiuti è la conseguenza diretta e più evidente di un problema antico: l’assenza di classi dirigenti adeguate per Napoli e per il Sud, di classi dirigenti che sappiano rappresentare in maniera dignitosa, fiera e consapevole i Napoletani e i meridionali in tutti i settori.

Una delle strade più urgenti e necessarie, nell’anno delle celebrazioni dei 150 anni dell’Italia unita, può essere proprio quella della memoria storica da ricostruire e da ritrovare passando anche per verità spesso dimenticate come il primato della raccolta differenziata voluta da Ferdinando II di Borbone già nel 1832.

Ecco il messaggio che giro a tutti i Napoletani, a cui S.A.R. si rivolge.

NAPOLI, ALZATI!

 

24.11.2010

 

Napoli, alzati. Basta con le polemiche, con le guerre tra bande tra gli scaricabarile! Napoli: alzati! Questo è il momento del nostro orgoglio. Mostriamo agli Ispettori dell’Unione Europea il vero volto della nostra Città, la nostra Capitale.

Roberto Saviano ha fatto molto bene a ricordare quanto civilmente moderni fossimo sin dai tempi di Re Ferdinando II. Stiamo perdendo di vista i cittadini, i loro problemi e le loro ansie, ma stiamo negando loro anche il futuro. E lo stiamo negando anche alla nostra Napoli.

Verrà il tempo dei bilanci e verrà il tempo delle responsabilità. Ma ora è il momento di alzarsi: di stringerci attorno al Signor Presidente della Repubblica che ci ha invitato al riscatto. E ricordiamoci il monito del nostro Arcivescovo: uno scandalo è il ripetersi delle emergenze che sta minando la dignità dei Napolitani.

Tutta la mia Famiglia ed io personalmente ci mettiamo a disposizione delle forze sane della città, delle migliaia di cittadini per bene, imprenditori, professionisti, operai e artigiani che dai Quartieri Spagnoli fino a Fuorigrotta, dal Vomero al Miglio d’Oro stanno dritti dinnanzi alle avversità e non si piegano e vogliono che Napoli e tutto il Mezzogiorno siano rispettati in Europa e nel mondo!

Carlo di Borbone delle Due Sicilie

S.A.R. Carlo di Borbone e Angelo Forgione

Razzismo condannato e razzismo consentito

Razzismo condannato e razzismo consentito

Nel corso del match amichevole Italia-Romania del 17 Novembre 2010, altra manifestazione di sottocultura italiana con i “buuu” rivolti a Balotelli.

Ciò che sdegna di più è però la condanna corale dai media (giustissima) che tacciono però per altre forme di razzismo non meno evidenti e schifose.
C’è tanto da fare e lavorare in questo paese.

Proprio nella stessa giornata, Angelo ForgioneIlario Imparato ne parlano a “Si Gonfia la Rete” su Radio CRC targato Italia.

Fabio Fazio e le “contraddizioni” di Maroni

Fabio Fazio e le “contraddizioni” di Maroni

Polemiche leghiste sulle parole di Saviano circa gli affari delle mafie al nord (e sai la novita?). Maroni definisce lo “show” dello scrittore diffamatorio della comunità lombarda.

Ha ragione MARONI o SAVIANO? Esercizio sterile e inutile.

Meglio sfruttare lo spunto per analizzare la figura di FABIO FAZIO che nelle sue trasmissioni (di confronto) non sa rispondere ai suoi interlocutori e, come nel caso vergognoso “BOCCA CONTRO NAPOLI”, lascia che dicano ogni idiozia senza contraddittorio alcuno.

Nel video allegato (in basso) che si riferisce alla puntata di “Che tempo che fa” del 17 Gennaio 2010, il Ministro MARONI, a 00:58:10, dice: “Per me il violento è violento a prescindere. Se ci fosse un leghista preso a fare un atto di violenza ovviamente per me vale esattamente come un qualsiasi altro criminale”.

Maroni era già stato condannato per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale per aver morso il polpaccio di un agente di Polizia.
In sostanza, MARONI SI DEFINISCE CRIMINALE DA SOLO, ma Fazio non sa ravvisarglielo.

