videoclip: MATADOR CAVANI

videoclip: MATADOR CAVANI
tributo al bomber del Napoli

Proprio mentre sta per avviarsi la nuova avventura del Napoli, ho pensato di chiudere il ramo dedicato agli azzurri di questa intensa stagione di orgogliosa produzione multimediale pro-Napoli con un meritatissimo e richiestissimo tributo al protagonista del campionato che ha portato la banda Mazzarri in Champions League.
Un videoclip interamente dedicato al “Matador” Cavani e diviso in due parti. Nella prima, un mix di goal del bomber azzurro a ritmo latino-americano. Nella seconda, un concentrato di emozioni raccontato da tutte le più famose voci del San Paolo.
Buona visione!

 

ATTENZIONE: il video non è disponibile in molti paesi esteri per questione di diritti.
Per vederlo, inserire il ink http://www.youtube.com/watch?v​=0p4tDBk5P7g sul sito http://hidemyass.com/

Sulla nuova maglia del Napoli torna un po’ di storia di Napoli

Sulla maglia del Napoli torna un po’ di storia di Napoli
finalmente verso l’azzurro, finisce l’epoca del celeste

Angelo Forgione – L’avevo sottolineato a Maggio nell’articolo sulla storia del simbolo e dei colori sociali del Napoli: “il Calcio Napoli confonde la storia di Napoli”. E scrivevo così: “Anche la tonalità di azzurro, in origine fedele a quello più intenso borbonico, è divenuta col passare del tempo sempre più tenue, fino al quasi celeste dell’era De Laurentiis”.
Il colore d’origine del Napoli è l’azzurro borbonico, dedicato dall’Associazione Calcio Napoli 1926 alla storia della città insieme al cavallo rampante. Ma la tonalità di azzurro è divenuta col passare del tempo sempre più tenue, fino al quasi celeste dell’era De Laurentiis.

Finalmente la nuova maglia della stagione 2011-12 si avvicina un po’ di più al passato con un briciolo di rispetto in più per la storia non solo del Napoli ma anche di Napoli. La casacca firmata Macron è stata presentata a bordo della nave da crociera MSC “Splendida”, ispirata a quella storica del 1986-1987, stagione del primo scudetto azzurro.
L’azzurro è stato scurito e torna un po’ più vicino a quello borbonico, in rispetto di una storia che nessuna esigenza di marketing deve dimenticare; sparisce quindi la tenue tonalità celestina adottata nell’era De Laurentiis per volontà di Pier Paolo Marino.
La maglia, come detto, è una rivisitazione moderna di quella indossata da Maradona e compagni nella fantastica cavalcata tricolore. Nel colore, ma anche nel colletto stile polo con bordino bianco, che se risvoltato svela sul retro la scritta SSC NAPOLI, e nei numeri retrò identici a quelli dell’epoca.
La maglia è caratterizzata dalla vestibilità “fitted” con alto coefficiente di aderenza garantito da un tessuto elasticizzato e traspirante. I calzoncini sono bianchi con inserti azzurri sull’orlo, mentre i calzettoni sono azzurri.
Due gli sponsor: all’ormai familiare Lete si è aggiunto MSC Crociere. Già la prima aveva imposto negli anni un rettangolo rosso poco piacevole, ora se ne aggiunge uno blu. Quei marchi, per risultare gradevoli come non lo sono ora, andrebbero in bianco, senza i colori di contorno (vedi simulazione in basso). E se da una parte tutto ciò vanifica l’intenzione e la ricerca di Macron, dall’altra il Napoli porterà in giro per l’Europa due importanti brand campani.

clicca sulle immagini per ingrandire

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Ecco un’esercitazione stilistica per dimostrare quanto ne guadagnerebbe in bellezza la nuova maglia annullando i rettangoli nei quali sono incastonati gli sponsor. Viene da chiedersi se sia un’esigenza dettata dagli sponsor oppure una “miopia” estetica.

