Le spiegazioni di Pierluigi Diaco

Le spiegazioni di Pierluigi Diaco

Di seguito, il confronto epistolare con l’opinionista RAI dopo la frase ambigua a “Domenica In”

Caro Forgione,
i tempi di una trasmissione tv non sempre offrono l’opportunità di completare un discorso o un concetto. Volevo dire che “va bene che il teatro è Napoli”, città dove le forze dell’ordine sono impegnate su fronti più importanti e delicati rispetto al caso di cronaca affrontato in trasmissione. Amo Napoli, conosco la sua gente, le sue tradizioni e la sua storia. Conosco le priorità e le urgenze che le forze dell’ordine e la magistratura sono costrette ad affrontare. So benissimo che la maggior parte delle persone che la popolano sono uomini e donne che credono nel senso dello stato e della giustizia.
Comunque se Lei ed altri suoi concittadini vi siete sentiti offesi o feriti, mio dovere è spiegarmi e confrontarmi con voi. Esprimo le mie opinioni in una rete pubbblica pagata attraverso il canone, quindi sono consapevole che ogni critica o suggerimento dei telespettatori va ascoltato con interesse e attenzione. Le auguro buon lavoro e La invito, se lo ritiene possibilie, ad inoltrare, attraverso il suo blog, questa riflessione ai suoi lettori.
Se e quando avrò occasione di tornare sul tema “Napoli” Le assicuro che sarò più chiaro e solidale. La passione che Lei nutre per la sua città Le fa onore.
Pierluigi Diaco 

Gentile Pierluigi,
ritengo, come del resto è, che la cultura è la madre del dialogo, e le persone che dialogano sono comunque persone di cultura.
Lei non mi sembra una persona incolta, e non mi ritengo tale neanche io. E a proposito di cultura, Napoli ne è una delle culle europee, ed io ne sono talmente fiero che cerco di diffondere in ogni modo il vero volto della città, spesso mistificato e imbrattato da dichiarazioni pericolose sui mezzi di comunicazione. La mia passione per Napoli è comunque figlia della passione per la cultura di un paese che è andata smarrita. Non voglio inflazionare questa parola, ma è così.
Credo nella Sua buonafede ma il danno è fatto e quella frase resta purtroppo ambigua e non chiarita nel significato che poi ha dato a me.
Spero che Lei trovi l’occasione di chiarirla in maniera più ampia, cercando di riparare minimamente a un danno di cui si sono dispiaciuti tutti coloro che della loro amarezza me ne hanno reso partecipe.
Angelo Forgione

Il “teatro” napoletano che non piace a Pieluigi Diaco

Il “teatro” napoletano che non piace a Pieluigi Diaco
attacco ai magistrati napoletani o a tutta Napoli?

Nel corso di “Domenica In” del 6/11, all’interno della rubrica “Così è la vita” condotta da Lorella Cuccarini, l’opinionista Pielugi Diaco ha espresso un parere sulla sete di giustizia in Italia. Il dibattito in studio verteva su un caso di stalking ambientato a Napoli, inevitabilmente sfociato sulla Giustizia italiana in senso assoluto. Mentre però l’opinione veniva snocciolata con chiarezza e correttezza, Diaco si faceva prendere dall’enfasi e scadeva in una esternazione discriminatoria riguardo la città di Napoli.
Ci spieghi Diaco cosa intende quando dice “Va bene che il teatro è Napoli”, ripetuto più volte mentre Lorella Cuccarini fuori campo rispondeva giustamente “questa non è una motivazione”.
La giustizia è uguale per tutti, anche nelle sue lacune uguali da Nord a Sud, da Napoli a Bolzano. L’Associazione Italiana Magistrati chieda spiegazioni. A meno che l’opinionista non volesse intendere che Napoli è il Far-West. In tal caso, si sentano offesi i Napoletani. Esempio di come una congettura possa pregiudicare un pensiero condivisibile.
E ancora una volta la TV italiana sdogana pericolosi messaggi a danno di una città intera. Va bene che il teatro è la televisione italiana, ma se un opinionista si rende responsabile di stalking verso Napoli, questo opinionista deve PA-GA-RE!

