Fantasmi al museo tra cultura e verità

Fantasmi al museo tra cultura e verità
e ora l’architetto Albarano non sparisca

Angelo Forgione – Non sto dalla parte di chi strumentalizza per screditare la rivisitazione storica dei fatti risorgimentali, ma non sto neanche con chi offre assist per farlo, rischiando di screditare a sua volta se stesso e tutti coloro che lavorano con serietà per un nobile scopo culturale-identitario. È per questo che, dopo aver smontato coi dati la denigrazione borbonica del direttore della Gazzetta del Mezzogiorno Marco Demarco, sento il bisogno di analizzare, seppur marginalmente, la posizione di chi ha innescato una reazione a catena dannosa e prevedibile con la scoperta del fantasma all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, uno dei più belli e importanti del mondo.
Oreste Albarano, architetto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, impelagato negli intoppi dei lavori di ampliamento del museo, ha tirato fuori la fotografia che mostra senza equivoci la sagoma di uno dei fantasmini disponibili sull’applicazione “Ghost Capture” per I-Phone (a lato), come dimostrato anche dal servizio del Tg3. Lui giura che la foto è autentica e che non possiede il noto telefonino di Apple.
Mi chiedo cosa ne guadagni l’architetto Albarano ad insistere su questa strada sbarrata, anzi murata. 
Eppure mi aveva fatto piacere sapere che proprio lui, un revisionista amante della storia di Napoli, voleva ripulire spontaneamente il Foro Carolino di Piazza Dante a Marzo scorso, quando comparve misteriosamente la vistosissima scritta “VIVA IL BRIGANTAGGIO”. In quell’occasione rimasi fortemente addolorato per aver visto un monumento di Napoli oltraggiato da qualcuno che ostentava una sorta di rivalutazione della storia della Napoli preunitaria. Arrivò Albarano a promettere che ci avrebbe pensato lui, spinto dalle sue idee revisioniste sull’unità d’Italia. Bene così, pensai; un meridionalista condanna l’atto e promette soluzione ad un autogoal. Ma col passare del tempo la scritta non andava via, e oggi è ancora li. Albarano invece è sparito proprio come un fantasma, per riapparire col fantasma e dire che quella scritta non l’ha potuta cancellare perchè è enorme e permea profondamente il supporto lapideo. Va bene, dico, ma la scritta non si è ingrandita rispetto a quando è stata fatta sullo stesso supporto, e un tecnico del Ministero può mai fare proclami con simile leggerezza?
Il tempo passava ed, essendomi occupato della vicenda, mi si chiedeva perchè mai la scritta permanesse nonostante le promesse di Albarano.
A distanza di cinque mesi è arrivato il fantasmino del museo made in Steve Jobs, e in genere 1+1 fa sempre 2. Forse il 2 lo ha fornito il sottosegretario ai Beni Culturali Riccardo Villari che si è felicitato della vicenda per l’ìnteresse suscitato intorno al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. E così Albarano, magari, avrà forse fatto luce sulla vicenda commentando che «Solo Villari è stato intelligente, capendo che al Museo non faccio che del bene… in fondo a Ferragosto sono stati staccati solo tre biglietti».
E allora, alla luce di tutto ciò, una dichiarazione su tutte va evidenziata e sottoscritta; quella del Ministro della Cultura Galan che ha ben detto: «c’è poco da sorridere, la gloriosa storia dell’archeologia partenopea non merita certe irritualità, per il rispetto che va portato sempre e comunque a ciò che Napoli è ed è stata».
Non è facile analizzare la figura di Albarano che nel 2009 ebbe l’idea di accostare alcune poesie erotiche Napoletane del periodo borbonico allo show delle pornodive di “Erotica Tour“, che è piombato in soccorso del decoro di Piazza Dante senza dare seguito al proposito, che al Corriere del Mezzogiorno avrebbe dichiarato di aver preso più di 250 voti alle ultime Amministrative di Napoli col Partito del Sud mentre i dati ufficiali del Comune di Napoli dicono che ne ha presi 34.
Ad ogni modo l’architetto Albarano ha una sola opzione possibile, e cioè quella di far periziare la foto e dimostrare pubblicamente che sia autentica e non manipolata, senza sparire di nuovo come un fantasma. Per il rispetto che si deve alla grande storia e gli importantissimi musei di Napoli.
In conclusione, una considerazione è d’obbligo: se davvero il mondo del revisionismo storico vuole riaffermare la verità risorgimentale e ricostruire un rinnovato orgoglio sopito, non può consentirsi informazioni fantasmagoriche e fantasmi informatici. Verità e cultura, quelle a cui ogni meridionalista onesto deve attienersi, non vanno d’accordo con le domande senza risposta.

