videoclip: C’È SOLO UN MARADONA… MA NON BASTA!

videoclip: C’È SOLO UN MARADONA… MA NON BASTA!
il messaggio extra-calcistico del più grande di tutti

Angelo Forgione – Il Napoli è tornato a sgomitare tra le grandi d’Italia e d’Europa. E il presidente De Laurentiis ha lanciato messaggi per la rinascita di Napoli città prendendo esempio dall’impresa calcistica. Certo è che Napoli, nonostante una passione unica, non può ridursi a solo calcio e gli stessi tifosi Napoletani non devono pensare che basti il Napoli per dimenticare i problemi di una città stretta nella morsa tra malavita, disoccupazione ed emigrazione. Sembra che i mali di Napoli abbiano cancellato le sue eccellenze, la sua storia, la sua cultura e questo è gravissimo. Ogni tifoso Napoletano deve invece partire dal suo amore per il Napoli per riflettere sul suo amore per Napoli.
L’idolo di sempre, Maradona, non è solo l’uomo che ha portato Napoli a primeggiare ribaltando le gerarchie del calcio ma è anche colui che ha interpretato nel migliore dei modi lo spirito identitario dei Napoletani al di fuori del calcio. Il paradosso sta nel fatto che non era profeta in patria perchè non era Napoletano, eppure seppe dare dimostrazione di aver capito, più di tanti Napoletani, alcune dinamiche sociali di uno strano paese che fa proprio del calcio il campo di battaglia per professare odi e intolleranze. Diego fu un “Che” per la sua Argentina, per la sua Napoli e anche per la sua Cuba. Certo, non fu “condottiero” per se stesso e per le sue figlie, ma oltre i suoi errori umani seppe sempre dare grandi dimostrazioni di umanità e non c’è un suo ex compagno di squadra che parli male di lui, anzi. Questo perchè si assumeva le sue responsabilità di uomo leader, mettendoci la faccia in ogni situazione. Maradona divenne un simbolo extra-calcistico e molti non se ne accorsero, come un Robin Hood del calcio venuto a sottrarre il proscenio ai ricchi club del Nord per donare trionfi a chi non li aveva mai assaporati. Lo divenne perchè abbracciò la Napoletanità già dalla prima partita disputata in Italia: 16 Settembre 1984, Verona-Napoli. Veniva da Barcellona, laddove gli argentini vengono marchiati col titolo infamante di “sudaca”; un inferno troppo grande da sopportare il razzismo sulla sua pelle, e così nacque la sua tossicodipendenza. Furono questi i motivi della sua fuga dalla città catalana in direzione Napoli, una liberazione! Poi si accorse che la sua nuova gente era infamata col marchio di “terroni”. Terroni come i sudaca, e l’argentino divenne il capo dei terroni.
7 anni di battaglie dentro e fuori dal campo per difendere Napoli nonostante i Napoletani lo avessero rinchiuso in una gabbia dorata. Mai una parola contro la città, ieri come oggi. L’indole del capopopolo, del “Che” argentino che va a combattere per un popolo che ne ha bisogno. L’indignazione per uno strano paese che tocca l’apice alla vigilia della semifinale mondiale di “Italia 90” dove la sua Argentina sfida l’Italia nella sua Napoli. Il condottiero rompe il fronte, invita i Napoletani a riflettere, e i Napoletani riflettono ma non abbandonano la patria. Ma per l’Argentina e il suo inno c’è il rispetto che invece i romani non riservano al “Maradona il Napoletano” la sera della finale contro l’Argentina. Fischi assordanti con Diego che apostrofa i romani che per lui rappresentano tutta l’Italia senza Napoli, mentre tutto l’entourage argentino si guarda intorno basito. È li che capiscono che l’ambiente gli è contrario, forse anche l’arbitro  che poi inventa un rigore e fa piangere el pibe de oro al momento della premiazione.
Maradona era un Napoletano finchè è stato a Napoli e non glielo perdonarono. Il legame lo hanno creato le due parole “sudaca” e “terroni” e lo hanno consolidato i fischi, gli insulti, gli striscioni offensivi con cui è stato accolto negli stadi italiani perché rappresentava Napoli, anzi Napoli vincente. Nessuno straniero è stato trattato come lui, nessuno ha pagato come lui la sua identificazione con Napoli.
Oggi la stessa antipatia la sta cominciando a suscitare De Laurentiis che non a caso sembra aver raccolto sotto altri aspetti l’eredità dell’ex n.10. Il cui esempio non è stato però mai seguito dagli stessi Napoletani che si sono limitati a sperare che fosse il Napoli a dargli orgoglio. Atteggiamento passivo e improduttivo! Maradona indicò una via, quella di pretendere il rispetto anche fuori dal campo, nella vita di tutti i giorni. Ma il rispetto non è un atto dovuto a prescindere neanche per una città ricca di cultura che l’Italia dovrebbe vantare al mondo. Il rispetto per Napoli deve partire dagli stessi Napoletani e finche si continuerà a maltrattare una delle più belle città del mondo e la sua storia unica, il rispetto non sarà mai meritato. I Napoletani che maltrattano Napoli valgono esattamente quanto chi la denigra con pregiudizio. Insomma, non sono solo i non Napoletani a dover essere denunciati: un po’ di serena autocritica non guasta. Ognuno sia idolo di se stesso!
È vero che c’è solo un Maradona, ma nella vita di tutti i giorni c’è un Maradona in ogni Napoletano; basta farlo “scendere in campo”.

