Opinioni spaccate per il videoclip “Ma perchè sei tifoso della Juve se sei di Napoli?”

Opinioni spaccate per il videoclip “Ma perchè sei tifoso della Juve se sei di Napoli?”

Il video “Ma perchè sei tifoso della Juve se sei di Napoli” ha spaccato l’opinione come mai accaduto per le mie realizzazioni calcistiche che pure hanno sempre contenuto input che vanno oltre la mera questione sportiva. L’utilizzo di una tematica storica cruenta ha creato due fronti, quello del “mi piace tanto” e quello del “non condivido”.
Diciamolo subito, il video è tra i più visti in Italia su Youtube e l’1 Gennaio è stato addirittura il più visto in assoluto. Dopo tre giorni di pubblicazione ha superato le 100.000 visite e i commenti sono dei più vari.
Molti gli insulti in privato da parte di juventini, soprattutto del sud, e questo significa che il video rappresenta una “minaccia”. Di contro c’è un fiume di persone che mi ringraziano per aver diffuso con questo prodotto una verità poco conosciuta. Starà a chi è curioso scavare e conoscere.
Il video non incita ad alcuna violenza ma fa cultura, e solo i meno pronti non l’hanno compreso. Nel coro dei “no” si leva la domanda “ma che c’entra l’eccidio piemontese delle popolazioni meridionali col calcio?”. C’entra, perchè il calcio è fenomeno di costume del nostro paese, e il costume è un aspetto della società, e la società è figlia della storia.
È vero che il calcio è un divertimento, e molta gente vuole limitarsi a seguirlo per donarsi distrazione, ma è anche vero che è termometro dell’appartenenza delle varie comunità. Questo discorso è spesso estremizzato, e allora li nasce l’odio e la violenza negli stadi da cui prendo le distanze (il calcio è un bellissimo gioco), ma è anche innegabile che un sentimento radicato verso una determinata squadra non si limita solo ad una scelta di cuore che può scoccare da bambini perchè non prescinde dalla conoscenza della storia stessa del club prescelto e di tutto ciò che gli gravita attorno, processo di radicazione che si completa crescendo.
Nessuno vuole imporre delle scelte, ognuno è libero di tifare chi vuole, di scegliere a chi indirizzare i propri favori. Le scelte possono essere giuste o sbagliate ma non tocca a nessuno sindacarle se non a sè stessi. Il video offre degli spunti di riflessione che molti credono inappropriati ma che invece sono molto attinenti perchè riguardano un aspetto cruciale della vita della nazione che è si lontano 150 anni (di fatto pochi se consideriamo la giovane vita della nostra nazione e il fatto che allora c’erano i nostri bisnonni, non certo i nostri antenati prediluviani) ma che è ancora così attuale per le condizioni di disparità tuttora persistenti tra il nord e il sud del paese.
Qualcuno si è mai chiesto perchè Juve, Milan e Inter sono le società più blasonate? O perchè al nord sono finiti 98 scudetti e al sud solo 8, Roma compresa? Semplice, perchè il calcio, in quanto fenomeno di costume, rispecchia la realtà del paese, e la realtà del paese dice che c’è una profonda disparità economica tra nord e sud che prima del 1860 non c’era affatto. Chiediamoci allora se mai si sarebbe creata una simile disparità di risultati senza la differenza di sviluppo delle due aree del paese. Diciamolo chiaramente: no! Così come esiste una questione meridionale generata dai metodi con cui si è unito il paese, così esiste una questione meridionale nel calcio. E i bambini, si sa, sviluppano in loro il (falso) mito della squadra vincente. Le vittorie per le squadre del nord si sono ripetute e moltiplicate, e i più piccoli hanno finito per andare a traino, salire sul “carro dei vincitori”. Poi si cresce e ci si ritrova a metabolizzare, senza quindi ribellarsi, persino le offese che dai tifosi delle squadre per cui si tifa giungono ai napoletani e ai meridionali. Se non è questione sociale questa?!
Il video, come detto, offre degli spunti a quelli che ormai bambini non sono più e che possono “scavare” e riflettere, se non hanno la voglia. Innanzitutto la figura di Massimo Troisi, che è solo la punta dell’iceberg del tifo napoletano “vip”. Cerchiamo un Napoletano famoso per la sua Napoletanità che non tifi Napoli. Non c’è! Trosi, Sofia Loren, Massimo Ranieri, Pino Daniele, Tullio De Piscopo, Eduardo De Crescenzo, solo per citarne qualcuno. Non c’è nessuno dei “Very Important Neapolitans” che non parteggi per la squadra della propria città.
La questione “eccidio piemontese“, come già detto, è l’origine di una colonizzazione del meridione e di un’Italia giustamente unita ma in maniera sbagliata e con risultati catastrofici per il sud.
Sarà pure risultato un pugno nello stomaco dei più “delicati”, ma la volontà era precisa e me ne sono assunta tutta la responsabilità. Volevo arrivare a raccontare la verità, una delle tante verità sotterrate che riguardano la terra “Napolitana”. Potevo completare il video a consegnare la patata bollente alla band “L’Altroparlante” che l’ha condiviso appieno prima di editarlo, e invece l’ho firmato mettendoci la faccia. Con la presunzione che tutto questo possa rappresentare una piccola scintilla di cambiamento di mentalità da parte di una comunità Napoletana, e meridionale in generale, che è indotta per questioni sociali già elencate a fare delle scelte di cui non si rende conto, e di non metterle poi mai in discussione neanche in età in cui può farlo. E mi piace pensare, chissà, che qualche nuovo tifoso Napoletano si possa recuperare alla causa col tempo.
Infine, cosa c’entra Quagliarella con gli spunti di riflessione offerti? Nulla, proprio nulla. Difatti il video è diviso in tre tronconi: 1) Napoletanità 2) questione Quagliarella 3)invasione piemontese del sud.
L’aver trattato il tema Quagliarella è stata una precisa richiesta della band dal momento che il brano esisteva già e questa era una versione remix da lanciare proprio nell’imminenza di Napoli-Juventus, partita che dovrebbe segnare il ritorno dell’ex attaccante azzurro al San Paolo dopo il passaggio alla Juventus. È infatti previsto un video della versione originale priva dei riferimenti alle frasi di Quagliarella.

