Il napoletano non sparirà… ma sta cambiando.

 L’UNESCO lo considera “vulnerabile”, ma sopravviverà

21/02/12 – Angelo Forgione per napoli.com Martedì 21 Febbraio, giornata delle lingue madri. E il Napoletano è tra queste. È la lingua del Sud-Italia secondo l’UNESCO, la più parlata dopo l’Italiano con una stima che va dai 7,5 agli 11 milioni di conoscitori, emigranti esclusi, proprio perchè lingua correntemente parlata e capita in un antico Stato sovrano che continua a mantenere la sua dignità. Non dialetto, e non può esserlo un idioma che sostituì il latino nei documenti ufficiali e nelle assemblee del Regno di Napoli per decreto del 1442 di Alfonso d’Aragona. E del resto la stessa UNESCO identifica il territorio di diffusione tra Campania, Basilicata, Abruzzi, Molise, Calabria settentrionale, Puglia settentrionale, basso Lazio, Marche e parte dell’Umbria; sostanzialmente si tratta dei vecchi confini del Regno di Napoli, dove il Napoletano, lingua madre, abbracciò anche i dialetti locali delle varie Province del Regno stesso.
L’idioma partenopeo è classificato dall’organismo culturale dell’Onu tra le lingue “vulnerabili”, come il Siciliano e il Veneziano. E sebbene sia trapelato un falso allarme di estinzione entro la fine del secolo, in realtà queste tre lingue sono quelle italiche più al riparo dalla sparizione. Vulnerabile non è una novità; il napoletano è già vulnerato, violato, contaminato, e non è più puro da tempo soprattutto nella sua scrittura che nessuno insegna. Ma l’estinzione è davvero l’ultima delle insidie per una lingua che può vantare un grande veicolo che è anche grande scrigno: la canzone classica, quella che si è fatta spazio nel mondo e nella storia, e nella quale si può infatti recuperare il vero Napoletano.
La classificazione nella categoria “vulnerabile” è per quelle lingue non a rischio di estinzione, che utilizzano le stesse modalità di trasmissione per le nuove generazioni. Tradotto in soldoni, tramandate come uso e costume e non accademicamente. Ben più a rischio, secondo l’UNESCO sono il Piemontese, il Ligure, il Lombardo, il Friulano, l’Emiliano-Romagnolo e il Sardo.
Il vero pericolo segnalato dalla catalogazione “vulnerabile” dunque, non è che i napoletani comincino a parlare solo in Italiano ma che stravolgano una lingua già stuprata, pur avendo norme grammaticali, lessicali, fonetiche e ortografiche ben precise. Basti ricordare che la Regione Campania ha battezzato l’abbonamento mensile ai trasporti pubblici “Jamme card“, ma in Napoletano la parola “andiamo” si scrive jammo.

Servizio del TG3 del 21/02/12

Quando la tradizione napoletana si ricorda di essere inter…Nazionale

Angelo Forgione – Piaccia o no il suo canto, Maria Nazionale a Sanremo ha già vinto. Due brani quelli da lei cantati, l’uno in italiano e l’altro in napoletano: Quando non parlo di Enzo Gragnaniello, una suggestiva lirica d’amore che dà spazio alle note, e la più classica  È colpa mia di Servillo-Mesolella. Uno più gradito dell’altro. Qualcuno storce il naso per la dizione e lo stile del’artista torrese, dimenticando il merito di aver  imposto la lingua partenopea al palcoscenico nazionale, a testa alta e senza complessi, come invece non capita da troppo tempo. E proprio la canzone dialettale è stata preferita, prendendosi anche i consensi del giorno dopo. È colpa mia è già cliccatissimo su youtube, le radio la propongono al pubblico che, in buona sostanza, si emoziona all’ascolto della struttura melodica ricca dei canoni della tradizione partenopea. Una canzone che fa leva sul sentimento per emozionare, sulla sofferenza di una donna innamorata, canovaccio immortale e talvolta banale ma non in casi come questo in cui il mix esplosivo di note con la poesia, che è l’origine della canzone di Napoli, ravviva una cultura universale.
Qualcun altro dice invece che la preferenza sia in realtà una trappola, e che la canzone sia stata scelta per far si che non avesse alcuna speranza di vittoria. Complessi e dietrologie che non aiutano la napoletanità ad affermare la propria forza trimillenaria. E anche se fosse? A Sanremo non si vince sul palco ma fuori. E Maria Nazionale ha già vinto, rispolverando con scioltezza la tradizione melodica napoletana, senza il neo, quella che ha figliato la canzone italiana e lo stesso festival di Sanremo.
La cantante di Torre Annunziata era già stata a Sanremo nel 2010 con Nino D’Angelo. Cantarono Jammo Jà e furono subito estromessi dalla kermesse. Quell’edizione esaltava gli imminenti festeggiamenti del 150° anniversario dell’unità d’Italia. Una canzone napoletana che inneggiava ai meridionali non calzava bene con la propaganda spinta sul palco con Emanuele FIliberto, che con Pupo e Luca Canonici erano destinati al podio sulle note dell’improponibile Italia amore mio. Persino Marcello Lippi, allora CT della nazionale italiana, accompagnò il trio “azzurro” e mise in scena un autentico promo, contravvenendo alle regole della competizione. Presero fischi dalla platea, rimproveri della presentatrice Antonella Clerici e accuse da Nino D’Angelo.
Brava Maria Nazionale, dunque. È stata scelta da Fazio e non ha indugiato a insistere sulla tradizione, oltrepassando il provincialismo italiano che fa perdere identità. A testa alta ma senza presunzione, e con consapevolezza. Prendere o lasciare i ricami barocchi della sua voce (che non piacciono a chi scrive). Così si tiene viva la fiamma.

