PINO APRILE, EDDY NAPOLI, LINO PATRUNO – Conversazione meridionalista a Gaeta 2011

PINO APRILE, EDDY NAPOLI E LINO PATRUNO
Conversazione meridionalista a Gaeta

La retorica risorgimentale diffusa negli impianti sportivi e dai palcoscenici dei festival canori nazionali, e il fango gettato su quel sud che con l’invasione senza dichiarazione di guerra da parte dei piemontesi ha visto la fine di un progresso avviato, stride con le divisioni politico-sociali del paese iniziate proprio in quel determinato periodo storico.
Il meridionalismo preferisce parlare di fatti concreti, fotografare le condizioni di un paese spaccato e mai unito, parlare delle vittime di quell’invasione che non vengono mai ricordate in nessun ambito e a nessun livello.
Il 12 Febbraio scorso, nell’ambito del XX Convegno Nazionale della “Fedelissima” città di Gaeta, Lino Patruno, Pino Aprile e Eddy Napoli (accompagnati da Ruggero Guarini) hanno tenuto nella sala convegni dell’Hotel Serapo una significativa conferenza pregna di una visione del paese che stride fortemente con quanto proposto dalle celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia.
Sono questi i dibattiti che devono far riflettere e che preferiamo ascoltare, non certo gli show prezzolati di personaggi dalle indiscutibili qualità artistiche ma la cui conoscenza dei fatti storici e dei suoi protagonisti è davvero scolastica.

PRIMA PARTE

SECONDA PARTE

TERZA PARTE

LA BANDIERA DELLA NOSTRA STORIA AL “SAN PAOLO” (Napoli vs Catania)

LA BANDIERA DELLA NOSTRA STORIA AL “SAN PAOLO”
Napoli vs Catania, 20 Gennaio ore 21:00

Durante la partita di campionato Napoli – Catania del 20 Febbraio, nel settore distinti (versante curva A) dello stadio San Paolo, numerosi gruppi meridionalisti raduneranno i propri iscritti muniti di bandiere dell’antico regno del Sud per lanciare un forte messaggio identitario ai tanti giovani che gremiscono il catino di Fuorigrotta, affinchè vi sia un maggiore approfondimento della nostra storia sotterrata e una maturazione interiore di un’autoconsapevolezza più diffusa circa un popolo grande ma poi educato alla minorità.

L’iniziativa non avrà alcun carattere politico ma, come detto, sarà improntata alla diffusione della cultura, della storia e all’attivismo pro-attivo a favore del nostro popolo e della nostra terra. Qualsiasi utilizzo di emblemi diversi dalla bandiera della nostra antica Nazione sarà ritenuto strumentale.

Per acquistare la bandiera al prezzo di € 5,00 (110 x 50 cm stampa a sublimazione), basterà fissare preventivamente un appuntamento chiamando al 333 22 05 108 (Stefano) e recarsi poi in Via Belvedere 111 al Vomero (nei pressi della piazzetta)

gruppo Facebook:
http://www.facebook.com/home.php?sk=group_155306377851438&ref=ts

Carlo Alvino e Angelo Forgione:
«PORTIAMO LA BANDIERA DELLE DUE SICILIE AL “SAN PAOLO”!»


A Gaeta per non dimenticare.