Circa l’attaccante juventino, va chiarito che nel video non è trattato come un traditore perchè ne io ne l’Altroparlante lo consideriamo tale e non ci saremmo mai sognati di far passare un messaggio culturale e storico associandolo ad un’opera di accanimento mediatico verso una persona che è un professionista. Non è il suo passaggio alla Juve nelle modalità che conosciamo che può etichettarlo traditore senza appello. A lui vengono imputate delle frasi inopportune, quelle evidenziate nella clip, che voleva evidentemente rivolgere alla dirigenza azzurra ma che, inevitabilmente, hanno offeso i tifosi azzurri ai quali non era stata data neanche una spiegazione o un saluto. La mancanza di rispetto verso la gente è la sua colpa, non altra. E per uno che comunica Napoletanità e Orgoglio, questo spunto, pur nella sua leggerezza, non può essere tralasciato.
Ringrazio per i tantissimi apprezzamenti che ricevo per l’operazione, moltissimi dei quali contenenti ringraziamento per aver convogliato l’attenzione calcistica verso una tematica che sembra distante nel tempo ma che invece non solo è attualissima ma è anche da portare alla luce. Un grazie anche a coloro i quali si sono chiesti “ma stavolta Forgione che ha fatto?”. L’aver creato dibattito è una cosa che, comunque, mi appaga. Ed è per questo che non sono necessarie giustificazioni.
Concludo infine ricordando a chi dice che i meridionalisti sono dei vittimisti, sempre pronti a piangere e accusare il nord, invece di guardarsi in casa. Chi fa un ragionamento del genere non sa che Forgione, oltre a fare i video sul Napoli, con V.A.N.T.O., è un attivista in città, per il cui decoro si batte anche con risultati attaccando l’amministrazione locale e i cittadini che non rispettano la città nella vita di tutti i giorni. Altro che vittimismo! Qui si fa attivismo all’interno e lotta identitaria all’esterno.

Un video-augurio da Angelo Forgione ai Napoletani, quelli veri.

Un video-augurio da Angelo Forgione ai Napoletani, quelli veri.

