Quando Napoli era la città più pulita d’Europa

Quando Napoli era la città più pulita d’Europa
Nell’800 già si faceva la differenziata

di Angelo Forgione

Napoli città sporca, fotografata nel mondo come effigie della sporcizia e dei rifiuti. Che triste destino è questo per una città che qualche secolo fa era considerata capofila d’ordine e pulizia, e che aveva iniziato le popolazioni italiane persino all’uso del bidet!

Era Luglio del 2008 quando il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, affiancato del sottosegretario di Governo Guido Bertolaso, annunciava la fine della crisi, lanciando in pompa magna una campagna di decoro per farne la città più pulita e ordinata d’Italia. Nulla di tutto ciò si è verificato, né la fine della crisi né l’inizio di un’educazione al decoro che di fatto manca a una buona parte di Napoletani. Ma del resto di quale educazione si può parlare se le montagne di rifiuti ancora oggi invadono le strade della città e del suo hinterland?
Napoli non è questa, e non lo è stata nel periodo più fulgido, quando le sue strade del centro erano pulite e non si trovava neanche una carta a terra lungo la Via Toledo, considerata la strada più bella del mondo insieme a Broadway nell’ottocento. Sembrerà strano ma il culto della nettezza urbana e l’attuazione della raccolta differenziata non furono invenzione del nord opulento ma si iniziarono, e seriamente, proprio a Napoli prima dell’unità d’Italia, prima che altrove e per volontà di Ferdinando II di Borbone.

Lo si evince dalla “Collezione delle Leggi e dei Decreti del Regno delle Due Sicilie” in cui è possibile apprendere che il 3 Maggio 1832 l’allora Prefetto di Polizia borbonica Gennaro Piscopo ordinò quanto segue: «Tutt’i possessori, o fittuarj di case, di botteghe, di giardini, di cortili, e di posti fissi, o volanti, avranno l’obbligo di far ispazzare la estensione di strada corrispondente al davanti della rispettiva abitazione, bottega, cortile, e per lo sporto non minore di palmi dieci di stanza dal muro, o dal posto rispettivo».
Il prefetto diede disposizioni in merito alla differenziazione dei rifiuti aggiungendo che «questo spazzamento dovrà essere eseguito in ciascuna mattina prima dello spuntar del sole, usando l’avvertenza di ammonticchiarsi le immondezze al lato delle rispettive abitazioni, e di separarne tutt’i frantumi di cristallo, o di vetro che si troveranno, riponendoli in un cumulo a parte». Le “immondezze” dovevano essere prelevate nelle ore mattutine e trasportate fuori città «ne’ siti che verranno destinati».

Piscopo presentò un documento in dodici articoli che descrivevano le modalità della raccolta e le relative responsabilità e sanzioni. La pena era severa e poteva arrivare persino alla detenzione. Era tutta la questione igienica ad essere trattata; vigeva dunque il divieto di gettare a qualsiasi ora dai balconi «alcun materiale di qualunque siasi natura», comprese «le acque servite per i bagni». Fa specie e non poco che era assolutamente vietato «lavare o di spandere panni lungo le strade abitate».

Val la pena ricordare che anche Goethe, nel suo viaggio in Italia, aveva avuto modo di ammirare già nel 1787 il riciclo degli alimenti in eccesso che si attuava tra Napoli e le campagne tutt’intorno.

Ampliando l’orizzonte sul decoro di quell’antica capitale che non c’è più, è utile far riferimento ad alcune regole urbanistiche e paesaggistiche sempre attingibili dagli archivi. Una su tutte: la proibizione di edificazione sul lato panoramico del nuovo “Corso Maria Teresa”, poi ribattezzato dopo l’unità d’Italia “Corso Vittorio Emanuele”, concepito come una panoramica “tangenziale” che univa i due estremi della città dell’epoca. Oggi questa strada è panoramica solo nel tratto a valle del Parco Grifeo e in pochi altri piccoli tratti, deturpata da palazzi neanche particolarmente belli che impediscono la spettacolare vista del golfo.

Particolare cura era prestata alla protezione dei beni culturali: un decreto del 16 Settembre  1839 “fece obbligo di vigilare sulla conservazione dei monumenti e sui restauri perché non si alteri né si deturpi l’antico con lavori moderni”. Oggi invece l’arte contemporanea invade e offende i giardini di Palazzo Reale.

