Borghezio e l’autogoal del demagogo

Borghezio e l’autogoal del demagogo
comizio razziale in radio, ma non è tutta spazzatura

Ancora il nord contro Napoli, di nuovo Borghezio che lancia strali contro i Napoletani. In casi come questi in cui il secessionismo usato come arma politica è conclamato, è sempre difficile uscire dal conflitto storico-sociologico tra nord e sud del paese, ma è quanto mai opportuno evitare di cadere nella trappola del risentimento aprioristico. Riascoltando attentamente le parole di Borghezio si evince niente di più che la solita propaganda filo-leghista senza affondi razzisti più gravi di quanto non se ne siano registrati già in passato, con alternati concetti anche condivisibili e altri inaccettabili. Ecco la trascrizione testuale delle parole che hanno creato il caso: 

«I napoletani non fanno parte dell’Europa civile, buttiamo Napoli. Bisogna scappare da questo schifo. Noi vogliano essere liberi da questa Napoli che puzza di rifiuti e camorra. Napoli puzza di vecchia politica intrisa di camorra, bisognerebbe fare una pulizia radicale… MA I NAPOLETANI DOVREBBERO FARE LA LORO PARTE. Sono loro ad aver votato questi cattivi amministratori, vaste zone del nostro territorio puzzano di mafia e di camorra… Ogni sei mesi questi interventi: ne abbiamo le scatole piene di pagare le tasse per questi interventi. Purtroppo l’esperienza ci dice che per i Napoletani non è possibile cambiare. Spero di avere torto».

Filtrando il concetto e spogliandolo dalla dura dialettica tipica del buon leghista, viene fuori una sostanzialmente accusa alla politica napoletana “connivente con la camorra” secondo Borghezio che bacchetta i Napoletani in quanto responsabili di aver votato certi amministratori, sostenendo infine che il Nord sia stanco di assistere ancora una volta all’invio dell’esercito per tamponare i problemi di Napoli e affermando, da classico leghista razzista e ignorante (non sulla storia del risorgimento che conosce benissimo), che i Napoletani «non si fanno assoggettare» alla differenziata e che «non fanno parte dell”Europa civile»
E a quest’ultima considerazione che preferiamo opporci: dire che i napoletani “non si fanno assoggettare” significa che si oppongono a decisioni superiori, e trattasi di frase irriguardosa e tendenziosa poichè a Napoli la raccolta differenziata non è mai partita nonostante il dramma che la città vive da anni. I cittadini Napoletani sono vittime della camorra, di qualcosa troppo più grande di loro e attribuirgli con simile banalità anche delle colpe è esercizio demagogico-razzistico che non rispetta dolore e umiliazione per una condizione interiore di sofferenza cui a nessuno evidentemente importa. 
L’unica colpa dei napoletani è quella di essersi involontariamente fatti plagiare dalle strategie di minorità indotta che hanno trasformato una città che la differenziata l’ha inventata 179 anni fa (vedi immagine in basso) in un luogo di sporcizia che, va detto, anche i cittadini stessi contribuiscono ad alimentare in alcuni casi perchè ormai assuefatti all’esistenza in un ambiente sporco che nessuno si fa carico di mantenere pulito. Dunque, non solo non esiste opposizione, ma l’unico assoggettamento è alla volontà centocinquantennale di tenere Napoli sotto scacco; altro che “cca nisciuno è fesso”, in questo si che i napoletani sono colpevoli!

Quando invece Borghezio attacca la politica napoletana non ha torto. L’onestà intellettuale porta a scrollarci di dosso i contrasti ideologici e a considerare che la classe politica nostrana non solo sia stata fin qui incapace di dare risposte alla comunità locale ma abbia colpevolmente contribuito a mantenere lo “status quo” di uno squilibrio nazionale che pende a favore del nord, e la vicenda rifiuti ne è ampia dimostrazione. Anche a noi la classe politica che Napoli ha sin qui espresso non piace affatto!

Rispediamo dunque le accuse al mittente perché siamo vittime e non carnefici, vediamo la nostra amata e bellissima città imbrattata e offesa, e indifesa. Noi che la raccolta differenziata l’abbiamo inventata e che con la nostra cultura sette-ottocentesca abbiamo formato la civiltà occidentale, saremmo ben capaci di differenziare i rifiuti in bidoncini di colore diverso se ce ne dessero la possibilità.  
Siamo indifesi, e proprio noi possiamo affermarlo a gran voce se è vero che ogni volta che Napoli ha bisogno di essere protetta sovente ci ritroviamo a combattere da soli, spesso con successo, alzando e interpretando il sentimento dei cittadini, senza che mai un politico di spicco o un sedicente intellettuale accosti la sua voce per tutelare l’onorabilità di Napoli dagli attacchi esterni. Una voce alzata anche contro gli amministratori locali che certamente hanno inginocchiato Napoli più responsabilmente di coloro che l’hanno denigrata per ignoranza, asserviti come sono alle logiche di una politica nazionale che della “questione meridionale” ne ha fatto lo strumento di cicliche e sempre uguali campagne elettorali. Se i Napoletani sono diventati incivili non si può non tener conto che hanno smesso di ricevere un’educazione da parte degli amministratori locali. Perchè se in una classe manca un insegnante, gli allievi danno sfogo a tutta la propria indisciplina.
A Borghezio, ma anche ai politici e agli intellettuali di casa nostra ormai barricati nei loro ammuffiti salotti, diciamo che…