Red Bull mette le ali ai Napoletani. O forse li offende?

Red Bull mette le ali ai Napoletani. O forse li offende?
Spot e slogan leghisti dipingono una Napoli fannullona. Che errore!

Angelo Forgione – Diciamolo subito, l’autoironia è una virtù e i Napoletani ne posseggono in quantità. Ma quando questa è sollecitata da luoghi comuni alimentati da un contesto sociale discriminatorio e non è supportata da una specifica verità conclamata, diventa inconsapevolmente un limite.
Negli ultimi mesi ha imperversato nelle radio uno spot apparentemente divertente del più noto tra gli energy-drink (nel videoclip), ma che in realtà fa passare un messaggio pericoloso, una strisciante discriminazione: Napoletani fannulloni!
Il pigro impiegato Scognamiglio che fa la pennichella ogni giorno tre o quattro ore prima di smontare, francamente dipinge una realtà applicabile ad ogni latitudine. Perchè caratterizzare il protagonista con cognome e accento (improbabile) Napoletano?

Lo spot ha trovato ampio e indiretto rafforzamento nella propaganda leghista del Ministro della semplificazione Calderoli che a Luglio, in occasione dell’apertura delle sedi di rappresentanza ministeriali al nord, ha dichiarato: «a Napoli mai un Ministero del Lavoro perchè non sanno di cosa si parla». E come non ricordare l’allenatore di calcio Silvio Baldini che motivò cervelloticamente la grande passione dei tifosi del Napoli con la disoccupazione?
Questi spunti di riflessione conducono all’analisi di un luogo comune che descrive come scansafatiche i Napoletani e i meridionali in generale. Cosa tutt’altro che vera se consideriamo gli indici di emigrazione, sommerso e qualità aziendale degli impianti del sud. La storia, come sempre, ci insegna che la Napoli Capitale era anche capitale del lavoro fino al 1860, e con essa anche il sud, laddove proliferava ogni settore produttivo, dalle arti alle industrie, nonostante il carattere rurale di vaste zone dell’entroterra meridionale. Prova ne sia il fatto che la Torino dei Savoia, terra di leva militare dedita alla guerra e completamente priva di cultura, deve le sue bellezze architettoniche alla recluta di artisti meridionali, il messinese Filippo Juvarra in primis.
Dall’unità d’Italia tutto e cambiato: da Napoli non partono più merci ma uomini, e ancora si ascoltano spot radiofonici che ricalcano i più stantii luoghi comuni, identici nella forma e nella sostanza alla denigrazione di stampo sabaudo degli anni risorgimentali.

