Caldoro: «Basta offese, fermeremo i rifiuti del Nord!»

Caldoro: «Basta offese, fermeremo i rifiuti del Nord!»
ma gli industriali del settentrione paghino i danni!

Angelo Forgione – Come De Magistris, anche Caldoro è sempre più insofferente agli attacchi di Bossi & C., alleati ingombranti per il PDL meridionale. Il proclama del Senatùr “i rifiuti di Napoli glieli abbiamo messi in quel posto” col quale ha esultato all’inaccoglienza delle regioni del Nord della spazzatura campana, ha urtato ancora di più il Presidente della Regione Campania che ha dichiarato di essere al lavoro per bloccare i rifiuti industriali che dal Nord continuano ad arrivare al Sud come prima risposta alla mancanza di reciprocità.
Gli strali di Bossi sono di fatto un’ammissione di responsabilità e fanno per questo ancor più rabbia: sono anni che al Sud ce lo mettono a quel posto. Come dimostrato dalla Magistratura, la Campania, grazie agli accordi illeciti tra l’imprenditoria settentrionale e la malavita meridionale, ha ingoiato vagonate di rifiuti velenosi che hanno compromesso intere aree agricole ma anche il nostro mare, causando una spaventosa impennata di tumori nella popolazione campana. Gli imprenditori del Nord, invece di risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti speciali con tecnologie appropriate e in piena legalità, hanno pensato bene di inquinare i territori, ma non quelli loro bensì quelli sufficientemente lontani, consapevoli del crimine che stavano compiendo. Il prezzo pagato dal nostro territorio è incalcolabile, e l’andazzo continua silenzioso.
Mi viene in mente l’interessantissimo libro “And so , what…? (Tornano i bastimenti da terre più o meno lontane)” di Pasquale Russiello, fondatore dell’onlus “Arrivano i nostri”, nel quale vengono presentate molte questioni attuali che riguardano Napoli e la Campania e viene proiettata una Napoli in cui, tutto sommato, si vive meglio che altrove (clicca qui per richiederne una copia). Nel testo che l’autore mi donò con estrema cortesia due anni fa, già lessi di una condivisibile proposta di “class action” contro gli industriali del Nord che hanno contribuito scientemente a devastare l’equilibrio ambientale delle nostre zone. Secondo Russiello, la liquidità prodotta dal traffico illecito di rifiuti è difficilmente recuperabile perchè investita chissà dove e reintestata a chissà quale trust. Più facile quindi colpire le aziende complici, molte delle quali ubicate nella parte industrializzata del paese e quindi più vulnerabili ad azioni legali, per poi investire i risarcimenti a favore della ripresa.
Una strada percorribile e necessaria che consigliamo a Caldoro e a De Magistris perchè oltre ad arrestare il traffico di rifiuti velenosi è anche il caso che chi ha sbagliato paghi.

Reggio Emilia dona il tricolore a Pontelandolfo

Reggio Emilia dona il tricolore a Pontelandolfo
«150 anni sufficienti per chiedere scusa»

ATTENZIONE: la notizia è riportata in forma cronistica, quindi senza commenti al fatto.

In occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, Mercoledì 3 agosto, nella Sala del Tricolore di Reggio Emilia, il sindaco della città emiliana Graziano Delrio ha consegnato una copia del Primo Tricolore a Donato Addona, vicesindaco della città di Pontelandolfo (Benevento), teatro dell’eccidio del 14 agosto 1861 da parte dell’esercito sabaudo.

«Se giustizia non può essere fatta perché i tempi sono troppo lontani – ha detto il sindaco di Reggio – si può dire che centocinquanta anni sono sufficienti per chiedere scusa per l’enorme lutto che fu arrecato ingiustamente. Le celebrazioni per l’Unità d’Italia sono un momento importante anche per ricordare verità storiche e pagine non degne del processo unitario e restituire onore e giustizia a vittime innocenti. Oggi, seppur in ritardo, è necessario affrontare questa e altre ferite aperte, nella convinzione che la verità, e non la rimozione, sia la terapia migliore per lenire le lacerazioni del passato. Consegnando il primo tricolore a Pontelandolfo, rivendichiamo il rapporto inscindibile tra la nazione e i valori della modernità democratica e contestualmente riaffermiamo l’importanza dell’unità conquistata, seppur a caro prezzo, nel 1861, e consolidata dalla Costituzione repubblicana del 1948».