…i Napoletani sono “assoggettati” alla tassa sui rifiuti più alta d’Europa senza riceverne un servizio, e nel contempo subiscono l’umiliazione dei cumuli per strada fotografati dai pochi turisti che si avventurano in una delle città più belle e più sporche del mondo, le offese sui media e l’imposizione di un’amministrazione locale assente e incapace di assicurare persino lo spazzamento delle strade;

…l’inceneritore di Acerra, il più grande mostro anti-ecologico d’Europa, è stato costruito ed è gestito da aziende dal patrimonio incalcolabile di Torino, Milano e Brescia;

…le discariche della Campania, come abbondantemente dimostrato dalla magistratura, sono sature perché riempite con tonnellate di rifiuti tossici grazie all’accordo tra la camorra e aziende del nord che continuano indisturbate ad operare nel settore dello “smaltimento rifiuti”;

…i militari a Napoli li ha inviati per scopi elettorali il Premier Berlusconi il cui governo si regge sul sostegno fondamentale della Lega di cui Borghezio è esponente di spicco.

…non crederemo mai al populismo e alla demagogia della Lega Nord che per polarizzare consensi sbandiera la falsa intenzione di separarsi da un sud “palla al piede” che è mercato senza dazi doganali per le merci prodotte nelle aziende del nord, ancor più redditizio con la recente approvazione del federalismo municipale che arricchisce anche i comuni di provenienza di quelle aziende.

…abbiamo avuto fin troppe dimostrazioni del fatto che Borghezio e soci conoscono perfettamente le vicende che portarono alla conquista garibaldina/savoiarda di Napoli, e che, di conseguenza, sappiano bene quanto Napoli e il meridione hanno perso dall’unità d’Italia e come ne sono usciti perdenti, quindi colonia del nord.

Dunque, ok l’analisi della questione politica napoletana ma perchè figlia di quella nazionale, e giù le mani da Napoli; se Borghezio avesse evitato i soliti insulti, il suo discorso non avrebbe scatenato le polemiche. E invece ha fatto il più classico dei comizi come i tanti che tiene a Pontida, solo che li può urlare alla sua folla. La differenza che passa tra un politico e un ignorante prestato alla politica è che il primo propone soluzioni, il secondo invita l’Europa a buttare Napoli che l’Europa l’ha fatta.
Insomma, prima l’hanno voluta annettere al Piemonte e ora che l’hanno spogliata di tutto la vogliono staccare dal continente. Siamo seri!

Ecco perchè i Napoletani sono vittime di camorra e politica 

Quando Napoli era la città più pulita d’Europa (clicca per leggere l’articolo)


Statua di P.E. Imbriani restaurata, ma il pizzetto…

Statua di P.E. Imbriani restaurata, ma addio pizzetto.
Quanto durerà? Ne siamo certi: poco!

Completato il restauro della statua di Paolo Emilio Imbriani in Piazza Mazzini. Lunedì 9 Maggio, alle ore 10:00, l’inaugurazione dopo il lavoro operato dai tecnici delle Soprintendenze per i Beni Architettonici Paesaggistici e Storici, per il Patrimonio Storico Artistico Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Napoli, grazie all’impegno della Seconda Municipalità.
Per anni abbiamo sensibilizzato sulle condizioni indecenti del busto marmoreo dell’ex-sindaco di Napoli rimasto nella storia per aver creato la confusione tutta napoletana tra Via Toledo e Via Roma (leggi la storia), e ci rallegriamo per questo risultato raggiunto.
Costi dell’intervento tutti a carico della soceità A&C Network srl, formula in procinto di essere applicata anche  alla statua di Dante nell’omonima piazza e ad altri monumenti della città.
Ma non è ancora il caso di cantare vittoria perchè la scultura di Piazza Mazzini è da sempre nel mirino di giovani balordi che si divertono a deturparla in ogni maniera e non trova pace da decenni. Siamo certi che la pulizia non durerà molto, ancora convinti che la provocazione inoltrata negli scorsi anni chiedendo lo spostamento della statua in una pizza più “sicura” non sia solo una provocazione ma che la piazza non sia effettivamente adatta, oggi come oggi, ad ospitare un monumento. Lo testimonia il fatto che anche durante il restauro gli “attacchi” si siano ripetuti e nelle ore notturne le “babygang” della zona si siano spesso arrampicate sui ponteggi del cantiere per lanciare oggetti contro i passanti. Lo scorso Marzo i restauratori hanno scoperto che, dopo l’ennesima forzatura dell’ingresso del cantiere, qualcuno aveva danneggiato gravemente il pizzetto di Imbriani mentre colpi senza conseguenze di rilievo erano stati sferrati anche contro il naso e la spalla.
E su questi giovinastri sbandati, feroci contro cose e persone, che c’è da fare un grosso e lungo lavoro di “restauro”. Nell’immediato, intanto, è evidente che dopo simili fatti il recupero del monumento avrebbe vita breve senza misure preventive. Dunque, pur non essendo contemplata nel bando la videosorveglianza, pare si sia provveduto a puntare una telecamera sulla statua. E presto, ma forse potrebbe essere già tardi, sorgerà anche una recinzione, anch’essa in origine non prevista, il cui onere è stato preso in carico dalla Seconda Municipalità. Basterà?

da IL MATTINO, i danni alla statua durante il restauro

leggi le denunce e le “provocazioni” di VANTO

“City”, è già degrado completo!

