Dispersione scolastica, piaga senza cura

Angelo ForgioneIl Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha scelto Napoli per inaugurare l’anno scolastico. Simbolica novità per invitare i ragazzi ad andare a scuola: «Ragazzi, permettetemi di dirvi: andate a scuola! Andateci. Non ne fuggite. Non fatevi vincere dalla sfiducia. La scuola è vostra, così come vostro è il futuro». È proprio la dispersione scolastica, per Napoli, una delle piaghe più dolorose da curare. La provincia, come tutto il Sud, necessita di plessi accoglienti, attrezzati e informatizzati, dell’affermazione della cultura della formazione scolastica e dell’apprendistato, ma soprattutto del sostegno alle famiglie povere e della riduzione della povertà stessa, la cui correlazione con l’abbandono delle aule è fortissima. Nulla di tutto questo viene messo in campo per contrastare la deriva sociale.
Le proporzioni dell’evasione dai banchi continuano ad essere allarmanti, anche se la tendenza è in miglioramento. La provincia partenopea è tra le ultime in Italia con il 29% degli studenti che diserta la scuola dell’obbligo (media nazionale pari al 17%) e punte in alcune zone del 50%. Il dato napoletano penalizza l’intera Campania (22,2%), davanti alle sole Sardegna e Sicilia per numero di giovani che abbandonano prematuramente gli studi. Una condizione patologica che sembra essersi cronicizzata. Non è solo un problema di educazione civica, evidemente scarsa, che si rispecchia nei muri e nei monumenti imbrattati e vandalizzati della città; non solo un problema di un popolo che finisce col non leggere libri e non visitare musei. L’esercito dei dispersi lo ritroviamo in gran parte in strada, a oziare se va bene, se non a delinquere e a farsi affascinare dai facili guadagni della camorra. È lì, per le strade, tra i ragazzi senza futuro, che le organizzazioni malavitose pescano manovalanza. Una seria lotta alle mafie inizierebbe proprio da qui.
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‘Dov’è la Vittoria’ e ‘Made in Naples’ a Domenica Luna Live

«A noi fa piacere sapere la verità, la verità secondo Angelo Forgione». Così la conduttrice Paola Mercurio chiude la chiacchierata con l’autore di Dov’è la Vittoria e Made in Naples nel salottino domenicale dell’emittente campana Tv Luna.

25/9: dibattito sulla “Questione meridionale” a Giugliano e “San Gennaro Day” al Duomo di Napoli

Doppio appuntamento nella serata di venerdì 25 settembre. Il Movimento Polis, nell’ambito della rassegna “Non restiamo a guardare”, organizza per venerdì 25 settembre un dibattito in piazza Matteotti a Giugliano sulla “Questione meridionale”. Alle ore 19, lo scrittore e giornalista  Angelo Forgione, il rapper Tueff, il direttore di Tuttonapoli.net e giornalista di TeleClubItalia Francesco Molaro, l’attore Ciro Fiengo e lo scrittore giuglianese Emanuele Coppola parlarenno di divisione territoriale ai cittadini giuglianesi e saranno moderati da Leonardo Ciccarelli, che introdurrà poi la proiezione del film Song ‘e Napule, prevista per le ore 20,30. Per quell’ora sarà già iniziata la serata di gala del premio “San Gennaro Day 2015”, al sagrato del Duomo di Napoli. L’evento laico, sotto la direzione artistica di Gianni Simioli, vadrà alternarsi sul palco un lungo elenco di eccellenze del territorio, e non solo.

