Quei napoletani che non tifano napoli (intervista su CRC)

Quei napoletani che non tifano napoli
(intervista su CRC)

Dopo il duro sfogo scritto a sfondo razzista di Vincenzo Ricchiuti contro il video “Ma perchè sei tifoso della Juve se sei di Napoli?”, Angelo Forgione a “Zona Mista” su Radio CRC dibatte sui napoletani che non tifano Napoli e che, talvolta, arrivano persino ad offendere i loro concittadini e la loro stessa città.

NOI SIAMO NAPOLETANI (e non odiamo o offendiamo nessuno)

NOI SIAMO NAPOLETANI
(e non odiamo o offendiamo nessuno)

di Angelo Forgione
Movimento V.A.N.T.O.
(Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio)

risposta all’articolo “NOI NON SIAMO NAPOLETANI” di Vincenzo Ricchiuti su tuttojuve.com e ilnapolista.it

Premesso che stiamo parlando di uno sport e tale deve restare nonostante le digressioni, prendiamo atto che gli juventini di Napoli “reagiscono” al fortissimo spunto di riflessione lanciato dal sottoscritto e dalla band L’Altroparlante col video “Ma perché sei tifoso della Juve se sei di Napoli?”. La reazione è però scomposta e rischia di deviare il confronto verso una strada impervia, per di più senza uscita. Il confronto voluto diventa così scontro e allora non va più bene. Il nostro intento era, ed è, chiaramente di carattere culturale e non intende in alcun modo incitare alla violenza verbale o, peggio ancora, fisica da cui prendiamo decisamente le distanze. Pertanto provvederemo ad un comunicato stampa congiunto col quale prendiamo le distanze dai risvolti che la discussione ha assunto, certamente nati da una nostra intenzione non bellicosa che però ci rendiamo conto stia correndo il rischio di essere strumentalizzata.
Lo scritto dal titolo “Noi non siamo napoletani” a firma di Vincenzo Ricchiuti pubblicato su tuttojuve.com e su ilnapolista.it non sviscera alcun dibattito culturale ma risulta ai lettori uno sconclusionato e arruffato moto di reazione metaforicamente paragonabile a quello di un bambino permaloso a cui hanno minacciato di togliere un giocattolo da mano, ovvero la propria passione juventina in mezzo a tanta Napoletanità.  È un urlo infantile, una vocale stridente strillata ad alta voce che non dice niente. Nessuno vuol togliere nulla a nessuno. Chi è juventino, milanista o interista a Napoli e al sud lo resti pure, se crede.
Quanto letto è un’offesa gratuita e delirante a Napoli e ai Napoletani che però non offende perché non offre alcuno spunto di riflessione ed eventualmente di condivisione.
Lasciando stare l’incomprensibilità di alcuni passaggi, ci accorgiamo che la discussione è subito deviata dal confronto culturale e spostata sull’insulto.
Mancano evidentemente delle strutture a chi chiama i Borbone “Borboni”; erano uno per volta, non una moltitudine di gente da denigrare. Mancano delle conoscenze a chi non sa che Garibaldi entrò a Napoli indisturbato per protezione della mediocre camorra a cui si appellò e che da allora fu sdoganata, diventando potere perché senza di essa forse non sarebbe uscito integro dalla città.
Ma è inutile dipanare la discussione storica di fronte all’offesa alla Napoli che troppe ne riceve e ne ha ricevute, fino al cedere all’eduardiano “è cosa’e niente” che tanto male ci ha fatto nel nostro modo di vivere. Noi non vogliamo lo scontro ma il confronto, e neanche ci abbandoniamo a dire “è cosa ‘e niente”. Noi “simmo Napulitane” e, come canta Eddy Napoli in una sua bellissima canzone, siamo “gente ca tene na storia”; e non ci stiamo più a vederla sotterrata sotto l’immondizia che ci sommerge, e chissà perché.