Non è da trascurare che, prima dell’unità d’Italia, Napoli era la città più popolosa con i suoi 447.065 abitanti, mentre Torino ne contava 204.714, Milano 196.109 e Roma 194.587. E se oggi la città partenopea è la più densamente popolata d’Italia con i suoi 8.315 per chilometro quadrato, questo lascia intendere che i problemi sono gli stessi di allora, ma con soluzioni e risultati ben diversi.

Di quella città pulita e ordinata non c’è più traccia, ma è forse il caso di recuperarla ad esempio per le nuove generazioni e per tutti coloro che credono che un’altra Napoli non c’è mai stata.

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Videoclip: L’ULTIMO RE DI NAPOLI (50° compleanno di Diego Armando Maradona)

50 ANNI DI DIEGO ARMANDO MARADONA

Un nome indissolubilmente legato a Napoli, l’ultimo Re della città partenopea senza trono, ma col potere di far riverberare il nome di Napoli nel mondo e nella storia, sia pure quella calcistica.

Questo omaggio non è la già vista “compilation” dei formidabili goal di Diego ma uno spaccato della vera essenza di un rapporto indissolubile tra il Re del calcio e il popolo azzurro che va oltre il calcio e riveste un valore sociale.
Perchè vero Re è colui che da orgoglio al suo popolo.

Torna alla “luce” il tunnel borbonico

Torna alla “luce” il tunnel borbonico

di Angelo Forgione

Un nuovo pezzo si aggiunge alla Napoli sotterranea. Si tratta della “Borbonica Sotterranea”, il tunnel borbonico voluto da Ferdinando II di Borbone finalmente restituito alla città. Lo scavo che consentiva l’intervento militare a difesa di Palazzo Reale, poi ricovero bellico della seconda guerra mondiale, apre al pubblico dopo anni di recupero da parte di una equipe di geologi. Accesso da vico del Grottone, alle spalle di Piazza del Plebiscito con percorso in direzione di Piazza Vittoria, passando sotto il monte Echia, attraversando l’acquedotto settecentesco che serviva per le case di Pizzofalcone e le “Cave Carafa” che servirono come rifugio di guerra sulle cui pareti sono incise iscrizioni dei ricoverati.

Gli affascinanti reperti di auto e moto d’epoca riemersi dal tunnel sono esaltati da un’illuminazione ad-hoc. La visita culmina nel punto in cui furono abbandonati i frammenti delle statua fascista raffigurante Aurelio Padovani, fondatore del “fascio napoletano”, che dal 1934 fino all’immediato dopoguerra era posta al centro dell’attuale “Piazza Santa Maria degli Angeli”, in quel periodo “Piazza Padovani”.

La storia di Napoli Capitale dice che Ferdinando II di Borbone il 19 febbraio 1853 firmò un decreto con cui incaricava l’architetto Alvino di progettare un viadotto sotterraneo, per mettere in rapida comunicazione il Palazzo Reale con la caserma di via Pace. L’opera fu avviata nello stesso anno, ma, a causa dei tumulti preunitari, fu terminata solo nel 1939.

www.tunnelborbonico.info

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DISCARICHE SUL VESUVIO – IL VULCANO INTOSSICATO (dopo Chiaiano, il Vesuvio. E poi?)

150 anni di soffocamento per Napoli e il Sud

Dopo Chiaiano, il Vesuvio diventa vittima sacrificale della crisi dei rifiuti in Campania. Un territorio devastato dalla politica e dall’incontrastato controllo delle mafie a cui il Sud è consegnato, quello stesso territorio che prima dell’unità d’Italia era protetto da leggi speciali e che in 150 anni di unità d’Italia è diventato il più “sfregiato” d’Europa.

si ringraziano per le immagini l’Associazione Cittadini Giornalisti, Valigia Blu (Nell’inferno di Terzigno), Ricky Farina, Pietro Menditto e Diego Fabricio (Vietato respirare) e Mauro Caiano (Napoli Capitale)