Sulle significative note vocali del mio grande e stimatissimo amico Eddy NAPOLI (non a caso), un augurio NAPOLETANO alla mia maniera.

Napoli vive un momento critico, forse il peggiore di sempre, e c’è bisogno più che mai dell’impegno di tutti.
Con V.A.N.T.O. “qualcosa” si è fatto ma molto di più si deve fare. Nel video-augurio c’è riferimento ad un anno pieno di battaglie, alcune vinte e alcune perse, ma sempre portate avanti con Napoli nel cuore. Tante lotte per il decoro sostenute nell’ambito cittadino e a molte altre per la dignità e il rispetto della nostra identità portate avanti “fuori le mura” anche insieme ai cari amici colleghi del Parlamento del Sud.
Grazie a chi mi ha sostenuto, alle associazioni che hanno lottato con me e a quei media che mi hanno dato voce.
Con l’auspicio che tutti insieme si porti la nostra fierezza e la nostra passione per Napoli anche fuori del San Paolo, l’unico posto dove riusciamo a dimostrare di essere compatti e fieri di amare la nostra “Napoli”, auguro un sereno Natale e un 2011 più “azzurro e Napoletano” che mai… soprattutto senza chi ha devastato l’anima di questa città lasciandola alla deriva in questi ultimi anni di malgoverno a Palazzo San Giacomo e non solo.

Buone feste ai semplici cittadini, ai tifosi del Napoli, a chiunque ami Napoli non solo a parole, a chi non è di Napoli affinchè impari a giudicarla senza prevenzione.

Angelo Forgione

La verde collina del Vomero dichiarata “Monumento Nazionale”

La collina del Vomero è “Monumento Nazionale”

di Angelo Forgione
vai all’articolo su napoli.com

Mentre il Comune di Napoli si affanna nella lotta contro il tempo per la consegna del Piano di Gestione all’Unesco, giunge una piacevolissima notizia per la città: l’antica “Vigna dei monaci di San Martino”, ovvero la verde collina nel cuore della città che si affaccia sul golfo ai piedi della trecentesca Certosa e del Castel Sant’Elmo, è stata dichiarata Monumento Nazionale.
 Lo ha stabilito il decreto n. 851 del Ministero per i Beni Culturali, emesso a seguito della proposta della Soprintendenza ai Beni architettonici e paesaggistici di Napoli e provincia.

Da sempre emblema della città, sempre presente nelle immagini e nei disegni storici di Napoli come ad esempio la celebre “tavola Strozzi”, la “Vigna San Martino” è ancora oggi un territorio agricolo urbano di più di 7 ettari. È stato quindi dichiarato “Bene di interesse storico artistico” entrando a far parte del patrimonio culturale italiano al pari di un qualsiasi monumento di fattura umana. È l’ennesima dimostrazione della 
bellezza di Napoli in quanto non solo città d’arte ma anche e soprattutto come città dall’incomparabile bellezza geologica donata dalla natura. La collina del Vomero, una corona della città, si unisce alla bellezza del Vesuvio adagiato sul mare della splendida baia di Napoli che accoglie le isole a largo e degrada fino ai magnifici Campi Flegrei.

La storica vigna fu realizzata insieme alla Certosa nel 1325 dal duca di Calabria Carlo d’Angiò e al momento dell’Unità d’Italia, divenendo la stessa Certosa un Museo, venne a decadere la salvaguardia dello spazio agricolo, separando di fatto le due entità.

Il decreto ha una valenza eccezionale per il fatto che non riguarda la tutela di un bene in pericolo come accade di solito, seppure il verde della collina vomerese sia stato aggredito nei secoli dall’urbanizzazione selvaggia. Nel 1967, la Vigna fu vincolata come “Bene di interesse paesaggistico” per evitare che fosse completamente divorata dalla lottizzazione ediliza prevista del Piano Regolatore del 1939.
 Oggi conserva ancora sentieri, terrazzamenti e edifici agricoli costruiti dai monaci certosini nel corso di sei secoli ed è ora necessario che questo nuovo “monumento nazionale” sia reso visitabile e percorribile con maggiore facilità, inserendolo negli itinerari turistici. La palla passa dunque all’amministrazione comunale nella valorizzazione di uno spazio monumentale unico che comprende castello, certosa e vigna.