In ricordo di Giancarlo Siani… 30 anni dopo

Angelo Forgione23 settembre 1985, 30 anni fa. Eravamo vicini di casa, ma non ci conoscevamo; tu più grande di me. Io pensavo a giocare in strada e tu sgomitavi per guadagnarti un lavoro. Quella sera rincasavi per una doccia, e poi via, allo stadio San Paolo per il concerto di Vasco. E invece ti portarono via con la tua sana incoscienza, la tua giovinezza, le tue speranze e persino i sogni di scudetto del Napoli di cui eri tifoso. Il rumore sordo degli spari silenziati non lo sentii dalla mia stanza, ma quello delle sirene di Polizia e ambulanza sì, quelle sì. Lo ricordo come fosse ieri. Un ragazzino che si trova davanti agli occhi quella scena finisce col rendersi conto delle difficoltà ambientali in cui è immerso, anche se vive in un quartiere bene assai lontano dalla provincia insanguinata e dai rioni bui dalla Napoli di piombo degli anni Ottanta, nella Campania in cui piovono i miliardi per la lenta, lentissima ricostruzione delle zone colpite dal terremoto. Anche il nostro idolo Diego Maradona era servito per stemperare le tensioni sociali, pensa un po’, ma credo che neanche tu, più maturo di me, potevi capirlo. Lì ho iniziato a crescere, a capire, senza mai dimenticare il tuo esempio di purezza e ingenuità, ed è anche per quel che ho visto quella sera che oggi amo raccontare la verità, scavare oltre le apparenze.
Eri un precario, mica un giornalista di punta! Ma lavoravi in modo impeccabile, e raccontavi con puntualità come la camorra, infiltrata nella vita politica, condizionava decisioni ed elezioni. Avevano deciso di amazzarti molti giorni prima, sicuramente dopo la pubblicazione di un tuo articolo su Il Mattino del 10 giugno in cui avevi rivelato che il boss di Torre Annunziata Valentino Gionta era stato arrestato per una soffiata ai Carabinieri fatta partire dal suo alleato Lorenzo Nuvoletta, al quale un terzo boss, Antonio Bardellino, aveva imposto invece l’omicidio del Gionta. Gli facesti fare una figuraccia a quel re ormai nudo che decise di mettere fine alla tua vita. Sì, non ti uccisero perché sapevi qualcosa di grosso e incutevi preoccupazione. Ti uccisero per una questione di onore, una volgarissima questione di onore. E perciò non immaginavi neanche lontanamente che potessero arrivare a tanto. C’era forse dell’altro, chissà?
A quel muro davanti al quale ti hanno zittito porto sempre il pensiero che mi stringe la mente. Disarmato e di spalle, in quell’angolo isolato e oscuro, ti colpirono due vigliacchi. Due contro uno. Due armati contro un disarmato. Alle spalle. Triplice codardia che non dimentico e non dimenticherò mai!

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Napoli-Juventus: il 24 settembre dibattito alla libreria Iocisto di Napoli

Giovedì 24 settembre, alle ore 20, presso la libreria Iocisto di Napoli, in via Cimarosa 20 (piazza Fuga, adiacente Funicolare centrale) si terrà una “Conversazione a tinte azzurre alla vigilia della partita Napoli-Juventus”.
I temi saranno tratti dal libro Dov’è la Vittoria di Angelo Forgione. Con l’autore, presenti Gianfranco Lucariello, Gennaro De Crescenzo e Massimo Sparnelli, che illustreranno, tra passato e presente, quanto è stato fatto dalla dinastia piemontese, protagonista dell’industrializzazione italiana, per costruire il potere bianconero.
Al centro della serata ci saranno argomenti legati al Calcio ma anche alla “Questione meridionale” (presente e grave nel Calcio come negli altri settori), le motivazioni storico-economiche-politiche delle (tante) vittorie del Nord e delle (pochissime) vittorie del Sud, le cause di una rivalità che va ben oltre i confini di un rettangolo verde, le origini di un amore che va ben oltre quegli 11 calciatori in maglia azzurra diventando il simbolo forte di una vera e antica “nazione”…
Siete tutti invitati per dire la vostra!

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A “Terronian Radio Show” (Radio Amore) il riscatto meridionale

Quattro chiacchiere tra grande cultura napoletana da valorizzare e calcio nazionale sulle frequenze meridionaliste di “Terronian Radio Show” (Radio Amore).

De Luca vs Bindi, guerra interna al PD sulla pelle dei napoletani

Tratto dalla trasmissione radiofonica “la Radiazza” di Gianni Simioli (Radio Marte), la riflessione circa le frasi di Rosy Bindi sulla camorra e successiva risposta di Vincenzo De Luca.