Il vicesindaco di Pontelandolfo ha detto che «è un importante riconoscimento per la storia di Pontelandolfo, come lo sarà la partecipazione del Comitato dei garanti per le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unita’ d’Italia Giuliano Amato, delegato dal presidente della Repubblica, a una cerimonia in ricordo delle vittime dell’eccidio del 1861, che avverrà il prossimo 14 agosto nella nostra città. Non vogliamo che Pontelandolfo sia ricordato come un covo di briganti contrari all’Unità d’Italia, perché così non è».

Dopo aver ricevuto il Primo Tricolore, Addona ha tra l’altro donato al sindaco Delrio un volume che ricostruisce i fatti del 1861. Pontelandolfo attende da decenni che venga riconosciuto il massacro del 14 agosto 1861.
L’eccidio di Pontelandolfo, compiuto da una colonna di 400 bersaglieri il 14 agosto del 1861, è tra le pagine più oscure e controverse del Risorgimento. La vicenda è nota e si inquadra nell’anno più caldo del brigantaggio post-unitario. L’11 agosto 1861, 41 dei 44 soldati al comando del tenente livornese Cesare Bracci furono uccisi dai briganti della banda Giordano e da cittadini di Pontelandolfo e Casalduni, una zona dove da giorni erano in corso azioni di bande di ex soldati borbonici.

Dopo la morte dei 41 soldati, fu comandata un’azione di rappresaglia militare a Pontelandolfo e Casalduni. Il luogotenente del Re, Enrico Cialdini, disse che di Pontelandolfo non doveva rimanere più pietra su pietra. L’azione militare fu spietata, la colonna di soldati distrusse l’intero paese (solo tre case rimasero intatte), uccidendo un numero centinaia di persone e imprigionandone molte altre.

Statua di Alfonso d’Aragona, continuano telenovela e danni

Alfonso d’Aragona, continuano telenovela e danni
nuova comunicazione mentre salta un altro dito

Proprio mentre le condizioni della statua di Alfonso d’Aragona peggiorano, riceviamo un nuovo protocollo della Soprintendenza Speciale per il patrimonio di Napoli firmato dalla Dott. Lorenza Mochi Onori (clicca per ingrandire) che ci comunica che ad essa spetta il compito dell’alta sorveglianza e della vigilanza sugli adempimenti mentre le competenze sui beni artistici appartenenti al Palazzo Reale afferiscono alla Soprintendenza alla Soprintendenza per i BAP.
E mentre il carteggio insiste, la statua peggiora: dopo il dito medio, è saltato ora anche l’indice.

video: Paolo Caiazzo racconta la vera storia del Risorgimento

video: Paolo Caiazzo e la vera storia del Risorgimento
sketch identitario a “Fratelli e sorelle d’Italia” su La7

Al programma umoristico “Fratelli e Sorelle d’Italia” del 15 Luglio scorso su La7, Paolo Caiazzo ha proposto con visibilità nazionale il suo simpatico sketch sugli avvenimenti che portarono all’unità d’Italia. Con geniali trovate (come ad esempio i soldi della Comunità Europea per descrivere le massonerie internazionali che cospirarono contro Napoli) e qualche situazione esilarante utile alla composizione del messaggio, l’artista Napoletano ha dato dimostrazione di come ogni componente possa essere utile a diffondere la verità storica, certificata dalle parole di commento finale della padrona di casa Veronica Pivetti.

Garibaldi: «Siciliani, tranquilli, noi siamo venuti per liberarvi».
siciliano: «Ma da chi?» 
Garibaldi: «Noi siamo venuti per restituirvi le vostre terre».
siciliano: «Ma quelle già sono le nostre. Che devi fare piemontese, te le devi prima prendere? Fammi capire.»  