leggi l’approfondimento

La grande Cultura di Napoli raccontata da Nicola Spinosa

La Cultura di Napoli raccontata da Nicola Spinosa
l’ex Sovrintendente in una bellissima intervista del 2008

Nicola Spinosa, ex Sovrintendente Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico di Napoli, uomo di profonda conoscenza dell’arte Napoletana e non solo, racconta Napoli e la sua immensa cultura unica al mondo a John Elkann.
Una consigliatissima intervista a tutto campo, una lezione di storia dell’arte mista a sociologia che arricchisce e che rende l’idea dell’importanza ineguagliabile del patrimonio artistico e culturale di Napoli, città unica al mondo, che neanche gran parte degli stessi Napoletani comprende.
Del resto, lo stesso Spinosa è stato premiato nel 2008 col “FIAC Excellency Award 2008” come uomo che ha più contribuito alla diffusione della cultura italiana negli Stati Uniti. Il premio, conferito per la diffusione della cultura italiana con le mostre oltreoceano sulle età artistiche Napoletane, rende l’idea della rilevanza del patrimonio partenopeo nel contesto nazionale.
A Nicola Spinosa i Napoletani devono molto per la sua opera di promozione della cultura Napoletana, per le tante e importanti mostre che hanno spinto l’immagine culturale di Napoli nel mondo richiamando visitatori e turisti. Un uomo di grande cultura, e soprattutto di grande amore e rispetto per la storia identitaria di Napoli che si evincono da quei piccoli particolari da cogliere con attenzione nell’intervista; Spinosa chiama infatti piazza del Plebiscito “Largo di Palazzo”.
Oltre ad avere il merito di aver riorganizzato e ampliato il Museo di Capodimonte, ha curato, tra gli altri, l’ultimo restauro dell’Arco di Alfonso d’Aragona a Castel Nuovo e ha inoltre offerto una preziosissima consulenza per il recente restauro e il rimodernamento del Real Teatro di San Carlo.

 

Jamme Card, errore di scrittura o licenza pubblicitaria?

Jamme Card, errore di scrittura o licenza pubblicitaria?
La e-card mensile UnicoNapoli viaggia con un errore

Angelo Forgione – Nuova nata in casa UNICO: è arriva a Giugno la “JAMME CARD”, il mensile “UnicoNapoli” su supporto elettronico. Pratico, veloce, comodo, può essere ricaricato ogni mese presso i punti abilitati e presenta lo straordinario vantaggio di poter essere duplicato in caso di furto o smarrimento.
Il nome è una esortazione alla mobilità su mezzi pubblici,
 creativo e calzante dal punto di vista della comunicazione perchè rende omaggio alla prima canzone pubblicitaria della storia, “Funiculì Funiculà”, scritta nel 1880 e ispirata dall’inaugurazione della prima funicolare, quella del Vesuvio. Ma con un errore, o forse una licenza pubblicitaria, visto che “andiamo” in Napoletano si scrive jammo e non jamme.
In un periodo in cui la scrittura corretta e la grammatica della lingua Napoletana, riconosciuta dall’Unesco, sono ormai solo un ricordo, che almeno si sappia che “jamme”, stampato su milioni di abbonamenti che stanno finendo sotto gli occhi della gente di tutta la regione, è un errore. Qualcuno potrà storcere il naso ritenendo la cosa di lieve entità ma una grande cultura come quella Napoletana anddrebbe rispettata di più, anche attraverso la sua lingua. E JAMMO… JA’! 

videoclip: MATADOR CAVANI

videoclip: MATADOR CAVANI
tributo al bomber del Napoli

Proprio mentre sta per avviarsi la nuova avventura del Napoli, ho pensato di chiudere il ramo dedicato agli azzurri di questa intensa stagione di orgogliosa produzione multimediale pro-Napoli con un meritatissimo e richiestissimo tributo al protagonista del campionato che ha portato la banda Mazzarri in Champions League.
Un videoclip interamente dedicato al “Matador” Cavani e diviso in due parti. Nella prima, un mix di goal del bomber azzurro a ritmo latino-americano. Nella seconda, un concentrato di emozioni raccontato da tutte le più famose voci del San Paolo.
Buona visione!

