Cori razzisti a Milano, ancora regole infrante!

Comunicato stampa
Inter-Napoli, ancora cori razzisti a Milano, ma l’arbitro non “sente”.

articolo su napoli.com

Ieri sera al “Meazza” hanno riecheggiato i soliti cori razzisti rivolti ai Napoletani. Non le solite offese e schermaglie che anche i napoletani indirizzano ai tifosi avversari. E ancora una volta le regole introdotte quest’anno per arginare il fenomeno dell’intolleranza verbale verso le diverse etnie sono rimaste inapplicate. L’unico precedente resta quello dello scorso Cagliari-Inter quando la partita fu momentaneamente sospesa per ripetuti “buuuu” di stampo razzista indirizzati al camerunense Eto’o, seguendo la scia dei provvedimenti adottati contro i sostenitori della Juventus che lo scorso anno presero di mira un altro giocatore di colore dell’Inter, Balotelli.

Al “Meazza” non è la prima volta che si verificano certe manifestazioni contro i Napoletani, e non sarà neanche l’ultima. Due pesi e due misure, dunque, e bisogna accertare che in Italia il razzismo è codificato come sola avversione ai neri, mentre invece è possibile offendere tutte le altre etnie. Ignoranza nell’ignoranza, ma evidentemente c’è qualcosa che ci sfugge riguardo a certi poteri forti se è vero che il rispetto è riuscito sin qui a ottenerlo solo il Sig. Moratti, presidente dell’Inter, e il suo entourage sempre pronto a proteggere con successo i propri tesserati. Dopo la sospensione di Cagliari fu la sorella Bedy ad esternare tutto il compiacimento per il provvedimento. E dire che il patron interista, in un precedente Inter-Napoli famoso per reiterati cori e ancor più vergognosi striscioni (ciao colerosi, partenopei tubercolosi, Napoli fogna d’Italia), minimizzò l’accaduto e fece appello alla sentenza che lo costrinse al pagamento di 1.000 euro ad un tifoso napoletano che abbandonò lo stadio prima del fischio d’inizio, disgustato da quanto visto e sentito. Moratti l’ebbe vinta anche l’anno passato nella querelle con l’ambiente juventino, reo di aver preso di mira un suo stipendiato con un coro non razzista anche se certamente da censura qual’era lo squallido “se saltelli muore Balotelli”.

Nella partita di ieri si è assistito ad una nuova farsa: ancora cori razzisti, ancora “mamma che puzza scappano anche i cani stanno arrivando i napoletani… o colerosi o terremotati, voi col sapone non vi siete mai lavati… napoli colera…”. Se non è coro razzista questo?! Una farsa dunque, perché lo speaker del “Meazza” ha diffuso più d’una volta l’avviso ai sostenitori nerazzurri che esistono delle regole in merito e che, se rispettate, la partita poteva essere sospesa. Non una sola volta quindi, e si presume che se l’avviso è stato diffuso non sia stata un’iniziativa dello speaker ma sia partita una direttiva dal quarto uomo arbitrale. La partita è invece proseguita senza problemi e l’arbitro non ha fatto una piega, per cui c’è da chiedersi per quale motivo un membro della direzione di gara esterno al campo abbia rilevato un’infrazione che non sia stata punita dall’arbitro al secondo avviso.

