Lavezzi e il souvenir pompeiano

Angelo Forgione – Questa storia riporta alla mente i furti dei napoleonidi, quando, dal generale francese Jean Étienne Championnet in poi, le classicità di Napoli prendevano la via di Parigi con la scusa della libertà offerta dal Direttorio.
Giusto attendere sviluppi, ma intanto il fatto è accaduto. Poco più di un anno fa, quando Ezequiel Lavezzi lasciò Napoli per trasferirsi in Francia. Si preparava a imbarcarsi su un volo privato, con una gran quantità di bagagli al seguito. Scattarono i controlli da parte degli uomini dell’Agenzia delle Dogane di Capodichino che fecero la scoperta: in uno scatolone, ben imballato, c’era un reperto archeologico di inestimabile valore, ovvero un busto marmoreo risalente all’epoca romana. Un esemplare rarissimo risalente al primo secolo dopo Cristo, con tutta probabilità (secondo quanto riporta Il Mattino) proveniente dall’area delle città antiche vesuviane. «Mi è stata regalata – disse l’ex idolo azzurro – da un napoletano che vive a Posillipo. Altro non sono in grado di dirvi».
Lavezzi risulta per questo iscritto nel registro degli indagati per ricettazione di opere d’arte dalla Procura di Napoli, e non solo. È da qualche giorno indagato anche in Argentina per frode fiscale, riciclaggio di denaro e falsificazione di documenti, con pena massima il carcere.
Il ladro è ladro, ed è lì, sempre in agguato, a rovinare Napoli e non solo. Ma l’idea che anche gli strapagati “idoli” delle folle di Fuorigrotta portino via ricchezza napoletana, ricettata o meno, non facendosi bastare quella personale e aggiungendosi alla lunga lista di quelli che lo fanno da più di duecento anni, fa rabbia… molta rabbia. Prematuro criminalizzare prima che i fatti siano chiariti, ma oggi come oggi è meglio che l’amichevole Napoli-PSG di fine Luglio la si vada a giocare a Dubai, o dove c’è più introito, purché sia il più lontano possibile da Napoli.

Sgarbi shock: «denapoletanizzare Pompei»

Il critico d’arte smonterebbe le rovine per rimontarle altrove

Angelo Forgione – In un’intervista a Il Giornale, e poi in varie radio, Vittorio Sgarbi ha parlato dello stato di abbandono e degrado in cui versa Pompei, proponendo una denapolenatizzazione” del sito archeologico per sottrarlo ai problemi del Sud e trasformarlo poi in un club Mediterranée. Il critico d’arte vorrebbe portare idealmente gli scavi al Nord, diversamente da quanto detto da un altro critico d’arte, quel Philippe Daverio, meno fumoso e più concreto, che, al contrario, ha chiesto di sottrarre Pompei all’inadeguata e fallimentare Italia perché se ne occupi l’Europa. Sgarbi è ben cosciente che le antiche città romane ci sono perché la lungimiranza dell’antico governo borbonico del Sud le riportò alla luce e che, finché era il Sud ad occuparsene autonomamente, erano in continua evoluzione. Sgarbi non può dimenticare che Pompei non è sotto l’egida della Regione Campania ma sotto quella dello Stato italiano che ha clamorosamente fallito, e non solo sotto al Vesuvio. E allora, Pompei non è da denapoletanizzare ma, semmai, da deitalianizzare. Napoli ha indicato la via della cultura all’Europa e sono state le classi dirigenti dell’Italia unita, figlie delle ideologie politiche sorte a inizio Ottocento, a spegnere la cultura della città di Giambattista Vico, padre dell’Illuminismo napoletano, italiano ed europeo. A Napoli, che assorbe simili attacchi da più di un secolo, tocca sopravvivere al moderno torpore della cultura, ad un sistema italiano che sta consegnando i suoi monumenti unici alla rovina. È Napoli che è sotto denapoletanizzazione (in Made in Naples dedico l’ultimo significativo paragrafo proprio a questo processo), nel senso che è costretta a perderà lentamente la sua identità, e non è certo la città partenopea, comunque uno dei pochi centri di grande cultura del Paese, a spegnere la cultura italiana… per cui non c’è più attenzione e rispetto. Proprio Sgarbi, qualche tempo fa, ebbe a dire in tv che i fermenti culturali di Napoli sono superiori a quelli di Milano. «Napoli vive, Milano muore… smettiamola di dire che Milano è la capitale, è la capitale del c…o, del nulla», disse il critico d’arte a L’Ultimaparola. E allora voglio sperare che per Pompei denapoletanizzata abbia voluto intenderla sottratta alla morte culturale che l’Italia sta imponendo soprattutto al Sud. Sposo comunque la forma di denuncia di Philippe Daverio, corretta e ineccepibile.