5 Luglio 1984, Maradona sale le scale del San Paolo

Angelo Forgione – Maradona è del Napoli! Queste le quattro parole che fecero il vorticoso giro del mondo il 30 Giugno del 1984.
Fondamentale la volontà politica e l’appoggio del Banco di Napoli, tredici miliardi e mezzo di lire al Barça, combattuto tra il desiderio di trattenere il più grande talento del calcio mondiale e la necessità di liberarsi di un campione ormai troppo ingombrante e piantagrane, insieme al suo folto clan. Tra altalenanti smentite e conferme, il Napoli riuscì a chiudere l’acquisto del grande campione solo pochi minuti prima della chiusura del calciomercato. Quando mancavano ormai solo poche ore al termine ultimo per il trasferimento dei calciatori stranieri, il Presidente del Barcellona, Josep Lluís Núñez, convocò il direttore sportivo azzurro, Antonio Juliano. Maradona non ne voleva proprio più sapere di restare nella gabbia della Catalogna, laddove aveva conosciuto razzismo e droga, e voleva Napoli, il luogo della liberazione. Era fatta! Juliano rintracciò Ferlaino e lo fece precipitare in Spagna. Cinque ore per andare e tornare dall’Italia con un jet privato, firmare il contratto e poi depositarlo in Lega oltre il tempo massimo. Il patron, complice una guardia giurata “amica”, aveva organizzato un gioco di prestigio, consegnando una busta vuota in Lega a Milano, nei termini previsti, per poi sostituirla con quella contenente le firme, apposte direttamente all’aeroporto. Quando Juliano comunicò il buon esito delle operazioni, Maradona si abbandonò ad un pianto di commozione: «Sono un bambino nato da poche ore», disse.
La notizia rimbalzò a Napoli in simultanea, poi in tutto il mondo. Guardavo la tivù, Canale 34, e lessi la notizia in sovraimpressione intorno alle 23:30. Tutte le emittenti campane ne diedero comunicazione ai telespettatori. In poco tempo Napoli si riversò in strada come se la sua squadra avesse vinto il tricolore, il primo. Due dei miei fratelli maggiori trascinarono me i miei 11 anni e 9 mesi nella vecchia Fiat 500 scoperchiabile di mamma. La scoperchiammo e iniziammo ad urlare e sventolare bandiere nel mare del popolo azzurro, dal Vomero al centro. Caroselli di automobili e moto strombazzanti dappertutto, agitazione forsennata e festante di bandiere e sciarpe. Io incredulo, stralunato. Via Toledo intasata da un fiume di corpi, lamiere, urla e colori. Sfociammo lentamente in piazza Trieste e Trento, alla vista dell’assediata fontana “del carciofo”. Mai avevo visto nulla di simile. Solo Pochi mesi prima avevo ricevuto il magico battesimo allo stadio San Paolo: Napoli-Udinese 2-1. Una mediocre squadra aveva evitato la Serie B per un rigore di Ferrario e un goal di Frappampina. Quelli erano i nomi, ma io non conoscevo quello di Maradona. Il calcio era per me l’eleganza di Platini, i gol di Boniek, Paolo Rossi e Altobelli. Avevo visto il numero 10 sulle spalle dello sfortunato Dirceu. All’improvviso, senza averlo mai visto dribblare e incantare, capii chi era e cos’era Diego, e cosa era Napoli.
Chi trascorreva la serata nei cinema, nei teatri e nei luoghi al chiuso, lontano dalle tivù, si ritrovò uscendone in un pandemonio, il primo della storia azzurra. Nessuno capiva cosa stesse accadendo, anche se lo intuiva. «C’ammo accattato a Maradona!», rispondevano gli interpellati ai più scettici, e nessuno rinunciò a tuffarsi tra la folla, ingrossandola a dismisura. Spuntò anche Il Mattino, appena sfornato in tutta fretta da via Chiatamone, sulla cui prima pagina spiccava a caratteri cubitali la grande notizia.
Soli cinque giorni dopo, el Pibe de Oro mise piede per la prima volta sul prato verde del San Paolo. Accorsero a dargli il benvenuto ottantamila persone deliranti e felici. 2000 lire il costo simbolico del biglietto. Un palleggio ed un tiro verso la porta, quella sotto la curva B, e l’entusiasmo azzurro si trasformò in tripudio. Diego salutò il pubblico partenopeo con un semplice: «Buonasera napolitani». Lo stesso saluto riservato al San Paolo il 9 Giugno 2005, l’ultima volta in cui ha messo piede su quel terreno di gioco, in occasione dell’addio al calcio di Ciro Ferrara.
Tre anni dopo il primo delirio di massa la città sarebbe esplosa per il primo Scudetto. Ma in realtà la festa era la seconda.

(immagine: Salvio Capasso)

La passione azzurra dal Giappone

La passione azzurra dal Giappone
l’omaggio di “Micio”, innamorata di Napoli

L’aveva promesso Michiho Ando quando recentemente è volata in città per assistere a Napoli-Inter col padre e la figlia: «Ho una sola bandiera con me, quando torno in Giappone ti mando la mia bandiera con lo stendardo giapponese e quello delle Due Sicilie accanto allo stemma del Napoli».
E così è stato. La più grande tifosa orientale del Napoli e di Napoli mi ha fatto piacevolissimo omaggio della bandiera coi due paesi, quello “d’ ‘o sole” e quello del sol levante.
Ed eccola la sua bellissima creazione sullo splendido tramonto napoletano che per un attimo scalda il cuore (clicca sulle foto per ingrandire), dedicato a “Micio” che ama la storia e la cultura Napoletana oltre che il Napoli.

Grazie “Micio”! 感謝

I fucili di Torino (e non solo) puntati su Napoli

Riecco i fucili di Torino (e non solo) puntati su Napoli
questione di risentimento juventino che non svanisce 

di Angelo Forgione

E ci risiamo! La solita gogna mediatica su Napoli e sul Napoli e poi finisce che sono i Napoletani ad essere i soliti vittimisti. Tuttosport, La Stampa, Tuttojuve.net, ma non solo; le testate giornalistiche cartacee e online di Torino e dintorni hanno rinvigorito il fuoco di fila puntando le baionette in direzione Napoli, e non è certo una novità. Vengono in mente le parole di mister Mazzarri alla vigilia di Inter-Napoli della scorsa Epifania: «Questo Napoli comincia ad essere temuto e i nemici stanno uscendo allo scoperto. Facciamo paura, I fucili sono puntati da tutte le parti e io sono soddisfatto, sperando che la squadra capisca questo spirito». Eppure Walter il mago è di San Vincenzo, Livorno, mica di San Giorgio a Cremano?! Delle due l’una: o Mazzarri è davvero malato di vittimismo come i suoi detrattori affermano oppure si è talmente calato nella realtà napoletana da aver capito come vanno le cose.
C’è da sperare che, oltre la squadra, anche la città capisca la dinamica perchè si colpisce il Napoli per colpire Napoli, e viceversa.
Ecco il mostro in prima pagina, si chiama Napoli se non si era capito. Pregiudicati a bordo campo, mancate esultanze ai goal della squadra di casa, e tanto basta per scrivere che il Napoli c’è dentro fino al collo e che la retrocessione degli azzurri è all’orizzonte, che è Napoli l’epicentro del problema. Ecco d’emblée svanire il debito pubblico e il paese che arretra, la disoccupazione giovanile che non è più solo giovanile, i rifiuti tossici sotterrati e sommersi dal Garigliano in giù, la forbice tra nord e sud che si allarga, gli scandali del primo ministro e gli stipendi d’oro in parlamento… tutto finisce sotto il tappeto magico della camorra, del marciume della società napoletana che se non ci fosse bisognerebbe inventarla. Occasione da non perdere, calcio e camorra nello stesso momento, quale miglior mix per produrre un’arma di “distrazione” di massa?