contatto di Pierluigi Diaco


Brehme scippato a Milano, “Libero” indizia Napoli

Brehme scippato a Milano, “Libero” indizia Napoli
su Radio Marte, Simioli-Forgione con l’autore dell’articolo

Angelo Forgione – In concomitanza con la partita Napoli-Bayern Monaco, l’ex calciatore tedesco dell’Inter Andreas Brehme è stato scippato del suo orologio a Milano da due giovani in scooter mentre si trovava a bordo della sua autovettura in Corso Venezia. Gli scippatori hanno urtato lo specchietto in modo da piegarlo e appena Brehme si è sporto dal finestrino per rimetterlo in posizione, gli hanno strappato dal polso l’orologio, un Rolex del valore di ventimila euro.

Il giornalista di “Libero” Salvatore Garzillo, Napoletano, ha scritto un articolo in cui si legge quanto segue:
“Chissà per quale squadra tifano gli scippatori che martedì pomeriggio hanno sottratto l’orologio ad Andreas Brehme, storico terzino dell’Inter e campione del mondo con la nazionale tedesca. Considerando la tecnica usata, la solita dello specchietto, è probabile che tenessero per il Napoli visto che è ormai dimostrato che le “migliori” batterie di scippatori arrivano dal capoluogo campano. E chissà se hanno riconosciuto l’ex calciatore, vincitore dello scudetto 1989 con la maglia nerazzurra e autore del rigore decisivo che consentì alla Germania di battere l’Argentina di Maradona e alzare la Coppa di Italia ’90 al cielo. Fosse così, il furto potrebbe quasi sembrare un risarcimento in anticipo per la sfida di Champions di martedì sera, Napoli-Bayern, finita con un pareggio”.

Ne sono seguite forti polemiche che hanno coinvolto l’autore del pezzo, raggiunto telefonicamente dalla trasmissione radiofonica “La Radiazza” di Gianni Simioli su Radio Marte mentre rientrava in treno a Milano dalla sua Napoli, per una discussione a tre (Garzillo, Simioli e il sottoscritto) incentrato sull’opportunità da parte di un Napoletano di indicare nei suoi concittadini dei colpevoli senza alcuna certezza ma sulla base di statistiche.

 

Video: COLERA A NAPOLI (1973), cause e pregiudizio

Video: COLERA A NAPOLI (1973), cause e pregiudizio
ecco come è stata appiccicata l’etichetta di “colerosi”

Angelo Forgione – A causa di cozze importate dalla Tunisia, nel 1973 Napoli vive un’epidemia di colera che colpisce anche Palermo, Bari, Cagliari e Barcellona. Ma le responsabilità vengono addossate ai Napoletani e alle condizioni igieniche della città e del suo mare, pur carenti ma non decisive.
Ne segue un feroce accanimento mediatico che non tiene conto invece delle positività espresse in un momento critico dalla città che consentono di superare la crisi velocemente mentre altrove perdura per anni. L’immagine di Napoli ne esce ancora una volta con le ossa rotte, con conseguente crisi del turismo.
Il videoclip riassume le parti più significative del programma RAI “La storia siamo noi” che ripercorre quei giorni riaffermando le reali responsabilità e le effettive esasperazioni. A ridimensionare il tutto e a spiegare il perchè di tanto accanimento ci pensa dopo 38 anni l’allora inviato de “L’Espresso” Paolo Mieli, la cui dichiarazione da vero giornalista equilibrato, informato e non prevenuto, merita di essere evidenziata perchè capace di spiegare tante cose al di là delle colpe pur evidenti dell’ambiente Napoletano. Significativo il finale del montaggio che, oltre a spiegare come sia nata l’etichetta di “colerosi” che ancora oggi è manifesto razzista delle tifoserie d’Italia, riafferma una metafora sportiva tanto cara a chi conosce la storia d’Italia e sa chi sia stato, nel 1860, ad inaugurare la denigrazione di Napoli.