Bindi e De Luca, tra genetica napoletana e vendette personali

Angelo Forgione «La camorra elemento costitutivo di Napoli». Troppa benzina sulle parole di Rosy Bindi, una frase in ‘politichese’ che la presidentessa della Commissione Antimafia avrebbe dovuto formulare in maniera diversa o chiarire immediatamente, per non dare adito a cattive interpretazioni. “Elemento costitutivo” vuol dire che la camorra è una istituzione dell’economia napoletana e campana, così come la mafia è un’istituzione dell’economia nazionale. E come negarlo? Lo conferma anche l’UE, che ha inserito nel calcolo del Pil italiano (ma non solo) i proventi stimati su traffico di droga, prostituzione, corse clandestine, racket ai commercianti e corruzione ai danni della pubblica amministrazione, ovvero sulle attività mafiose. Il primo passo per affrontare seriamente la criminalità organizzata è riconoscere che essa è parte della nostra società.
Detto questo, bisognerebbe capire chi ha istituito l’industria mafiosa in Italia, e come. Ed è semmai più preoccupante che la Bindi, la quale difende le sue parole dicendo che «non si può fare la storia d’Italia senza fare la storia delle mafie», non conosca la storia d’Italia, non sappia la data in cui Roma è divenuta capitale (video). Fa, inoltre, molto piacere constatare che il governatore della Campania Vincenzo De Luca, bollando le parole della Bindi come “offese sconcertanti”, abbia evidentemente cambiato idea sulla rispettabilità dei napoletani, lui che nel giugno 2011, da sindaco di Salerno, si era rifatto a un certo DNA degenerativo di alcuni napoletani: «A Napoli ci sono persone geneticamente ladre: ladri di camorra o ladri di pubblica amministrazione non fa differenza». Ladri, camorristi e politici disonesti non nascono tali, e De Luca lo avrà capito. In quattro anni si può cambiare idea, soprattutto se l’elettorato politico muta e si ingrossa. O forse, dopo l’etichetta di “impresentabile” appiccicata dalla Bindi su De Luca a 48 ore dal voto per le regionali, si consuma solo una vendetta personale sulla pelle dei napoletani?

Maradona e la congiura dei baroni: «Ferlaino e Matarrese mi hanno fatto fuori!»

maradona_congiuraAngelo Forgione «Tra De Laurentiis e Ferlaino butterei ovviamente giù Ferlaino, perché all’inizio andavamo d’accordo ma, alla fine, lui e Matarrese hanno manovrato per farmi fuori». Lo ha detto Diego Armando Maradona, intervenuto alla trasmissione “In casa Napoli” sull’emittente Piuenne. E però le opinioni che hanno avuto più risalto sono state quelle sul tecnico Sarri, che per l’ex Pibe de Oro «non è il tecnico giusto per un Napoli vincente. Colpa di De Laurentiis». Mi perdonerete, ma a me interessa decisamente più il risentimento per l’ex patron azzurro e per l’ex presidente della Federazione che organizzò il mondiale della grande delusione nazionale, perché è un passaggio storico del Calcio mai chiarito di cui mi sono interessato approfonditamente nella scrittura del mio ultimo libro Dov’è la Vittoria.
Forse un giorno Diego ci racconterà cosa accadde il 17 marzo del 1991, e perché fu trovato positivo all’antidoping nonostante fosse dipendente dalla cocaina da almeno otto anni, dai tempi dei suoi disagi catalani, quelli in cui furono le sue mani a rovinarlo. Forse ci racconterà perché la strana immunità terminò proprio quando la tossicodipendenza raggiunse picchi tali da renderlo ingestibile, e solo nel momento in cui il Napoli piombò nella seconda metà della classifica, cioè a chiusura di un ciclo di 5 anni di podi e trionfi di un club che spendeva molto più di quanto incassava. Forse un giorno ci racconterà perché da allora ha preso ad accusare di mafia Antonio Matarrese, senza mai una risposta, e perché ha iniziato a detestare Corrado Ferlaino, che pure ha sempre incassato. Forse un giorno Luciano Moggi ci racconterà perché proprio prima della partita, con perfetta contemporaneità, annunciò alla stampa la fine del suo rapporto col Napoli, dichiarando che lo storico ciclo azzurro era ormai chiuso. Forse anche l’ex compagno Andrea Carnevale, un giorno, ci dirà cosa volle intendere qualche tempo fa dicendo che «fin quando gli è servito, Ferlaino ha usato Diego». Forse anche Massimo Mauro ci spiegherà perché «con un altro presidente avremmo vinto 6 scudetti invece di 2». Forse anche Giovanni Verde, già vicepresidente del Csm, ci chiarirà perché a la Repubblica abbia dichiarato di essere convinto che Maradona sia stato tradito: «Maradona non pensava mai di poter essere sorpreso dal doping e sia lui che il suo staff mi lasciarono intendere che si trattava di una trappola, utile a rescindere il contratto». Sicuramente non sarà il GIP Vincenzo Trivellini a spiegarci perché, dopo le accuse di Zeman al Calcio italiano nel 1998, archiviò la posizione di Matarrese nonostante la Guardia di Finanza avesse riscontrato la sparizione dal laboratorio antidoping CONI dell’Acqua Acetosa dei risultati delle analisi chimiche sul ramo Calcio. E non sarà neanche lo stesso Matarrese a spiegare perché, una volta azzerato il laboratorio, dopo decenni di Calcio apparentemente pulito, finirono improvvisamente nella rete dei controlli Bucchi e Monaco del Perugia, Couto e Stam della Lazio, Guardiola del Brescia, Davids della Juventus, Caccia e Sacchetti del Piacenza, Torrisi del Parma, Gillet del Bari, Da Rold del Pescara e via discorrendo.
Maradona continua a intingere la sua lingua nel fiele e indirizzare parole avvelenate a Ferlaino e Matarrese, in ogni occasione. Forse un giorno i tifosi del Napoli sapranno la verità, o forse no.
Intanto, di questa vicenda, ne ho ricostruito il torbido scenario nel mio saggio, cercando di spiegare quello che Diego non spiega quando si dice rovinato dalla congiura dei baroni.