Abbiamo letto offesa per reazione alla cultura di cui disponiamo, ai fatti della storia vera, non quella scritta, che ci danno ragione anche se ci hanno resi purtroppo colonia di un nord dominante anche nel calcio, e non è certo un caso. Abbiamo cercato il confronto coi nostri concittadini di fede calcistica diversa passando per la storia che è comune a tutti, e siamo passati per fomentatori. E che c’entra il calcio, ci direte; ma forse non ci si è resi conto che la storia (dei vincitori) è reclamizzata attraverso il calcio. Noi siamo scesi in campo usando la stessa strategia, perché non vogliamo perdere ancora. E quel tricolore che la Juve si è stampato sulle maglie proprio nell’anno delle celebrazioni dei 150 anni della nazione non appartiene solo a Torino ma anche e soprattutto a Napoli.
Noi abbiamo usato un punto di domanda e non abbiamo emanato sentenze. Tifate pure chi volete, è la vostra libertà di pensiero ed opinione che non si tocca perché sacra. Ma non scomponetevi offendendo se noi urliamo la nostra. Non ce l’abbiamo con voi e non vi offendiamo. Non ce l’abbiamo con Quagliarella, benedetto ragazzo, vittima e carnefice insieme di un equivoco lungo un anno.  A lui imputiamo le frasi infelici e l’irriverenza verso la gente dal dopo trasferimento, legittimo per un professionista sfiduciato, ad arrivare ad oggi. E Napoli ha tutto il diritto di fischiarlo per questo, così come fece con Paolo Rossi il 20 Ottobre 1979 quando 90.000 spettatori, e dico 90.000, riempirono il San Paolo solo per lo sfizio di contestare l’attaccante del Perugia che aveva rifiutato il Napoli con dei fischietti distribuiti all’esterno dello stadio. Napoli è così, e nel calcio non dimentica. Magari non dimenticasse anche quello che avviene fuori dallo stadio.
Le motivazioni che hanno spinto alla costruzione del soggetto video sono spiegate in calce allo stesso nella pagina youtube e sviscerate più profondamente sul mio blog (https://angeloxg1.wordpress.com/2011/01/02/opinioni-spaccate-riflessioni-sul-videoclip-ma-perche-sei-tifoso-della-juve-se-sei-di-napoli/) dove vengono analizzati i due fronti d’opinione che hanno spaccato il pubblico. E quando un prodotto divide è un prodotto che fa prendere posizione, e quindi che resta impresso. Questo era il risultato voluto, condiviso dalla band che ha ragionato nella stessa direzione. Si voleva arrivare a comunicare a quante più persone possibili un fatto storico che riguarda l’identità dei Napoletani. Farlo attraverso il calcio catalizzatore non è solo intelligente (scusate la presunzione) ma anche giusto perché è esso un fenomeno di costume che riguarda la storia d’Italia. E del resto, come detto, è la stessa Juventus di Torino, prima Capitale d’Italia, che ha impresso il tricolore sulle proprie maglie nell’anno dei festeggiamenti per il 150° anniversario dell’unità, avvenimento al quale è dedicata anche la Coppa Italia. Chi dice che il calcio va isolato dalla conoscenza storica del nostro paese fa un grave errore, quantomeno nel non saper riconoscere il grande volare propagandistico che esso ricopre. Un grande giornalista come Italo Cucci, sul ROMA, ha scritto che un Napoli scudettato nell’anno delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia darebbe molto fastidio ai potenti del nord. Noi ci siamo schierati dall’altra parte del fronte, per amore della nostra terra e della nostra identità. Ed è per questo che gridiamo forte “forza Napoli” e non “abbasso la Juve”.

Opinioni spaccate per il videoclip “Ma perchè sei tifoso della Juve se sei di Napoli?”

Opinioni spaccate per il videoclip “Ma perchè sei tifoso della Juve se sei di Napoli?”