“City”, è già degrado completo!
Il decoro attorno Palazzo San Giacomo fu solo illusione

Quando i piemontesi tolsero il panorama al Vomero

Quando i piemontesi tolsero il panorama al Vomero
Storia urbanistica del quartiere collinare

di Angelo Forgione per napoli.com

I Greci la chiamavano Bomos, da βωμός, cioè altura. I Romani, invece, Paturcium, trasformato nel medioevo in “Patruscolo” e poi, nel Rinascimento, “Patruce”, per opera del grande umanista Giovanni Pontano, uomo di corte aragonese, proprietario di un’amplissima villa che occupava tutta l’area tra Antignano e il Torrione di San Martino, proprio sotto la cinquecentesca fortezza di Sant’Elmo. Nel Seicento si diffuse il nome “Vomero”, derivazione del greco Bomos. Chiaro che si tratti del popolarissimo quartiere napoletano, un tempo colle campestre e poi, tra il secondo Ottocento e la prima metà del secolo successivo, massicciamente urbanizzato.
Nel primo Settecento, allorché divenne capitale indipendente, Carlo di Borbone non rivolse particolari attenzioni a questa collina, preferendole quella di Capodimonte, dove fece edificare una nuova reggia. Nel 1799, i repubblicani giacobini la ribattezzarono “Monte Giannone”, ma tornò a essere il Vomero con la repentina riconquista del regno da parte di Ferdinando I, che si interessò al luogo più del padre e acquistò, nel 1817, i terreni utili all’edificazione della Villa Floridiana, per se e la sua sposa morganatica Lucia Migliaccio di Floridia. La realizzò l’architetto toscano Antonio Niccolini, gran protagonista della stagione neoclassica napoletana, autore del rifacimento totale del Real Teatro di San Carlo dopo l’incendio del febbraio 1816. In quegli anni fu realizzata la salita dell’Infrascata, attuale via Salvator Rosa, per consentire non solo al Re di spostarsi il Palazzo Reale e la Floridiana ma anche all’aristocrazia della Capitale di raggiungere le case di villeggiatura in collina. Tre queste, anche l’ancora esistente villa Genzano-Majo all’Infrascata, firmata dallo stesso architetto, dove Gaetano Donizetti scrisse gran parte della gloriosa Lucia di Lammermoor, assoluto capolavoro composto a cavallo tra la primavera e l’estate del 1835, in quaranta giorni di intenso lavoro tra l’alloggio cittadino di via Corsea, l’attuale via Cervantes, e il ritiro estivo messogli a disposizione dall’editore musicologo di origine francese Guglielmo Cottrau, che ne era proprietario.
Quando, nel 1860, Garibaldi invase Napoli, fece suo un recente decreto borbonico di Francesco II di Borbone, ultimo re di Napoli, col quale decretò la costruzione “nei siti più propri allo estremo dello abitato della città e sulle colline che la circondano, di case salubri ed economiche per il popolo, e massime per gli operai”. La congestione urbana di Napoli necessitava di soluzioni importanti, e allora si cominciò a costruire in collina per rispondere alle sempre maggiori esigenze abitative. Nel 1885, sotto la spinta dell’epidemia di colera che aveva colpito la città, fu emanata la “legge per il Risanamento di Napoli”, con la quale si pianificò l’edificazione di un nuovo quartiere collinare. I territori tra San Martino e Antignano, quelli che furono del Pontano, erano stati da poco acquisiti dalla Banca Tiberina, una banca piemontese agevolata dalla monarchia sabauda che aveva spodestato quella borbonica. L’11 Maggio del 1885, Re Umberto I e la Regina Margherita presenziarono alla posa della prima pietra per la costruzione del nuovo rione Vomero, che venne formalmente inaugurato il 20 Ottobre 1889 con l’apertura della funicolare che conduceva a Chiaia. Le nuove strade furono battezzate il 19 Aprile del 1890, allorché il Comune definì i trentasette nomi di artisti vari a cui intitolarle. Nel 1891 fu la volta dell’inaugurazione della funicolare che collegava il quartiere a Montesanto.