 (clicca per ingrandire)

Spingiamo il Vesuvio tra le 7 meraviglie della natura

Spingiamo il Vesuvio tra le 7 meraviglie della natura
votate… votate, ’a muntagna ha bisogno di noi!

Immaginate se il Vesuvio fosse designato tra le “7 meraviglie della natura”. Immaginate quale possa essere il messaggio internazionale per le bellezze della nostra città e dei suoi luoghi. Pensate a quanto è famosa Napoli nel mondo e quanto lo possa diventare sempre più con il suo simbolo tra i simboli della natura. Pensate quanto importante possa essere una designazione del genere dopo una crisi igienica che ha minato l’immagine della città e la sua capacità attrattiva, e proprio a beneficio di un luogo stuprato negli ultimi anni da cave e discariche a dispetto della sua specificità.
Immaginate tutto questo e pensate che dipende da noi trasformare il sogno in realtà, solo ed esclusivamente da noi. Basta perdere (o meglio guadagnare), due minuti per votare per il Vesuvio e spingerlo all’ambito traguardo. E poi a gioire saremmo noi. Ma bisogna far presto perchè le votazioni online termineranno l’11 Novembre 2011!
L’organizzazione internazionale “New Open World Corporation / World of New Wonders”  ha già ufficializzato nel 2007, con le stesse modalità, le nuove “7 meraviglie del mondo”. Tra queste il Colosseo di Roma, meraviglia donata dall’uomo al mondo duemila anni fa. Ora il concorso riguarda le meraviglie che la natura ha regalato all’umanità e l’Italia è in concorso col vulcano napoletano che potrebbe affiancare Napoli a Roma nell’iconografia turistica del mondo.
Il concorso ha preso il via nel 2008 e, all’inizio, il Vesuvio ha dovuto sgomitare tra le 440 località mondiali in corsa. Grazie anche al supporto di napoli.com (in comitato col Comune di Ercolano) e di V.A.N.T.O., oltre che di quello di altre associazioni e movimenti che hanno a cuore il territorio, il vulcano ha superato le prime due serie di votazioni planetarie, riuscendo ad entrare tra le 28 finaliste. La terza votazione, quella finale in corso, è ripartita a Luglio 2009 e solo ultimamente le istituzioni locali hanno preso a cuore l’opportunità, con la Provincia di Napoli che ha avviato un battage pubblicitario e informativo con interessamento dei media.
E così, a pochi giorni dalla chiusura delle votazioni, il nostro “sterminator” è tra i primi 10 e vicino ad entrare nel gruppo dei sette vincitori. Ora è il momento di insistere e votare, anche più di una volta. Votate, condividete, diffondete!
Abbiamo la possibilità di dare il senso giusto all’esortazione “FORZA VESUVIO!” 

Come si vota

– andare al sito: www.new7wonders.com/voto?lang=it

– selezionare il Vesuvio e altri sei condidati tra i 28 in concorso

– compilare il form e inviare il voto

– attendere il messaggio di posta contenente il link su cui cliccare
per convalidare il voto

– un ulteriore voto si può dare anche con l’account di Facebook da qui

È possibile votare più volte con diversi indirizzi E-Mail. Non esitate a farlo!

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Bacco amò le colline del Vesuvio più di quelle native e persino Cristo pianse di meraviglia alla vista del Golfo di Napoli. Più meraviglia di così?!
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Demarco e la stantia denigrazione borbonica!