Il video “Ma perchè sei tifoso della Juve se sei di Napoli” ha spaccato l’opinione come mai accaduto per le mie realizzazioni calcistiche che pure hanno sempre contenuto input che vanno oltre la mera questione sportiva. L’utilizzo di una tematica storica cruenta ha creato due fronti, quello del “mi piace tanto” e quello del “non condivido”.
Diciamolo subito, il video è tra i più visti in Italia su Youtube e l’1 Gennaio è stato addirittura il più visto in assoluto. Dopo tre giorni di pubblicazione ha superato le 100.000 visite e i commenti sono dei più vari.
Molti gli insulti in privato da parte di juventini, soprattutto del sud, e questo significa che il video rappresenta una “minaccia”. Di contro c’è un fiume di persone che mi ringraziano per aver diffuso con questo prodotto una verità poco conosciuta. Starà a chi è curioso scavare e conoscere.
Il video non incita ad alcuna violenza ma fa cultura, e solo i meno pronti non l’hanno compreso. Nel coro dei “no” si leva la domanda “ma che c’entra l’eccidio piemontese delle popolazioni meridionali col calcio?”. C’entra, perchè il calcio è fenomeno di costume del nostro paese, e il costume è un aspetto della società, e la società è figlia della storia.
È vero che il calcio è un divertimento, e molta gente vuole limitarsi a seguirlo per donarsi distrazione, ma è anche vero che è termometro dell’appartenenza delle varie comunità. Questo discorso è spesso estremizzato, e allora li nasce l’odio e la violenza negli stadi da cui prendo le distanze (il calcio è un bellissimo gioco), ma è anche innegabile che un sentimento radicato verso una determinata squadra non si limita solo ad una scelta di cuore che può scoccare da bambini perchè non prescinde dalla conoscenza della storia stessa del club prescelto e di tutto ciò che gli gravita attorno, processo di radicazione che si completa crescendo.
Nessuno vuole imporre delle scelte, ognuno è libero di tifare chi vuole, di scegliere a chi indirizzare i propri favori. Le scelte possono essere giuste o sbagliate ma non tocca a nessuno sindacarle se non a sè stessi. Il video offre degli spunti di riflessione che molti credono inappropriati ma che invece sono molto attinenti perchè riguardano un aspetto cruciale della vita della nazione che è si lontano 150 anni (di fatto pochi se consideriamo la giovane vita della nostra nazione e il fatto che allora c’erano i nostri bisnonni, non certo i nostri antenati prediluviani) ma che è ancora così attuale per le condizioni di disparità tuttora persistenti tra il nord e il sud del paese.
Qualcuno si è mai chiesto perchè Juve, Milan e Inter sono le società più blasonate? O perchè al nord sono finiti 98 scudetti e al sud solo 8, Roma compresa? Semplice, perchè il calcio, in quanto fenomeno di costume, rispecchia la realtà del paese, e la realtà del paese dice che c’è una profonda disparità economica tra nord e sud che prima del 1860 non c’era affatto. Chiediamoci allora se mai si sarebbe creata una simile disparità di risultati senza la differenza di sviluppo delle due aree del paese. Diciamolo chiaramente: no! Così come esiste una questione meridionale generata dai metodi con cui si è unito il paese, così esiste una questione meridionale nel calcio. E i bambini, si sa, sviluppano in loro il (falso) mito della squadra vincente. Le vittorie per le squadre del nord si sono ripetute e moltiplicate, e i più piccoli hanno finito per andare a traino, salire sul “carro dei vincitori”. Poi si cresce e ci si ritrova a metabolizzare, senza quindi ribellarsi, persino le offese che dai tifosi delle squadre per cui si tifa giungono ai napoletani e ai meridionali. Se non è questione sociale questa?!
Il video, come detto, offre degli spunti a quelli che ormai bambini non sono più e che possono “scavare” e riflettere, se non hanno la voglia. Innanzitutto la figura di Massimo Troisi, che è solo la punta dell’iceberg del tifo napoletano “vip”. Cerchiamo un Napoletano famoso per la sua Napoletanità che non tifi Napoli. Non c’è! Trosi, Sofia Loren, Massimo Ranieri, Pino Daniele, Tullio De Piscopo, Eduardo De Crescenzo, solo per citarne qualcuno. Non c’è nessuno dei “Very Important Neapolitans” che non parteggi per la squadra della propria città.
La questione “eccidio piemontese“, come già detto, è l’origine di una colonizzazione del meridione e di un’Italia giustamente unita ma in maniera sbagliata e con risultati catastrofici per il sud.
Sarà pure risultato un pugno nello stomaco dei più “delicati”, ma la volontà era precisa e me ne sono assunta tutta la responsabilità. Volevo arrivare a raccontare la verità, una delle tante verità sotterrate che riguardano la terra “Napolitana”. Potevo completare il video a consegnare la patata bollente alla band “L’Altroparlante” che l’ha condiviso appieno prima di editarlo, e invece l’ho firmato mettendoci la faccia. Con la presunzione che tutto questo possa rappresentare una piccola scintilla di cambiamento di mentalità da parte di una comunità Napoletana, e meridionale in generale, che è indotta per questioni sociali già elencate a fare delle scelte di cui non si rende conto, e di non metterle poi mai in discussione neanche in età in cui può farlo. E mi piace pensare, chissà, che qualche nuovo tifoso Napoletano si possa recuperare alla causa col tempo.
Infine, cosa c’entra Quagliarella con gli spunti di riflessione offerti? Nulla, proprio nulla. Difatti il video è diviso in tre tronconi: 1) Napoletanità 2) questione Quagliarella 3)invasione piemontese del sud.
L’aver trattato il tema Quagliarella è stata una precisa richiesta della band dal momento che il brano esisteva già e questa era una versione remix da lanciare proprio nell’imminenza di Napoli-Juventus, partita che dovrebbe segnare il ritorno dell’ex attaccante azzurro al San Paolo dopo il passaggio alla Juventus. È infatti previsto un video della versione originale priva dei riferimenti alle frasi di Quagliarella.