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Scavi di Pompei e pizza napoletana esperienze top nel mondo

Angelo Forgione – Visitare gli scavi di Pompei e mangiare la migliore pizza al mondo a Napoli sono tra le “50 greatest travel experiences”, le più grandi esperienze di viaggio in giro per il mondo che si possono fare con un biglietto aereo. Le consiglia ai suoi lettori “The Traveller” (pag. 76), la rivista di bordo della compagnia aerea low cost Easyjet, leader in Europa, che nel numero di Novembre ’12 ha fornito consigli sui luoghi e le cose da non perdere in tutto il pianeta.
L’Italia fa la parte del leone con ben 5 segnalazioni nella speciale classifica e la Campania è l’unica regione italiana che si è aggiudicata due menzioni sulle cinque italiane. Alla posizione 18 gli scavi di Pompei, considerati “superiori a qualsiasi visita in un normale museo” dove “non serve una macchina del tempo: sembra infatti di stare al giorno dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. perché tutto è rimasto quasi intatto come allora”. Alla posizione 40 irrompe la pizza napoletana: “Mangiare la migliore pizza al mondo che senza alcuna sorpresa viene dalla città di Napoli dove fu creata la Pizza Margherita. Gino Sorbillo ha imparato i segreti della pizza da giovane, trasformandola in una vera e propria forma d’arte utilizzando i migliori ingredienti della produzione locale”. Due offerte al mondo della Napoli del ‘700 restano, a circa tre secoli di distanza, esperienze contemporanee di rilevanza assoluta.
Le altre citazioni italiane sono per una cena sulla terrazza del Centurion Palace di Venezia (23), la Prima della Scala (26) e il soggiorno in un trullo di Alberobello nelle Murgie (49).
Interessante segnalare che alla posizione 32 c’è la cisterna del “Sunken Palace” di Istanbul, un sito che attira milioni di visitatori e che ha un sito similare nella Piscina Mirabilis di Bacoli, la più grande cisterna mai costruita dagli antichi romani, che però è sostanzialmente chiuso ai turisti. E anche una Prima al San Carlo non è male. Vuoi vedere che qualcuno si renda conto che Napoli potrebbe vivere di solo turismo?

“Art News” su Pompei

“Art News” su Pompei

La rubrica “Art News” della Rai ha dedicato il 28 Aprile uno speciale su Pompei, la sua storia e le sue prospettive future. Si parte dalla sintesi della storia degli scavi supportata dal preciso racconto storico di Nicola Spinosa (con qualche piccola inesattezza dello speaker che attribuisce gli scavi al re di Spagna Carlo III mentre i lavori furono avviati da quel re quando era Carlo VII re di Napoli) passando per l’illustrazione degli scavi di Luciana Jacobelli, per concludere con il progetto di salvaguardia della città antica illustrato dal governo Monti con l’investimento di 105 milioni di fondi europei che se serviranno a tamponare la forte criticità attuale non la scongiureranno del tutto poichè la cifra è pari ad un terzo di quella stimata per la soluzione del problema.
Finale a sorpresa, tutto da vedere. 

Per vedere online lo speciale di “Art News” su Pompei clicca qui

Ancora crolli agli scavi di Pompei

Ancora crolli agli scavi di Pompei
mentre il medico finge di studiare, il malato muore

Angelo Forgione – Nuovo crollo a Pompei, dove ha ceduto una parte del muro romano di cinta esterno (non affrescato) situato in una parte a nord degli scavi, nella zona di Porta di Nola. Il crollo si è verificato nella serata di ieri. I danni riguardano una porzione di un metro e 50 in altezza per 3 metri di lunghezza di un muro romano di contenimento lungo complessivamente 5 metri; a terra tre metri cubi di macerie franate, probabilmente per le infiltrazioni di acqua piovana, che in generale costituiscono il problema dei terrapieni nell’area nord degli scavi.
Sui crolli del sito pompeiano, ma anche sulla gestione dello stesso negli ultimi anni, la procura di Torre Annunziata ha da tempo aperto un’inchiesta. Dunque, è passato un anno dal crollo della Domus dei Gladiatori e le cose a Pompei non sono affatto cambiate. Lentamente, sparisce il patrimonio archeologico-monumentale della Grande Napoli, della Campania, d’Italia, dell’umanità. “Save Italy” grida Philippe Daverio, chiedendo di sotterrare ciò che i Borbone donarono al mondo e che l’Italia sta cancellando.
Vale la pena riproporre l’intervista richiesta dal prestigioso Network  “SBS RADIO” Australia dalla quale si può evincere l’immobilismo dello Stato italiano rispetto alla ricchezza che svanisce.

