“DECIBEL AZZURRI”, il nuovo videoclip

“DECIBEL AZZURRI”
il videoclip che catapulta nel “San Paolo” virtuale

3 minuti intensi di stadio virtuale: i suoni, le bandiere, le sciarpe, i cori, le esultanze, il canto di Napoli. L’esperienza del catino di Fuorigrotta con pochi paragoni da rivivere velocemente in maniera multimediale. I decibel del popolo azzurro ai picchi più alti sulla scia dello speaker Daniele “Decibel” Bellini.

Piazza Dante, lavori in corso

Piazza Dante, il revisionista pulisce
il restauratore sostiene la vera storia d’Italia

di Angelo Forgione
per napoli.com

Stanno per prendere il via i lavori per il restauro e la pulizia della statua di Dante nell’omonima piazza. La Seconda Municipalità ha stipulato il contratto di sponsorizzazione dei ponteggi grazie al quale l’opera verrà realizzato a costo zero per il Comune di Napoli.
Intanto, nello stesso largo, è pronta anche la soluzione per il Convitto Vittorio Emanuele, sfregiato da una grossa scritta «viva il brigantaggio» la settimana scorsa. Per realizzare l’intervento di pulizia gratuita e immediata si è offerto un gruppo di esperti restauratori volontari guidati dall’architetto Oreste Albarano che vive e lavora a Roma e che è già al lavoro per restituire l’antico “Foro Carolino” al nitore che merita. Incredibile ma vero, il moto spontaneo e virtuoso è nato da un sussolto di rabbia dell’architetto Albarano che presta i suoi servigi per il Ministero per i Beni e le Attività culturali e che, appena appresa la notizia dello sfregio, ha subito contattato la Soprintendenza di Napoli per ottenere il permesso di operare.
L’architetto Albarano ci ha tenuto a precisare: «sono un sostenitore delle idee revisioniste sull’unità d’Italia ma questo non potrà mai giustificare un atto teppistico come quello che s’è verificato al Foro Carolino», evidenziando non a caso l’antico nome borbonico con cui fu battezzato il monumento. E con questo gesto d’amore per la città spera di dare l’esempio anche alla cittadinanza affinchè rispetti di più i monumenti e la storia, quella vera.

La sofferenza dell’emigrante

La sofferenza dell’emigrante
testimonianza emblematica dalla provincia di Modena

Lo scorso anno la fortunata trasmissione “Notte Azzurra” di Radio Marte andava in video con la conduzione di Carlo Alvino e del compianto Guido Palliggiano, due grandi meridionalisti, revisionisti, innamorati di Napoli oltre che del Napoli. La loro presenza rese quell’edizione ricca di spunti di discussione sulla Napoletanità e sulla questione meridionale in generale. Ci fu una puntata particolare dello scorso Maggio arricchita dalla presenza di Eddy Napoli in cui si discusse di orgoglio partenopeo nell’ottica delle incalzanti celebrazioni dell’unità d’Italia.
Nel mezzo della trasmissione irruppe in diretta telefonica un ragazzo napoletano di 33 anni, Andrea, emigrato nella provincia di Modena (Mirandola) per lavoro, che sfogò tutto il suo disagio dovuto ad una mancata integrazione nella realtà provinciale emiliana, cosa che ha purtroppo contribuito alla diagnosi di una malattia. La telefonata emozionò tutti, compreso il sottoscritto chiamato in causa durante la discussione. In questi mesi, tanto io quanto Eddy Napoli, abbiamo continuato a tener corrispondenza con Andrea al quale dimostriamo sempre la nostra vicinanza.
In questi giorni di celebrazioni d’unità d’Italia, Andrea ha liberato tutto il suo punto di vista controcelebrativo esponendo al balcone di casa, lo stesso da cui urla la sua gioia ad ogni goal del Napoli, striscioni di contestazione e bandiere dell’antico regno del sud (foto in basso), avvalendosi dell’Articolo 21 della Costituzione Italiana*. Purtroppo però, dopo qualche consenso inatteso, tale “manifestazione” gli ha procurato disgustose e spiacevoli minacce anonime ricevute nella cassetta delle lettere con le quali gli è stato intimato di rimuovere il tutto dalla sua proprietà privata.