Il tessuto viario a maglia reticolare appena nato prendeva corpo con le vie Luca Giordano, Scarlatti, Bernini e Morghen, e con la piazza Vanvitelli, nuovo luogo centrale di aggregazione attorno alla quale sorsero i quattro palazzi pressoché omologhi in stile neorinascimentale.
Partiva intanto la costruzione del nuovo rione Arenella, che prevedeva una sua grande piazza centrale, l’attuale Medaglie d’Oro, da cui sarebbero partite a raggiera ben sette strade nuove.
La zona collinare venne così a saldarsi alla città bassa, ma in maniera disordinata, e subito si avvertì una diversità fra i due livelli cittadini ancora oggi evidente. Nacque una conurbazione sicuramente moderna ed elegante, pronto a rappresentare il nuovo riferimento residenziale in città, ma con un errore che oggi in pochi rilevano: il piano attuato dalla banca piemontese era “bidimensionale”, adatto a una città nordica, non certo a Napoli, non considerando le tre dimensioni tipiche della città obliqua, protesa verso il mare. La verticalità tra Vomero e centro fu sostanzialmente ignorata nel progetto urbanistico; un’omissione visibile, oggi come allora, nell’ostruzione della vista panoramica, in buona parte preclusa dai palazzi e sprecata da una visione imprenditoriale fatta da uomini incapaci di rispettare l’orografia del luogo. Anche il secondo tratto del corso Vittorio Emanuele, dal Suor Orsola Benincasa all’Infrascata, cioè a piazza Mazzini, fu realizzato costruendo edifici sul lato mare, diversamente dal primo tratto borbonico, dal Santuario della Madonna di Piedigrotta al complesso monastico orsolino. Il periodico d’elite Napoli Nobilissima, nel 1893, così descrisse gli interventi appena realizzati: “Le opere sono mirabili e danno alla città un aspetto ordinato, ma quanto si è guadagnato, tanto si è perduto di notevole bellezza”.
Il nuovo quartiere continuò a prendere forma nei primi decenni del Novecento con villini dotati di giardini, chiese, scuole, impianti sportivi, cinema, studi cinematografici (qui nacque la Titanus, poi trasferita a Roma), teatri, ristoranti, esercizi commerciali e anche nosocomi, facendo della zona una vera e propria città di sopra attigua a quella di sotto, maggiormente collegata col centro tramite una terza funicolare, inaugurata nel 1928 col nome di “Centrale” per la sua posizione intermedia tra quella di Chiaia e Montesanto.
Il collasso urbanistico prese il via nel secondo dopoguerra, quando l’attività edilizia subì un’impennata vertiginosa che accrebbe la densità popolativa del trecentosessanta percento circa. Si trattò di quella speculazione edilizia di proporzioni incredibili che Franco Rosi immortalò nel film Le mani sulla città. Gli interessi politici si sposarono con la crescente domanda di una casa al Vomero, possibilmente ai piani alti, là dove il mare era possibile scorgerlo, privando il quartiere anche della sua prerogativa di zona a misura d’uomo. Ai villini di pregio architettonico si sostituirono i casermoni borghesi che si espandevano dal centro del quartiere verso i nuovi rioni più alti, cambiando definitivamente i connotati alla collina e rendendola ambita ma comunque ben lontana dagli standard di vivibilità che il posto avrebbe potuto offrire.
Gli ultimi interventi al quartiere si registrarono negli anni Novanta, con l’apertura delle fermate della Metropolitana collinare che dotarono il quartiere di un ulteriore mezzo di trasporto e di nuovi arredi urbani nelle piazze a lungo interessate dai lavori.
A testimonianza di un’urbanizzazione che ha divorato la collina agreste ma anche di una storia antichissima che fa del Vomero la corona della città, nel Dicembre 2010 l’antica Vigna dei Monaci di San Martino tra la trecentesca Certosa di San Martino e il corso Vittorio Emanuele, oggi privata, divenne monumento nazionale per decreto ministeriale. Lì, in un’oasi protetta di sette ettari tra cemento e automobili, si coltivano viti autoctone, agrumi ed altre specie da frutto. È l’ultimo pezzo di Bomos, l’ultimo lembo di verde della celebre Tavola Strozzi, miracolosamente sopravvissuto al sacco edilizio.