Inutile domandarsi chi tenga in vita le mafie in Italia quanto entrare nel merito delle inchieste che se dovessero accertare responsabilità o implicazioni di qualche tesserato del Napoli sarebbero i Napoletani per primi a chiederne pena esemplare. Ma al momento non c’è nulla se non una fotografia di un affiliato ad un clan camorristico a bordo campo durante Napoli-Parma dello scorso anno, e non fa niente che al momento dello scatto non era destinatario di provvedimento giudiziario e non latitante come lo è oggi. Un uomo entrato sul terreno di gioco come addetto alla manutenzione del prato reso famoso dai giornali per la sua manipolata indifferenza al goal di Hamsik, e non fa niente che è poi diventata esultanza. E niente fa neanche che i flussi delle giocate sulle tre partite del Napoli sotto la lente d’ingrandimento siano risultati regolari ai primi controlli. Serve forse sottolineare che la procura della Figc le abbia archiviate perchè non sono emerse condotte di rilievo disciplinare? 
Per qualcuno il Napoli non è che sia già colpevole ma sarebbe auspicabile che lo fosse. Il solito noto di tuttojuve.net evidenzia come sia bella la città dei Pulcinella, al plurale, non al singolare (leggi l’attacco di Vincenzo Ricchiuti). E i pulcinella in questione non hanno maschera ma connotati ben precisi corrispondenti a quelli del neosindaco De Magistris, del Procuratore Lepore, del PM Narducci e del Tenente Colonnello Auricchio. E subito vengono in mente le elezioni amministrative e quelle minacce della vigilia e del giorno dopo a una città che non poteva permettersi un sindaco di legge, quella legge che proprio a Napoli sta mettendo mano al processo più squallido della storia del calcio italiano.
La mano è sempre la stessa, quella di uno juventino di fede e napoletano di residenza che alla vigilia dell’umiliante sconfitta di Napoli-Juventus aveva lanciato strali contro i napoletani con una sconclusionata e permalosa reazione alla campagna “Ma perché sei tifoso della Juve se sei di Napoli?”. Quello strillo infantile che niente seppe esprimere oltre agli insulti fu strozzato in gola dal “triplete” di Cavani, ma evidentemente il risentimento pompava ancor più. E allora rieccolo esplodere il nostro a offendere Napoli, il suo sindaco e i suoi uomini di giustizia.
Ma i Napoletani, anche in questa situazione, non si scompongano perché è chiaro da dove arrivi tutto questo livore. Sappiano che gli juventini sono logorati dal processo a “calciopoli” che si celebra a Napoli, maledetta Napoli! E ora chi indaga sul calcioscommesse? La Procura di Napoli, ancora quella. Per Napoli e per la verità è la maggiore garanzia, ma per loro proprio no.
I Napoletani capiscano, quelli vorrebbero vederli sparire i vesuviani… e pure quando intenderebbero vendicarsi sul campo per cotanta sofferenza finiscono al 90’ con maggiore frustrazione alla vista di Hamsik in delirio in casa propria, di Cavani che si porta sottobraccio il pallone-ricordo tra le mura domestiche, ma anche del palleggiato Quagliarella che prima bacia la maglia azzurra bucando Manninger e poi quella bianconera se la deve levare insieme alle scarpette proprio alla vigilia del grande ritorno.
Li comprendano i Napoletani per questi due anni di atroce supplizio post-cadetteria, uno peggio dell’altro, culminati in un bye-bye all’Europa, mentre gli azzurri timbravano il passaporto per l’olimpo continentale. Erano abituati a vincere, a fregiarsi di ogni alloro nella rincorsa alla terza stella e all’improvviso non gli riesce più mentre il potere si è spostato di 140 km a nord-est.
Siano indulgenti i Pulcinella, perché è chiaro che le azioni di disturbo su Mazzarri e Inler sono, appunto, ronzii su un allenatore che di fatto è ancora all’ombra del Vesuvio e su un giocatore che forse mangerà pizza e non bagnacauda se è una buona forchetta.
I tifosi azzurri si appassionino al potenziamento della squadra finchè non c’è reale motivo di preoccuparsi. Gli altri guardino in casa propria che di guai ce ne sono abbastanza, ed evitino di mostrare il loro risentimento in maniera così sfacciata.
Perepereppeppereppeppè… i “bersaglieri” dell’informazione stanno accorrendo, dando fiato alle trombe con le loro piume di gallo cedrone al vento; vogliono fare la loro Italia del pallone cacciando il “tiranno” del sud. Ma stavolta non ci riusciranno!

 

Intervista su Napoli e il Napoli a napolipassion.it

Intervista su Napoli e sul Napoli a napolipassion.it
«De Magistris sappia ascoltare la città…
a De Laurentiis consiglio El Shaarawy…
il calcio è malato di ipocrisia!»

Queste le mie dichiarazioni a napolipassion.net

Intervista a Angelo Forgione XG1
di Rossella Attianese 

Questa settimana abbiamo intervistato Angelo Forgione, fondatore del Movimento V.A.N.T.O. (Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio), giornalista e autore di molti video su Napoli, aventi come scopo l’esaltazione della napoletanità, la denuncia di situazioni che purtroppo affliggono la città partenopea e la sottolineatura di frasi, commenti e congetture che troppo spesso puntano a svilire l’orgoglio dell’essere napoletani.
Da buon Napoletano, orgoglioso delle proprie origini, non poteva che essere tifoso del Napoli, ed è proprio da questa sua passione che nascono i video tra più divertenti e cliccati della rete dove con grande maestria si susseguono le immagini del Napoli montate ad arte.

Prima di iniziare con le domande su Napoli e sul Napoli vorrei ringraziare Angelo per la sua disponibilità.