C’è anche da prendere atto che il capitano del Napoli Paolo Cannavaro, napoletano, ha avuto più volte l’opportunità di far valere la fascia che porta al braccio, non solo verso la sua gente ma anche in difesa del compagno di colore Zuniga, bersagliato a Brescia senza che neanche fosse diffuso alcun avviso. È allora da assodare che i Napoletani non vogliono e non sappiano difendersi,  il buon nome della propria città all’insegna del mai tanto fuorviante “Ccà nisciuno è fesso” da smontare una volta e per sempre. Ed è altresì da assodare che le regole contro il razzismo introdotte quest’anno sono una messa in scena che non tutela nessuno se non i giocatori di colore dell’Inter di Milano. Città da cui parte l’esempio di Salvini e dei suoi colleghi in verde. Memorabile il suo coro ad un raduno leghista, lo stesso più volte sentito durante la partita Inter-Napoli. Un esempio pericolosissimo che andava arginato immediatamente, quando lo stesso Salvini, colto in castagna, fu costretto a recitare un parziale mea culpa senza convincere nessuno. In quell’occasione dichiarò: «Mi dispiace se il mio coro possa essere preso come esempio, ma questi cori sono normali e sono solo sfottò che si ripetono da 50 anni». È vero, di certi cori se ne sentono da sempre, ma da quest’anno ci sono delle regole sportive richieste proprio dal collega Maroni, e quindi forse da interpretare; e quando un regola è da interpretare non è regola ma caos che confonde ancora di più le idee. E il coro, già ampiamente diffuso e atavico, è divenuto paradossalmente lecito perché cantato da un eurodeputato del nostro paese. Il peggiore degli esempi in un paese che si dice civile ma che vive di profonde divisioni tra nord e sud in ogni suo aspetto.

Noi non ci stupiamo di fronte ai fatti, ma non ci arrenderemo a denunciarli. Quantomeno per dare un senso al presuntuoso e inconsistente “Ccà nisciuno è fesso”.

Prendiamo atto infine che il Senatore Antonio Gentile, ex Presidente del Napoli Club Parlamento, ha rilevato offesa etnica e razzismo, così come da nostra denuncia che segue le tante da quando sono state introdotte le regole, chiedendo spiegazioni al Presidente Abete (leggi qui). Anche in questo caso si tratta di un calabrese, non di un Napoletano. Riflettiamo tutti!

Angelo Forgione
Movimento V.A.N.T.O. (Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio)
Responsabile per la città di Napoli del Parlamento del Sud

Quei napoletani che non tifano napoli (intervista su CRC)

Quei napoletani che non tifano napoli
(intervista su CRC)

Dopo il duro sfogo scritto a sfondo razzista di Vincenzo Ricchiuti contro il video “Ma perchè sei tifoso della Juve se sei di Napoli?”, Angelo Forgione a “Zona Mista” su Radio CRC dibatte sui napoletani che non tifano Napoli e che, talvolta, arrivano persino ad offendere i loro concittadini e la loro stessa città.

La verde collina del Vomero dichiarata “Monumento Nazionale”

La collina del Vomero è “Monumento Nazionale”

di Angelo Forgione
vai all’articolo su napoli.com

Mentre il Comune di Napoli si affanna nella lotta contro il tempo per la consegna del Piano di Gestione all’Unesco, giunge una piacevolissima notizia per la città: l’antica “Vigna dei monaci di San Martino”, ovvero la verde collina nel cuore della città che si affaccia sul golfo ai piedi della trecentesca Certosa e del Castel Sant’Elmo, è stata dichiarata Monumento Nazionale.
 Lo ha stabilito il decreto n. 851 del Ministero per i Beni Culturali, emesso a seguito della proposta della Soprintendenza ai Beni architettonici e paesaggistici di Napoli e provincia.

Da sempre emblema della città, sempre presente nelle immagini e nei disegni storici di Napoli come ad esempio la celebre “tavola Strozzi”, la “Vigna San Martino” è ancora oggi un territorio agricolo urbano di più di 7 ettari. È stato quindi dichiarato “Bene di interesse storico artistico” entrando a far parte del patrimonio culturale italiano al pari di un qualsiasi monumento di fattura umana. È l’ennesima dimostrazione della 
bellezza di Napoli in quanto non solo città d’arte ma anche e soprattutto come città dall’incomparabile bellezza geologica donata dalla natura. La collina del Vomero, una corona della città, si unisce alla bellezza del Vesuvio adagiato sul mare della splendida baia di Napoli che accoglie le isole a largo e degrada fino ai magnifici Campi Flegrei.