Demarco e la stantia denigrazione borbonica!
attacco a De Magistris sul Corriere del Mezzogiorno

Angelo Forgione – Qualche giorno fa, il direttore del Corriere del Mezzogiorno Marco Demarco ha scritto un editoriale con il quale ha analizzato la posizione ambigua del sindaco De Magistris a metà tra sostegno giocobino e borbonico (leggi l’editoriale), a proposito della bizzarra “scoperta” del fantasma al Museo Archeologico da parte dell’architetto Oreste Albarano che già si era segnalato nei mesi scorsi per non aver realizzato il proposito di ripulire il foro Carolino di Piazza Dante dalla scritta viva il brigantaggio“. Senza voler analizzare più di tanto la terminologia utilizzata e gli attacchi al sindaco, all’assessore Lucarelli, all’Assessore Esposito e a chi pensa, diversamente da lui, che il Risorgimento fu un atto di vera e propria pirateria internazionale, nello scritto vengono fuori i soliti luoghi comuni sulla dinastia borbonica chiamando in causa Ferdinando II, detto “Re Bomba” per via della repressione della rivolta di Messina del 5 Settembre 1848. È allora forse il caso di ricordare che fu quello certamente un brutto momento che nessuno dimentica, ma doveroso per mantenere il legittimo ordine costituito nei propri territori. La Sicilia, infatti, era insorta fomentata da Francia e Inghilterra che fingevano di condividere le rivendicazioni autonomistiche dei siciliani per trarne vantaggi economici e commerciali ma che erano stranamente sorde a quelle dei lombardi e degli irlandesi.
Dopo il rabbioso bombardamento che provocò centinaia di morti, Ferdinando II non se la sentì di continuare la riconquista dell’isola per non macchiarsi di efferata crudeltà ma ormai la propaganda antiborbonica l’aveva già ingiustamente etichettato per l’eternità. La riconquista avvenne solo l’anno seguente, e furono così ristabiliti a caro prezzo ordine e pace nei confini delle Due Sicilie senza che nessuno venisse condannato a morte per le sommosse provocate.
Clemenza e assenza di condanne anche nelle vicende delle barricate di Napoli del 15 Maggio 1848 erette dai liberali in Via Toledo che già avevano avuto dal re la costituzione richiesta. L’ordine fu quello di smantellarle usando la forza solo in casi estremi. E il caso estremo si verificò con uno sparo contro le truppe che partì dalle barricate e uccise un soldato. Alla fine furono 272 le vittime tra militari e civili. Ferdinando II, che amava tanto il suo popolo, rimase turbato sia dai fatti napoletani che da quelli siciliani e si sentì tradito ma non fece mancare la sua presenza negli ospedali per visitare i ricoverati.
Vittorio Imbriani commentò così: “Non chiamo rei coloro che materialmente uccidono ma quelli che hanno reso inevitabile il conflitto. I veri colpevoli dei guai di Napoli furono gli sciagurati o gli sciocchi che eressero le barricate. Siamo giusti: nessun governo costituito può tollerare insurrezioni armate, anzi ha il dovere di reprimerle. Dell’eccesso nella repressione immediata la gran parte della responsabilità morale ricade sugli insorti. Non è da condannare Ferdinando II per il 15 Maggio”.
Anche Luigi Settembrini, agli studenti universitari che dopo l’unità d’Italia si lamentarono delle condizioni dell’ateneo, rispose che “esse erano il frutto della colpa di Ferdinando II che non aveva impiccato tutti i pazzi e gli esaltati del ’48”.
Dopo i fatti del 1848 non furono eseguite condanne a morte nel Regno delle Due Sicilie se si eccettua quella del regicida Agesilao Milano. Ferdinando II commutò 42 sentenze in 19 ergastoli, 11 in 30 anni, 12 in pene minori. E graziò 2713 condannati per reati politici e 7181 condannati per reati comuni. Nel Regno di Sardegna, solo dal 1851 al 1855, le condanne con esecuzione furono 113.
Questo era il “Re Bomba”, denigrato ingiustamente mentre ai veri carnefici venivano affibbiati soprannomi lusinghieri. Vittorio Emanuele II è il “Re galuantuomo” solo perchè mantenne in vigore lo Statuto Albertino, e poco importa agli antiborbonici di ieri e di oggi che fece bombardare ferocemente Genova, Gaeta, Capua, Ancona e Palermo, radendole letteralmente al suolo, saccheggiandole e lasciando una scia di sangue dietro di se. Senza contare poi i lager di prigionia e la repressione del brigantaggio che in 10 anni causò circa 800mila morti al sud.
La differenza tra le “repressioni” di Ferdinando II e le stragi di Vittorio Emanuele II sta nella legittimità degli interventi, doveroso nel caso del Borbone che cercò di garantirsi l’ordine nei propri confini e delittuoso nel caso del Savoia che si impossessò di territori non propri senza dichiarazione di guerra.
E cosa dire allora del discendente Umberto I di Savoia, detto “Re Buono” per aver fronteggiato il colera a Napoli nel 1884? Un’appellativo così tenero per un sovrano che fece usare i cannoni a Milano, e fu strage, per disperdere gli affamati partecipanti alle manifestazioni di protesta popolare, la cosiddetta “protesta dello stomaco”, causata dal forte aumento del costo del grano in seguito all’ormai abolita tassa sul macinato (1868-1884).
Tirando le somme, per amor di verità, l’editoriale di Marco Demarco ripercorre ancora lo stile delle menzogne di Gladstone sul governo di Napoli come “negazione di Dio” ampiamente sbugiardate dallo stesso autore al tempo in cui la sua Inghilterra si distingueva per i massacri di irlandesi e indiani. Nessuno crede più a quella propaganda e trincerarsi ancora dietro certi soprannomi denigratori è esercizio che non piace ai lettori, sempre più informati di quelle vicende.
Il “terronismo” sembra ormai diventato un’ossessione per il direttore del Corriere del Mezzogiorno che, come da lui stesso scritto, non vuole rimanere vittima dell’esser nato nella capitale del Regno delle Due Sicilie. Curiosamente, la voce di popolo è stata amplificata proprio dal suo stesso quotidiano che nell’autunno del 2009 ha organizzato un articolato sondaggio per designare il personaggio storico preferito dai Napoletani, supporto da Confindustria Campania e curato da Giuseppe Galasso. Risultato: Ferdinando II vincitore a mani basse!
Infine, un commento del tutto personale: De Magistris si circondi di chi ritiene più opportuno, basta che sia per il bene di Napoli. Le discussioni storiche servono solo a ripristinare la verità e, semmai, a ridestare orgoglio. Che magari è fondamentale per risolvere i problemi della città.