Circa l’attaccante juventino, va chiarito che nel video non è trattato come un traditore perchè ne io ne l’Altroparlante lo consideriamo tale e non ci saremmo mai sognati di far passare un messaggio culturale e storico associandolo ad un’opera di accanimento mediatico verso una persona che è un professionista. Non è il suo passaggio alla Juve nelle modalità che conosciamo che può etichettarlo traditore senza appello. A lui vengono imputate delle frasi inopportune, quelle evidenziate nella clip, che voleva evidentemente rivolgere alla dirigenza azzurra ma che, inevitabilmente, hanno offeso i tifosi azzurri ai quali non era stata data neanche una spiegazione o un saluto. La mancanza di rispetto verso la gente è la sua colpa, non altra. E per uno che comunica Napoletanità e Orgoglio, questo spunto, pur nella sua leggerezza, non può essere tralasciato.
Ringrazio per i tantissimi apprezzamenti che ricevo per l’operazione, moltissimi dei quali contenenti ringraziamento per aver convogliato l’attenzione calcistica verso una tematica che sembra distante nel tempo ma che invece non solo è attualissima ma è anche da portare alla luce. Un grazie anche a coloro i quali si sono chiesti “ma stavolta Forgione che ha fatto?”. L’aver creato dibattito è una cosa che, comunque, mi appaga. Ed è per questo che non sono necessarie giustificazioni.
Concludo infine ricordando a chi dice che i meridionalisti sono dei vittimisti, sempre pronti a piangere e accusare il nord, invece di guardarsi in casa. Chi fa un ragionamento del genere non sa che Forgione, oltre a fare i video sul Napoli, con V.A.N.T.O., è un attivista in città, per il cui decoro si batte anche con risultati attaccando l’amministrazione locale e i cittadini che non rispettano la città nella vita di tutti i giorni. Altro che vittimismo! Qui si fa attivismo all’interno e lotta identitaria all’esterno.