E sempre MARONI, a 00:59:10, commenta la sua dichiarazione: “Laddove in uno stadio si ascolti un coro razzista o di quel tipo, si chiude la partita”. E dice: ” si, è difficile distinguere il razzismo dallo sfottò, ma bisogna dare segnali forti in ogni caso. Appena si sente un accenno di coro dubbio, bisogna intervenire”.
Tolleranza zero per Maroni, eppure si continua a sentire in ogni stadio il coro “Vesuvio lavali col fuoco”. E nessuno dice nulla (neanche il Napoletano e Capitano del Napoli Paolo Cannavaro).

Bocca, Maroni, Marchionne… etc.

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-10287402-70c3-47fc-a9a9-84d728377ec0.html?p=2

Il laziale esorta il Vesuvio in tutta serenità

Il laziale esorta il Vesuvio in tutta serenità

di Angelo Forgione

“VESUVIO, LAVALI COL FUOCO”. Dal Foro Italico di Roma è arrivata in tutte le case sintonizzate sull’incontro Lazio-Napoli, più forte che mai, l’esortazione al vulcano. Dov’è la novità? Ormai siamo abituati. Ed è proprio questo il problema.

Ignorare il razzismo significa accettarlo. È lo slogan del FARE, acronimo di “Football Against Racism in Europe” che l’UEFA sponsorizza nelle competizioni europee, invitando gli addetti ai lavori a prendere posizione. Ma in Italia le posizioni si prendono solo per i giocatori di colore dell’Inter, prima Balotelli e poi Eto’o. Se si tratta di Zuniga, i tifosi del Brescia possono urlare a squarciagola. Ma almeno poi arriva la multa, ciò che non arriva quando l’oggetto del razzismo sono i Napoletani.

Quella contro i partenopei è una forma di razzismo da stadio esistente ma evidentemente legalizzata. Eppure la nuova norma della Federcalcio che regola le “Responsabilità per comportamenti Discriminatori” parla chiaro: “le società sono responsabili per l’introduzione o l’esibizione negli impianti sportivi da parte dei propri sostenitori di disegni, scritte, simboli, emblemi o simili, recanti espressioni di discriminazione. Esse sono altresì responsabili per cori, grida e ogni altra manifestazione espressiva di discriminazione che comporti offesa, denigrazione, incitamento all’odio o insulto per motivi di razza, colore, religione, lingua, sesso, nazionalità, origine territoriale o etnica, ovvero configuri propaganda ideologica vietata dalla legge o comunque inneggiante a comportamenti discriminatori.
In caso di manifestazioni e cori razzisti, l’arbitro ha la facoltà di sospendere temporaneamente la partita in corso e, nel caso di atteggiamento razzista prolungato, anche la discrezione di fischiare la conclusione anticipata della gara”.

L’invocazione al Vesuvio, e quindi ad una catastrofe naturale risolutiva dei problemi di pulizia etnica e non igienica della comunità Napoletana, si configura chiaramente come una discriminazione razziale e un incitamento all’odio.

Nonostante ciò, il direttore di gara di Lazio-Napoli, il Sig. Bergonzi, non ha ravvisato gli estremi per la sospensione temporanea della gara. E ancora una volta, il Capitano del Napoli, nella fattispecie il napoletanissimo Paolo Cannavaro, a cui spettava il compito di richiedere all’arbitro la sospensione della gara in simili situazioni, ha perso nuovamente l’opportunità per avvalersi dei suoi diritti. Una simile cancrena può essere estirpata solo con una presa di posizione netta in campo da parte del Capitano azzurro che sottolinei questa vergognosa manifestazione di sottocultura tutta italiana e la cominciare ad arginare.

I più ricorderanno il giocatore ivoriano Marco André Zoro del Messina che si ribellò al razzismo dei tifosi dell’Inter impossessandosi del pallone e uscendo dal campo trattenuto da compagni e avversari. Fu il primo in Italia a porre un freno al razzismo.

Cannavaro segua l’esempio e si senta ferito da certi cori contro se stesso e la sua comunità, così come si sentì ferito il giocatore di colore del Messina, dando una lezione di civiltà al nostro “piccolo” paese.