Angelo, da cosa nasce l’idea di fondare il movimento V.A.N.T.O. ?
Dal mio grande amore per Napoli che nutro da sempre, da quando ero bambino e ho cominciato a rendermi conto che questa città era trattata diversamente. Crescendo mi sono chiesto perchè ci fosse così tanta bellezza paesaggistica e ricchezza monumentale ma anche problemi enormi incomprensibili. I conti non mi tornavano e allora ho cominciato a leggere, studiare, approfondire, capire per cercare delle risposte. E le risposte sono arrivate, i conti sono tornati, capendo che l’unità d’Italia, doverosa ma in un altro modo, è stata una truffa per Napoli e per il sud perché realizzata come una conquista di un meridione la cui capitale ha subito un enorme trauma passando dall’essere prima Capitale europea e poi all’improvviso capoluogo di provincia.
Diventando grande ho dovuto scegliere se restare o fare l’emigrante. Sono rimasto, ma chi resta per amore non può starsene con le mani in mano. E allora ho creato quella “filosofia attiva” che è V.A.N.T.O. con cui voglio da una parte difendere la nostra città dai nemici esterni ma anche interni e dall’altra trasmettere ai miei concittadini ciò che ho studiato, capito e scoperto.

Nel mese di Marzo avete presentato il libro Malaunità parlacene un po’.
Malaunità” è un libro verità che tutti dovrebbero leggere. È un contributo alla ricostruzione del processo di unificazione italiana, mal riuscita. È la dimostrazione che una pianta che nasce male cresce male. È un dossier scritto a più mani da un team di ricercatori, giornalisti, archivisti e meridionalisti che si contrappone a quegli intellettuali di sistema che non hanno mai avuto il coraggio di spostarsi dalle loro posizioni dettate dalla storiografia ufficiale, quella scritta dai vincitori. È un libro anche piacevole e leggero da leggere che però lentamente prende allo stomaco e schiude la visione dei veri avvenimenti risorgimentali, fornendo anche elementi per leggere le attuali condizioni del paese che viaggia a due velocità non per caso. Mi preme evidenziare la prefazione di Jean-Noel Schifano, grande uomo di cultura francese e profondo conoscitore di Napoli e della sua storia, che con le sue parole da grande forza a tutti i saggisti che hanno partecipato alla scrittura legittimandone la visione, tra i quali, ovviamente, anche io insieme ai vari Pino Aprile, Lorenzo Del Boca, Lino Patruno e Gigi Di Fiore. E questo mi rende fiero e orgoglioso. Al libro è allegato anche un CD con due canzoni del grande Eddy Napoli che ha avuto il coraggio e la sensibilità di cantare il grido di protesta e dolore del sud. Consiglio a tutti di portarlo al mare quest’estate e leggerlo sotto l’ombrellone.

Ha vinto De Magistris, cosa ti aspetti che faccia per Napoli e per i Napoletani?
De Magistris deve fare tutto l’opposto di ciò che ha fatto, anzi non fatto, la Iervolino. Si sleghi dagli interessi di partito, pensi sempre a ciò che è giusto per Napoli prima di ogni altra cosa. Senta la città, ne avverta gli umori, e dia ascolto alle tante associazioni e movimenti come il mio che sono un gran serbatoio di idee e proposte perché spontanei e non interessati. Scenda per strada come ogni cittadino e, se è innamorato della città, saprà dove intervenire. Apra come ha promesso Palazzo San Giacomo e lo renda trasparente. Si faccia toccare dalla gente. E vada a sud, nel senso di essere protezionista verso una Napoli che ha perso la forza di gridare il suo orgoglio ad una nazione che invece va troppo a nord.

Se tu fossi sindaco di Napoli quali sarebbero le tue priorità?
Se io fossi sindaco, a parte le emergenze obbligate come i rifiuti, comincerei a lavorare per la valorizzazione delle zone turistiche, strade, monumenti, illuminazioni artistiche. Oltre lo straordinario scandalo rifiuti penserei anche all’ordinario rafforzando per le strade turistiche i turni di spazzamento. E restituirei decoro alle zone periferiche. Napoli è una bella donna ma ha un bruttissimo vestito; io cercherei di darle un abito che ne evidenzi la bellezza e le forme e farei in modo che ci si debba innamorare per forza di lei.
Per esempio, ho già pronto una serie di proposte da sottoporre a De Magistris appena lo vedrò. Tra queste spingerei per un piano di conservazione e pulizia dei monumenti con sistema di videosorveglianza e ordinanza di divieto di vendita delle bombolette spray ai minori. È testato che le telecamere puntate sono l’unico deterrente per i vandali, ma se qualcuno le sfida c’è bisogno che la pena sia certa e severa. Sporcare i monumenti di Napoli è come bestemmiare. E poi c’è bisogno di sicurezza, di maggior presenza delle forze dell’ordine nelle strade dei turisti, anche se per questo bisogna fare i conti con i tagli del Governo Berlusconi.

Qual è il problema principale di Napoli? Alcuni ritengono che sia insita nella “mentalità” dei napoletani.
Il grande problema di Napoli è duplice: da una parte la mancanza di una cultura diffusa, di una coscienza collettiva, di una consapevolezza di ciò che eravamo e che, quindi, potremmo e dovremmo essere. Molti napoletani credono che Napoli non abbia speranze perché sia sempre stata una città in ginocchio, che sia sempre stato così e sempre sarà. Ecco, è la rassegnazione ad un lavaggio del cervello che ci è stato fatto in 150 anni e che ci ha ridotti a popolo suddito da tenere al guinzaglio. Noi non siamo questo, noi siamo la città di Giordano Bruno, di Benedetto Croce, di Raimondo di Sangro per citare solo quelli che mi vengono in mente ora, la città dei primati borbonici, di una storia che in Italia non teme rivali, di una civiltà che ha costruito le fondamenta della moderna Europa e questo in pochi lo sanno ma è sotto gli occhi di tutti. Voi sapete che la privacy, ad esempio, nasce a Napoli? Eppure oggi c’è una legge che la tutela. Potrei fare cento esempi, ma chi approfondisce Napoli piano piano capisce cosa significa la nostra storia per la civiltà. Ed è per questo che mi arrabbio quando vedo che questa città è offesa da chi non ne conosce l’anima, anche gli stessi Napoletani. Scopriamo la nostra storia, e saremo a metà dell’opera.
L’altra metà sta nel cancellare il malaffare, le connivenze, la malavita, la micro e macrocriminalità; ma questo non spetta a noi bensì allo Stato, che però 150 anni fa ha sdoganato mafia e camorra e poi non ha fatto niente per togliergli il potere che gli ha conferito. È un compito che spetta allo Stato centrale, ma in questo senso non ho molta fiducia. Già i tagli alle forze dell’ordine significano consegnare il territorio alla malavita e alla delinquenza. E mi fermo qui, anche se la speranza non muore e non deve morire.