Albero in galleria, felici di aver contribuito ad interrompere una triste “tradizione”

Albero in galleria, felici di aver contribuito ad interrompere una triste “tradizione”

A pochi giorni dal Natale, sembra proprio di poter dire che una brutta “tradizione” napoletana sia stata interrotta. L’albero dei desideri (foto allegata), l’icona natalizia in “Galleria Umberto I”, è ancora al suo posto a differenza degli scorsi anni caratterizzati dai rituali furti.
Merito soprattutto del presidio 24 ore su 24 della polizia municipale istituito la scorsa primavera quando V.A.N.T.O. e i commercianti della galleria trovarono l’appoggio del consigliere comunale Raffaele Ambrosino. Ne scaturì un emendamento che fu votato in consiglio comunale, al quale seguì il ripristino del sistema di videosorveglianza.
Fu proprio il furto dello scorso anno, a cui fu fatta seguire l’esplosione di un forte petardo la notte di Capodanno, ad accendere il dibattito che coinvolse anche il Presidente della prima Municipalità Fabio Chiosi nella richiesta di chiudere i varchi nelle ore notturne con delle cancellate, proposta poi bocciata dalla Soprintendenza.
Proprio un anno fa V.A.N.T.O. appose sul vaso riverso sul pavimento un messaggio diretto agli autori del furto, in cui era scritto un eloquente “SIETE IL NOSTRO CANCRO” (vedi servizi dei TG nazionali nei video in basso).
Non è certo una vittoria per la città dover ricorrere alla sorveglianza di un monumento e di uno spazio pubblico ma almeno una brutta figura, forse, è stata evitata. E questo dimostra quanto sia fondamentale la prevenzione in una città come Napoli dove, ad esempio, le strade storiche principali sono invase da mercanzie di ogni genere e lenzuola bianche davvero poco decorose.

leggi su napoli.com

Il “rituale” furto dell’albero di Natale degli scorsi anni

L’inaugurazione della vigilanza h24 della scorsa primavera

L’esplosione di un petardo nella notte dei Capodanno 2010

Corteo per il decoro e la dignità di Napoli

Corteo per il decoro e la dignità di Napoli.
Anche V.A.N.T.O. presente

Questa è la Napoli migliore, quella che vogliamo. La Napoli della brava gente che chiede normalità invece di lamentarsi nel chiuso dei propri salotti.
Un “grazie” a tutti noi che c’eravamo, senza plausi… perchè era nostro dovere.

da “IL MATTINO” del 19 Dicembre 2010

NAPOLI (19 dicembre) – Hanno sfilato in corteo da piazza dei Martiri a piazza del Plebiscito, da piazza del Gesù alla Prefettura. Due cortei diversi ma organizzati con un solo obiettivo: restituire decoro e dignità a una città devastata dalla spazzatura, dall’incuria e dall’inciviltà.

Una manifestazione di protesta, pacifica e composta, per dire basta all’emergenza rifiuti, per risvegliare le coscienze e sollecitare il rispetto delle regole, soprattutto quelle che imporrebbero la raccolta differenziata che ancora oggi appare un miraggio. Sono partiti in duecento, si sono ritrovati in duemila dinanzi alla Prefettura dove, tra gli applausi, è stata installata una grande fontana di plastica dalla quale, al posto dell’acqua, fuoriuscivano sacchetti della spazzatura carichi di veleni (…).

Sabato 18, corteo di protesta per la situazione rifiuti

Sabato 18, corteo di protesta per la situazione rifiuti

Sabato 18, il Movimento V.A.N.T.O. prenderà parte al corteo di protesta per la situazione rifiuti che partirà da Piazza dei Martiri (e che si unirà all’altro corteo proveniente da Piazza del Gesù).

Sarà un Natale in tono minore per una città ferita a morte dalla crisi rifiuti; alberghi vuoti e prenotazioni cancellate in una Napoli senza luminarie che ha sempre avuto nel periodo natalizio la propria stagione turistica d’oro.
La dignità dei cittadini è stata calpestata, privata della minima decenza e della normalità che è un diritto di ogni comunità che si ritenga civile.
Non è più il tempo di stare a guardare. I cittadini napoletani e campani hanno il dovere di scendere in piazza e far sentire la propria voce.