La storica vigna fu realizzata insieme alla Certosa nel 1325 dal duca di Calabria Carlo d’Angiò e al momento dell’Unità d’Italia, divenendo la stessa Certosa un Museo, venne a decadere la salvaguardia dello spazio agricolo, separando di fatto le due entità.

Il decreto ha una valenza eccezionale per il fatto che non riguarda la tutela di un bene in pericolo come accade di solito, seppure il verde della collina vomerese sia stato aggredito nei secoli dall’urbanizzazione selvaggia. Nel 1967, la Vigna fu vincolata come “Bene di interesse paesaggistico” per evitare che fosse completamente divorata dalla lottizzazione ediliza prevista del Piano Regolatore del 1939.
 Oggi conserva ancora sentieri, terrazzamenti e edifici agricoli costruiti dai monaci certosini nel corso di sei secoli ed è ora necessario che questo nuovo “monumento nazionale” sia reso visitabile e percorribile con maggiore facilità, inserendolo negli itinerari turistici. La palla passa dunque all’amministrazione comunale nella valorizzazione di uno spazio monumentale unico che comprende castello, certosa e vigna.


Albero in galleria, felici di aver contribuito ad interrompere una triste “tradizione”

Albero in galleria, felici di aver contribuito ad interrompere una triste “tradizione”

A pochi giorni dal Natale, sembra proprio di poter dire che una brutta “tradizione” napoletana sia stata interrotta. L’albero dei desideri (foto allegata), l’icona natalizia in “Galleria Umberto I”, è ancora al suo posto a differenza degli scorsi anni caratterizzati dai rituali furti.
Merito soprattutto del presidio 24 ore su 24 della polizia municipale istituito la scorsa primavera quando V.A.N.T.O. e i commercianti della galleria trovarono l’appoggio del consigliere comunale Raffaele Ambrosino. Ne scaturì un emendamento che fu votato in consiglio comunale, al quale seguì il ripristino del sistema di videosorveglianza.
Fu proprio il furto dello scorso anno, a cui fu fatta seguire l’esplosione di un forte petardo la notte di Capodanno, ad accendere il dibattito che coinvolse anche il Presidente della prima Municipalità Fabio Chiosi nella richiesta di chiudere i varchi nelle ore notturne con delle cancellate, proposta poi bocciata dalla Soprintendenza.
Proprio un anno fa V.A.N.T.O. appose sul vaso riverso sul pavimento un messaggio diretto agli autori del furto, in cui era scritto un eloquente “SIETE IL NOSTRO CANCRO” (vedi servizi dei TG nazionali nei video in basso).
Non è certo una vittoria per la città dover ricorrere alla sorveglianza di un monumento e di uno spazio pubblico ma almeno una brutta figura, forse, è stata evitata. E questo dimostra quanto sia fondamentale la prevenzione in una città come Napoli dove, ad esempio, le strade storiche principali sono invase da mercanzie di ogni genere e lenzuola bianche davvero poco decorose.

leggi su napoli.com

Il “rituale” furto dell’albero di Natale degli scorsi anni

L’inaugurazione della vigilanza h24 della scorsa primavera

L’esplosione di un petardo nella notte dei Capodanno 2010

Corteo per il decoro e la dignità di Napoli

Corteo per il decoro e la dignità di Napoli.
Anche V.A.N.T.O. presente

Questa è la Napoli migliore, quella che vogliamo. La Napoli della brava gente che chiede normalità invece di lamentarsi nel chiuso dei propri salotti.
Un “grazie” a tutti noi che c’eravamo, senza plausi… perchè era nostro dovere.

da “IL MATTINO” del 19 Dicembre 2010

NAPOLI (19 dicembre) – Hanno sfilato in corteo da piazza dei Martiri a piazza del Plebiscito, da piazza del Gesù alla Prefettura. Due cortei diversi ma organizzati con un solo obiettivo: restituire decoro e dignità a una città devastata dalla spazzatura, dall’incuria e dall’inciviltà.