Addio “Passepartout”, addio cultura! “SAVE ITALY”

Addio “Passepartout”, addio cultura! “SAVE ITALY”
il programma di Philippe Daverio scompare dai palinsesti 

Angelo Forgione – Grazie RAI che ci privi dell’ultima vera trasmissione di cultura che ci proponevi. Anche a Philippe Daverio hai dato il benservito approfittando del vuoto di potere culturale che c’è. Cara RAI, vuoi produrre in casa e un programma come “Passepartout”, realizzato con risorse esterne, lo cassi nonostante una serie di venti puntate già prodotte per la prossima stagione. Ha ragione Aldo Grasso quando dice che nessuno è sceso in piazza a gridare contro l’oscurantismo, la censura, la libertà di pensiero. Ci resta l’ironia di Daverio che ha commentato il suo taglio con ironia, componendo un elogio funebre della sua trasmissione: «È improvvisamente mancato “Passepartout”, nel pieno della sua salute. Lo compiangono la redazione tutta e centinaia di migliaia di affezionati suoi seguaci. La causa del decesso è da ascriversi probabilmente ad una pallottola vagante sparata durante il riordino amministrativo recente della Rai, che si è trovata costretta a passare dall’ ordinamento privato della sua gestione a quello pubblico più consono alle risorse erariali che la alimentano».
Abbiamo imparato ad apprezzare Philippe per la sua indipendenza, per la sua serietà, per la sua preparazione e per la conoscenza dei fatti. Ha raccontato l’arte e la cultura raccontando la verità, anche quella dell’unità d’Italia, e non è da tutti. Ed è per questo che ci siamo affezionati a lui. Ha lanciato il grido d’allarme “Save Italy”, al quale oggi più che mai ci uniamo. Già… salviamo l’Italia. Ma è possibile? 

Cruciani insultato in diretta. Napoli è contro la volgarità!

Cruciani insultato in diretta. Napoli è contro la volgarità!
l’insulto equivale alla sirena, ognuno a suo modo fa male a Napoli

In relazione ai volgari insulti ricevuti da Giuseppe Cruciani in diretta da parte di un telespettatore in collegamento telefonico da Pozzuoli (NA), è da stigmatizzare l’atteggiamento dello stesso che non rappresenta assolutamente i Napoletani civili.
Già da questo movimento in passato sono state stigmatizzate alcune esternazioni su Napoli e il Napoli intrise di prevenzione e incultura da parte del Cruciani sia in ambito sportivo (da “Controcampo” di Mediaset) che in ambito storico e più ampiamente sociale (da “La Zanzara” su Radio 24). Ma non è con la maleducazione che si ottiene il rispetto. Con l’aggressione verbale, un qualsiasi concetto evidente finisce per non essere affermato affatto. Anzi!
Il malcostume procura solo danno, a chi ha torto ma anche a chi ha delle ragioni da esprime e che invece non le esprime affatto. E in virtù di ciò, il suono della sirena insistente che zittisce chi parla (e dice cose certificate dai documenti degli archivi storici) denigrando la storia di un intero popolo non è assai meno volgare di un insulto.
Non solo i Napoletani veri ma ogni uomo non può non dissociarsi dai modi del signor Schettino da Pozzuoli. Le scuse competono al colpevole dell’errore, a noi non resta che dissociarci. Ma le vogliamo porgere ugualmente, come non ha fatto Cruciani quando ha offeso la grande storia di Napoli approfittando della sua posizione di forza dai microfoni di Radio 24, evitando il contraddittorio e rincarando la dose dopo proteste e richieste di confronto ignorate. Sia Cruciani che il telespettatore Schettino fanno male a Napoli, chi rendendosene conto e chi no.

Angelo Forgione
Movimento V.A.N.T.O.

da Siviglia: «non volevamo offendere i Napoletani»

da Siviglia: «non volevamo offendere i Napoletani»
«Napoli e suoi tifosi grandi realtà d’Italia e d’Europa»