Permessi sosta invalidi da nord a sud

Permessi sosta invalidi da nord a sud
scandalo da Milano a Roma, passando per Bologna

Angelo Forgione – 968 pass intestati a cittadini deceduti da sequestrare. A Napoli? No, a Milano! “Scandalo pass” nella capitale morale d’Italia dove gli automobilisti si infilano nelle corsie riservate, accedono all’area Ecopass e parcheggiano ovunque gratuitamente con contrassegni scaduti, clonati, falsificati e ricettati. Lo scandalo non è cosa fresca perchè fu scoperchiato due anni fa, ma nessuno ne ha mai sentito troppo parlare nei TG o sui quotidiani come invece accade quando simili situazioni accadono a Napoli.
Allora si apprese che i pass milanesi si vendevano ad un prezzo che andava dagli 80 ai 150 euro da insospettabili agenti della Polizia Municipale di Milano. Inizialmente furono 36 le denunce: 4 ufficiali e 12 agenti della Polizia Municipale responsabili dell’illecito e 20 cittadini, in gran parte commercianti milanesi, che avevano acquistato i pass falsi; anche più d’uno a testa. E proprio nell’abitazione di un agente furono trovati 98 pass in bianco e una plastificatrice.
A distanza di due anni lo scandalo ha assunto dimensioni ben maggiori e la nuova giunta Pisapia sta adottando contromisure per arginare il fenomeno. Dunque, sarebbero un migliaio i pass da sequestrare. E nel frattempo, le denunce sono salite a 80. Ad arrivare a 968 pass falsi accertati ce ne vuole.
Sarebbe questa l’onesta e impeccabile Milano descritta dal leghista Salvini che, al pari dei suoi colleghi, non perde mai occasione per sparare a zero sui Napoletani, in tv come su Facebook? A noi non sembra tanto diversa da Napoli se non nel modo con la quale viene considerata. Come non ci sembra diversa Bologna dove la grande truffa dei permessi per invalidi coinvolge anche alcuni noti calciatori. O la capitale Roma, laddove negli ultimi due mesi i “Falchi” hanno accertato circa mille violazioni, ritirando 165 permessi e denunciando 22 persone per uso improprio.

9 miliardi per il Sud, ma sono i FAS spettanti dal 2008

9 miliardi per il Sud, ma sono i FAS spettanti dal 2008
niente di nuovo, atto dovuto e tardivo

Al termine della riunione del CIPE, il governo ha annunciato lo stanziamento di 9 miliardi di euro di fondi per il “Piano per il Sud per le infrastrutture”. Ma non si tratta di nuove risorse bensì di parte dei fondi FAS (Fondo per le Aree Sottosviluppate UE) che prevedono un periodo di spesa del 2007-2013, già stanziati per il “Piano Sud” nel 2008 e poi indirizzati su altre “esigenze” non propriamente per il meridione.
Tre anni di ritardo per un atto dovuto, nessuna attenzione particolare del Governo per il Sud, e resta anche da vedere in quanto tempo partiranno i cantieri se è vero quel che dice Giuseppe Cicco, professore di Economia politica all’Università di Bari: «Una trovata pubblicitaria perchè fa tutto parte della politica dell’annuncio senza soldi in cassa».
Gli fa eco la parlamentare del PD in commissione Lavori pubblici Raffaella Mariani: «Tutti questi soldi in cassa non ci possono essere perché nella manovra finanziaria non c’erano. Diciamo che sono soldi virtuali per l’approvazione dei progetti preliminari; se si dovessero spendere si dovrà trovare la copertura finanziaria».
Misure necessarie e obbligate, quindi, che se pure dovessero trovare immediata attuazione dovrebbero rappresentare solo un punto di partenza e non certo di arrivo per le Regioni meridionali interessate.
Secondo il CIPE, le opere sono immediatamente cantierabili e interessano il Molise per circa 576 milioni di euro, la Campania per oltre 1,7 miliardi, la Puglia per 1,1 miliardi, la Basilicata per oltre 500 milioni. Calabria, Sardegna e Sicilia sono coinvolte per circa 1 miliardo ciascuna. Tra i progetti in cantiere la linea ferroviaria dell’Alta velocità Napoli-Bari, la direttrice ferroviaria Salerno-Reggio Calabria, gli assi stradali Olbia-Sassari, Olbia-Cagliari e Termoli-San Vittore, il completamento di circa 383 km dell’A3 Salerno-Reggio Calabria, la linea ferrata Palermo-Catania. Oltre alla Tav Torino-Lione e la tangenziale esterna di Milano. 