A Gaeta per non dimenticare.
Convegno Nazionale, 12-13 Febbraio 2011

Appuntamento al Convegno Nazionale della “Fedelissima” che si terrà nel secondo fine settimana di Febbraio a Gaeta, un luogo a tutti noi caro, importante, significativo per la nostra identità, campo di battaglia dove un Esercito mortificato e infangato dai tradimenti riscattò, con coraggio e determinazione, il proprio onore scrivendo le più belle e gloriose pagine di quello che fu l’ultimo assedio dell’era cavalleresca.
Gaeta è la città “fedelissima a Napoli e al suo Regno” dove un Re Napoletano, dal cuore Napoletano, assediato da terra e da mare dalla congiura atea-massonica internazionale che bombardò ad oltranza senza pietà di persone e cose, sacrificando il suo trono e mortificando la sua persona, lasciò al popolo “Napolitano” un forte messaggio di speranza, di pace e di giustizia che abbiamo il dovere e l’onore di raccogliere e diffondere a tutti coloro che si riconoscono nella propria antica ed immortale storia.
Per ognuno di noi che lottiamo per affermare le verità taciute, nel vivo delle retoriche celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia, è un “richiamo” che ci porta a raggiungere Gaeta in questa significativa ricorrenza, un atto d’amore per ricordare e rinvigorire quegli stessi alti ideali che unirono i nostri eroi sugli spalti della gloriosa Fortezza fino all’estremo sacrificio della vita.
Tra sfilate borboniche e percorsi rievocativi, toccanti cerimonie e messe solenni, alzabandiera e spari di cannone, commemorazioni, mostre, convegni e dibattiti, menù storici nel borgo medioevale, musica e canti, ci ritroveremo
a Gaeta per sentirci parte integrante dell’amata Patria Napolitana che, dopo 150 anni di sventure e di menzogne, continua a vivere nelle menti e nei cuori dei suoi figli fedeli.
L’evento, nato con lo spirito “istituzionale” di riportare alla luce il patrimonio di verità storica che appartiene a tutti i Meridionali, si svolgerà, come ogni anno, con il patrocinio e la collaborazione della Regione Lazio, del Comune di Gaeta, della Camera di Commercio di Latina, del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, dell’Associazione Naz. Ex Allievi della Nunziatella, della Confcommercio di Latina, dell’Ascom Gaeta, della Pro Loco Gaeta, e di numerosi altri Enti ed Associazioni aderenti all’iniziativa.

Leggi il programma ufficiale del Convegno Nazionale

A margine del programma ufficiale, si svolgeranno attività del Parlamento delle Due Sicilie

Riunione del Parlamento del Sud e del Movimento Neoborbonico
Sabato 12, ore 13:00 – Hotel Serapo

(in preparazione anche la presentazione di un’importantissima novità editoriale scritta a più mani meridionaliste).


Napoli-Inter e la retorica dei 150 anni dell’unità d’Italia
“Garibaldi resti fuori dal San Paolo, fischiamo la rievocazione in costume”

Apprendiamo che nel prologo della partita di calcio Napoli-Inter valida per la Coppa Italia denominata “dell’Unità d’Italia“, la Lega Calcio e il Ministero della Difesa avrebbero previsto, oltre all’esecuzione dell’inno nazionale italiano, una “rievocazione” in costume dell’incontro di Teano tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II.

La retorica e i luoghi comuni che nascondono la vera storia del Risorgimento sono il succo delle celebrazioni del centocinquantenario, finora contornati da sperpero di denaro pubblico e assenza di un vero, utile e necessario dibattito sui temi dell’unificazione italiana.

Proprio con l’incontro che s’intenderebbe rievocare nel nostro stadio, per Napoli e per il sud è iniziata una decadenza progressiva passando dalla storia di una capitale a quella di una provincia marginale, dai primati positivi alle questioni meridionali, attraverso un’invasione delle nostre terre, un massacro dei nostri popoli ed un’emigrazione mai arrestata da allora.

Il Napoli è di fatto uno dei pochi punti di riferimento positivi di una realtà cittadina sempre meno rappresentata a livello politico, economico e culturale. Pertanto il Movimento V.A.N.T.O. invita i tifosi presenti stasera al San Paolo a manifestare in maniera pacifica e civile dissenso rispetto all’ennesimo tentativo di affermare un’identità nazionale basata su menzogne  e non sulla verità storica. Altresì, viste le strumentalizzazioni messe in atto dal giudice sportivo Gianpaolo Tosel dopo la partita di Coppa Italia tra Napoli e Bologna, si invita chi lo ritenesse opportuno a non cantare l’inno e a rimanere in silenzio, e di manifestare dissenso sonoro durante l’eventuale rievocazione con figuranti storici.

Tale dissenso rappresenterebbe un giusto segnale e una richiesta corale di correttezza storico-culturale e di “par condicio” politico-economica che la nostra storia e la nostra città attendono e meritano da un secolo e mezzo.