Veniamo al Napoli. Ormai la questione Mazzarri è finita, ma pensi che sia stata realmente così accesa? O i giornali hanno “gonfiato” le cose?
Mazzarri e De Laurentiis erano davvero ai ferri corti, sono due caratteri forti e avevano visioni diverse. Il mister ha calcato la mano in diverse maniere e il presidente ha finito col diventare un muro perché a lui non la si fa. È stata una prova di forza, un braccio di ferro vero e proprio. Poi, in extremis, hanno capito che non conveniva a nessuno interrompere il rapporto e si sono stretti la mano grazie alla saggia mediazione di Bigon. I giornali non hanno gonfiato la questione ma hanno raccontato degli interessamenti della Juventus, reali ma non prioritari, che Mazzarri ha usato un po’ come arma per assumere una posizione di forza illusoria.
Purtroppo è stata una brutta querelle che ci ha rovinato un po’ la festa mentre tagliavamo il traguardo, ma l’importante è che la saggezza abbia trionfato e il progetto continui. Il tempo di Mazzarri a Napoli non era ancora finito e solo dopo che avrà concluso il suo ciclo vincente qui potrà andare altrove. Non conveniva a lui, non conveniva a De Laurentiis perché un nuovo allenatore sarebbe stato un salto nel buio.

Alcuni hanno il timore che Mazzarri sia rimasto perché ormai Roma e Juve avevano virato altrove…è possibile?
Ripeto, l’interesse della Juve era concreto ma non prioritario. Ho la sensazione che ai bianconeri interessasse più lo staff Mazzarri che non l’allenatore Mazzarri, nel senso che li sono traumatizzati dagli infortuni a catena che hanno subito da due anni a qui, mentre a Napoli, per esempio, Cavani ha giocato praticamente sempre venendo da un mondiale e segnando 26 goal senza vistosi cali. La Roma invece ha fatto solo sondaggi ma non era nelle condizioni di proporre un progetto concreto e trasparente visto il suo cambio al vertice.
Ad ogni modo, Mazzarri resta a Napoli e vedrete che dopo aver staccato un po’ la spina tornerà più motivato di prima. È un vincente e le motivazioni le trova da solo.

Secondo te, che garanzie ha chiesto Mazzarri per rimanere?
Mazzarri ha chiesto acquisti per completare il suo progetto tecnico. Due centrocampisti di qualità, un esterno di difesa e un attaccante di concretezza che possa apportare una dote realizzativa ad una squadra che ha in Lavezzi un attaccante apriscatole ma che purtroppo non “sente” la porta. Cavani e Lavezzi devono poter ruotare con un altro attaccante di livello

Il mercato è iniziato e come sempre i nomi accostati al Napoli sono numerosissimi e le smentite puntualmente smentiscono notizie date per semi-ufficiali, tu chi pensi arriverà realmente a Napoli? E per chi faresti follie?
Credo e spero che i due centrocampisti vengano fuori tra Inler, che alla fine potrebbe scegliere Napoli alla Juventus, Palombo e Borja Valero. Follie? De Laurentiis non fa follie, ma un investimento importante lo farei per El Shaarawy, 18 anni e talento cristallino da vendere. È perfetto per il progetto Napoli. Bisogna cominciare a pensare al dopo Hamsik che negli anni prossimi credo andrà via, ma anche ad un’alternativa importante allo slovacco per il presente che oggi non c’è.

Hamsik dichiara di voler restare a Napoli, i giornali (Gazzetta e Tuttosport) lo vedono quasi al Milan… come andrà a finire?
Come ho detto, credo che Hamsik lascerà il Napoli in futuro, ma non quest’anno.

Palacios, Erick Lamela, Palombo, Inler… Mazzarri chi vorrebbe?
Mazzarri vuole Inler e Palombo, gli altri in ripiego.

Siamo in Champions, che girone vorresti capitasse al Napoli?
Il Napoli è matricola di quarta fascia e gli toccherà certamente un girone difficile. Ma la Champions è fascino autentico e tanto vale tuffarvisi con spirito “brigantesco”. Giocare al San Paolo e in trasferta contro Barcellona, Real Madrid, Manchester solo per dirne qualcuna a voi fa tremare? A me mette adrenalina. Niente paura, ben vengano certe sfide… e poi si vedrà come andrà. Dobbiamo crescere e per farlo bisogna abituarsi a certi livelli, altrimenti resteremo solo una bella realtà momentanea e passeggera.