Vittorio Emanuele II a Piazza Bovio per una nuova Teano. Il Parlamento delle Due Sicilie chiede chiarezza al Sindaco Iervolino e propone il trasferimento della statua a Torino!

Vittorio Emanuele II a Piazza Bovio per una nuova Teano.
Il Parlamento delle Due Sicilie chiede chiarezza al Sindaco Iervolino e propone il trasferimento della statua a Torino!

Questo è forse l’ultimo regalo* che sta facendo la Iervolino alla nostra città.
Questa notte è successo qualcosa a Napoli: l’ineffabile sindaca ha fatto traslocare la statua di Vittorio Emanuele II, che è già un’offesa alla memoria dei tanti “napolitani” trucidati durante il Risorgimento, a Piazza Bovio, facendo così incontrare idealmente Vittorio Emanuele II con Garibaldi la cui statua è frontalmente all’altro capo del corso.

Una nuova Teano, una nuova simbolica invasione piemontese del sud, un’esaltazione degli eccidi nel Sud si sta compiendo nel centro di Napoli. Senza contare che a Teano non ci fu affatto un incontro cordiale ma un “licenziamento” a tutti gli effetti di Garibaldi da parte del re piemontese che raccoglieva così tutto il lavoro sporco fatto al sud del generale dittatore delle Due Sicilie.

I membri del Parlamento delle Due Sicilie (tra cui rappresentanti del movimento Neoborbonico e del Movimento V.A.N.T.O.) hanno aperto una pubblica sottoscrizione per trasferire la statua di Vittorio Emanuele II di Savoia a Torino. Altresì hanno invitato il sindaco Iervolino a fare chiarezza sui costi di queste complesse operazioni, sugli eventuali progetti legati alle celebrazioni sui 150 anni dell’unità d’Italia e sugli ipotetici cambiamenti di nomi di strade e piazze sui quali sarebbe opportuno informare la cittadinanza.
Si è richiesto di trasferire la statua del primo re d’Italia nell’ex capitale sabauda con una scelta coerente alla luce di una nuova storiografia sempre più documentata e diffusa che sta rivelando tutte le conseguenze dell’unificazione realizzata con modalità che hanno comportato solo danni al Sud:  la fine di una Napoli capitale per sei secoli e dei primati culturali ed economici, il massacro di circa un milione di vittime tra i nostri conterranei, le emigrazioni bibliche e la questione meridionale prima sconosciuta e tuttora drammatica ed attuale, i saccheggi delle nostre banche, una crisi progressiva e inarrestabile nella totale incapacità delle nostre classi dirigenti.
E intanto non esistono strade, neanche piccole, intitolate ai grandi protagonisti della nostra trimillenaria storia (dai greci ai Borbone).

In questo senso le celebrazioni dell’unificazione italiana possono essere un’occasione importante per analizzare e studiare la nostra storia senza sperperare denaro pubbblico, senza mistificazioni e senza una retorica che in un secolo e mezzo ha dimostrato tutta la sua inutilità.

La Iervolino avrebbe fatto meglio in questi anni ad occuparsi di questioni ben più gravi ed urgenti per una città come Napoli, sempre meno rappresentata e sempre meno difesa e a tutti i livelli. Avrebbe fatto meglio ad occuparsi di iniziative più serie e concrete anche dal punto di vista culturale; il Museo Civico Filangieri è chiuso da anni, quello di San Martino sempre privo di fondi. Avrebbe fatto meglio a provvedere alla redazione del “Piano di Gestione” che se l’Unesco non avrà entro Febbraio cancellerà Napoli dalla lista dei Patrimoni Mondiali dell’Umanità. Avrebbe fatto meglio a far partire una seria raccolta differenziata.