Nell’occasione è stata inviata al giudice Tosel, sempre capace di colpire il nostro comportamento, una nota per ricordargli che eventuali fischi ai figuranti non sono punibili con ammende e squalifiche a differenza di quanto dovrebbe avvenire per i consueti e ignoranti episodi di razzismo anti-napoletano diffusi qua e la per  l’Italia.

il direttivo
Movimento V.A.N.T.O.

intervista a Raffaele Auriemma e Angelo Forgione sul giudice Tosel e sulla grande stagione del Napoli

intervista a Raffaele Auriemma e Angelo Forgione sul giudice Tosel e sulla grande stagione del Napoli

A “Napoli nel Cuore“, la trasmissione per i tifosi del Napoli a Roma e nel Lazio su Radio Incontro Roma, Raffaele Auriemma e Angelo Forgione parlano del “duepesismo” del giudice sportivo Gianpaolo Tosel e della stagione da vertice del Napoli.

leggi la denuncia dei fatti

Anche la pubblicità comunica la schiavitù di Napoli

Quando l’invasione piemontese e la colonizzazione di Napoli è anche marketing

In questo vecchio spot è intellegibile il concept di fondo: il Piemonte invade Napoli e la riduce in schiavitù. Anche dalla pubblicità affiora la vera storia, quella che i libri di scuola non insegnano. E questo a prescindere dalla data di nascita della pizza più famosa del mondo, anch’essa un falso storico e sovrapposizione di Casata reale.
Napoli, 1889 – ma la Margherita nasce a inizio Ottocento – : un gendarme piemontese, con accento e baffetti sabaudi, irrompe nel forno di Raffaele Esposito, colui che offrì – non inventò – la già esistente pizza tricolore alla regina Margherita di Savoia. Il pizzaiuolo, evidentemente stufo dei continui ordini, si nasconde, ma invano. Il militare sabaudo ordina un’altra pizza per la sua regina, con un perentorio “subito!”
Esposito e il suo collaboratore inscenano una farsa per evitare punizioni, e quando l’autoritario militare fa per uscire dal forno pizza alla mano, una smorfia del pizziaiuolo-pulcinella è camuffata con un eloquente “servo vostro”. Subliminale, ma neanche tanto.

«Tosel, i Napoletani non hanno l’anello al naso»

«Tosel, i Napoletani non hanno l’anello al naso»
Il giudice sportivo strumentalizza i fischi all’inno nazionale
e li equipara agli scontri sanguinosi di Roma

Quella del magistrato friulano Gianpaolo Tosel, giudice sportivo per conto della Federcalcio tutta, è una continua sfida alla pazienza e all’intelligenza dei Napoletani. Noi non abbiamo più alcun dubbio, e da tempo, sul fatto che i suoi metodi di applicazione delle regole abbiano poco a che vedere con una vera giustizia. Tosel può essere a tutti gli effetti considerato l’inventore della “ingiustizia sportiva”.

L’articolo 3 della Costituzione italiana, già disattesa in molti altri punti, recita così: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Ebbene, un magistrato dello Stato disattende la Costituzione in ambito sportivo sin dal giorno in cui si è insediato al posto del defunto predecessore Maurizio Laudi che non aveva mai sollevato simili polveroni.

È inutile ricordare tutto quello che è avvenuto in passato, è nella memoria di tutti. Veniamo alle ultime sanzioni-provocazioni di Tosel relative alle partite di Coppa Italia: ammenda di  20.000 euro alla SSC Napoli per avere suoi sostenitori turbato con numerosi fischi l’iniziale minuto di raccoglimento; per avere inoltre, al 10° del secondo tempo, indirizzato
un fascio di luce laser verso un calciatore avversario; per avere infine, nel corso della gara,
acceso innumerevoli fumogeni nel proprio settore.

Fischi durante il raccoglimento? Leggiamo il comunicato e saltiamo sulla sedia!!! Inutile discutere sul laser e sui fumogeni contro i quali è prevista per regolamento la giusta sanzione. Ma i fischi durante il minuto di raccoglimento sono un’invenzione diffamatoria di Tosel. Basti vedere le immagini e constatare che durante il minuto di raccoglimento gli spettatori presenti rispettavano in silenzio la memoria del militare defunto in Afghanistan, più sentitamente di come accade in altri stadi dove subito partono applausi, che a Napoli sono piovuti dagli spalti solo quando l’arbitro ha decretato con un fischio il termine del minuto di silenzio.

I fischi che Tosel ha strumentalizzato, perché di strumentalizzazione si tratta, sono quelli che alcuni hanno prodotto durante l’inno nazionale italiano in segno di protesta per gli avvenimenti che sconvolgono la vita della città e contro le retoriche celebrazioni del 150° anniversario dell’unità d’Italia; e francamente non ci sentiamo di stigmatizzare tale dissenso.
 Non ci risulta che vi sia una regola sportiva che vieti i fischi all’inno nazionale; si tratta di una manifestazione democratica che può essere condivisa o stigmatizzata, ma non certo sanzionata come se scorresse il “ventennio fascista”.