 

ATTENZIONE: il video non è disponibile in molti paesi esteri per questione di diritti.
Per vederlo, inserire il ink http://www.youtube.com/watch?v​=0p4tDBk5P7g sul sito http://hidemyass.com/

Che aria tira per i Napoletani?

Che aria tira per i Napoletani?
Mucchetti: «per fortuna l’Italia non è Napoli»

A “L’Infedele” le frasi infelici su Napoli si sprecano e la trasmissione sta diventando un caso. Stavolta è il turno del giornalista Massimo Mucchetti a cui Gad Lerner chiede cautela dopo le nostre proteste della settimana scorsa.
Sia chiaro, l’opinione focalizzata nel video non è razzista perchè analizza il momento contingente che vede Napoli in ginocchio, ma è comunque fortemente caratterizzata da una “subsola superiorità presunta” che il nord ostenta serenamente in ogni occasione.
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Messaggio di ringraziamento a Riccardo Muti

Messaggio di ringraziamento a Riccardo Muti

Illustrissimo Maestro Muti,

desidero esprimerLe il mio ringraziamento per tutto quello che ha fatto per la cultura Napoletana in questi cinque anni salisburghesi passati sotto silenzio italiano.
Mi piacerebbe che portasse i ringraziamenti dei Napoletani innamorati e consapevoli della loro storia, come Lei, agli organizzatori del “Festival di Pentecose” e agli austriaci che, oggi come 200 anni or sono, rispettano la cultura napoletana come non fa l’Italia.
Altresì, Le sono infinitamente grato per aver recuperato gli spartiti di musica sacra del convento dei Girolamini e quelli operistici del conservatorio di San Pietro a Majella, facendone trascrizione e trasferendo tutto ai giorni nostri, evitando così che tale patrimonio restasse nascosto.
C’è da augurarsi che nuovi impulsi giungano almeno dalla stessa Napoli in un futuro non troppo lontano.
A Piazza del Plebiscito, tra i due monumenti equestri borbonici, esiste uno schermo a scomparsa telescopica creato proprio per offrire alla cittadinanza gli spettacoli del San Carlo. Magari potessero essere proiettati simili capolavori invece di tenerlo in “stand-by perpetuo” sotto la pavimentazione (video).
Con infinita riconoscenza e stima.
s
Angelo Forgione
Movimento V.A.N.T.O.
(Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio)

Muti: «Riscoperti i Napoletani per omaggiare Mozart»

Muti: «Riscoperti i Napoletani per omaggiare Mozart»
«l’Europa rispetta Napoli, l’Italia se ne dimentica»

di Angelo Forgione

Pubblico in delirio e quindici minuti di standing ovation lo scorso fine settimana alla “Haus fur Mozart” di Salisburgo, città natale di Mozart, per Riccardo Muti a conclusione del suo progetto dedicato al “Settecento napoletano” nell’ambito del “Festival di Pentecoste” ruotato intorno a Napoli e alla cultura musicale espressa dalla città regina d’Europa per più di un secolo. In Austria, Muti ha trionfato negli ultimi cinque anni riportando alla luce i capolavori sconosciuti della grande scuola napoletana e della cultura partenopea “nascosti” presso il convento dei Girolamini e il conservatorio di San Pietro a Majella.

«Troppo spesso – ha detto Muti – Napoli fa parlare più per le sue disgrazie che per le sue qualità». A nome dei napoletani, il maestro ha ringraziato Salisburgo e il Festival di Pentecoste per l’occasione offertagli. «Per cinque meravigliosi anni, insieme alla Lange & Sohne, hanno prodotto opere e concerti facendo sì che si avverasse un sogno: far conoscere al mondo autori della scuola napoletana come Cimarosa, Paisiello, Traetta, Jommelli, Porpora, Mercadante, Hasse, senza i quali il genio di Mozart non sarebbe stato lo stesso. Avrebbe dovuto farlo l’Italia, ma non l’ha fatto. Tutto questo in una città come Napoli dovrebbe essere la normalità. Ovunque la città parla di questi capolavori, ci sono le chiese dove tanta musica sacra è nata, ci sono oggi le biblioteche musicali, al Conservatorio di San Pietro a Majella e ai Girolamini. E poi il San Carlo, il più bel teatro del mondo oltre che il più antico, così glorioso, il teatro dove è nato il fondamento dell’opera di Mozart. Luoghi che il mondo ci invidia e che noi, presi da problemi certo urgenti di vivibilità e sopravvivenza civile, spesso dimentichiamo».