Scandalo Calcioscommesse, il calcio italiano è malato? Cosa si potrebbe fare per risolvere il problema?
Il calcio, non solo quello italiano, è malato da tempo. A me non stupisce che vengano fuori gli scandali, anzi, meglio fare un po’ di pulizia che non è mai troppa. A me disturba più che altro che gli scandali vengano fuori sempre a fine stagione, e allora sentiamo i vertici del calcio fare bei discorsi di moralità. Io francamente sollevo il dubbio del perché certi scandali non vengano scoperchiati durante il campionato. Un caso? Oppure il carrozzone e tutti gli interessi che gli gravitano attorno non vanno fermati? L’ipocrisia non mi è mai piaciuta e il calcio ne è pieno, come quando si fanno regole contro il razzismo e poi non si interviene contro chi inneggia al Vesuvio come igienizzante contro i colerosi senza sapone.
I problemi sono risolvibili, tutto è migliorabile, ma ci vuole la volontà di farlo e non mi pare che ci sia. I problemi si rigenerano sempre perché dove ci sono i soldi c’è il trucco, e questo vale per ogni cosa dell’esistenza umana. Si inventano guerre per soldi, si occupano legittimi stati per soldi, e noi meridionali ne sappiamo qualcosa… volete che non si trucchino delle partite di calcio? Dobbiamo arrenderci alla natura debole e corruttibile dell’uomo.
Ma alla fine siamo in Italia, il paese dove tutto si dimentica in fretta. E l’anno prossimo saremo tutti, me compreso, a tifare e a vedere le partite. Il calcio è uno strumento per distrarre le persone dalle questioni importanti ma io ho cercato di dargli un senso mio, ovvero ritorcendolo contro il sistema e dandogli un valore sociale con i miei video e i miei interventi d’opinione. I poteri occulti cercano di deviare la gente ma, nel mio piccolo, cerco di pormi all’uscita del tunnel a raccogliere quell’interesse di massa per dare segnali di orgoglio al nostro popolo. Il mio consiglio è sempre lo stesso: essere consapevoli! Dobbiamo sapere che siamo schiavi di una passione che qualcuno, dietro le quinte, usa per i suoi interessi. Se partiamo da questa certezza possiamo poi valutare se il bicchiere sia mezzo pieno o mezzo vuoto.

Fai un saluto ai nostri lettori?
Un saluto a tutti i lettori di NapoliPassion! Chi ha letto questa intervista è sicuramente un innamorato di Napoli prima che del Napoli. A tutti dico di averne più amore, cura e rispetto perché se è in queste condizioni non è colpa sua… Lei che fu baciata da Dio e poi stuprata dall’uomo.

GRAZIE ANCORA ad Angelo per la sua disponibilità!
Rossella Attianese 

videoclip by XG1: UN CAVALLO DI RAZZA CORRE IN EUROPA

videoclip: UN CAVALLO DI RAZZA CORRE IN EUROPA
la fantastica galoppata verso la Champions League

Il ciuccio torna alle origini e si riscopre un cavallo di razza (leggi la storia del simbolo) che corre spedito verso l’Europa dei grandi.
15 minuti per rivivere la fantastica galoppata della prima squadra del Sud-Italia verso la Champions League.
I momenti salienti della stagione 2010/11 del Napoli aperti del consiglio di Roberto Saviano raccolto da Walter Mazzarri e chiusi da un imperdibile finale per non dimenticare le sofferenze dell’inferno recente eppure così apparentemente lontanissimo.
In qualsiasi serie, in qualsiasi condizione sociale… sempre e solo Napoli! 

Buona visione!

Clicca qui per vedere il videoclip

«Il caso Mazzarri lede la Napoletanità»

Brutta immagine che lede la nostra Napoletanità.
Dovremmo festeggiare, e invece…

La vicenda Mazzarri non sta facendo fare una bella figura alla piazza di Napoli. Non è il caso di prendere posizioni prima del confronto tra i protagonisti, ma intanto tutta questa querelle sta dando all’esterno la sensazione di una società il cui processo di crescita è facile a incepparsi per qualche “interferenza” di una delle tre cosiddette “big”. Tutto questo lede la stessa Napoletanità.
La Juventus sta collezionando ripetuti passaggi a vuoto e una confusione societaria con continui cambi sia ai vertici che nelle poltrone di comando. E i risultati si vedono. Fatto salvo il blasone juventino, ad oggi non c’è da sentirsi inferiori. Il Napoli centra i suoi obiettivi e li anticipa persino; la Juventus li fallisce tutti.

Il quotidiano sportivo di Torino, da un mese a questa parte, pubblica un giorno si e l’altro pure illazioni sul futuro di Mazzarri che forse neanche è l’obiettivo principale della società bianconera. E guarda caso, proprio da quando è scoppiato il caso, il Napoli ha perso la concentrazione, finendo per perdere tre partite su quattro. Anche così si concretizzano manovre di disturbo, e l’auspicio di De Laurentiis che ha chiesto un punto contro l’Inter e tre contro la Juventus nasconde a fatica il fastidio che il presidente del Napoli avverte nei confronti dell’ambiente torinese per quanto sta accadendo.

Mazzarri non dimentichi che giusto un girone fa, alla vigilia del match dell’Epifania contro l’Inter, aveva ufficialmente sposato la causa napoletana, lui che è livornese, esponendosi in conferenza stampa contro il potere del nord e dicendo testualmente: «questo Napoli comincia ad essere temuto e i nemici stanno uscendo allo scoperto. Facciamo paura, I fucili sono puntati da tutte le parti e io sono soddisfatto, sperando che la squadra capisca questo spirito». Da un mese i nemici sono scomparsi? Napoli non dimentica, e ora vedere quella stessa persona capace di caricarsi il sentimento identitario accostata al potere del nord da molto fastidio ai Napoletani.

Così, tra i due litiganti nessuno gode e ci vanno anzi di mezzo i tifosi, la cui soddisfazione per una prestigiosa qualificazione in Champions League è “strozzata” dalle polemiche, e i calciatori che si sono ritrovati all’improvviso sbandati e privi della loro guida per poi essere bacchettati dal Presidente dopo una stagione in cui hanno dato veramente tutto.

Ci vorrebbero maggiori tributi per questa stagione eccezionale che ha fatto sognare i traguardi di un ventennio fa. C’è da augurarsi di poter tornare a primeggiare in questo fatidico “secondo quinquennio” di De Laurentiis, ed è questo l’obiettivo da perseguire. Intanto, da quando nel 1992 la Coppa dei Campioni è divenuta Lega dei Campioni, una squadra a sud di Roma vi accede per la prima volta e il fatto è fortemente significativo. Tutte queste polemiche che hanno offuscato una luminosa stagione hanno francamente stancato.