Noi stessi, come movimento di cittadinanza attiva con coscienza di ciò che divulghiamo dal punto di vista identitario, lontani da logiche secessionistiche che riguardano movimenti politici del nord, e senza volontà di fomentare errate reazioni, invitiamo tutti i Napoletani a riflettere su tante situazioni che spesso ci vedono colpevoli in casa nostra e a volte vittime di attacchi esterni. Scevri da ogni sorta di vittimismo, rivendichiamo il diritto di protestare, per di più pagando un biglietto che peraltro è valido per il godimento di uno spettacolo calcistico che però la FIGC ha infarcito di propaganda politica funzionale alle celebrazioni retoriche dell’unità di un paese spaccato socialmente ed economicamente. Vorremmo festeggiare anche noi, sventolare il tricolore col sorriso, ma proprio non ci è possibile far finta di nulla e neanche ci fa sorridere il fatto che lo Stato strumentalizzi il calcio per propagandare una simile ridondanza senza contenuti con uno spot in cui dei bambini giocano a calcio e ricevono nelle mani da falsi eroi un pallone da basket (?), con una coppa intitolata all’unità che non c’è e con una patch celebrativa cucita sulle maniche delle squadre in competizione.

I Napoletani non hanno l’anello al naso e tutto questo l’hanno intuito, e hanno capito anche che Tosel, magistrato senza equilibrio dello Stato (e ci dispiace dirlo), quei fischi all’inno nazionale non li ha digeriti e li ha fatti pagare.

A Roma, il giorno dopo, è accaduto di tutto, prima, durante e dopo il derby di Coppa Italia. Scontri, accoltellamenti, feriti, petardi, sassaiole, assalto al pullman della Lazio con tanto di dirigente ferito. E li solo sanzioni pecuniarie, come al solito. Come dire che i fischi di Napoli equivalgono agli scontri sanguinosi di Roma. È questo ciò che si deduce raffrontando le sanzioni. Niente squalifica del campo, niente divieto di trasferta per le tifoserie, niente chiusura delle curve.

Per un vile e deplorevole accoltellamento ad un inglese alla vigilia di Napoli-Liverpool la stampa nazionale si divertì a titolare “Vergogna Napoli” dappertutto; fu una gogna mediatica giustissima che però è divenuta ingiusta alla luce del diverso trattamento riservato ai fatti di Roma, per restare sul pezzo, laddove tristezze del genere si ripetono ad ogni stracittadina.

Noi continuiamo a denunciare tutto questo, a porre la lente d’ingrandimento sui fatti e sui misfatti di Tosel, a richiamare invano l’attenzione del Presidente della FIGC Abete, consapevoli che queste cose, per volontà superiore, ce le cantiamo e ce le suoniamo tra di noi. Ma almeno avremo fatto la nostra parte, non facendoci prendere per stolti e offrendo lo spunto di riflessione a quei nostri concittadini che ancora non hanno capito come funzionano certi meccanismi nel nostro paese che del calcio “catalizzatore” ne fa strumento di convogliamento di messaggi sociali pericolosi.

Angelo Forgione
Movimento V.A.N.T.O.
(Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio)
Responsabile per la città di Napoli del Parlamento delle Due Sicilie

UN DISCORSO NAPOLITANO – Analisi del discorso del Presidente della Repubblica

UN DISCORSO NAPOLITANO,
l’analisi del discorso del Presidente della Repubblica

Il tradizionale discorso di fine anno del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ad aprire l’anno delle celebrazioni dei 150 anni d’unità d’Italia, non può non incentrarsi sui valori dello stato unitario. Ma il discorso è fortemente contraddittorio poichè da una parte pone l’accento sulla reale spaccatura sociale ed economica tra nord e sud di un paese comunque in grosse difficoltà, e dall’altra spinge per delle celebrazioni definite “non retoriche” ma che invece continuano a non restituire la verità sulle vicende che portarono all’unificazione ed appaiono prive di significato, alla luce di una compattezza reale che non solo non c’è mai stata ma che è tutt’altro che vicina.