Una manifestazione di protesta, pacifica e composta, per dire basta all’emergenza rifiuti, per risvegliare le coscienze e sollecitare il rispetto delle regole, soprattutto quelle che imporrebbero la raccolta differenziata che ancora oggi appare un miraggio. Sono partiti in duecento, si sono ritrovati in duemila dinanzi alla Prefettura dove, tra gli applausi, è stata installata una grande fontana di plastica dalla quale, al posto dell’acqua, fuoriuscivano sacchetti della spazzatura carichi di veleni (…).

Sabato 18, corteo di protesta per la situazione rifiuti

Sabato 18, corteo di protesta per la situazione rifiuti

Sabato 18, il Movimento V.A.N.T.O. prenderà parte al corteo di protesta per la situazione rifiuti che partirà da Piazza dei Martiri (e che si unirà all’altro corteo proveniente da Piazza del Gesù).

Sarà un Natale in tono minore per una città ferita a morte dalla crisi rifiuti; alberghi vuoti e prenotazioni cancellate in una Napoli senza luminarie che ha sempre avuto nel periodo natalizio la propria stagione turistica d’oro.
La dignità dei cittadini è stata calpestata, privata della minima decenza e della normalità che è un diritto di ogni comunità che si ritenga civile.
Non è più il tempo di stare a guardare. I cittadini napoletani e campani hanno il dovere di scendere in piazza e far sentire la propria voce.

Sono invitate tutte le associazioni e i movimenti civici.

Vi aspettiamo!

NAPOLI – SABATO 18.12.2010 ore 16
MANIFESTAZIONI REGIONALI PER LA CORRETTA GESTIONE DEI RIFIUTI
Due manifestazioni di protesta pubblica di tutti i cittadini per la tragica situazione dei rifiuti che confluiranno in piazza del Plebiscito.

per la manifestazione da PIAZZA DEI MARTIRI
Incontro alle 16.00 per marciare tutti UNITI lungo Via Chiaia fino ad arrivare in P.za Plebiscito

per la manifestazione da PIAZZA DEL GESU’
Incontro alle 16.00 per raggiungere Piazza del Plebiscito passando per Piazza Matteotti, Piazza municipio, San Carlo.

CARATTERISTICHE PRINCIPALI
Denuncia corale, pacifica, apartitica, educativa e fortemente propositiva.

PARTECIPAZIONE

  • I cittadini di Napoli senza distinzione alcuna, vittime dell’attuale gestione dei rifiuti.
  • Gli abitanti di tutta la provincia, di Terzigno, Chiaiano, Giugliano, Acerra, Ponticelli, Pianura e più in generale dell’intera Campania, così duramente sconvolti con i loro territori da una politica dissennata e assente
  • Le associazioni, i movimenti, le categorie, i gruppi, che si riconoscono nel programma della manifestazione e che intendano allearsi per il raggiungimento degli obiettivi.

ESCLUSIONE

  • Partiti politici.

MISSIONE e SCOPI PRINCIPALI DELLA PROTESTA

  • Indignazione per il danno alla salute arrecato ai cittadini e alle generazioni future e per il degradante stato della città e della provincia ridotte a discarica a cielo aperto.
  • Denuncia dell’ingiusto carico tributario della tassa sui rifiuti corrispondente nei fatti ad un servizio non reso.
  • Riscatto dei napoletani agli occhi dell’Italia e del mondo, vittime e non artefici del degrado ambientale, ben disposti alla differenziata ma impossibilitati al farla.
  • Sostenere la protesta esemplare di Terzino, Giugliano, Pianura, Acerra, Ponticelli… a difesa del proprio territorio perché non sia isolata ma che valga, invece, a titolo di esempio per tutti.