Sono invitate tutte le associazioni e i movimenti civici.

Vi aspettiamo!

NAPOLI – SABATO 18.12.2010 ore 16
MANIFESTAZIONI REGIONALI PER LA CORRETTA GESTIONE DEI RIFIUTI
Due manifestazioni di protesta pubblica di tutti i cittadini per la tragica situazione dei rifiuti che confluiranno in piazza del Plebiscito.

per la manifestazione da PIAZZA DEI MARTIRI
Incontro alle 16.00 per marciare tutti UNITI lungo Via Chiaia fino ad arrivare in P.za Plebiscito

per la manifestazione da PIAZZA DEL GESU’
Incontro alle 16.00 per raggiungere Piazza del Plebiscito passando per Piazza Matteotti, Piazza municipio, San Carlo.

CARATTERISTICHE PRINCIPALI
Denuncia corale, pacifica, apartitica, educativa e fortemente propositiva.

PARTECIPAZIONE

  • I cittadini di Napoli senza distinzione alcuna, vittime dell’attuale gestione dei rifiuti.
  • Gli abitanti di tutta la provincia, di Terzigno, Chiaiano, Giugliano, Acerra, Ponticelli, Pianura e più in generale dell’intera Campania, così duramente sconvolti con i loro territori da una politica dissennata e assente
  • Le associazioni, i movimenti, le categorie, i gruppi, che si riconoscono nel programma della manifestazione e che intendano allearsi per il raggiungimento degli obiettivi.

ESCLUSIONE

  • Partiti politici.

MISSIONE e SCOPI PRINCIPALI DELLA PROTESTA

  • Indignazione per il danno alla salute arrecato ai cittadini e alle generazioni future e per il degradante stato della città e della provincia ridotte a discarica a cielo aperto.
  • Denuncia dell’ingiusto carico tributario della tassa sui rifiuti corrispondente nei fatti ad un servizio non reso.
  • Riscatto dei napoletani agli occhi dell’Italia e del mondo, vittime e non artefici del degrado ambientale, ben disposti alla differenziata ma impossibilitati al farla.
  • Sostenere la protesta esemplare di Terzino, Giugliano, Pianura, Acerra, Ponticelli… a difesa del proprio territorio perché non sia isolata ma che valga, invece, a titolo di esempio per tutti.

 

TEMI PROPOSITIVI DELLA MANIFESTAZIONE

  • Raccolta differenziata obbligatoria e sanzionabile subito, con separazione dell’umido dall’indifferenziato e dai materiali riciclabili quali vetro, plastica, alluminio, cartone, carta, etc.
  • Impianti specifici per il compostaggio, per il trattamento della parte umida per la sua trasformazione naturale in concime.
  • Impianti sul modello “Vedelago”, per il trattamento del residuo indifferenziato secco, nel quale subisce un trattamento non inquinante di riduzione, estrusione e granulazione che lo converte in polvere granulosa, una “materia prima seconda”, cioè materiale a basso costo impiegato nell’industria plastica di stampaggio e in edilizia.
  • Educazione diffusa e capillare per tutta la popolazione alla corretta procedura da seguire.
  • Massima trasparenza sulle somme di danaro pubblico disponibili e/o da stanziare. Partecipazione alle scelte principali perché non siano appannaggio di lobby affaristiche dannose per gli interessi di cittadini.
  • Istituzione di un osservatorio permanente di controllo delle fasi del ciclo dei rifiuti ma, anche, di ricerca e di confronto tra i futuri sistemi di smaltimento e recupero dei rifiuti per efficienza, per costo e per effetti sulla salute.
  • Il CONAI ed i consorzi nati per favorire il riciclo dei materie prime non devono in nessun caso e per legge, rifornire di materiale gli inceneritori ed i termovalorizzatori esistenti sul territorio nazionale.
  • Vere bonifiche ambientali delle aree inquinate con un programma serio e con controlli periodici della sua attuazione.

Il panettone? Meglio se Napoletano!

Il panettone? Meglio se Napoletano!