Non è questo il caso, ma la Sampdoria faccia da monito; presidente e allenatore riflettano e facciano solo il bene del Napoli, non si può e non si deve rovinare un bel giocattolo… una delle poche positività in questo momento della nostra bellissima e stuprata città.

Angelo Forgione

La registrazione audio tratta dalla trasmissione “Napoli nel cuore” su Radio Incontro Roma contiene al minuto 1:35 la mia opinione sul caso Mazzarri.

Napoli calcio, storia di uno stemma equivoco e di una mascotte perdente

Angelo ForgioneNapoli, città ricca di storia e di storie, molte dimenticate, tante mistificate. Le tracce di quella che fu una capitale, volutamente sottomessa, sono in ogni dove, spesso alterate e manipolate. Capita poi che anche gli stessi napoletani, sovente poco consapevoli del prestigio del proprio passato, contribuiscano involontariamente alla cancellazione del proprio blasone.
Un caso emblematico, quanto mai interessante, investe lo sport, e più precisamente quel catalizzatore di attenzione e passione enormi che è il Calcio Napoli, fondato nel 1922 come Internaples Foot-Ball Club e poi italianizzato in Associazione Calcio Napoli nel 1926 con l’intento di onorare nello stemma quell’identità privata circa sessant’anni prima. Ci volle invece poco perché quel nobile intendimento finisse per essere umiliato, ma è opportuno fare chiarezza di narrazione e riannodare i fili del passato che legano il Napoli alla storia di Napoli.
In Italia, le maggiori squadre di calcio sono talvolta identificate con una simbologia alternativa a quella degli stemmi che portano sulle maglie. La Juventus è la zebra, il Milan è il diavolo, l’Inter è il biscione, la Roma è la lupa e il Napoli è il ciuccio… anzi, ‘o ciucciariello, come si dice dalle parti del Vesuvio. Una simbologia meno marcata rispetto al passato, avendo perso sempre più appeal nell’utilizzo giornalistico nel corso degli anni, ma che resta comunque ben viva nella mente dei tifosi di vecchia data.
Se la Juventus è zebra per via delle strisce bianconere, se il Milan è il diavolo per l’associazione cromatica, se l’Inter è il biscione perché simbolo dei Visconti di Milano, se la Roma è la lupa per la leggenda di Romolo e Remo, che legame c’è tra il ciuccio e Napoli? Nessuno!

Tutto ha origine nell’Agosto del 1926, quando l’Internazionale Naples Foot-Ball Club di Giorgio Ascarelli, anche detto Internaples, nato nel 1922 e catapultato nella Divisione Nazionale dalla riforma del CONI fascista (che non accetta la separazione tra campionati del Nord e del Sud voluta dalla FIGC milanese-torinese; ndr), cambia nome e abbandona l’inglesismo sgradito al regime. Ora la squadra azzurra si chiama Associazione Calcio Napoli, antesignana della Società Sportiva. La squadra veste già da quattro anni il colore azzurro, cromia legata al mare ma anche ai Borbone di Napoli, della cui Real Casa proprio l’azzurro faceva da sfondo ai simbolici tre gigli capetingi della casata.

Nello stemma della stagione 1926/27 compare un cavallo rampante, il “Corsiero del Sole”, ovvero il simbolo di Napoli durante il Regno delle Due Sicilie ma anche dell’intero Regno peninsulare Napolitano (quello insulare siciliano era simboleggiato dal Triscele). Del resto, i calciatori dell’Internaples erano già soprannominati “i poulains”, i puledri. Il cavallo rampante era stato scelto in epoca di dominazione sveva come simbolo della città perché allegoria dell’impetuosità del popolo partenopeo; in tempi antichi Napoli era divisa in “Sedili”, anche detti “Seggi”, e proprio al “Sedile di Capuana”, nei pressi di quello che oggi è il Duomo, era presente un’imponente statua bronzea raffigurante un cavallo rampante. Nel Duecento, Corrado IV di Hohenstaufen fallì più volte la conquista della città a causa della resistenza dei Napoletani trincerati dentro le mura. Aprì un varco sotterraneo superando le linee difensive e costrinse i riluttanti alla resa. Vinse, e volle dimostrare di aver domato un popolo che aveva difeso la propria libertà lasciando un segno indelebile sull’emblema della città, la colossale statua del “Corsiero del Sole”, il cavallo imbizzarrito di bronzo. Ordinò che gli fosse messo un morso in bocca in segno di sottomissione.

Il cavallo, sin dal Medioevo e fino all’avvento novecentesco del motore a scoppio, è stato eccellenza della città di Napoli. La pregiata razza del Cavallo Napolitano, persino migliorata da Carlo di Borbone nella Real Tenuta di Persano con sangue di stalloni arabi e fattrici orientali, è stata una delle più apprezzate razze al mondo per eleganza, bellezza e morfologia; lo rimase fino al 1874, quando, dopo l’ultima e definitiva invasione del Sud operata dei Savoia, la pregiata razza equina napoletana fu fatta sopprimere per decreto dal nuovo governo, poco attento alle eccellenze di un mondo che non gli apparteneva. Nel frattempo il cavallo rampante era già stato destituito del suo ruolo di simbolo di Napoli, scomodo anche per il suo significato storico e geopolitico, e adottato come stemma della nascente Provincia di Napoli, a simboleggiare il declassamento dell’antica Nazione Napolitana a rango, appunto, di provincia.