Premio “Eccellenze del Sud” a Eddy Napoli, Angelo Forgione e Gennaro De Crescenzo

Si è svolta Venerdì 21 Dicembre al Batis di Baia (Bacoli – NA) la prima tappa de “Le Eccellenze dei Sensi”, un’iniziativa nata da un’idea di Sarah Ancarola (in arte Shara) e resa possibile dalla collaborazione dell’Associazione “Terronian” con “Slowtour Campi Flegrei” che ha come intento la valorizzazione delle terre meridionali e delle personalità da esse provenienti insieme ai prodotti tipici e d’eccellenza dei nostri territori.
Durante la serata sono stati assegnati i premi “Eccellenza del Sud” ad alcuni personaggi che, ciascuno nel proprio settore, si sono distinti per l’incessante opera di promozione dei territori meridionali rendendo così lustro alle nostre Terre. Tra questi, Eddy Napoli per la musica (anche al servizio della  questione meridionale), Angelo Forgione (Presidente del Movimento V.A.N.T.O.) per il giornalismo e Gennaro De Crescenzo (Presidente del Movimento Neoborbonico) per la saggistica.

Lettera di un americano: «Ho capito la differenza tra Roma e Napoli»

Matt Vogel, ventisettenne cittadino americano residente ad Ardmore in Oklahoma, nativo dell’Ohio e con parenti a Napoli, dopo aver appreso del servizio del TGR Piemonte, ci ha scritto alcune righe per spiegare le piacevoli sensazioni che ha provato durante e dopo il suo viaggio all’ombra del Vesuvio.

