Splendida stazione Toledo, il più bel metrò d’Europa dove l’inglese è un optional !

struttura invidiabile, ma i turisti stranieri non possono “capirla”

Angelo Forgione per napoli.com La nuova fermata Toledo della Linea 1 Metropolitana inaugurata il 17 Novembre entra nel circuito delle Stazioni dell’Arte ed è già considerata la più bella d’Europa dalla testata britannica “The Thelegraph”. Firmata dall’architetto catalano Oscar Tusquets, si ispira ai temi della luce e del mare, realizzando giochi cromatici che vanno dai colori del tufo giallo napoletano al blu delle profondità del mare. All’interno della stazione sono presenti le installazioni di William Kentrige, i pannelli di Bob Wilson, i reperti del Paleolitico e i resti delle mura di epoca aragonese riemersi durante i lavori di scavo.
Insomma, un vero vanto per la città. Ma una pecca c’è: la mancanza di pannelli informativi in inglese. La descrizione storica dei luoghi, dell’intervento e dello scavo è esclusivamente in lingua italiana (vedi foto).
La mancanza di vocazione internazionale e la disattenzione per il turista straniero continuano ad essere i punti deboli della proposta turistica di una città tra le più europee di tutte per storia ma troppo spesso provinciale nel modo di offrirsi.
Per una visita guidata gratuita clicca qui.

Pulcinella e l’identità da ritrovare

Pulcinella si riprende la scena e lo fa a vico fico Purgatorio ad Arco, angolo di via Tribunali, con una scultura in bronzo che lo raffigura alta 2 metri e 30 centimetri, forgiata e regalata da Lello Esposito al Comune di Napoli. All’inaugurazione presenti, oltre allo scultore, l’intellettuale Jean Noël Schifano, il filosofo Aldo Masullo, il sindaco Luigi de Magistris, l’assessore all’Urbanistica Luigi De Falco e il regista teatrale Michele Del Grosso, promotore dell’iniziativa. Un’occasione per restituire finalmente alla maschera napoletana la sua vera identità che è filosofica, antropologica, esoterica, poetica e teatrale e non semplicemente folcloristica come quella che le è stata ricucita addosso, anche a causa di clamorosi errori di mostri sacri del teatro napoletano. «Pulcinella essere ermafrodito, Horus del popolo, figura esemplare del barocco esistenziale. Più si è napoletani e più si è universali… e sono molto felice di lasciare la torre Eiffel per una cosa autentica, vera e di filosofia che è Pulcinella», sottolinea il solito impeccabile Schifano. Gli fa eco il filosofo Aldo Masullo: «In nome della maschera di Pulcinella, togliamoci la maschera». Come dire, recuperiamo la nostra vera identità. E Pulcinella racchiude tutta la metafora.

Al quiz “l’Eredità” spunta l’oggetto sconosciuto a forma di chitarra

Angelo Forgione – Nel Dicembre 2009 iniziai a parlare del bidet della reggia di Caserta con un articolo e un video per iniziare a rispondere con ironia mista a verità storica ad un certo razzismo verso i napoletani. Sapevo che quell’aneddoto avrebbe fatto presa perché era carico di sarcasmo e ogni volta che lo raccontavo in pubblico puntualmente scattava la risata generale. Ogni tanto spuntava l’occasione per rafforzare il concetto e poi è arrivato il collega Giampiero Amandola a sorridere della puzza dei napoletani, respinta con l’arma letale sfoderata nuovamente nel video virale di denuncia. E da li, a cascata, servizi dei telegiornali, tweet di Roberto Saviano a fare da gran cassa di risonanza e risposta piccata di Massimo Gramellini ad ingigantire con tanto di dibattito spostato sui social network. Uno sdoganamento irrefrenabile testimoniato anche dal quiz di Rai Uno “L’Eredità”, puntuale a rimorchio.
E la battaglia culturale continua. Nella nostra Storia, di “storielle” come quella del bidet ce ne sono tantissime, anche se non così pregne di richiamo. Potevo mai evitare di impegnarmi a scriverne un libro?