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Crolli a Pompei, cosa c’è dietro? (intervista a Radio SBS Australian Network)

Crolli a Pompei, cosa c’è dietro?

intervista a Radio SBS Australian Network

6 Novembre 2010: crolla la “Schola Armatorarum” detta anche Domus dei Gladiatori. Un pezzo di patrimonio unico al mondo che l’Italia perde per sempre. Disponibile online l’intervista ad Angelo Forgione sul crollo di Pompei concessa al prestigioso network australiano “SBS Radio” in cui si tenta di fare chiarezza sulla situazione.


Da Liverpool a Cagliari, ecco perché tanto livore per Napoli

Da Liverpool a Cagliari, perché tanto livore per Napoli

di Angelo Forgione

Il periodo è quello che è: Napoli ricoperta di rifiuti e sbattuta nelle prime pagine di giornali e telegiornali di tutto il mondo. Quale migliore occasione per alimentare i luoghi comuni e l’avversione ai Napoletani ormai dilagante? Un fenomeno che ha assunto dimensioni inaccetabili che legittimano l’analisi di un vero e proprio razzismo non più solo leghista. Non è vittimismo se a Liverpool sono stati esposti striscioni offensivi in lingua italiana, dettati dagli ultras dell’Inter: “usate acqua e sapone”, “Napoli merda”, “Ciao Napoli” con annessa l’immagine di un bidone della spazzatura. Lo stesso Liverpool Football Club ha confermato che gli striscioni lesivi della dignità del popolo napoletano esposti ad “Anfield Road” sono frutto di una becera collaborazione tra ultras del Liverpool e dell’Inter. Un “gemellaggio” coltivato due settimane prima, ancor prima degli scontri di Napoli, in occasione della partita Inter-Tottenham di Champions League.

Ci dicevano che gli stadi inglesi erano civili e sicuri, e che il modello “british” andrebbe importato anche in Italia. Ma siamo sicuri che sia tutto oro ciò che luccica? Gli inglesi l’avevano promessa ai Napoletani dopo gli spiacevoli e vergognosi incidenti dell’andata ed è normale che violenza generi violenza nel mondo perverso del tifo. Ma avevamo tutti in testa la favola della sicurezza degli stadi inglesi, delle dure leggi applicate, della tolleranza zero, tutto ciò che in Italia non esiste. Eravamo pronti ad una lezione di civiltà e invece ci siamo risvegliati sotto le macerie del crollo del modello inglese.

Ciò a cui si è assistito è stata una vera e propria caccia all’uomo nei confronti dei Napoletani di cui ne hanno fatto le spese anche personaggi che col tifo niente hanno a che vedere, come ad esempio l’ex giocatore del Napoli Bruno Giordano, il giornalista di Sky Manuel Parlato e l’ex presidente del Napoli calcio a 5 Marcello Gentile. Alla fine sono stati 6 i tifosi inglesi arrestati ma, il giorno dopo, di tutto questo, ne hanno parlato solo gli organi di informazione napoletani mentre quelli nazionali si erano affrettati ad evidenziare gli scontri dell’andata con titoli pesanti del tipo “vergogna Napoli” che di certo hanno fomentato la reazione inglese al ritorno.

È il mondo degli ultras che tutto esaspera e ogni contrasto esacerba. Non varrebbe neanche la pena parlarne se non fosse per il diverso trattamento mediatico che la stessa stampa italiana ha riservato agli scontri dell’andata e del ritorno. Razzismo d’esportazione che nessuno ha evidenziato, ma non c’è da stupirsi perché evidenziare che un fenomeno del genere si sia allungato oltre i confini significherebbe ammettere che l’ostracismo contro i Napoletani nei nostri stadi, e non solo, esiste. E invece si condannano giustamente i “buuu” contro i neri ma non le esortazioni al Vesuvio che una domenica si e una no, in concomitanza con le trasferte del Napoli, si ascoltano un po’ dappertutto. Il razzismo verso i neri è catalogato come tale, quello contro i Napoletani è invece “legalizzato”.

