Angelo Forgione – Sbirciando su Instagram mi è capitato di vedere una simpatica immagine pubblicitaria in cui una Sprite, una Coca-Cola Zero e una Coca-Cola classica festeggiano una Fanta. “Tanti auguri a Fanta Aranciata. Che bello festeggiare con gli amici di sempre”, si legge nella descrizione del visual. La più famosa delle aranciate nel mondo festeggia un anniversario la cui origine ci catapulta nella Napoli del dopoguerra, al culmine di una bizzarra genesi della bevanda frizzante, che nacque proprio in piena Seconda Guerra Mondiale, quando la Germania di Hitler vietò l’importazione della Coca-Cola made in USA. Era il 1941, e Max Keith, direttore della principale società di imbottigliamento tedesco della bevanda nera a base di caffeina, trovò l’alternativa con quello che riuscì a rimediare per una nuova formula da realizzare sul territorio e salvare così la fetta di mercato che si era conquistato. Sottoprodotti della produzione del formaggio, del sidro di mela, della marmellata e quel poco di frutta che si riusciva a reperire in Italia. Ne venne fuori uno strano gusto e il nome Fanta, abbreviazione della parola tedesca fantasie. Ci voleva infatti molta immaginazione per sentire il sapore della frutta in quella bevanda frizzante “al gusto arancia”, molto vago, completamente diverso da quello che conosciamo.
Finita la guerra, il partito comunista italiano spinse per lanciare sul mercato italiano la Fanta, in modo da ostacolare la Coke americana. L’imposta di consumo al 25% per la Coca e al 10% per tutte le altre bevande gassate andava proprio in quella direzione. Negli stabilimenti napoletani della SNIBEG (Società Napoletana Imbottigliamento Bevande Gassate, oggi a Marcianise – CE) fu avviata la produzione della Fanta in versione tedesca, che però non piacque troppo agli italiani. Perciò, il conte napoletano Ermelino Matarazzo, impresario dalla Società, sperimentò una formula fornitagli dalla Marchesa Bosurigi, sua amica e titolare di una industria di succhi di frutta a Catania. All’ombra del Vesuvio fu sperimentato l’uso del succo naturale di arancia, dando la spinta definitiva all’affermazione nel mondo della bevanda, ora “aranciata” e non più semplice bevanda al “fantasioso” gusto arancia. A tal punto che nel 1958 proprio The Coca-Cola Company ne acquistò i diritti, decidendo di puntarvi per trainare la Coca-Cola sul mercato europeo.
Ed è proprio la versione napoletana, quella definitiva, ad essere festeggiata in questi giorni. 29 aprile 1955, questa la data del primo imbottigliamento. 60 anni di una leggendaria bevanda “made in Naples”, anche se il nome nacque una quindicina di anni prima.

L’induismo lo chiama karma, cioè “azione”, a cui corrisponde una conseguenza, nel bene e nel male. I napoletani, che tutto traducono in massime di grande saggezza popolare dai tempi di Giambattista Basile, traducono il karma negativo così: Nun sputà ‘ncielo ca ‘nfaccia te torna! (non sputare verso l’alto perché la saliva ti torna in faccia). Effetto boomerang. Per chi ci crede, ciò che parte dalle azioni individuali impiega un certo lasso di tempo, più o meno lungo, per tornare alla fonte, in modo diretto oppure indiretto. Possono volerci anche anni, ma per Luciana Littizzetto è bastata una sola settimana. Era stata lei a tirare in ballo i 

In vista delle elezioni regionali in Campania del prossimo 31 maggio, martedì 14 aprile, alle ore 17.30, presso la sala conferenze di Confartigianato in via Medina 63 a Napoli, si terrà il convegno dal titolo “MO! le Regionali, e poi?”.



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