Lettera di un americano: «Ho capito la differenza tra Roma e Napoli»

Matt Vogel, ventisettenne cittadino americano residente ad Ardmore in Oklahoma, nativo dell’Ohio e con parenti a Napoli, dopo aver appreso del servizio del TGR Piemonte, ci ha scritto alcune righe per spiegare le piacevoli sensazioni che ha provato durante e dopo il suo viaggio all’ombra del Vesuvio.

Durante il volo che mi ha portato a Napoli dagli Stati Uniti insieme a tutta la mia famiglia ero nervoso, travolto da molte domande e riempito di un sentimento di eccitazione. Non vedevo l’ora di far visita ai miei parenti e conoscere l’antica città di cui avevo letto tanto. Avevo sentito parlare bene e  male di Napoli, ma ho voluto vivere la città di persona e rendermene conto personalmente.
Giunto a Napoli è stato come fare un passo indietro nel tempo. I luoghi, i suoni e gli odori mi hanno subito rapito i sensi e l’architettura è sorprendentemente presente in ogni luogo che ho guardato. Gli edifici storici, i monumenti e le rovine sono una delle mie attrazioni preferite da vedere e Napoli è uno straordinario mix di barocco, rinascimentale e stili medievali. Il Museo Archeologico Nazionale e il Museo Nazionale di Capodimonte sono i più piacevoli da visitare per conoscere la storia della città.
Guardare il Golfo e il Mediterraneo è un altro punto forte di questo viaggio. La bellissima costa è qualcosa che il popolo napoletano dovrebbe essere orgoglioso di avere. La vista della stupefacente bellezza naturale e dell’architettura che Napoli offre sono solo una parte di ciò che c’è da ammirare. Napoli mi ha anche stupito per il miglior cibo che abbia mai mangiato. Ovviamente uno dei migliori piatti mangiati è la pizza che è diversa da qualsiasi altra che abbia mai gustato prima, e certamente molto diversa da quella americana. Il meraviglioso sapore della pizza napoletana cotta nel forno a legna è qualcosa di indimenticabile. Mia zia, una cuoca napoletana, ci ha portato anche alla pizzeria di proprietà della sua amica, Patrizia. Lei ci ha presentato numerosi piatti tra cui gnocchi alla sorrentina e polpette con parmigiana di melenzane. L’ospitalità che ci ha dato era incredibile, spiegandoci la storia dei piatti e come erano preparati. Anche durante il lavoro in una pizzeria affollata non ha mai lasciato il nostro tavolo e sembrava desiderosa di rispondere alle nostre domande.
Durante il mio viaggio a Napoli ho imparato molto sui napoletani, estremamente cordiali e disponibili. Io e mio fratello abbiamo visitato da soli la Galleria Umberto e abbiamo finito per perderci. Non avevamo i telefoni cellulari con gestore italiano, non conoscevamo la lingua e ci siamo sentiti persi. E invece abbiamo trovato una giovane coppia che parlava inglese e ci ha aiutato a ritrovare la strada, accompagnandoci al resto della nostra famiglia. Le persone che abbiamo incontrato lungo la strada erano sempre disposte a darci informazioni e consigli con molta soddisfazione di dare una mano.
Ho un grande ricordo del popolo napoletano! Lungo le strade ride ed è cordiale e questo mi ha fatto capire cosa fa la differenza tra Roma e Napoli. Ho sentito storie di alcuni mie connazionali americani che hanno viaggiato all’estero e hanno incontrato gente poco cordiale ma io non ho mai avuto una simile sensazione in questo viaggio. Anche dopo il mio ritorno a casa sono rimasto in contatto con un paio di napoletani che mi hanno aiutato a conoscere meglio il loro Paese.
L’America è il mio Paese, ma i napoletani ti fanno sentire a casa non appena entri in contatto con loro. Napoli è un posto meraviglioso e merita sicuramente di essere vissuto.