Arredi della Reggia di Caserta venduti all’asta

Arredi della Reggia di Caserta venduti all’asta

Il saccheggio delle Regge borboniche

di Angelo Forgione

La spoliazione delle splendide Regge Napoletane, le Reali Delizie Borboniche, prosegue senza freno e in silenzio. Secondo la denuncia di Luigi Andreozzi, un collezionista e cultore di storia napoletano, alcuni arredi della Reggia di Caserta sarebbero stati venduti all’asta tra il 2002 ed il 2007 dalle case internazionali Christiès e Sotheby’s.
Andreozzi, è certo di aver individuato gli oggetti venduti: vasi in porcellana, piatti, e mobili di ogni genere. Tutti oggetti catalogati nei cataloghi d’arte venduti dalle librerie antiquarie. Le aste nelle quali sarebbero stati venduti gli oggetti si sono svolte a Milano nel novembre 2002 e nel dicembre 2006 ed a Londra nel marzo 2007.

«Le porcellane appartengono alla Real Fabbrica Ferdinandea (1771-1806), come indicano le stesse didascalie dei cataloghi delle case d’aste – afferma Andreozzi – e come gli altri arredi erano destinati alla Reggia di Caserta. Parte degli oggetti venduti, secondo quanto riportato dai cataloghi, sarebbero appartenuti ad un collezionista di Milano. Non ci sono in circolazione solo oggetti provenienti da Caserta – aggiunge il collezionista – ma anche dalla Reggia di Portici, che negli anni è stata spogliata. Non si può continuare ad assistere a questo scempio, con il nostro patrimonio artistico che viene depredato e venduto all’asta».
Uno scenario inquietante che confermerebbe quanto in realtà è sotto gli occhi di tutti. Le Regge Napoletane perdono pezzi e nessuno vigila. Non solo Caserta e Portici; su tutti il caso angosciante della Real Tenuta di Carditello che cade a pezzi dopo essere stata spogliata di tutti gli arredi e non si trova la soluzione per un suo recupero.
Dall’unità d’Italia in poi questo è il destino delle dimore borboniche. Furono proprio i Savoia ad inaugurarne il depauperamento trasferendo i più begli arredi di Caserta nelle regge sabaude. La prima a denunciarlo, a molti anni di distanza, fu la regista Lina Wertmuller in occasione della realizzazione del film “Ferdinando e Carolina”. «Quando verificammo le ambientazioni della Regge borboniche – disse la regista – le trovammo mal riarredate dai Savoia in maniera tardo-ottocentesca, gli arredi erano tutti cambiati rispetto alle testimonianze del periodo di Napoli Capitale. Per somma beffa ritrovammo gli arredi originali a Torino, nelle regge dei Savoia».
Persino il Quirinale è stato arricchito con pezzi del Real palazzo di Caserta. Su tutti il gruppo scultoreo del parco della Reggia di Caserta che i Savoia trasferirono nei giardini del palazzo romano, dando vita a quella che oggi è la “Fontana dei Bagnanti” anche detta, non a caso,  “Fontana di Caserta”.
Le regge Napoletane perdono pezzi mentre Venaria Reale risplende e fa da cornice alle celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia. Eppure il Governo ha drasticamente tagliato i fondi per la cultura e la tutela del patrimonio artistico e monumentale è al collasso. I conti non tornano, e neanche gli arredi.

Veduta della “Fontana di Caserta” al Quirinale

IL PARLAMENTO DELLE DUE SICILIE A “PRESA DIRETTA” (RaiTre)

IL PARLAMENTO DELLE DUE SICILIE A “PRESA DIRETTA” (RaiTre)

Le ragioni anti-risorgimentali dei Meridionalisti espresse dai vertici del “Parlamento delle Due Sicilie” a “PresaDiretta” su RaiTre del 10 Ottobre 2010



La discussione durò più di un’ora ma per ovvie ragioni non sono state inserite tutte le dichiarazioni, tra le quali le più pacate del sottoscritto e di Gennaro De Crescenzo. Alla RAI “servivano” dei meridionali incazzati.

Faccio notare un particolare significativo:

2:36 indico all’ex iena Alessandro Sortino, che chiedeva dove fosse il Piemonte nella tabella, il dato della Sardegna.

Purtroppo la telecamera non mostra l’espressione allibita quando ha visto che il Regno sabaudo disponeva di 27 milioni contro i 443,2 di quello Borbonico.