Un fenomeno pluridecennale che però potrebbe finire in un amen, grazie alle nuove regole che attribuiscono agli arbitri il potere di sospendere le partite per cori razzisti. Così come avvenuto a Cagliari, quando qualche settimana fa fu sospesa Cagliari-Inter per razzismo nei confronti di Eto’o. In caso di pesanti manifestazioni contro la comunità Napoletana può essere richiesta la sospensione delle partite. Una responsabilità che tocca al Capitano del Napoli, nella fattispecie Paolo Cannavaro, peraltro Napoletano, che ha un “arma” da sfruttare per difendere l’onorabilità della sua gente e far cessare una volta per tutte questa vergognosa “insultanapolimania”.

Si è alla vigilia di Cagliari-Napoli, banco di prova significativo in questo senso. Il Sant’Elia è ormai da troppo tempo uno dei campi più infuocati per il Napoli e per i Napoletani. Ormai Cagliari-Napoli è diventata partita “ad alto rischio” per il Comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive. Cagliari si infiamma quando arriva il Napoli; lo sa bene il suo presidente Cellino che già in passato è stato colto dalle telecamere mentre inveiva contro i Napoletani. Lo sa bene anche l’allenatore sardo Bisoli che ha chiesto i tre punti da regalare ai tifosi che riempiranno il Sant’Elia come ogni volta in cui è di scena la squadra partenopea. Il sito del Cagliari calcio comunica che i biglietti sono in esaurimento e si prevede il “sold out”. Dunque Cagliari-Napoli si preannuncia come una partita ancora una volta diversa dalle altre, con un Sant’Elia infuocato a sostegno dei rossoblù. La stampa cagliaritana parla di un match che ormai vale quasi come un derby tra le uniche due squadre meridionali ad aver vinto lo scudetto, ma i motivi di tanta attesa sono ben altri.
Il match dello scorso anno fu infernale, tra cori contro i Napoletani e atteggiamenti anti-sportivi che portarono ad una reazione scomposta di Lavezzi nei confronti dell’allora mister cagliaritano Allegri. Ma come nasce tutto questo livore sardo nei confronti dei partenopei che ne subiscono le tensioni?

Il pomo della discordia fu Daniel Fonseca, passato dal Cagliari al Napoli nel 1992. Tornò in Sardegna da ex e fu ricoperto di fischi. Il nervosismo lo tradì, si fece espellere e il rapporto coi suoi ex tifosi si ruppe irrimediabilmente. Nel campionato successivo realizzò una doppietta che consentì al Napoli di espugnare il Sant’Elia e i rapporti peggiorarono ancora di più perchè Fonseca, che non aveva dimenticato, si consentì la rivincita indirizzando il “gestaccio dell’ombrello” alla curva cagliaritana. I supporters azzurri presero le difese del loro beniamino e a fine partita gli ultras sardi li attesero per aggredirli mentre si dirigevano al porto. Da quella volta, ogni ritorno del Napoli a Cagliari era una chiamata alle ostilità fatta di cori razzisti e offese. Fino al Giugno del 1997 quando proprio Napoli fu designata come sede neutra per lo spareggio salvezza tra Cagliari e Piacenza. I tifosi azzurri presero la palla al balzo parteggiando per il Piacenza. Ne seguirono scontri, tafferugli e retrocessione sul campo del Cagliari in serie B, i cui sostenitori giurarono odio eterno ai Napoletani, presidente Cellino compreso.

Storie di ordinaria stupidità. Sarebbe anche ora di finirla.

Appello a Paolo Cannavaro

il gestaccio di Fonseca nel 1993

lo spareggio Piacenza-Cagliari a Napoli nel 1997

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Pompei, crolla la Domus dei Gladiatori

Pompei, crolla la Domus dei Gladiatori

di Angelo Forgione

Crollo agli scavi di Pompei: stamane all’alba è venuta giù la Schola Armatorum, la Domus dei Gladiatori. Pare che a causare il collasso della struttura siano state delle infiltrazioni d’acqua, almeno a quanto riferito dai custodi.