Matt Vogel

Napoli e Unesco, pensavo fosse amore e invece era un calesse

Le condizioni del centro storico della città e dei suoi monumenti non sono degne della lista dei patrimoni dell’umanità. Le associazioni in prima linea per la difesa del centro storico napoletano pensavano che tra Napoli e l’Unesco fosse amore e invece hanno scoperto che da tempo era un calesse. E daranno conto in un apposito dossier del degrado che regna al centro storico, report con tanto di logo disegnato da Angelo Forgione che verrà consegnato al presidente della Commissione nazionale dell’Unesco, Giovanni Puglisi nel prossimo sit-in organizzato per venerdì 16 novembre alle 10 presso l’aula Magna del centro congressi della “Federico II” in via Partenope, in occasione della giornata celebrativa dei 15 anni di presenza di Napoli nella lista Unesco.
«A prescindere dal degrado che da sempre regna nel centro storico di Napoli, c’è il clamoroso silenzio sulla vicenda dei Girolamini o l’acclarato fallimento del Forum Universale delle Culture. Meglio rinunciare che continuare a fare figuracce» dice Antonio Pariante del Comitato di Portosalvo.
«Far finta che il matrimonio sia felice ha contribuito a nascondere il degrado del nostro patrimonio, unico al mondo. Se non si appronta il Piano di Gestione e non si smuovono le acque, che senso ha fregiarsi del riconoscimento? Speriamo con la nostra provocazione di accendere i riflettori sul nostro patrimonio abbandonato» dice invece Angelo Forgione del Movimento V.A.N.T.O.
Un messaggio forte che giunto da chi rifiuta l’effimero di un premio dorato e richiama l’attenzione sui problemi del grande patrimonio monumentale di Napoli.

COMITATO DI PORTOSALVO – V.A.N.T.O. – INCONTRI NAPOLETANI – INSIEME PER INNOVARE – AsMed – COMITATO DI PIAZZA FUGA – NAPOLI PUNTOACAPO – Ass.ne CHIAIA PER NAPOLI – UGL BENI CULTURALI – MEDINAPOLI – GRUPPO PORTOSALVO GIOVANI – Ass.ne ERNESTO ROSSI (Radicali Napoli) – ATLANTIDE RITROVATA – CORPO DI NAPOLI – Ass.ne TELEFONO BLU/Napoli

Un’Atellana di cui vantarsi

Sport, Spettacolo e Cultura sono scesi in campo Sabato sera al Palasport “F.lli Lettieri” di Orta di Atella, casa della bella realtà sportiva-culturale del comune casertano e punto di riferimento per i tanti giovani del luogo.
Una serata indimenticabile, con una bella vittoria dell’USCAtellana nel derby contro l’OBROS Capua che è valsa il primato in classifica in compagnia dell’Altamura nel campionato di serie A2 di pallamano. Pubblico sugli spalti in visibilio per una partita avvincente che ha reso onore ad uno sport “minore” capace di regalare grandi emozioni.
Prima del match l’incontro con il movimento culturale di cui l’Atellana, giá da qualche anno, si è fatta “stendardo”, movimento culturale che in tutto il Meridione e in particolar modo in Campania, si sta facendo strada a colpi di dosi di cultura. V.A.N.T.O., acronimo che sta per Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio è un’idea, un modo di porsi, di cui l’Usca si fa portavoce, non solo attraverso il logo stampato sulle sue divise da gioco ma soprattutto nel portare in giro per l’Italia, dentro e fuori dal campo, l’immagine di una napoletanità che è ben lontana dallo stereotipo che le è stato affibbiato. Il binomio sport-cultura è un progetto a cui l’Atellana tiene veramente tanto e per questo si impegna a tenere fede ai valori che il movimento di Angelo Forgione cerca di diffondere. Il riscatto sociale può e deve partire anche da qui, in questo settore, dove la passione è l’unico ingrediente fondamentale. L’augurio che ci si pone è dunque che la conoscenza, anche attraverso le gambe dello sport, possa arrivare più in alto possibile perchè, come ieri ha detto Angelo Forgione insieme ai ragazzi del movimento, «è soltanto dotandosi di cultura e vera informazione che ci si può liberare da certi stupidi pregiudizi».

video / Mameli e 17 Marzo nelle scuole. Che pastrocchio storico!