Dumas padre: «Ferdinando II capo della camorra». Ma il vero connivente era lui.

Indegne “storielle” del prezzolato scrittore francese

di Angelo Forgione – Il Mattino del 14 Ottobre 2011 ha editato un articolo in cui si fa riferimento a un libro appena pubblicato in Francia su storie “inedite” di Alexandre Dumas, che, stabilitosi a Napoli per seguire le gesta dei garibaldini, si espresse sulle cause del brigantaggio e della delinquenza organizzata, assegnandole tutte a Ferdinando II, infangato secondo la peggiore delle propagande risorgimentali: «Il Re Ferdinando II era il vero capo della camorra. Sotto il suo regno, tutti rubavano. Il Re Borbone lasciava rubare e lui stesso dava l’esempio, in certi casi, rubando a piene mani».
Le storie napoletane “inedite” di Dumas sono da ritenersi veramente tali. Lo scrittore fu amico di Garibaldi, da cui fu retribuito affinchè raccontasse all’Europa la sua risalita del Sud e ne alimentasse il mito; un vero e proprio capoufficio-stampa politico ante litteram. Si inserì nello scenario dell’invasione del Sud col ruolo di trafficante d’armi, fornite al Generale, interessandosi per sua tasca anche dell’amministrazione delle forniture dell’esercito garibaldino, la cui contabilità non fu mai verificata a causa del misterioso naufragio del piroscafo “Ercole” di Ippolito Nievo. Per le menzogne scritte e stampate sui sovrani napolitani, dal generale ne ottenne anche la prestigiosa nomina a “Direttore degli scavi e dei musei napoletani”, senza alcuna competenza in merito, e la regia Casina del Chiatamone con vista mare per dimora, lì dove oggi è la strada del lungomare a lui intitolata.
È palese che Alexandre Dumas sia stato un prezzolato avversario della monarchia napoletana, per la quale nutriva un sentimento di forte rancore sin da bambino, dopo che Ferdinando I aveva imprigionato il padre per due anni e scarcerato per le cattive condizioni di salute. Ma quale capo della camorra, Ferdinando II? Quale ladro fu quel re che dal 1849 in poi contrastò la Bella Società Riformata, i cui elementi iniziarono per questo a confondersi tra gli anti-borbonici, ingrossando per interesse il movimento liberale? Ne furono riempite le galere del Regno (Nisida, Procida, Santo Stefano, etc.) e fu proprio lì che, in un particolare momento storico in cui serpeggiavano sotterfugi ed eversioni, i malviventi si mischiarono con liberali, massoni e carbonari, veri e propri modelli associazionistici di riferimento, stringendo con loro accordi e patti segreti che ben presto attecchirono all’esterno delle carceri. Tutte realtà differenti, ma accomunate da un nemico comune: il re Borbone, verso il quale si riversarono grandi risentimenti che trovarono sfogo in un momento propizio: l’avanzata garibaldina dalla Sicilia a Napoli.
I camorristi, quelli che giravano con la coccarda tricolore sul copricapo per garantire l’ordine nella transizione, erano semmai complici dello stesso Dumas e di Garibaldi. La connivenza ebbe inizio lì, e lì partì il patto tra Stato e mafie. I ladrocini erano degli amici Dumas e Garibaldi. Per il primo parlano i misfatti prima descritti e altri piccoli scandali sotterrati; per il secondo basterebbe ricordare la truffa al Banco di Napoli. I Borbone? Quando Francesco II lasciò Napoli nel 1860 non portò con sé nulla dalle regge e neanche il patrimonio di famiglia, dichiarando così: «Appartiene a Napoli!»