Durante il volo che mi ha portato a Napoli dagli Stati Uniti insieme a tutta la mia famiglia ero nervoso, travolto da molte domande e riempito di un sentimento di eccitazione. Non vedevo l’ora di far visita ai miei parenti e conoscere l’antica città di cui avevo letto tanto. Avevo sentito parlare bene e  male di Napoli, ma ho voluto vivere la città di persona e rendermene conto personalmente.
Giunto a Napoli è stato come fare un passo indietro nel tempo. I luoghi, i suoni e gli odori mi hanno subito rapito i sensi e l’architettura è sorprendentemente presente in ogni luogo che ho guardato. Gli edifici storici, i monumenti e le rovine sono una delle mie attrazioni preferite da vedere e Napoli è uno straordinario mix di barocco, rinascimentale e stili medievali. Il Museo Archeologico Nazionale e il Museo Nazionale di Capodimonte sono i più piacevoli da visitare per conoscere la storia della città.
Guardare il Golfo e il Mediterraneo è un altro punto forte di questo viaggio. La bellissima costa è qualcosa che il popolo napoletano dovrebbe essere orgoglioso di avere. La vista della stupefacente bellezza naturale e dell’architettura che Napoli offre sono solo una parte di ciò che c’è da ammirare. Napoli mi ha anche stupito per il miglior cibo che abbia mai mangiato. Ovviamente uno dei migliori piatti mangiati è la pizza che è diversa da qualsiasi altra che abbia mai gustato prima, e certamente molto diversa da quella americana. Il meraviglioso sapore della pizza napoletana cotta nel forno a legna è qualcosa di indimenticabile. Mia zia, una cuoca napoletana, ci ha portato anche alla pizzeria di proprietà della sua amica, Patrizia. Lei ci ha presentato numerosi piatti tra cui gnocchi alla sorrentina e polpette con parmigiana di melenzane. L’ospitalità che ci ha dato era incredibile, spiegandoci la storia dei piatti e come erano preparati. Anche durante il lavoro in una pizzeria affollata non ha mai lasciato il nostro tavolo e sembrava desiderosa di rispondere alle nostre domande.
Durante il mio viaggio a Napoli ho imparato molto sui napoletani, estremamente cordiali e disponibili. Io e mio fratello abbiamo visitato da soli la Galleria Umberto e abbiamo finito per perderci. Non avevamo i telefoni cellulari con gestore italiano, non conoscevamo la lingua e ci siamo sentiti persi. E invece abbiamo trovato una giovane coppia che parlava inglese e ci ha aiutato a ritrovare la strada, accompagnandoci al resto della nostra famiglia. Le persone che abbiamo incontrato lungo la strada erano sempre disposte a darci informazioni e consigli con molta soddisfazione di dare una mano.
Ho un grande ricordo del popolo napoletano! Lungo le strade ride ed è cordiale e questo mi ha fatto capire cosa fa la differenza tra Roma e Napoli. Ho sentito storie di alcuni mie connazionali americani che hanno viaggiato all’estero e hanno incontrato gente poco cordiale ma io non ho mai avuto una simile sensazione in questo viaggio. Anche dopo il mio ritorno a casa sono rimasto in contatto con un paio di napoletani che mi hanno aiutato a conoscere meglio il loro Paese.
L’America è il mio Paese, ma i napoletani ti fanno sentire a casa non appena entri in contatto con loro. Napoli è un posto meraviglioso e merita sicuramente di essere vissuto.

Matt Vogel

Radio Popolare Milano “indaga” su V.A.N.T.O.

“Millevalvole” è un programma di Radio Popolare Milano diffuso in Lombardia ed Emilia Romagna che cerca di star dietro al mondo dei media che cambiano la nostra vita, a una grande lavatrice che continua a mutare forma e colore. “Una trasmissione che ha la presunzione di voler scoprire le trasformazioni e le tendenze dell’umana e disumana esistenza”, come recita la presentazione degli autori.
Tra queste tendenze c’è anche la nuova riscoperta dell’identità napoletana, indagata dal programma della radio milanese nella puntata di Giovedì 8 Novembre attraverso la conoscenza con V.A.N.T.O.. Qualche prurito sulla questione “panettone napoletano”, un po’ di diffidenza mista a curiosità e tanta cordialità discutendo della realtà partenopea.

Eddy Napoli e Francesca Schiavo “In Duo”

Angelo Forgione per napoli.com – Dici “Orchestra Italiana” di Renzo Arbore e pensi alle nobili voci di Eddy Napoli e Francesca Schiavo che negli anni Novanta seppero riaffermare il bel canto della migliore tradizione classica partenopea.
Lui napoletano purosangue e figlio d’arte, ambasciatore della canzone napoletana nel mondo. Lei romana con una spiccata attitudine alla tradizione classica partenopea. Due artisti diversi ma accomunati dalla grande passione, da una naturale sensibilità e da un particolare rigore nell’interpretazione della canzone napoletana che deve partire dal cuore per colpire i cuori.
Poi due percorsi da solisti differenti che ora, a distanza di anni e dopo aver regalato emozioni insieme in giro per il mondo, s‘incrociano nuovamente. Tre date consecutive sul proscenio del teatro Cilea per farle rivivere nuovamente in un viaggio che va dai grandi classici della tradizione fino ai successi contemporanei: Luna rossa, Anema e core, Voce ‘e notte, Fenesta vascia, Passione e tante altre. Ma anche inediti a sorpresa, perché Eddy e Francesca hanno lavorato all’evento con grande dedizione e senza concedere nulla all’improvvisazione.
Con loro, un’orchestra di sette giovani musicisti di talento selezionati con attenzione per un concerto che dovrà essere perfetto. Si, perché verrà registrato interamente in vista del tour europeo 2013. Gli assenti avranno sicuramente torto!