Il Senato fa confusione sui valori dell’identità nazionale.
L’inno che nasconde la “Lega Campana” fu davvero scritto da Mameli?

Angelo Forgione per napoli.com L’Inno di Mameli, conosciuto anche come “Fratelli d’Italia” dal suo verso introduttivo, dovrà esser studiato e cantato nelle scuole italiane. Il Senato ha approvato in via definitiva il DDL che impone nei programmi scolastici il canto risorgimentale scritto da Goffredo Mameli (forse, ndr) e musicato da Michele Novaro. Legge incompatibile con la “Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea” perchè il testo dell’inno è anti-straniero e il suo insegnamento contravviene agli articoli 10 e 11 della stessa Carta relativi alla libertà di coscienza, alla libertà di pensiero, alla libertà di opinione e a quella di “di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera”.
Istituito anche il festeggiamento della data del 17 Marzo, in continuità con il festeggiamento dei 150 anni che sarà il “Giorno dell’unità nazionale, della Costituzione, dell’inno e della bandiera”.
Che pastrocchio! Partiamo dal presupposto che l’inno di Mameli si chiama “Canto degli Italiani” e non “Fratelli d’Italia”. Ma questo è niente a confronto della totale confusione che i senatori della Repubblica stanno generando nelle teste degli italiani, preparandosi a deviare anche quelle dei bambini. L’inno nazionale non può essere accoppiato al 17 Marzo perchè quella è la data dell’auto-incoronazione di Vittorio Emanuele II di Savoia quale “Roi d’Italie” cioè re d’Italia in rigorosa lingua francese, non italiana, con la quale il sovrano piemontese estese la sua sovranità. “Victor Emmanuel II assume, pour lui et pour ses successeurs, le titre de Roi d’Italie”, così si legge nell’atto di incoronazione del parlamento di Torino. L’unità d’Italia, al 17 Marzo, non esisteva perchè mancavano il Veneto, la Venezia Giulia, il Friuli, il Trentino Alto Adige e Roma con i territori pontifici che, completando una certa unificazione, fu conquistata con la breccia di Porta Pia il 20 Settembre 1870. È quella semmai la data da celebrare per dare risalto all’unità territoriale se proprio non vogliamo tardare fino al 2 Giugno 1946, ricorrenza dell’istituzione della Repubblica. Mai il 17 Marzo 1861 che equivale alla celebrazione dell’auto-proclamazione della monarchia sabauda, antitetica rispetto alla Repubblica. Chissà se i senatori tutto questo lo sanno visto che l’ignoranza circa le vicende storiche della storia d’Italia è stata smascherata dalla trasmissione “Le Iene” nel giorno delle celebrazioni del “150esimo”, quando all’esterno di Montecitorio i politici, italiani, andarono nel panico per le domande di storia italiana (guarda il video). Bisognerebbe che imparassero loro la storia prima di decidere cosa mettere nella testa dei nostri figli a scuola.