*«Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.»

Al minuto 6:04, la telefonata di Andrea a “Notte Azzurra” dello scorso Maggio

seconda parte della telefonata di Andrea a “Notte Azzurra” dello scorso Maggio



La redenzione di un neo-meridionalista juventino

Storia a lieto fine di un conflitto interiore

12 Febbraio a Gaeta per il Convegno Nazionale della “Fedelissima” a 150 anni dalla resa di Francesco II e di ciò che restava delle sue truppe alla fine dell’assedio della fortezza del 1861. Al mio tavolo per il pranzo sono con Eddy Napoli, Pino Aprile e altri sei amici, tra cui un professore di una scuola di Sciacca (PA) che ci racconta di aver scoperto la verità storica da qualche mese e di non aver resistito al richiamo dell’appuntamento di Gaeta.
Tra una cosa e l’altra finiamo a parlare anche di calcio e gli chiedo per quale squadra tifi. Ecco la risposta che crea il conflitto identitario: Juventus! Mi dice che lo è da quando era bambino. Un fresco meridionalista, pieno di sete di scoperta e verità sulle ignominie dei Savoia e ormai convinto di un’unità fittizia e non reale, che resta fedele al tifo bianconero?! All’improvviso mi prende in contropiede e mi dice: «ma anche per colpa tua sono in fase di redenzione».
Ci salutiamo il giorno dopo, ognuno alle proprie città di provenienza, e il mio saluto è un invito a completare la sua redenzione.
Il 17 Marzo, proprio il giorno della festa del 150°, ricevo una sua e-mail che ha per oggetto “REDENZIONE!!!!” La leggo e prendo atto che la strada è compiuta. Non è più juventino, ora è (finalmente) un tifoso del Palermo!
E lo annuncia così:

«…Al di là dell’aspetto scherzoso della cosa e dando per scontato che cultura storica e politica sono cosa ben diversa dalle passioni sportive, spiego le ragioni di questa decisione.
Certo, tifare per una squadra o per un’altra, quando si ama lo sport (nello specifico il calcio) e magari lo si pratica anche (o lo si è praticato, a qualsiasi livello), non cambia la vita.  Tifare è però cosa bella (e quindi utile) perché c’è gusto a disquisire con avversari e compagni di tifo sulle virtù o sulla forza della tua squadra, sui difetti delle altre, a litigare bonariamente e scherzosamente, a prendersi in giro reciprocamente, a esultare, a emozionarsi davanti un gesto atletico di pregio e spettacolare. Come non ricordare con emozione le più spettacolari parate del tuo portiere preferito o quel goal in acrobazia che ha chiuso la partita ed è entrato negli annali del calcio?
Detto questo, che vale, mutatis mutandis, per ogni altro sport è chiaro che tifare per l’una o l’altra squadra non cambia molto la vita (sportiva e non). La squadra che si sceglie di seguire con passione dipende un po’ dalle circostanze casuali della vita (magari la squadra per cui tifava papà o mamma o gli amici dell’infanzia, per fare un esempio) o dalla presenza, nel momento in cui ci si comincia a interessare di calcio, di questo o quel campione che poi potresti ritrovarti già dalla stagione successiva a militare nella squadra “nemica”.
Perciò non possiamo attribuire una importanza eccessiva (o meglio, significativa) al tifo nella scala di valori della nostra vita anche se apparentemente così non è data l’apparente (perché giocosa, scherzosa) animosità con cui poi ci capita di accapigliarci con l’avversario di tifo.
Detto questo, però, dobbiamo riflettere sull’aspetto economico della questione.  Il calcio genera businnes. Biglietti, diritti TV e merchandising generano per le società di serie A un volume d’affari ingente attraverso cui possono permettersi, tra l’altro, i favolosi ingaggi dei campioni più bravi.  Intorno alle società e grazie alle società calcistiche si sviluppa, poi, una certa attività formativa che offre ai ragazzi della città (e non solo) la possibilità di imparare e di diventare, se dotati, i campioni di domani. Ebbene, se analizziamo la questione da questa nuova prospettiva, dobbiamo interrogarci sul perché danneggiare le società meridionali acquistando prodotti, partite in TV e dichiarandoci tifosi (il che conta nelle indagini di mercato) di squadre non del territorio, inserite in contesti economici sviluppatisi storicamente a danno del meridione, in contesti geografici in cui fermenti razzisti (se non apertamente secessionisti) si sono radicati in danno ancora, del meridione d’Italia. Non abbiamo noi forse le nostre squadre meridionali in seria A, ad iniziare dal Palermo, con i suoi bilanci, i suoi diritti televisivi, il suo merchandising e le sue scuole calcio certamente più vicine di quelle del nord ai ragazzi siciliani?
Perché contribuire a far arricchire le squadre milanesi o torinesi mentre Palermo o Napoli possono essere valide alternative per noi meridionali e un modo per riscoprire che Sud è bello, nonostante ci abbiano educato ad una presunta minorità, tanto per volere ancora una volta citare l’arcinoto recente saggio di P. Aprile “Terroni”?
Riflettiamoci, gente. Forza Palermo!!!!!»