Di qui, nel 1926, l’A.C. Napoli si tuffa nell’avventura del suo primo campionato nazionale contro gli squadroni del Nord, anzi il primissimo davvero nazionale della storia, che si dipana tra 17 sconfitte e un misero pareggio, culminando con l’ultima posizione nel proprio girone e un ripescaggio che scongiura la retrocessione.
I tifosi entrano subito nella storia del club finendo per segnarla profondamente quando in un bar di ritrovo, il Brasiliano poi Pippone, in Via Santa Brigida, uno sconfortato sostenitore azzurro dell’epoca, Raffaele Riano, urla: «Ma quale cavallo rampante?! Stà squadra nostra me pare ‘o ciuccio ‘e Fechella: trentatre chiaje e ‘a coda fraceta». “Fechella” era il soprannome di Domenico “Mimì” Ascione, un personaggio che, negli anni Venti, vendeva fichi e altri frutti nella zona del Rione Luzzatti, là dove giocava il Napoli, trasportando la merce con un vecchio asino dalla coda in pessime condizioni, tanto carico di acciacchi da essere pieno di piaghe.
A quell’espressione rabbiosa e ironica, tipicamente partenopea, fanno seguito le fragorose risate dei presenti, che la suggeriscono alla redazione di un giornale umoristico. Nei giorni seguenti, le edicole di Napoli diffondono l’illustrazione di un asinello incerottato da Emilio Reale, primo presidente azzurro, e con una miserabile coda. Da quel momento, per tutti, il cavallo rampante si trasforma per espressione di popolo in “ciucciariello”.

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Non va dimenticato però, oggi più che mai, che quel ciuccio in realtà era in principio un cavallo fiero, elegante e battagliero, proprio come la tifoseria azzurra vorrebbe sempre la propria squadra del cuore. E invece, per una perversa mentalità di minorità autodeterminata, un simbolo nobile è scomparso per affermarsi nella sua trasformazione più folcloristica, a tal punto da apparire persino sulle maglie del Napoli dell’immenso Rudy Krol della stagione 1982/83, quando la N diventa il corpo del ciuccio sormontato da una testa orecchiuta.

Dall’arrivo di Maradona, datato 1984, viene adottata una “enne” napoleonica, oggi scevra di ogni orpello e scritta, a richiamare il periodo napoleonico della città e a comunicare all’Europa calcistica un legame con la Francia imperiale lontano dalle radici della città e durato soli dieci anni. Il presidente accontentò probabilmente un desiderio della moglie Patrizia Boldoni, grande appassionata della figura dell’Imperatore, a tal punto da mettere insieme una preziosa collezione napoleonica fatta di preziosi oggetti portati in mostra nel 2010 a Napoli.
Trattasi pertanto di un’evidente dicotomia storica che stride con le scelte iconiche della nascente A. C. Napoli: Napoleone, attraverso il fratello Giuseppe e il cognato Murat, usurpò il trono del Sud proprio a danno dei Borbone di Napoli nel periodo imperiale francese, prima che il suo crollo e il conseguente Congresso di Vienna riaffermassero il legittimismo in tutt’Europa, sancendo nel meridione d’Italia la restaurazione borbonica.
Il rampante cavallo di Napoli, nobile e fiero, è divenuto ben presto uno spelacchiato somarello. E se è vero che simboli, mascotte e colori delle squadre di Calcio comunicano radici e identità del popolo che rappresentano, quelli del Napoli sono arrivati a noi distorti e confusi, come un po’ tutta la memoria storica partenopea da recuperare.

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una moneta napoleonica e lo stemma della Società Sportiva Calcio Napoli

Due indizi per dire che Mazzarri potrebbe lasciare

Due indizi per dire che Mazzarri potrebbe lasciare
le dichiarazioni del post-Genoa inducono a una deduzione precisa

Angelo Forgione – Potrò sbagliarmi, e francamente lo spero, ma Mazzarri mi sembra al momento fortemente orientato a lasciare Napoli.
L’ha fatto capire tra le righe portando ad esempio i casi di Delneri alla Sampdoria dello scorso anno e di se stesso al Livorno nell’annata 2003-04 culminata con la promozione dei labronici. Si tratta in entrambi i casi di abbandoni dopo un grande risultato.
Mazzarri ha detto ai microfoni di “Premium Calcio” che si meraviglia di tutto questo rumore perchè, nelle circostanze prese ad esempio, tutti sapevano che quelle guide tecniche erano già proiettate su altre panchine. E nel caso personale di Livorno ha detto: «quello che ho passato io in quell’anno li… uno capisce, valuta e poi fa delle considerazioni che poi spiega agli altri». Da ciò si evince che l’allenatore del Napoli ha maturato delle convinzioni di cui è il solo custode e che non ha ancora rivelato a nessuno. È quindi possibile che potrà anche stupirci a risultato acquisito.
Un altro passaggio su cui soffermarsi è quello in cui il mister dice: «Vedete… quando le cose vanno male per gli allenatori, in tre secondi si cambiano. Quando un allenatore fa bene è giusto che valuti tante cose». E questo significa che, mentre spesso i presidenti mettono gli allenatori sotto la lente di ingrandimento e li giudicano, in questo caso è lui che sta giudicando il Presidente.
La mia sensazione è che Mazzarri stia mettendo De Laurentiis di fronte a delle scelte. Per restare pretenderebbe un rafforzamento della squadra con giocatori di caratura per affrontare degnamente la Champions e per tentare l’assalto allo scudetto. È un vincente e vuole vincere, fiuta l’opportunità e vuole che Dela gliela dia; e se non può farlo qui lo vorrà fare altrove. E poi, giustamente, mira ad un riconoscimento economico per il suo ottimo lavoro. Ora tocca al Presidente lasciare o raddoppiare.

Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza. Manca il terzo indizio, ossia la prova. Oppure la controprova in cui francamente tutto l’ambiente deve sperare senza però ritenere un uomo insostituibile. Del resto il caso Quagliarella-Cavani deve pur insegnare qualcosa.

intervista a Mazzarri da Premium Calcio
Passaggio sull’esempio Del Neri alla Samp a 1:35′
Passaggio sull’esempio Livorno 2004 a 2:32′
Passaggio sul rapporto allenatori-presidenti a 2:57′