 

TEMI PROPOSITIVI DELLA MANIFESTAZIONE

  • Raccolta differenziata obbligatoria e sanzionabile subito, con separazione dell’umido dall’indifferenziato e dai materiali riciclabili quali vetro, plastica, alluminio, cartone, carta, etc.
  • Impianti specifici per il compostaggio, per il trattamento della parte umida per la sua trasformazione naturale in concime.
  • Impianti sul modello “Vedelago”, per il trattamento del residuo indifferenziato secco, nel quale subisce un trattamento non inquinante di riduzione, estrusione e granulazione che lo converte in polvere granulosa, una “materia prima seconda”, cioè materiale a basso costo impiegato nell’industria plastica di stampaggio e in edilizia.
  • Educazione diffusa e capillare per tutta la popolazione alla corretta procedura da seguire.
  • Massima trasparenza sulle somme di danaro pubblico disponibili e/o da stanziare. Partecipazione alle scelte principali perché non siano appannaggio di lobby affaristiche dannose per gli interessi di cittadini.
  • Istituzione di un osservatorio permanente di controllo delle fasi del ciclo dei rifiuti ma, anche, di ricerca e di confronto tra i futuri sistemi di smaltimento e recupero dei rifiuti per efficienza, per costo e per effetti sulla salute.
  • Il CONAI ed i consorzi nati per favorire il riciclo dei materie prime non devono in nessun caso e per legge, rifornire di materiale gli inceneritori ed i termovalorizzatori esistenti sul territorio nazionale.
  • Vere bonifiche ambientali delle aree inquinate con un programma serio e con controlli periodici della sua attuazione.

Il panettone? Meglio se Napoletano!

Il panettone? Meglio se Napoletano!

L’industria del nord trae profitto dal mercato meridionale. E questo sarebbe il sud palla al piede?
Nell’articolo scritto per napoli.com è illustrata la dinamica perversa che impone prodotti industriali di minore qualità (anche se di minor prezzo) a tutto vantaggio del settentrione “opulento”.
Ma Napoli resiste con le sue peculiarità secolari capaci di ottimizzare anche ciò che non è propriamente partenopeo, e non è un caso che i prodotti per l’esportazione vengano marchiati “Napoli” (con tanto di N napoleonica che tanto ricorda il logo del calcio Napoli), città tanto bistrattata quanto buona per remunerative “operazioni commerciali”.

Quest’anno, a Natale, comprate cassate o struffoli, ma anche Panettoni artigianali napoletani che sono decisamente i migliori. Comprate Sud!

di Angelo Forgione per napoli.com (vai al sito)