Lo scorso anno, per sottolineare volutamente il debito che il giovane Mozart ha verso la scuola napoletana, accanto al napoletano Jommelli Muti pose proprio il salisburghese Mozart. «Sarebbe stato ugualmente il Genio che la Natura ha creato – dice il Maestro – ma diverso senza il contatto con la scuola napoletana. L’aver contrapposto la Betulia liberata di Mozart a quella di Jommelli indicò non solo le diversità ma soprattutto i punti di contatto. Il sovrintendente Flimm, dopo aver sentito “Il ritorno di Calandrino” di Cimarosa, mi disse: “Adesso capisco che Mozart non è piovuto dal cielo”».

Il patrimonio musicale del Settecento napoletano è stato dimenticato colpevolmente perché poi offuscato dal melodramma ottocentesco dell’opera risorgimentale di Giuseppe Verdi. 
«Il trionfo dell’opera popolare verdiana ha eliminato le radici napoletane dell’opera, fondamentali per la musica non solo italiana ma europea. La dimensione delle arie di Jommelli e l’uso del coro sono elementi illuminanti di un ingegno musicale che, pur non possedendo la genialità di Mozart, ebbe un influsso determinante nella musica del suo tempo».

Due parole Muti le spende per il conservatorio di San Pietro a Majella: «Il Conservatorio di Napoli –  spiega il Maestro – è uno degli istituti di formazione musicale più antichi del mondo. Il primo direttore fu Giovanni Paisiello (anche autore dell’inno nazionale delle Due Sicilie) che riunì in un unico istituto, a Napoli, quattro collegi di grande importanza per l’intera Europa. In questi collegi operavano insegnanti, studenti e cantanti di altissimo livello, basti pensare a Farinelli, nonché importanti compositori tra qui Porpora, Jommelli, Leo, Piccinni, Traetta, Scarlatti e Pergolesi. La Scuola Napoletana fu una vera sorgente musicale per tutta l’Europa».

Da Napoletano fiero della sua storia, Muti ha inquadrato il progetto nel contesto storico spesso dimenticato. «La cultura musicale Napoletana si inserisce nel quadro del rapporto tra Napoli e Vienna, tra Regno delle Due Sicilie e impero austriaco che era connotato da rapporti culturali di primaria importanza non solo attraverso la musica. L’Austria si è proposta, e questo parla da se, dimostrandosi più rispettosa del suo e del nostro passato, della sua e della nostra cultura, di quanto non faccia l’Italia che è sempre troppo lenta a rispondere alle proprie esigenze culturali. Oggi come allora, gli austriaci si sono dimostrati molto aperti e rispettosi della cultura Napoletana».

Muti, che auspica un interessamento del nuovo sindaco di Napoli per far rivivere quello scrigno di tesori che è la città partenopea, a conclusione della sua avventura austriaca ha ricevuto un messaggio da Luigi De Magistris che si è dichiarato al suo fianco per far rinascere la cultura napoletana.

Salisburgo, in visibilio, ha ricambiato la riconoscenza del Maestro urlando “Grazie Muti”. Che presto lo faccia anche Napoli e l’Italia intera.