Angelo Forgione – Torno, e per chiudere un discorso avviato in Agosto e non concluso, sull’appellativo “camorra” usato nei confronti dei giocatori del Napoli durante e dopo l’assai poco amichevole Napoli-Siviglia. La telefonata organizzata a seguire da Gianni Simioli di RadioMarte con l’ausilio di una complice napoletana residente in Spagna, ha fatto in modo che il direttore del quotidiano “Estadio Deportivo” Joaquin Adorna porgesse le sue scuse per il titolo usato sul quotidiano (“Possono con tutti, anche con la camorra”).
Il termine “camorra”, di origine ispanica, è contemplato nel vocabolario spagnolo come sinonimo di rissa e può essere semmai stigmatizzato quando associato alla parola “napolitana” (commentai già così la sera della partita quando tanta gente mi inviò copiose proteste per la telecronaca spagnola della partita). Giocare con la parola quando c’è di mezzo Napoli è purtroppo facile e non è la prima volta che accade. Ma va detto che lo stesso termine è stato utilizzato dal quotidiano spagnolo “El Pais” nei confronti di Mourinho e del suo Real Madrid in occasione della rissa seguita alla sconfitta sul finale col Barcellona.
Vale la pena riportare la traduzione di un articolo comparso sul seguìto blog sevillista “El Alminar de Nerviòn” dal quale si evince che da una parte gli spagnoli si giustificano a ragione veduta per l’uso della parola ambigua e dall’altra viene sottolineata l’abitudine, non troppo gradita agli stessi sevillani, del direttore del quotidiano di casa di forzare spesso certi titoli.
In conclusione, e a qualche settimana dalla vicenda, si può dire che non è dunque da considerarsi offensiva la parola “camorra” in ambito calcistico spagnolo ma non è completamente sbagliato considerare strumentale l’uso della frase “camorra napolitana”. E allora prendiamocela un po’ più coi telecronisti della tv del Siviglia che hanno ripetuto più volte la frase. In fondo sia Joaquin Adorna che i redattori di “El Alminar de Nerviòn” hanno usato toni concilianti dai quali traspare una sorta di malgovernata delusione da appassionati tifosi per l’esito di una partita vittoriosa che doveva essere amichevole e che invece è stata fin troppo “vera” e spigolosa.
Fatta salva la buona fede sevillana (“El Pais” che non è di Siviglia ha chiesto a Florentino Perez se il suo Real Madrid voglia essere o meno un club camorrista dopo le intemperanze di Mourinho e dei suoi giocatori nella supercoppa spagnola), prendiamocela anche coi nostri antenati napoletani per aver accolto e radicato delle cattive abitudini spagnole. E qualcun altro che napoletano non era per averle fatte proliferare quando l’Italia è stata unita. E ci tocca convivere con questo flagello, senza la solidarietà di chi in Italia soprattutto, ma anche all’estero, ci attacca invece di darci sostegno. È come per la “monnezza”; i Napoletani sono molto più colpevoli che non vittime. E per questo siamo costretti a difenderci… ma una cosa è certa: è giusto farlo!

Il paragone “camorrista” indigna i tifosi napoletani
Dice il dizionario della RAE che camorrista è colui “che facilmente e per futili motivi provoca liti e risse”. In Italia, questa definizione è stata usata per definire le organizzazioni criminali che operano tanto a Napoli qanto in tutto il sud del paese, battezzandole con il sostantivo “camorra”. La cosa più curiosa è che questi banditi sono originari delle montagne spagnole e non furono pochi quelli che arrivarono in Italia nei primi anni del ‘300.
Non è stata presa bene a Napoli che da Siviglia abbiamo paragonato l’atteggiamento dei loro giocatori con tali individui, e da diverse fonti di opinione ne è stato espresso il disappunto. Capiamo perfettamente che chi è vittima di un male sociale di questa portata si indigni al pensiero che qualcuno possa confrontare i giocatori della squadra del proprio cuore con dei criminali. In Spagna abbiamo sufficiente rispetto per certe cose.
Tuttavia, il calcio è storicamente incline a certi titoli che richiedono di essere compresi a fondo dai lettori. Dal momento in cui il Siviglia ha toccato il primo pallone, l’atteggiamento dei giocatori napoletani è stato incomprensibilmente violento e fuori luogo. La disputa della palla, più che dura, è stata febbrile e dissennata, destinata quasi sempre a distruggere ogni costruzione di gioco. Nonostante lo spettacolo deprimente, le immagini delle entrate dure nelle ginocchia, nelle tibie, peroni, delle caviglie e dei piedi, sono state evidenti da parte dei padroni di casa. Che hanno reso ancor più valida la prestazione del Siviglia, mai caduto nella provocazione costante della squadra azzurra palesemente protetta da un arbitro il cui operato è riscontrabile nella percezione di un incontro descritto da tutti come “ostile”.
Una volta chiarita la definizione di “camorra”, crediamo che il termine “camorra napoletana” definisca bene l’atteggiamento della maggior parte dei giocatori di Aurelio De Laurentiis nell’interpretazione della partita che si è dimostrata non essere una gita di piacere nel momento stesso in cui i giocatori del Siviglia Football Club si sono con piacere presentati. 