Sotto il doppiaggio si sente “Si sono presi i soldi…” ma è stato tagliato “e sono scappati col bottino. Secondo te perchè si fanno le guerre?”.

A quel punto Alessandro Sortino ha capito il Risorgimento!

Il ponte sullo stretto che ammazza la cultura (e le Regge Napoletane)

Il ponte sullo stretto che ammazza la cultura (e le Regge Napoletane)

“Grandi opere”, che di grande hanno il costo e lo scopo propagandistico.

Prima fra tutte, il ponte sullo stretto di Messina, un’opera costosissima e pericolosa che produrrà un debito per le prossime generazioni e ruba già adesso risorse alla cultura.
Ed è per questo che i monumenti e le aree archeologiche d’Italia versano in condizioni disastrose. Con qualche eccezione, che però chiude un cerchio.

«In Italia viene ritenuto prioritario il ponte sullo Stretto di Messina. Ma vuol dire anche che per realizzare il ponte non si salva Caserta».
(Philippe Daverio)
leggi la denuncia

Conferenza “Napoli ti amo” alla Treves, le foto

Conferenza “Napoli ti amo” alla Treves, le foto

In una gremita libreria Treves, il 28 Settembre 2010 si è svolta la conferenza “Napoli ti amo”. Angelo Forgione, Carlo Alvino ed Enrico Durazzo hanno risposto alle domande sul riscatto di Napoli e del meridione di Luca Antonio Pepe (“Insieme per la rinascita”) e dei tanti giovani presenti in sala.
Bel momento quello della poesia con la poetessa Maria Rosaria Malapena.

Angelo Forgione e Carlo Alvino

Angelo Forgione di Vanto e Carlo Alvino di SKY

Angelo Forgione e Carlo Alvino

Angelo Forgione di Vanto e Carlo Alvino di SKY

Angelo Forgione risponde alle domande dei presenti

Angelo Forgione risponde alle domande dei presenti

Enrico Durazzo di "Napolimania"

Enrico Durazzo di "Napolimania"

Carlo Alvino con lo stendardo delle Due Sicilie sullo sfondo

Carlo Alvino con lo stendardo delle Due Sicilie sullo sfondo

Domande per i tre "meridionalisti"

Domande per i tre "meridionalisti"

Angelo Forgione

Angelo Forgione risponde alle domande dei presenti

Angelo Forgione

Angelo Forgione

Angelo Forgione e Carlo Alvino

Angelo Forgione e Carlo Alvino

Angelo Forgione e Carlo Alvino

Angelo Forgione e Carlo Alvino

Angelo Forgione

Angelo Forgione

Gli ospiti con Luca Pepe

Gli ospiti con Luca Pepe

Angelo Forgione

Angelo Forgione

Angelo Forgione

Angelo Forgione

Segnali di diffusione dell’orgoglio

Segnali di diffusione dell’orgoglio

L’OPERA DI DIFFUSIONE DEL SIMBOLO DEL GRANDE SUD E DELL’AUTOCONSAPEVOLEZZA SI DIFFONDE.
Durante l’allenamento del Napoli a Castelvolturno del 9 Settembre, 30 tifosi hanno indossato una maglia in favore di Paolo Cannavaro. Sulla maglia la scritta “CANNAVARO CAPITANO A VITA” con tanto di stemma del REGNO DELLE DUE SICILIE.
È il segno di un orgoglio sempre più ampio tra i giovani.
Ora striscioni e bandiere al San Paolo!

Aurelio De Laurentiis, un Presidente meridionalista

Aurelio De Laurentiis, un Presidente meridionalista

Tra una chiacchiera di calcio e una di cinema, il Presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis ha esternato, in una intervista rilasciata a Dario Sarnataro di Lunaset, il suo pensiero extra-calcistico sulle condizioni politico-sociali della città di Napoli.

Un passaggio molto interessante, pregnante di riferimenti alla “questione meridionale” e ricco di concetti espressi da autentico meridionalista.
Un assist che il Presidente mi ha fornito e che non potevo non “mettere in rete”.
Dedicato a coloro che a Napoli tifano per le squadre del nord e che non sanno di quale “colpa” si macchiano.