Ufficio Stampa Movimento Neoborbonico:
347.84.92.762 – 339.443.68.90

* forse il penultimo regalo, se l’Unesco dovesse depennare Napoli dalla lista dei patrimoni a Febbraio.

foto repubblica.it

guarda le foto del trasloco su repubblica.it

Beppe Grillo, l’invasione piemontese e i video di V.A.N.T.O.

Beppe Grillo, l’invasione piemontese e i video di V.A.N.T.O.

Dal suo blog, BEPPE GRILLO parla il 9 Dicembre di invasione piemontese al sud, di falsi padri della patria e pubblica buona parte dei video di V.A.N.T.O. sull’argomento, sul Parlamento delle Due Sicilie e sugli amici del Movimento Neoborbonico.

Stati Uniti d’Italia
“E’ necessario rivedere il nostro passato e dimenticare il “glorioso” Risorgimento per rimanere insieme in una federazione di Stati, simili a quelli pre unitari, ognuno con la sua Storia e la sua autonomia”.
(articolo intero sul blog di Grillo)

Emergenza patrimonio. Philippe Daverio: “Lo Stato ha fallito, più bravi i Borbone”

Mentre le celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia sono sempre più silenziose, decisamente fragorose e sempre più frequenti sono le bombe lanciate da autorevoli personaggi della cultura che stanno pian piano abbattendo il muro della retorica risorgimentale, riattribuendo i giusti meriti al sud pre-unitario e alla dinastia borbonica che lo condusse ai vertici del prestigio internazionale.

Sotto il profilo economico-industriale bastano i saggi di Paolo Malanima, direttore dell’Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo del CNR e Vittorio Daniele dell’Università “Magna Græcia” di Catanzaro, e quello di Stefano Fenoaltea e Carlo Ciccarelli della Banca d’Italia per dimostrare che il sud non era affatto sottosviluppato rispetto al nord.
Ormai i grandi personaggi della cultura sono sempre più soliti nell’amplificare ciò che noi meridionalisti professiamo e facciamo oggetto della nostra battaglia culturale mai fumosa e poggiata, appunto, su cultura e studi in quanto consapevoli di essere “semplici” divulgatori di verità sotterrate.

Dopo l’amplificazione della legge borbonica sull’introduzione pionieristica della raccolta differenziata portata alla ribalta nazionale da Roberto Saviano, sulle pagine de “IL MATTINO” di Napoli del 1 Dicembre 2010 è il turno di Philippe Daverio, apprezzato e stimato critico d’arte e docente universitario, che decreta il fallimento della tutela del patrimonio artistico in Italia e la superiorità e l’efficienza delle Due Sicilie rispetto alla moderna nazione italica: «La tutela del patrimonio in Italia è un fallimento. Lo Stato ha fallito e l’Italia si è dimostrata meno capace di quanto fecero i Borbone nelle Due Sicilie che era un grande Stato».

Philippe Daverio sta per lanciare “Save Italy”, un progetto per portare all’attenzione dell’intera comunità internazionale il caso Italia e chiedere l’intervento di tutti per far qualcosa di utile alla salvaguardia del nostro impareggiabile patrimonio.
Del resto era stato proprio lui ad avallare la mia video-denuncia “Il ponte sullo Stretto che ammazza la cultura” ammonendo così: «In Italia viene ritenuto prioritario il ponte sullo Stretto di Messina. Vuol dire anche che per realizzare il ponte non si salva la Reggia di Caserta».

E significativo è, in chiave risorgimentale, un passaggio di una sua dichiarazione su “LA STAMPA” di Torino del 12 Dicembre 2009 in cui, pur valorizzando il patrimonio culturale torinese, Daverio trovò comunque il modo per dire ai piemontesi tra le righe che sono invasori: «il Piemonte non è Italia. Torino è la capitale di uno stato che ha conquistato l’Italia senza farne parte». Così confermando che il Risorgimento non fu un moto di unione ma una guerra senza dichiarazione, un’annessione del sud, unica parte del paese davvero indipendente e italiana, da parte di un nord sabaudo filo-francese (e inglese), quindi straniero.