L’industria del nord trae profitto dal mercato meridionale. E questo sarebbe il sud palla al piede?
Nell’articolo scritto per napoli.com è illustrata la dinamica perversa che impone prodotti industriali di minore qualità (anche se di minor prezzo) a tutto vantaggio del settentrione “opulento”.
Ma Napoli resiste con le sue peculiarità secolari capaci di ottimizzare anche ciò che non è propriamente partenopeo, e non è un caso che i prodotti per l’esportazione vengano marchiati “Napoli” (con tanto di N napoleonica che tanto ricorda il logo del calcio Napoli), città tanto bistrattata quanto buona per remunerative “operazioni commerciali”.

Quest’anno, a Natale, comprate cassate o struffoli, ma anche Panettoni artigianali napoletani che sono decisamente i migliori. Comprate Sud!

di Angelo Forgione per napoli.com (vai al sito)

L’arte della panificazione è patrimonio campano da sempre. È per questo che, se il panettone milanese esce dalla catena industriale e diventa artigianale, il migliore è proprio quello che si produce dalle nostre parti e non al nord.
Il panettone artigianale, nelle migliori pasticcerie di Napoli e della regione, va a ruba, e sono soldi spesi davvero bene visti i tanti riconoscimenti ottenuti negli scorsi anni dalle varie giurie specializzate, Gambero Rosso compreso.
Il panettone nasce a Milano intorno alla fine del quattrocento e si diffonde al nord a partire dal Piemonte che ne crea una variante più bassa e larga. Non viene mai abbracciato dalla tradizione natalizia meridionale fin quando, con la crescita industriale settentrionale del periodo post-bellico, il nascente mercato ne “impone” il consumo anche al sud che però ha le sue pecurialità talmente precise da trasformare in meglio qualsiasi cosa possa deliziare il palato. L’artigiano pasticciere campano ha migliorato anche il panettone applicando l’esperienza della lievitazione tipica del territorio napoletano.
Non poteva essere altrimenti in una città come Napoli che ha saputo fare cultura gastronomica a volte con invenzioni, altre con intuizioni e ancora con interpretazioni, riecheggiando poi nel mondo intero con le sue leccornie. Come in ogni campo culturale, anche quello culinario ha beneficiato degli intrecci delle corti europee del settecento e ottocento che coinvolgevano anche quella napoletana. Tutte le novità passavano per l’antica capitale delle Due Sicilie che seppe filtrare il meglio e rioffrirlo al mondo con il proprio tocco magico.
Basti l’esempio del caffè che viaggiò dalla Turchia fino a Vienna e arrivò infine a Napoli attraverso la regina Maria Carolina d’Asburgo Lorena che non volle rinunciarvi nelle sua vita partenopea, e Napoli l’ha poi offerto al mondo a modo suo, nella reinterpretazione di tostatura più apprezzata.
Anche il babà non è un dolce napoletano bensì polacco, inventato alla corte di Stanislao Leszczynsky. I polacchi l’hanno dimenticato, mentre i Borbone lo trovarono buonissimo e i pasticcieri di casa nostra lo reinterpretarono facendone un pilasto della pasticceria napoletana.
E come non citare il piatto principe della nostra terra? Non c’è nessuna certezza che la prima pizza sia Napoletana, ma con i Borbone si attuò nel 700, attorno a Caserta, un’incredibile rivoluzione agricola madre della dieta mediterranea che ha poi codificato la vera pizza con il condimento del pomodoro e della mozzarella, offrendo al mondo il vero cibo globale.
È questa l’incredibile capacità di Napoli di assorbire quel che viene da fuori, rielaborarlo e farlo apparire proprio perché più buono.
E il panettone a Napoli, manco a dirlo, è diventato più buono grazie al lievito madre al posto del lievito di birra. L’impasto a base di acqua e farina viene preparato 10 giorni prima della cottura e fatto lievitare quindi per lungo tempo. Per ottenere un panettone di qualità occorrono tre lievitazioni che si aggiungono a quella iniziale, per 14 ore totali ad ogni fornata. Chi lo prepara così fa dimenticare il prodotto industriale che ingrossa le tasche degli industriali del nord.
È da questo che trae forza il settore gastronomico locale che, per vastità, qualità e bontà, ha eguali solo in Sicilia, non a caso terra gemella fino al 1860. Il brand “Napoli” funziona di più all’estero anche su prodotti come lo stesso panettone che un’importante  azienda come la Perugina esporta negli altri paesi targandolo “Napoli” (foto in basso) e non “Milano”.
Nello scenario decadente della città degli ultimi decenni, il settore gastronomico è forse la forza propulsiva a cui si aggrappa una certa economia locale “minore” poggiata su chi sa fare bene il proprio lavoro contrapposto a chi invece cerca solo reddito e profitto senza esigenza di eccellere. Un problema mai affrontato dalle politiche nazionali che invece potrebbero aprire scenari importanti per il meridione se solo ci fosse maggiore equilibrio tra la distribuzione industriale e quella artigianale. Pensiamo per esempio alla mozzarella che nei banconi dei supermercati del sud esiste di ogni marca e colore (nel vero senso della parola) mentre in quelli del nord è raro poter avere il privilegio di trovare quella di bufala campana. Tutto ciò sottolinea una certa imposizione del mercato a favore del nord che spesso lamenta il parassitismo del sud quando invece trae profitto dall’esportazione industriale nel meridione. Uno studio di economisti per conto di Unicredit banca spiega come Campania, Puglia, Calabria e Basilicata abbiano una forte propensione all’importazione di beni da altre aree del Paese.
Un trend che potrebbe essere parzialmente arginato col consumo, natalizio e non, di dolci artigianali della nostra tradizione, evitando prodotti industriali di usanze imposte. Ma se proprio al panettone non si vuol rinunciare, che lo si comperi in qualche buona pasticceria delle nostre dove è anche decisamente più buono. Garantito!