EDDY NAPOLI & FRANCESCA SCHIAVO “IN DUO”

19 – 20 – 21 Ottobre 2012
Teatro Cilea
Via San Domenico, 11 – Napoli / Tel. 081 7141801
Prezzi: Platea € 28,00 – Galleria € 22,00
Rivendite abituali, biglietteria teatro Cilea anche online
Organizzazione: “Palco Reale” e “Loro di Napoli”

“Gambero Rosso” schiaffeggia Napoli. La pizza migliore in Veneto!

Podio giusto o razzismo gastronomico? Domani ne sapremo di più.

A Napoli lo schiaffo si chiama pacchero, a Roma si chiama pizza. E in tema di pizze, la “Guida Ristoranti d’Italia 2013” del Gambero Rosso ne rifila una bella fragorosa ai pizzaioli napoletani. Le quattro migliori pizzerie d’Italia cui, con un enorme sforzo di fantasia, sono stati assegnati i tre spicchi sono “La Fucina” di Roma, la “Antica Osteria Pepe di Caiazzo nel Casertano, “Sforno” ancora a Roma e “I Tigli” a San Bonifacio nel Veronese. Li si mangia la “pizza come si deve”, dice il G.R..
Mancano i grandi maestri di Napoli mentre i curatori della guida, che sono entrambi di origine campana, ci hanno infilato i romani e i veronesi. Strana decisione, sia perchè Napoli ha una supremazia secolare e indiscussa in materia sia perchè arriva a poco meno di un mese dalla ratifica del “Pacchetto sicurezza” dell’Unione Europea che ha stabilito che l’unica vera pizza è la STG napoletana a dispetto di tutte le altre che sono da considerarsi imitazioni.
Tutto regolare o anche dietro questa sorpresa si nascondono dinamiche perverse? Le pizzerie romane e quella veneta seguono la tradizionale ricetta napoletana? Perchè se non è così, secondo l’UE, si premiano contraffazioni alimentari. Oppure si premia ormai la pizza e non la vera pizza, e quindi Napoli è ormai fuori concorso? Come mai due super-pizzerie sono romane e una è addirittura veneta? Non è forse il Veneto un territorio governato dal leghista Luca Zaia che, in qualità di ministro dell’agricoltura della Repubblica Italiana, disertò clamorosamente la celebrazione a Napoli del marchio STG preferendo recarsi nello stesso giorno da McDonald’s per promuovere il suo panino “Mc Italy“, o meglio “Mc Padania”, pensato per favorire gli agricoltori del Nord? E non è forse sempre Zaia ad essere stato accusato la scorsa primavera di “razzismo gastronomico” per via di un’altra sua invenzione, “Buonitalia”, messa in liquidazione per aver sperperato 50 milioni di euro per promuovere esclusivamente prodotti del Nord, Veneto in testa?
La reazione non tarderà e già per domani alle 13 (noi ci saremo) è prevista un’iniziativa di protesta da Sorbillo ai Tribunali con i cittadini ed i pizzaioli. Per l’occasione sarà offerta ai passanti anche la tradizionale pizza a portafoglio.
«Domani festeggeremo anche il riconoscimento definitivo dell’ Stg della pizza napoletana – spiegano il presidente dei pizzaioli napoletani Sergio Miccù e Vincenzo Peretti del consorzio dei pizzaioli napoletani – che sempre i leghisti volevano toglierci e che invece abbiamo difeso con i denti. Anche in quel caso il Gambero Rosso non è stato al nostro fianco. Dobbiamo difendere la dignità ed il lavoro del territorio».

Il fast-food napoletano parte da Bari

la grande cultura enogastronomica di Napoli innova la ristorazione veloce

La cucina di Napoli non è solo pizza e pasta ma un universo enogastronomico ricco di varietà e qualità che ha eguali solo in Sicilia e che è parte della cultura della città stessa, rendendola da secoli la capitale europea della cucina ma anche la patria del “cibo da strada”. Ispirato a questa filosofia è nato a Bari “Napoleat”, il primo fast-food/take-away napoletano che offre al pubblico leccornìe e genuinità tipiche della cucina partenopea con i metodi di ristorazione veloce… ma non troppo (dicono i proprietari). E allora “Napoleat” non offre la pizza ma una cucina partenopea alternativa fatta di panuozzo di Gragnano, mozzarella di bufala, vini e salumi campani, conserve vesuviane, pasticceria napoletana e l’immancabile caffè. Un successo di partecipazione nella prima serata di inaugurazione e poi il primo giorno di apertura il 19 Settembre, proprio nella festività di San Gennaro. Gli ideatori, di origini napoletane, promettono la conquista del mercato italiano e europeo partendo dal capoluogo barese ritenuto fortemente probante per il gradimento del pubblico. Immancabili le pagine Facebook e Twitter.