Allarme Galliani, effetto De Laurentiis

Allarme Galliani, effetto De Laurentiis
l’atto di accusa ricalcato dal dirigente milanista

Gazzetta dello Sport del 4 Agosto: GALLIANI ALLARME, «Il calcio italiano da ristorante di lusso a pizzeria. Se andiamo avanti così ci passeranno anche i francesi, diventeremo i quinti d’Europa».
Tutti coloro che non guardavano oltre l’eccessiva scenata del presidente del Napoli alla serata della compilazione dei calendari hanno finito per non capirne il senso, pensando che parlasse solo per se e dipingendo De Laurentiis come il solito vittimista napoletano calato in una sceneggiata napoletana, ma ci voleva poco per capire che il discorso era più ampio e serio.
Da queste pagine il senso di quello sfogo era stato ampiamente sviscerato, evidenziando l’incalzare della Francia nel ranking UEFA a scapito di un’Italia in discesa libera. A distanza di una settimana è Galliani a lanciare l’allarme sulle pagine dei quotidiani sportivi, avvertendo che senza stadi moderni e con una mentalità provinciale si rischia di scomparire dall’elite del calcio internazionale.
Il calcio italiano comincia a interrogarsi su se stesso ma lo fa all’italiana, quando il problema è ormai cronico. La discesa del calcio italiano è cominciata 15 anni fa, non certo ieri. Avete presente la questione dei rifiuti in Campania?
E allora, siamo o non siamo delle “emme” come disse De Laurentiis? Il cui sfogo era in qualche modo diretto allo stesso Galliani che è uno dei dirigenti più in vista e quindi con la responsabilità di risollevare le sorti del nostro movimento; insomma, la differenza tra chi lancia l’allarme e chi invece alza la voce forse spiega il perchè Milan e Inter non si sono allineate alla protesta del Napoli.
Il calcio italiano ormai pizzeria? Consoliamoci noi partenopei, perchè una cosa è certa: la pizzeria pare essere sempre più Napoletana. E quando la pizza è Napoletana, hai voglia a cucinar risotti!

Guglia dell’Immacolata, monumento a rischio crollo

Guglia dell’Immacolata, monumento a rischio crollo
mentre è boom di restauri risorgimentali in città

di Angelo Forgione per napoli.com

S.O.S. monumenti, prosegue l’emergenza patrimonio nel centro storico UNESCO di Napoli. Opere d’arte e capolavori che perdono i pezzi, come la guglia dell’Immacolata in Piazza del Gesù, transennata a Novembre per distacco di frammenti di marmo e da poco liberata dal catafalco dopo un intervento tampone di messa in sicurezza; non si è trattato, come in molti credevano, di un restauro di cui il prezioso monumento settecentesco necessita ma di un’operazione di emergenza per un manufatto di valore inestimabile i cui elementi sono in via di progressivo distacco. «Il monumento è esposto alle intemperie e non c’è stata alcuna manutenzione dall’ultimo restauro degli anni novanta – afferma un preoccupatissimo Massimiliano Sampaolesi, Direttore Tecnico della Giovanna Izzo Restauri che si è occupata dell’intervento – e il Comune non ha soldi. Ci siamo dovuti limitare ad arginare il distacco dei gruppi scultorei per poi smontare i ponteggi, sperando che presto si possano recuperare i fondi necessari per il restauro che è fondamentale».
Per evitare che perdesse i pezzi, l’obelisco barocco è stato completamente fasciato di reti di contenimento che garantiscono la trasparenza e la visione delle sculture ma allo stesso tempo evidenziano un problema che si è aggravato fortemente. Le casse comunali sono a secco, e dunque non resta che sperare in uno stanziamento del Governo o magari di fondi Europei per assicurare i 400mila euro necessari.
Criticità spalmate su tutta la preziosa antichità di un centro storico unico al mondo, e la causa è la medesima: mancanza di manutenzione e abbandono che favoriscono la formazione di vegetazioni selvagge e radici che invadono le intersezioni col risultato che marmi e pietre si fratturano prima e distaccano poi. Dalla guglia dell’Immacolata al campanile di Sant’Agostino alla Zecca, solo due tappe di un lungo percorso turistico del crollo che non è certo una novità. Basti pensare alla Galleria Umberto I, tra pavimentazione rovinata e fregi scultorei che cadono dalla volta d’ingresso di Via Toledo laddove un telo verde evita dalla Pasqua del 2009 che lo scempio si aggravi e che qualcuno di sotto ci rimetta la pelle. Prima dell’imbragatura, l’aquila decorativa ora nascosta dal telo aveva perso un’ala che pare sia finita in discarica e non in sovrintendenza.
Bisognerebbe far presto, ma senza soldi si farà tardi, forse troppo. L’immenso patrimonio monumentale di Napoli crolla: chiese, palazzi, statue e fontane perdono pezzi silenziosamente; una crisi strisciante, meno chiassosa di quella dei rifiuti ma sicuramente più dannosa in prospettiva.
Eppure un rubinetto privilegiato di stanziamenti è stato aperto nel corso dell’ultimo anno, soldi però non utilizzabili per le vere emergenze. Napoli ha visto infatti l’avvio di diversi restauri di statue cittadine quanti non se ne erano visti nell’ultimo decennio. Busti che versavano nel degrado assoluto e che per anni non avevano beneficiato di alcun intervento. Il primo in ordine cronologico, peraltro già terminato, è quello che ha visto finalmente ripulito il monumento a Paolo Emilio Imbriani in Piazza Mazzini. Subito dopo è partita la lavorazione alla statua di Dante Alighieri nell’omonima piazza, e poi ancora alla Colonna dei Martiri, ai busti di Nicola Amore e di Giovanni Nicotera in Piazza Vittoria, di Carlo Poerio in Piazza San Pasquale e di Giuseppe Garibaldi alla stazione ferroviaria, senza dimenticate la pulizia al monumento equestre a Vittorio Emanuele II collocato nella riqualificata Piazza Bovio.
Un filo conduttore unisce tutte queste statue e rende l’idea di una benefica ondata di restauri non casuali, avviati tutti nello stesso periodo, quello delle celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia. I personaggi immortalati sono tutte figure e simboli risorgimentali, “sommo poeta” del Rinascimento compreso, la cui statua fu realizzata proprio durante il mandato di sindaco del patriota Paolo Emilio Imbriani e sul cui basamento è incisa l’epigrafe “All’unità d’Italia raffigurata in Dante Alighieri”. La ricorrenza ha dunque aperto un canale preferenziale di fondi, anche se le statue di Imbriani e Dante erano fuori lotto e hanno goduto dell’intervento di sponsor privati a completo supporto del Comune e delle Municipalità di competenza. Il resto è promosso e finanziato da “Italia 150”, ossia dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, coordinato dalla Direzione Generale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Campania.
I restauri, come si legge dalla nota del Ministero, rientrano nell’obiettivo di contribuire alla riqualificazione dell’immagine della città e alla sensibilizzazione dei cittadini affinché proteggano la loro storia e la memoria. Tutto giusto, o quasi, perché si parla di “loro storia” e viene da chiedersi allora perché le statue risorgimentali che riguardano la storia patria d’Italia vadano ripulite mentre quelle che comunicano l’autentica storia identitaria di Napoli debbano invece restare relegate al degrado assoluto.
Storia identitaria dunque, quella che passa per Piazza Sannazaro dov’è la fontana della bianca Sirena Partenope, pregevole scultura ottocentesca del marcianisano Onofrio Buccini spodestata dallo scuro monumento di Garibaldi nell’omonima Piazza. E mentre il “dittatore delle Due Sicilie” si rifà il trucco, la sinuosa sirena perde le dita e i pezzi, ma anche l’acqua che non sgorga più a causa di una tubatura otturata da mesi che l’Arin non sostituisce.
A Piazza del Plebiscito, la storia di Napoli è di casa forse più che altrove. E li, le statue non se la passano per nulla bene. Quelle equestri di Carlo e Ferdinando di Borbone, i cui basamenti sono ricoperti da scritte spray mentre il bronzo di cui sono fatte è totalmente degradato dalle intemperie e da escrementi di uccelli. Eppur si tratta di sculture preziosissime del Canova (con il contributo dell’allievo Antonio Calì), massimo scultore del neoclassicismo che è corrente artistica nata a Napoli e diffusa in tutta l’Europa ottocentesca di cui la basilica di San Francesco di Paola è straordinaria testimonianza esposta ad ogni vandalismo. Di fronte, sulla faccia di palazzo Reale, soffre soprattutto Alfonso d’Aragona la cui mano non trova pace; e nel frattempo il Ministero e la Sovrintendenza si scambiano incartamenti e solleciti perché gli si riattacchino le dita.
Vorrà dire che in futuro ammireremo Nicola Amore e magari, chissà, lo faremo a Piazza del Gesù dove potrebbe essere spostato in luogo della guglia dell’Immacolata una volta crollata del tutto.


Financial Times: “Grecia come le Due Sicilie dopo l’unità”

«La Grecia sta vivendo, dopo l’adozione dell’euro, lo stesso processo che portò all’impoverimento permanente del Sud dell’Italia quando la lira divenne la moneta nazionale, dopo l’unificazione avvenuta 150 anni fa con il Risorgimento». Il giudizio è del Financial Times (4.7.2011) in un articolo dal titolo “Greece has no future within the eurozone” dell’ex Rettore della Università di Buckingham Martin Jacomb.
Nell’articolo si legge anche che «all’inizio del 19esimo secolo, Napoli era la più grande città d’Italia e la sua regione era abbastanza sofisticata. Ma la sua economia cominciò a declinare rispetto a quella del Nord. Nonostante il Regno delle Due Sicilie abbia cominciato a costruire ferrovie negli anni 30 dell’‘800, prima di ogni altro Stato italiano, quello sforzo fu interrotto. (…) Le economie del Nord e del Sud d’Italia cominciarono ad allontanarsi tra loro, ed il declino del Sud si accentuò ulteriormente con l’introduzione della lira, quando perse la possibilità di correggere lo squilibrio competitivo. I meridionali capaci ed intraprendenti si trasferirono al Nord oppure emigrarono, il divario divenne permanente, così come si manifesta oggi. E la tragedia continua».

La soluzione, secondo Jacomb, sarebbe “lo smantellamento dell’euro” che consentirebbe di restituire competitività alla Grecia (ed all’attuale Meridione). Che la moneta unica abbia avuto un impatto disastroso sull’economia dei Paesi cosiddetti periferici dell’Unione Europea è sotto gli occhi di tutti. Non solo la Grecia, ma il Portogallo e l’Irlanda sono ormai commissariati da Bce, Fondo Monetario Internazionale e Commissione europea, mentre in chiara difficoltà sono Spagna ed Italia. L’altissimo rapporto di cambio lira-euro (1936,27 lire = 1 euro) fissato da Romano Prodi nel 1999 ed una serie di fattori aggiuntivi come gli insignificanti eurocents e l’assenza di una banconota da 1 euro, che fanno dell’euro una moneta “capace di generare di per se stessa inflazione”, come ha osservato l’economista Massimo Lo Cicero, hanno provocato un impoverimento dei ceti medi e popolari a tutto vantaggio della grande finanza e della grande distribuzione.
«Se gli italiani non ce la fanno a finire il mese (…) lo devono tutto a Prodi ed a come è stato fatto l’euro, che è stata la rapina del secolo», sintetizzava qualche anno fa il ministro per l’Economia Giulio Tremonti (Ansa, 10.6.2004).

85 anni di passione. Auguri Napoli!

85 anni di passione. Auguri Napoli!
un’immagine per il profilo Facebook

1 Agosto 1926, 1 Agosto 2011: 85 anni di passione azzurra! il calcio Napoli compie ottantacinque anni, e li porta benissimo. Un sodalizio sportivo che è molto più di una squadra di calcio per un popolo innamorato. Una storia ricca di campioni, di alti e bassi, proprio come la città e la sua storia da cui prende nome e colori.
L’immagine celebrativa creata per l’occorrenza che racchiude la storia della società azzurra, dal cavallo rampante emblema di Napoli alla N napoleonica di ferlainiana invenzione, è a disposizione di chiunque voglia impostarla nel proprio profilo Facebook per riempire d’azzurro il popolarissimo social network in questa giornata in qualche modo storica.
Siamo persone diverse, sconosciute… ma il Napoli è ciò che ci unisce nell’urlo all’unisono. L’urlo di ciascuno di noi è il medesimo di altri 6 milioni nel mondo. Ed è per questo che oggi, augurare “buon Compleanno” al Napoli è come dire auguri ad ognuno di voi.

Auguri, passione nostra… Auguri fratelli Napoletani!