Joaquin Adorna di “Estadio Deportivo” invitato a correggere e porgere le scuse 
Dal blog di Angelo Forgione, davvero indignato, apprendiamo di un programma radiofonico italiano presentato da Gianni Simioli di Radio Marte da Napoli, dove una traduttrice che fa da mediatrice fa riferimento alla rissa finale ed esige un chiarimento pubblico dal direttore di “Estadio Deportivo” (come un consigliere a Cuenca) per aver definito con l’appellativo “camorra” l’atteggiamento della storica squadra del Sud Italia. 
Detto fatto! Con immediata prontezza l’edizione digitale di “ED” ha rimosso il sottotitolo in bianco che spiegava coerentemente il titolo in giallo “Possono con tutti”. Non è la prima volta che il direttore Adorna viene rimproverato di ricamare sui certi titoli con cui ogni giorno mira a “convincere” i lettori. 
D’altra parte pensiamo ‘che non è giusto maltrattarci come è stato fatto in questa vicenda. Nessuno pensa che i giocatori del Napoli siano dei mafiosi, o che siano affiliati a organizzazioni simili. L’idea sia del giornalista come del resto degli opinionisti che hanno usato questa analogia è stata quella di esprimere l’indignazione per il gioco duro in questo incontro “amichevole” che avrebbe potuto provocare lesioni gravi ai giocatori del Siviglia. Quando i nostri sono attaccati, tutti ricorriamo all’orgogliosa difesa contro chi provoca dolore al nostro cuore. E i nostri giocatori sono nel nostro cuore. L’arbitro non ha assicurato giustizia in campo e ha lasciato che la foga agonistica sfociasse nella scorrettezza.
“El Alminar de Nervión” considera il Napoli, i suoi giocatori e i suoi tifosi come una delle “grandi” realtà d’Italia e d’Europa e non sarà una partita violenta a cambiare la nostra opinione. Il resto appartiene all’universo calcio” che molto spesso carica di troppa adrenalina. 

video: Paolo Caiazzo racconta la vera storia del Risorgimento

video: Paolo Caiazzo e la vera storia del Risorgimento
sketch identitario a “Fratelli e sorelle d’Italia” su La7

Al programma umoristico “Fratelli e Sorelle d’Italia” del 15 Luglio scorso su La7, Paolo Caiazzo ha proposto con visibilità nazionale il suo simpatico sketch sugli avvenimenti che portarono all’unità d’Italia. Con geniali trovate (come ad esempio i soldi della Comunità Europea per descrivere le massonerie internazionali che cospirarono contro Napoli) e qualche situazione esilarante utile alla composizione del messaggio, l’artista Napoletano ha dato dimostrazione di come ogni componente possa essere utile a diffondere la verità storica, certificata dalle parole di commento finale della padrona di casa Veronica Pivetti.

Garibaldi: «Siciliani, tranquilli, noi siamo venuti per liberarvi».
siciliano: «Ma da chi?» 
Garibaldi: «Noi siamo venuti per restituirvi le vostre terre».
siciliano: «Ma quelle già sono le nostre. Che devi fare piemontese, te le devi prima prendere? Fammi capire.»  

Angelo Forgione e Daniele Bellini a “Top 5” (sintesi puntata)

Angelo Forgione e Daniele Bellini a “Top 5”
sintesi della trasmissione del 26 Luglio

Sintesi in tre parti della trasmissione “Top 5” su Radio Marte del 26 Luglio 2011 in cui Angelo Forgione si racconta a Daniele “Decibel” Bellini attraverso 5 brani musicali.
Una puntata all’insegna della Napoletanità, spaziando dallo sport alla cultura, fino al revisionismo storico con un’interessante parte finale che ha acceso il dibattito con i radioascoltatori.

Parte 1

Parte 2

Parte 3