Gira e rigira, il suo incipit è contraddetto perchè leggendo la valida motivazione della redenzione c’è, ed è forte, il nesso tra cultura storica e passioni sportive. E comunque, il meridionalista-revisionista ha dovuto fare i conti non con le pay-tv ma con se stesso. Al sud, se si cresce juventini, milanisti o interisti è perchè sono le squadre più vincenti ed è lo stesso motivo per cui i meridionali devono andare al nord a lavorare perchè li c’è più lavoro.
Al nord sono finiti 98 scudetti e al sud solo 8, Roma compresa. Ma se ad inizio 900 il divario nord-sud non fosse stato già realtà (anche nel calcio), oggi i bambini crescerebbero col mito delle squadre blasonate del settentrione?
Un solo appunto al mio amico di Sciacca: Palermo e Napoli non sono “valide alternative” per un meridionale ma ben altro.

Angelo Forgione

intervista post-controcelebrazioni

Riflessioni post-controcelebrazioni
a Radio Incontro Roma

A “Napoli nel cuore” su Radio Incontro Roma, le mie riflessioni sugli eventi organizzati per controcelebrare l’unità d’Italia svoltisi a Napoli il 15, 16 e 17 Marzo 2011 e per protestare contro la colonizzazione del meridione e la retorica sui racconti del Risorgimento.
E alla fine, una “divertita” promessa in caso di scudetto del Napoli!

Angelo Forgione

Sit-in per la riapertura della “Floridiana”

Sit-in per la riapertura della Villa Floridiana
Sabato 26 Marzo, ore 12:00 – Via Cimarosa

Monta la protesta al Vomero per la chiusura della villa Floridiana. Cittadini arrabbiati per un evento inaspettato nel primo giorno di primavera, con motivazioni che destano non poche perplessità.
Si parla infatti di presunti rami o alberi pericolanti ma nel comunicato affisso all’ingresso del parco su via Cimarosa si legge testualmente: “Per motivi di sicurezza e di igiene il parco è chiuso al pubblico “.

Molte le associazioni, i comitati e i movimenti che aderiscono al sit-in promosso per sabato 26 marzo prossimo, con appuntamento alle ore 12:00 dinanzi all’ingresso del parco in via Cimarosa, 77, al Vomero.

Aderisce tra gli altri Insieme per la Rinascita che fa sapere, tramite la coordinatrice Germana De Angelis:
“È una vergogna, prima ci hanno sottratto il Parco Mascagna e poi ci privano dell’unico polmone verde restante al Vomero; faremo la nostra parte e porteremo tanti ragazzi sabato! “.

Si aggiunge al coro di proteste anche Mariano Peluso del Movimento 5 Stelle, che aggiunge:
“In un periodo nero da un punto di vista ambientale, economico e internazionale è importante avere un luogo delizioso, quale la Floridiana, ove poter sfogare lo stress emotivo che la quotidianità ci propone: sabato faremo tremare la casta dopo quest’ultima ingiustizia! “.

Conclude Angelo Forgione del Movimento V.A.N.T.O. che tuona:
“La chiusura del parco borbonico che ospita anche il Museo della ceramica, anche se accessibile, è solo l’ultima spallata al patrimonio e alla storia della città nel silenzio delle istituzioni. Il parco è, per la zona collinare, riferimento dei tanti genitori ma ne subiscono le conseguenze i più piccoli su cui si carica tutto il peso di una città sempre meno a misura di bambino“.

Gennaro Capodanno del Comitato Valori Collinari chiosa:
“Non vorremmo che dietro questa improvvisa chiusura si nasconda la vecchia tentazione d’imporre un ticket per i visitatori del parco. Peraltro non si comprendono i motivi per i quali ha smesso di operare la ditta che era stata incaricata della manutenzione dal Comune di Napoli in base al protocollo d’intesa siglato con la sovrintendenza negli anni scorsi“.

Coordinamento:
Comitato Valori Collinari
Insieme per la Rinascita
Movimento V.A.N.T.O.
Movimento 5 stelle

Adesioni:
Assoutenti
Centro studi Erich Formm di Napoli
Comitato Civico di Portosalvo
Federazione dei Verdi
Napoli punto a capo
Noi consumatoriTelefono blu Campania
Verdecologista


Piazza Dante sfregiata. Così non va!

Piazza Dante sfregiata. Così non va!
Raid notturno: “VIVA IL BRIGANTAGGIO”
su tutto il “Foro Carolino”

Angelo Forgione – Raid notturno a Piazza Dante. Obiettivo il “Convitto Vittorio Emanuele”, l’antico Foro Carolino realizzato da Luigi Vanvitelli per raffigurare le virtù di Carlo di Borbone.
Deturpato il monumento e il completo colpo d’occhio della piazza, già sfregiata dalle scritte sul basamento della statua di Dante e sullo stesso complesso architettonico.
Su 18 basamenti delle colonne è stata impressa la scritta “VIVA IL BRIGANTAGGIO”. L’ampiezza della scritta lascia perplessi per come essa si sia potuta realizzare senza alcun intralcio o problema.
Chiara l’ideologia anti-risorgimentale e il sostegno alla lotta partigiana delle popolazioni meridionali che lottarono contro l’invasore piemontese per finire nel sangue di centinaia di migliaia di morti.
A prescindere dalla legittimità di un pensiero, chiaramente condiviso dal sottoscritto, ritengo che nessuna ideologia possa imbrattare i monumenti che sono SACRI.
L’obiettivo è chiaro e non casuale, ovvero uno dei monumenti usurpati dalla dinastia sabauda subentrante e ribattezzato per cancellare la memoria storica della città. Tra l’altro, contornato in questi giorni di festeggiamenti da numerose bandiere tricolori. Ad ognuna di esse corrisponde una lettera dello slogan. Casuale? Non direi.
La riscoperta della nostra grande storia è cultura. Imbrattare un monumento no! La rivisitazione delle nostre radici non può passare per simili azioni dalle quali prendo fermamente le distanze, rammaricandomi che l’ennesimo monumento di Napoli sia stato fatto oggetto di vandalismo. Da anni sostengo la necessità di fare cultura recuperando il nostro glorioso passato e la memoria storica sottratta da cui sono convinto che possa partire anche il rispetto dei monumenti e del bene pubblico che tanto mi sta a cuore, e che dovrebbe stare a cuore a tutti.
Così si fa solo il male della città e la battaglia per l’affermazione della nostra dignità è facilmente strumentalizzabile.