 

La pizza napoletana STG a rischio

La pizza napoletana STG a rischio 

di Angelo Forgione per napoli.com (vai al sito)

Altra insidia per la città: l’Europa potrebbe togliere nel 2017 alla pizza napoletana il marchio STG, specialità tradizionale garantita, perchè i promotori del riconoscimento hanno tutelato solo la ricetta. L’Italia, per salvaguardare il marchio STG, dovrebbe presentare una nuova domanda di Registrazione all’UE con l’aggiunta di un altro termine all’attuale denominazione, ad esempio “Pizza Napoletana Verace” o “Pizza Napoletana Tradizionale”. Questo per ridurre al minimo il rischio che il consumatore possa essere tratto in inganno trovandosi davanti sia a una “Pizza Napoletana Stg”, che deve rispettare precise regole di produzione, che ad una “Pizza Napoletana” che di napoletano ha solo il nome.
Si è già scatenata la protesta dei pizzaioli napoletani per dire “no” a questa eventuale scellerata scelta del UE, durante la quale è stata sfornata una pizza listata a lutto. L’assessore provinciale Francesco Borrelli ha parlato di sgambetto scorretto della Lega nei confronti dell’Italia e della pizza che rappresenta da sempre l’italianità nel mondo. Dietro la richiesta di ritiro del marchio STG alla pizza napoletana ci sarebbero infatti due eurodeputati della Lega Nord.

«Il ministero dell’Agricoltura ci ha abbandonati e la Lega rema contro di noi», hanno detto i pizzaioli napoletani dietro a cartelli contro la Lega e la Ue. «Ci sono voluti dieci anni di battaglie per ottenere il marchio Stg – ha dichiarato sconsolato Sergio Miccù, presidente dell’Associazione Pizzaioli Napoletani – mentre sono serviti pochi mesi per levarcelo. Da quando la Lega gestisce il Ministero dell’Agricoltura – ha proseguito un disgustato Miccù – i pizzaioli napoletani sono stati messi in ginocchio. L’ ex Ministro Zaia non venne neanche a festeggiare il riconoscimento Ue, preferendo il panino Mc Italy di McDonald’s (che si inventò per promuovere i prodotti del nord). Al Ministero ci stanno facendo girare da mesi nei vari uffici per non concludere nulla. Adesso il vaso è colmo non staremo più zitti».
Da venerdì le pizzerie napoletane metteranno i drappi a lutto, un forte segnale di protesta contro il Governo e la UE.