Pontelandolfo, 14 Agosto 1861: per non dimenticare!

Pontelandolfo, 14 Agosto 1861: per non dimenticare!
a 150 anni dall’eccidio simbolo della conquista del Sud

“Entrammo nel paese, subito abbiamo incominciato a fucilare i preti e gli uomini, quanti capitava, indi il soldato saccheggiava ed infine abbiamo dato l’incendio al paese abitato da circa 4500 abitanti. Quale desolazione… non si poteva stare d’intorno per il gran calore, e quale rumore facevano quei poveri diavoli che la sorte era di morire abbrustoliti e chi sotto le rovine delle case. Noi invece durante l’incendio avevamo di tutto: pollastri, pane, vino e capponi, niente mancava”.

CARLO MARGOLFO, bersagliere entrato a Pontelandolfo, 1861

Segnali “tecnologici” di civiltà da Napoli

Segnali “tecnologici” di civiltà da Napoli
la città che tenta di uscire dalla crisi con le sue forze

Angelo Forgione – Nella città che nel 1832 ha inventato la raccolta differenziata si tenta di ripartire in tema ambientale con la tecnologia. La società Napoletana RD ITALIA esclusivista per l’Italia della TOMRA ASA, leader mondiale per la produzione di macchinari che incentivano la raccolta differenziata, ha installato a Napoli delle macchine per la raccolta di bottiglie di plastica e lattine di alluminio.
A Via Filangieri n.75, all’esterno del Bar “La Torteria di casa Ferrieri”, con 30 bottiglie (tra plastica e alluminio) si ottiene un buono caffè da consumare all’interno del locale (guarda il filmato di napoliurbanblog), e si sa quanto il caffè a Napoli faccia gola. E anche a Piazza San Luigi si prende per la gola i ricicloni: 35 bottiglie per un trancio di pizza da “Elettroforno”. Altri punti di raccolta sono già installati altrove, come ad esempio all’Outlet di Marcianise dove per 25 bottiglie si riceve una shopping card per sconti sugli acquisti.
La RD ITALIA conta di estendere l’iniziativa nei locali pubblici, nelle sedi dei Comuni, nelle aree pubbliche ad alta affluenza come stazioni ferroviarie e aeroporto, nelle mense o anche nei semplici condomini. Secondo la «Rd» con questo sistema si riduce del 30% il volume occupato in discarica e si tagliano drasticamente i costi di trasporto. Il progetto prevede anche l’estensione nazionale in 12 città e, dopo il caffé a Napoli, si pensa a biglietti gratis per il cinema in quei multiplex che adotteranno la macchinetta.
Tecnologia al servizio della ripresa turistica anche per i servizi igienici, nel centro della città che ha sdoganato l’uso del bidet in Italia nella prima metà del settecento. Bagni pubblici hi-tech nei sottopassi di Piazza Trieste e Trento (guarda il filmato di TM News) dove, tra porte automatiche, gabinetto autopulente e carta igienica su comando da tastiera, l’automatismo trionfa con un occhio di riguardo ai disabili. Nuovo servizio vigilato aperto dalle 7 alle 17 e voluto dall’Assessore Comunale al Turismo Antonella Di Nocera in collaborazione con la Provincia di Napoli e la Camera di Commercio, dopo l’attivazione di quattro infopoint turistici.
Differenziata, servizi igienici, caffè, pizza, innovazione… ancora una dimostrazione che è col suo background storico che Napoli può farcela, senza aiuti esterni.

Busto di Totò sfrattato dal leghista mascherato

Busto di Totò sfrattato dal leghista mascherato
e intanto Napoli dimentica i suoi grandi figli