Abbattuti alberi vincolati ai Colli Aminei

Alberi vincolati abbattuti ai Colli Aminei
“Napoli si albera”, la farsa del Comune di Napoli

leggi su napoli.com

Scempio ecologico ai Colli Aminei: Diciotto pini piantati negli anni ’60 lungo le aiuole al centro della carreggiata di Via Nicolardi sono stati abbattuti dal Comune di Napoli lo scorso 12 Febbraio per dare soluzione all’emergenza sorta in seguito al trancio accidentale di alcune radici nel corso di lavori di sistemazione della rete del gas. Una leggerezza delittuosa alla quale si è data la soluzione dell’abbattimento non necessario che disbosca ulteriormente la città, già estremamente bisognosa di polmoni verdi.

Al loro posto sono stati piantati dei baby-alberelli, sulla falsa riga di quanto già accaduto in Piazza Vanvitelli laddove lo scorso anno la secolare palma uccisa dal “punteruolo rosso” fu sostituita da un rachitico albero-bonsai a seguito di un sondaggio-farsa.

Dopo la rabbia dei residenti che avevano anche costituito un comitato di salvaguardia , è scattata l’appendice giudiziaria per iniziativa del Soprintendente Stefano Gizzi che ha denunciato gli uffici del Comune di Napoli in quanto autori di un abbattimento effettuato nonostante il parere contrario della Seconda Municipalità. Il Ministero dei Beni culturali ha infatti inviato un esposto alla Procura della Repubblica di Napoli in cui si fa presente che «i pini ben avrebbero potuto essere puntellati e consolidati trattandosi di elementi assai rappresentativi del paesaggio».

Ricordo bene che l’Assessore all’Ambiente Rino Nasti lanciò lo scorso anno in pompa magna la campagna “Napoli si albera” che prevedeva la piantumazione di 1700 nuovi alberi per una città più verde. La città fu tappezzata di manifesti stradali che ne annunciavano la messa in pratica, ma ad oggi la politica ecologista in città è fatta di palme morte senza aver messo in campo alcuna misura di contrasto, pini rappresentativi che si abbattono con leggerezza e qualche alberello-bonsai qua e la.

Nasti se n’è lavato le mani, girando le responsabilità all’Assessore alla viabilità Agostino Nuzzolo, competente per la manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade per la difesa del suolo, per il servizio idrico, fognature e sottosuolo. Nuzzolo, a sua volta, ha chiamato in causa Arin, Enel e Napoletanagas, ma non prima di rassicurare i residenti, si fa per dire, che «i nuovi fusti giovani piantati sono forti e porteranno al quartiere una ventata di novità». Tra cinquant’anni, forse!

Speriamo che la Procura faccia luce e chiarisca le responsabilità. E chi ha sbagliato paghi!

Video dell’abbattimento a cura di Videocomunicazioni

 

“Napoli si albera” sul sito ufficiale del Comune di Napoli

Al via il restauro della statua di Piazza Mazzini

Al via il restauro della statua di Piazza Mazzini

Finalmente si avvia a soluzione l’ANNOSO SCANDALO di Piazza Mazzini al centro della quale, da almeno un decennio, fa “bella” mostra la statua di Paolo Emilio Imbriani sfregiata da scritte in ogni dove. Sta finalmente per sparire la vergogna e il decoro urbano nel sito sta per tornare meno astratto e indefinito.
Le impalcature alzate oggi faranno sparire le griffe di “Nicola + Tore”, di “Salvatore ‘o vip” e di “formaggino”, eroi dei tempi moderni consegnati ormai alla storia della Napoli contemporanea. Ogni lettura delle incisioni sul basamento, a quei pochi curiosi ormai rimasti in città, fino ad oggi era preclusa dall’insieme disarmonico di tali scritte realizzate con “i coltelli della cultura”: le bombolette spray.
Anni di battaglie, denunce e sensibilizzazione da parte del sottoscritto che già in passato aveva suggerito provocatoriamente di ricollocare la statua in un’altra piazza magari un po’ più “rispettosa” (o presunta tale) come Piazza Fanzago.
L’appello è affinchè, una volta ripulita, la statua non venga di nuovo imbrattata. Non è possibile accettare che ogni bruttura su monumenti, statue e palazzi storici debba abituare la cittadinanza al degrado di cui nessuno si meraviglia più.
È giusto auspicare inoltre altri interventi del genere in una città che ne ha davvero bisogno, con la medesima formula che prevede le spese a carico dei privati ai quali è data in concessione la disponibilità degli spazi pubblicitari sulle impalcature.

Chi è Paolo Emilio Imbriani? Quanto costa il restauro? E quanto durerà?
Leggi su napoli.com

clicca sull’immagine per leggere l’articolo sul ROMA del 29.12.10

mazzini restauro appello forgione

articoli e denunce del passato

Un video-augurio da Angelo Forgione ai Napoletani, quelli veri.

Un video-augurio da Angelo Forgione ai Napoletani, quelli veri.

Sulle significative note vocali del mio grande e stimatissimo amico Eddy NAPOLI (non a caso), un augurio NAPOLETANO alla mia maniera.

Napoli vive un momento critico, forse il peggiore di sempre, e c’è bisogno più che mai dell’impegno di tutti.
Con V.A.N.T.O. “qualcosa” si è fatto ma molto di più si deve fare. Nel video-augurio c’è riferimento ad un anno pieno di battaglie, alcune vinte e alcune perse, ma sempre portate avanti con Napoli nel cuore. Tante lotte per il decoro sostenute nell’ambito cittadino e a molte altre per la dignità e il rispetto della nostra identità portate avanti “fuori le mura” anche insieme ai cari amici colleghi del Parlamento del Sud.
Grazie a chi mi ha sostenuto, alle associazioni che hanno lottato con me e a quei media che mi hanno dato voce.
Con l’auspicio che tutti insieme si porti la nostra fierezza e la nostra passione per Napoli anche fuori del San Paolo, l’unico posto dove riusciamo a dimostrare di essere compatti e fieri di amare la nostra “Napoli”, auguro un sereno Natale e un 2011 più “azzurro e Napoletano” che mai… soprattutto senza chi ha devastato l’anima di questa città lasciandola alla deriva in questi ultimi anni di malgoverno a Palazzo San Giacomo e non solo.