Lutto per l’amico Raffaele Auriemma

Lutto per l’amico Raffaele Auriemma

Si è spenta la madre dell’amico Raffaele Auriemma a cui porgo le più sincere e sentite condoglianze, estese ai suoi cari, anche a nome di tutto il Movimento V.A.N.T.O.
Raffaele, ti siamo vicini.

Angelo Forgione


Vittorio Emanuele II a Piazza Bovio per una nuova Teano. Il Parlamento delle Due Sicilie chiede chiarezza al Sindaco Iervolino e propone il trasferimento della statua a Torino!

Vittorio Emanuele II a Piazza Bovio per una nuova Teano.
Il Parlamento delle Due Sicilie chiede chiarezza al Sindaco Iervolino e propone il trasferimento della statua a Torino!

Questo è forse l’ultimo regalo* che sta facendo la Iervolino alla nostra città.
Questa notte è successo qualcosa a Napoli: l’ineffabile sindaca ha fatto traslocare la statua di Vittorio Emanuele II, che è già un’offesa alla memoria dei tanti “napolitani” trucidati durante il Risorgimento, a Piazza Bovio, facendo così incontrare idealmente Vittorio Emanuele II con Garibaldi la cui statua è frontalmente all’altro capo del corso.

Una nuova Teano, una nuova simbolica invasione piemontese del sud, un’esaltazione degli eccidi nel Sud si sta compiendo nel centro di Napoli. Senza contare che a Teano non ci fu affatto un incontro cordiale ma un “licenziamento” a tutti gli effetti di Garibaldi da parte del re piemontese che raccoglieva così tutto il lavoro sporco fatto al sud del generale dittatore delle Due Sicilie.

I membri del Parlamento delle Due Sicilie (tra cui rappresentanti del movimento Neoborbonico e del Movimento V.A.N.T.O.) hanno aperto una pubblica sottoscrizione per trasferire la statua di Vittorio Emanuele II di Savoia a Torino. Altresì hanno invitato il sindaco Iervolino a fare chiarezza sui costi di queste complesse operazioni, sugli eventuali progetti legati alle celebrazioni sui 150 anni dell’unità d’Italia e sugli ipotetici cambiamenti di nomi di strade e piazze sui quali sarebbe opportuno informare la cittadinanza.
Si è richiesto di trasferire la statua del primo re d’Italia nell’ex capitale sabauda con una scelta coerente alla luce di una nuova storiografia sempre più documentata e diffusa che sta rivelando tutte le conseguenze dell’unificazione realizzata con modalità che hanno comportato solo danni al Sud:  la fine di una Napoli capitale per sei secoli e dei primati culturali ed economici, il massacro di circa un milione di vittime tra i nostri conterranei, le emigrazioni bibliche e la questione meridionale prima sconosciuta e tuttora drammatica ed attuale, i saccheggi delle nostre banche, una crisi progressiva e inarrestabile nella totale incapacità delle nostre classi dirigenti.
E intanto non esistono strade, neanche piccole, intitolate ai grandi protagonisti della nostra trimillenaria storia (dai greci ai Borbone).

In questo senso le celebrazioni dell’unificazione italiana possono essere un’occasione importante per analizzare e studiare la nostra storia senza sperperare denaro pubbblico, senza mistificazioni e senza una retorica che in un secolo e mezzo ha dimostrato tutta la sua inutilità.

La Iervolino avrebbe fatto meglio in questi anni ad occuparsi di questioni ben più gravi ed urgenti per una città come Napoli, sempre meno rappresentata e sempre meno difesa e a tutti i livelli. Avrebbe fatto meglio ad occuparsi di iniziative più serie e concrete anche dal punto di vista culturale; il Museo Civico Filangieri è chiuso da anni, quello di San Martino sempre privo di fondi. Avrebbe fatto meglio a provvedere alla redazione del “Piano di Gestione” che se l’Unesco non avrà entro Febbraio cancellerà Napoli dalla lista dei Patrimoni Mondiali dell’Umanità. Avrebbe fatto meglio a far partire una seria raccolta differenziata.

Ufficio Stampa Movimento Neoborbonico:
347.84.92.762 – 339.443.68.90

* forse il penultimo regalo, se l’Unesco dovesse depennare Napoli dalla lista dei patrimoni a Febbraio.

foto repubblica.it

guarda le foto del trasloco su repubblica.it