Angelo Forgione – Quanta pubblicità si è fatta il sindaco di Alassio (Savona), l’albergatore Roberto Avogadro, cacciando dai giardini comunali la statua del “principe della risata” Totò, artista nazionale che ha unito nella risata l’Italia come non ha invece fatto la politica. Contattato da Gianni Simioli su Radio Marte, Avogadro ha dichiarato che la statua non ha legami col territorio e di non essere lui un leghista, ma la verità è che non ha la tessera della Lega Nord ma leghista lo è dentro perchè lo dicono il suo passato, le sue dichiarazioni recenti e le sue azioni del presente.
Il sindaco alassino è stato eletto con la sua lista civica “A come Alassio” perchè in contrasto con alcuni suoi colleghi leghisti. Scaviamo nella recente storia di Alassio e scopriamo che Avogadro era già stato sindaco negli anni ’90, quella volta da laghista, ed è lui stesso a farci capire la sua intimità politica in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera qualche mese fa in piena campagna elettorale: «Non me ne sono andato dalla Lega – dice Avogadro – sono loro che mi hanno congelato la tessera quando ho detto che avrei fatto la lista civica. Ma assicuro che la mia sarà un’amministrazione leghista».
Dunque Totò saluta Alassio che fa una brutta figura anche con la figlia Liliana De Curtis, intervenuta all’inaugurazione del monumento voluto dalla precedente amministrazione comunale. La sua statua poteva essere spostata e non buttata in uno scantinato. Ancora una dimostrazione del degrado sociale di cui la Lega e le idee leghiste sono responsabili in un paese già eterogeneo dal punta di vista storico. Cancellato un grande Napoletano da una piazza del nord nella speranza vana di cancellarlo dalla cultura italiana.
Napoli invece, sempre povera di strade e monumenti intitolati ai propri figli, è florida di nomi che ricordano uomini del nord. Sarebbe troppo banale ora ricordare i cosiddetti “padri della patria” che già in tanti a Napoli hanno capito occupare abusivamente i nostri luoghi e la nostra storia. Quella battaglia è contro i mulini a vento, ma se pensiamo che a Napoli non esiste un monumento al grande Luigi Vanvitelli, nato a Napoli e morto a Caserta dopo aver inventato il neoclassicismo in architettura e averlo diffuso in tutta Europa, forse sarebbe il caso di riflettere; tempo fa proposi di mutuare quella di Onofrio Buccini a Caserta con un calco e metterla al posto della palma morta di Piazza Vanvitelli al Vomero, riattivando un filone culturale che Napoli ha da tempo abbandonato dimenticando se stessa e la sua grande storia, ma l’amministrazione Iervolino vi piantò un poco edificante alberello-bonsai.
A Napoli non va assolutamente seguito l’esempio leghista ma avere al contrario grande rispetto per la cultura. Cioè, non dovremmo cancellare i grandi, quantunque settentrionali, ma semmai ripristinare le gerarchie e relegare per esempio il grande Alessandro Manzoni altrove in città, e consegnare una strada panoramica e assolata di Napoli a qualche grande Napoletano della letteratura come ad esempio Giambattista Vico che, delittuosamente, non ha domicilio, così come artisti come lo stesso De Curtis la cui tomba è abbandonata o Renato Carosone se non vogliamo andare troppo indietro nella grande storia di Napoli.