Buone feste ai semplici cittadini, ai tifosi del Napoli, a chiunque ami Napoli non solo a parole, a chi non è di Napoli affinchè impari a giudicarla senza prevenzione.

Angelo Forgione

Corteo per il decoro e la dignità di Napoli

Corteo per il decoro e la dignità di Napoli.
Anche V.A.N.T.O. presente

Questa è la Napoli migliore, quella che vogliamo. La Napoli della brava gente che chiede normalità invece di lamentarsi nel chiuso dei propri salotti.
Un “grazie” a tutti noi che c’eravamo, senza plausi… perchè era nostro dovere.

da “IL MATTINO” del 19 Dicembre 2010

NAPOLI (19 dicembre) – Hanno sfilato in corteo da piazza dei Martiri a piazza del Plebiscito, da piazza del Gesù alla Prefettura. Due cortei diversi ma organizzati con un solo obiettivo: restituire decoro e dignità a una città devastata dalla spazzatura, dall’incuria e dall’inciviltà.

Una manifestazione di protesta, pacifica e composta, per dire basta all’emergenza rifiuti, per risvegliare le coscienze e sollecitare il rispetto delle regole, soprattutto quelle che imporrebbero la raccolta differenziata che ancora oggi appare un miraggio. Sono partiti in duecento, si sono ritrovati in duemila dinanzi alla Prefettura dove, tra gli applausi, è stata installata una grande fontana di plastica dalla quale, al posto dell’acqua, fuoriuscivano sacchetti della spazzatura carichi di veleni (…).

Saviano e la “malaunità” che uccide Napoli e il sud

Saviano e la “malaunità” che uccide Napoli e il sud

Rifiuti e crollo dei monumenti stanno decretando la fine di Napoli, a due mesi dall’ultimatum dell’Unesco che, in assenza di un piano di gestione del centro storico, potrebbe cancellare la città dalla lista dei siti patrimonio dell’umanità.

Roberto Saviano è stato l’indiscusso protagonista del programma RAI “Vieni via con me” dal quale a diffuso messaggi alla nazione su un’Italia sbagliata, nata male e cresciuta peggio. Un’unità mai reale perchè realizzata con presupposti e metodi sbagliati che hanno previsto la sottomissione del meridione e la cancellazione della potenza economica e culturale di quella che era l’unica vera Capitale non solo d’Italia ma, insieme a Parigi e Londra, anche d’Europa.

Nei suoi monologhi, Saviano ha espresso cose esplicite ed altre da interpretare tra le righe. Nel nuovo videoclip della serie “Ammazziamo Pulcinella”, è decodificato per intero il suo messaggio filo-meridionalista rivolto da una parte all’Italia intera che spesso spara a zero su Napoli e il sud, e dall’altra agli stessi Napoletani ormai assuefatti, devitalizzati e privati della propria identità.

Il nord vacilla di fronte alla divulgazione delle verità sotterrate

Il nord vacilla di fronte alla divulgazione delle verità

Come il Presidente della Repubblica a Capodanno, quelli che Saviano fa a “Vieni via con me” sono veri e propri discorsi alla nazione senza contraddittorio o interruzioni e con i necessari tempi per poter argomentare. Con la differenza che li propone ogni settimana. Questo è il potere di un personaggio che pure qualche aspetto da decifrare ce l’ha, effettivamente consapevole di poter ormai indirizzare i discorsi nella direzione voluta.
Quello che si è ascoltato sulla questione rifiuti nella puntata del 22 Novembre è un Saviano meridionalista, pur non essendolo affatto. Mai prima l’autore di “Gomorra” aveva preso una posizione così decisa in difesa della sua stessa comunità, comunicando alla platea ciò che noi meridionalisti e filoborbonici diciamo da anni, spesso però snobbati da quella denigrazione filorisorgimentale che non ammette la teoria di un nord invasore e di un sud invaso. L’ha detto Saviano e la stampa lo segue in scia, e va bene così. Tutto ciò finisce per rinforzarci e legittimarci.

Saviano ha avuto il coraggio e l’autorità di dire ciò che nessuno sin qui si è azzardato a dire, e cioè che non sono i Napoletani ad essere sporchi e sudici per tradizione ma semmai sono stati sporcati, finendo per diventarlo auto-convincendosene, col risultato che loro stessi si definiscono sporchi e spesso si comportano da tali. Senza peli sulla lingua, è arrivato agli italiani che sono i rifiuti del nord e di parte dell’Europa a colmare le discariche della Campania e che non c’è possibilità immediata, ne tantomeno intenzione, di risolvere un problema che non è un problema, se non per i Napoletani, ma una precisa volontà superiore.