Ma non è tutto. L’inno di Mameli è un canto risorgimentale che celebra i valori repubblicani, non quelli monarchici. E infatti non era l’inno nazionale del Regno d’Italia nato il 17 Marzo a Torino che invece, estendendo i possedimenti sabaudi, applicò la “Marcia Reale del Regno di Sardegna” al nuovo Regno d’Italia”. Tant’è che nel periodo bellico di transizione tra la monarchia e la repubblica fu istituita come inno nazionale “La canzone del Piave” scritta dal napoletano E. A. Mario. Il “Canto degli italiani” di Mameli e Novaro è divenuto inno nazionale italiano nel 1946, ben 85 anni dopo il 17 Marzo da celebrare.
Continua dunque la confusione forzata da parte delle istituzioni, sulla falsa riga delle celebrazioni dei 150 anni dell’unità, non ancora compiuti di fatto (succederà solo nel 2020, ndr) condotte in maniera antirepubblicana dal Presidente della Repubblica che ha festeggiato il giorno della monarchia e non quello della Repubblica (2 Giugno) rendendo persino omaggio alla tomba del re Vittorio Emanuele II.
La retorica mischiata alla disinformazione finirà ora sui banchi di scuola affinchè anche i bambini sappiano a memoria un inno che nutre sentimenti bellici antistranieri, in contraddizione con la fratellanza della civiltà europea e senza valorizzare quella italiana, dal Sud di Federico II alla “Serenissima” di Venezia. Un inno per giunta settentrionalista che promuove a simbolo di unità nazionale la battaglia di Legnano. “Dall’alpi a Sicilia ovunque è Legnano” esalta infatti le gesta della “Lega Lombarda” che mise insieme il conflittuale Nord contro Federico Barbarossa, scacciando i germanici nel 1176. Ma La “Lega Lombarda” non è il primo esempio di identità nazionale perché è al Sud che ciò si verificò intorno all’850 quando Cesario Console, ammiraglio del ducato di Napoli, coalizzò le armate di mare di Napoli, Sorrento, Amalfi e Gaeta formando la “Lega Campana” per respingere, vittoriosamente, i Saraceni che volevano invadere Roma per poi impossessarsi dei territori del Sud.
Ultimo particolare da non tralasciare: da come si legge da un articolo del Corriere della Sera del 24 Dicembre 2002 firmato da Ottavio Rossani, pare che le parole dell’inno italiano non siano state scritte da Goffredo Mameli bensì da Atanasio Canata, un padre scolopio di cui proprio Mameli fu allievo. Padre Canata lo avrebbe inviato nel Novembre del 1847 a Michele Novaro per farlo musicare e quando l’allievo divenne un eroe risorgimentale avrebbe taciuto sulla paternità del testo per non offuscarne l’immagine. Ma prima di morire rivendicò indirettamente, ma con precisa volontà, la paternità di quel testo che gli sarebbe stato «sottratto». Nella poesia “Il vate” scrisse: “A destar quell’alme imbelli meditò robusto un canto; ma venali menestrelli si rapina dell’arpe un vanto: sulla sorte dei fratelli non profuse allor che pianto, e, aspettando, nel suo core si rinchiuse il pio Cantore”. E anche sulla pubblicazione “Gazzetta letterata” lanciò un’altra freccia: “E scrittore sei tu? Ciò non ti quadra… Una gazza sei tu garrula e ladra”.
Mameli “menestrello” ladro? In perfetto “Italian style”. Detto da un italiano.