In quanto all’accusato o odiato Ferdinando II e al suo regno, è sufficiente riportare cosa si legge nella Collezione delle Leggi e dei Decreti del Regno delle Due Sicilie“Nessun ministro ebbe mai voce di ladro (…); i molti amministratori delle province sono usciti di carica poveri” (Enrico Cenni, Delle presenti condizioni d’Italia e del suo riordinamento civile, Napoli 1862). Poco, forse, per salvare il governo borbonico ma… se Ferdinando II favorì la camorra, perchè mai i camorristi andarono a schierarsi al servizio dell’invasione di Garibaldi? Siamo seri.
Lo stesso Dumas ci teneva a definirsi solo un romanziere, ricco di fantasia, e che non aspirava ad essere uno storico, ma che violentava la storia per farne romanzi. Violentò anche la storia di Napoli e contribuì a pregiudicarne l’immagine in Europa. «Sì, violento la storia, ma per darle dei figli così belli», disse a chi gli rimproverava di romanzare gli eventi. Garibaldi lo sapeva, e sapeva che Dumas poteva amplificarne l’immagine eroica raccontandone le gesta con grande enfasi.
Insomma, il tema Camorra vende in tutto il mondo e, pur di guadagnarci, si tirano fuori ancora oggi le menzogne di 150 anni fa, come se queste possano aiutare a capire l’origine e la trasformazione del maledetto fenomeno.

La grande Cultura di Napoli raccontata da Nicola Spinosa

La Cultura di Napoli raccontata da Nicola Spinosa
l’ex Sovrintendente in una bellissima intervista del 2008

Nicola Spinosa, ex Sovrintendente Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico di Napoli, uomo di profonda conoscenza dell’arte Napoletana e non solo, racconta Napoli e la sua immensa cultura unica al mondo a John Elkann.
Una consigliatissima intervista a tutto campo, una lezione di storia dell’arte mista a sociologia che arricchisce e che rende l’idea dell’importanza ineguagliabile del patrimonio artistico e culturale di Napoli, città unica al mondo, che neanche gran parte degli stessi Napoletani comprende.
Del resto, lo stesso Spinosa è stato premiato nel 2008 col “FIAC Excellency Award 2008” come uomo che ha più contribuito alla diffusione della cultura italiana negli Stati Uniti. Il premio, conferito per la diffusione della cultura italiana con le mostre oltreoceano sulle età artistiche Napoletane, rende l’idea della rilevanza del patrimonio partenopeo nel contesto nazionale.
A Nicola Spinosa i Napoletani devono molto per la sua opera di promozione della cultura Napoletana, per le tante e importanti mostre che hanno spinto l’immagine culturale di Napoli nel mondo richiamando visitatori e turisti. Un uomo di grande cultura, e soprattutto di grande amore e rispetto per la storia identitaria di Napoli che si evincono da quei piccoli particolari da cogliere con attenzione nell’intervista; Spinosa chiama infatti piazza del Plebiscito “Largo di Palazzo”.
Oltre ad avere il merito di aver riorganizzato e ampliato il Museo di Capodimonte, ha curato, tra gli altri, l’ultimo restauro dell’Arco di Alfonso d’Aragona a Castel Nuovo e ha inoltre offerto una preziosissima consulenza per il recente restauro e il rimodernamento del Real Teatro di San Carlo.

 

video: PHILIPPE DAVERIO E L’ITALIA FALLITA

video: PHILIPPE DAVERIO E L’ITALIA FALLITA
la retorica risorgimentale che ha rovinato la cultura

Angelo Forgione – Torno sulla rivisitazione risorgimentale, che è senza dubbio la chiave per capire dove nascano i guai sociali (e non solo sociali) della nostra nazione italiana. Questa volta ho messo insieme un collage di alcune “pillole” del critico d’arte Philippe Daverio, tratte da varie puntate della sua trasmissione “PASSEPARTOUT” (RAI) e non solo, così come pure interviste rilasciate ai quotidiani IL MATTINO di Napoli e LA STAMPA di Torino. Un lavoro divulgativo che sembra essere estratto da una puntata monotematica mentre in realtà è un puzzle dal senso compiuto che all’inizio pone presupposti e alla fine offre delle risposte, toccando un altro tema che mi sta a cuore: la distruzione del patrimonio monumentale che è figlio della cancellazione della cultura.
Solo l’istruzione e la conoscenza approfondita delle dinamiche storiche possono spiegare il fallimento italiano, senza dubbio iniziato con l’invasione del sud da parte dei Savoia che, creando un Piemonte allargato e non un’Italia unita, non salvaguardarono le specificità culturali dei vari territori, men che meno la cultura delle Due Sicilie che avevano dettato cultura e creato i fondamenti della moderna Europa pur contando meno politicamente.
Le divisioni sociali tra nord e sud diventano motivo di attriti quando a discuterne sono gli ignoranti che trasformano tutto in scontro frontale. Quando invece è la cultura a parlare, quella che convince su ragionamenti e spiegazioni disarmanti, la mente di chi è disposto a conoscere e a capire può aprirsi. I veri revisionisti fanno così, figurarsi quando la rivisitazione della storia è rafforzata da chi non può essere accusato di essere parziale.
Jean Noel Schifano e Philippe Daverio, non è un caso che due intellettuali di estrazione culturale francese lancino messaggi in tal senso. I cosiddetti intellettuali italiani, invece, continuano a raccontare la storia dei vincitori per esserlo anche loro quando ritirano i premi di “sistema” in giro per l’Italia.