Alla faccia della denigrazione settentrionale, in barba alla propaganda sabauda e alla voce “borbonico” dei vocabolari italiani, in prima serata sulla Rai è finito a 151 anni dalla sua morte Ferdinando II di Borbone. Saviano lo ha tirato in causa perché si è accorto anch’egli di una delle tante cose che i neoborbonici dicono da anni: i Borbone di Napoli erano dinastia di primati.
«Sembrerà strano ma la prima città in Italia ad aver inventato la raccolta differenziata è Napoli. 1832, Ferdinando II di Borbone fa una legge sulla differenziata».
Mi piace pensare, e un po’ ne sono convinto, che Saviano abbia letto un mio apprezzato articolo scritto un mese fa sull’argomento e che contiene quella legge presente nella “Collezione delle Leggi e dei Decreti del Regno delle Due Sicilie”, legge ora diffusa dalla Rai alla nazione ( http://www.napoli.com/viewarticolo.php?articolo=35975 ). Lo deduco da come ha introdotto l’argomento e da come l’ha commentato, proprio come in quel passo del mio articolo che snocciola la legge borbonica. Cose che anche io ho appreso attraverso l’opera di grandi archivisti come il mio grande amico Prof. Gennaro De Crescenzo: è questa la catena della diffusione delle verità sepolte da riportare alla luce.

A sentire il discorso di Saviano mi sono sentito gratificato dal mio lavoro intensissimo e sudato, fatto di letture di testi, scrittura di articoli, montaggio di videoclip su youtube e interviste. Tutto finalizzato alla comunicazione ai Napoletani della nostra vera cultura che non è quella negata con la quale facciamo i conti da ormai troppo tempo.
Un discorso che non ha fatto una piega in chiave di riscatto del nostro orgoglio; l’autore di “Gomorra” ha parlato proprio come avrei parlato io, dicendo ciò che avrei detto io. Persino tirando in ballo il grande Eduardo e mostrando l’ormai noto “é cosa ‘e niente”.
Tutto perfetto, perchè con la mia opera sto cercando di far capire alla nostra gente (e quelli che mi seguono l’hanno capito), che noi siamo diventati quello che “loro” volevano che fossimo, a furia di non ribellarci alla denigrazione e alle falsità perpetrate dai tempi dei britannici Lord Palmerston e William Gladstone, veri iniziatori delle calunnie anti-napoletane di ottocentesca memoria.

Saviano ha parlato al resto d’Italia ma ha anche parlato ai Napoletani, invitandoli a non sedersi e a reagire riscoprendo la propria cultura e ribellandosi a chi l’ha cancellata approfittando del nostro lasciar fare a base di “è cosa ‘e niente” che ci ha portato ad accettare e cronicizzare camorra, malamministrazione e degrado che gli altri ci imposero e che noi accettammo supinamente; non avremmo dovuto! Qualcuno non ha capito il senso del discorso, qualcuno si.
Si è aperto così un fronte nuovo per il resto del paese sempre pronto a cavalcare i luoghi comuni contro i Napoletani e i più feroci accusatori di Napoli hanno maldigerito il messaggio. Lo deduco dalle tante email che ho cominciato a ricevere da quel momento in posta e i tanti messaggi inviati alla casella di messaggi del mio canale youtube, laddove notoriamente si possono trovare tutti i miei spunti audiovisivi riguardanti la nostra storia e il nostro riscatto.
Non solo messaggi di felicitazioni da parte di chi ha rivisto me nel messaggio di Saviano, di chi mi ringraziava, di chi dimostrava gioia per quel che aveva sentito, ma anche tante stupidaggini piovute da anonimi settentrionali o comunque anti-napoletani. Un aumento esponenziale da quella sera, e questo significa che “loro” temono le nostre verità.

Ne riporto qui solo un esempio, non a caso una delle poche email a cui ho risposto, che è eloquente per come i “fratelli” d’Italia comincino a vacillare e a sconcertarsi nel conoscere le verità storiche nascoste che corrispondono a quelle contemporanee che ne sono dirette discendenti.
Un “buontempone” ha visto i miei video sul primo bidet d’Italia alla Reggia di Caserta, quello che i Savoia, non sapendo cosa fosse, definirono “oggetto sconosciuto a forma di chitarra”, e ha pensato bene di creare un nuovo account stesso oggi, 25 Novembre 2010, per mascherare la sua vera identità su youtube. E come ha pensato di chiamare il suo nuovo canale vuoto per attaccarmi? Guarda caso… “FBourbonsBorboni”. Ora capirete perchè.

messaggio di FBourbonsBorboni:

Ma poveretti (i napolitani) eccoli crearsi un mito (quello del bidet) da sotto le loro tonnelate di rifiuti!
I Borboni non erano napoletani ma Francesi (Bourbons) e comandavano. Sono loro ad avere introdotto il bidet francese in Italia. A l’epoca in tutta Italia ed ancora fino a poche decenni di anni fa tutti in italia (salvo gli aristocratici) si lavavano nelle tinozzze nei cortili delle cascine dove lavoravano come braccianti (non avevano neanche le proprie cascine cone in Francia o altro in Europa perché qui c’erano solo i ricchi latifundisti. Quindi fa proprio ridere questo mito del bidet che gli Italiani si sono creati per sentirsi (immaginarsi di sentirsi) forse piu’ puliti nel sedere degli altri -visto che i loro comportamenti cafoncelli sono derisi in tutto il mondo. Il bidet in Francia dopo essere stato li crato è stato usato per decenni ma ora li negli appartamenti sono più piccoli e c’e’ spesso solo la doccia.
Ridicoli siete e patetici!! Il principe Emanuele Filiberto è stato di grande ironia e l’intervistatrice si è dimostrato una piccola provincialotta meschina (che si è dimenticata delle tinozze dei suoi nonni!!).

risposta di Angelo Forgione:

Penso che Lei debba studiare la storia ancora molto, tanto più quella di Napoli semmai voglia conoscere l’origine 700-800esca della moderna civiltà europea.

1) I Borbone di Napoli erano, appunto, di Napoli, non di Francia come i loro antenati di estrazione capetingia. Ci sono anche rami diversi, come quelli di Spagna o di Parma. Il primo Borbone di Napoli fu Carlo VII, mezzo italiano (Farnese di Parma) e mezzo spagnolo, ma volle imparare lingua, usi e costumi dei Napoletani che si portò anche in Spagna insieme al sangue di San Gennaro (!) quando divenne Carlo III.
Ferdinando, Francesco, Ferdinando II e Francesco II erano napoletanissimi, e insieme al capostipite non primeggiarono certo solo per il bidet.

2) Il bidet è si francese, noi Napoletani lo sappiamo benissimo, ma in pochissimi anni i 100 presenti a Versailles furono TUTTI rimossi: un fallimento! Qui non si discute su chi l’ha inventato ma su chi l’ha usato (per prima). E Napoli non l’ha “adottato” dalla Francia, ma dall’Austria grazie a Maria Carolina d’Asburgo Lorena, regina delle Due Sicilie, sorella di Maria Antonietta (d’Asburgo Lorena). Era la corte austriaca ad avere delle usanze superiori che la corte di Napoli seppe adottare e elevare maggiormente a crismi di civilizzazione per tutto il continente, non quella francese. Quello è l’aggancio. Così come per il caffè che viaggiò dalla Turchia a Vienna e arrivò a Napoli sempre attraverso la sovrana austriaca, e Napoli l’ha offerto al mondo a modo suo, cioè alla grande. Lo sa che il babà non è un dolce napoletano ma polacco, inventato alla corte di Stanislao Leszczynsky? Eppure i polacchi l’hanno dimenticato, mentre i Borbone lo trovarono buono e così Napoli l’ha offerto al mondo. Non c’è nessuna certezza che la prima pizza sia Napoletana, ma con i Borbone si attuò nel 700 attorno a Caserta una incredibile rivoluzione agricola che ha codificato la vera pizza con il condimento del pomodoro e della mozzarella, e Napoli l’ha offerta al mondo. Le ho fatto il palato buono, ma potrei parlare di mille altre cose che in parte può apprendere dai miei scritti e dai miei video come quello che le inoltro in calce.
La cultura, amico mio, non è necessariamente frutto di invenzioni ma anche di intuizioni pionieristiche. E le potrei citare tanti esempi in ogni campo con cui Napoli, tramite invenzioni e intuizioni, ha plasmato l’attuale civiltà europea, riecheggiando nel mondo intero. Perchè, se non l’ha ancora capito o studiato, la cultura passava per Napoli all’epoca, e Napoli sapeva filtrare il meglio e rioffrirlo al mondo.

Ho la sensazione netta che il discorso di Saviano dell’altra sera vi sta facendo tremare nelle vostre convinzioni ignoranti. Ritornate a scuola, riscrivete il Risorgimento italiano per come è andato veramente, e poi venite a riprendervi il letame culturale unitamente a quello industriale che avete riversato nelle nostre discariche approfittando della malavita di garibaldino sdoganamento, che da un bel po’ vi ritrovate in casa vostra a far soldi coi vostri imprenditori truffatori e “bondeggiatori”, molto più ladri dei disperati borseggiatori che ci sono al sud. Vero Sig. Calisto Tanzi?
Del resto, perchè secondo Lei Vittorio Emanuele II e Cavour (lui si mezzo francese, mica italiano) vennero da queste parti se non per unire alle loro misere casse le nostre grandi riserve auree?

E ora, dopo tutto questo, gridate Padania libera? Ma libera da che? Ma chi vi ha cercati?

Glielo dico con franchezza e senza pregiudizio: gli alluvionati veneti, poveri loro, in televisione non perdono occasione per dire che noi (inventori dell’arte di arrangiarsi) ci piangiamo addosso e loro si rimboccano le maniche mentre in realtà si capisce bene che stanno piangendo davanti alle telecamere.
Sa il problema dov’è? Qui a Napoli abbiamo organizzato raccolte di fondi anche tra private associazioni per gli stessi alluvionati del Veneto oltre ai tantissimi sms solidali del valore di 2 euro inviati dalla Campania per lo stesso scopo. Noi siamo un popolo solidale per tradizione. E il nord come risponde? Proprio il Veneto e il Piemonte negano l’aiuto per la nostra tragedia causata anche da loro. Con le dovute eccezioni, questo siete voi: gente vuota, ignorante e priva di ogni solidarietà di popolo.

Buono studio, “fratello” d’Italia
(Le allego video culturale)
http://www.youtube.com/watch?v=xui3llF32l0