Benigni “Pinocchio” e la coerenza

Benigni “Pinocchio” e la coerenza

Il controverso show di Roberto Benigni al festival di Sanremo 2011 dedicato ai 150 anni d’unità d’Italia trova delle contraddizioni nello show dello stesso grande artista in occasione della recitazione della “Divina Commedia” del 2007. Guardare per credere.

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LE TRE GIORNATE DI NAPOLI – Controcelebrazioni 150 anni d’unità d’Italia

LE TRE GIORNATE DI NAPOLI
Il video e la cronaca delle controcelebrazioni del 150°

Dal nostro punto di vista, con un pizzico di presunzione, abbiamo onorato Napoli. Abbiamo visto tanta gente e pochi giovani assembrarsi a Piazza del Plebiscito il 17 Marzo per le celebrazioni dell’unità d’Italia, molti dei quali probabilmente hanno dimenticato che questa città è passata in 150 anni dall’essere Capitale europea a capitale della “munnezza”, del crollo monumentale, della disoccupazione e della criminalità. No, non c’era proprio nulla da festeggiare e chi l’ha fatto magari ha preferito non pensarci. Noi non l’abbiamo dimenticato e anzi questo pensiero ci ha assillato e continuerà a farlo costantemente per chissà quanto tempo ancora.
I giovani erano invece tutti a Piazza dei Martiri, dimostrando voglia di riscatto e quell’ideale di speranza che in questa terra sembrava essere ormai svanito. Così non è! Vederli tutti insieme (bambini compresi) con le bandiere bianche della nostra storia, non certo per invocare monarchie o il passato ma per ostentare identità e chiedere un futuro di pari dignità, opportunità e di orgoglio, è stata una gioia immensa. I ragazzi hanno bisogno di questo, di una luce, di una speranza per la terra che amano che questo stato ha sottratto e negato. Hanno bisogno di classi dirigenti meridionali fiere, laboriose ed efficaci che il Sud non ha mai prodotto. Ecco perchè noi eravamo in piazza, per far sentire la nostra voce e per far capire alla politica locale e nazionale che i Napoletani sono stanchi di assistere alla deriva e starsene con le mani in mano, per far capire che gli staranno col fiato sul collo, a cominciare dalle prossime elezioni amministrative.
Circa 300 persone con più di 200 bandiere distribuite hanno urlato forte “Malaunità”V.A.N.T.O., Neoborbonici, Insieme per la Rinascita e R.D.S. insieme, con la presenza del cantautore Eddy Napoli e di Enrico Durazzo patron di Napolimania. Tutti ad ostentare orgoglio e ad urlare verità!
Il resto è il rifiuto di una retorica che ha caratterizzato queste celebrazioni che con l’unità non avevano nulla a che fare. La stragrande maggioranza degli italiani non conosce la storia e non si è accorta che si è festeggiata la dinastia dei Savoia, la loro conquista del Sud e non l’unione del paese avvenuta nel 1870, non certo nel 1861. Il 17 Marzo di quell’anno si verificò al Parlamento di Torino l’autoproclamazione di Vittorio Emanuele II Re d’Italia, invasore senza dichiarazione di guerra dei territori meridionali ai quali regalò morti e devastazioni in ogni campo del tessuto sociale. Il Capo dello Stato Giorgio Napolitano gli ha purtroppo reso omaggio al Pantheon mentre uno striscione che ne denunciava i genocidi veniva fatto rimuovere senza che il protagonista avesse vilipeso la bandiera italiana e si fosse avvalso di qualcosa di diverso dall’articolo 21 della Costituzione che riguarda la libertà di espressione.
Per le vittime del sud di quella casata piemontese nessuna memoria se non la nostra, la sera prima della “festa” e proprio in quel luogo dove questa si sarebbe svolta. Nella chiesa di San Ferdinando la nostra celebrazione (non del sacerdote che ha assistito felice) è stata veramente toccante: 200 nomi tra le centinaia di migliaia dei meridionali che perirono in quel momento storico per decisione di Vittorio Emanuele II di Savoia hanno riecheggiato nella chiesa borbonica. Alla fine un lunghissimo applauso ha accompagnato la viva commozione dei presenti. Poi una deposizione di fiori con lumini accesi e bandiere listate a lutto al Plebiscito. Dopo 150 anni qualcuno ha finalmente ricordato quegli sfortunati uomini che parlavano la nostra lingua, il napoletano, ma anche il dialetto calabrese, lucano, pugliese, abruzzese e siciliano.
E ancora prima avevamo presentato il libro-verità “Malaunità” in una Sala della Loggia del Maschio Angioino piena di gente appassionata e curiosa che da oggi ha una nuovo potente strumento per scavare nel proprio passato identitario.
Tre eventi riuscitissimi che chiaramente non potevano godere del risalto informativo ma che hanno fortemente espresso protesta, memoria e cultura, riassunti in un videoclip in cui l’orgoglio e la voglia di verità e vera unità sono visibili sui volti dei giovani e dei meno giovani che alla retorica hanno dato un calcio ben assestato.
Il resto sono solo polemiche di chi può vedere in tutto questo della sterile nostalgia o un tentativo di creare divisioni e polemiche. No, noi non siamo secessionisti ma abbiamo “solo” onorato il nostro amore per Napoli che ci da la forza di combattere ogni giorno in strada per il suo riscatto, guardando al futuro senza perdere di vista il nostro passato. Chi ci accusa lo fa da dietro una scrivania, contribuendo allo “demolizione” della dignità collettiva di un popolo che si vuol tenere in stato di dormiveglia. E dunque, se contribuire proattivamente al risveglio dei giovani della nostra città significa essere nostalgici, allora noi siamo fieramente nostalgici. E anche fieri di come abbiamo “diversamente” celebrato l’unità d’Italia.
Noi non possiamo restituire ai Napoletani il lavoro che manca o la sicurezza del futuro. Ma almeno un merito ce l’abbiamo, ed è quello di lavorare per la restituzione dell’orgoglio, da cui poi nasce la corretta convivenza, il senso civico e l’amore per il bene condiviso. Le “tre giornate di Napoli” ci hanno detto che siamo sulla strada giusta. Andiamo avanti!