Radio Popolare Milano “indaga” su V.A.N.T.O.

“Millevalvole” è un programma di Radio Popolare Milano diffuso in Lombardia ed Emilia Romagna che cerca di star dietro al mondo dei media che cambiano la nostra vita, a una grande lavatrice che continua a mutare forma e colore. “Una trasmissione che ha la presunzione di voler scoprire le trasformazioni e le tendenze dell’umana e disumana esistenza”, come recita la presentazione degli autori.
Tra queste tendenze c’è anche la nuova riscoperta dell’identità napoletana, indagata dal programma della radio milanese nella puntata di Giovedì 8 Novembre attraverso la conoscenza con V.A.N.T.O.. Qualche prurito sulla questione “panettone napoletano”, un po’ di diffidenza mista a curiosità e tanta cordialità discutendo della realtà partenopea.

Sabato 10, pomeriggio di sport e cultura a Orta di Atella

incontro con V.A.N.T.O., a seguire il derby Atellana vs Capua

Sabato 10 novembre alle ore 16, in occasione del derby Atellana-Capua valevole per il campionato di Pallamano maschile serie A2 (ingresso gratuito), saranno presentati gli sponsor che accompagneranno la stagione agonistica della squadra di Orta di Atella.
Tra questi lo sponsor Culturale V.A.N.T.O. che, all’incontro di sabato, sarà presente con una rappresentanza guidata dal suo fondatore Angelo Forgione.
«L’orgoglio di appartenenza e la cultura di Angelo Forgione sono arricchimenti per chiunque abbia la fortuna di incontrarlo – sottolinea Maria Grazia Capasso, presidentessa della U.S.C. Atellana – e avvicinare il Movimento da lui ideato alla nostra squadra aggiunge valore e significato alla nostra attività agonistica. Forgione, infatti, promuove la cultura di Napoli e del Mezzogiorno, una ricchezza fatta di storia millenaria, di tradizione, di arte, di letteratura, di musica e di poesia, humus vitale in cui affondiamo le nostre radici per proiettarci verso un futuro purtroppo non ancora sgombro dalla ferocia del razzismo, anche nei luoghi dello sport. E noi della U.S.C. Atellana porteremo il marchio V.A.N.T.O in campo, stampato sulle divise come bandiera distintiva di un agonismo che rispetta l’avversario, della vittoria che premia i sacrifici personali ed il lavoro di squadra, dello sport che rappresenta la nostra terra ai vertici delle classifiche nazionali ed internazionali, e senza i riflettori dello show business puntati addosso».
«Dopo la presentazione degli sponsor, alle ore 18 prenderà il via una delle partite più sentite della stagione – annuncia Franco Mozzillo, capitano della U.S.C. Atellana – quella che vedrà in campo l’Atellana e l’Obros Capua, entrambe capolista della classifica nazionale Pallamano maschile serie A2. Un derby che  si preannuncia ricco di emozioni per il livello agonistico e tecnico schierato in campo.  Entrambe le squadre punteranno alla vittoria per ottenere il comando solitario della classifica, questo è ovvio, ma qualunque sarà il risultato, resterà l’orgoglio di una Terra che svetta in classifica e vince smarcandosi da avversari di tutta Italia».
Appuntamento dunque a Orta di Atella. Per lo sport e per la cultura insieme.