Statua di Alfonso d’Aragona, continuano telenovela e danni

Alfonso d’Aragona, continuano telenovela e danni
nuova comunicazione mentre salta un altro dito

Proprio mentre le condizioni della statua di Alfonso d’Aragona peggiorano, riceviamo un nuovo protocollo della Soprintendenza Speciale per il patrimonio di Napoli firmato dalla Dott. Lorenza Mochi Onori (clicca per ingrandire) che ci comunica che ad essa spetta il compito dell’alta sorveglianza e della vigilanza sugli adempimenti mentre le competenze sui beni artistici appartenenti al Palazzo Reale afferiscono alla Soprintendenza alla Soprintendenza per i BAP.
E mentre il carteggio insiste, la statua peggiora: dopo il dito medio, è saltato ora anche l’indice.

Muti: «Io orgoglioso di Napoli, ma torni capitale»

Muti: «Io orgoglioso di Napoli, ma torni capitale»
il grande Maestro Napoletano ha compiuto 70 anni

In occasione del suo genetliaco, Riccardo Muti ha concesso un’intervista a “Il Mattino” da cui sono tratti i seguenti stralci in cui si auspica il ritorno di Napoli a ruolo di Capitale, spaziando dalla storia del Sud all’orgoglio, dalle ombre che interessano più delle fulgide luci della città al teatro più bello del mondo (il “San Carlo”). Finendo con una battuta che dimostra tutto il grande rispetto per uno strumento musicale della nostra cultura che è patrimonio mondiale e che invece l’Italia ha ridotto a simbolo oleografico, quasi denigratorio.

La sua Itaca sono le sue radici, pensa di più a Napoli, dov’è nato, o alla Puglia, dov’è cresciuto?
«Penso a un mio Sud. Un luogo ideale della memoria. Ho comprato un pezzo di terra vicino a Castel Del Monte, tutto ulivi, qualche trullo povero povero, mi piace nutrirmi della visione di questo luogo magico e misterioso che mi ha sempre affascinato. Quella struttura ottagonale che s’alza sulla collina è una delle prime immagini che mi si sono stampate dentro. Da ragazzino ci andavo in bicicletta, da Molfetta, dove abitavo con la mia famiglia, cominciai a studiarne la storia, Federico II è diventato un mio punto di riferimento».

Perché rappresenta un legame tra le sue «due terre»?
«Forse anche per questo. Io mi sento profondamente italiano e napoletano, e lo dico con grande orgoglio».

Un napoletano del mondo che ovunque rappresenta Napoli, anche pochi giorni fa a Nairobi, ultimo concerto delle Vie dell’Amizizia del Ravenna Festival.
«Aveva ragione mia madre che con una preveggenza straordinaria volle che tutti noi figli nascessimo a Napoli. Quando s’avvicinava il momento del parto si metteva in viaggio e tornava a casa di sua madre, in via Cavallerizza a Chiaia 14. Sono nato lì, al primo piano. Diceva: “Se da adulti girerete il mondo e direte che siete nati a Napoli vi rispetteranno”, marcava apposta la cadenza dialettale».

E lei si è sentito rispettato?