Interpellanza sulla crisi del Sud a Montecitorio: tutti al mare!

Angelo Forgione – Venerdì 11 settembre, nel giorno dei funerali di Gennaro Cesarano, 17enne ucciso dalla Camorra, l’Aula di Montecitorio doveva occuparsi anche del Meridione. Era all’ordine del giorno la discussione dell’interpellanza al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’economia e delle finanze e al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sulla “perdurante situazione di grave crisi economica e sociale del Mezzogiorno e lo stato di attuazione del programma di utilizzo dei fondi europei ad esso destinati” (leggi il testo). Deputato a rispondere il sottosegretario Claudio De Vincenti. Rispondere a chi? A 11 parlamentari su 630. Aula vuota! È così che Montecitorio ha fatto avvertire il suo interesse al Sud. “È una scissione silenziosa, il tricolore e l’inno sono soltanto un guscio vuoto”, questo è il commento di Roberto Speranza, deputato lucano del PD. Mancava anche il deputato avellinese Gianfranco Rotondi (FI), componente della commissione per le Politiche dell’UE, colui che ad Agosto scrisse un cervellotico tweet: “se Napoli accogliesse tutti i migranti e li usasse per pulire le strade avremmo risolto metà dei problemi della città”.
rotondiIl giorno seguente si è aperta a Bari la Fiera del Levante, disertata dal premier Renzi, che è invece volato a New York per assistere alla finale femminile degli US Open tra la brindisina Flavia Pennetta e la tarantina Roberta Vinci. Travolto da non sterili polemiche, non dopo l’estate calda resa rovente dai dati Svimez che ha acclarato che il Mezzogiorno d’Italia è la macroarea più arretrata dell’Eurozona. Il Primo Ministro avrebbe potuto dimostrare un fermo interesse per il Sud ma nel capoluogo pugliese è andato ancora il sottosegretario Claudio De Vincenti, cha ha provato a gettare acqua sul fuoco: «È una giornata di sole per tutti. Era doveroso che il presidente del Consiglio fosse oggi a New York al fianco di Flavia e Roberta. Trovo ridicole le polemiche lette qua e là sugli organi di stampa». La platea ha risposto con il silenzio e qualche timido fischio. «Non sono qui per portare promesse, ma fatti» ha proseguito De Vincenti, annunciando i presunti vantaggi per il territorio derivanti dal discusso gasdotto TAP, che dovrebbe portare il metano dall’Azerbaigian in Italia e all’Europa, via Salento. I sindaci dei comuni salentini, decisamente contrari all’opera per questioni ambientali, hanno inscenato una silenziosa protesta lasciando la sala, qualcuno sfilandosi la fascia tricolore. Certamente, nel Salento non sono tornati con un Frecciarossa.