Angelo Forgione

Il video de “le tre giornate di Napoli”

vai alla fotogallery di Repubblica.it

da NapoliUrbanBlog, un video significativo:
Al Plebiscito, una signora nel suo analfabetismo si dimostra più sveglia dei napoletani presenti che hanno festeggiato il loro funerale


MALAUNITA’, presentato il libro-verità a Napoli

MALAUNITA’, presentato il libro-verità a Napoli
Sala della Loggia affollata al Maschio Angioino

In piena controtendenza rispetto alle manifestazioni dei 150 anni dall’Unità d’Italia è stato presentato nella Sala della Loggia del Maschio Angioino il libro “Malaunità – 1861-2011, 150 anni portati male”. Il volume, firmato da giornalisti del calibro di Lorenzo del Boca, Gigi Di Fiore, Lino Patruno, Ruggero Guarini, Pino Aprile, con Eddy Napoli, Gennaro De Crescenzo, Salvatore Lanza, Angelo Forgione ed altri, offre una lucida ricostruzione dei fatti risorgimentali alla luce di quanto essi hanno penalizzato il Meridione d’Italia. Il ‘libro-verità’ ha il duplice scopo di ricordare agli Italiani le menzogne storiche sull’Unità nazionale, e fare in modo che le nuove generazioni sappiano cosa ha significato per il sud Italia, depredato e martirizzato, l’unità sancita nel 1861.

intervista a Lorenzo del Boca su Radio Marte