Pino Daniele: «Io non sono figlio di Napoli»

Pino Daniele: «Non sono figlio di Napoli»
il cantautore: «mi sento un garibaldino del Sud»

È un’intervista dai toni polemici e antistorici quella rilasciata da Pino Daniele a Pasquale Elia del Corriere del Mezzogiorno del 3 giugno 2011.
«Io non sono figlio di Napoli… io mi sento figlio del Sud. Sono un garibaldino. Da quando ho l’età della ragione ad oggi non è cambiato niente, anzi la situazione è peggiorata. Ma non voglio pensare che non ci sia più la speranza. Una speranza che purtroppo si riaccende soltanto quando salta fuori qualcuno: una volta è spuntato Maradona, una volta Troisi, una volta Pino Daniele… Purtroppo è un popolo che ha bisogno sempre di un re. O di un Masaniello».

Intervista esclusiva a Simone Schettino. L’artista: «Nessun sostegno ai candidati sindaci»

a colloquio con Simone Schettino
L’artista: «Nessun sostegno ai candidati sindaci.
Per Napoli ci vuole orgoglio!»

per il sito del PDL Campania è a sostegno di Lettieri ma per par condicio si esibirà per De Magistris

di Angelo Forgione

Giorni caldi per la campagna elettorale pre-ballottaggio. Nel monitoraggio della situazione, ieri ho spulciato nei siti delle sezioni regionali dei due partiti di riferimento dei due candidati. Sul sito del PDL Campania ho trovato una notizia interessante: Simone Schettino ed altri artisti, oltre a calciatori dei Napoli, saranno protagonisti di una serie di appuntamenti dal 23 al 26 maggio nelle piazze della città a sostegno della candidatura di Gianni Lettieri con lo slogan “Noi siamo con Gianni Lettieri perche’ Napoli vuole sorridere”. (vai alla notizia)

L’amicizia e la profonda Napoletanità che mi legano a Simone Schettino mi hanno spinto a chiedergli le motivazioni di questa scelta di campo, ritenendo che fosse interessante per i Napoletani sapere perchè un artista fortemente legato al territorio sponsorizzasse uno dei due candidati. E, sorpresa, ho appreso che la notizia è frutto di un equivoco.

Ecco quindi il mio confronto con Simone Schettino che coglie l’occasione per smentire la notizia e che consiglio di leggere soprattutto nell’ultima risposta.

A.F.: Simone, leggo sul sito del PDL Campania che, insieme ad altri artisti e ad alcuni calciatori del Napoli, sosterrai la candidatura a Sindaco di Gianni Lettieri. Come mai questa scelta?

S.S.: Vorrei tanto poterla motivare se fosse vera, ed invece ecco la risposta che non ti aspetti: mai scelto di sostenere la candidatura di qualcuno, ne in passato ne tantomeno oggi. E mi riferisco a qualsiasi colore, che sia blu, giallo, rosso o nero  per intenderci. Pensa che in passato amici o parenti candidati mi hanno chiesto personalmente un appoggio, un sostegno elettorale, e neanche allora mi sono esposto. È una scelta che ho fatto sin dall’inizio della mia carriera, e fino ad ora è stata sempre rispettata.

A.F.: E allora, chi ti ha inserito nel cartellone degli spettacoli a sostegno del candidato del PDL?

S.S.: Bella domanda… piuttosto che indagare faccio prima a smentire, poi chi sia stato o meno per me è relativo. Tra l’altro penso che ci sia stato un equivoco in buona fede, anche perchè è stato chiarito con molta tranquillità. Tutto è nato dal fatto che mi erano state comunicate delle date di spettacoli comici da fare, e fin qui tutto normale, è il mio mestiere. Poi dai giornali apprendo che si trattava di campagne elettorali dove io venivo coinvolto in prima persona ed in più sostenevo delle candidature. Fermi tutti. Ritengo che il mio campo appartenga esclusivamente al mondo dello spettacolo, c’è qualcosa che non va.  Non ho mai espresso la volontà di sostenere qualcuno politicamente di qualsiasi orientamento, ripeto ne ora ne in passato, ed in questo caso essendo il diretto interessato, penso che il mio assenso era fondamentale. Nulla di personale contro la politica, anzi la ritengo fondamentale per la società e mi interessa molto, ma l’interesse per la politica è una cosa ben diversa dall’interesse nel fare politica. Ecco, è proprio quest’ultimo che non mi appartiene (personalmente ritengo che sostenere o appoggiare qualcuno già significa fare politica). Ragion per cui anche in passato non ho mai sostenuto una candidatura, parenti stretti compresi, a costo come si dice a Napoli ” …’e sfascià ‘na famiglia”. 