Angelo Forgione e Raffaele Auriemma parlano del “Si Gonfia la Rete XG1 Remix 2011”

Angelo Forgione e Raffaele Auriemma anallizzano il fenomeno “Si Gonfia la Rete XG1 Remix 2011”.

Razzismo condannato e razzismo consentito

Razzismo condannato e razzismo consentito

Nel corso del match amichevole Italia-Romania del 17 Novembre 2010, altra manifestazione di sottocultura italiana con i “buuu” rivolti a Balotelli.

Ciò che sdegna di più è però la condanna corale dai media (giustissima) che tacciono però per altre forme di razzismo non meno evidenti e schifose.
C’è tanto da fare e lavorare in questo paese.

Proprio nella stessa giornata, Angelo ForgioneIlario Imparato ne parlano a “Si Gonfia la Rete” su Radio CRC targato Italia.

Crolli a Pompei, cosa c’è dietro? (intervista a Radio SBS Australian Network)

Crolli a Pompei, cosa c’è dietro?

intervista a Radio SBS Australian Network

6 Novembre 2010: crolla la “Schola Armatorarum” detta anche Domus dei Gladiatori. Un pezzo di patrimonio unico al mondo che l’Italia perde per sempre. Disponibile online l’intervista ad Angelo Forgione sul crollo di Pompei concessa al prestigioso network australiano “SBS Radio” in cui si tenta di fare chiarezza sulla situazione.


Schifano, un francese meridionalista

J. N. Schifano: «Napoli tradita dall’Italia.
il Nord la disprezza perché sa di essere inferiore»

Angelo Forgione – Jean-Noël Schifano è uno scrittore intellettuale francese, innamorato di Napoli e suo profondo conoscitore da sempre. Senza pregiudizi, ma con una profonda cultura partenopea che deve far arrossire molti Napoletani (è stato anche direttore dell’Istituto Francese Grenoble), Schifano ha sempre asserito che i problemi di Napoli sono essenzialmente il frutto dell’Unità d’Italia, concretizzatasi in un “crimine storico”: «La decadenza programmata della sola città capitale d’Italia».
Autori principali del «crimine», Garibaldi e Cavour, cui Schifano riserva parole di fuoco, proponendo cambiamenti toponomastici e rimozioni di statue. La stessa rivoluzione del ’99 e la Repubblica partenopea, da francese, sono considerate dallo scrittore una «un’antistorica parodia della Rivoluzione francese». E la camorra non sarebbe altro che il prodotto di quello stesso «crimine storico» che l’avrebbe, nel corso degli anni, continuamente rafforzata, «per paura, incomprensione, disprezzo, indifferenza o franca collusione».

A seguito della nuova emergenza rifuti in Campania, Schifano ha rilasciato il 3 Novembre delle dichiarazioni a IL MATTINO con le quali ha esternato la sua indignazione per come l’Italia tratta Napoli dall’unità d’Italia in poi e in questo preciso momento storico.
I concetti espressi corrispondono con precisione a quanto anche il sottoscritto sta cercando da tempo di comunicare ai Napoletani.

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È appena uscito dallo studio di registrazione di France Culture, dove s’è parlato dell’Italia e della monnezza e lui, Jean-Noel Schifano, s’è fatto in quattro per spiegare che Napoli non va lasciata sola, che va amata. Lo scrittore francese ha scritto numerosi libri su Napoli, ama firmarsi Civis Neapolitanus e al Sud ha dedicato anche l’ultima sua opera, «Le vent noir ne voit pa où il va») uscita in Francia il 5 maggio («L’anniversario della partenza dei Mille, una sciagura nazionale»). Schifano vorrebbe pure provarci a mettere tra parentesi la tragedia dei rifiuti napoletani, ma non ci riesce è piú forte di lui. E la curiosità nella sua Parigi è sempre alta. E gli tocca sfogarsi, con l’irruenza che gli è abituale.