L’arte della panificazione è patrimonio campano da sempre. È per questo che, se il panettone milanese esce dalla catena industriale e diventa artigianale, il migliore è proprio quello che si produce dalle nostre parti e non al nord.
Il panettone artigianale, nelle migliori pasticcerie di Napoli e della regione, va a ruba, e sono soldi spesi davvero bene visti i tanti riconoscimenti ottenuti negli scorsi anni dalle varie giurie specializzate, Gambero Rosso compreso.
Il panettone nasce a Milano intorno alla fine del quattrocento e si diffonde al nord a partire dal Piemonte che ne crea una variante più bassa e larga. Non viene mai abbracciato dalla tradizione natalizia meridionale fin quando, con la crescita industriale settentrionale del periodo post-bellico, il nascente mercato ne “impone” il consumo anche al sud che però ha le sue pecurialità talmente precise da trasformare in meglio qualsiasi cosa possa deliziare il palato. L’artigiano pasticciere campano ha migliorato anche il panettone applicando l’esperienza della lievitazione tipica del territorio napoletano.
Non poteva essere altrimenti in una città come Napoli che ha saputo fare cultura gastronomica a volte con invenzioni, altre con intuizioni e ancora con interpretazioni, riecheggiando poi nel mondo intero con le sue leccornie. Come in ogni campo culturale, anche quello culinario ha beneficiato degli intrecci delle corti europee del settecento e ottocento che coinvolgevano anche quella napoletana. Tutte le novità passavano per l’antica capitale delle Due Sicilie che seppe filtrare il meglio e rioffrirlo al mondo con il proprio tocco magico.
Basti l’esempio del caffè che viaggiò dalla Turchia fino a Vienna e arrivò infine a Napoli attraverso la regina Maria Carolina d’Asburgo Lorena che non volle rinunciarvi nelle sua vita partenopea, e Napoli l’ha poi offerto al mondo a modo suo, nella reinterpretazione di tostatura più apprezzata.
Anche il babà non è un dolce napoletano bensì polacco, inventato alla corte di Stanislao Leszczynsky. I polacchi l’hanno dimenticato, mentre i Borbone lo trovarono buonissimo e i pasticcieri di casa nostra lo reinterpretarono facendone un pilasto della pasticceria napoletana.
E come non citare il piatto principe della nostra terra? Non c’è nessuna certezza che la prima pizza sia Napoletana, ma con i Borbone si attuò nel 700, attorno a Caserta, un’incredibile rivoluzione agricola madre della dieta mediterranea che ha poi codificato la vera pizza con il condimento del pomodoro e della mozzarella, offrendo al mondo il vero cibo globale.
È questa l’incredibile capacità di Napoli di assorbire quel che viene da fuori, rielaborarlo e farlo apparire proprio perché più buono.
E il panettone a Napoli, manco a dirlo, è diventato più buono grazie al lievito madre al posto del lievito di birra. L’impasto a base di acqua e farina viene preparato 10 giorni prima della cottura e fatto lievitare quindi per lungo tempo. Per ottenere un panettone di qualità occorrono tre lievitazioni che si aggiungono a quella iniziale, per 14 ore totali ad ogni fornata. Chi lo prepara così fa dimenticare il prodotto industriale che ingrossa le tasche degli industriali del nord.
È da questo che trae forza il settore gastronomico locale che, per vastità, qualità e bontà, ha eguali solo in Sicilia, non a caso terra gemella fino al 1860. Il brand “Napoli” funziona di più all’estero anche su prodotti come lo stesso panettone che un’importante  azienda come la Perugina esporta negli altri paesi targandolo “Napoli” (foto in basso) e non “Milano”.
Nello scenario decadente della città degli ultimi decenni, il settore gastronomico è forse la forza propulsiva a cui si aggrappa una certa economia locale “minore” poggiata su chi sa fare bene il proprio lavoro contrapposto a chi invece cerca solo reddito e profitto senza esigenza di eccellere. Un problema mai affrontato dalle politiche nazionali che invece potrebbero aprire scenari importanti per il meridione se solo ci fosse maggiore equilibrio tra la distribuzione industriale e quella artigianale. Pensiamo per esempio alla mozzarella che nei banconi dei supermercati del sud esiste di ogni marca e colore (nel vero senso della parola) mentre in quelli del nord è raro poter avere il privilegio di trovare quella di bufala campana. Tutto ciò sottolinea una certa imposizione del mercato a favore del nord che spesso lamenta il parassitismo del sud quando invece trae profitto dall’esportazione industriale nel meridione. Uno studio di economisti per conto di Unicredit banca spiega come Campania, Puglia, Calabria e Basilicata abbiano una forte propensione all’importazione di beni da altre aree del Paese.
Un trend che potrebbe essere parzialmente arginato col consumo, natalizio e non, di dolci artigianali della nostra tradizione, evitando prodotti industriali di usanze imposte. Ma se proprio al panettone non si vuol rinunciare, che lo si comperi in qualche buona pasticceria delle nostre dove è anche decisamente più buono. Garantito!