A.F.: Certo che però per un parente uno strappo alla regola lo potevi fare…

S.S.: Zittt…..chi sà comm se l’hanno scurdato!!! Ma allora si’ tu ca’ vuò sfascià ‘a famiglia?? Battute a parte, la verità è che in politica spesso si usa un linguaggio forte, dai toni aspri, credo a volte anche inconsciamente, ed io per questo credimi, non sono per nulla portato, risulterei poco credibile. Una cosa però è certa: se un domani dovessi cambiare idea in merito, lo farei in prima persona. Come si suol dire, se proprio devo sostenere qualcuno, sostengo le mie idee. Altrimenti se pijano collera…

A.F.: Quindi agli spettacoli non ci sarai?

S.S.: Beh, a meno che mezz’ora prima di questo nostro colloquio non mi sia scolato due litri di Gragnano (tra l’altro ottimo vino) e fra due minuti rinnego tutto ciò che ho detto, certo che no. Ripeto, non sono adatto per le campagne elettorali, anche se ritengo fondamentale che i giovani si interessino di politica. A testimonianza della buona fede, una volta chiarito l’equivoco, ho accettato l’invito di esibirmi per De Magistris alla Rotonda Diaz Venerdì per par condicio, a presenziare qualche minuto sul palco con la mia comicità, senza alcun accenno alla politica. Lunedì scorso ho affiancato Lettieri, per qualche minuto, a Miano. Anche lì sono andato senza sapere che si trattava di una serata politica. I miei agenti non me l’avevano detto, e per non deludere il pubblico mi sono limitato a un saluto. Alle prossime elezioni per evitare qualsiasi ulteriore equivoco sarò costretto in quel periodo ad andare due settimane a Cuba o in Brasile. Se gentilmente lo accennate voi a mia moglie, può darsi che si convince che è per il mio bene.

A.F.: Cì tenteremo, a patto che compri i biglietti anche per noi. Basta così, è chiaro che sei un artista che non fa campagne elettorali e che per quanto riguarda la politica sei piuttosto ermetico. Ma un’ultima domanda te la devo fare: secondo te di cosa hanno bisogno Napoli e la sua provincia per vedere una soluzione dei problemi più gravi?

S.S.: Penso che il primo passo fondamentale sia riacquistare l’orgoglio delle proprie origini. Io sono di Castellammare di Stabia ed amo Napoli quanto la mia città, la considero la mia terra. Noto che negli ultimi tempi a furia di descriverci su alcuni giornali ed in alcune trasmissioni televisive come una terra di sola monnezza, sempre più persone proprio a Napoli si stanno convincendo che è realmente così. Attenzione a non farsi fregare: sappiamo benissimo che quella è una delle mille realtà della nostra terra, ma ne esistono tante altre, di brutte altrettanto, ma  anche di meravigliose. A queste ultime appartiene ad esempio la forza di reagire, e questo non lo dico io, basta conoscere la storia, è una delle tante qualità per cui siamo famosi. Però se anche noi non ci crediamo più, se viene meno questa straordinaria forza che ha sempre avuto  il popolo Napoletano, allora si che la fine è prossima. Lo dobbiamo a questa città, che ha sempre accolto tutti a braccia aperte, lo dobbiamo ai nostri antenati, che hanno contribuito a renderla bella e famosa nel mondo, lo dobbiamo ai nostri eredi, affinchè possano godersi lo splendore della nostra terra. Che la lega ci vomiti il suo odio addosso ci può stare, fa parte del gioco e soprattutto non ce ne può fregar de meno; ma che un Napoletano dica “Mi vergogno di essere Napoletano” questo si che è un crimine, lo ritengo inaccettabile. E’ una frase che qualche volta ho sentito, ma non voglio sentirlà mai più.

A.F.: Ci troviamo in perfetta sintonia.

S.S.: Tra veri Napoletani…