Non è un fatto isolato poichè il sito archeologico di Pompei sta crollando lentamente, giorno dopo giorno. Da tempo si susseguono gli appelli al Governo Berlusconi e al Ministro Bondi che restano inascoltati e risuonano più vigorosi che mai dopo questo nuovo grave accadimento. Tra questi, quello dell’ex sindaco di Ercolano Luisa Bossa: «Sono mesi che denuncio, con interrogazioni e articoli, il degrado allarmante degli scavi di Pompei. Il gravissimo crollo di stamattina è la dimostrazione che il Governo e il ministro Bondi hanno sottovaluto la situazione e raccontano, da tempo, un bel pò di sciocchezze».

I tagli ai beni culturali stanno mettendo in ginocchio tutto il patrimonio artistico italiano, il maggiore del pianeta, e la Campania, ricca di siti, ne risente in maniera particolare. Gli insufficienti lavori che si stanno portando avanti negli scavi vesuviani prevedono l’uso di mezzi pesanti che stanno mettendo a rischio la stabilità delle fragili quanto preziosissime strutture archeologiche. Alcuni “restauri” poi si sono compiuti con l’uso di colate di cemento.

Il Ministro Bondi si è dimostrato in passato compiaciuto del lavoro dei suoi collaboratori e commissari e solo un mese fa il Sottosegretario ai Beni Culturali Francesco Giro aveva polemizzato dicendo che le polemiche sul degrado di Pompei erano solo un pretesto per gettare fango sull’immagine del Ministro Bondi.

Pompei crolla perchè i fondi per la salvaguardia dei beni culturali sono ridotti al lumicino, mentre si favoleggia la costruzione del Ponte di Messina e si sponsorizzano le “grandi opere”. L’Italia spende un sesto di quello che spende la Germania per il patrimonio culturale, pur detenendo una ricchezza monumentale e archeologica di gran lunga superiore.
L’Italia “conserva” il 70 per cento del patrimonio artistico mondiale ma lentamente perde posizioni nelle preferenze dei turisti internazionali e pezzi importanti d’arte.

Nel 1748, un sovrano illuminato fiutò l’oro alle falde del vulcano e diede il via a quegli scavi che rappresentarono la fortuna di un Regno. Oggi l’Italia quell’oro lo ha in mano e lo butta via. Canta Federico Salvatore in “Se io fossi San Gennaro”: «é lo sforzo di cagare dell’ignobile pappone sulle perle date ai porci da Don Carlo di Borbone».

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video-denuncia: IL PONTE SULLO STRETTO CHE AMMAZZA LA CULTURA

Bertolaso e il Vesuvio

video / Come gli uomini di Stato proteggono Napoli

Bertolaso e il Vesuvio

Ecco l’audio delle disgustose dichiarazioni “sarcastiche” del Capo della Protezione Civile, nonché Commissario Straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania, Guido Bertolaso circa l’eruzione del Vesuvio.

Il tono, le parole e le risate che si ascoltano dicono tutto.

La registrazione è stata effettuata dalla Funzione Pubblica della CGIL.

A “Zona Mista”, nuovo appello di Angelo Forgione a Capitan Cannavaro

A “Zona Mista”, nuovo appello di Angelo Forgione a Capitan Cannavaro

APPELLO A CAPITAN CANNAVARO: “Chiedi la sospensione delle partite in caso di razzismo contro Napoli”

Attenzione, perche si avvicina Cagliari-Napoli, e la partita di Liverpool ha già dimostrato come i luoghi comuni e il razzismo verso i Napoletani stiano assumendo dimensioni inaccettabili.

Da quanti decenni ascoltiamo negli stadi italiani “Napoletani colerosi”… “senti che puzza…” “Vesuvio, lavali col fuoco…”, etc?
I “buuuu” contro i neri sono razzsimo (si) e i cori contro i Napoletani no?

Ora le regole ci sono, e non devono valere solo per l’Inter di quel “galantuomo” di Moratti e per i suoi giocatori (Balotelli e Eto’o).
Le partite possono essere sospese, lo dicono le nuove regole, e allora facciamo blocco unico per sollecitare tutti il Capitano Paolo Cannavaro affinché richieda agli arbitri la sospensione delle partite in caso di razzismo verso i Napoletani (popolo) e i due neri della squadra Zuniga e Santacroce.

Video-denuncia del 12/09
Ammazziamo Pulcinella #3 / RAZZISMO ANTI-NAPOLI NEGLI STADI