 

Turisti del nord rubano agli scavi di Ercolano

Lettere a VANTO
turisti del nord rubano agli scavi di Ercolano

Caro Angelo,
è da tempo che volevo comunicare con te. Sono di Ercolano ed amico di Danilo Belsino e con lui avevamo deciso di invitarti per parlare con te da vicino e chiederti di aiutarci a creare nella nostra città un movimento simile. Abbiamo già delle idee che spero presto poter illustrarti da vicino. Ho nel mio negozio, una sorta di filiale di VANTO, poichè ho affisso molti tuoi scritti. In questo momento, mentre ti scrivo, ho saputo che stanno arrestando nei pressi della circumvesuviana di Ercolano due turisti vicentini, che avevano sottratto dei reperti dagli scavi. Volevamo inviarti le foto dell’arresto , ma non ci è stato permesso di filmare il medesimo. In questo momento sono circondati dalla polizia e da tanti ercolanesi. I due “mariuoli” seguiti dalla polizia locale, fino in stazione, ivi giunti, con l’ausilio della polizia di stato, sono stati arrestati tra il tripudio generale dei cittadini, che li hanno apostrofati urlandogli “n’ce fanno sempe na chiaveca a nuje…”.
Ah, dimenticavo, ho una copisteria dove faccio proselitismo identitario riguardo la nostra storia borbonica. Ti giuro, stiamo avendo successo. Presto distribuiremo “Li chiamarono briganti” ed in seguito, una sorta di giornalino dove abbiamo pensato di pubblicare anche i tuoi scritti se ci concedi il permesso.

Tra un anno, volevamo controfesteggiare i 151 anni, ovvero un anno dopo l’annessione, con un dibattito pubblico sulle conseguenze dell’annessione.

il brigante Nicola

da “ilmediano,it”, la trafugazione dei turisti vicentini ad Ercolano
clicca per leggere

Sfregio al colonnato di San Francesco di Paola

Sfregio al colonnato di San Francesco di Paola
Ancora umiliata la storia di Napoli Capitale

Un monumento non deve illuminare ma essere illuminato!

Intervento e denuncia a TeleCapriNews


La denuncia l’avevamo fatta lo scorso 20 Gennaio (leggi il post), quando avevamo capito che quei riflettori tra le statue delle virtù cardinali e teologali del colonnato della Basilica di San Francesco di Paola non erano un’installazione provvisoria utile ai festeggiamenti di Capodanno al Plebiscito ma una soluzione permanente.
Mentre la Giunta Iervolino spara gli ultimi fuocherelli, ci tocca portare le telecamere di TeleCapriNews sul posto per testimoniare questo ennesimo brutto lascito del sindaco e dei suoi uomini.

La più importante testimonianza italiana del periodo Neoclassico, che ha proprio Napoli come radice, umiliata da una soluzione senza alcun criterio estetico.
I monumenti non devono illuminare ma essere illuminati. È cervellotico tutto ciò! Non possiamo non riflettere sull’incapacità da parte delle persone che hanno realizzato questo scempio di rispettare la grande storia della città, e ci chiediamo come la Soprintendenza ai Beni Architettonici che ha sede proprio di fronte, a Palazzo Reale, possa tollerare una simile bruttura.

Le troppe competenze nella Piazza (ci risulta che Palazzo Reale sia sotto l’egida della Soprintendenza, il colonnato del Fondo per gli Edifici di Culto e la piazza di pertinenza del Comune) fanno in modo che non si possa definire delle responsabilità. Ma questo poco importa; ciò che conta è che il luogo simbolo di Napoli Capitale, pregno di una storia che poche città possono vantare, è ancora una volta offeso dagli stessi napoletani.

Ci chiediamo poi se questa gloriosa storia la conoscano. Ad ogni buon conto, gliela ricordiamo velocemente nell’intervista.

Angelo Forgione
Movimento V.A.N.T.O.
(Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio)