Quando i piemontesi tolsero il panorama al Vomero

Quando i piemontesi tolsero il panorama al Vomero
Storia urbanistica del quartiere collinare

di Angelo Forgione per napoli.com

I Greci la chiamavano Bomos, da βωμός, cioè altura. I Romani, invece, Paturcium, trasformato nel medioevo in “Patruscolo” e poi, nel Rinascimento, “Patruce”, per opera del grande umanista Giovanni Pontano, uomo di corte aragonese, proprietario di un’amplissima villa che occupava tutta l’area tra Antignano e il Torrione di San Martino, proprio sotto la cinquecentesca fortezza di Sant’Elmo. Nel Seicento si diffuse il nome “Vomero”, derivazione del greco Bomos. Chiaro che si tratti del popolarissimo quartiere napoletano, un tempo colle campestre e poi, tra il secondo Ottocento e la prima metà del secolo successivo, massicciamente urbanizzato.
Nel primo Settecento, allorché divenne capitale indipendente, Carlo di Borbone non rivolse particolari attenzioni a questa collina, preferendole quella di Capodimonte, dove fece edificare una nuova reggia. Nel 1799, i repubblicani giacobini la ribattezzarono “Monte Giannone”, ma tornò a essere il Vomero con la repentina riconquista del regno da parte di Ferdinando I, che si interessò al luogo più del padre e acquistò, nel 1817, i terreni utili all’edificazione della Villa Floridiana, per se e la sua sposa morganatica Lucia Migliaccio di Floridia. La realizzò l’architetto toscano Antonio Niccolini, gran protagonista della stagione neoclassica napoletana, autore del rifacimento totale del Real Teatro di San Carlo dopo l’incendio del febbraio 1816. In quegli anni fu realizzata la salita dell’Infrascata, attuale via Salvator Rosa, per consentire non solo al Re di spostarsi il Palazzo Reale e la Floridiana ma anche all’aristocrazia della Capitale di raggiungere le case di villeggiatura in collina. Tre queste, anche l’ancora esistente villa Genzano-Majo all’Infrascata, firmata dallo stesso architetto, dove Gaetano Donizetti scrisse gran parte della gloriosa Lucia di Lammermoor, assoluto capolavoro composto a cavallo tra la primavera e l’estate del 1835, in quaranta giorni di intenso lavoro tra l’alloggio cittadino di via Corsea, l’attuale via Cervantes, e il ritiro estivo messogli a disposizione dall’editore musicologo di origine francese Guglielmo Cottrau, che ne era proprietario.
Quando, nel 1860, Garibaldi invase Napoli, fece suo un recente decreto borbonico di Francesco II di Borbone, ultimo re di Napoli, col quale decretò la costruzione “nei siti più propri allo estremo dello abitato della città e sulle colline che la circondano, di case salubri ed economiche per il popolo, e massime per gli operai”. La congestione urbana di Napoli necessitava di soluzioni importanti, e allora si cominciò a costruire in collina per rispondere alle sempre maggiori esigenze abitative. Nel 1885, sotto la spinta dell’epidemia di colera che aveva colpito la città, fu emanata la “legge per il Risanamento di Napoli”, con la quale si pianificò l’edificazione di un nuovo quartiere collinare. I territori tra San Martino e Antignano, quelli che furono del Pontano, erano stati da poco acquisiti dalla Banca Tiberina, una banca piemontese agevolata dalla monarchia sabauda che aveva spodestato quella borbonica. L’11 Maggio del 1885, Re Umberto I e la Regina Margherita presenziarono alla posa della prima pietra per la costruzione del nuovo rione Vomero, che venne formalmente inaugurato il 20 Ottobre 1889 con l’apertura della funicolare che conduceva a Chiaia. Le nuove strade furono battezzate il 19 Aprile del 1890, allorché il Comune definì i trentasette nomi di artisti vari a cui intitolarle. Nel 1891 fu la volta dell’inaugurazione della funicolare che collegava il quartiere a Montesanto.
Il tessuto viario a maglia reticolare appena nato prendeva corpo con le vie Luca Giordano, Scarlatti, Bernini e Morghen, e con la piazza Vanvitelli, nuovo luogo centrale di aggregazione attorno alla quale sorsero i quattro palazzi pressoché omologhi in stile neorinascimentale.
Partiva intanto la costruzione del nuovo rione Arenella, che prevedeva una sua grande piazza centrale, l’attuale Medaglie d’Oro, da cui sarebbero partite a raggiera ben sette strade nuove.
La zona collinare venne così a saldarsi alla città bassa, ma in maniera disordinata, e subito si avvertì una diversità fra i due livelli cittadini ancora oggi evidente. Nacque una conurbazione sicuramente moderna ed elegante, pronto a rappresentare il nuovo riferimento residenziale in città, ma con un errore che oggi in pochi rilevano: il piano attuato dalla banca piemontese era “bidimensionale”, adatto a una città nordica, non certo a Napoli, non considerando le tre dimensioni tipiche della città obliqua, protesa verso il mare. La verticalità tra Vomero e centro fu sostanzialmente ignorata nel progetto urbanistico; un’omissione visibile, oggi come allora, nell’ostruzione della vista panoramica, in buona parte preclusa dai palazzi e sprecata da una visione imprenditoriale fatta da uomini incapaci di rispettare l’orografia del luogo. Anche il secondo tratto del corso Vittorio Emanuele, dal Suor Orsola Benincasa all’Infrascata, cioè a piazza Mazzini, fu realizzato costruendo edifici sul lato mare, diversamente dal primo tratto borbonico, dal Santuario della Madonna di Piedigrotta al complesso monastico orsolino. Il periodico d’elite Napoli Nobilissima, nel 1893, così descrisse gli interventi appena realizzati: “Le opere sono mirabili e danno alla città un aspetto ordinato, ma quanto si è guadagnato, tanto si è perduto di notevole bellezza”.
Il nuovo quartiere continuò a prendere forma nei primi decenni del Novecento con villini dotati di giardini, chiese, scuole, impianti sportivi, cinema, studi cinematografici (qui nacque la Titanus, poi trasferita a Roma), teatri, ristoranti, esercizi commerciali e anche nosocomi, facendo della zona una vera e propria città di sopra attigua a quella di sotto, maggiormente collegata col centro tramite una terza funicolare, inaugurata nel 1928 col nome di “Centrale” per la sua posizione intermedia tra quella di Chiaia e Montesanto.
Il collasso urbanistico prese il via nel secondo dopoguerra, quando l’attività edilizia subì un’impennata vertiginosa che accrebbe la densità popolativa del trecentosessanta percento circa. Si trattò di quella speculazione edilizia di proporzioni incredibili che Franco Rosi immortalò nel film Le mani sulla città. Gli interessi politici si sposarono con la crescente domanda di una casa al Vomero, possibilmente ai piani alti, là dove il mare era possibile scorgerlo, privando il quartiere anche della sua prerogativa di zona a misura d’uomo. Ai villini di pregio architettonico si sostituirono i casermoni borghesi che si espandevano dal centro del quartiere verso i nuovi rioni più alti, cambiando definitivamente i connotati alla collina e rendendola ambita ma comunque ben lontana dagli standard di vivibilità che il posto avrebbe potuto offrire.
Gli ultimi interventi al quartiere si registrarono negli anni Novanta, con l’apertura delle fermate della Metropolitana collinare che dotarono il quartiere di un ulteriore mezzo di trasporto e di nuovi arredi urbani nelle piazze a lungo interessate dai lavori.
A testimonianza di un’urbanizzazione che ha divorato la collina agreste ma anche di una storia antichissima che fa del Vomero la corona della città, nel Dicembre 2010 l’antica Vigna dei Monaci di San Martino tra la trecentesca Certosa di San Martino e il corso Vittorio Emanuele, oggi privata, divenne monumento nazionale per decreto ministeriale. Lì, in un’oasi protetta di sette ettari tra cemento e automobili, si coltivano viti autoctone, agrumi ed altre specie da frutto. È l’ultimo pezzo di Bomos, l’ultimo lembo di verde della celebre Tavola Strozzi, miracolosamente sopravvissuto al sacco edilizio.

“DECIBEL AZZURRI”, il nuovo videoclip

“DECIBEL AZZURRI”
il videoclip che catapulta nel “San Paolo” virtuale

3 minuti intensi di stadio virtuale: i suoni, le bandiere, le sciarpe, i cori, le esultanze, il canto di Napoli. L’esperienza del catino di Fuorigrotta con pochi paragoni da rivivere velocemente in maniera multimediale. I decibel del popolo azzurro ai picchi più alti sulla scia dello speaker Daniele “Decibel” Bellini.

LE TRE GIORNATE DI NAPOLI – Controcelebrazioni 150 anni d’unità d’Italia

LE TRE GIORNATE DI NAPOLI
Il video e la cronaca delle controcelebrazioni del 150°

Dal nostro punto di vista, con un pizzico di presunzione, abbiamo onorato Napoli. Abbiamo visto tanta gente e pochi giovani assembrarsi a Piazza del Plebiscito il 17 Marzo per le celebrazioni dell’unità d’Italia, molti dei quali probabilmente hanno dimenticato che questa città è passata in 150 anni dall’essere Capitale europea a capitale della “munnezza”, del crollo monumentale, della disoccupazione e della criminalità. No, non c’era proprio nulla da festeggiare e chi l’ha fatto magari ha preferito non pensarci. Noi non l’abbiamo dimenticato e anzi questo pensiero ci ha assillato e continuerà a farlo costantemente per chissà quanto tempo ancora.
I giovani erano invece tutti a Piazza dei Martiri, dimostrando voglia di riscatto e quell’ideale di speranza che in questa terra sembrava essere ormai svanito. Così non è! Vederli tutti insieme (bambini compresi) con le bandiere bianche della nostra storia, non certo per invocare monarchie o il passato ma per ostentare identità e chiedere un futuro di pari dignità, opportunità e di orgoglio, è stata una gioia immensa. I ragazzi hanno bisogno di questo, di una luce, di una speranza per la terra che amano che questo stato ha sottratto e negato. Hanno bisogno di classi dirigenti meridionali fiere, laboriose ed efficaci che il Sud non ha mai prodotto. Ecco perchè noi eravamo in piazza, per far sentire la nostra voce e per far capire alla politica locale e nazionale che i Napoletani sono stanchi di assistere alla deriva e starsene con le mani in mano, per far capire che gli staranno col fiato sul collo, a cominciare dalle prossime elezioni amministrative.
Circa 300 persone con più di 200 bandiere distribuite hanno urlato forte “Malaunità”V.A.N.T.O., Neoborbonici, Insieme per la Rinascita e R.D.S. insieme, con la presenza del cantautore Eddy Napoli e di Enrico Durazzo patron di Napolimania. Tutti ad ostentare orgoglio e ad urlare verità!
Il resto è il rifiuto di una retorica che ha caratterizzato queste celebrazioni che con l’unità non avevano nulla a che fare. La stragrande maggioranza degli italiani non conosce la storia e non si è accorta che si è festeggiata la dinastia dei Savoia, la loro conquista del Sud e non l’unione del paese avvenuta nel 1870, non certo nel 1861. Il 17 Marzo di quell’anno si verificò al Parlamento di Torino l’autoproclamazione di Vittorio Emanuele II Re d’Italia, invasore senza dichiarazione di guerra dei territori meridionali ai quali regalò morti e devastazioni in ogni campo del tessuto sociale. Il Capo dello Stato Giorgio Napolitano gli ha purtroppo reso omaggio al Pantheon mentre uno striscione che ne denunciava i genocidi veniva fatto rimuovere senza che il protagonista avesse vilipeso la bandiera italiana e si fosse avvalso di qualcosa di diverso dall’articolo 21 della Costituzione che riguarda la libertà di espressione.
Per le vittime del sud di quella casata piemontese nessuna memoria se non la nostra, la sera prima della “festa” e proprio in quel luogo dove questa si sarebbe svolta. Nella chiesa di San Ferdinando la nostra celebrazione (non del sacerdote che ha assistito felice) è stata veramente toccante: 200 nomi tra le centinaia di migliaia dei meridionali che perirono in quel momento storico per decisione di Vittorio Emanuele II di Savoia hanno riecheggiato nella chiesa borbonica. Alla fine un lunghissimo applauso ha accompagnato la viva commozione dei presenti. Poi una deposizione di fiori con lumini accesi e bandiere listate a lutto al Plebiscito. Dopo 150 anni qualcuno ha finalmente ricordato quegli sfortunati uomini che parlavano la nostra lingua, il napoletano, ma anche il dialetto calabrese, lucano, pugliese, abruzzese e siciliano.
E ancora prima avevamo presentato il libro-verità “Malaunità” in una Sala della Loggia del Maschio Angioino piena di gente appassionata e curiosa che da oggi ha una nuovo potente strumento per scavare nel proprio passato identitario.
Tre eventi riuscitissimi che chiaramente non potevano godere del risalto informativo ma che hanno fortemente espresso protesta, memoria e cultura, riassunti in un videoclip in cui l’orgoglio e la voglia di verità e vera unità sono visibili sui volti dei giovani e dei meno giovani che alla retorica hanno dato un calcio ben assestato.
Il resto sono solo polemiche di chi può vedere in tutto questo della sterile nostalgia o un tentativo di creare divisioni e polemiche. No, noi non siamo secessionisti ma abbiamo “solo” onorato il nostro amore per Napoli che ci da la forza di combattere ogni giorno in strada per il suo riscatto, guardando al futuro senza perdere di vista il nostro passato. Chi ci accusa lo fa da dietro una scrivania, contribuendo allo “demolizione” della dignità collettiva di un popolo che si vuol tenere in stato di dormiveglia. E dunque, se contribuire proattivamente al risveglio dei giovani della nostra città significa essere nostalgici, allora noi siamo fieramente nostalgici. E anche fieri di come abbiamo “diversamente” celebrato l’unità d’Italia.
Noi non possiamo restituire ai Napoletani il lavoro che manca o la sicurezza del futuro. Ma almeno un merito ce l’abbiamo, ed è quello di lavorare per la restituzione dell’orgoglio, da cui poi nasce la corretta convivenza, il senso civico e l’amore per il bene condiviso. Le “tre giornate di Napoli” ci hanno detto che siamo sulla strada giusta. Andiamo avanti!

Angelo Forgione

Il video de “le tre giornate di Napoli”

vai alla fotogallery di Repubblica.it

da NapoliUrbanBlog, un video significativo:
Al Plebiscito, una signora nel suo analfabetismo si dimostra più sveglia dei napoletani presenti che hanno festeggiato il loro funerale


Sfregio al colonnato di San Francesco di Paola

Sfregio al colonnato di San Francesco di Paola
Ancora umiliata la storia di Napoli Capitale

Un monumento non deve illuminare ma essere illuminato!

Intervento e denuncia a TeleCapriNews


La denuncia l’avevamo fatta lo scorso 20 Gennaio (leggi il post), quando avevamo capito che quei riflettori tra le statue delle virtù cardinali e teologali del colonnato della Basilica di San Francesco di Paola non erano un’installazione provvisoria utile ai festeggiamenti di Capodanno al Plebiscito ma una soluzione permanente.
Mentre la Giunta Iervolino spara gli ultimi fuocherelli, ci tocca portare le telecamere di TeleCapriNews sul posto per testimoniare questo ennesimo brutto lascito del sindaco e dei suoi uomini.

La più importante testimonianza italiana del periodo Neoclassico, che ha proprio Napoli come radice, umiliata da una soluzione senza alcun criterio estetico.
I monumenti non devono illuminare ma essere illuminati. È cervellotico tutto ciò! Non possiamo non riflettere sull’incapacità da parte delle persone che hanno realizzato questo scempio di rispettare la grande storia della città, e ci chiediamo come la Soprintendenza ai Beni Architettonici che ha sede proprio di fronte, a Palazzo Reale, possa tollerare una simile bruttura.

Le troppe competenze nella Piazza (ci risulta che Palazzo Reale sia sotto l’egida della Soprintendenza, il colonnato del Fondo per gli Edifici di Culto e la piazza di pertinenza del Comune) fanno in modo che non si possa definire delle responsabilità. Ma questo poco importa; ciò che conta è che il luogo simbolo di Napoli Capitale, pregno di una storia che poche città possono vantare, è ancora una volta offeso dagli stessi napoletani.

Ci chiediamo poi se questa gloriosa storia la conoscano. Ad ogni buon conto, gliela ricordiamo velocemente nell’intervista.

Angelo Forgione
Movimento V.A.N.T.O.
(Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio)

La bandiera delle Due Sicilie al “San Paolo” a Radio Incontro Roma

La bandiera delle Due Sicilie allo stadio “San Paolo”
Angelo Forgione a Radio Incontro Roma

Dopo l’esibizione delle bandiere del Sud allo stadio “San Paolo” durante Napoli-Catania del 20 Febbraio 2011, a “Napoli nel Cuore” su Radio Incontro Roma, Angelo Forgione spiega la manifestazione per sensibilizzare alla conoscenza della verità storica sul Risorgimento da sempre nascosta dalla retorica unitaria, riproposta con maggior vigore dalle celebrazioni del 150° anniversario dell’unità d’Italia che coinvolgono anche importanti palcoscenici nazionali e artisti di rilievo abili e “arruolabili” con la loro maestria per diffondere falsità storiche.

leggi la cronaca dell’evento

La bandiera dei nostri Popoli al San Paolo, la cronaca.

La bandiera dei nostri Popoli al San Paolo

La cronaca e il video della serata

di Angelo Forgione

È andata bene, considerando che era la prima volta per una manifestazione storico-identitaria al “San Paolo”. Le annunciate presenze confermate su Facebook, come al solito, non sono andate oltre il 20%, ma i nuclei organizzativi hanno comunque assicurato un colpo d’occhio ben visibile da tutto lo stadio. All’appuntamento fuori i distinti, le bandiere delle Due Sicilie erano infilate nelle aste ma ai varchi abbiamo dovuto sfilarle, superando così i controlli ai quali ci è stata fatta qualche opposizione per il prevedibile giudizio sulla “connotazione politica” dello stemma. Un po’ di “chiacchiere” per spiegare che eravamo li per fare cultura e identità, senza alcun intento sovversivo e secessionistico, e poi dentro. Lo stesso non è accaduto ad altre persone, soprattutto in Curva B e negli stessi Distinti, dove alcune bandiere sono state sequestrate in maniera coatta. Una volta entrati, ci siamo assiepati nel settore più sgombro, quello a ridosso della Curva A. E là abbiamo cominciato a stendere i drappi tra le nostre mani.
Le telecamere di SKY non ci hanno ignorato quando si è parlato della “panolada” e il cronista Alessandro Alciato ha riferito che di bianco non vedeva alcun fazzoletto ma solo tantissime bandiere delle Due Sicilie (guarda video).
Molte persone, all’esterno, ci hanno chiesto di acquistare bandiere che però erano esaurite, complimentandosi per l’iniziativa. Dentro invece siamo stati notati con curiosità, anche e soprattutto da chi non conosceva la bandiera del Sud. In tanti l’hanno scambiata per la bandiera del Real Madrid, qualcuno per un simbolo catanese, e a più d’uno io stesso ho fatto con piacere delle mini-lezioni di storia. Quando ho parlato di Due Sicilie, la domanda automatica è stata: “ma tifate anche per il Catania”? Potrebbe sembrare avvilente, ma non lo è. In fondo, eravamo li con lo scopo di fare un minimo di cultura identitaria.
Tra di noi ho visto facce felici e fiere, e quell’entusiasmo resterà a lungo nei miei ricordi. In tanti a ringraziarmi e a mostrarmi apprezzamento. Ringraziamenti che condivido con i ragazzi di “Insieme per la Rinascita” e con gli altri gruppi senza i quali questo piccolo momento “storico” non avrebbe avuto luogo.
Le bandiere erano presenti anche in altri settori, non tantissime, ma ben visibili. Alcune appese alla balaustra della Curva B.
Anche i gruppi organizzati dei Distinti hanno mostrato interesse per il nostro vessillo e hanno chiesto con successo ad uno dei ragazzi del gruppo Facebook “Briganti” di poterla esporre sulla transenna. Con la promessa di portarla anche a Milano, perchè alla fine “la bandierà delle Due Sicilie ha portato fortuna”.
Il nostro Napoli ha anche vinto, e ha persino marcato goal per la prima volta Zuniga! Unica nota spiacevole, la presenza in Curva A di uno stemma sabaudo. Chi lo sventolava non sapeva certamente cosa stava facendo.
A fine partita, i rappresentanti di “Insieme per la Rinascita”, a nome di tutti i partecipanti, si sono recati nel settore dei tifosi catanesi ai quali sono state regalate delle maglie offerte da Enrico Durazzo di “Napolimania”, ricambiate con sciarpe e t-shirt del Catania Calcio (presto foto ad integrazione del post).
Ieri abbiamo indicato la via dell’orgoglio per ciò che siamo stati un tempo, cosa di cui molti non sono consapevoli. Incuranti delle divisioni e dei fronti di opinione, di chi ci butta fango addosso dicendo che noi meridionalisti sosteniamo la monarchia e la divisione: STUPIDAGGINI CHE SQUALIFICANO CHI LE DICE!!! A noi interessava e interessa solo la nostra storia e la nostra consapevolezza. I leghisti che ragionano per potere lasciamo che vegetino altrove, noi ragioniamo col cuore e per amore della nostra città e del nostro Sud. Una via lunga, stancante ma doverosa!
Personalmente sono certo che da oggi, di queste bandiere, se ne vedranno sempre di più nel tempio del calcio Napoletano.

contributo da SKY

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videoclip realizzato da “Insieme Per La Rinascita”

videoclip: “ARRIVEDERCI ROMA”

videoclip: “ARRIVEDERCI ROMA”

Dallo scontro tra le due vere Capitali italiane nasce il mio ultimo video.
La storia di questo campionato dice che tra Napoli e Roma non c’è partita. Anzi, si… due! Con due goal a partita degli azzurri e una doppia vittoria per la Capitale del Sud.

“PORTIAMO LA BANDIERA DELLE DUE SICILIE AL SAN PAOLO”

“PORTIAMO LA BANDIERA DELLE DUE SICILIE AL SAN PAOLO”
Domenica 20 Febbraio, Stadio “San Paolo”

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO

Manifestazione sportivo – culturale – storico – identitaria

L’iniziativa “PORTIAMO LA BANDIERA DELLE DUE SICILIE AL SAN PAOLO”, prevista allo stadio “San Paolo” in occasione dell’incontro valevole per il Campionato nazionale di Serie A Napoli-Catania, sta raccogliendo un notevole consenso. Diverse centinaia le bandiere già distribuite che sventoleranno Domenica sera nel settore dei Distinti, versante Curva A. E numerose sono le richieste da evadere nonchè le presenze confermate “a macchia di leopardo” in altri settori dello stadio.

I rappresentanti dei movimenti e delle associazioni in calce al presente comunicato precisano che essa è unicamente a carattere storico-culturale e non riveste, né vuole rivestire, alcun messaggio politico.

Pertanto, diffidano sin d’ora da ogni eventuale strumentalizzazione che possa coinvolgere altre tematiche non fedeli allo scopo e invitano a non esibire emblemi, stemmi e effigi non conformi a quello che ricorda i nostri antichi Popoli.

Con l’occasione, intenderemo lanciare un segnale identitario e cercheremo di ricordare le tristi verità risorgimentali sempre sottaciute e il milione circa di martiri meridionali massacrati dai “padri della patria” che non vengono mai ricordati e onorati, diversamente da quanto invece avviene per altri eccidi che riguardano la storia d’Italia.

Da buoni sportivi e tifosi del nostro Napoli, non intendiamo in alcun modo politicizzare lo stadio “San Paolo” ma alimentare il nostro orgoglio e la nostra consapevolezza di popolo, dettando la riscoperta della nostra storia ai tanti giovani e meno giovani che assiepano gli spalti dello stadio.

Non desideriamo alimentare alcun sentimento secessionista e non vogliamo che il messaggio della nostra antica bandiera, che ha realmente sventolato nei nostri cieli, possa essere confusa con quella di movimenti politici secessionisti riferiti a nazioni, stemmi e nomenclature mai esistite e quindi partorite in qualche agenzia pubblicitaria.

Faremo sventolare la bandiera della nostra antica Terra che ancora oggi calpestiamo con orgoglio ma troppo spesso con incoscienza: le Due Sicilie. Con l’auspicio che se ne abbia più rispetto e se ne nutra sempre più amore, perchè si può amare profondamente solo ciò che si conosce a fondo.

Abbiamo scelto l’incontro Napoli-Catania e non a caso. Le due splendide città sono forse quelle che, più di altre, portano i segni delle conseguenze tragiche dei metodi con cui fu realizzata l’unità d’Italia: massacri, saccheggi e l’avvio del fenomeno dell’emigrazione mai arrestata, nonchè della questione meridionale prima sconosciuta e ora terribilmente cronica.

Intendiamo quindi sensibilizzare gli sportivi e i tifosi nei confronti della conoscenza e dell’approfondimento della nostra identità, cancellata da una retorica stucchevole che nega il nostro passato e che ancora oggi è linfa delle celebrazioni del 150° anniversario dell’unità d’Italia. La costruzione di una vera identità nazionale non può non passare per la verità storica, e siamo certi che un popolo senza storia è un popolo senza futuro.

Vogliamo fare cultura, informazione, aggregazione e identità all’insegna di quello stemma che rappresenta più di ogni altro il Popolo meridionale. E, perchè no, (ri)dare ai tifosi Napoletani un’altra bandiera da sventolare.

Noi lo faremo in tanti, con orgoglio!

Insieme per la Rinascita
Movimento V.A.N.T.O.
Movimento Neoborbonico
Rinascita del Sud
Contro Vento
Giovani per il Sud

Per acquistare la bandiera al prezzo di € 5,00 (110 x 50 cm stampa a sublimazione), basterà fissare preventivamente un appuntamento chiamando al 333 22 05 108 (Stefano) e recarsi poi in Via Belvedere 111 al Vomero (nei pressi della piazzetta)

LA BANDIERA DELLA NOSTRA STORIA AL “SAN PAOLO” (Napoli vs Catania)

LA BANDIERA DELLA NOSTRA STORIA AL “SAN PAOLO”
Napoli vs Catania, 20 Gennaio ore 21:00

Durante la partita di campionato Napoli – Catania del 20 Febbraio, nel settore distinti (versante curva A) dello stadio San Paolo, numerosi gruppi meridionalisti raduneranno i propri iscritti muniti di bandiere dell’antico regno del Sud per lanciare un forte messaggio identitario ai tanti giovani che gremiscono il catino di Fuorigrotta, affinchè vi sia un maggiore approfondimento della nostra storia sotterrata e una maturazione interiore di un’autoconsapevolezza più diffusa circa un popolo grande ma poi educato alla minorità.

L’iniziativa non avrà alcun carattere politico ma, come detto, sarà improntata alla diffusione della cultura, della storia e all’attivismo pro-attivo a favore del nostro popolo e della nostra terra. Qualsiasi utilizzo di emblemi diversi dalla bandiera della nostra antica Nazione sarà ritenuto strumentale.

Per acquistare la bandiera al prezzo di € 5,00 (110 x 50 cm stampa a sublimazione), basterà fissare preventivamente un appuntamento chiamando al 333 22 05 108 (Stefano) e recarsi poi in Via Belvedere 111 al Vomero (nei pressi della piazzetta)

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Carlo Alvino e Angelo Forgione:
«PORTIAMO LA BANDIERA DELLE DUE SICILIE AL “SAN PAOLO”!»