contributo video di AntennaSud

La pizza napoletana resta STG. Il resto è contraffazione.

a Strasburgo l’UE ratifica il “pacchetto sicurezza” alimentare

Stava correndo il rischio di perdere nel 2017 il marchio STG, specialità tradizionale garantita, perche’ l’Europa aveva deciso di riesaminare le specialità che avevano provveduto a proteggere solo la loro ricetta ma non il loro nome. Ma la Pizza Napoletana, alimento-bandiera di Napoli e dell’Italia nel mondo, ha convinto il Parlamento Europeo riunitosi in seduta plenaria a Strasburgo che ha ratificato il “Pacchetto sicurezza” contenente nuove regole per i marchi DOP (Denominazione di Origine Protetta), IGP (Indicazione Geografica Protetta) e STG (Specialità Tradizionale Garantita). La conseguenza in termini pratici è che ora, oltre al disciplinare di produzione, la pizza di Napoli dovrà avere una denominazione propria che possa distinguerla dalle altre pizze, quelle non STG. Ci vuole una parola aggiuntiva alla dicitura “Pizza napoletana” e il nome andrà registrato per diventare una sorta di brand che andrà esibito nei locali rispettosi del disciplinare. In questo modo se ne certificheranno le contraffazioni e chi gusterà altre pizze spacciate per napoletane mangerà in realtà veri e propri falsi alimentari. La pizza napoletana è il prodotto più contraffatto al mondo per fini commerciali e la Coldiretti informa che la metà delle pizze servite nelle 25.000 pizzerie italiane sono preparate con ingredienti importati dall’estero: farine canadesi e ucraine, pomodori cinesi, cagliate dell’est-Europa in luogo della mozzarella, olio d’oliva tunisino o spagnolo… tutto all’insaputa del consumatore.
Oggi “pizza” è la parola italiana più conosciuta al mondo prima di spaghetti, cappuccino ed espresso. I pizzaioli di Napoli hanno lanciato la proposta di un concorso pubblico per individuare la parola da accompagnare a ”Pizza Napoletana”. Sono loro i principali artefici di una vittoria storica per la buona cucina di Napoli che vuole tutelare la tradizione, la maestria e i prodotti della filiera agroalimentare della Campania. Una sorta di rivincita anche nei confronti dell’ex-ministro alle politiche agricole (italiane) Luca Zaia che, dopo essersi preso gli onori e aver simulato felicità per la nazione annunciando la sua presenza ai festeggiamenti per il riconoscimento UE del marchio STG per la Pizza Napoletana ottenuto dopo dieci anni di battaglie dei pizzaioli napoletani, disertò clamorosamente recandosi nello stesso giorno da McDonald’s per promuovere il suo panino “Mc Italy“, o meglio “Mc Padania”, pensato per favorire gli agricoltori del Nord. Scatenò le ire della “Associazione Pizzaioli Napoletani” che accusarono, non solo loro, gli eurodeputati della Lega Nord di essere i promotori della richiesta di ritiro dell’STG alla pizza napoletana. Zaia, dopo due anni, è stato accusato di “razzismo gastronomico” per un’altra invenzione, “Buonitalia”, messa in liquidazione per aver sperperato 50 milioni di euro per promuovere esclusivamente prodotti del Nord, Veneto in testa. Mica la mitica e plurisecolare Pizza Napoletana?!

Tatuaggi: Angelo Forgione risponde a Francesco Merlo

Tatuaggi: Angelo Forgione risponde a Francesco Merlo

«“Linea della palma”? Il cattivo gusto è la linea di Arcore»

Nel corso del programma radiofonico “La Radiazza” su Radio Marte, Gianni Simioli ha dedicato parte della trasmissione al discusso commento di Francesco Merlo su “Il Venerdì” di Repubblica circa l’invasione dei tatuaggi in Italia. Intervento di Angelo Forgione e riflessioni di Alberto Dandolo e Francesco Borrelli.