 

La pizza napoletana STG a rischio

La pizza napoletana STG a rischio 

di Angelo Forgione per napoli.com (vai al sito)

Altra insidia per la città: l’Europa potrebbe togliere nel 2017 alla pizza napoletana il marchio STG, specialità tradizionale garantita, perchè i promotori del riconoscimento hanno tutelato solo la ricetta. L’Italia, per salvaguardare il marchio STG, dovrebbe presentare una nuova domanda di Registrazione all’UE con l’aggiunta di un altro termine all’attuale denominazione, ad esempio “Pizza Napoletana Verace” o “Pizza Napoletana Tradizionale”. Questo per ridurre al minimo il rischio che il consumatore possa essere tratto in inganno trovandosi davanti sia a una “Pizza Napoletana Stg”, che deve rispettare precise regole di produzione, che ad una “Pizza Napoletana” che di napoletano ha solo il nome.
Si è già scatenata la protesta dei pizzaioli napoletani per dire “no” a questa eventuale scellerata scelta del UE, durante la quale è stata sfornata una pizza listata a lutto. L’assessore provinciale Francesco Borrelli ha parlato di sgambetto scorretto della Lega nei confronti dell’Italia e della pizza che rappresenta da sempre l’italianità nel mondo. Dietro la richiesta di ritiro del marchio STG alla pizza napoletana ci sarebbero infatti due eurodeputati della Lega Nord.

«Il ministero dell’Agricoltura ci ha abbandonati e la Lega rema contro di noi», hanno detto i pizzaioli napoletani dietro a cartelli contro la Lega e la Ue. «Ci sono voluti dieci anni di battaglie per ottenere il marchio Stg – ha dichiarato sconsolato Sergio Miccù, presidente dell’Associazione Pizzaioli Napoletani – mentre sono serviti pochi mesi per levarcelo. Da quando la Lega gestisce il Ministero dell’Agricoltura – ha proseguito un disgustato Miccù – i pizzaioli napoletani sono stati messi in ginocchio. L’ ex Ministro Zaia non venne neanche a festeggiare il riconoscimento Ue, preferendo il panino Mc Italy di McDonald’s (che si inventò per promuovere i prodotti del nord). Al Ministero ci stanno facendo girare da mesi nei vari uffici per non concludere nulla. Adesso il vaso è colmo non staremo più zitti».
Da venerdì le pizzerie napoletane metteranno i drappi a lutto, un forte segnale di protesta contro il Governo e la UE.

Lutto per l’amico Raffaele Auriemma

Lutto per l’amico Raffaele Auriemma

Si è spenta la madre dell’amico Raffaele Auriemma a cui porgo le più sincere e sentite condoglianze, estese ai suoi cari, anche a nome di tutto il Movimento V.A.N.T.O.
Raffaele, ti siamo vicini.

Angelo Forgione


Saviano e la “malaunità” che uccide Napoli e il sud

Saviano e la “malaunità” che uccide Napoli e il sud

Rifiuti e crollo dei monumenti stanno decretando la fine di Napoli, a due mesi dall’ultimatum dell’Unesco che, in assenza di un piano di gestione del centro storico, potrebbe cancellare la città dalla lista dei siti patrimonio dell’umanità.

Roberto Saviano è stato l’indiscusso protagonista del programma RAI “Vieni via con me” dal quale a diffuso messaggi alla nazione su un’Italia sbagliata, nata male e cresciuta peggio. Un’unità mai reale perchè realizzata con presupposti e metodi sbagliati che hanno previsto la sottomissione del meridione e la cancellazione della potenza economica e culturale di quella che era l’unica vera Capitale non solo d’Italia ma, insieme a Parigi e Londra, anche d’Europa.

Nei suoi monologhi, Saviano ha espresso cose esplicite ed altre da interpretare tra le righe. Nel nuovo videoclip della serie “Ammazziamo Pulcinella”, è decodificato per intero il suo messaggio filo-meridionalista rivolto da una parte all’Italia intera che spesso spara a zero su Napoli e il sud, e dall’altra agli stessi Napoletani ormai assuefatti, devitalizzati e privati della propria identità.