«Quando il sangue dei napoletani scorre sul Vesuvio, la situazione è allarmante» esordisce amaro.

Be’, adesso scorre anche più a Nord, a Giugliano…
«Lo so, lo so. Quello che hanno fatto nelle campagne tra Caserta, Castelvolturno e Napoli, è il Ground Zero della storia contemporanea dell’Italia, che ormai possiamo ribattezzare come il Brutto Paese».

Che impressione le fanno i cumuli di monnezza che stanno imbrattando di nuovo la «sua» Napoli?
«Un grande dolore. Ma trovo ancora peggiore la frase di Bertolaso per il quale ”l’eruzione del Vesuvio non sarebbe una tragedia”. Ha mostrato il disprezzo del bravo leghista e la suprema inciviltà del capo della Protezione civile. Vogliono neronizzare Napoli e tutta la Campania con la monnezza. Odiano Napoli per la sua trimillenaria intelligenza, per la sua civiltà. Cosí la sfruttano, come l’hanno sfruttata in questi 150 anni di Unità».

È diventato, per caso, un leghista del Sud?
«Per niente. La Lega è razzista. I napoletani, invece, sono stati gli unici nel mondo cattolico a rifiutare l’Inquisizione e non hanno mai costruito ghetti per gli ebrei. E ora non ne possono piú. È come se fosse resuscitato il generale Bixio e volesse bruciare vivi i nuovi briganti, contadini, operai, studenti, professionisti e artigiani del ventunesimo secolo. Ma Napoli, la sua terra e il suo vulcano, tormentati, violentati e straziati, resisteranno con tutte le forze. Questa gente è ancora lí, al potere, perché Napoli e il Sud non hanno ancora trovato il tempo di civilizzare il Nord dell’Italia».

Lei ama giocare con i paradossi.
«Possiamo anche chiamarli paradossi, ma non è cosí».

Sogni, magari speranze.
«Io ragiono sulla Storia, fuori dagli schemi imposti dagli altri. E dico che tutti i mali di Napoli nascono a Roma. In un secolo e mezzo hanno fatto di tutto per trasformare la grande capitale che nei secoli è stata Napoli in una città-bonsai, privandola di banche, ferrovie, cantieri navali e opere d’arte. L’hanno trasformata in una città assistita da tenere al guinzaglio. E ora gli lasciano la monnezza, dopo che gli hanno portato per decenni i rifiuti tossici delle fabbriche del Nord».

Ma, in tutto questo caos, i napoletani non hanno nessuna responsabilità?
«I napoletani oggi sono piú vittime che mai. E meno male che hanno cominciato a ribellarsi. Non ne possono piú e anche chi, come me, ora ama Napoli non ne può piú».

Cosa pensano i francesi di questa nuova tragedia dei rifiuti?
«Non capiscono niente. Vedono solo il lato burattinesco di Berlusconi. E si sono convinti che l’Italia sia un paese poco serio».

E magari non verranno piú a Napoli.
«Verranno, verranno ancora. I voli Parigi-Napoli sono sempre pieni. Per i francesi la bellezza di Napoli sono i napoletani e non il suo paesaggio».

Magari vengono a scattare foto dei cumuli di monnezza. Un turismo in cerca dell’oleografia nera.
«Non è cosí. I francesi sono troppo tirchi per buttare soldi per andare a visitare luoghi brutti. Avete un patrimonio culturale e umano invidiato in tutto il mondo».

Ma non è, come al solito, troppo benevolo.
«Dovete smetterla di ingiuriarvi da soli»
.

Rivolga un appello ai napoletani, allora.
«Siate ancora piú napoletani di quanto siate mai stati. È l’unico modo per vincere una partita che gli altri stanno giocando con carte truccate. Siate napoletani e non fatevi sommergere dalle menzogne che sono peggiori della monnezza. Napoli si salverà dall’Italia solo ridendo dei bunga-bunghisti».