«Veramente negli ultimi tempi ovunque vada, da New York a Vienna, mi chiedono solo dell’immondizia. Io non so che rispondere perché non ci vivo, le cose locali non le conosco bene, ricordo una città in cui dai bassi uscivano i profumi delle cucine. Mi affretto a spiegare che i cittadini sono degli eroi, delle vittime. Però poi mi auguro che finalmente si inverta questa tendenza e che i napoletani si riapproprino dell’orgoglio di vivere in una grande capitale della cultura. Napoli è altro: grandi immaginazioni, pensatori, filosofi, musicisti, compositori».

La città di cui lei ha mostrato i tesori al Festival di Pentecoste, a Salisburgo, per cinque anni.
«Ora il progetto continua con l’Opera di Madrid dove l’anno prossimo dirigerò “I due Figaro” di Mercadante, un vero capolavoro visto già a Salisburgo e Ravenna. Il sovrintendente Mortier vuole raccogliere il testimone e ha aperto le porte del suo teatro, d’altronde i rapporti tra Napoli e la Spagna sono stati intensissimi».

E Napoli, il San Carlo?
«Ci sono discorsi, progetti, ma bisogna trovare tempi e modi. Io sono sempre impegnatissimo, lavoro dodici mesi all’anno ma al San Carlo sono vicino e guardo con apprensione e affetto. E tornerò, come promesso, a dicembre. Mi auguro che il commissario Nastasi, la sovrintendente Purchia, chi amministra e chi lavora nel teatro più bello del mondo, trovino insieme il modo di guardare al futuro con positività. Il San Carlo è un tesoro, uno dei tanti tesori di una città che, per dirla Roberto De Simone, non è solo canzonette, cibo e certi strumenti. Non li nomino apposta perché poi il mandolinista può dire: perché te la prendi con me?».

Muti: «L’europa rispetta Napoli, l’Italia se ne dimentica»

La grande Cultura di Napoli raccontata da Nicola Spinosa

La Cultura di Napoli raccontata da Nicola Spinosa
l’ex Sovrintendente in una bellissima intervista del 2008

Nicola Spinosa, ex Sovrintendente Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico di Napoli, uomo di profonda conoscenza dell’arte Napoletana e non solo, racconta Napoli e la sua immensa cultura unica al mondo a John Elkann.
Una consigliatissima intervista a tutto campo, una lezione di storia dell’arte mista a sociologia che arricchisce e che rende l’idea dell’importanza ineguagliabile del patrimonio artistico e culturale di Napoli, città unica al mondo, che neanche gran parte degli stessi Napoletani comprende.
Del resto, lo stesso Spinosa è stato premiato nel 2008 col “FIAC Excellency Award 2008” come uomo che ha più contribuito alla diffusione della cultura italiana negli Stati Uniti. Il premio, conferito per la diffusione della cultura italiana con le mostre oltreoceano sulle età artistiche Napoletane, rende l’idea della rilevanza del patrimonio partenopeo nel contesto nazionale.
A Nicola Spinosa i Napoletani devono molto per la sua opera di promozione della cultura Napoletana, per le tante e importanti mostre che hanno spinto l’immagine culturale di Napoli nel mondo richiamando visitatori e turisti. Un uomo di grande cultura, e soprattutto di grande amore e rispetto per la storia identitaria di Napoli che si evincono da quei piccoli particolari da cogliere con attenzione nell’intervista; Spinosa chiama infatti piazza del Plebiscito “Largo di Palazzo”.
Oltre ad avere il merito di aver riorganizzato e ampliato il Museo di Capodimonte, ha curato, tra gli altri, l’ultimo restauro dell’Arco di Alfonso d’Aragona a Castel Nuovo e ha inoltre offerto una preziosissima consulenza per il recente restauro e il rimodernamento del Real Teatro di San Carlo.

 

Angelo Forgione e Daniele Bellini a “Top 5” (sintesi puntata)

Angelo Forgione e Daniele Bellini a “Top 5”
sintesi della trasmissione del 26 Luglio

Sintesi in tre parti della trasmissione “Top 5” su Radio Marte del 26 Luglio 2011 in cui Angelo Forgione si racconta a Daniele “Decibel” Bellini attraverso 5 brani musicali.
Una puntata all’insegna della Napoletanità, spaziando dallo sport alla cultura, fino al revisionismo storico con un’interessante parte finale che ha acceso il dibattito con i radioascoltatori.

Parte 1

Parte 2

Parte 3