Gemellaggio campano: “Luci d’Artista” a Napoli, Tradizione napoletana a Salerno

Vantaggi per entrambe le città ma De Luca si prende il proscenio

“Luci d’Artista” salernitane a San Gregorio Armeno. Il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, dopo aver inaugurato le installazioni di Salerno, accenderà anche il Natale dei decumani con un taglio del nastro previsto per Sabato 10 Novembre alle 17 in piazza San Gaetano che segnerà l’apertura ufficiale del “Natale lungo a Napoli” e della 140esima Fiera di Natale ai Decumani.
Una tranche delle bellissime luci viste negli anni scorsi a Salerno, una ventina di opere, sono state installate nei decumani nell’ambito di uno scambio culturale con l’associazione “Corpo di Napoli” e gli artigiani di San Gregorio Armeno coaudiuvati da “Napoli Sotterranea” e dalla IV Municipalità che prevede l’installazione nella Basilica di Santa Restituta del Duomo di Napoli di una copia della scena centrale del presepe dipinto realizzato dal maestro salernitano Mario Carotenuto. Tantissime le iniziative che avranno come colonna sonora la musica popolare del gruppo “Ars Nova” e degli “Zampognari dell’Alto Casertano” che sfileranno per i Decumani. Altre luminarie nelle strade più importanti della città saranno inoltre assicurate, come negli anni scorsi, della Camera di Commercio di Napoli.
Salerno aiuta Napoli e Napoli aiuta Salerno che potrà offrire nientepopodimeno che l’eredità della rinomata Tradizione presepiale del Settecento Napoletano. Dal 1 Dicembre, infatti, negli spazi del Tempio di Pomona a Salerno, sarà allestita la mostra di arte presepiale dedicata ai celebri presepisti di San Gregorio Armeno: D’Auria, Sciuscià, Petrucciani, Maddaloni, Onofrio, Fusco, Cesarini, Di Virgilio, Il Mondo dei Pastori, Fratelli Gambardella, Gambardella Pastori, Originalità di Pulcinella, Pepe, Alpa, Buonincontro, Gambardella Presepi e Cosmos. E poi una Natività realizzata dalla Bottega Giuseppe e Marco Ferrigno, oltre alle maschere di Riccardo Ruggiano, ai fiori finti di Lucio Ferrigno ed agli strumenti musicali tradizionali popolari dell’Officina della Tammorra. A costo zero per le istituzioni napoletane perchè sarà “Corpo di Napoli” ad accollarsi le spese di trasporto e di allestimento dei presepi a Salerno.
Insomma, De Luca accetta di riciclare a San Gregorio Armeno parte delle luci che hanno portato turismo a Salerno negli anni scorsi, e avrebbe potuto anche rifiutare la richiesta partita da Napoli. Ma, leggendo qua e la, sembra che stia salvando il capoluogo di regione tanto da meritarsi di finire sul presepe con una statuina realizzata da Ferrigno e il proscenio dell’inaugurazione nella famosissima strada dei presepi. Non è esattamente così perchè il sindaco di Salerno sa di portare a casa un po’ di quella grande Tradizione che porta turisti a Napoli da secoli. San Gregorio Armeno si illumina a festa e Salerno guadagna una succursale della stessa San Gregorio.
Riconoscenza e dignità! Sbagliato far passare l’operazione come un atto di carità di De Luca. Vietato cascare nella trappola della ribalta che il sindaco di Salerno si prenderà Sabato a San Gregorio mentre De Magistris è alle prese con le casse vuote di un Comune che peraltro non paga bollette dell’illuminazione pubblica e rischia di lasciare la città al buio proprio mentre San Gregorio finalmente si illumina. Napoli e Salerno sono città importanti che fanno benissimo a scambiarsi rispettive competenze e disponibilità per ingrossare il turismo natalizio della Campania, senza entrare in competizione e senza prestare il fianco ai personalismi. Perchè è indubbio che “Luci d’Artista” sono De Luca mentre il presepe è Napoli.
Fin qui è tutto “luminoso” o quasi. Ma dietro le luci non tutto risplende. Se a Napoli l’attrattiva presepiale non ha costi che ricadono sulla comunità ed è una vera e propria economia legata alla cultura che semmai risente da anni della scarsa valorizzazione da parte del Comune di Napoli, l’attrattiva luminaria salernitana creata da De Luca ha dei costi enormi che non accontentano tutti i salernitani. Bisogna partire dal presupposto che “Luci d’Artista” è un evento nato a Torino nel 1998 e mutuato da Salerno nel 2006 dopo averne apprezzato i risultati. Ne è nato un gemellaggio con uno scambio di installazioni realizzate da ditte torinesi che sono le vere “vincitrici” dell’operazione.
La ricaduta sul commercio e sulle presenze turistiche a Salerno e dintorni sono enormi e i costi vanno sempre rapportati ai ricavi. Ma va detto che, a quanto pare, le luminarie artistiche costano il triplo rispetto a Torino: 2,5 milioni a fronte di 830mila euro. Nel capoluogo piemontese l’intervento del Comune si limita alla cifra di 130.000 euro mentre altri 700.000 sono coperti dagli sponsor (senza contare il fatturato delle ditte realizzatrici). A Salerno il Comune copre invece ben 2,2 milioni di euro e i restanti 300mila li mette la Camera di Commercio con qualche sponsor. Sempre meglio dei 3 milioni spesi negli anni scorsi. E sempre meglio dello stallo napoletano.